>Per un manifesto del partito consumista

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Uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro del consumismo. Il consumismo è ormai riconosciuto come potenza da tutte le potenze europee. È ora che i consumisti espongano apertamente a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro scopi, le loro tendenze.
Produzione e consumo. Ciò che qui vogliamo intendere per Produzione non è solo in termini industriali di (ri)produzione di beni in genere, ma anche in termini di sviluppo dell’immaginario collettivo e produzione di un sapere comune in un preciso momento storico. Un esempio semplice e facilmente comprensibile di ciò che può rientrare nel termine di Produzione è l’idea di salute o di sicurezza – il loro modellarsi sulla produzione narrativa che ci circonda come giornali, telegiornali, riviste ma anche discussioni, racconti e chiacchiere in genere; un esempio di carattere attuale e articolato è l’immagine della donna e il suo utilizzo pubblicitario, per così dire, sui generis.
Una volta chiaro cosa intendiamo per Produzione, verrà a delinearsi ciò che chiamiamo Consumo, ossia l’uso di tutto ciò che la Produzione produce. Troviamo importante porre il Consumo solo in seguito alla Produzione poiché, sia chiaro, è quest’ultima che produce desideri, bisogni, necessità e consumi. In tal senso la Produzione produce anche i suoi consumatori.
Consumisti e consumismo. Anzitutto noi consumisti non abbiamo e non vogliamo modi di vedere all’infuori di quelli che ci vengono proposti. O meglio, non abbiamo modi di vedere all’infuori di quelli che si vengono a creare per conto loro nel nostro immaginario. L’intera narrazione discorsiva che ci circonda e che lavora costantemente sull’immaginario di ognuno, produce già abbastanza punti di vista, modi di vedere e opinioni. Non esiste alcuna ragione che ci spinga a crearne altri.
Noi consumisti siamo liberi di scegliere gli scopi che più ci aggradano tra tutti quelli che la Produzione ci suggerisce. Dal momento che la società è sostanzialmente governata dalla Produzione e che è quest’ultima a creare punti di partenza, punti di arrivo, obiettivi, scopi, fini, limiti e percorsi, non abbiamo la benché minima intenzione di pensare ad obiettivi che non siano compresi nella sua offerta quotidiana – atteggiamento che inevitabilmente costringerebbe ad un enorme sforzo per cercare di far convivere nello stesso corpo un percorso inventivo e un dominio della Produzione.
In maniera simile, la Produzione detta le nostre tendenze – nella misura in cui la Apple detta una forma mentis – attraverso la produzione del loro stesso desiderio – un iPhone da 64G. Non abbiamo motivo di pensarne altre nel momento che sarebbe solo una perdita di tempo e un dispendio di energie inutile in confronto a ciò che la Produzione già fa, e meglio.
Crisi e consumismo. Noi consumisti rigettiamo qualsivoglia accusa riguardo il ciclo di crisi della produzione capitalistica. La crisi non costituisce alcuna messa in causa né del nostro operato né dei limiti della produzione stessa. La crisi è il meccanismo attraverso cui la produzione scarta spontaneamente gli ostacoli che talvolta le capita di creare e il ciclo della crisi è il ritmo proprio dell’accumulazione capitalistica, al di là del consumo individuale e produttivo. Se dunque, a livello governativo, si decide di far fronte alla crisi imponendo da una parte la distruzione di una grande quantità di forze produttive e dall’altra conquistando nuovi mercati e sfruttando più intensamente quelli già disponibili – ossia spianando la strada a crisi sempre più vaste e più violente e riducendo i mezzi per prevenirle – noi consumisti ci chiamiamo fuori da ogni presunta responsabilità.
I consumisti hanno ben chiara la loro posizione e disdegnano di nascondere le loro opinioni e intenzioni, in quanto non hanno nulla da perdere se non quello che sono grazie alla Produzione. E hanno un mondo da consumare.
Consumisti di tutti i paesi, unitevi!

Carlo e Federico

A me del 03/12/09

In una situazione in cui la moderna società ti porta a considerare il “semplice”atto di vivere come un lavoro, come si fa a prendersi una vacanza? Vivere è un mestiere a tempo pieno, senza pause pranzo e ferie, certo le piccole cose ti aiutano ad andare avanti e ti rendono meno gravoso il peso della fatica lavorativa. Ma come si fa a prendersi realmente una pausa? Qual’è il tasto che dobbiamo premere per mettere in sospensione l’intero sistema?
Il tasto da premere, a mio vedere, è un cuscino, o qualunque altro punto d’appoggio, premi questo pulsante appoggiandoci la testa, chiudi gli occhi e via. Via da tutto ciò che ci circonda, via da ogni preoccupazione, l’unico pensiero in quel momento è dormire. Solo nei sogni riusciamo ad evadere dal nostro vivere/lavoro. Certo non possiamo decidere cosa sognare, ma non importa perchè ogni volta si evaderà dalla realtà. A volte anche nel sonno ci porteremo dietro i problemi del nostro mestiere quotidiano, se saremo fortunati però, in quell’universo onirico riusciremo a trovare le soluzioni vincenti. In caso contario? Beh alla fine è un sogno, basta aprire gli occhi per uscirne, cosa che a volte vorremmo fare nella realtà di quando abbiamo gli occhi aperti, ben consapevoli però che non avremo successo.
Dormire per fuggire dai problemi e non affrontarli?Assolutamente no visto che le avversità vanno affrontate ed anche il prima possibile. Il sogno ci aiuta semplicemente a prendere una boccata d’aria da un lavoro senza ferie, ci permette di prenderci una pausa, di staccare da tutto per rigenerarci. Una volta che riapriamogli occhi? Timbriamo il cartellino e ci ributtiamo nel vivere/lavoro con più energia per affrontare i vari capi e colleghi che ci capiteranno davanti nelle varie realtà.

>A me del 03/12/09

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In una situazione in cui la moderna società ti porta a considerare il “semplice”atto di vivere come un lavoro, come si fa a prendersi una vacanza? Vivere è un mestiere a tempo pieno, senza pause pranzo e ferie, certo le piccole cose ti aiutano ad andare avanti e ti rendono meno gravoso il peso della fatica lavorativa. Ma come si fa a prendersi realmente una pausa? Qual’è il tasto che dobbiamo premere per mettere in sospensione l’intero sistema?
Il tasto da premere, a mio vedere, è un cuscino, o qualunque altro punto d’appoggio, premi questo pulsante appoggiandoci la testa, chiudi gli occhi e via. Via da tutto ciò che ci circonda, via da ogni preoccupazione, l’unico pensiero in quel momento è dormire. Solo nei sogni riusciamo ad evadere dal nostro vivere/lavoro. Certo non possiamo decidere cosa sognare, ma non importa perchè ogni volta si evaderà dalla realtà. A volte anche nel sonno ci porteremo dietro i problemi del nostro mestiere quotidiano, se saremo fortunati però, in quell’universo onirico riusciremo a trovare le soluzioni vincenti. In caso contario? Beh alla fine è un sogno, basta aprire gli occhi per uscirne, cosa che a volte vorremmo fare nella realtà di quando abbiamo gli occhi aperti, ben consapevoli però che non avremo successo.
Dormire per fuggire dai problemi e non affrontarli?Assolutamente no visto che le avversità vanno affrontate ed anche il prima possibile. Il sogno ci aiuta semplicemente a prendere una boccata d’aria da un lavoro senza ferie, ci permette di prenderci una pausa, di staccare da tutto per rigenerarci. Una volta che riapriamogli occhi? Timbriamo il cartellino e ci ributtiamo nel vivere/lavoro con più energia per affrontare i vari capi e colleghi che ci capiteranno davanti nelle varie realtà.

L’anti-edipo

Macchinari in fuzionamento. E così il desiderio, porzioni desideranti, al di là di ogni significazione, oltre il significante trascendente: il luogo da cui ogni cosa viene disposta, nominata, incasellata. Da qui il patologico, lo schizofrenico. 

A questo posizionamento si può far corrispondere il sabotaggio della schizoanalisi, il taglio del tessuto psicanalitico attraverso i flussi, le intensità, le connessioni e le disgiunzioni. Formicolare di una fabbrica che è al di là di ogni forzatura di rappresentazione. Non si rappresenta il desiderio (“entra e fatti edipizzare”) non desidera l’incesto perchè non sa cosa sia. 

Il baffo del padre, la mano della madre si perdono tra i macchinari, e non c’è resto per la messa in scena della rappresentazione: tutto è resto.


» il libro su Anobii

>L’anti-edipo

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Macchinari in fuzionamento. E così il desiderio, porzioni desideranti, al di là di ogni significazione, oltre il significante trascendente: il luogo da cui ogni cosa viene disposta, nominata, incasellata. Da qui il patologico, lo schizofrenico. 

A questo posizionamento si può far corrispondere il sabotaggio della schizoanalisi, il taglio del tessuto psicanalitico attraverso i flussi, le intensità, le connessioni e le disgiunzioni. Formicolare di una fabbrica che è al di là di ogni forzatura di rappresentazione. Non si rappresenta il desiderio (“entra e fatti edipizzare”) non desidera l’incesto perchè non sa cosa sia. 

Il baffo del padre, la mano della madre si perdono tra i macchinari, e non c’è resto per la messa in scena della rappresentazione: tutto è resto.


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New Italian Epic

New Italian Epic è una interessante riflessione sulla scrittura italiana compresa a grandi linee fra il 1993 e il 2008. Una riflessione che mette in gioco già da subito la condizione degli scrittori: trovarsi di fronte ad una proliferazione di metafore morte, al cimitero dei discorsi. Leggendo pensavo a Luisa Muraro, quando raccontava – partendo da Jackobson – il linguaggio come risultante di due grandi movimenti: quello metaforico e quello metonimico. Il primo che crea, seleziona le parole, il secondo che le combina tra di loro. Banalizzando, il primo – seppur necessario – come qualcosa che fa perdere concretezza, che produce segni e ne carica il significato, il secondo come qualcosa che si fa strada fra i segni che già ha a disposizione per trovarne una risultante combinatoria. Parlava dunque del regime di ipermetaforicità, quella situazione in cui l’asse metaforico vien fatto prevalere sul metonimico. Qui si passerà il tempo a inventare parole di enorme significazione e mai equivoche, a deframmentare esperienze, a correggere connessioni, a chiarire sinonimi. Si interpreteranno e capiranno segni che proprio per questo agiranno come segni, con una traduzione ogni volta più metaforica e di contenuto, piuttosto che metonimica e d’espressione. Una produzione simbolica disincarnante capace di far raggiungere le più estreme conseguenze del pensiero senza sentirne il peso [si potrebbe aprire una bella parentesi su casapound]. Un vicolo cieco. In questi termini lo scrittore italiano è chiamato a fare i conti con questa realtà che non è altro che il suo quotidiano. Ecco dunque come potrebbe delinearsi la New Italian Epic: un rimettersi in gioco, un lasciar fluire l’asse metonimico, l’espressione – qualcuno diceva che è l’espressione che trascina il contenuto – nell’impossibilità di scrivere se non con strizzate d’occhio, alibi o escamotage.

Matrice della nebulosa New Italian Epic sembra essere un’irreparabile saldatura tra narrativa e comunità, riflessa in una certa compartecipazione allegorica. Questa presenza di allegorie non si riduce ad essere un mero dire qualcosa per dire qualcos’altro. Se l’evocazione di un passato porta inevitabilmente con sé una cifra del presente; se la narrazione di un accaduto è necessariamente la risultante di un adesso che scrive, il carattere allegorico delle opere New Italian Epic si presenta come una serie di produzioni metastoriche, prive di una chiave da trovare una volta per tutte. In questo punto che Wu Ming intravede la sfida dell’allegoritmo, ossia la ricerca di un algoritmo che faccia da trama alle allegorie presenti dei romanzi, paragonando con auspicio tale ricerca a quella sul Dna: uno studio che possa portare a risultati che la normale critica sui generi di certo non riuscirà mai a raggiungere.
Appunto personale (o dialogo con il primo saggio): credo invece si debba ripartire dalla metafora – abusata in un regime ipermetaforico del linguaggio – pensandola come derivato dell’analogia. Se infatti quest’ultima può essere definita come un confronto di relazioni, la metafora ne è il superamento attraverso il legame simbolico tra queste. Ora, lungi dall’essere una metafora, l’allegoria è il preciso rifiuto di questo legame; essa, più che consacrare il confronto fra le relazioni che mette in gioco l’analogia, fa svolgere una duplice catena in cui le due relazioni hanno un minimo di contatti, cristallizzando la loro somiglianza senza ridurne la distanza. In questo modo l’allegoria stessa sembra essere la risposta implicita al regime di ipermetaforicità postmoderno, impedendo la metaforizzazione disimpegnata. L’allegoria non produce immagini. Essa piuttosto convoglia le tensioni estetico-politiche contemporanee della sua scrittura. Se esiste dunque una matrice comune alle allegorie della nuova epica italiana, questa sarà da ricercare, secondo me, in ciò che tra scrittori e lettori – passando per tutti gli altri – si rivela come collettività. Collettività che circola nelle narrazioni quotidiane fino a farsi singola vita. E che a ripartire da questa racconta, legge e scrive storie, in un presente che perde la sua immagine di passaggio per rivelarsi arresto ed equilibrio con il passato; valenza politica di un’immedesimazione emotiva.

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>New Italian Epic

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New Italian Epic è una interessante riflessione sulla scrittura italiana compresa a grandi linee fra il 1993 e il 2008. Una riflessione che mette in gioco già da subito la condizione degli scrittori: trovarsi di fronte ad una proliferazione di metafore morte, al cimitero dei discorsi. Leggendo pensavo a Luisa Muraro, quando raccontava – partendo da Jackobson – il linguaggio come risultante di due grandi movimenti: quello metaforico e quello metonimico. Il primo che crea, seleziona le parole, il secondo che le combina tra di loro. Banalizzando, il primo – seppur necessario – come qualcosa che fa perdere concretezza, che produce segni e ne carica il significato, il secondo come qualcosa che si fa strada fra i segni che già ha a disposizione per trovarne una risultante combinatoria. Parlava dunque del regime di ipermetaforicità, quella situazione in cui l’asse metaforico vien fatto prevalere sul metonimico. Qui si passerà il tempo a inventare parole di enorme significazione e mai equivoche, a deframmentare esperienze, a correggere connessioni, a chiarire sinonimi. Si interpreteranno e capiranno segni che proprio per questo agiranno come segni, con una traduzione ogni volta più metaforica e di contenuto, piuttosto che metonimica e d’espressione. Una produzione simbolica disincarnante capace di far raggiungere le più estreme conseguenze del pensiero senza sentirne il peso [si potrebbe aprire una bella parentesi su casapound]. Un vicolo cieco. In questi termini lo scrittore italiano è chiamato a fare i conti con questa realtà che non è altro che il suo quotidiano. Ecco dunque come potrebbe delinearsi la New Italian Epic: un rimettersi in gioco, un lasciar fluire l’asse metonimico, l’espressione – qualcuno diceva che è l’espressione che trascina il contenuto – nell’impossibilità di scrivere se non con strizzate d’occhio, alibi o escamotage.

Matrice della nebulosa New Italian Epic sembra essere un’irreparabile saldatura tra narrativa e comunità, riflessa in una certa compartecipazione allegorica. Questa presenza di allegorie non si riduce ad essere un mero dire qualcosa per dire qualcos’altro. Se l’evocazione di un passato porta inevitabilmente con sé una cifra del presente; se la narrazione di un accaduto è necessariamente la risultante di un adesso che scrive, il carattere allegorico delle opere New Italian Epic si presenta come una serie di produzioni metastoriche, prive di una chiave da trovare una volta per tutte. In questo punto che Wu Ming intravede la sfida dell’allegoritmo, ossia la ricerca di un algoritmo che faccia da trama alle allegorie presenti dei romanzi, paragonando con auspicio tale ricerca a quella sul Dna: uno studio che possa portare a risultati che la normale critica sui generi di certo non riuscirà mai a raggiungere.
Appunto personale (o dialogo con il primo saggio): credo invece si debba ripartire dalla metafora – abusata in un regime ipermetaforico del linguaggio – pensandola come derivato dell’analogia. Se infatti quest’ultima può essere definita come un confronto di relazioni, la metafora ne è il superamento attraverso il legame simbolico tra queste. Ora, lungi dall’essere una metafora, l’allegoria è il preciso rifiuto di questo legame; essa, più che consacrare il confronto fra le relazioni che mette in gioco l’analogia, fa svolgere una duplice catena in cui le due relazioni hanno un minimo di contatti, cristallizzando la loro somiglianza senza ridurne la distanza. In questo modo l’allegoria stessa sembra essere la risposta implicita al regime di ipermetaforicità postmoderno, impedendo la metaforizzazione disimpegnata. L’allegoria non produce immagini. Essa piuttosto convoglia le tensioni estetico-politiche contemporanee della sua scrittura. Se esiste dunque una matrice comune alle allegorie della nuova epica italiana, questa sarà da ricercare, secondo me, in ciò che tra scrittori e lettori – passando per tutti gli altri – si rivela come collettività. Collettività che circola nelle narrazioni quotidiane fino a farsi singola vita. E che a ripartire da questa racconta, legge e scrive storie, in un presente che perde la sua immagine di passaggio per rivelarsi arresto ed equilibrio con il passato; valenza politica di un’immedesimazione emotiva.

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Comunicato dei ricercatori in mobilitazione agli studenti e alle loro famiglie

La maggioranza dei Ricercatori delle Facoltà di Lettere e Filosofia, Scienze della Formazione, Lingue e Letterature Straniere e Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, assieme ad altri 10.000 Ricercatori in Italia (tutti i dati in www.rete29aprile.it):

  • Si è dichiarata indisponibile a svolgere per l’a.a. 2010-2011 attività didattica non prevista per legge;
  • Ritiene doveroso informare gli Studenti, le loro Famiglie e l’intera opinione pubblica delle ragioni di una scelta dolorosa ma inevitabile di fronte a una situazione gravissima per l’intera Università italiana.


CHI È IL RICERCATORE

Nell’Università italiana lavorano molte persone, fra queste i professori di I fascia (Ordinari), i professori di II fascia (Associati), i Ricercatori. Ai Professori Ordinari e Associati compete la didattica; ai Ricercatori, fin dalla nascita di questa figura 30 anni fa, competono la ricerca e solo attività di didattica integrativa, come di recente ribadito dal Consiglio Universitario Nazionale. Nel corso degli anni, con l’aumento dei corsi e la diminuzione delle risorse, ai Ricercatori si è chiesto di fare di più: di tenere interi corsi a titolo gratuito. La crescente ristrettezza di risorse ha infatti costretto gli Atenei ad attivarli ‘a costo zero’. I Ricercatori, con pieno senso di responsabilità, hanno accettato di svolgere tale attività didattica – non dovuta ai termini di legge – senza ricevere una retribuzione aggiuntiva pur facendo un lavoro aggiuntivo (le lezioni).

LE RAGIONI DELLA PROTESTA DEI RICERCATORI CONTRO IL DDL GELMINI

Il DDL Gelmini sull’Università e la recente Manovra Finanziaria hanno fissato misure pesantissime che penalizzano tutto il settore Universitario:

  • Taglio progressivo delle risorse: per il FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario: i soldi che lo Stato dà alle Università) i tagli sono i seguenti: 2010-2012: –1 miliardo e 433 milioni di € (= un taglio del 20% circa sul FFO 2009, che era di 7485 milioni di euro). Tale stato di cose porterà a un inevitabile aumento delle tasse universitarie, con evidente danno per gli Studenti.
  • Allontanamento dell’Italia dagli standard europei nel rapporto numerico Studenti/Docenti (in virtù del drastico taglio al necessario ricambio generazionale – di fatto bloccato fino al 2014 – imposto dalla recente Manovra Finanziaria) e nell’investimento pubblico sulla ricerca, con grave danno per la varietà e la qualità della didattica offerta agli Studenti.
  • Inadeguatezza del DDL in discussione nel designare quel nuovo assetto dell’Università pubblica auspicato da tutte le componenti ‘di base’ dell’Università.
  • Creazione di una nuova categoria di precari della ricerca e della didattica con l’introduzione della figura del Ricercatore a tempo determinato, destinato per contratto a svolgere attività didattica ma senza alcuna garanzia di stabilizzazione, con l’apparente intento di immettere forze giovani nel sistema.
  • Messa ad esaurimento e progressiva marginalizzazione del Ricercatore a tempo indeterminato, componente essenziale non soltanto per lo svolgimento dell’attività di ricerca ma fino ad oggi elemento altrettanto essenziale per aver garantito un’offerta didattica di qualità. A ciò si aggiunga il grave danno economico derivato dal congelamento degli scatti stipendiali per il prossimo triennio determinante una decurtazione che nel tempo sarà ovviamente più alta per chi ora è più giovane e appartiene alla fascia economicamente più debole (i Ricercatori).
  • Rischio reale di esporre l’Università pubblica agli interessi di soggetti privati inserendoli come parte sempre più attiva nella governance, cioè nella gestione degli atenei pubblici, ed esclusione dei Ricercatori dagli organi decisionali di Ateneo. I Ricercatori indisponibili hanno recentemente raccolto l’appoggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale lo scorso 4 agosto in una lettera al Ministro Gelmini ha auspicato che si instauri una reale discussione con il mondo della ricerca sui punti sopra esposti.

PERCHÉ GLI STUDENTI DOVREBBERO PROTESTARE

  1. Perché vi troverete di fronte a un sistema universitario che non avrà più i fondi statali per il diritto allo studio.
  2. Perché chi in tre anni taglia più di un miliardo di euro al mondo dell’Università e della Ricerca (l’attuale Governo) deve essere chiamato a un atto di responsabilità nei confronti di Studenti e Famiglie.
  3. Perché la nuova legge introduce la figura del ‘Ricercatore a tempo determinato’, che potrà avere un massimo di otto anni di contratto (anche non consecutivi e prestati in sedi diverse) per svolgere attività didattica obbligatoria, senza alcuna garanzia di assunzione, indipendentemente dal merito: chi di voi si sentirebbe di intraprendere una ‘carriera’ universitaria con questa prospettiva di fronte a sé?

COSA CHIEDIAMO

  • Che si fermi l’iter parlamentare del DDL;
  • In caso contrario, che vengano apportate sostanziali modifiche al testo e che si instauri una reale discussione con le parti attive del mondo dell’Università e della Ricerca per risolvere le questioni richiamate sopra.

I Ricercatori rimarranno indisponibili, in coordinamento con la mobilitazione nazionale (in molti atenei l’inizio dell’anno accademico è stato rinviato), finché l’iter parlamentare del DDL 3687C non si sia concluso.

I Ricercatori indisponibili dell’Ateneo di Verona

Ulteriori informazioni sono reperibili ai siti
Facebook: CERVELLI IN FOGA – ricercatori UNIVR in mobilitazione contro il DDL Gelmini
www.rete29aprile.it

>Comunicato dei ricercatori in mobilitazione agli studenti e alle loro famiglie

>La maggioranza dei Ricercatori delle Facoltà di Lettere e Filosofia, Scienze della Formazione, Lingue e Letterature Straniere e Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, assieme ad altri 10.000 Ricercatori in Italia (tutti i dati in www.rete29aprile.it):

  • Si è dichiarata indisponibile a svolgere per l’a.a. 2010-2011 attività didattica non prevista per legge;
  • Ritiene doveroso informare gli Studenti, le loro Famiglie e l’intera opinione pubblica delle ragioni di una scelta dolorosa ma inevitabile di fronte a una situazione gravissima per l’intera Università italiana.


CHI È IL RICERCATORE

Nell’Università italiana lavorano molte persone, fra queste i professori di I fascia (Ordinari), i professori di II fascia (Associati), i Ricercatori. Ai Professori Ordinari e Associati compete la didattica; ai Ricercatori, fin dalla nascita di questa figura 30 anni fa, competono la ricerca e solo attività di didattica integrativa, come di recente ribadito dal Consiglio Universitario Nazionale. Nel corso degli anni, con l’aumento dei corsi e la diminuzione delle risorse, ai Ricercatori si è chiesto di fare di più: di tenere interi corsi a titolo gratuito. La crescente ristrettezza di risorse ha infatti costretto gli Atenei ad attivarli ‘a costo zero’. I Ricercatori, con pieno senso di responsabilità, hanno accettato di svolgere tale attività didattica – non dovuta ai termini di legge – senza ricevere una retribuzione aggiuntiva pur facendo un lavoro aggiuntivo (le lezioni).

LE RAGIONI DELLA PROTESTA DEI RICERCATORI CONTRO IL DDL GELMINI

Il DDL Gelmini sull’Università e la recente Manovra Finanziaria hanno fissato misure pesantissime che penalizzano tutto il settore Universitario:

  • Taglio progressivo delle risorse: per il FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario: i soldi che lo Stato dà alle Università) i tagli sono i seguenti: 2010-2012: –1 miliardo e 433 milioni di € (= un taglio del 20% circa sul FFO 2009, che era di 7485 milioni di euro). Tale stato di cose porterà a un inevitabile aumento delle tasse universitarie, con evidente danno per gli Studenti.
  • Allontanamento dell’Italia dagli standard europei nel rapporto numerico Studenti/Docenti (in virtù del drastico taglio al necessario ricambio generazionale – di fatto bloccato fino al 2014 – imposto dalla recente Manovra Finanziaria) e nell’investimento pubblico sulla ricerca, con grave danno per la varietà e la qualità della didattica offerta agli Studenti.
  • Inadeguatezza del DDL in discussione nel designare quel nuovo assetto dell’Università pubblica auspicato da tutte le componenti ‘di base’ dell’Università.
  • Creazione di una nuova categoria di precari della ricerca e della didattica con l’introduzione della figura del Ricercatore a tempo determinato, destinato per contratto a svolgere attività didattica ma senza alcuna garanzia di stabilizzazione, con l’apparente intento di immettere forze giovani nel sistema.
  • Messa ad esaurimento e progressiva marginalizzazione del Ricercatore a tempo indeterminato, componente essenziale non soltanto per lo svolgimento dell’attività di ricerca ma fino ad oggi elemento altrettanto essenziale per aver garantito un’offerta didattica di qualità. A ciò si aggiunga il grave danno economico derivato dal congelamento degli scatti stipendiali per il prossimo triennio determinante una decurtazione che nel tempo sarà ovviamente più alta per chi ora è più giovane e appartiene alla fascia economicamente più debole (i Ricercatori).
  • Rischio reale di esporre l’Università pubblica agli interessi di soggetti privati inserendoli come parte sempre più attiva nella governance, cioè nella gestione degli atenei pubblici, ed esclusione dei Ricercatori dagli organi decisionali di Ateneo. I Ricercatori indisponibili hanno recentemente raccolto l’appoggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale lo scorso 4 agosto in una lettera al Ministro Gelmini ha auspicato che si instauri una reale discussione con il mondo della ricerca sui punti sopra esposti.

PERCHÉ GLI STUDENTI DOVREBBERO PROTESTARE

  1. Perché vi troverete di fronte a un sistema universitario che non avrà più i fondi statali per il diritto allo studio.
  2. Perché chi in tre anni taglia più di un miliardo di euro al mondo dell’Università e della Ricerca (l’attuale Governo) deve essere chiamato a un atto di responsabilità nei confronti di Studenti e Famiglie.
  3. Perché la nuova legge introduce la figura del ‘Ricercatore a tempo determinato’, che potrà avere un massimo di otto anni di contratto (anche non consecutivi e prestati in sedi diverse) per svolgere attività didattica obbligatoria, senza alcuna garanzia di assunzione, indipendentemente dal merito: chi di voi si sentirebbe di intraprendere una ‘carriera’ universitaria con questa prospettiva di fronte a sé?

COSA CHIEDIAMO

  • Che si fermi l’iter parlamentare del DDL;
  • In caso contrario, che vengano apportate sostanziali modifiche al testo e che si instauri una reale discussione con le parti attive del mondo dell’Università e della Ricerca per risolvere le questioni richiamate sopra.

I Ricercatori rimarranno indisponibili, in coordinamento con la mobilitazione nazionale (in molti atenei l’inizio dell’anno accademico è stato rinviato), finché l’iter parlamentare del DDL 3687C non si sia concluso.

I Ricercatori indisponibili dell’Ateneo di Verona

Ulteriori informazioni sono reperibili ai siti
Facebook: CERVELLI IN FOGA – ricercatori UNIVR in mobilitazione contro il DDL Gelmini
www.rete29aprile.it