>
Carlo e Federico

foglio di scrittura studentesca
>
Carlo e Federico
A me del 03/12/09 http://pagina3dici.blogspot.com/2009/12/delirio-notturno.html
>
A me del 03/12/09 http://pagina3dici.blogspot.com/2009/12/delirio-notturno.html
Macchinari in fuzionamento. E così il desiderio, porzioni desideranti, al di là di ogni significazione, oltre il significante trascendente: il luogo da cui ogni cosa viene disposta, nominata, incasellata. Da qui il patologico, lo schizofrenico.
>
Macchinari in fuzionamento. E così il desiderio, porzioni desideranti, al di là di ogni significazione, oltre il significante trascendente: il luogo da cui ogni cosa viene disposta, nominata, incasellata. Da qui il patologico, lo schizofrenico.
New Italian Epic è una interessante riflessione sulla scrittura italiana compresa a grandi linee fra il 1993 e il 2008. Una riflessione che mette in gioco già da subito la condizione degli scrittori: trovarsi di fronte ad una proliferazione di metafore morte, al cimitero dei discorsi. Leggendo pensavo a Luisa Muraro, quando raccontava – partendo da Jackobson – il linguaggio come risultante di due grandi movimenti: quello metaforico e quello metonimico. Il primo che crea, seleziona le parole, il secondo che le combina tra di loro. Banalizzando, il primo – seppur necessario – come qualcosa che fa perdere concretezza, che produce segni e ne carica il significato, il secondo come qualcosa che si fa strada fra i segni che già ha a disposizione per trovarne una risultante combinatoria. Parlava dunque del regime di ipermetaforicità, quella situazione in cui l’asse metaforico vien fatto prevalere sul metonimico. Qui si passerà il tempo a inventare parole di enorme significazione e mai equivoche, a deframmentare esperienze, a correggere connessioni, a chiarire sinonimi. Si interpreteranno e capiranno segni che proprio per questo agiranno come segni, con una traduzione ogni volta più metaforica e di contenuto, piuttosto che metonimica e d’espressione. Una produzione simbolica disincarnante capace di far raggiungere le più estreme conseguenze del pensiero senza sentirne il peso [si potrebbe aprire una bella parentesi su casapound]. Un vicolo cieco. In questi termini lo scrittore italiano è chiamato a fare i conti con questa realtà che non è altro che il suo quotidiano. Ecco dunque come potrebbe delinearsi la New Italian Epic: un rimettersi in gioco, un lasciar fluire l’asse metonimico, l’espressione – qualcuno diceva che è l’espressione che trascina il contenuto – nell’impossibilità di scrivere se non con strizzate d’occhio, alibi o escamotage.
>
New Italian Epic è una interessante riflessione sulla scrittura italiana compresa a grandi linee fra il 1993 e il 2008. Una riflessione che mette in gioco già da subito la condizione degli scrittori: trovarsi di fronte ad una proliferazione di metafore morte, al cimitero dei discorsi. Leggendo pensavo a Luisa Muraro, quando raccontava – partendo da Jackobson – il linguaggio come risultante di due grandi movimenti: quello metaforico e quello metonimico. Il primo che crea, seleziona le parole, il secondo che le combina tra di loro. Banalizzando, il primo – seppur necessario – come qualcosa che fa perdere concretezza, che produce segni e ne carica il significato, il secondo come qualcosa che si fa strada fra i segni che già ha a disposizione per trovarne una risultante combinatoria. Parlava dunque del regime di ipermetaforicità, quella situazione in cui l’asse metaforico vien fatto prevalere sul metonimico. Qui si passerà il tempo a inventare parole di enorme significazione e mai equivoche, a deframmentare esperienze, a correggere connessioni, a chiarire sinonimi. Si interpreteranno e capiranno segni che proprio per questo agiranno come segni, con una traduzione ogni volta più metaforica e di contenuto, piuttosto che metonimica e d’espressione. Una produzione simbolica disincarnante capace di far raggiungere le più estreme conseguenze del pensiero senza sentirne il peso [si potrebbe aprire una bella parentesi su casapound]. Un vicolo cieco. In questi termini lo scrittore italiano è chiamato a fare i conti con questa realtà che non è altro che il suo quotidiano. Ecco dunque come potrebbe delinearsi la New Italian Epic: un rimettersi in gioco, un lasciar fluire l’asse metonimico, l’espressione – qualcuno diceva che è l’espressione che trascina il contenuto – nell’impossibilità di scrivere se non con strizzate d’occhio, alibi o escamotage.
La maggioranza dei Ricercatori delle Facoltà di Lettere e Filosofia, Scienze della Formazione, Lingue e Letterature Straniere e Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, assieme ad altri 10.000 Ricercatori in Italia (tutti i dati in www.rete29aprile.it):
Nell’Università italiana lavorano molte persone, fra queste i professori di I fascia (Ordinari), i professori di II fascia (Associati), i Ricercatori. Ai Professori Ordinari e Associati compete la didattica; ai Ricercatori, fin dalla nascita di questa figura 30 anni fa, competono la ricerca e solo attività di didattica integrativa, come di recente ribadito dal Consiglio Universitario Nazionale. Nel corso degli anni, con l’aumento dei corsi e la diminuzione delle risorse, ai Ricercatori si è chiesto di fare di più: di tenere interi corsi a titolo gratuito. La crescente ristrettezza di risorse ha infatti costretto gli Atenei ad attivarli ‘a costo zero’. I Ricercatori, con pieno senso di responsabilità, hanno accettato di svolgere tale attività didattica – non dovuta ai termini di legge – senza ricevere una retribuzione aggiuntiva pur facendo un lavoro aggiuntivo (le lezioni).
LE RAGIONI DELLA PROTESTA DEI RICERCATORI CONTRO IL DDL GELMINI
Il DDL Gelmini sull’Università e la recente Manovra Finanziaria hanno fissato misure pesantissime che penalizzano tutto il settore Universitario:
PERCHÉ GLI STUDENTI DOVREBBERO PROTESTARE
COSA CHIEDIAMO
I Ricercatori rimarranno indisponibili, in coordinamento con la mobilitazione nazionale (in molti atenei l’inizio dell’anno accademico è stato rinviato), finché l’iter parlamentare del DDL 3687C non si sia concluso.
I Ricercatori indisponibili dell’Ateneo di Verona
Ulteriori informazioni sono reperibili ai siti
Facebook: CERVELLI IN FOGA – ricercatori UNIVR in mobilitazione contro il DDL Gelmini
www.rete29aprile.it
>La maggioranza dei Ricercatori delle Facoltà di Lettere e Filosofia, Scienze della Formazione, Lingue e Letterature Straniere e Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, assieme ad altri 10.000 Ricercatori in Italia (tutti i dati in www.rete29aprile.it):
Nell’Università italiana lavorano molte persone, fra queste i professori di I fascia (Ordinari), i professori di II fascia (Associati), i Ricercatori. Ai Professori Ordinari e Associati compete la didattica; ai Ricercatori, fin dalla nascita di questa figura 30 anni fa, competono la ricerca e solo attività di didattica integrativa, come di recente ribadito dal Consiglio Universitario Nazionale. Nel corso degli anni, con l’aumento dei corsi e la diminuzione delle risorse, ai Ricercatori si è chiesto di fare di più: di tenere interi corsi a titolo gratuito. La crescente ristrettezza di risorse ha infatti costretto gli Atenei ad attivarli ‘a costo zero’. I Ricercatori, con pieno senso di responsabilità, hanno accettato di svolgere tale attività didattica – non dovuta ai termini di legge – senza ricevere una retribuzione aggiuntiva pur facendo un lavoro aggiuntivo (le lezioni).
LE RAGIONI DELLA PROTESTA DEI RICERCATORI CONTRO IL DDL GELMINI
Il DDL Gelmini sull’Università e la recente Manovra Finanziaria hanno fissato misure pesantissime che penalizzano tutto il settore Universitario:
PERCHÉ GLI STUDENTI DOVREBBERO PROTESTARE
COSA CHIEDIAMO
I Ricercatori rimarranno indisponibili, in coordinamento con la mobilitazione nazionale (in molti atenei l’inizio dell’anno accademico è stato rinviato), finché l’iter parlamentare del DDL 3687C non si sia concluso.
I Ricercatori indisponibili dell’Ateneo di Verona
Ulteriori informazioni sono reperibili ai siti
Facebook: CERVELLI IN FOGA – ricercatori UNIVR in mobilitazione contro il DDL Gelmini
www.rete29aprile.it