>Mozione approvata dal Consiglio di Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Padova

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Dal 19 al 22 maggio sono stati giorni di mobilitazione dei ricercatori e delle ricercatrici. Di seguito pubblichiamo una mozione del 12 maggio proveniente da Padova che chiarisce alcuni punti del malcontento. Nel nostro ateneo le ricercatrici e i ricercatori hanno già fatto due assemblee per [conoscersi e] darsi un coordinamento. Sembrerebbe infatti che nel caso al ddl non fosse messo un freno, l’intero corpo ricercatori [a parte rari casi di smarrimento metafisico] rifiuterà per l’anno prossimo gli incarichi didattici. Per dirla diversamente: un bastone fra le ruote di una bici in discesa verso un oceano di merda. Magari fa un gran male nella caduta, ma almeno salva baracca e burattini dall’irreparabile.
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Il momento in cui versa l’Europa, in questo inizio di maggio 2010, mostra in tutta la sua chiarezza che le condizioni economiche e di benessere dei paesi non possono fondarsi su basi finanziarie aleatorie, esposte a speculazioni di livello mondiale, o basate su scambi tra mercati virtuali; c’è infatti la necessità di avere alle spalle strutture produttive, solide conoscenze e tecnologie proprie, in grado di guidare lo sviluppo nei cicli di crisi: perché tutto questo esista, è indispensabile che un paese si fondi su forti basi di ricerca, innovazione e formazione. La miopia di politiche che non sanno discernere tra costi riducibili e parti del bilancio dello stato su cui è necessario investire (ricerca scientifica in tutti i campi del sapere, innovazione, formazione di ogni ordine e grado) rischia di portare anche l’Italia alla condizione di paese che non ha una struttura produttiva, sociale e culturale adeguata a reggere i momenti di crisi.
In questa situazione economica, tagliare fondi alle università e alla ricerca (come fa il disegno di legge attualmente in discussione al parlamento, in linea con altri provvedimenti degli ultimi anni) risulta una politica autolesionistica, contro gli interessi dell’intero paese.
Per questo il Consiglio di facoltà esprime piena opposizione al disegno di legge di riordino dell’università, tanto più che nella parte relativa alla governance delle università prospetta scelte chiaramente rifiutate dall’ateneo patavino, che ha di recente approvato, dopo ampia discussione, il nuovo statuto di ateneo. Il Consiglio della Facoltà di Lettere e filosofia chiede al Senato accademico di condividere tale contrarietà e al Magnifico Rettore di farsene portavoce nell’ambito della CRUI.
In particolare, nel momento in cui programma la propria attività per il prossimo anno accademico, il Consiglio di facoltà rileva che attualmente le scarse risorse costringono di fatto le facoltà a utilizzare ampiamente il contributo dei ricercatori nell’attività didattica, senza che questo sia né previsto dal loro ruolo né riconosciuto economicamente. In questo quadro, il Consiglio condanna la soppressione del ruolo stabile dei ricercatori in università e la precarizzazione della ricerca nella fase iniziale della carriera, che rischiano di scoraggiare gli studiosi più capaci a intraprendere le vie della ricerca e di danneggiare irrimediabilmente le figure non strutturate che hanno lavorato nella facoltà in questi anni. Il Consiglio di facoltà fa propria, a questo proposito, la mozione approvata dall’assemblea di assegnisti, borsisti e altre figure non strutturate della facoltà.
Il Consiglio di facoltà prende atto che i ricercatori hanno manifestato l’intenzione di aderire ad iniziative di protesta in corso in altri atenei e nel nostro, finalizzate a contrastare la totale precarizzazione della ricerca e del ruolo dei ricercatori nell’università pubblica italiana, riservandosi di non accettare per il prossimo a.a. 2010/11 incarichi didattici non obbligatori per legge. Prende atto, inoltre, che molti professori associati e ordinari hanno dichiarato di non essere disponibili ad accettare incarichi didattici eventualmente vacanti a
causa dell’indisponibilità dei ricercatori. Il Consiglio della Facoltà di Lettere e filosofia dichiara di condividere le ragioni della protesta e denuncia che, senza l’assunzione da parte di ricercatori, professori associati e professori ordinari di compiti aggiuntivi rispetto a quelli obbligatori per legge, sarà impossibile garantire il normale svolgimento del prossimo anno accademico per tutti i corsi di laurea triennali e magistrali della facoltà.
Il Consiglio della Facoltà di Lettere e filosofia e tutti i suoi componenti si impegnano a dare la più ampia diffusione al presente documento nei luoghi e con i mezzi più adatti a sensibilizzare il mondo della ricerca e l’opinione pubblica.

Storiaccie

Allora dovevo partire sabato ma no! Quindi domenica pomeriggio, dopo aver deciso che il treno sarebbe stato l’unico mezzo disponibile, parto per Torino con la Ste, la mia ragazza, che era a Bondanello con me. Arriviamo a Torino, cenetta e altri cazzeggi. Lunedì mattina di buon ora ci svegliamo così che io possa andare a controllare in biglietteria se ci sono treni, quanti ce ne sono e soprattutto quando partono. Perché giustamente erano tutti prenotati per una settimana, insomma chiedo alla bigliettaia e mi risponde scazzata ” Eh non ci sono posti su nessun treno! Almeno fino a lunedì prossimo. Però puoi provare a chiedere al controllore del treno se ti fa salire lo stesso.” ..Boh… Il treno che sarebbe andato bene per me, l’unico, è l’eurostar da Torino a Parigi che parte alle 8.11 e arriva a Parigi alle 14. Bon, allora si aspetta il giorno dopo.
Insomma martedì mattina mi sveglio alle 6 perché con Trenitalia bisogna andare sul sicuro e non scherzarci troppo e alle 7 freschissimo arrivo in stazione. Il binario è affollatissimo, arriva il treno alle 8, a me scappava anche da cacare però ho resistito. Scende il controllore gli chiedo se posso salire anche se non ho il biglietto e lui dice “certamente. Aspettami dentro che poi mi paghi” , figata penso: almeno stavolta mi muovo. Saluti e baci alla consorte, pagato il biglietto 95 euri, prezzo standard per la II classe e finalmente cago! Esperienza abbastanza lussuosa la cagata su un euorostar! Mi siedo nel frammezzo di 2 carrozze, non c’erano posti liberi neanche in prima classe. Ripasso il programma del viaggio: arrivo a Parigi ore 14, cambio stazione a piedi e metro partenza da Parigi St.Lazare alle 14.50 per Rouan arrivo a Ruan alle 16.10 cambio per Dieppe con arrivo previsto per le 17 a Dieppe da il cui porto sarebbe partito il traghetto per Newhaven alle 18. Mi sembrava fattibile senza troppi sforzi. AH! Poi figurati se le cose vanno come dovrebbero!
Arrivo a Parigi in orario, mi accorgo che arrivare a l’altra stazione è più difficile di quanto immaginavo, la valigia pesa un casino e le ruote non girano tanto bene, così mi metto a “correre” prendo la metro, cambio linea, faccio il biglietto in una macchinetta automatica, arrivo ai binari ma non capisco qual è il mio… Chiedo a qualcuno con un francese degno di Robespierre, corro al binario che ovviamente era dall’altro lato della stazione chiedo al controllore se quello fosse quello giusto, sì. Via dentro e poi si chiudono le porte! Per poco non rimanevo bloccato a Parigi! Nell’oretta di viaggio, sudatissimo, mi mangio una pasta fredda preparata la sera prima e mi faccio compatire da quelli che mi stanno intorno. Arrivo a Rouan in tempo, un quarto d’ora dopo avrei avuto l’altro treno ma, SORPRESA i ferrovieri figli di…francesi stanno scioperando per i loro salari da stronzi! Il treno che dovevo prendere viene spostato di una mezz’ora e io ricomincio a bestemmiare. Sarei arrivato a Dieppe dieci minuti prima che il traghetto partisse. Merda! Il treno arriva e parte, arrivo a Dieppe convinto che il porto fosse vicino alla stazione. Su Google maps era così ma dopo 10 minuti di corsa disperata mi accorgo che è ad almeno 2 km. Merda! Per fortuna un signore francese mi chiede se devo prendere il traghetto mi carica in macchina e mi porta alla biglietteria! Altra botta di culo, il traghetto deve ancora partire (se non l’avessi preso avrei dovuto aspettare le 5 di mattina del giorno dopo). Entro in biglietteria e mi dicono che il traghetto è pieno e che se non ho la prenotazione non posso salire, io non avevo prenotato perché pensavo “che cazzo! ce ne vuole a riempire un traghetto e preso dallo sgomento mi siedo e aspetto non so cosa…Dopo 15 minuti la bigliettaia mi chiama e mi dice che c’è ancora posto (MA VAAA!!!) solo che per salire non posso pagare la tariffa base (30 euro) ma quella “speciale” (85 euro) vaffanculo! Pago con la carta, e salgo sul traghetto che all’interno era tutt’altro che pieno e sembrava più una nave da crociera che una barca…La birra, almeno quella, costava pochissimo (2.5 la pinta) me ne sparo 3 mi sbronzo e aspetto le 4 ore di viaggio leggendo stronzate ecc ecc…
Attracchiamo a Newhaven e scendendo dal traghetto mi si rompe una ruota dalla valigia!(EH BENVENUTO IN INGHILTERRA!) Mi va bene che la stazione è a 2 minuti a piedi dal porto, ci arrivo sudatissimo. I treni inglesi sono una cosa che arriverà in Italia forse tra 50 anni, salgo e dopo mezz’oretta arrivo a Brighton. Sfinito e con i calli alle mani guardo se ci sono degli autobus per casa di Sharon, la ragazza che mi avrebbe ospitato per il primo periodo. Sono devastato e chiamo un taxi gli dico l’indirizzo e mi faccio portare davanti alla porta. Entro saluto Sharon, 45 enne abbastanza in forma, che mi fa vedere la casa e tutto il resto. Mi faccio una doccia e poi vado a letto.

Elio

>Storiaccie

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Allora dovevo partire sabato ma no! Quindi domenica pomeriggio, dopo aver deciso che il treno sarebbe stato l’unico mezzo disponibile, parto per Torino con la Ste, la mia ragazza, che era a Bondanello con me. Arriviamo a Torino, cenetta e altri cazzeggi. Lunedì mattina di buon ora ci svegliamo così che io possa andare a controllare in biglietteria se ci sono treni, quanti ce ne sono e soprattutto quando partono. Perché giustamente erano tutti prenotati per una settimana, insomma chiedo alla bigliettaia e mi risponde scazzata ” Eh non ci sono posti su nessun treno! Almeno fino a lunedì prossimo. Però puoi provare a chiedere al controllore del treno se ti fa salire lo stesso.” ..Boh… Il treno che sarebbe andato bene per me, l’unico, è l’eurostar da Torino a Parigi che parte alle 8.11 e arriva a Parigi alle 14. Bon, allora si aspetta il giorno dopo.
Insomma martedì mattina mi sveglio alle 6 perché con Trenitalia bisogna andare sul sicuro e non scherzarci troppo e alle 7 freschissimo arrivo in stazione. Il binario è affollatissimo, arriva il treno alle 8, a me scappava anche da cacare però ho resistito. Scende il controllore gli chiedo se posso salire anche se non ho il biglietto e lui dice “certamente. Aspettami dentro che poi mi paghi” , figata penso: almeno stavolta mi muovo. Saluti e baci alla consorte, pagato il biglietto 95 euri, prezzo standard per la II classe e finalmente cago! Esperienza abbastanza lussuosa la cagata su un euorostar! Mi siedo nel frammezzo di 2 carrozze, non c’erano posti liberi neanche in prima classe. Ripasso il programma del viaggio: arrivo a Parigi ore 14, cambio stazione a piedi e metro partenza da Parigi St.Lazare alle 14.50 per Rouan arrivo a Ruan alle 16.10 cambio per Dieppe con arrivo previsto per le 17 a Dieppe da il cui porto sarebbe partito il traghetto per Newhaven alle 18. Mi sembrava fattibile senza troppi sforzi. AH! Poi figurati se le cose vanno come dovrebbero!
Arrivo a Parigi in orario, mi accorgo che arrivare a l’altra stazione è più difficile di quanto immaginavo, la valigia pesa un casino e le ruote non girano tanto bene, così mi metto a “correre” prendo la metro, cambio linea, faccio il biglietto in una macchinetta automatica, arrivo ai binari ma non capisco qual è il mio… Chiedo a qualcuno con un francese degno di Robespierre, corro al binario che ovviamente era dall’altro lato della stazione chiedo al controllore se quello fosse quello giusto, sì. Via dentro e poi si chiudono le porte! Per poco non rimanevo bloccato a Parigi! Nell’oretta di viaggio, sudatissimo, mi mangio una pasta fredda preparata la sera prima e mi faccio compatire da quelli che mi stanno intorno. Arrivo a Rouan in tempo, un quarto d’ora dopo avrei avuto l’altro treno ma, SORPRESA i ferrovieri figli di…francesi stanno scioperando per i loro salari da stronzi! Il treno che dovevo prendere viene spostato di una mezz’ora e io ricomincio a bestemmiare. Sarei arrivato a Dieppe dieci minuti prima che il traghetto partisse. Merda! Il treno arriva e parte, arrivo a Dieppe convinto che il porto fosse vicino alla stazione. Su Google maps era così ma dopo 10 minuti di corsa disperata mi accorgo che è ad almeno 2 km. Merda! Per fortuna un signore francese mi chiede se devo prendere il traghetto mi carica in macchina e mi porta alla biglietteria! Altra botta di culo, il traghetto deve ancora partire (se non l’avessi preso avrei dovuto aspettare le 5 di mattina del giorno dopo). Entro in biglietteria e mi dicono che il traghetto è pieno e che se non ho la prenotazione non posso salire, io non avevo prenotato perché pensavo “che cazzo! ce ne vuole a riempire un traghetto e preso dallo sgomento mi siedo e aspetto non so cosa…Dopo 15 minuti la bigliettaia mi chiama e mi dice che c’è ancora posto (MA VAAA!!!) solo che per salire non posso pagare la tariffa base (30 euro) ma quella “speciale” (85 euro) vaffanculo! Pago con la carta, e salgo sul traghetto che all’interno era tutt’altro che pieno e sembrava più una nave da crociera che una barca…La birra, almeno quella, costava pochissimo (2.5 la pinta) me ne sparo 3 mi sbronzo e aspetto le 4 ore di viaggio leggendo stronzate ecc ecc…
Attracchiamo a Newhaven e scendendo dal traghetto mi si rompe una ruota dalla valigia!(EH BENVENUTO IN INGHILTERRA!) Mi va bene che la stazione è a 2 minuti a piedi dal porto, ci arrivo sudatissimo. I treni inglesi sono una cosa che arriverà in Italia forse tra 50 anni, salgo e dopo mezz’oretta arrivo a Brighton. Sfinito e con i calli alle mani guardo se ci sono degli autobus per casa di Sharon, la ragazza che mi avrebbe ospitato per il primo periodo. Sono devastato e chiamo un taxi gli dico l’indirizzo e mi faccio portare davanti alla porta. Entro saluto Sharon, 45 enne abbastanza in forma, che mi fa vedere la casa e tutto il resto. Mi faccio una doccia e poi vado a letto.

Elio

Il coraggio di arrangiarsi

Ore 17:00 arrivo a Novara in treno, e come sempre è già in ritardo. A Milano mi attende il treno per Verona e so già che una volta arrivato alla stazione milanese dovrò fare una corsa per non perdere il mio treno.
Ore 17:01 un annuncio comunica che ” un uomo nella stazione di Magenta è stato investito e i suoi resti sono sparsi su entrembi i binari e prima di poterli rimuovere, e consentire la marcia dei treni, bisogna aspettare l’arrivo del magistrato. Il ritardo non è così quantificabile”. Per fortuna ho con me il mio pc e continuo la visione di un film a bordo del treno, nella speranza che, prima o poi, si riparta.
Senza rendermene conto passa un’ora ed un altro annuncio invita i passeri a scendere perchè il treno non ripartirà. Scendere, bene, e poi? L’annuncio diceva solo di scendere e basta. Mi dirigo allora di corsa alla biglietteria per avere informazioni su come proseguire il mio viaggio e, soprattutto, farmi rimborsare il biglietto da Milano a Verona visto che per quella tratta ho già speso 17 euro e 50.
Coda interminabile, le solite teste calde iniziano ad insultare i bigliettei che, per tutta risposta ignorano le ingiurie. Finalmente è il mio turno e al pelo riesco a farmi imborsare il biglietto, giàperchè qualche minuto dopo ed il mio treno sarebbe partito da Milano e quindi addio rimborso. Strano meccanismo, se il mio treno parte senza di me, anche se per motivi indipendeni da me, non posso farmi rimborsare il biglietto e dovrei comprarne uno nuovo. Per fortuna non è andata così questa volta!
Il bigliettaio è gentile, mi cambia la prenotazione senza farmi spendere altri soldi. Decido allora di chiedergli se ci fossero altri modi per raggiungere Milano Centrale, non ho voglia ho voglia di apsttere una quantità di tempo indeterminata i comodi del magistrato di Magenta che, in un’ora, non era ancora giunto sul luogo dov’era stato investito l’uomo. Per mia fortuna il bigliettaio mi comunica che esiste una gabola, prendere un treno da Novara Nord verso Milano Certosa e da lì la metro fino a Milano Centrale. Sono salvo! Il treno consigliatomi da quell’uomo gentile sta partendo, ma riesco comunque a prenderlo, niente inutili attese.
‘E dalle difficoltà che bisogna farsi forza e sapersi arrangiare. Non bisogna mai aspettare che il tempo, con il suo trascorrere, risolva la situazione. Per prima cosa bisogna sempre cercare di agire e tentare di cavarsela da soli, se si fallisce si potrà poi comunque chiedere aiuto a qualcuno o al tempo, però almeno si sarà tentato di riuscire con le proprie forze, perché non si può sempre aspettare di essere “salvati” da qualcun’altro.

Matte

>Il coraggio di arrangiarsi

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Ore 17:00 arrivo a Novara in treno, e come sempre è già in ritardo. A Milano mi attende il treno per Verona e so già che una volta arrivato alla stazione milanese dovrò fare una corsa per non perdere il mio treno.
Ore 17:01 un annuncio comunica che ” un uomo nella stazione di Magenta è stato investito e i suoi resti sono sparsi su entrembi i binari e prima di poterli rimuovere, e consentire la marcia dei treni, bisogna aspettare l’arrivo del magistrato. Il ritardo non è così quantificabile”. Per fortuna ho con me il mio pc e continuo la visione di un film a bordo del treno, nella speranza che, prima o poi, si riparta.
Senza rendermene conto passa un’ora ed un altro annuncio invita i passeri a scendere perchè il treno non ripartirà. Scendere, bene, e poi? L’annuncio diceva solo di scendere e basta. Mi dirigo allora di corsa alla biglietteria per avere informazioni su come proseguire il mio viaggio e, soprattutto, farmi rimborsare il biglietto da Milano a Verona visto che per quella tratta ho già speso 17 euro e 50.
Coda interminabile, le solite teste calde iniziano ad insultare i bigliettei che, per tutta risposta ignorano le ingiurie. Finalmente è il mio turno e al pelo riesco a farmi imborsare il biglietto, giàperchè qualche minuto dopo ed il mio treno sarebbe partito da Milano e quindi addio rimborso. Strano meccanismo, se il mio treno parte senza di me, anche se per motivi indipendeni da me, non posso farmi rimborsare il biglietto e dovrei comprarne uno nuovo. Per fortuna non è andata così questa volta!
Il bigliettaio è gentile, mi cambia la prenotazione senza farmi spendere altri soldi. Decido allora di chiedergli se ci fossero altri modi per raggiungere Milano Centrale, non ho voglia ho voglia di apsttere una quantità di tempo indeterminata i comodi del magistrato di Magenta che, in un’ora, non era ancora giunto sul luogo dov’era stato investito l’uomo. Per mia fortuna il bigliettaio mi comunica che esiste una gabola, prendere un treno da Novara Nord verso Milano Certosa e da lì la metro fino a Milano Centrale. Sono salvo! Il treno consigliatomi da quell’uomo gentile sta partendo, ma riesco comunque a prenderlo, niente inutili attese.
‘E dalle difficoltà che bisogna farsi forza e sapersi arrangiare. Non bisogna mai aspettare che il tempo, con il suo trascorrere, risolva la situazione. Per prima cosa bisogna sempre cercare di agire e tentare di cavarsela da soli, se si fallisce si potrà poi comunque chiedere aiuto a qualcuno o al tempo, però almeno si sarà tentato di riuscire con le proprie forze, perché non si può sempre aspettare di essere “salvati” da qualcun’altro.

Matte

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…Lily, Lily, Liliiiiiiiiiiiiiiy. Lily non c’era più, ma il suo nome continuava a riecheggiare nella mia mente. Un’ossessione che non mi abbandonava mai. La sua figura veniva a visitare i miei sogni e a renderli inquieti. Dovevo assolutamente fare qualcosa per ritrovare la mia serenità mentale. Lily infatti cominciava anche a comparirmi nella normale routine quotidiana. Appariva dal nulla, cercava di dirmi qualcosa, le sue labbra si muovevano, ma la sua bocca non emetteva alcun suono, ed ogni volta quella visione onirica svaniva com’era appara, prima che io ci potessi interagire. Al suo cospetto il tempo sembrava quasi fermarsi, ma in realtà le lancette correvano veloci e le persone passavano e schivavano rapide il mio corpo alienato. Una volta mi son pure ritrovato tutto solo al cinematografò, che i titoli di coda erano belle che andati e l’inserviente stava pulendo la sala per lo spettacolo successivo, che brutte figure!
Ormai non distinguevo più il sogno e la realtà. Forse Lily non era ancora morta ed era ancora lì agonizzante dove l’avevo lasciata o forse mi ero semplicemente immaginato tutto. Eppure la piccola lapide di Lily Moscarda l’avevo vista, oppure no? Anche se fosse io prima di trovarmi davanti a quel blocco di pietra non lo conoscevo il cognome di Lily, magari Lily Moscarda è un’altra persona. In fin dei conti quante Lily ci possono essere sul pianeta? Dovevo assolutamente togliermi questo dubbio, forse solo così sarei rinsalito. Decisi così di ripercorrere le strade del mio peccato o presunto tale, ormai ero arrivato al punto di mettere perfino in discussione l’esistenza di Lily.
Mi diressi così nel bosco dove, a distanza di tempo, la neve e la quiete erano ancora sovrane. Più mi avvicinavo alla meta più una strana sensazione batteva più forte alla mia porta, non capivo cosa fosse, ma sapevo che, arrivato a destinazione l’avrei scoperto, o almeno questa era la mia speranza. Lungo il bianco sentiero però il mio cammino venne interrotto, ostacolato da due figure che procedevano nella direzione opposta. Fissi, fermi immobili, nessun cenno, mi fissavano e basta. Uno dei due aveva al guinzaglio un leone. Un leone? Era per forza un’allucinazione! Perché mai una persona sana di mente dovrebbe avere un leone come animale? Sanità mentale? Ma che cosa stavo dicendo oramai io stesso avevo perduto il significato di quelle due parole. Anche se mi sbarravano la strada, dovevo assolutamente continuare. Convinto che quelle figure non fossero reali, mi scagliai verso di loro correndo, non ci sarebbe stato nessun impatto, al mio passaggio esse sarebbero semplicemente svanite. Al primo segnale di un mio scatto però, il leone venne sguinzagliato e mi si gettò addosso con tutta la sua possenza animalesca. Atterratomi, con le sue fauci mi afferrò per i miei gioielli. Con tutte le parti del corpo di cui dispone un uomo, proprio lì doveva andarmi ad agguantare?! Il dolore era intenso, troppo forte per essere un sogno. Non capivo. Perché una cosa simile stava accadendo proprio a me? Il proprietario del leone si avvicinò, mise le sue mani intorno al mio collo e poi capì. Déjà vu. Riconobbi subito quelle mani e quella sensazione di soffocamento. Non poteva essere però, era passato troppo tempo, all’epoca ero solo un ragazzo e quell’uomo non poteva assolutamente avermi riconosciuto, non poteva aver associato il mio volto attuale a quello del ragazzo che gli spaventò il gatto facendolo fuggire per sempre lontano e che per questo quell’uomo cercò di soffocare il suo dolore e la sua rabbia togliendomi in maniera definitiva il fiato soffocandomi. All’epoca riuscii a salvarmi solo grazie all’intervento dei miei amici, ma ora ero solo, troppo lontano da tutto e tutti perché qualcuno potesse intervenire in mio soccorso. La fine non mi sembrò mai così vicina, non mi importava. Nessuno sarebbe venuto a piangere sulla mia tomba, nessuno avrebbe sentito la mia mancanza. Però che stronzo che è il destino! Ti rechi ad accertarti della fine di una tua conoscente e, ad un passo dalla meta ti imbatti al capolinea della tua vita. Oramai però non mi importava più di nulla e non opposi resistenza, certo non mi ero tolto il dubbio sulle sorti di Lily, ma lasciando che la morte mi abbracciasse, anche così, forse, avrei trovato la pace. La vita mi stava scivolando via e fu così che tutto divenne buio.
Mi risvegliai diverse ore dopo, confuso. Intorno a me solo il sangue che aveva ricoperto il bianco candido della neve ed i corpi privi di vita dei miei assalitori. Io non riportavo ferite, il sangue sui miei vestiti e sulle mie mani non era il mio. Com’era possibile? Il dolore da me provato era troppo forte, troppo per essere solo un’immagine nella mia mente. Cercai di togliermi quel sangue dalle mie mani con la neve. Infreddolito frugai nelle mie tasche sperando di trovarci dentro un paio di guanti. Trovai solo un tubetto di daparox. Perché no? Un paio di pillole non mi avrebbero poi fatto male, magari avrebbero potuto allontanare quello che pensavo fossero allucinazioni. Ne ingurgitai un paio senza tanti complimenti, mi sedetti a terra in attesa che l’effetto facesse il suo corso. Inizia a sentire un gufo e dopo qualche istante centinaia di quei volatili ricoprì interamente lo spazio circostante, neanche fosse il teatro di un film di Hitchcock. Impietrito dalla visione di quello stormo, decisi di non far nulla che potesse scatenare una sua reazione. Il tempo però passava ed i gufi non sembravano volersene andare, stavano lì, fermi come statue, immobilizzati dal freddo. Io fissavo loro e loro fissavano me e nessuno sembrava voler abbassare lo sguardo. Cominciò a nevicare ed i gufi erano ancora lì. Con la neve che oramai aveva ghiacciato i miei capelli e la mia barba, decisi di accendermi una sigaretta con gesti cauti, il calore del tabacco avrebbe potuto magari darmi una sensazione di calore momentaneo. Quel chiodo di bara però si consumava troppo velocemente mentre il freddo invece continuava a farmi compagnia. I gufi cominciarono a fissare il fumo perdersi via nell’aria tra i fiocchi di neve. Esalato l’ultimo respiro di tabacco chiusi gli occhi per un istante, riaperti i gufi erano scomparsi ed insieme a loro erano svaniti anche i corpi senza vita delle persone e del leone che mi avevo attaccato. Anche il loro sangue non c’era più. Forse era stato tutto un brutto trip causato dalla mia imperizia nell’assunzione del farmaco. Prendevo troppi psicofarmaci che mi annebbiavano solo la mente. Decisi così di buttare immediatamente quel tubetto di daparox, ma cercando nelle tasche non lo trovai più. Non poteva essere.

Regina Bianca dietro lo scialle

E così un giorno ho deciso di tornare. Sono passati mesi pieni di gioie e di dolori…

hey, che poesia è questa?! Sono solo riuscita ad incastrare viaggi, esperienze ed incontri in un tempo che solitamente usavo per prepararmi un caffè… solo?! Sì solo! Niente per cui vergognarsi, era il caffè più buono che potesse esistere, c’era tutto il mio amore, la mia attenzione… la mia vita girava attorno a quella macchinetta che non appena fischiava mi riportava il senso del dovere… ma è davvero stato così? No, mai… io odiavo quella macchinetta, il caffè era buono ma prendeva troppo tempo, quindi ho iniziato a prendere un caffè fuori casa, ho iniziato ad adorare questo nuovo metodo, intanto, non solo non dovevo stare lì attenta al fischio annunciatore, ma potevo addirittura svagarmi, leggere una rivista, parlare con un amico!
Appena mi sono resa conto della facilità della vita, della frivolezza delle preoccupazioni … ho mollato tutto e sono partita per il mio viaggio: la mia meta era lontana, partita con il mio treno personale verso l’infinito, l’infinito delle scelte, delle possibilità, ero io, con me stessa accompagnata dalla mia personalità, e… tutte le amiche preoccupazioni? Lasciate a casa, sì, con la macchinetta del caffè, poverina. …datato 2005?

Questo doveva essere l’inizio di ‘qualcosa’ , uno scritto, un libro..? ritrovandolo mi entusiasmo eppure mi rattristo: a 17 anni ero più appassionata del domani e meno soggiogata dai doveri, c’era la libertà condizionata, questo sì, c’era la scuola obbligatoria, in cui ci si ritrovava fra simili e ci si capiva e tutti si aspettava , si era in un continuo stato di attesa del futuro, delle fine del presente ‘obbligatorio’, e si era forti perché tutti si sapeva e si sperava dell’inizio della libertà! Ma non ci si rendeva conto che libertà è responsabilità? In tempi come questi abbiamo bisogno del brano …I Ka Barra come sottofondo delle nostre azioni, sarebbe bello come in un film, poter camminare e sentire di continuo I Ka Barra, e soffermarsi sul ‘est-ce que tu vas passer ta vie comme ça?’ passerai tutta la tua vita così? Bella domanda, ci fa riflettere, e allora riflettiamo, e riflettiamoci nel passato, cosa è cambiato? È tutto troppo devastante, nostalgico, bisogna assorbire, e smaltire anni di esperienze e di vita frenetica nel viaggio mentale, fisico, .. ma come farlo? il tempo non ci aspetta, mentre viviamo il presente dobbiamo smaltire il passato, e le idee presenti si mescolano e subentra incertezza.. chi sono? Cosa ho fatto? Come riflettermi nel mio passato? Come costruire il mio presente? Cercasi chi come me ha bisogno di tempo e non di critiche, di ironia, di superficialità.. ; io cerco i simili dispersi , io cerco di fare un presidio per il tempo, per attirare la sua attenzione, io cerco chi ha bisogno di un mezzo al passo coi propri pensieri, forse ce l’ho, è la mia forza, non quella del gruppo, perché non ho un gruppo in cui mimetizzarmi, c’è chi brilla di luce propria. sì, e poi tornerò in viaggio, mi scombussolerò ancora ma con la consapevolezza che tutto smette di esistere dal momento in cui noi glielo ordiniamo. Ed ora ascoltatela, I Ka Barra di Habib Koitè, mentre i vostri miti sbriciolandosi scompariranno e apprezzate.

>E così un giorno ho deciso di tornare. Sono passati mesi pieni di gioie e di dolori…

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hey, che poesia è questa?! Sono solo riuscita ad incastrare viaggi, esperienze ed incontri in un tempo che solitamente usavo per prepararmi un caffè… solo?! Sì solo! Niente per cui vergognarsi, era il caffè più buono che potesse esistere, c’era tutto il mio amore, la mia attenzione… la mia vita girava attorno a quella macchinetta che non appena fischiava mi riportava il senso del dovere… ma è davvero stato così? No, mai… io odiavo quella macchinetta, il caffè era buono ma prendeva troppo tempo, quindi ho iniziato a prendere un caffè fuori casa, ho iniziato ad adorare questo nuovo metodo, intanto, non solo non dovevo stare lì attenta al fischio annunciatore, ma potevo addirittura svagarmi, leggere una rivista, parlare con un amico!
Appena mi sono resa conto della facilità della vita, della frivolezza delle preoccupazioni … ho mollato tutto e sono partita per il mio viaggio: la mia meta era lontana, partita con il mio treno personale verso l’infinito, l’infinito delle scelte, delle possibilità, ero io, con me stessa accompagnata dalla mia personalità, e… tutte le amiche preoccupazioni? Lasciate a casa, sì, con la macchinetta del caffè, poverina. …datato 2005?

Questo doveva essere l’inizio di ‘qualcosa’ , uno scritto, un libro..? ritrovandolo mi entusiasmo eppure mi rattristo: a 17 anni ero più appassionata del domani e meno soggiogata dai doveri, c’era la libertà condizionata, questo sì, c’era la scuola obbligatoria, in cui ci si ritrovava fra simili e ci si capiva e tutti si aspettava , si era in un continuo stato di attesa del futuro, delle fine del presente ‘obbligatorio’, e si era forti perché tutti si sapeva e si sperava dell’inizio della libertà! Ma non ci si rendeva conto che libertà è responsabilità? In tempi come questi abbiamo bisogno del brano …I Ka Barra come sottofondo delle nostre azioni, sarebbe bello come in un film, poter camminare e sentire di continuo I Ka Barra, e soffermarsi sul ‘est-ce que tu vas passer ta vie comme ça?’ passerai tutta la tua vita così? Bella domanda, ci fa riflettere, e allora riflettiamo, e riflettiamoci nel passato, cosa è cambiato? È tutto troppo devastante, nostalgico, bisogna assorbire, e smaltire anni di esperienze e di vita frenetica nel viaggio mentale, fisico, .. ma come farlo? il tempo non ci aspetta, mentre viviamo il presente dobbiamo smaltire il passato, e le idee presenti si mescolano e subentra incertezza.. chi sono? Cosa ho fatto? Come riflettermi nel mio passato? Come costruire il mio presente? Cercasi chi come me ha bisogno di tempo e non di critiche, di ironia, di superficialità.. ; io cerco i simili dispersi , io cerco di fare un presidio per il tempo, per attirare la sua attenzione, io cerco chi ha bisogno di un mezzo al passo coi propri pensieri, forse ce l’ho, è la mia forza, non quella del gruppo, perché non ho un gruppo in cui mimetizzarmi, c’è chi brilla di luce propria. sì, e poi tornerò in viaggio, mi scombussolerò ancora ma con la consapevolezza che tutto smette di esistere dal momento in cui noi glielo ordiniamo. Ed ora ascoltatela, I Ka Barra di Habib Koitè, mentre i vostri miti sbriciolandosi scompariranno e apprezzate.

Da alcune pagine e strade

hfz…Aiutatemi a violentare la città per non esserne violentati.
art…El dado fue lanzado. Muoversi nella città. Strada, poi piazza, un pezzo lungo il fiume. La curva ed il viale alberato. Poi collina. Fino alla fine del cammino, pezzo urbano percorso.
Muovere nella struttura con basamenti in cemento e ferro, più in alto i mattoni colorati, i frammenti di legno che ostruiscono le finestre, coppi rosso caldo, fumo dal comignolo. Poco distante il vertice di cinque piani armati di vetri, tende e terrazze coperte dal vento. Quartieri che rispondono all’esigenza abitativa (lavorativa). Stipare, riempire, colmare, occupare. Case più antiche, in altre parole decadenti, investite di nuovo movimento, nuovi volti e parlate. Squarci di politica.
Mentre il cielo continua a rimanere ostruito da una folta coltre grigia, abusiva.
Poi si tratta di odore.
rt9…Venezia è muffa e salmastro, Salonicco sa di piscio, Costantinopoli di terra bagnata e fatica e sogno. Si tratta di investimenti, attraversamenti della percezione nello spostamento cittadino. La visione c’è, non è appartata, ma posta a lato dalle sensazioni che vengono colte altrove, a qualche centimetro dall’occhio. E non c’è scelta, e la libertà è denudata.
Violentare la città. Che implicazioni ne escono? Dove rintracciare scritte e graffiti che capovolgono il senso, la direzione di una solita strada?
Che percorso, come agire?
“Io sarei per restare”, commento di WuMinG a Torino, in dicembre, parlando di Italia. Il salmastro di Venezia. L’unto delle pareti di Verona. Il ferro di Torino. Le acque tranquille.
arr…Un fetore stagnante ferì le narici. Puzzo di morte, escrementi, urina. Il mio arrivo era salutato come si conviene.
Rughe