>WuMING (-Blanc-)

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WuMING – La strategia di comunicazione degli zapatisti si basava sul rifiuto dei leader tradizionali che succhiano telecamere. Nei primi giorni del Levantamiento, Marcos dichiarò: “Io non esisto. Non sono che la cornice della finestra”; dopo spiegò che “Marcos” era solo un alias, e che era solo un “subcomandante”, un portavoce per gli indigeni. Affermò che tutti potevano essere Marcos, e che questo era il senso dei passamontagna. La rivoluzione non ha volto, perché ha tutti i volti. (Espai en Blanc – Fuerza del Anonimato).
Non si tratta qui di camminare verso un tentativo (poco costruttivo) di definizione e racconto di cos’è WuMING. In altre parole, il collocamento di questo nome in una sfera di sapere e di politica. Un luogo delimitato, confinato. Ma piuttosto è ora pensabile una erranza (passeggiata senza contorni obbligati), un’eruzione dalla vibrazione che WuMING produce, la stessa parola, nell’ascoltatore. E’ forse nella “Sovversione nascosta di linguaggio e stile” (New Italian Epic 2.0), e nel collegamento con i passamontagna zapatisti, che si percepisce il riverbero del decentramento della parola in quanto tale. Nel linguaggio, nel romanzo NIE, la narrazione è alimentata dalla catena lessicale che si muove tra i personaggi del racconto. Questi vengono attraversati dalle parole, le parole vi si depositano per poi scomparire (completamente). Alla svolta successiva e dietro il passamontagna. Si apre qui, cammuffato – il “nascosta” della sovversione in linguaggio e stile – uno spazio di anonimato. Corridoio stretto che è insieme cornice-raccordo-limite-parte della “finestra” di Marcos. Qui, in questo limitare-compreso, riverbera la presenza di WuMING. Nonsi tratta di una posizione statica. Accade già un “a-zonzo: in cui si coglie qualcosa di intollerabile, di insopportabile.” Altai.

Rughe

Delirio Notturno

Riflessioni di una persona (in)cosciente

Vivere è un lavoro. La società di oggi, se vuoi “vivere” al suo interno, ti fa pesare così tanto il semplice fatto di “vivere” da fartelo affrontare come un lavoro. Un lavoro a tempo pieno, senza pause pranzo e ferie. L’unica via d’uscita è il licenziamento o il TFR, senza però nessun assegno di disoccupazione o pensione.
Vivere è un lavoro e a non tutti piace perchè il più delle volte è un lavoro alienante, non da grandi gratifiche e ha molteplici “direttori” a cui far riferimento.
Cos’è allora ciò che ti fa andare avanti con la tua situazione lavorativa? Le piccole cose. Sono le piccole cose che ti fanno sentire meno pesante il lavoro. Il sorriso d’intesa con uno sconosciuto, l’abbraccio di un amico, la condivisione del silenzio con la persona amata… Piccole cose appunto ma, sono quelle le cose realmente importanti. Il semplice sentirsi apprezzati da qualcuno anche un singolo istante della giornata, un singolo secondo del tuo lavoro, un frammento della tua vita.

Matte

>Delirio Notturno

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Riflessioni di una persona (in)cosciente

Vivere è un lavoro. La società di oggi, se vuoi “vivere” al suo interno, ti fa pesare così tanto il semplice fatto di “vivere” da fartelo affrontare come un lavoro. Un lavoro a tempo pieno, senza pause pranzo e ferie. L’unica via d’uscita è il licenziamento o il TFR, senza però nessun assegno di disoccupazione o pensione.
Vivere è un lavoro e a non tutti piace perchè il più delle volte è un lavoro alienante, non da grandi gratifiche e ha molteplici “direttori” a cui far riferimento.
Cos’è allora ciò che ti fa andare avanti con la tua situazione lavorativa? Le piccole cose. Sono le piccole cose che ti fanno sentire meno pesante il lavoro. Il sorriso d’intesa con uno sconosciuto, l’abbraccio di un amico, la condivisione del silenzio con la persona amata… Piccole cose appunto ma, sono quelle le cose realmente importanti. Il semplice sentirsi apprezzati da qualcuno anche un singolo istante della giornata, un singolo secondo del tuo lavoro, un frammento della tua vita.

Matte

Il silenzio dei Coen

La colonna sonora è un elemento fondamentale in un film, la musica lo aiuta a rendere partecipe lo spettatore, sottolinea i momenti cruciali della storia e caratterizza le emozioni che deve muovere in chi lo guarda. Cosa succede se viene tolta la musica da un film? In alcuni casi abbiamo immagini e sonoro talmente legati tra di loro che l’ascolto dell’uno rimanda immediatamente all’altro, e viceversa ovviamente. Per questo capita di rado che non ci sia nessun tipo di accompagnamento musicale in una pellicola.“Non è un paese per vecchi” dei fratelli Coen è invece un’eccezione. Qui non si sente alcuna musica a far compagnia alle immagini, si nota quasi subito ma in realtà non è così automatico accorgersene. Perché ci si rende conto che qualcosa c’è di diverso, si “sente” che manca qualcosa. Credo, che questa assenza della musica sia talmente ben mascherata dall’impostazione visiva del film che non se ne sente la mancanza. C’è una poesia e un armonia nelle riprese, nella luminosità delle immagini, nelle stesse inquadrature tali che le immagini accompagnano sé stesse. I dialoghi e le voci sono la colonna sonora di un film che, a mio modesto parere, fa dell’occhio il senso cruciale dell’esperienza. Un esempio su tutti: la sequenza iniziale. Una serie di campi lunghi che come in un romanzo realista, contestualizzano la storia, nessuna musica nessun rumore. La colonna sonora non serve, i tramonti, il deserto, la natura non necessitano di enfasi, sono perfette nel loro silenzio. Per concludere, i fratelli Coen, insieme ai loro collaboratori, hanno creato un capolavoro in cui le emozioni sono trasmesse attraverso le sole immagini, il tutto contestualizzato nell’assoluto realismo di un documentario.

Elio

>Il silenzio dei Coen

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La colonna sonora è un elemento fondamentale in un film, la musica lo aiuta a rendere partecipe lo spettatore, sottolinea i momenti cruciali della storia e caratterizza le emozioni che deve muovere in chi lo guarda. Cosa succede se viene tolta la musica da un film? In alcuni casi abbiamo immagini e sonoro talmente legati tra di loro che l’ascolto dell’uno rimanda immediatamente all’altro, e viceversa ovviamente. Per questo capita di rado che non ci sia nessun tipo di accompagnamento musicale in una pellicola.“Non è un paese per vecchi” dei fratelli Coen è invece un’eccezione. Qui non si sente alcuna musica a far compagnia alle immagini, si nota quasi subito ma in realtà non è così automatico accorgersene. Perché ci si rende conto che qualcosa c’è di diverso, si “sente” che manca qualcosa. Credo, che questa assenza della musica sia talmente ben mascherata dall’impostazione visiva del film che non se ne sente la mancanza. C’è una poesia e un armonia nelle riprese, nella luminosità delle immagini, nelle stesse inquadrature tali che le immagini accompagnano sé stesse. I dialoghi e le voci sono la colonna sonora di un film che, a mio modesto parere, fa dell’occhio il senso cruciale dell’esperienza. Un esempio su tutti: la sequenza iniziale. Una serie di campi lunghi che come in un romanzo realista, contestualizzano la storia, nessuna musica nessun rumore. La colonna sonora non serve, i tramonti, il deserto, la natura non necessitano di enfasi, sono perfette nel loro silenzio. Per concludere, i fratelli Coen, insieme ai loro collaboratori, hanno creato un capolavoro in cui le emozioni sono trasmesse attraverso le sole immagini, il tutto contestualizzato nell’assoluto realismo di un documentario.

Elio

Fascisti su Marte

Torino. Stare seduta in università. Leggere Dostoevskij. Sentire attraverso le cuffie “fuori i fascisti dall’Università”, “siamo tutti Anti-fascisti”. Alzare lo sguardo e vedere uno striscione “Fascisti su Marte”. Questa è stata la reazione spontanea e immediata alla presenza di un gruppetto di giovani del FUAN – Azione universitaria che distribuivano volantini nell’atrio di Palazzo Nuovo raccogliendo firme per aumentare di due ore l’apertura della segreteria studenti. I ragazzi si sono mobilitati subito distribuendo volantini (http://www.infoaut.org/torino/articolo/no-ai-tagli-del-minstro-gelmini-no-ai-suoi-scagnozzi-fuan) e improvvisando un corteo. Risultato: fuori FUAN dall’Università..sono volati qualche mani, piedi, insulti…groviglio di corpi in tensione tra espulsione e tentativo di resistenza! Dall’orizzonte iniziano a sbucare caschi azzurrini, divise, manganelli e scudi. Eccoli, si fermano sul primo scalino. Continua la contestazione. Alla fine i piccoli caschi azzurri voltano le spalle e scendono le scale, temporeggiano ma alla fine girano l’angolo. Torna la quiete. Prima della tempesta? Qualcosa si muove…

Solide

>Fascisti su Marte

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Torino. Stare seduta in università. Leggere Dostoevskij. Sentire attraverso le cuffie “fuori i fascisti dall’Università”, “siamo tutti Anti-fascisti”. Alzare lo sguardo e vedere uno striscione “Fascisti su Marte”. Questa è stata la reazione spontanea e immediata alla presenza di un gruppetto di giovani del FUAN – Azione universitaria che distribuivano volantini nell’atrio di Palazzo Nuovo raccogliendo firme per aumentare di due ore l’apertura della segreteria studenti. I ragazzi si sono mobilitati subito distribuendo volantini (http://www.infoaut.org/torino/articolo/no-ai-tagli-del-minstro-gelmini-no-ai-suoi-scagnozzi-fuan) e improvvisando un corteo. Risultato: fuori FUAN dall’Università..sono volati qualche mani, piedi, insulti…groviglio di corpi in tensione tra espulsione e tentativo di resistenza! Dall’orizzonte iniziano a sbucare caschi azzurrini, divise, manganelli e scudi. Eccoli, si fermano sul primo scalino. Continua la contestazione. Alla fine i piccoli caschi azzurri voltano le spalle e scendono le scale, temporeggiano ma alla fine girano l’angolo. Torna la quiete. Prima della tempesta? Qualcosa si muove…

Solide

La Pulce nell’Orecchio

Fantasmi in facoltà, luci accese in università anche ad orari improponibili della notte tutti i giorni della settimana, week-end incluso.
Io ho la fortuna di abitare di fronte al Polo Zanotto e dalla finestra della mia camera ho un bellissimo panorama, l’università. Grazie a ciò mi sono accorto che spesso e volentieri le luci della facoltà sono accese. Per chi? Non si sa. Può essere che le luci vengano accesa dagli addetti alla sicurezza, come accade in Frinzi, però le luci ad univr restano accese diverse ore.
Magari ci vive dentro qualcuno? O semplicemente l’ultimo che esce dalla struttura universitaria dimentica di spegnere le luci. Comunque sia alla faccia dello spreco. Immagino l’ammontare delle bollette, bollette che paghiamo noi con le nostre tasse universitarie. Mazzucco potrebbe delucidarsi sul fatto che ci sia bisgno di accendere le luci della struttura universitaria anche di notte?
Qualcuno si è accorto di qualcosa?

>La Pulce nell’Orecchio

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Fantasmi in facoltà, luci accese in università anche ad orari improponibili della notte tutti i giorni della settimana, week-end incluso.
Io ho la fortuna di abitare di fronte al Polo Zanotto e dalla finestra della mia camera ho un bellissimo panorama, l’università. Grazie a ciò mi sono accorto che spesso e volentieri le luci della facoltà sono accese. Per chi? Non si sa. Può essere che le luci vengano accesa dagli addetti alla sicurezza, come accade in Frinzi, però le luci ad univr restano accese diverse ore.
Magari ci vive dentro qualcuno? O semplicemente l’ultimo che esce dalla struttura universitaria dimentica di spegnere le luci. Comunque sia alla faccia dello spreco. Immagino l’ammontare delle bollette, bollette che paghiamo noi con le nostre tasse universitarie. Mazzucco potrebbe delucidarsi sul fatto che ci sia bisgno di accendere le luci della struttura universitaria anche di notte?
Qualcuno si è accorto di qualcosa?