In cammino dall’Asilo al Lostile attraverso Porta Palazzo
LUNEDI’ 9 NOVEMBRE. Resoconto dibattito comunale sugli sgomberi
Sabato mattina. Ritrovarsi, dopo una rapida lettura in internet, nel cerchio dell’assemblea all’Asilo. Il messaggio ricevuto online è “Vogliono sgomberare l’AsiloSquat!” La scritta in rosso è condizione per accelerare il cammino verso/negli spazi di Torino, a seguito dello spunto delle Scarpe dei Suicidi. Sabato mattina, l’Asilo.
Assemblea. Attorno al tavolo, sopra le sedie, le persone attratte dall’urgenza della minaccia di un ulteriore possibile sgombero (Il VelenaSquat, palazzina dei vigili occupata il 28 febbraio, è stato sgomberato il 20 ottobre). Si dialoga sul piano (ministeriale piuttosto che comunale) di cancellazione delle diverse autogestioni negli spazi torinesi. Poi le prospettive di intervento. Ed ancora il corteo del pomeriggio.
Il Corteo. Si raggiunge, sotto la copertura delle nuvole, via Borgo Dora. Nel raggiungere il mercato del Baloon, addosso al muro di destra si legge una scritta, “Baleno e Sole suicidi ad alta velocità”. In un attimo ritorna prepotentemente in mente il riferimento primo di questo (im-personale) cammino, nuovamente le Scarpe dei Suicidi.
La svolta a sinistra, la salita e poi lungo corso Giulio Cesare fino in Piazza della Repubblica. La gente ai lati del corteo osserva e riceve i fogli che parlano della minaccia di sgombero. Piazza Palazzo di Città, sotto l’edificio del comune.
Lostile Occupato. Venerdì sera, alcune ore prima dell’incontro all’Asilo, in corso Regina Margherita, appoggiando al muro del centro sociale Askatasuna, la pelle tocca della colla messa da poco; fresca. Il manifesto attaccato parla del Lostile. La mattina di sabato rivelerà la notizia di una nuova occupazione in città. Alcuni ragazzi aprono uno spazio autogestito.
Torino. Nel momento in cui una città industriale, perde parte della propria capacità di fabbricazione, diventa luogo di spazi vuoti. Luogo in cui prolificano spazi svuotati dal contenuto di lavoro e fabbricazione (anteriormente) interni. Anche i luoghi pubblici perdono il transito di coloro che iniziano a spopolare la città.
Qualcuno intanto occupa ed autogestisce.
Lo sgombero sembra fondarsi, ora a Torino, sul principio di disuguaglianza di diritto per cui coloro-da-sgomberare sono coloro-che-si-appropriano indebitamente di un luogo. Eccesso di diritto e finzione.
Ciò che rende uno spazio vuoto un luogo (aggiunta di interesse, proprietà) è la nominabilità dello stesso, l’identificazione nel linguaggio (in questo caso specificamente del commercio).
L’accesso di Torino nel mercato delle sigle metropolitane globali avviene attraverso il suo proprio nome. E’ così che il divertimento diviene Movida e Murazzi; la TAV fagocita il piano-trasporto; gli impianti per gli eventi collettivi divengono olimpici (Torino 2006). E mentre qualcuno si lusinga della metropolitana e della pulizia cittadina, altri si incontrano all’Asilo, impedendo il divenire marchio-proprietà-nome dello spazio. Impedire lo sgombero.
>Torino. “Chi non occupa preoccupa”
>In cammino dall’Asilo al Lostile attraverso Porta Palazzo
LUNEDI’ 9 NOVEMBRE. Resoconto dibattito comunale sugli sgomberi
Sabato mattina. Ritrovarsi, dopo una rapida lettura in internet, nel cerchio dell’assemblea all’Asilo. Il messaggio ricevuto online è “Vogliono sgomberare l’AsiloSquat!” La scritta in rosso è condizione per accelerare il cammino verso/negli spazi di Torino, a seguito dello spunto delle Scarpe dei Suicidi. Sabato mattina, l’Asilo.
Assemblea. Attorno al tavolo, sopra le sedie, le persone attratte dall’urgenza della minaccia di un ulteriore possibile sgombero (Il VelenaSquat, palazzina dei vigili occupata il 28 febbraio, è stato sgomberato il 20 ottobre). Si dialoga sul piano (ministeriale piuttosto che comunale) di cancellazione delle diverse autogestioni negli spazi torinesi. Poi le prospettive di intervento. Ed ancora il corteo del pomeriggio.
Il Corteo. Si raggiunge, sotto la copertura delle nuvole, via Borgo Dora. Nel raggiungere il mercato del Baloon, addosso al muro di destra si legge una scritta, “Baleno e Sole suicidi ad alta velocità”. In un attimo ritorna prepotentemente in mente il riferimento primo di questo (im-personale) cammino, nuovamente le Scarpe dei Suicidi.
La svolta a sinistra, la salita e poi lungo corso Giulio Cesare fino in Piazza della Repubblica. La gente ai lati del corteo osserva e riceve i fogli che parlano della minaccia di sgombero. Piazza Palazzo di Città, sotto l’edificio del comune.
Lostile Occupato. Venerdì sera, alcune ore prima dell’incontro all’Asilo, in corso Regina Margherita, appoggiando al muro del centro sociale Askatasuna, la pelle tocca della colla messa da poco; fresca. Il manifesto attaccato parla del Lostile. La mattina di sabato rivelerà la notizia di una nuova occupazione in città. Alcuni ragazzi aprono uno spazio autogestito.
Torino. Nel momento in cui una città industriale, perde parte della propria capacità di fabbricazione, diventa luogo di spazi vuoti. Luogo in cui prolificano spazi svuotati dal contenuto di lavoro e fabbricazione (anteriormente) interni. Anche i luoghi pubblici perdono il transito di coloro che iniziano a spopolare la città.
Qualcuno intanto occupa ed autogestisce.
Lo sgombero sembra fondarsi, ora a Torino, sul principio di disuguaglianza di diritto per cui coloro-da-sgomberare sono coloro-che-si-appropriano indebitamente di un luogo. Eccesso di diritto e finzione.
Ciò che rende uno spazio vuoto un luogo (aggiunta di interesse, proprietà) è la nominabilità dello stesso, l’identificazione nel linguaggio (in questo caso specificamente del commercio).
L’accesso di Torino nel mercato delle sigle metropolitane globali avviene attraverso il suo proprio nome. E’ così che il divertimento diviene Movida e Murazzi; la TAV fagocita il piano-trasporto; gli impianti per gli eventi collettivi divengono olimpici (Torino 2006). E mentre qualcuno si lusinga della metropolitana e della pulizia cittadina, altri si incontrano all’Asilo, impedendo il divenire marchio-proprietà-nome dello spazio. Impedire lo sgombero.
E tutti andarono a trans
situazione mi fa venire in mente una puntata dei Simpson, a proposito auguri per i loro primi vent’anni e grazie Matt Groening, in cui Homer viene accusato di molestie sessuali da una babysitter e i media iniziano ad intervistare qualsiasi bambinaia che, pur non conoscendo il padre della famiglia Simpson, lo etichetta come un mostro.
Sembra quasi di assistere al messaggio dell’ultimo dell’anno del Presidente della Repubblica, trans a reti unificate! Dopo escort nel centro destra, trans nel centro sinistra, se tanto mi da tanto il prossimo sarà uno dell’UDC che va con i gay? Solo il tempo ce lo potrà dire ma, in ogni caso la televisione sarà pronta ad accappararsi il nuovo “fenomeno” del momento.
Matte
>E tutti andarono a trans
>
situazione mi fa venire in mente una puntata dei Simpson, a proposito auguri per i loro primi vent’anni e grazie Matt Groening, in cui Homer viene accusato di molestie sessuali da una babysitter e i media iniziano ad intervistare qualsiasi bambinaia che, pur non conoscendo il padre della famiglia Simpson, lo etichetta come un mostro.
Sembra quasi di assistere al messaggio dell’ultimo dell’anno del Presidente della Repubblica, trans a reti unificate! Dopo escort nel centro destra, trans nel centro sinistra, se tanto mi da tanto il prossimo sarà uno dell’UDC che va con i gay? Solo il tempo ce lo potrà dire ma, in ogni caso la televisione sarà pronta ad accappararsi il nuovo “fenomeno” del momento.
Matte
Il vaccino dalle uova d’oro
Sorpresa: nei grandi ospedali per malattie infettive buona parte di medici in servizio non intende vaccinarsi contro il virus della Suina. Succede al Cotugno di Napoli. E non solo. Vediamo perchè.
Se, come dimostrano i numeri, i colossi del farmaco, dall’alto del loro mezzo biliardo di dollari e passa all’anno di fatturato, superano di gran lunga l’invincibile industria delle armi, non risulta poi così difficile capire perchè periodicamente, con cadenza ormai “regolare”, scoppia l’allarme mediatico sulle pandemie che, come altrettanti Armageddon, stanno arrivando a flagellare il pianeta, mietendo milioni di vittime e rendendo perciò’ più che mai invocato l’arrivo di specifici vaccini. Virus creati in laboratorio proprio per far nascere la necessità di contrastarli, mantenendo su livelli altissimi le corazzate quotate in Borsa? E, in ogni caso, quali conseguenze potranno avere sulla salute umana prodotti a base di virus, realizzati molto spesso sull’onda dell’emergenza, ma destinati alla profilassi di massa su scala mondiale (quest’anno da novembre in poi)? Quasi “naturale”, allora, che dopo gli allarmi globalizzati sul virus dell’antrace (2001) e sull’influenza aviaria (che nel 2005 vide l’allora ministro della Salute Francesco Storace lanciato all’acquisto di dosi da milioni di euro, poi di fatto mai utilizzate perchè nel frattempo il virus era “mutato”), oggi dovesse arrivare una ennesima “maledizione biblica”. Terrorizzante, per la maggior parte dell’umanità, ma, per qualcun altro, provvidenziale.
Sulla influenza A o ³suina² – quel virus H1N1 che sta tenendo col fiato sospeso buona parte dell’umanità, fra propaganda dei governi, complicità dei grandi media nelle mani degli stessi colossi farmaceutici, ma anche fra leggende metropolitane e falsi scoop – cominciano oggi a farsi strada le prime, rigorose ricostruzioni che, dati scientifici alla mano, lasciano filtrare le terribili verità alla base dell’allarme planetario. Perciò, nelle stesse ore in cui la Agenzia europea per il controllo sui farmaci da’ via libera ai primi due vaccini anti-pandemia, che saranno prodotti da Novartis e GlaxoSmithKline, arrivano impietosi dossier come quello di Luciano Gianazza, autore di numerosi libri che smascherano il dietro le quinte affaristico della medicina contemporanea. Il quale oggi parla di questi vaccini come delle nuove armi biologiche di distruzione di massa.
ACCHIAPPA LA SUINA
Dopo le prime avvisaglie della scorsa primavera, il clamore mediatico sulla suina esplode a giugno, quando la Organizzazione mondiale della sanità annuncia che la pandemia sarà di livello 6, vale a dire molto elevato, scatenando la corsa dei governi all’acquisto del vaccino. L’attività, nei laboratori, diventa da allora frenetica. Quali rischi comportano la fretta e la conseguente, possibile approssimazione? «Alle multinazionali del cartello Big Pharma (GlaxoSmithKline, Baxter, Novartis e altre) – punta l’indice Gianazza – è stato assicurato che non vi sarà contro di loro alcun ricorso per eventuali morti o gravi danni che questi vaccini possono causare». Ancor più esplicito il movente economico: «la Novartis – fa sapere Gianazza – ha raccolto ordinativi gia’ da trenta diversi Paesi. Solo dagli Usa riceverà 346 milioni di dollari per l’antigene e 348,8 milioni per un adiuvante. La Baxter ha ordini da cinque Paesi per 80 milioni di dosi, ma non ha ricevuto l’approvazione della Food and Drug Administration, quindi venderà al di fuori degli Stati Uniti. GlaxoSmithKline ha ricevuto 250 milioni per la fornitura agli Usa di numerosi “prodotti pandemici”. Il totale degli ordini nei soli Stati Uniti ammonta a 7 miliardi di dollari». Numerose le sostanze tossiche, a partire dai cosiddetti adiuvanti, senza i quali i vaccini non potrebbero essere conservati nè mantenuti in forma stabile. Fra questi Gianazza enumera ad esempio «il thimerosal, conservante 50 volte più tossico del mercurio, che può provocare a lungo termine disfunzioni del sistema immunitario, sensoriali, motorie, neurologiche, comportamentali». GlaxoSmithKline, che ha sede a Londra, come adiuvante per i suoi vaccini usa anche un composto contenente alluminio, il cui uso, in certe dosi, è causa accertata di disfunzione cognitiva. C’e’ poi la formaldeide: una nota sostanza cancerogena e tossica per l’apparato riproduttivo. «Nel 2007 – continua Gianazza – la California ha utilizzato più di 30.000 tonnellate di questa sostanza cancerogena come microbicida sulle più importanti coltivazioni sparse nel suo territorio». Altro ingrediente comune ai nuovi vaccini è lo squalene, noto come sostanza che può provocare l’artrite reumatoide. E i ricercatori oggi associano l’uso dello squalene alla cosiddetta “Sindrome della Guerra del Golfo” che ha colpito migliaia di soldati americani con danni irreparabili al sistema immunitario, compresi sclerosi multipla, fibromialgia e, appunto, l’artrite reumatoide. Passiamo al secondo produttore, la Baxter International con casa madre a Chicago e una sede anche in Italia. Non si conoscono ancora fino in fondo le sostanze presenti nel nuovo vaccino, ma può essere utile dare un’occhiata a quelle che si trovavano nel prodotto contro il virus H5N1 dell’influenza aviaria. «Le cellule in coltura – si legge nel dossier di Gianazza – sono prese dalla “scimmia verde africana”. I tessuti prelevati da questa specie di scimmie sono stati in passato responsabili della trasmissione di virus, tra cui l’HIV e la poliomielite. La Baxter ha posto una richiesta di brevetto sul processo che utilizza questo tipo di coltura cellulare per la produzione di quantità di virus infettivi, che vengono poi inattivati con formaldeide e luce ultravioletta». Passiamo al terzo colosso, l’elvetica Novartis International AG con sede a Basilea e una propaggine in Italia, a Torre Annunziata, ai margini del fiume Sarno, il corso d’acqua tristemente famoso per essere uno fra i più inquinati d’Europa. Ed è proprio dalla Novartis che l’Italia avrebbe acquistato le sue dosi di vaccino anti-suina. Al pari della Baxter, la corazzata elvetica sta utilizzando una linea cellulare di cui è proprietaria (analoga a quella della scimmia verde) per far crescere i ceppi del virus, invece delle uova di gallina, come si era sempre fatto finora. Ciò permette all’azienda di ridurre drasticamente il tempo necessario per iniziare la produzione del vaccino, che ha preso la denominazione ufficiale di “Focetria”. Anche qui non mancano additivi come la formaldeide e il bromuro dicetiltrimetilammonio, un disinfettante utilizzato per sterilizzare utensili.
PARTICELLE KILLER
Altro allarme è quello lanciato dall’economista e politologo William Engdahl, collaboratore di testate come Asia Times e autore di libri sulla globalizzazione. A metà settembre il gruppo indipendente internazionale Global Research pubblica un articolo in cui Engdahl rivela la presenza di nanoparticelle nei vaccini per l’influenza H1N1. «Ora è saltato fuori – si legge – che i vaccini approvati per essere utilizzati in Germania e nei paesi europei contengono delle nanoparticelle in una forma che e’ risultata attaccare cellule sane e che può essere mortale». Il sistema era stato messo a punto nel 2007 dai ricercatori dell’Ecole Polytechnique Fe’de’rale de Lausanne i quali, in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, avevano spiegato: «queste particelle sono cosi’ sottili che, una volta iniettate, nuotano nella matrice extracellulare della pelle e vanno di filato ai linfonodi. Entro pochi minuti raggiungono una concentrazione di cellule D migliaia di volte maggiore che nella pelle. La risposta immunitaria può essere quindi estremamente forte». «C’è un solo – obietta Engdahl – piccolo problema: i vaccini che contengono nanoparticelle possono essere mortali o, come minimo, causare danni irreparabili per la salute». Le particelle di nanodimensioni – viene spiegato – si fondono con le membrane del nostro corpo e, secondo studi recenti condotti in Cina ed in Giappone, vanno avanti a distruggere le cellule senza sosta. Una volta che hanno interagito con la struttura cellulare, non possono più essere rimosse. «Dopo lo scandalo dell’amianto – incalza Engdahl – è stato appurato che particelle di dimensione inferiore ad un milionesimo di metro, per la loro enorme forza attrattiva, penetrano in tutte le cellule distruggendo tutte quelle con le quali entrano in contatto. E le nanoparticelle sono ben più piccole delle fibre di amianto. Prove effettuate a Beijing dimostrano gli effetti mortali sull’uomo». L’European Respiratory Journal, autorevole periodico destinato a medici ed operatori sanitari, nel numero di agosto ha pubblicato un articolo intitolato “L’esposizione alle nanoparticelle è correlata con il versamento pleurico, la fibrosi polmonare ed il granuloma”. Si riporta quanto avvenuto nel 2008 a sette giovani donne ricoverate presso il Beijing Chaoyang Hospital. Di età fra i 18 ed i 47 anni, erano state esposte a nanoparticelle per un periodo dai 5 ai 13 mesi sul posto di lavoro. Analoghi i sintomi: dispnea, versamento pleurico, liquido nei polmoni, difficoltà respiratoria. Gli esami hanno confermato che le nanoparticelle avevano innescato nei polmoni infiammazioni e processi di fibrosi, con presenza di granulomi nella pleura. Il microscopio elettronico ha permesso di osservare che le nanoparticelle si erano collocate nel citoplasma e nel nucleo delle cellule epiteliali e mesoteliali dei polmoni. «Il fatto che l’Organizzazione mondiale per la sanità, l’European Medicines Evaluation Agency ed il German Robert Koch Institute permettano oggi che la popolazione venga iniettata con vaccini ampiamente non sperimentati contenenti nanoparticelle – è la drastica conclusione di William Engdahl – la dice lunga sul potere della lobby farmaceutica sulle politiche europee».
(Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=236 del 29.10.2009; segnalato da: http://www.comedonchisciotte.org; pubblicato anche su: http://www.selese.org/ )
>Il vaccino dalle uova d’oro
>
Sorpresa: nei grandi ospedali per malattie infettive buona parte di medici in servizio non intende vaccinarsi contro il virus della Suina. Succede al Cotugno di Napoli. E non solo. Vediamo perchè.
Se, come dimostrano i numeri, i colossi del farmaco, dall’alto del loro mezzo biliardo di dollari e passa all’anno di fatturato, superano di gran lunga l’invincibile industria delle armi, non risulta poi così difficile capire perchè periodicamente, con cadenza ormai “regolare”, scoppia l’allarme mediatico sulle pandemie che, come altrettanti Armageddon, stanno arrivando a flagellare il pianeta, mietendo milioni di vittime e rendendo perciò’ più che mai invocato l’arrivo di specifici vaccini. Virus creati in laboratorio proprio per far nascere la necessità di contrastarli, mantenendo su livelli altissimi le corazzate quotate in Borsa? E, in ogni caso, quali conseguenze potranno avere sulla salute umana prodotti a base di virus, realizzati molto spesso sull’onda dell’emergenza, ma destinati alla profilassi di massa su scala mondiale (quest’anno da novembre in poi)? Quasi “naturale”, allora, che dopo gli allarmi globalizzati sul virus dell’antrace (2001) e sull’influenza aviaria (che nel 2005 vide l’allora ministro della Salute Francesco Storace lanciato all’acquisto di dosi da milioni di euro, poi di fatto mai utilizzate perchè nel frattempo il virus era “mutato”), oggi dovesse arrivare una ennesima “maledizione biblica”. Terrorizzante, per la maggior parte dell’umanità, ma, per qualcun altro, provvidenziale.
Sulla influenza A o ³suina² – quel virus H1N1 che sta tenendo col fiato sospeso buona parte dell’umanità, fra propaganda dei governi, complicità dei grandi media nelle mani degli stessi colossi farmaceutici, ma anche fra leggende metropolitane e falsi scoop – cominciano oggi a farsi strada le prime, rigorose ricostruzioni che, dati scientifici alla mano, lasciano filtrare le terribili verità alla base dell’allarme planetario. Perciò, nelle stesse ore in cui la Agenzia europea per il controllo sui farmaci da’ via libera ai primi due vaccini anti-pandemia, che saranno prodotti da Novartis e GlaxoSmithKline, arrivano impietosi dossier come quello di Luciano Gianazza, autore di numerosi libri che smascherano il dietro le quinte affaristico della medicina contemporanea. Il quale oggi parla di questi vaccini come delle nuove armi biologiche di distruzione di massa.
ACCHIAPPA LA SUINA
Dopo le prime avvisaglie della scorsa primavera, il clamore mediatico sulla suina esplode a giugno, quando la Organizzazione mondiale della sanità annuncia che la pandemia sarà di livello 6, vale a dire molto elevato, scatenando la corsa dei governi all’acquisto del vaccino. L’attività, nei laboratori, diventa da allora frenetica. Quali rischi comportano la fretta e la conseguente, possibile approssimazione? «Alle multinazionali del cartello Big Pharma (GlaxoSmithKline, Baxter, Novartis e altre) – punta l’indice Gianazza – è stato assicurato che non vi sarà contro di loro alcun ricorso per eventuali morti o gravi danni che questi vaccini possono causare». Ancor più esplicito il movente economico: «la Novartis – fa sapere Gianazza – ha raccolto ordinativi gia’ da trenta diversi Paesi. Solo dagli Usa riceverà 346 milioni di dollari per l’antigene e 348,8 milioni per un adiuvante. La Baxter ha ordini da cinque Paesi per 80 milioni di dosi, ma non ha ricevuto l’approvazione della Food and Drug Administration, quindi venderà al di fuori degli Stati Uniti. GlaxoSmithKline ha ricevuto 250 milioni per la fornitura agli Usa di numerosi “prodotti pandemici”. Il totale degli ordini nei soli Stati Uniti ammonta a 7 miliardi di dollari». Numerose le sostanze tossiche, a partire dai cosiddetti adiuvanti, senza i quali i vaccini non potrebbero essere conservati nè mantenuti in forma stabile. Fra questi Gianazza enumera ad esempio «il thimerosal, conservante 50 volte più tossico del mercurio, che può provocare a lungo termine disfunzioni del sistema immunitario, sensoriali, motorie, neurologiche, comportamentali». GlaxoSmithKline, che ha sede a Londra, come adiuvante per i suoi vaccini usa anche un composto contenente alluminio, il cui uso, in certe dosi, è causa accertata di disfunzione cognitiva. C’e’ poi la formaldeide: una nota sostanza cancerogena e tossica per l’apparato riproduttivo. «Nel 2007 – continua Gianazza – la California ha utilizzato più di 30.000 tonnellate di questa sostanza cancerogena come microbicida sulle più importanti coltivazioni sparse nel suo territorio». Altro ingrediente comune ai nuovi vaccini è lo squalene, noto come sostanza che può provocare l’artrite reumatoide. E i ricercatori oggi associano l’uso dello squalene alla cosiddetta “Sindrome della Guerra del Golfo” che ha colpito migliaia di soldati americani con danni irreparabili al sistema immunitario, compresi sclerosi multipla, fibromialgia e, appunto, l’artrite reumatoide. Passiamo al secondo produttore, la Baxter International con casa madre a Chicago e una sede anche in Italia. Non si conoscono ancora fino in fondo le sostanze presenti nel nuovo vaccino, ma può essere utile dare un’occhiata a quelle che si trovavano nel prodotto contro il virus H5N1 dell’influenza aviaria. «Le cellule in coltura – si legge nel dossier di Gianazza – sono prese dalla “scimmia verde africana”. I tessuti prelevati da questa specie di scimmie sono stati in passato responsabili della trasmissione di virus, tra cui l’HIV e la poliomielite. La Baxter ha posto una richiesta di brevetto sul processo che utilizza questo tipo di coltura cellulare per la produzione di quantità di virus infettivi, che vengono poi inattivati con formaldeide e luce ultravioletta». Passiamo al terzo colosso, l’elvetica Novartis International AG con sede a Basilea e una propaggine in Italia, a Torre Annunziata, ai margini del fiume Sarno, il corso d’acqua tristemente famoso per essere uno fra i più inquinati d’Europa. Ed è proprio dalla Novartis che l’Italia avrebbe acquistato le sue dosi di vaccino anti-suina. Al pari della Baxter, la corazzata elvetica sta utilizzando una linea cellulare di cui è proprietaria (analoga a quella della scimmia verde) per far crescere i ceppi del virus, invece delle uova di gallina, come si era sempre fatto finora. Ciò permette all’azienda di ridurre drasticamente il tempo necessario per iniziare la produzione del vaccino, che ha preso la denominazione ufficiale di “Focetria”. Anche qui non mancano additivi come la formaldeide e il bromuro dicetiltrimetilammonio, un disinfettante utilizzato per sterilizzare utensili.
PARTICELLE KILLER
Altro allarme è quello lanciato dall’economista e politologo William Engdahl, collaboratore di testate come Asia Times e autore di libri sulla globalizzazione. A metà settembre il gruppo indipendente internazionale Global Research pubblica un articolo in cui Engdahl rivela la presenza di nanoparticelle nei vaccini per l’influenza H1N1. «Ora è saltato fuori – si legge – che i vaccini approvati per essere utilizzati in Germania e nei paesi europei contengono delle nanoparticelle in una forma che e’ risultata attaccare cellule sane e che può essere mortale». Il sistema era stato messo a punto nel 2007 dai ricercatori dell’Ecole Polytechnique Fe’de’rale de Lausanne i quali, in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, avevano spiegato: «queste particelle sono cosi’ sottili che, una volta iniettate, nuotano nella matrice extracellulare della pelle e vanno di filato ai linfonodi. Entro pochi minuti raggiungono una concentrazione di cellule D migliaia di volte maggiore che nella pelle. La risposta immunitaria può essere quindi estremamente forte». «C’è un solo – obietta Engdahl – piccolo problema: i vaccini che contengono nanoparticelle possono essere mortali o, come minimo, causare danni irreparabili per la salute». Le particelle di nanodimensioni – viene spiegato – si fondono con le membrane del nostro corpo e, secondo studi recenti condotti in Cina ed in Giappone, vanno avanti a distruggere le cellule senza sosta. Una volta che hanno interagito con la struttura cellulare, non possono più essere rimosse. «Dopo lo scandalo dell’amianto – incalza Engdahl – è stato appurato che particelle di dimensione inferiore ad un milionesimo di metro, per la loro enorme forza attrattiva, penetrano in tutte le cellule distruggendo tutte quelle con le quali entrano in contatto. E le nanoparticelle sono ben più piccole delle fibre di amianto. Prove effettuate a Beijing dimostrano gli effetti mortali sull’uomo». L’European Respiratory Journal, autorevole periodico destinato a medici ed operatori sanitari, nel numero di agosto ha pubblicato un articolo intitolato “L’esposizione alle nanoparticelle è correlata con il versamento pleurico, la fibrosi polmonare ed il granuloma”. Si riporta quanto avvenuto nel 2008 a sette giovani donne ricoverate presso il Beijing Chaoyang Hospital. Di età fra i 18 ed i 47 anni, erano state esposte a nanoparticelle per un periodo dai 5 ai 13 mesi sul posto di lavoro. Analoghi i sintomi: dispnea, versamento pleurico, liquido nei polmoni, difficoltà respiratoria. Gli esami hanno confermato che le nanoparticelle avevano innescato nei polmoni infiammazioni e processi di fibrosi, con presenza di granulomi nella pleura. Il microscopio elettronico ha permesso di osservare che le nanoparticelle si erano collocate nel citoplasma e nel nucleo delle cellule epiteliali e mesoteliali dei polmoni. «Il fatto che l’Organizzazione mondiale per la sanità, l’European Medicines Evaluation Agency ed il German Robert Koch Institute permettano oggi che la popolazione venga iniettata con vaccini ampiamente non sperimentati contenenti nanoparticelle – è la drastica conclusione di William Engdahl – la dice lunga sul potere della lobby farmaceutica sulle politiche europee».
(Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=236 del 29.10.2009; segnalato da: http://www.comedonchisciotte.org; pubblicato anche su: http://www.selese.org/ )
Assuefatti alle immagini…?
L’informazione si basa sulle immagini, esse sono la sua base e il suo pretesto, in qualche modo; anzi, senza esagerare, potremmo dire che l’immagine è il nutrimento
dell’informazione, che questa si alimenta costantemente di immagini: festino infinito della comunicazione in cui ogni informazione divora parassitariamente l’immagine sulla quale si innesta. Dopotutto, le immagini non hanno un senso (definito), non sono a lettura univoca forse non sono nemmeno leggibili. Nella loro opacità, le immagini necessitano di un’operazione che sappia portarle al chiarore della lettura, ma così rischiarate esse restano come invisibili sotto la luminosità accecante di ciò che si proietta su di esse. E’ il problema della didascalia, così come del montaggio (le immagini di Ejzen tejn che dovrebbero docilmente sparire nel montaggio ideologico). L’immagine conta più della parola che la spiega e la rischiara solo fino al momento in cui quest’ultima non è stata in grado di catturarla, di appropriarsene e imbrigliarla, occultandola nelle pieghe del linguaggio. Forse non è l’immagine che conta in questa società dello spettacolo: essa funge solo da base, da materia prima, mentre in alto, assurta al rango che spetta al Senso, sta la didascalia compiutezza dello spettacolo stesso. L’essere bombardati costantemente dalle immagini non è altro che il diretto corollario di questa preminenza della parola nella sua relazione con l’immagine. La prima necessita di un continuo consumo di immagini per potersi alimentare, ed è per questo che possiamo dirci insensibili alle immagini: perché ora esse non riescono nemmeno più a toccarci, poiché sono già sempre riprese da un discorso che sia in grado di orientarne sapientemente la lettura (cosa ben diversa da un incontro). Le immagini non ci toccano più, non hanno più alcun potere su di noi (in questo senso ne siamo assuefatti): avidi di parole, di senso, di idee o ideali, noi passiamo attraverso le immagini per raggiungere la forma limpida della Verità, il loro senso segreto fattosi parola. E così ogni immagine è perfettamente scambiabile, perfettamente sostituibile, ciascuna pronta ad anticipare la prossima immagine da mostrare, o meglio: consumare, ma consumata senza qualcuno l’abbia veramente incontrata.
(Ieri ho guardato per la prima volta le fotografie del corpo di Stefano Cucchi, senza una voce che mi narrasse gli avvenimenti che hanno deciso della sua morte, senza didascalia che ne illustrasse poiché è solo la parola che illustra l’opacità delle immagini senza una didascalia che mi porgesse la Vera storia. E, nel guardare queste foto, senza più nemmeno aver la forza di leggere l’articolo, le parole son come rimaste soffocate in gola, il pensiero infranto.)
marco
>Assuefatti alle immagini…?
>
L’informazione si basa sulle immagini, esse sono la sua base e il suo pretesto, in qualche modo; anzi, senza esagerare, potremmo dire che l’immagine è il nutrimento
dell’informazione, che questa si alimenta costantemente di immagini: festino infinito della comunicazione in cui ogni informazione divora parassitariamente l’immagine sulla quale si innesta. Dopotutto, le immagini non hanno un senso (definito), non sono a lettura univoca forse non sono nemmeno leggibili. Nella loro opacità, le immagini necessitano di un’operazione che sappia portarle al chiarore della lettura, ma così rischiarate esse restano come invisibili sotto la luminosità accecante di ciò che si proietta su di esse. E’ il problema della didascalia, così come del montaggio (le immagini di Ejzen tejn che dovrebbero docilmente sparire nel montaggio ideologico). L’immagine conta più della parola che la spiega e la rischiara solo fino al momento in cui quest’ultima non è stata in grado di catturarla, di appropriarsene e imbrigliarla, occultandola nelle pieghe del linguaggio. Forse non è l’immagine che conta in questa società dello spettacolo: essa funge solo da base, da materia prima, mentre in alto, assurta al rango che spetta al Senso, sta la didascalia compiutezza dello spettacolo stesso. L’essere bombardati costantemente dalle immagini non è altro che il diretto corollario di questa preminenza della parola nella sua relazione con l’immagine. La prima necessita di un continuo consumo di immagini per potersi alimentare, ed è per questo che possiamo dirci insensibili alle immagini: perché ora esse non riescono nemmeno più a toccarci, poiché sono già sempre riprese da un discorso che sia in grado di orientarne sapientemente la lettura (cosa ben diversa da un incontro). Le immagini non ci toccano più, non hanno più alcun potere su di noi (in questo senso ne siamo assuefatti): avidi di parole, di senso, di idee o ideali, noi passiamo attraverso le immagini per raggiungere la forma limpida della Verità, il loro senso segreto fattosi parola. E così ogni immagine è perfettamente scambiabile, perfettamente sostituibile, ciascuna pronta ad anticipare la prossima immagine da mostrare, o meglio: consumare, ma consumata senza qualcuno l’abbia veramente incontrata.
(Ieri ho guardato per la prima volta le fotografie del corpo di Stefano Cucchi, senza una voce che mi narrasse gli avvenimenti che hanno deciso della sua morte, senza didascalia che ne illustrasse poiché è solo la parola che illustra l’opacità delle immagini senza una didascalia che mi porgesse la Vera storia. E, nel guardare queste foto, senza più nemmeno aver la forza di leggere l’articolo, le parole son come rimaste soffocate in gola, il pensiero infranto.)
marco

