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>Patologia giudiziaria 3
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FUOCO E PESTAGGI IN VIA CORELLI
Lo scritto che segue è del 25 Ottobre 2009 in Macerie e Storie di Torino
Questa settimana dentro al Cie di via Corelli è scoppiata un’epidemia di influenza, ovviamente aggravata dalla pietosa condizione igienica e sanitaria nella quale sono costretti a vivere i prigionieri. Alcuni di loro, costretti a letto dalla febbre alta, hanno dovuto essere trasportati in infermeria a braccio dai propri compagni visto il rifiuto netto dei medici della Croce Rossa di entrare nelle gabbie. Le cure, come al solito, sono superficiali e per protestare già da venerdì 28 prigionieri hanno indetto uno sciopero della fame. Sei di loro, che evidentemente rompevano troppo le scatole, sono stati picchiati dalla polizia mentre la Croce Rossa ha continuato a minimizzare, somministrando un po’ di tachipirina, un po’ bicarbonato per fare gargarismi e molti psicofarmaci.
Il nervosismo dentro alle gabbie è salito ulteriormente sabato mattina quando è arrivata la notizia che tre dei prigionieri del Centro – un marocchino e due tunisini – erano stati deportati in… Algeria! E così ieri sera la disperazione ha preso il sopravvento. Prima solo uno, poi anche altri quattro prigionieri della sezione hanno cominciato a tagliarsi, nella speranza di essere portati al Pronto soccorso per ricevere le cure necessarie; si sono tagliati il petto, le braccia, uno è arrivato a incidersi un taglio sul collo… I crocerossini, però, non hanno mosso un dito fino al pomeriggio di oggi quando, dopo essersi accorti che i reclusi sono in contatto costante con l’esterno, hanno mandano un infermiere dentro alle gabbie per medicare le ferite più profonde. Poco dopo alcuni poliziotti entrano nelle camerate consigliando ai presenti di smetterla di lamentarsi e minacciando ritorsioni: i prigionieri a questo punto scoppiano davvero e in due sezioni portano fuori dalle celle i materassi e li incendiano. La polizia entra nelle gabbie con i manganelli e spegne i fuochi, tre reclusi vengono portati dall’ispettore capo del Centro ed uno torna nelle camerate con sul viso i segni degli schiaffi e delle percosse.
In serata sono solo in tre a proseguire lo sciopero della fame e la polizia presidia i corridoi. In più è tutto il giorno che i riscaldamenti sono spenti. Questo è il numero del centralino di Corelli 02 70001950. Telefonate per fare pressione perché i reclusi feriti e malati vengano portati in ospedale e perché il riscaldamento venga immediatamente riacceso.
Aggiornamento 26 ottobre. Al risveglio i tre reclusi ancora in sciopero vengono convocati dall’Ufficio immigrazione del Centro e viene garantito loro che saranno curati e che i sanitari ricominceranno a dar loro i farmaci non appena riprenderanno a mangiare. Intorno a mezzogiorno, però, ritorna il fuoco nel Centro: è un prigioniero che, dopo aver parlato con il proprio Console, brucia dei materassi per protesta.
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Lo scritto che segue è del 25 Ottobre 2009 in Macerie e Storie di Torino
Questa settimana dentro al Cie di via Corelli è scoppiata un’epidemia di influenza, ovviamente aggravata dalla pietosa condizione igienica e sanitaria nella quale sono costretti a vivere i prigionieri. Alcuni di loro, costretti a letto dalla febbre alta, hanno dovuto essere trasportati in infermeria a braccio dai propri compagni visto il rifiuto netto dei medici della Croce Rossa di entrare nelle gabbie. Le cure, come al solito, sono superficiali e per protestare già da venerdì 28 prigionieri hanno indetto uno sciopero della fame. Sei di loro, che evidentemente rompevano troppo le scatole, sono stati picchiati dalla polizia mentre la Croce Rossa ha continuato a minimizzare, somministrando un po’ di tachipirina, un po’ bicarbonato per fare gargarismi e molti psicofarmaci.
Il nervosismo dentro alle gabbie è salito ulteriormente sabato mattina quando è arrivata la notizia che tre dei prigionieri del Centro – un marocchino e due tunisini – erano stati deportati in… Algeria! E così ieri sera la disperazione ha preso il sopravvento. Prima solo uno, poi anche altri quattro prigionieri della sezione hanno cominciato a tagliarsi, nella speranza di essere portati al Pronto soccorso per ricevere le cure necessarie; si sono tagliati il petto, le braccia, uno è arrivato a incidersi un taglio sul collo… I crocerossini, però, non hanno mosso un dito fino al pomeriggio di oggi quando, dopo essersi accorti che i reclusi sono in contatto costante con l’esterno, hanno mandano un infermiere dentro alle gabbie per medicare le ferite più profonde. Poco dopo alcuni poliziotti entrano nelle camerate consigliando ai presenti di smetterla di lamentarsi e minacciando ritorsioni: i prigionieri a questo punto scoppiano davvero e in due sezioni portano fuori dalle celle i materassi e li incendiano. La polizia entra nelle gabbie con i manganelli e spegne i fuochi, tre reclusi vengono portati dall’ispettore capo del Centro ed uno torna nelle camerate con sul viso i segni degli schiaffi e delle percosse.
In serata sono solo in tre a proseguire lo sciopero della fame e la polizia presidia i corridoi. In più è tutto il giorno che i riscaldamenti sono spenti. Questo è il numero del centralino di Corelli 02 70001950. Telefonate per fare pressione perché i reclusi feriti e malati vengano portati in ospedale e perché il riscaldamento venga immediatamente riacceso.
Aggiornamento 26 ottobre. Al risveglio i tre reclusi ancora in sciopero vengono convocati dall’Ufficio immigrazione del Centro e viene garantito loro che saranno curati e che i sanitari ricominceranno a dar loro i farmaci non appena riprenderanno a mangiare. Intorno a mezzogiorno, però, ritorna il fuoco nel Centro: è un prigioniero che, dopo aver parlato con il proprio Console, brucia dei materassi per protesta.
Dando “Voce al Silenzio”: Rigurgito KKK
Il testo che segue è una traduzione della pagina Our Goal del sito kkk.bz.
Il tempo in cui viviamo è molto eccitante; chiunque ne sia d’accordo dovrebbe sentirsi fiero di associarsi o sostenere questo movimento spontaneo per riavere l’America. Il Knights Party sarà, negli anni a venire, riconosciuto dagli americani come il Movimento dei Diritti dei Bianchi!
Ovunque essi vivano; qualunque il loro credo religioso; qualunque la loro presente organizzazione politica o fraterna; ognuno dovrebbe sostenere il Knights Party come il PARTITO politico del futuro e la Ultima Speranza per l’America.
Il Knights Party, riconoscendo che per raggiungere una reale sicurezza per la (nostra) gente debba ottenere il potere politico statunitense:
A.Diverrà leader del movimento razziale Bianco
Attraverso una forte ed organizzata dimostrazione di leadership
Attraverso l’addestramento ed uso di qualificati media di rappresentazione
B.Si batterà per divenire la forza guida e rappresentativa alle spalle della Comunità Bianca
Attreverso un uso aggressivo di pubblicità televisiva, radio e stampa
Attraverso un enorme piano nazionale di letteratura con cui raggiungere milioni di persone
Con una rottura legale del muro liberale che circonda le scuole ed università americane – per raggiungere ed istruire gli studenti nel riassesto delle loro scuole
Attraverso l’effettivo utilizzo di progetti per assistere nella ri-educazione le forze dell’ordine ed il personale dell’istruzione. Questi due gruppi, molto importanti, devono cambiare lato della storia; invece di ricevere continue informazioni da organizzazioni come ADL (Anti-Defamation League), NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), ACLU (American Civil Liberties Union)
C.Organizzare e dirigere i bianchi verso un livello di attivismo necessario alla vittoria politica
Attraverso l’organizzazione ed il mantenimento di forti unità locali
Attraverso audaci campagne pubbliche focalizzate in due idee principali:
– Cristiani bianchi sono stati traditi dai leader politici, economici, religiosi e dell’istruzione
– Il Knights Party è l’ultima speranza per l’America.
>Dando “Voce al Silenzio”: Rigurgito KKK
Il testo che segue è una traduzione della pagina Our Goal del sito kkk.bz.
Il tempo in cui viviamo è molto eccitante; chiunque ne sia d’accordo dovrebbe sentirsi fiero di associarsi o sostenere questo movimento spontaneo per riavere l’America. Il Knights Party sarà, negli anni a venire, riconosciuto dagli americani come il Movimento dei Diritti dei Bianchi!
Ovunque essi vivano; qualunque il loro credo religioso; qualunque la loro presente organizzazione politica o fraterna; ognuno dovrebbe sostenere il Knights Party come il PARTITO politico del futuro e la Ultima Speranza per l’America.
Il Knights Party, riconoscendo che per raggiungere una reale sicurezza per la (nostra) gente debba ottenere il potere politico statunitense:
A.Diverrà leader del movimento razziale Bianco
Attraverso una forte ed organizzata dimostrazione di leadership
Attraverso l’addestramento ed uso di qualificati media di rappresentazione
B.Si batterà per divenire la forza guida e rappresentativa alle spalle della Comunità Bianca
Attreverso un uso aggressivo di pubblicità televisiva, radio e stampa
Attraverso un enorme piano nazionale di letteratura con cui raggiungere milioni di persone
Con una rottura legale del muro liberale che circonda le scuole ed università americane – per raggiungere ed istruire gli studenti nel riassesto delle loro scuole
Attraverso l’effettivo utilizzo di progetti per assistere nella ri-educazione le forze dell’ordine ed il personale dell’istruzione. Questi due gruppi, molto importanti, devono cambiare lato della storia; invece di ricevere continue informazioni da organizzazioni come ADL (Anti-Defamation League), NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), ACLU (American Civil Liberties Union)
C.Organizzare e dirigere i bianchi verso un livello di attivismo necessario alla vittoria politica
Attraverso l’organizzazione ed il mantenimento di forti unità locali
Attraverso audaci campagne pubbliche focalizzate in due idee principali:
– Cristiani bianchi sono stati traditi dai leader politici, economici, religiosi e dell’istruzione
– Il Knights Party è l’ultima speranza per l’America.
Le Scarpe dei Suicidi
Questo POST vorrebbe essere un tentativo di percorso in alcuni spazi di Torino. Torino come spazi-o. Lo SQUAT a Torino.
Questo POST nasce da un pensiero unilaterale, solitario, una sera, questa sera di pubblicazione.
Questo pensiero forse non arriverà ad incontrare le persone in questi spazi, esposto com’è nell’essere incarnato in un vivente intimidito, timido ed incerto quale sono.
Questo è un tentativo.
Ciò che segue è il foglio d’inizio del libro Le Scarpe dei Suicidi.
La diffusione elettronica e cartacea di questo libro è gradita e vivamente consigliata.
Il 5 marzo 1998 a Torino sono stati arrestati tre anarchici che abitavano la Casa di Collegno. Lo squat viene chiuso dalle autorità. Contemporaneamente vengono attaccate altre due case occupate: l’Asilo è sgomberato mentre all’Alcova l’operazione non riesce.
Edoardo Massari (Baleno) Maria Soledad Rosas (Sole) e Silvano Pelissero sono accusati dal PM Maurizio Laudi di essere gli autori di alcuni attentati, avvenuti in Val Susa, contro i primi cantieri del Treno ad Alta Velocità.
I tre arrestati si dichiarano estranei alle accuse avanzate nei loro confronti.
Immediatamente nasce un vasto movimento di protesta contro la montatura di giudici Ros e Digos, che si estende anche in altre città. Decine e decine di persone vengono intimidite, pestate, inquisite, denunciate, processate e condannate.
Televisioni e giornali, di destra e di sinistra, – in servile ossequio al potere – scatenano una canea mediatica volta alla criminalizzazione dei posti occupati torinesi e degli occupanti. Gli squatter diventano il nuovo mostro da debellare.
Il 28 dello stesso mese Edoardo Massari muore impiccato nel carcere delle Vallette.
L’11 luglio successivo muore nell’identico modo anche Soledad Rosas, lei pure in stato di detenzione.
Nel gennaio 1999 Silvano, unico sopravvissuto all’inchiesta di Laudi, è condannato a 6 anni e 10 mesi dal giudice Franco Giordana. Verrà liberato solo nel marzo 2002 dopo quattro anni di detenzione, in seguito alla sentenza della corte di cassazione che riconoscerà l’inconsistenza delle prove relative all’associazione eversiva (art. 270 bis).
Ora che gli abitanti della Val Susa sono “avvisati”, decolla il progetto del treno veloce. A contrastare i programmi ultramiliardari e altamente nocivi del potere, sono solo i pazzi ed i sovversivi. E finiscono male.
Seppelliti i morti, gli Assassini – premiati dallo Stato – vorrebbero dimenticare…
>Le Scarpe dei Suicidi
>Questo POST vorrebbe essere un tentativo di percorso in alcuni spazi di Torino. Torino come spazi-o. Lo SQUAT a Torino.
Questo POST nasce da un pensiero unilaterale, solitario, una sera, questa sera di pubblicazione.
Questo pensiero forse non arriverà ad incontrare le persone in questi spazi, esposto com’è nell’essere incarnato in un vivente intimidito, timido ed incerto quale sono.
Questo è un tentativo.
Ciò che segue è il foglio d’inizio del libro Le Scarpe dei Suicidi.
La diffusione elettronica e cartacea di questo libro è gradita e vivamente consigliata.
Il 5 marzo 1998 a Torino sono stati arrestati tre anarchici che abitavano la Casa di Collegno. Lo squat viene chiuso dalle autorità. Contemporaneamente vengono attaccate altre due case occupate: l’Asilo è sgomberato mentre all’Alcova l’operazione non riesce.
Edoardo Massari (Baleno) Maria Soledad Rosas (Sole) e Silvano Pelissero sono accusati dal PM Maurizio Laudi di essere gli autori di alcuni attentati, avvenuti in Val Susa, contro i primi cantieri del Treno ad Alta Velocità.
I tre arrestati si dichiarano estranei alle accuse avanzate nei loro confronti.
Immediatamente nasce un vasto movimento di protesta contro la montatura di giudici Ros e Digos, che si estende anche in altre città. Decine e decine di persone vengono intimidite, pestate, inquisite, denunciate, processate e condannate.
Televisioni e giornali, di destra e di sinistra, – in servile ossequio al potere – scatenano una canea mediatica volta alla criminalizzazione dei posti occupati torinesi e degli occupanti. Gli squatter diventano il nuovo mostro da debellare.
Il 28 dello stesso mese Edoardo Massari muore impiccato nel carcere delle Vallette.
L’11 luglio successivo muore nell’identico modo anche Soledad Rosas, lei pure in stato di detenzione.
Nel gennaio 1999 Silvano, unico sopravvissuto all’inchiesta di Laudi, è condannato a 6 anni e 10 mesi dal giudice Franco Giordana. Verrà liberato solo nel marzo 2002 dopo quattro anni di detenzione, in seguito alla sentenza della corte di cassazione che riconoscerà l’inconsistenza delle prove relative all’associazione eversiva (art. 270 bis).
Ora che gli abitanti della Val Susa sono “avvisati”, decolla il progetto del treno veloce. A contrastare i programmi ultramiliardari e altamente nocivi del potere, sono solo i pazzi ed i sovversivi. E finiscono male.
Seppelliti i morti, gli Assassini – premiati dallo Stato – vorrebbero dimenticare…

