Registrazioni

http://shooresh1917.blogspot.com/

[Il resoconto è tratto dalla registrazione audio di un incontro tra comandanti delle forze di sicurezza iraniane. Nel riportare il dialogo, “essi” riferisce ai Basiji / polizia / guardiani. Si tratta quindi di un resoconto, piuttosto che la registrazione diretta degli interventi.]

Essi cercano di sviluppare strategie per colpire le proteste sulla base della dimensione, composizione e localizzazione dei leader.

ESSI USANO LE DONNE HEZBOLLAH per penetrare all’interno delle manifestazioni di nascosto alla gente

ESSI VOGLIONO usare FOTOGRAFI FINTI per fare FOTO Finte

1) Non hanno un buon sistema di comunicazione tra di loro per trasmettere dove sono le proteste e a chi debbano essere trasmesse le notizie relative

2) Colui che fa rapporto sulle proteste, deve sapere come dirlo, in modo che i colleghi non vadano nel panico se la protesta non e’ grande

3) Essi vogliono identificare il tipo (piccola, grande, studenti, gente a random) di protesta e assegnare la priorita’ a ogni rivolta

4) Essi pensano che posso facilmente controllare le proteste in quanto mancano di leadership e organizzazione

5) Essi vogliono all’interno di se stessi, gente capace di controllare, guidare e prendere decisioni per disperdere i manifestanti in qualsiasi modo

6) Essi stessi, non hanno una strategia comune prima delle manifestazioni. Devono essere capaci di riconoscere la differenza tra i manifestanti e osservatori delle proteste

7) Essi vedono 2 tipi di rivolta 1) formata completametne dai manifestanti 2) formata parzialmente dai manifestanti e dagli osservatori

8) Essi vogliono giocare con le emozioni della gente e la loro fiducia, che e’ lavoro fatto a meta’ per fermare le rivolte. Essi usano modi emotivi e psicologici per fermare i manifestanti, mentre i media/altri mezzi, fanno l’altra meta’ del lavoro per fermare le proteste

9) Essi vogliono conoscere i tipi dei manifestanti per fermargli prima. Esempio: se studenti vengono a Teheran, fermare il loro pullman nel viaggio

10) Essi anno bisogno di sapere che tipo di armi stanno usando! [Pietre]

11) Essi vogliono avere una tattica comune nella presa di decisione e gestione dei guardiani/basiji/polizia dentro e fuori alle proteste

12) Essi hanno bisogno di un leadership migliore nel loro sistema (Basiji/Guardie/Polizia)

13) Essi vogliono avere luoghi segreti per raggrupparsi nel caso i manifestanti dovessero occupare le divisioni della polizia / basiji

14) Essi vogliono usare telecamere del sistema del traffico agli incroci per controllare e idendificare i luoghi delle proteste.

15) Essi vogliono usare trucchi psicologici sulla gente per CALMARE e CONTROLLARE le proteste.

16) Essi non vogliono confinare le proteste in un angolo. Vogliono tenerli all’aperto, in modo che quando arrestano i manifestanti, gli altri scappino! Perche’ quando confinano i manifestanti e arrestano alcuni, gli altri rispondono e diventano violenti

17) Non volgiono portare armi pericolose che rendono i manifestanti piu’ aggressivi e difensivi (gioco psicologico) Esempio: gli studenti / i giovani divantano piu’ difensivi quando vedono i Basiji con armi pesanti

18) GIOCO PSICOLOGICO: giocare con la mente dei manifestanti, essere calmi e amichevoli con i manifestanti

19) Essi dicono che Alcuni manifestanti sono molto religiosi. Usare la religione per fare prendere parte ai basiji

20) Usate donne “Hezbollah” nelle università e ospedali come spie per aiutare i feriti e strappare informazioni

21) Essi non vogliono tenere i detenuti nei luoghi conosciuti: tante famiglie e altri che radunano fuori, sono difficili da controllare! Prevenire alla gente e alle famiglie dei detenuti di radunarsi fuori dalle prigioni non dicendo dove sono tenuti i prigionieri

22) Essi vogliono PAGARE tanti soldi ad ALCUNI BASIjI per diventare FOTOGRAFI, entrare nelle universita’, ospedali e spiare sui manifestanti

23) Essi vogliono PAGARE ALCUNI BASIJI per diventare FOTOGRAFI, anche per controllare i media e controllare le foto che saranno pubblicate

24) Le citta’ e i confini di Kerman, Khorasan, Seistan, & Baluchistan Cities/Borders necessitano di rafforzzare i loro guardiani e la loro sicurezza!

>Registrazioni

>

http://shooresh1917.blogspot.com/

[Il resoconto è tratto dalla registrazione audio di un incontro tra comandanti delle forze di sicurezza iraniane. Nel riportare il dialogo, “essi” riferisce ai Basiji / polizia / guardiani. Si tratta quindi di un resoconto, piuttosto che la registrazione diretta degli interventi.]

Essi cercano di sviluppare strategie per colpire le proteste sulla base della dimensione, composizione e localizzazione dei leader.

ESSI USANO LE DONNE HEZBOLLAH per penetrare all’interno delle manifestazioni di nascosto alla gente

ESSI VOGLIONO usare FOTOGRAFI FINTI per fare FOTO Finte

1) Non hanno un buon sistema di comunicazione tra di loro per trasmettere dove sono le proteste e a chi debbano essere trasmesse le notizie relative

2) Colui che fa rapporto sulle proteste, deve sapere come dirlo, in modo che i colleghi non vadano nel panico se la protesta non e’ grande

3) Essi vogliono identificare il tipo (piccola, grande, studenti, gente a random) di protesta e assegnare la priorita’ a ogni rivolta

4) Essi pensano che posso facilmente controllare le proteste in quanto mancano di leadership e organizzazione

5) Essi vogliono all’interno di se stessi, gente capace di controllare, guidare e prendere decisioni per disperdere i manifestanti in qualsiasi modo

6) Essi stessi, non hanno una strategia comune prima delle manifestazioni. Devono essere capaci di riconoscere la differenza tra i manifestanti e osservatori delle proteste

7) Essi vedono 2 tipi di rivolta 1) formata completametne dai manifestanti 2) formata parzialmente dai manifestanti e dagli osservatori

8) Essi vogliono giocare con le emozioni della gente e la loro fiducia, che e’ lavoro fatto a meta’ per fermare le rivolte. Essi usano modi emotivi e psicologici per fermare i manifestanti, mentre i media/altri mezzi, fanno l’altra meta’ del lavoro per fermare le proteste

9) Essi vogliono conoscere i tipi dei manifestanti per fermargli prima. Esempio: se studenti vengono a Teheran, fermare il loro pullman nel viaggio

10) Essi anno bisogno di sapere che tipo di armi stanno usando! [Pietre]

11) Essi vogliono avere una tattica comune nella presa di decisione e gestione dei guardiani/basiji/polizia dentro e fuori alle proteste

12) Essi hanno bisogno di un leadership migliore nel loro sistema (Basiji/Guardie/Polizia)

13) Essi vogliono avere luoghi segreti per raggrupparsi nel caso i manifestanti dovessero occupare le divisioni della polizia / basiji

14) Essi vogliono usare telecamere del sistema del traffico agli incroci per controllare e idendificare i luoghi delle proteste.

15) Essi vogliono usare trucchi psicologici sulla gente per CALMARE e CONTROLLARE le proteste.

16) Essi non vogliono confinare le proteste in un angolo. Vogliono tenerli all’aperto, in modo che quando arrestano i manifestanti, gli altri scappino! Perche’ quando confinano i manifestanti e arrestano alcuni, gli altri rispondono e diventano violenti

17) Non volgiono portare armi pericolose che rendono i manifestanti piu’ aggressivi e difensivi (gioco psicologico) Esempio: gli studenti / i giovani divantano piu’ difensivi quando vedono i Basiji con armi pesanti

18) GIOCO PSICOLOGICO: giocare con la mente dei manifestanti, essere calmi e amichevoli con i manifestanti

19) Essi dicono che Alcuni manifestanti sono molto religiosi. Usare la religione per fare prendere parte ai basiji

20) Usate donne “Hezbollah” nelle università e ospedali come spie per aiutare i feriti e strappare informazioni

21) Essi non vogliono tenere i detenuti nei luoghi conosciuti: tante famiglie e altri che radunano fuori, sono difficili da controllare! Prevenire alla gente e alle famiglie dei detenuti di radunarsi fuori dalle prigioni non dicendo dove sono tenuti i prigionieri

22) Essi vogliono PAGARE tanti soldi ad ALCUNI BASIjI per diventare FOTOGRAFI, entrare nelle universita’, ospedali e spiare sui manifestanti

23) Essi vogliono PAGARE ALCUNI BASIJI per diventare FOTOGRAFI, anche per controllare i media e controllare le foto che saranno pubblicate

24) Le citta’ e i confini di Kerman, Khorasan, Seistan, & Baluchistan Cities/Borders necessitano di rafforzzare i loro guardiani e la loro sicurezza!

Racconto da Prigione Evin

Ogni cosa accaduta nei giorni passati in Iran (in relazione alla violazione dei diritti umani ed anche alla repressione degli iraniani – chiaramente testimoniati ed osservati dagli stessi iraniani e dal mondo intero) è stato argomento che non ha potuto essere negato.
Coloro che sono responsabili di questi accadimenti hanno fatto del loro meglio per negare tutto, insufficientemente.
Ma ciò che accade ai prigionieri in Iran, specialmente nella prigione Evin, è tema nascosto dalle mura o in altre parole ‘segreto’, imponendo i prigionieri lontani dalla vista degli attivisti per i diritti umani.
Racconti di violenze, torture ed abusi sui prigionieri e la disponibilità di minime strutture di soccorso sono trapelati recentemente (alcuni di coloro che ne sono stati rilasciati ne hanno rivelato l’esistenza).
Molti prigionieri, in isolamento già dai giorni precedenti le elezioni, a seguito dell’intenso movimento di arresti, rimangono chiusi nelle celle senza che alcun inquisitore li visiti. In alcuni casi sono lasciati nelle celle per più di 40-50 giorni. Con l’inizio della protesta (senza precedenti in Iran), specialmente in Tehran, ed i conseguenti arresti, la disciplina nella prigione Evin (specialmente nelle unità 240 e 209) si aggrava.
L’intensità nella capitale sta riempiendo le celle nelle due unità. Le autorità carcerarie e l’unità di sicurezza erano costrette a riempire i corridoi di prigionieri per poi portarli nelle sezioni disabitate da tempo.
A causa di una grave mancanza di spazio nella prigione, molti degli interrogatori hanno avuto luogo nelle celle o nei corridoi e non nelle stanze apposite I prigionieri sono picchiati e torturati durante questi interrogatori. L’eccessiva esuberanza di persone è il problema principale dei prigionieri, che sono nelle peggiori condizioni in quanto a cibo ed igiene. Le autorità della prigione Evin sono estremamente noncuranti e non tengono conto dei [manutenzione] prigionieri. La situazione è talmente grave che, in assenza di alimentazione, i prigionieri possono ritenersi fortunati di ricevere una sola piccola porzione di cibo al giorno.
Le autorità in carica alla prigione Evin, come gli inquisitori, secondo le testimonianze dei prigionieri, fanno forza sul nome di Ahmadinejads, ed abusano di conseguenza. Sono molto più brutali e severi di prima. Non fanno eccezioni tra prigionieri, cioè trattano tutti allo stesso modo.
I più conosciuti, o prigionieri speciali sono trasferiti in unità di isolamento che sono completamente sconosciute nella prigione. Questi posti sono rimasti in disuso per molto tempo, ed alcuni mancano di strutture. I testimoni parlano di queste celle che in persiano sono chiamate SIAHCHAL.
Questi testimoni raccontano come queste celle d’isolamento siano davvero piccole; il prigioniero non può nemmeno distendere il corpo, per dormire. Queste sono buie, non hanno annaffiatoio, ma una minuscola toilette. Il prigioniero in queste celle non può avere una doccia, fino all’uscita.
La quantità di violenze e torture, per confessioni, non può essere descritta. Molti dei prigionieri vengono gravemente feriti nel corso degli interrogatori, anche se non è disponibile alcun soccorso medico per loro. I prigionieri non hanno accesso a cibo appropriato. La questione sanitaria nella prigione Evin è un problema. Violenze e torture divengono insostenibili per i prigionieri. Le organizzazioni che fanno arresti sono: il ministero dell’Informazione, la guardia rivoluzionaria e Basij. Torture e violenze sono agite in prevalenza da Basij. Nei giorni recenti, a causa dell’aumento degli arresti e del conseguente sovraffollamento delle prigioni e delle stazioni di polizia, molti di coloro che vengono arrestati, vengono rilasciati dopo torture. Ad ogni modo la maggior parte dei prigionieri è rinchiusa in prigione. Inoltre, la maggior parte di questi, pressoché sconosciuti se non alle famiglie, non vengono reclamati. Vengono rinchiusi in celle che contengono 10-15 persone, e dopo un paio di giorni potrebbero essere interrogati, solo se qualcuno ricorda che sono stati rinchiusi.
Oltre alla prigione Evin, coloro che vengono arrestati vengono spesso rinchiusi in prigioni molto vecchie, che non sarebbero nemmeno agibili. Un esempio è l’Interior Ministriy Detention’, conosciuta come MENHAYE CHAHAR – Meno Quattro. Si è letto di studenti arrestati alla Tehran University e condotti in questo posto dove vengono severamente torturati. Altri luoghi sono: Shapour Detention Unit e le sicure della polizia.
Anche la quarantena principale nella prigione Evin si sta sviluppando nelle peggiori condizioni a causa dell’elevato numero di prigionieri. Un prigionieri di Evin dice “La quarantena è ormai estesa fino al tetto della prigione.” Una delle torture più usate è quella di mantenere i prigionieri svegli in piedi. Questo tipo di tortura è maggiormente usato per prigionieri che si suppone individuati da telecamere, per confessare.

>Racconto da Prigione Evin

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Ogni cosa accaduta nei giorni passati in Iran (in relazione alla violazione dei diritti umani ed anche alla repressione degli iraniani – chiaramente testimoniati ed osservati dagli stessi iraniani e dal mondo intero) è stato argomento che non ha potuto essere negato.
Coloro che sono responsabili di questi accadimenti hanno fatto del loro meglio per negare tutto, insufficientemente.
Ma ciò che accade ai prigionieri in Iran, specialmente nella prigione Evin, è tema nascosto dalle mura o in altre parole ‘segreto’, imponendo i prigionieri lontani dalla vista degli attivisti per i diritti umani.
Racconti di violenze, torture ed abusi sui prigionieri e la disponibilità di minime strutture di soccorso sono trapelati recentemente (alcuni di coloro che ne sono stati rilasciati ne hanno rivelato l’esistenza).
Molti prigionieri, in isolamento già dai giorni precedenti le elezioni, a seguito dell’intenso movimento di arresti, rimangono chiusi nelle celle senza che alcun inquisitore li visiti. In alcuni casi sono lasciati nelle celle per più di 40-50 giorni. Con l’inizio della protesta (senza precedenti in Iran), specialmente in Tehran, ed i conseguenti arresti, la disciplina nella prigione Evin (specialmente nelle unità 240 e 209) si aggrava.
L’intensità nella capitale sta riempiendo le celle nelle due unità. Le autorità carcerarie e l’unità di sicurezza erano costrette a riempire i corridoi di prigionieri per poi portarli nelle sezioni disabitate da tempo.
A causa di una grave mancanza di spazio nella prigione, molti degli interrogatori hanno avuto luogo nelle celle o nei corridoi e non nelle stanze apposite I prigionieri sono picchiati e torturati durante questi interrogatori. L’eccessiva esuberanza di persone è il problema principale dei prigionieri, che sono nelle peggiori condizioni in quanto a cibo ed igiene. Le autorità della prigione Evin sono estremamente noncuranti e non tengono conto dei [manutenzione] prigionieri. La situazione è talmente grave che, in assenza di alimentazione, i prigionieri possono ritenersi fortunati di ricevere una sola piccola porzione di cibo al giorno.
Le autorità in carica alla prigione Evin, come gli inquisitori, secondo le testimonianze dei prigionieri, fanno forza sul nome di Ahmadinejads, ed abusano di conseguenza. Sono molto più brutali e severi di prima. Non fanno eccezioni tra prigionieri, cioè trattano tutti allo stesso modo.
I più conosciuti, o prigionieri speciali sono trasferiti in unità di isolamento che sono completamente sconosciute nella prigione. Questi posti sono rimasti in disuso per molto tempo, ed alcuni mancano di strutture. I testimoni parlano di queste celle che in persiano sono chiamate SIAHCHAL.
Questi testimoni raccontano come queste celle d’isolamento siano davvero piccole; il prigioniero non può nemmeno distendere il corpo, per dormire. Queste sono buie, non hanno annaffiatoio, ma una minuscola toilette. Il prigioniero in queste celle non può avere una doccia, fino all’uscita.
La quantità di violenze e torture, per confessioni, non può essere descritta. Molti dei prigionieri vengono gravemente feriti nel corso degli interrogatori, anche se non è disponibile alcun soccorso medico per loro. I prigionieri non hanno accesso a cibo appropriato. La questione sanitaria nella prigione Evin è un problema. Violenze e torture divengono insostenibili per i prigionieri. Le organizzazioni che fanno arresti sono: il ministero dell’Informazione, la guardia rivoluzionaria e Basij. Torture e violenze sono agite in prevalenza da Basij. Nei giorni recenti, a causa dell’aumento degli arresti e del conseguente sovraffollamento delle prigioni e delle stazioni di polizia, molti di coloro che vengono arrestati, vengono rilasciati dopo torture. Ad ogni modo la maggior parte dei prigionieri è rinchiusa in prigione. Inoltre, la maggior parte di questi, pressoché sconosciuti se non alle famiglie, non vengono reclamati. Vengono rinchiusi in celle che contengono 10-15 persone, e dopo un paio di giorni potrebbero essere interrogati, solo se qualcuno ricorda che sono stati rinchiusi.
Oltre alla prigione Evin, coloro che vengono arrestati vengono spesso rinchiusi in prigioni molto vecchie, che non sarebbero nemmeno agibili. Un esempio è l’Interior Ministriy Detention’, conosciuta come MENHAYE CHAHAR – Meno Quattro. Si è letto di studenti arrestati alla Tehran University e condotti in questo posto dove vengono severamente torturati. Altri luoghi sono: Shapour Detention Unit e le sicure della polizia.
Anche la quarantena principale nella prigione Evin si sta sviluppando nelle peggiori condizioni a causa dell’elevato numero di prigionieri. Un prigionieri di Evin dice “La quarantena è ormai estesa fino al tetto della prigione.” Una delle torture più usate è quella di mantenere i prigionieri svegli in piedi. Questo tipo di tortura è maggiormente usato per prigionieri che si suppone individuati da telecamere, per confessare.

Primo Sciopero Italiano dei Blogger contro la legge “ammazza internet “

Qualche volta anche il sindacato dei giornalisti ne imbrocca una, e tra queste c’è la decisione di fare un giorno di silenzio dell’informazione il 14 luglio contro la legge bavaglio sulle intercettazioni: quella fortemente voluta da Berlusconi e fortemente gradita da criminali di ogni sorta (specie quelli della finanza). Il ridicolo obbligo di rettifica inserito nel decreto medesimo andrà a colpire e a soffocare chi blogga, chi twitta, chi immette contenuti nei siti di condivisione e via dicendo. Guido Scorza, che insegna informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, parla senza giri di parole di «una legge ammazza-internet».Una giornata di silenzio dei blogger, per protestare insieme ai giornalisti, credo che sarebbe un bellissimo segno. Senza dire che il primo “sciopero dei blog” avrebbe un impatto mediatico straordinario – forse perfino superiore a quello dei professionisti. Il primo videoblogger a gettare la spugna è FreedomAndDemocracy. Dopo 1445 video pubblicati in quasi due anni, ha deciso di chiudere il suo canale YouTube. «Il rischio è che dal punto di vista economico sei danneggiato».

>Primo Sciopero Italiano dei Blogger contro la legge “ammazza internet “

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Qualche volta anche il sindacato dei giornalisti ne imbrocca una, e tra queste c’è la decisione di fare un giorno di silenzio dell’informazione il 14 luglio contro la legge bavaglio sulle intercettazioni: quella fortemente voluta da Berlusconi e fortemente gradita da criminali di ogni sorta (specie quelli della finanza). Il ridicolo obbligo di rettifica inserito nel decreto medesimo andrà a colpire e a soffocare chi blogga, chi twitta, chi immette contenuti nei siti di condivisione e via dicendo. Guido Scorza, che insegna informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, parla senza giri di parole di «una legge ammazza-internet».Una giornata di silenzio dei blogger, per protestare insieme ai giornalisti, credo che sarebbe un bellissimo segno. Senza dire che il primo “sciopero dei blog” avrebbe un impatto mediatico straordinario – forse perfino superiore a quello dei professionisti. Il primo videoblogger a gettare la spugna è FreedomAndDemocracy. Dopo 1445 video pubblicati in quasi due anni, ha deciso di chiudere il suo canale YouTube. «Il rischio è che dal punto di vista economico sei danneggiato».

Breve storia di una panchina dalla vita troppo breve

Quasi 500 cittadini e cittadine veronesi con nomi e cognomi hanno proposto “un percorso pubblico da ‘fare insieme’ per esprimere dissenso verso una città chiusa, discriminante e paurosa e per progettare una città aperta, giusta e gioiosa”.
Durante l’inverno si sono incontrati in assemblee pubbliche, con prestigiosi relatori, per ragionare insieme sui sempre più cupi divieti che incombono sulle nostre vite e sulla nostra città ed hanno individuato come simbolo della città chiusa, discriminante e paurosa l’atto scellerato dell’amministrazione comunale di togliere le panchine dai giardini in cui erano soliti sostare anche stranieri. Togliendo le panchine, si sono ridotti i diritti di tutti: il diritto ad una sosta ristoratrice, a giardini pubblici curati, il diritto al riposo, alla convivialità, all’incontro casuale con altri, il diritto a godere ‘gratuitamente’ della vista della nostra città… il diritto del contribuente a vedere i propri soldi utilizzati per aggiungere servizi, non per diminuirli (ma le tasse, quelle no, non sono diminuite!). Tutti i sabati di maggio alle 12, portando le proprie sedie da casa, i membri del Comitato e non solo si sono riuniti nel disadorno e indegno giardinetto di Via Prato Santo semplicemente per stare assieme, offrendo a chiunque un aperitivo, una poesia, una lettura, uno spettacolo, a simboleggiare la possibilità di una città aperta, giusta, gioiosa.
Ieri hanno ‘offerto’ a quel giardinetto e a tutti coloro che hanno ancora voglia di abitare la città una verde e luccicante panchina che, certo, non era sufficiente a cancellare il degrado nel quale l’amministrazione lascia questo ed altri luoghi pubblici, ma che (ben lo simboleggiavano le primule piantate ai piedi della verde e comoda panchina) non era che l’inizio di una riqualificazione voluta e attuata direttamente dai cittadini e dalle cittadine.
La panchina, ben confezionata con elegante fiocco rosso, è stata ‘scartata’ e inaugurata sotto gli occhi di tutti ‘a disposizione di chiunque voglia sedersi nei Giardini di Via Prato Santo’, recita la targa affissa dal “Comitato Verona, città aperta”. Un atto gratuito di generosità, un esempio di virtù civiche… Abbiamo vissuto su quella panchina, fino al diluvio della sera: un breve resoconto di quelle poche ore può dare a tutti la dimensione dei ‘bisogni’ cui questo semplice gesto ha dato risposte.
– Visto anche il via vai di giornalisti e fotografi, si sono subito avvicinati dei ‘curiosi’ chiedendoci informazioni e plaudendo all’iniziativa, tutti sgomenti per il totale abbandono del giardino e sperando nell’avvio di una rinascita. Molti hanno voluto essere fotografati seduti sulla panchina.
– Verso le 13 abbiamo acquistato della pizza, delle birre, un po’ di frutta e verdura e, contravvenendo ad altra ordinanza ma sotto gli occhi anche delle forza dell’ordine, abbiamo pranzato lì sulla ‘nostra’ (e vostra) panchina, attirando, nell’ordine, un ragazzo del Senegal che si è unito a noi e 6 turisti tedeschi che, stanchi dal giro turistico in città e in attesa di andare a vedere Carmen in Arena, avevano cercato un po’ di riposo, in mancanza di meglio, appoggiandosi ai tronchi degli alberi… Abbiamo offerto loro la panchina e si sono seduti gustando qualche albicocca e lamentandosi, increduli, della poca accoglienza verso gli stranieri. Rimasti impressionati dai braccioli visti sulle panchine in altri luoghi della città, hanno chiesto di essere fotografati stesi sulla panchina. E’ stata poi la volta di un
ragazzo con le stampelle, che sulla panchina ha trovato un po’ di riposo.
– Al vicino bar, dove siamo andati a prendere i caffè che abbiamo poi sorseggiato sempre sulla panchina, il gestore ci ha fatto presente che in quel giardino mancano non solo le panchine, ma anche le strisce pedonali per poterlo raggiungere, pur trattandosi di una meta un tempo
frequentata da anziani con difficoltà di deambulazione. Un tempo, perchè da quando le panchine non ci sono più – come ci aveva fatto notare una signora residente lì vicina che era solita accompagnare il padre in carrozzella – l’accompagnatore è costretto a restare in piedi…
– C’è stato anche chi (un uomo dal codino grigio) ci ha gridato che su quelle panchine si sedevano anche coloro che ‘non pagano le tasse’ ma quando gli abbiamo risposto che noi le paghiamo, altri non le pagano perchè vengono fatti lavorare in nero, altri ancora perchè sono evasori (ma raramente questi hanno il piacere di sedersi sulle panchine!), non ha saputo replicare.
– Per tutto il pomeriggio abbiamo fatto da ‘badanti’ alle macchine parcheggiate lì intorno, visto che la colonnina per pagare il parcheggio negli stalli blu non funziona e i numerosissimi stranieri che volevano lasciare la macchina per raggiungere il centro a piedi erano preoccupati, per un disservizio del Comune, di trovare poi una multa (quanti soldi ha perso l’amministrazione per questo disservizio? Quante panchine avrebbe potuto comperare?).
– Proprio alle 19, l’ora stabilita per il ritrovo di tutto il Comitato per un aperitivo di inaugurazione e mentre stavamo accingendoci a preparare per coinvolgere il maggior numero di persone possibili, una pioggia torrenziale ha costretto tutti a scappare.
– Giusto in quel momento è arrivata una macchina dei Vigili Urbani, mandati per controllare la ‘manifestazione’, ai quali abbiamo spiegato il senso della nostra azione, lasciandoli letteralmente stupefatti: “Se lo raccontiamo, nessuno ci crederà! Dei cittadini che regalano un bene alla collettività… “ Poi ce ne siamo andati, sotto l’acqua a catinelle.

Questa mattina, poco prima delle 8, acquistati i quotidiani, abbiamo deciso di andare a leggerli come si fa in tutte le città del mondo al giardinetto sulla panchina…che non c’era più! Un mondo alla rovescia, in cui i cittadini prendono a cuore la cura della città e chi dovrebbe farlo la devasta. L’asfalto divelto rendeva, se possibile, ancor più degradata la zona, ma su un palo della luce era affisso un cartello “Come è difficile essere umani. Grazie per la panchina”, come firma un nome di donna. Abbiamo pensato anche al suo grazie quando abbiamo posizionato nello stesso luogo una sedia (‘a disposizione di chiunque voglia sedersi nei Giardini di Via Prato Santo’) e le foto di ieri con le spiegazione di quanto avvenuto. Sulla sedia abbiamo lasciato un quaderno perché ciascuno possa scrivere ciò che pensa della vicenda. La prima frase scritta ieri era “Una panchina è per sempre”.
Andate a scrivere la vostra fino a quando durerà, perché UN VANDALO si aggira per Verona.

per il ‘Comitato Verona, città aperta’

Tiziana Valpiana

>Breve storia di una panchina dalla vita troppo breve

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Quasi 500 cittadini e cittadine veronesi con nomi e cognomi hanno proposto “un percorso pubblico da ‘fare insieme’ per esprimere dissenso verso una città chiusa, discriminante e paurosa e per progettare una città aperta, giusta e gioiosa”.
Durante l’inverno si sono incontrati in assemblee pubbliche, con prestigiosi relatori, per ragionare insieme sui sempre più cupi divieti che incombono sulle nostre vite e sulla nostra città ed hanno individuato come simbolo della città chiusa, discriminante e paurosa l’atto scellerato dell’amministrazione comunale di togliere le panchine dai giardini in cui erano soliti sostare anche stranieri. Togliendo le panchine, si sono ridotti i diritti di tutti: il diritto ad una sosta ristoratrice, a giardini pubblici curati, il diritto al riposo, alla convivialità, all’incontro casuale con altri, il diritto a godere ‘gratuitamente’ della vista della nostra città… il diritto del contribuente a vedere i propri soldi utilizzati per aggiungere servizi, non per diminuirli (ma le tasse, quelle no, non sono diminuite!). Tutti i sabati di maggio alle 12, portando le proprie sedie da casa, i membri del Comitato e non solo si sono riuniti nel disadorno e indegno giardinetto di Via Prato Santo semplicemente per stare assieme, offrendo a chiunque un aperitivo, una poesia, una lettura, uno spettacolo, a simboleggiare la possibilità di una città aperta, giusta, gioiosa.
Ieri hanno ‘offerto’ a quel giardinetto e a tutti coloro che hanno ancora voglia di abitare la città una verde e luccicante panchina che, certo, non era sufficiente a cancellare il degrado nel quale l’amministrazione lascia questo ed altri luoghi pubblici, ma che (ben lo simboleggiavano le primule piantate ai piedi della verde e comoda panchina) non era che l’inizio di una riqualificazione voluta e attuata direttamente dai cittadini e dalle cittadine.
La panchina, ben confezionata con elegante fiocco rosso, è stata ‘scartata’ e inaugurata sotto gli occhi di tutti ‘a disposizione di chiunque voglia sedersi nei Giardini di Via Prato Santo’, recita la targa affissa dal “Comitato Verona, città aperta”. Un atto gratuito di generosità, un esempio di virtù civiche… Abbiamo vissuto su quella panchina, fino al diluvio della sera: un breve resoconto di quelle poche ore può dare a tutti la dimensione dei ‘bisogni’ cui questo semplice gesto ha dato risposte.
– Visto anche il via vai di giornalisti e fotografi, si sono subito avvicinati dei ‘curiosi’ chiedendoci informazioni e plaudendo all’iniziativa, tutti sgomenti per il totale abbandono del giardino e sperando nell’avvio di una rinascita. Molti hanno voluto essere fotografati seduti sulla panchina.
– Verso le 13 abbiamo acquistato della pizza, delle birre, un po’ di frutta e verdura e, contravvenendo ad altra ordinanza ma sotto gli occhi anche delle forza dell’ordine, abbiamo pranzato lì sulla ‘nostra’ (e vostra) panchina, attirando, nell’ordine, un ragazzo del Senegal che si è unito a noi e 6 turisti tedeschi che, stanchi dal giro turistico in città e in attesa di andare a vedere Carmen in Arena, avevano cercato un po’ di riposo, in mancanza di meglio, appoggiandosi ai tronchi degli alberi… Abbiamo offerto loro la panchina e si sono seduti gustando qualche albicocca e lamentandosi, increduli, della poca accoglienza verso gli stranieri. Rimasti impressionati dai braccioli visti sulle panchine in altri luoghi della città, hanno chiesto di essere fotografati stesi sulla panchina. E’ stata poi la volta di un
ragazzo con le stampelle, che sulla panchina ha trovato un po’ di riposo.
– Al vicino bar, dove siamo andati a prendere i caffè che abbiamo poi sorseggiato sempre sulla panchina, il gestore ci ha fatto presente che in quel giardino mancano non solo le panchine, ma anche le strisce pedonali per poterlo raggiungere, pur trattandosi di una meta un tempo
frequentata da anziani con difficoltà di deambulazione. Un tempo, perchè da quando le panchine non ci sono più – come ci aveva fatto notare una signora residente lì vicina che era solita accompagnare il padre in carrozzella – l’accompagnatore è costretto a restare in piedi…
– C’è stato anche chi (un uomo dal codino grigio) ci ha gridato che su quelle panchine si sedevano anche coloro che ‘non pagano le tasse’ ma quando gli abbiamo risposto che noi le paghiamo, altri non le pagano perchè vengono fatti lavorare in nero, altri ancora perchè sono evasori (ma raramente questi hanno il piacere di sedersi sulle panchine!), non ha saputo replicare.
– Per tutto il pomeriggio abbiamo fatto da ‘badanti’ alle macchine parcheggiate lì intorno, visto che la colonnina per pagare il parcheggio negli stalli blu non funziona e i numerosissimi stranieri che volevano lasciare la macchina per raggiungere il centro a piedi erano preoccupati, per un disservizio del Comune, di trovare poi una multa (quanti soldi ha perso l’amministrazione per questo disservizio? Quante panchine avrebbe potuto comperare?).
– Proprio alle 19, l’ora stabilita per il ritrovo di tutto il Comitato per un aperitivo di inaugurazione e mentre stavamo accingendoci a preparare per coinvolgere il maggior numero di persone possibili, una pioggia torrenziale ha costretto tutti a scappare.
– Giusto in quel momento è arrivata una macchina dei Vigili Urbani, mandati per controllare la ‘manifestazione’, ai quali abbiamo spiegato il senso della nostra azione, lasciandoli letteralmente stupefatti: “Se lo raccontiamo, nessuno ci crederà! Dei cittadini che regalano un bene alla collettività… “ Poi ce ne siamo andati, sotto l’acqua a catinelle.

Questa mattina, poco prima delle 8, acquistati i quotidiani, abbiamo deciso di andare a leggerli come si fa in tutte le città del mondo al giardinetto sulla panchina…che non c’era più! Un mondo alla rovescia, in cui i cittadini prendono a cuore la cura della città e chi dovrebbe farlo la devasta. L’asfalto divelto rendeva, se possibile, ancor più degradata la zona, ma su un palo della luce era affisso un cartello “Come è difficile essere umani. Grazie per la panchina”, come firma un nome di donna. Abbiamo pensato anche al suo grazie quando abbiamo posizionato nello stesso luogo una sedia (‘a disposizione di chiunque voglia sedersi nei Giardini di Via Prato Santo’) e le foto di ieri con le spiegazione di quanto avvenuto. Sulla sedia abbiamo lasciato un quaderno perché ciascuno possa scrivere ciò che pensa della vicenda. La prima frase scritta ieri era “Una panchina è per sempre”.
Andate a scrivere la vostra fino a quando durerà, perché UN VANDALO si aggira per Verona.

per il ‘Comitato Verona, città aperta’

Tiziana Valpiana

ERRATA CORRIGE

Nell’articolo scritto una settimana fa su pagina/13 c’è una leggera imprecisione all’inizio quando si dice :

“(… )quegli insegnamenti che, al termine degli studi, mancano per l’abilitazione all’insegnamento”.

L’abilitazione all’insegnamento non si ottiene semplicemente includendo degli esami nel piano di studi, si ottiene o per concorso ordinario/ riservato o tramite abilitazione siss, soss 400 e soss 800. O almeno fino all’anno scorso era così. ora tutto questo è sospeso. c’è da dire anche che l’ultimo concorso a cattedre con funzione anche abilitante risale a dieci anni fa.
Nel frattempo è consigliabile, a chi vuole intraprendere una durissima e per niente ben retribuita professione, di inserire nel proprio piano di studi quegli insegnamenti che sono inclusi nelle tabelle del ministero della pubblica istruzione dove sono indicate le graduatorie corrispondenti alle varie discipline e gli esami obbligatori ad essi collegati.
C’è da dire che non si sa se queste tabelle resteranno così come sono ora oppure no. con la riforma di maristella le scuole superiori hanno subito una drastica diminuzione degli indirizzi e non è detto che all’impoverimento dell’offerta formativa non corrisponda anche ad una modifica delle competenze richieste ai futuri docenti.

iaia