>Patologia giudiziaria 2

>Cosa significa normalizzare? La risposta pare scontata: normalizzare implica l’appiattimento di ogni cosa, di ogni evento, di ogni singolarità, all’univocità di una norma, univocità che sappia far fronte ad ogni emergenza tanto dell’ambiguo quanto del molteplice. In questo modo ogni cosa che è, per non destare sospetti immunitari, non dovrà fare altro che adagiarsi nella norma, mettere già avanti la propria possibilità di essere prima che qualcosa realmente accada. Normalizzare, in qualche modo, significa detenere il sapere e il potere per stabilire un dover essere prima ancora che si dia qualcosa in essere. Solo ciò che si adeguerà alla possibilità del dover essere avrà il diritto effettivo di essere al mondo. Basta un semplice evento per chiarire la situazione: nel linguaggio di Berlusconi, intriso di sapere normalizzante e di potere istituzionale, essere giudici dipende da un dover essere che implica l’esclusione di qualsiasi altro predicato. Ogni contraddizione alla regola, ogni molteplicità di predicati sarà a tal punto estranea alla norma da apparire pura anormalità, pura patologia. In questo modo sarà patologico essere giudice & essere di estrema sinistra (giudici anarchici infiltrati negli apparati di Stato?), essendo il secondo predicato escluso a priori dal sistema.
Naturalmente il sistema nella sua perfezione consente delle eccezioni, lasciando passare alcune delle molteplicità che si accalcano alla porta. E così ecco sfilare insieme essere premier & essere imprenditore, essere giudice & essere compiacente, essere razzista & essere sindaco, essere quello-che-di-notte-picchia-la-puttana & essere quello-che-di-giorno-rispetta-il-pudore-della-propria-mogliettina. Anche questo, dopotutto, significa normalizzare, purché ciò contribuisca al mantenimento del sistema.

Marco

La frivolezza dei giornalini-opuscolo

Venerdì 15 Maggio su “Il menzogna” – chiamato anche Leggo, tenero giornalino-opuscolo di chi non ha tempo da spendere per la propria coscienza – Matteo Oxilia (giornalista in cariera) fa uno dei sui tentativi finalizzati al senso compiuto. “Giovani con tamburi fotografati e ripresi l’altra sera in piazza Dante: sanzioni spedite a casa. Residenti soddisfatti” e a capo “Divieto di bongo: multati i musicisti”; già un occhiello e un titolo che da soli rivelano un’artistica dimostrazione di quanto l’ignoranza si possa correlare alla menzogna.
“Pensavano di averla fatta franca” spiega il giornalista in carriera Matteo. “Mercoledì sera scorso, come spesso accade, piazza Dante è diventata il ritrovo di molti giovani. I locali, il primo caldo e la voglia di contestare il nuovo provvedimento dell’amministrazione”. È già in queste prime righe che l’articolo si giustifica, ponendo in principio motivazioni e modalità tutte diverse da quelle che spingono la gente a creare i mercoledì sera in piazza Dante da più di un anno.
In piazza Dante la gente vien calamitata per tutt’altre ragioni. Non per locali. Non per il solo banale primo caldo. Non PER contestare il provvedimento dell’amministrazione. Il provvedimento è arrivato il 7 Maggio 2009. Piazza Dante rivive ogni mercoledì da più di un’anno.
“Il menzogna” non si smentisce mai; la storia si fa nella leggerezza di ogni giornata e, come Chaim Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca giustamente ricordano, “anche le discussioni frivole e senza interesse apparente non sono sempre prive di importanza, in quanto contribuiscono al buon funzionamento di un indispensabile meccanismo sociale”.

ale,6

>La frivolezza dei giornalini-opuscolo

>Venerdì 15 Maggio su “Il menzogna” – chiamato anche Leggo, tenero giornalino-opuscolo di chi non ha tempo da spendere per la propria coscienza – Matteo Oxilia (giornalista in cariera) fa uno dei sui tentativi finalizzati al senso compiuto. “Giovani con tamburi fotografati e ripresi l’altra sera in piazza Dante: sanzioni spedite a casa. Residenti soddisfatti” e a capo “Divieto di bongo: multati i musicisti”; già un occhiello e un titolo che da soli rivelano un’artistica dimostrazione di quanto l’ignoranza si possa correlare alla menzogna.
“Pensavano di averla fatta franca” spiega il giornalista in carriera Matteo. “Mercoledì sera scorso, come spesso accade, piazza Dante è diventata il ritrovo di molti giovani. I locali, il primo caldo e la voglia di contestare il nuovo provvedimento dell’amministrazione”. È già in queste prime righe che l’articolo si giustifica, ponendo in principio motivazioni e modalità tutte diverse da quelle che spingono la gente a creare i mercoledì sera in piazza Dante da più di un anno.
In piazza Dante la gente vien calamitata per tutt’altre ragioni. Non per locali. Non per il solo banale primo caldo. Non PER contestare il provvedimento dell’amministrazione. Il provvedimento è arrivato il 7 Maggio 2009. Piazza Dante rivive ogni mercoledì da più di un’anno.
“Il menzogna” non si smentisce mai; la storia si fa nella leggerezza di ogni giornata e, come Chaim Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca giustamente ricordano, “anche le discussioni frivole e senza interesse apparente non sono sempre prive di importanza, in quanto contribuiscono al buon funzionamento di un indispensabile meccanismo sociale”.

ale,6

Abruzzo chi?

Dopo i numerosissimi servizi, collegamenti e quant’altro per documentare la situazione abruzzese post terremoto, ora l’attenzione dei media si sta spostando verso nuove notizie. Il fatto è cosa usuale, la storia insegna che le fonti di informazione son sempre alle ricerca di notizie fresche in grado di attirare l’attenzione. Ora non si chiede di continuare a confezionare servizi giornalieri sull’evolversi della situazione anche se, stando alle parole del Premier, dovrebbero esserci novità ogni giorno visto che secondo Berlusconi dovrebbero spuntare case come funghi nel giro di pochissimo tempo. Penso che almeno un resoconto settimanale, giusto per sapere come vengono utilizzati i soldi di quanti hanno voluto aiutare i terremo inviando soldi si potrebbe anche fare. Già le persone che hanno voluto aiutare gli sfollati. L’Italia non si può certo dire che non sia il paese della solidarietà. Tutte le volte che c’è da donare soldi per i più disagiati siamo sempre tra i primi. Seguiamo sempre i consigli dei personaggi famosi che ci invitano a donare anche solo un euro quando magari, loro che guadagnano milioni di euro, non donano neanche il tanto decantato euro. Per non parlare dei politici, tanto bravi a farsi vedere tra i più disagiati della situazione e alla fine l’unica cosa che fanno è semplicemente farsi vedere dalle telecamere.

Una buona cosa da parte dei nostri politici sarebbe stata la parziale rinuncia del loro stipendio da utilizzare per la ricostruzione dei terremotati abruzzesi o quantomeno riorganizzare i soldi delle risorse pubbliche come ad esempio quelli per l’utilissimo ponte dello stretto e di cui sembrerebbe che ce ne sia un bisogno urgente.
Tutto come sempre andrà a finire nel dimenticatoio sempre che, e si spera che ciò non avvenga, non si scopra che il lavoro di ricostruzione non venga appaltato a ditte per così dire, non proprio regolari e che quindi la situazione abruzzese ritorni prepotentemente nelle pagine di cronaca.

Matte

>Abruzzo chi?

>

Dopo i numerosissimi servizi, collegamenti e quant’altro per documentare la situazione abruzzese post terremoto, ora l’attenzione dei media si sta spostando verso nuove notizie. Il fatto è cosa usuale, la storia insegna che le fonti di informazione son sempre alle ricerca di notizie fresche in grado di attirare l’attenzione. Ora non si chiede di continuare a confezionare servizi giornalieri sull’evolversi della situazione anche se, stando alle parole del Premier, dovrebbero esserci novità ogni giorno visto che secondo Berlusconi dovrebbero spuntare case come funghi nel giro di pochissimo tempo. Penso che almeno un resoconto settimanale, giusto per sapere come vengono utilizzati i soldi di quanti hanno voluto aiutare i terremo inviando soldi si potrebbe anche fare. Già le persone che hanno voluto aiutare gli sfollati. L’Italia non si può certo dire che non sia il paese della solidarietà. Tutte le volte che c’è da donare soldi per i più disagiati siamo sempre tra i primi. Seguiamo sempre i consigli dei personaggi famosi che ci invitano a donare anche solo un euro quando magari, loro che guadagnano milioni di euro, non donano neanche il tanto decantato euro. Per non parlare dei politici, tanto bravi a farsi vedere tra i più disagiati della situazione e alla fine l’unica cosa che fanno è semplicemente farsi vedere dalle telecamere.

Una buona cosa da parte dei nostri politici sarebbe stata la parziale rinuncia del loro stipendio da utilizzare per la ricostruzione dei terremotati abruzzesi o quantomeno riorganizzare i soldi delle risorse pubbliche come ad esempio quelli per l’utilissimo ponte dello stretto e di cui sembrerebbe che ce ne sia un bisogno urgente.
Tutto come sempre andrà a finire nel dimenticatoio sempre che, e si spera che ciò non avvenga, non si scopra che il lavoro di ricostruzione non venga appaltato a ditte per così dire, non proprio regolari e che quindi la situazione abruzzese ritorni prepotentemente nelle pagine di cronaca.

Matte

IL REGIME DELLA GOMMA…

…Che guida il traffico, lo accumula, lo intossica e poi lo giustifica.

Capitolo Zero: traforo delle Torricelle. E’ il nome dello sforzo veronese per aggiustare la viabilità interna alla città. Il piano riguarda la zona Est – Nord del comune, luogo in cui la giunta Tosi è impegnata nella trattativa per la costruzione di un nuovo tratto stradale ‘ponte’. Obiettivi: 1) riduzione traffico interno, 2) riduzione inquinamento, 3) miglioramento vivibilità quartieri, 4) Sicurezza strade. Restando a lunedì 11 maggio, data del tavolo tra comune e Technital (cordata veronese probabile assegnataria dell’incarico) l’assegnazione dell’appalto sembra ritardare.

Capitolo Primo: riduzione traffico interno. All’aumento delle automobili in movimento, la risposta è quella di incrementare il numero e la portata delle strade. Dunque maggiorare e migliorare il contenitore che contiene il traffico, in modo da diminuirlo. (Il PIL sembra fare cenno di si con la testa). Città di strade, circondata di strade, bucata da gallerie. Forse non servirà più nemmeno scendere dall’auto.

Capitolo Secondo: riduzione dell’inquinamento. Il tracciato guidato dal traforo delle Torricelle si muoverà ai fianchi della città. Logica: strada lontana, lontano inquinamento. Tuttavia le particelle sottili (prodotto anche della combustione a motore) si muovono. Le muovono le correnti, i venti; si attenuano oppure aumentano in rapporto agli agenti atmosferici. A Verona, restando nel salotto di casa, si respirerà pulito (purtroppo qui, senza auto).

Capitolo Terzo: miglioramento vivibilità quartieri. Il girotondo del benessere urbano prosegue la marcia. Dai divieti sull’alimentazione a quelli sul decoro, dall’esercito coperto dalle camionette al congelamento della piazza. Ora: la strada.

L’idea di vivere i quartieri, abitare fisicamente ed in movimento la città, si è spostato dal quotidiano, al consumo annuale di un marchio: Tocatì. Un giorno, il cittadino, sorprende la città popolata di persone come lui, camminando, senza auto, per oggi è concesso.

Capitolo Quarto: Sicurezza. E non poteva mancare, la Sicurezza. La gente di Verona si muoverà al sicuro, protetta, dall’asfalto del nuovo tracciato stradale. Sicurezza spalmata ad ogni angolo urbano. Sicurezza intensiva (nella città) e Sicurezza estensiva (fuori dalle colline cittadine – da bucare). La popolazione apprezzerà. Purtroppo stona l’eco delle parole di un utente del forum skyscrapercity.com mentre commenta come “quando c’è stato il rally delle due valli ho provato a star dietro a un subaru wrc […] sulla tange est, sembrava di essere su need for speed, sottopassi cavalcavia, sottopassi, cavalcavia”. Sicurezza.
(Il riferimento è datato 15 gennaio 2008, quando un precedente progetto del tracciato non è stato approfondito).

Rughe

>IL REGIME DELLA GOMMA…

>…Che guida il traffico, lo accumula, lo intossica e poi lo giustifica.

Capitolo Zero: traforo delle Torricelle. E’ il nome dello sforzo veronese per aggiustare la viabilità interna alla città. Il piano riguarda la zona Est – Nord del comune, luogo in cui la giunta Tosi è impegnata nella trattativa per la costruzione di un nuovo tratto stradale ‘ponte’. Obiettivi: 1) riduzione traffico interno, 2) riduzione inquinamento, 3) miglioramento vivibilità quartieri, 4) Sicurezza strade. Restando a lunedì 11 maggio, data del tavolo tra comune e Technital (cordata veronese probabile assegnataria dell’incarico) l’assegnazione dell’appalto sembra ritardare.

Capitolo Primo: riduzione traffico interno. All’aumento delle automobili in movimento, la risposta è quella di incrementare il numero e la portata delle strade. Dunque maggiorare e migliorare il contenitore che contiene il traffico, in modo da diminuirlo. (Il PIL sembra fare cenno di si con la testa). Città di strade, circondata di strade, bucata da gallerie. Forse non servirà più nemmeno scendere dall’auto.

Capitolo Secondo: riduzione dell’inquinamento. Il tracciato guidato dal traforo delle Torricelle si muoverà ai fianchi della città. Logica: strada lontana, lontano inquinamento. Tuttavia le particelle sottili (prodotto anche della combustione a motore) si muovono. Le muovono le correnti, i venti; si attenuano oppure aumentano in rapporto agli agenti atmosferici. A Verona, restando nel salotto di casa, si respirerà pulito (purtroppo qui, senza auto).

Capitolo Terzo: miglioramento vivibilità quartieri. Il girotondo del benessere urbano prosegue la marcia. Dai divieti sull’alimentazione a quelli sul decoro, dall’esercito coperto dalle camionette al congelamento della piazza. Ora: la strada.

L’idea di vivere i quartieri, abitare fisicamente ed in movimento la città, si è spostato dal quotidiano, al consumo annuale di un marchio: Tocatì. Un giorno, il cittadino, sorprende la città popolata di persone come lui, camminando, senza auto, per oggi è concesso.

Capitolo Quarto: Sicurezza. E non poteva mancare, la Sicurezza. La gente di Verona si muoverà al sicuro, protetta, dall’asfalto del nuovo tracciato stradale. Sicurezza spalmata ad ogni angolo urbano. Sicurezza intensiva (nella città) e Sicurezza estensiva (fuori dalle colline cittadine – da bucare). La popolazione apprezzerà. Purtroppo stona l’eco delle parole di un utente del forum skyscrapercity.com mentre commenta come “quando c’è stato il rally delle due valli ho provato a star dietro a un subaru wrc […] sulla tange est, sembrava di essere su need for speed, sottopassi cavalcavia, sottopassi, cavalcavia”. Sicurezza.
(Il riferimento è datato 15 gennaio 2008, quando un precedente progetto del tracciato non è stato approfondito).

Rughe

La Giunta fa il soundcheck

Al piazza-sound Tosi preferisce il casa-sound

“Divieto di utilizzo di strumenti musicali e sonori all’aperto dalle 22.00 alle 8.00”. L’oggetto dell’Ordinanza n.39 del 7 Maggio pare avere un obiettivo ben preciso: i mercoledì sera di Piazza Dante. La risposta tempestiva firmata “Butele e butei di Piazza Dante” – pubblicata anche su http://vietatalavita.noblogs.org, blog aggiornato sulla situazione – e l’articolo del 15 Maggio su l’Arena di Ilaria Noro che intervista alcuni residenti vicino a Piazza Dante (vicolo Cavalletto, corso Sant’Anastasia), spingono il Sindaco Tosi ad interviene di sua penna su l’Arena del 16 Maggio. A leggersi, l’intervento crea un certo imbarazzo, più o meno quanto pensare che chi lo scrive è Sindaco (invito alla lettura: http://www.larena.it/stories/Cronaca/209151/). Ma la mossa forte si fa sentire il giorno dopo, quando Enrico Giardini scrive su l’Arena circa il “nuovo pacchetto di provvedimenti per disciplinare le attività con impatto acustico”.. il delirio: “Vietati gli strumenti a fiato, a parte i flauti” (i sacrosanti flauti); “Le lavanderie self service, sinora aperte 24 ore su 24, se in quartieri abitati, di notte dovranno restare chiuse”.. comincia a sentirsi già da qui la capacita della Giunta di risolvere ma soprattutto individuare i problemi; “l’orario consentito per suonare in strada saranno dalle 8 alle 19, con pausa dalle 12.30 alle 15, mentre per i suonatori itineranti dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 21, ma per non oltre un’ora nello stesso luogo”; “orari per svuotare i cassonetti; indicativamente […] non fra le 22 e le 6”; “Vietati altoparlanti nei veicoli”; “Tetto massimo di potenza sonora di allarmi antifurto” (l’antifurto che non disturba!); “I tagliaerba? Nei giorni feriali dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 19; sabato, domenica e festivi 9-12 e 16-19”, a coronare l’abilità della Giunta ad individuazione i problemi. Quelli veri.
Si attendono nuovi risultati, nuovi passi avanti dell’Amministrazione verso quell’obiettivo che pare – chi per un motivo, chi per l’altro – non far dormire in molti: la vivibilità.

ale,6

>La Giunta fa il soundcheck

>Al piazza-sound Tosi preferisce il casa-sound

“Divieto di utilizzo di strumenti musicali e sonori all’aperto dalle 22.00 alle 8.00”. L’oggetto dell’Ordinanza n.39 del 7 Maggio pare avere un obiettivo ben preciso: i mercoledì sera di Piazza Dante. La risposta tempestiva firmata “Butele e butei di Piazza Dante” – pubblicata anche su http://vietatalavita.noblogs.org, blog aggiornato sulla situazione – e l’articolo del 15 Maggio su l’Arena di Ilaria Noro che intervista alcuni residenti vicino a Piazza Dante (vicolo Cavalletto, corso Sant’Anastasia), spingono il Sindaco Tosi ad interviene di sua penna su l’Arena del 16 Maggio. A leggersi, l’intervento crea un certo imbarazzo, più o meno quanto pensare che chi lo scrive è Sindaco (invito alla lettura: http://www.larena.it/stories/Cronaca/209151/). Ma la mossa forte si fa sentire il giorno dopo, quando Enrico Giardini scrive su l’Arena circa il “nuovo pacchetto di provvedimenti per disciplinare le attività con impatto acustico”.. il delirio: “Vietati gli strumenti a fiato, a parte i flauti” (i sacrosanti flauti); “Le lavanderie self service, sinora aperte 24 ore su 24, se in quartieri abitati, di notte dovranno restare chiuse”.. comincia a sentirsi già da qui la capacita della Giunta di risolvere ma soprattutto individuare i problemi; “l’orario consentito per suonare in strada saranno dalle 8 alle 19, con pausa dalle 12.30 alle 15, mentre per i suonatori itineranti dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 21, ma per non oltre un’ora nello stesso luogo”; “orari per svuotare i cassonetti; indicativamente […] non fra le 22 e le 6”; “Vietati altoparlanti nei veicoli”; “Tetto massimo di potenza sonora di allarmi antifurto” (l’antifurto che non disturba!); “I tagliaerba? Nei giorni feriali dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 19; sabato, domenica e festivi 9-12 e 16-19”, a coronare l’abilità della Giunta ad individuazione i problemi. Quelli veri.
Si attendono nuovi risultati, nuovi passi avanti dell’Amministrazione verso quell’obiettivo che pare – chi per un motivo, chi per l’altro – non far dormire in molti: la vivibilità.

ale,6