Allergia e Polvere



Da partito. “Un’altra Europa è possibile” cita il messaggio elettorale della sinistra. Si tratta, delle elezioni europee de 6-7 giugno ed il cartello raggruppa insieme PCI, Rifondazione Comunista, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti. La lista unisce due idee “Il voto utile a sinistra” ed una proposta “anticapitalista”. Ciò che accade qui è che, nella propaganda legata all’opposizione PD (il voto utile è stato uno degli emblemi ‘democratici’ del turno elettorale 2008), la forza per il cambiamento inciampa nello stesso discorso per il voto. Unire utile ed anti-capitalismo si mostra come ricorso ad un linguaggio polveroso e schizofrenico, in cui la nostalgia per una sinistra lontana si mescola con due termini distanti. Nella frenesia per l’accumulo di schede di consensi nel sacco Europa, il simbolismo comunista si svuota nella proposta di una allergica rappresentanza.

Si parla di un guadagno, una convenienza, una economia funzionale all’utile ‘partecipare’ nei luoghi di decisione. Accumulo ora di ‘valore-elettorale’ per generare un successivo ‘eccedente-rappresentanza’ al 4% di sbarramento-accesso al parlamento europeo. Anti(?)-Capitalismo. Nell’attesa delle matite per le preferenze del 6-7 giugno, l’avanzo del discorso, è quello per unire i Consumatori.

Rughe

>Allergia e Polvere

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Da partito. “Un’altra Europa è possibile” cita il messaggio elettorale della sinistra. Si tratta, delle elezioni europee de 6-7 giugno ed il cartello raggruppa insieme PCI, Rifondazione Comunista, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti. La lista unisce due idee “Il voto utile a sinistra” ed una proposta “anticapitalista”. Ciò che accade qui è che, nella propaganda legata all’opposizione PD (il voto utile è stato uno degli emblemi ‘democratici’ del turno elettorale 2008), la forza per il cambiamento inciampa nello stesso discorso per il voto. Unire utile ed anti-capitalismo si mostra come ricorso ad un linguaggio polveroso e schizofrenico, in cui la nostalgia per una sinistra lontana si mescola con due termini distanti. Nella frenesia per l’accumulo di schede di consensi nel sacco Europa, il simbolismo comunista si svuota nella proposta di una allergica rappresentanza.

Si parla di un guadagno, una convenienza, una economia funzionale all’utile ‘partecipare’ nei luoghi di decisione. Accumulo ora di ‘valore-elettorale’ per generare un successivo ‘eccedente-rappresentanza’ al 4% di sbarramento-accesso al parlamento europeo. Anti(?)-Capitalismo. Nell’attesa delle matite per le preferenze del 6-7 giugno, l’avanzo del discorso, è quello per unire i Consumatori.

Rughe

Escatologia del potere

Mentre tutto il mondo è costretto ad accettare la crisi come il punto di non ritorno di un intero sistema economico, il portavoce di Berlusconi ci consiglia ingenuamente di leggere la crisi come piccolo momento di mancanza all’interno della coerenza del sistema, caduta contingente di ciò che è immutabile nella sua perfezione. Il tribunale Capezzone ha giudicato colpevole la sinistra, per non aver saputo sfruttare il momento propizio dell’economia mondiale, e per aver aperto la porta all’attuale mancamento del sistema.
Ma, soprattutto, la sinistra ha riposto la propria condanna nel disfattismo, per aver descritto la crisi come catastrofica e irreversibile, senza comprendere in realtà la portata salvifica del nuovo Popolo delle Libertà.
A fronte di una sinistra che, nella sua incapacità, o nella sua ingenuità, propone una maggiore attenzione ai cambiamenti in corso, ecco che Capezzone ci rassicura con il suo messaggio di speranza: non preoccupatevi, qualcuno sta pensando a voi, qualcuno “prepara la ripresa, che non è lontana”. Qualcuno sta pensando a voi, temporale in vista. Estote parati.

Marco

>Escatologia del potere

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Mentre tutto il mondo è costretto ad accettare la crisi come il punto di non ritorno di un intero sistema economico, il portavoce di Berlusconi ci consiglia ingenuamente di leggere la crisi come piccolo momento di mancanza all’interno della coerenza del sistema, caduta contingente di ciò che è immutabile nella sua perfezione. Il tribunale Capezzone ha giudicato colpevole la sinistra, per non aver saputo sfruttare il momento propizio dell’economia mondiale, e per aver aperto la porta all’attuale mancamento del sistema.
Ma, soprattutto, la sinistra ha riposto la propria condanna nel disfattismo, per aver descritto la crisi come catastrofica e irreversibile, senza comprendere in realtà la portata salvifica del nuovo Popolo delle Libertà.
A fronte di una sinistra che, nella sua incapacità, o nella sua ingenuità, propone una maggiore attenzione ai cambiamenti in corso, ecco che Capezzone ci rassicura con il suo messaggio di speranza: non preoccupatevi, qualcuno sta pensando a voi, qualcuno “prepara la ripresa, che non è lontana”. Qualcuno sta pensando a voi, temporale in vista. Estote parati.

Marco

Gestire l’evoluzione della tecnica, la rinuncia.

Ipotizziamo la concentrazione sul momento presente come metodo per comprendere e scoprire la propria vita. definiamo il momento presente in termini di tempo non per descrivere un indeterminato periodo storico ma per indicare l’istante in cui accadono le cose, in cui noi le facciamo accadere, in cui esiste la vita. Questo presente è attualmente invaso da infiniti oggetti attraverso i quali supponiamo di farne esperienza, fare esperienza del nostro presente. Ad un’osservazione sul comportamento dell’uomo nella società in cui vivo, si manifesta invece quel che credo identificare come abbandono del presente. La tecnologia che permea la nostra esistenza limita il nostro vivere a qualcosa che non appartiene al presente, per esempio quando io parlo al telefono proietto me stesso da qualche altra parte, chiunque può confermare che telefonando durante una passeggiata o un tragitto in macchina i luoghi scorrono senza accorgersi, oppure quando la realtà è mediata dall’obiettivo di una macchina fotografica o dal mirino di una videocamera in funzione della sua amplificazione (amplificazione dell’istante e dello stesso momento nel futuro per mezzo della possibilità di rivedere le stesse immagini), l’esperienza del mondo è inevitabilmente mutata; muoversi per le strade seduti all’interno della confortevole e familiare estensione del fuoco domestico ci sottrae alla comprensione della realtà a causa della rapidità con la quale quest’ultima sfugge tutt’intorno e perchè privati della capacità d’essere completamente responsabili di un mezzo meccanico, il passo più lungo della gamba in automobile è fatto normale; questi fenomeni, in forme diverse per diverse tecnologie, influenzano il nostro rapporto con il presente. Che fare dunque del nostro mondo? rifiutare in toto la tecnologia alla base di queste constatazioni potrebbe essere erroneo, essa è infatti parte della nostra evoluzione, ignorarla sarebbe come nascondere la polvere sotto il tappeto. Forse siamo di fronte ad una nuova necessità dell’uomo, la necessità di allontanarci dai nostri stessi prodotti senza eliminarli o rinnegarli, di trovare un equilibrio che ci permetta di essere presenti nonostante la realtà degli oggetti ci proietti altrove. Vero è che al momento attuale la nostra assenza dovuta al nostro stile di vita tecnologico ci obbliga alla rinuncia, una disintossicazione nel vero senso della parola ma assai più complessa perchè diversa da prodotto a prodotto. Compito arduo per due ragioni molto semplici: 1. la nostra debolezza ad abbandonare le nostre illusorie comodità che ci relegano altrove, il luccichìo del magico schermo, il comodo colpo di telefono, il liberatorio usa e getta, l’informazione con un click, chiudere gli occhi a Milano ed aprirli a New york; 2. la nostra debolezza nei confronti dell’impero del conformismo contro il quale si suppone ci dovremmo opporre e del quale chiunque è agente. Le nostre rinuncie si trasformerebbero presto in emarginazione e solitudine.

forse.

andreaechorn

>Gestire l’evoluzione della tecnica, la rinuncia.

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Ipotizziamo la concentrazione sul momento presente come metodo per comprendere e scoprire la propria vita. definiamo il momento presente in termini di tempo non per descrivere un indeterminato periodo storico ma per indicare l’istante in cui accadono le cose, in cui noi le facciamo accadere, in cui esiste la vita. Questo presente è attualmente invaso da infiniti oggetti attraverso i quali supponiamo di farne esperienza, fare esperienza del nostro presente. Ad un’osservazione sul comportamento dell’uomo nella società in cui vivo, si manifesta invece quel che credo identificare come abbandono del presente. La tecnologia che permea la nostra esistenza limita il nostro vivere a qualcosa che non appartiene al presente, per esempio quando io parlo al telefono proietto me stesso da qualche altra parte, chiunque può confermare che telefonando durante una passeggiata o un tragitto in macchina i luoghi scorrono senza accorgersi, oppure quando la realtà è mediata dall’obiettivo di una macchina fotografica o dal mirino di una videocamera in funzione della sua amplificazione (amplificazione dell’istante e dello stesso momento nel futuro per mezzo della possibilità di rivedere le stesse immagini), l’esperienza del mondo è inevitabilmente mutata; muoversi per le strade seduti all’interno della confortevole e familiare estensione del fuoco domestico ci sottrae alla comprensione della realtà a causa della rapidità con la quale quest’ultima sfugge tutt’intorno e perchè privati della capacità d’essere completamente responsabili di un mezzo meccanico, il passo più lungo della gamba in automobile è fatto normale; questi fenomeni, in forme diverse per diverse tecnologie, influenzano il nostro rapporto con il presente. Che fare dunque del nostro mondo? rifiutare in toto la tecnologia alla base di queste constatazioni potrebbe essere erroneo, essa è infatti parte della nostra evoluzione, ignorarla sarebbe come nascondere la polvere sotto il tappeto. Forse siamo di fronte ad una nuova necessità dell’uomo, la necessità di allontanarci dai nostri stessi prodotti senza eliminarli o rinnegarli, di trovare un equilibrio che ci permetta di essere presenti nonostante la realtà degli oggetti ci proietti altrove. Vero è che al momento attuale la nostra assenza dovuta al nostro stile di vita tecnologico ci obbliga alla rinuncia, una disintossicazione nel vero senso della parola ma assai più complessa perchè diversa da prodotto a prodotto. Compito arduo per due ragioni molto semplici: 1. la nostra debolezza ad abbandonare le nostre illusorie comodità che ci relegano altrove, il luccichìo del magico schermo, il comodo colpo di telefono, il liberatorio usa e getta, l’informazione con un click, chiudere gli occhi a Milano ed aprirli a New york; 2. la nostra debolezza nei confronti dell’impero del conformismo contro il quale si suppone ci dovremmo opporre e del quale chiunque è agente. Le nostre rinuncie si trasformerebbero presto in emarginazione e solitudine.

forse.

andreaechorn

CONSIGLIO COMUNALE. APPROVATO ACCORDO DI PROGRAMMA PER RIQUALIFICAZIONE EX CASERME SANTA MARTA E PASSALACQUA

Riportiamo qui il comunicato stampa del 13/05/2009 del consiglio comunale di Verona.

Con 32 voti a favore e 10 contrari il Consiglio comunale ha approvato questa sera la delibera relativa all’accordo di programma tra il Comune di Verona e l’Università degli Studi di Verona, finalizzato alla realizzazione del programma di riqualificazione delle ex Caserme Santa Marta e Passalacqua.
Respinto con 28 voti contrari e 10 favorevoli l’emendamento presentato dalla minoranza (primo firmatario Roberto Uboldi del PD) che chiedeva una diminuzione dell’edilizia residenziale e un aumento dei servizi previsti.
L’assessore all’Urbanistica ha sottolineato come un progetto così importante per il quartiere di Veronetta, e per la città intera, necessiti di risorse ingenti che saranno garantite dalle alienazioni previste dall’accordo e che non solo verranno realizzate opere pubbliche, ma sarà riservata un’attenzione particolare anche all’implementazione e alla qualità dei servizi.
Favorevole all’accordo di programma il capogruppo di Verona Civica Edoardo Tisato, per il quale “la riqualificazione dell’area e la realizzazione del progetto darà vita ad un’opera importante non soltanto per l’Università e per gli studenti che la frequentano, ma soprattutto per il quartiere di Veronetta che potrà godere, tra le altre cose, di uno spazio verde significativo”.
Contrari al provvedimento i consiglieri del PD. “E’ un progetto inaccettabile – ha detto Roberto Uboldi – perché il carico urbanistico non prevede altrettanti servizi, che saranno necessari quando si insedieranno circa 300 nuove famiglie. Forse la realizzazione di un centro per l’infanzia era una soluzione migliore, dato che il quartiere non ha posti disponibili sia negli asili nido che nelle scuole materne”.
“Voterò negativamente – ha spiegato Paolo Zanotto – anche perché i documenti stessi dichiarano che le destinazioni d’uso prevalenti saranno quelle residenziali e direzionali, non certo quella pubblica. Mi sarei aspettato un dibattito più significativo con la città e soprattutto con l’Università, che si è arresa purtroppo a questa delibera”.
Per Roberto Fasoli “l’accordo di programma avrà danni incalcolabili per il futuro della città. Penso che l’Amministrazione non conosca la reale domanda di alloggi e uffici. Non sono ostile al concorso dei privati, ma la Giunta deve tener conto delle migliaia di case sfitte presenti a Verona prima di costruire, togliendo spazio al verde”.
“Oggi ci troviamo a ratificare un programma per il quale non è stato previsto un reale confronto – ha dichiarato Maria Luisa Albrigi -. Questo accordo non prevede possibilità di sviluppo futuro per l’Università di Verona, se non quello di andare a sacrificare ancora una volta l’area destinata a parco pubblico”.
Il capogruppo del PD Stefania Sartori si è detta “amareggiata che un’Amministrazione giovane rinunci a guardare al futuro e voli basso limitandosi a mediare con il privato. Il campus tanto auspicato non ci sarà così come verrà meno il comparto culturale integrato nel quartiere. La Giunta dimostra ancora una volta di avere un unico obiettivo: quello di fare cassa”.
“Questo è un intervento urbanistico importante – ha affermato Carla Padovani – che una volta approvato e realizzato non potrà essere modificato, per questo ci deve essere un’attenzione particolare a quella che sarà la qualità di vita delle persone che vi andranno ad abitare. Sembra purtroppo che la centralità del progetto rimanga l’edilizia residenziale”.
“Questo è un puro intervento edilizio – ha detto Carlo Pozzerle – . L’Università tra qualche decennio si troverà chiusa nella morsa di altre costruzioni e sarà impossibilitata ad un ampliamento”.
“La quantità di edilizia residenziale libera prevista dal progetto mi sembra spropositata – ha spiegato Ivan Zerbato -. Chiediamo una riduzione del cinquanta per cento, dimostrando la volontà di non voler bocciare la realizzazione di un’opera così importante per la città, ma di desiderare il meglio per valorizzare l’area”.

>CONSIGLIO COMUNALE. APPROVATO ACCORDO DI PROGRAMMA PER RIQUALIFICAZIONE EX CASERME SANTA MARTA E PASSALACQUA

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Riportiamo qui il comunicato stampa del 13/05/2009 del consiglio comunale di Verona.

Con 32 voti a favore e 10 contrari il Consiglio comunale ha approvato questa sera la delibera relativa all’accordo di programma tra il Comune di Verona e l’Università degli Studi di Verona, finalizzato alla realizzazione del programma di riqualificazione delle ex Caserme Santa Marta e Passalacqua.
Respinto con 28 voti contrari e 10 favorevoli l’emendamento presentato dalla minoranza (primo firmatario Roberto Uboldi del PD) che chiedeva una diminuzione dell’edilizia residenziale e un aumento dei servizi previsti.
L’assessore all’Urbanistica ha sottolineato come un progetto così importante per il quartiere di Veronetta, e per la città intera, necessiti di risorse ingenti che saranno garantite dalle alienazioni previste dall’accordo e che non solo verranno realizzate opere pubbliche, ma sarà riservata un’attenzione particolare anche all’implementazione e alla qualità dei servizi.
Favorevole all’accordo di programma il capogruppo di Verona Civica Edoardo Tisato, per il quale “la riqualificazione dell’area e la realizzazione del progetto darà vita ad un’opera importante non soltanto per l’Università e per gli studenti che la frequentano, ma soprattutto per il quartiere di Veronetta che potrà godere, tra le altre cose, di uno spazio verde significativo”.
Contrari al provvedimento i consiglieri del PD. “E’ un progetto inaccettabile – ha detto Roberto Uboldi – perché il carico urbanistico non prevede altrettanti servizi, che saranno necessari quando si insedieranno circa 300 nuove famiglie. Forse la realizzazione di un centro per l’infanzia era una soluzione migliore, dato che il quartiere non ha posti disponibili sia negli asili nido che nelle scuole materne”.
“Voterò negativamente – ha spiegato Paolo Zanotto – anche perché i documenti stessi dichiarano che le destinazioni d’uso prevalenti saranno quelle residenziali e direzionali, non certo quella pubblica. Mi sarei aspettato un dibattito più significativo con la città e soprattutto con l’Università, che si è arresa purtroppo a questa delibera”.
Per Roberto Fasoli “l’accordo di programma avrà danni incalcolabili per il futuro della città. Penso che l’Amministrazione non conosca la reale domanda di alloggi e uffici. Non sono ostile al concorso dei privati, ma la Giunta deve tener conto delle migliaia di case sfitte presenti a Verona prima di costruire, togliendo spazio al verde”.
“Oggi ci troviamo a ratificare un programma per il quale non è stato previsto un reale confronto – ha dichiarato Maria Luisa Albrigi -. Questo accordo non prevede possibilità di sviluppo futuro per l’Università di Verona, se non quello di andare a sacrificare ancora una volta l’area destinata a parco pubblico”.
Il capogruppo del PD Stefania Sartori si è detta “amareggiata che un’Amministrazione giovane rinunci a guardare al futuro e voli basso limitandosi a mediare con il privato. Il campus tanto auspicato non ci sarà così come verrà meno il comparto culturale integrato nel quartiere. La Giunta dimostra ancora una volta di avere un unico obiettivo: quello di fare cassa”.
“Questo è un intervento urbanistico importante – ha affermato Carla Padovani – che una volta approvato e realizzato non potrà essere modificato, per questo ci deve essere un’attenzione particolare a quella che sarà la qualità di vita delle persone che vi andranno ad abitare. Sembra purtroppo che la centralità del progetto rimanga l’edilizia residenziale”.
“Questo è un puro intervento edilizio – ha detto Carlo Pozzerle – . L’Università tra qualche decennio si troverà chiusa nella morsa di altre costruzioni e sarà impossibilitata ad un ampliamento”.
“La quantità di edilizia residenziale libera prevista dal progetto mi sembra spropositata – ha spiegato Ivan Zerbato -. Chiediamo una riduzione del cinquanta per cento, dimostrando la volontà di non voler bocciare la realizzazione di un’opera così importante per la città, ma di desiderare il meglio per valorizzare l’area”.

Le panchine di Verona: un resoconto

«Sediolate» di protesta ai giardini Prato Santo

C’erano una volta le panchine di via Prato Santo. Una volta, appunto, fino a qualche mese fa. Poi sono state rimosse e la stessa sorte è toccata a quelle di viale della Repubblica, vicino alla chiesa. Per protestare contro questa privazione, «che toglie a tutti i cittadini il diritto di vivere il proprio verde e i luoghi d’incontro», il comitato Verona Città aperta ha organizzato una campagna di sensibilizzazione a suon di «sediolate». Non in testa, s’intende, ma ben piantate per terra, proprio sul fazzoletto di terra ritagliato tra l’Adige e i condomini di Borgo Trento, che è il giardino di via Prato Santo.«Qui vicino c’è la mensa di San Vincenzo e la sede della Lega. Evidentemente qualcuno ha denunciato il fatto che i giardini erano frequentati dai poveri che vanno alla mensa e l’amministrazione ha ben pensato di togliere. Ma c’è di più. Quando questi si sono spostati in viale della Repubblica, sono state rimosse anche le panchine davanti alla chiesa. Se questa è la logica usata, c’è da chiedersi se nel giro di qualche mese siano destinate a sparire tutte le panchine. Non è possibile privare i cittadini di questo loro diritto. Le panchine, non intese in senso stretto ma per quello che rappresentano ovvero un luogo di incontro pubblico, sono di tutti», ha spiegato Mao Valpiana come portavoce del comitato, che a sostegno della questione ha già raccolto 500 firme.L’invito, rivolto in primis ai residenti del quartiere ma aperto a tutti, è per i sabato mattina di maggio. A partire dal 9 e a seguire poi, il 16, il 23 e il 30, dalle 11 a mezzogiorno, il comitato si incontrerà nei giardinetti di via Prato Santo per un aperitivo in compagnia, animato da momenti di musica, teatro, lettura, per «ri-pensare, ri-progettare e ri-avere un luogo d’incontro aperto, ospitale, conviviale e accogliente che tutti sentano proprio», si legge infatti sui volantini distribuiti ieri ai passanti. «Nessuno ha la bacchetta magica. I problemi ci sono e vanno affrontati. Ma è il metodo che dev’essere diverso: a fronte di questioni complesse la soluzione dell’amministrazione è quella di semplificarle con divieti e privazioni. Noi pensiamo che sia necessario far rivivere i luoghi d’incontro facendo confluire più persone possibile non rendendone impossibile la permanenza», ha aggiunto Tiziana Valpiana.

(da L’Arena del 19 aprile 2009)