Sentendo il peso della macchina

E’ come sentire il disagio di una pesantezza, camminare con la macchina fotografica nella borsa. Sento il corpo che si scompone (o compone in nuove posizioni) perché la tracolla inclina la spalla destra ed insieme il capo sbilancia verso sinistra. Il diventare umido delle dita nel momento in cui incespicano nell’apertura annodata dello zaino, sotto la pioggia. La stanchezza del collo appeso alla camera penzolante.
Parlo dei sintomi di una presenza che com-prende il camminare, il gesticolare, il parlare. Se questa presenza (la macchina fotografica) rimane comunque silenziosa (perché disattivata), la sua corporeità meccanica forza comunque il corpo pensante. Scegliere una strada o un incontro, così come evitare il contatto o uno sguardo estraneo; avanzare lentamente oppure scappare di corsa; tremare nella consapevolezza di avere irrimediabilmente posto l’obiettivo davanti l’occhio aperto. E’ questo un tentativo di tracciare alcune reazioni alla sovraesposizione coperta della macchina fotografica. Coperta in quanto della parte più piccola dell’obiettivo.
Era una mattina. Dopo la sveglia alle 9 ricordo un solo pensiero: “riuscirò oggi a fotografare?”. Così è stato per molto, in alcuni momenti, smarrimento.
Rughe

>Sentendo il peso della macchina

>E’ come sentire il disagio di una pesantezza, camminare con la macchina fotografica nella borsa. Sento il corpo che si scompone (o compone in nuove posizioni) perché la tracolla inclina la spalla destra ed insieme il capo sbilancia verso sinistra. Il diventare umido delle dita nel momento in cui incespicano nell’apertura annodata dello zaino, sotto la pioggia. La stanchezza del collo appeso alla camera penzolante.
Parlo dei sintomi di una presenza che com-prende il camminare, il gesticolare, il parlare. Se questa presenza (la macchina fotografica) rimane comunque silenziosa (perché disattivata), la sua corporeità meccanica forza comunque il corpo pensante. Scegliere una strada o un incontro, così come evitare il contatto o uno sguardo estraneo; avanzare lentamente oppure scappare di corsa; tremare nella consapevolezza di avere irrimediabilmente posto l’obiettivo davanti l’occhio aperto. E’ questo un tentativo di tracciare alcune reazioni alla sovraesposizione coperta della macchina fotografica. Coperta in quanto della parte più piccola dell’obiettivo.
Era una mattina. Dopo la sveglia alle 9 ricordo un solo pensiero: “riuscirò oggi a fotografare?”. Così è stato per molto, in alcuni momenti, smarrimento.
Rughe

Lo scacciapensieri

Le informazioni sono in mano ai media. Tutto quello che sappiamo di ciò che accade nel Mondo è regolato e filtrato dagli organi di informazione. Le nostre conoscenze sono così incomplete e di parte e non abbiamo così una visione veritiera di ciò che ci sta intorno.
L’idea di Pagina/13 era quella di cercare di riportare le notizie nel modo più oggettivo possibile, lasciando che fosse il lettore a farsi un’idea sui fatti. Col senno di poi ci si è resi conto che era un progetto utopistico e, come vi sarete accorti è finito per diventare una raccolta di pensieri. Nella semplice scelta delle notizie da trattare si influenza il lettore, per non parlare poi dell’incapacità davanti a certe notizie di riportarle tralasciando eventuali commenti.
La cosa importante è che non si subisca fermi e impassibile una notizia, che non la si prenda per veritiera ed esauriente così come ci viene riportata, soprattutto se ci affidiamo ad una sola fonte. Bisognerebbe prendersi il tempo e la voglia di andare oltre, bisognerebbe cercare altre fonti, magari anche di parte completamente opposta e confrontarle tra loro.
Tempo e voglia, due cose che oggi giorno non si concedono tanto volentieri. I giornali ormai non vengono quasi più letti, i quali non traendo più profitto dai lettori, per guadagnare qualcosa vengono infarciti di pubblicità . I telegiornali? I più pensano che sia sufficiente guardarne uno soltanto, beh oddio, non è proprio così e la maggior parte diciamo che riportano le notizie come fa più comodo a loro o meglio, al loro padrone, ma è meglio non dirlo troppo a voce alta.
Come uscire da questo cerchio di notizie menzognere?
A pensarci bene c’è la paura che non ci sia una via d’uscita poiché risulta quasi impossibile fidarsi di qual si voglia fonte di informazione.

Matte

>Lo scacciapensieri

>

Le informazioni sono in mano ai media. Tutto quello che sappiamo di ciò che accade nel Mondo è regolato e filtrato dagli organi di informazione. Le nostre conoscenze sono così incomplete e di parte e non abbiamo così una visione veritiera di ciò che ci sta intorno.
L’idea di Pagina/13 era quella di cercare di riportare le notizie nel modo più oggettivo possibile, lasciando che fosse il lettore a farsi un’idea sui fatti. Col senno di poi ci si è resi conto che era un progetto utopistico e, come vi sarete accorti è finito per diventare una raccolta di pensieri. Nella semplice scelta delle notizie da trattare si influenza il lettore, per non parlare poi dell’incapacità davanti a certe notizie di riportarle tralasciando eventuali commenti.
La cosa importante è che non si subisca fermi e impassibile una notizia, che non la si prenda per veritiera ed esauriente così come ci viene riportata, soprattutto se ci affidiamo ad una sola fonte. Bisognerebbe prendersi il tempo e la voglia di andare oltre, bisognerebbe cercare altre fonti, magari anche di parte completamente opposta e confrontarle tra loro.
Tempo e voglia, due cose che oggi giorno non si concedono tanto volentieri. I giornali ormai non vengono quasi più letti, i quali non traendo più profitto dai lettori, per guadagnare qualcosa vengono infarciti di pubblicità . I telegiornali? I più pensano che sia sufficiente guardarne uno soltanto, beh oddio, non è proprio così e la maggior parte diciamo che riportano le notizie come fa più comodo a loro o meglio, al loro padrone, ma è meglio non dirlo troppo a voce alta.
Come uscire da questo cerchio di notizie menzognere?
A pensarci bene c’è la paura che non ci sia una via d’uscita poiché risulta quasi impossibile fidarsi di qual si voglia fonte di informazione.

Matte

Madrid: riunioni feconde

L’Onda degli studenti italiani a Madrid prosegue la riflessione e il 23 Gennaio si ritrova per discutere su come il Processo di Bologna (alias: 3+2) è stato applicato in Italia a partire dal 1999.
In relazione ad aspetti teorico-politici, il Processo di Bologna, plasmando la didattica in cicli (il primo “d’infarinatura generale” e il secondo “specializzante”), risulta – e per la Spagna ci si riferisce in maniera specifica al secondo ciclo – essere un “avamposto del privato per entrare nei meccanismi di gestione, finanziazione, speculazione degli atenei”.
Sviluppando il discorso con un approccio splendidamente dinamico – quello che manca agli studenti rimasti nello stivale – la riunione mette a fuoco la situazione dell’università italiana che, intessuta di una trama politico-gestionale tutta sua, ha reso i risultati dell’applicazione del Processo di Bologna ben differenti da quelli riscontrati (e che ancora si riscontrano) in altri stati europei.
Ma per quale motivo la creazione del secondo ciclo non ha significato l’entrata del privato all’interno della gestione universitaria? Qui cito direttamente dal rapporto della riunione: “Dagli interventi della riunione è risultato chiaro che in Italia l’università, in quanto strumento del potere pubblico funzionale alla spartizione della clientela e dei denari, conveniva lasciarla alla gestione totale di soggetti pubblici, legati praticamente sempre al magna magna locale; da questo punto di vista il plan bolonia, ben al contrario dei fini che si leggono sotto le sue righe, in Italia è stato strumento di sviluppo del potere pubblico. Il nostro è un paese dove le pubbliche amministrazioni sono macchine di potere enorme, ed il privato ha sempre grossa difficoltà a rapportarsi con esse; loro non cercano la qualità e la competitività tanto biasimate dal libero mercato, cercano di mangiare il più possibile sui denari pubblici, e pertanto qualunque accordo tenti il privato con queste, spesso gli resulta sconveniente: i comuni, le regioni, le province, si accordano con qualcuno solo se ne traggono clientelismo. […] Ovviamente questo non significa che i grandi gruppi privati non controllino il nostro paese, le nostre università, ecc… solo che lo fanno un pò di traverso”.
Quello che s’è venuto a creare in Italia – grazie appunto al clientelismo come uno dei valori dominanti della politica universitaria – è una “proliferazione di nuove cattedre con professori ed assistenti”.
Quella che ora si pongono gli studenti madrileni è una riflessione sulla 133 in rapporto al complicato – e in quanto tale molteplice – contesto italiano. La discussione è aperta anche su internet all’url: http://ondanomalamadrid.wordpress.com.
E’ ancora un invito.

Ale,6

>Madrid: riunioni feconde

>

L’Onda degli studenti italiani a Madrid prosegue la riflessione e il 23 Gennaio si ritrova per discutere su come il Processo di Bologna (alias: 3+2) è stato applicato in Italia a partire dal 1999.
In relazione ad aspetti teorico-politici, il Processo di Bologna, plasmando la didattica in cicli (il primo “d’infarinatura generale” e il secondo “specializzante”), risulta – e per la Spagna ci si riferisce in maniera specifica al secondo ciclo – essere un “avamposto del privato per entrare nei meccanismi di gestione, finanziazione, speculazione degli atenei”.
Sviluppando il discorso con un approccio splendidamente dinamico – quello che manca agli studenti rimasti nello stivale – la riunione mette a fuoco la situazione dell’università italiana che, intessuta di una trama politico-gestionale tutta sua, ha reso i risultati dell’applicazione del Processo di Bologna ben differenti da quelli riscontrati (e che ancora si riscontrano) in altri stati europei.
Ma per quale motivo la creazione del secondo ciclo non ha significato l’entrata del privato all’interno della gestione universitaria? Qui cito direttamente dal rapporto della riunione: “Dagli interventi della riunione è risultato chiaro che in Italia l’università, in quanto strumento del potere pubblico funzionale alla spartizione della clientela e dei denari, conveniva lasciarla alla gestione totale di soggetti pubblici, legati praticamente sempre al magna magna locale; da questo punto di vista il plan bolonia, ben al contrario dei fini che si leggono sotto le sue righe, in Italia è stato strumento di sviluppo del potere pubblico. Il nostro è un paese dove le pubbliche amministrazioni sono macchine di potere enorme, ed il privato ha sempre grossa difficoltà a rapportarsi con esse; loro non cercano la qualità e la competitività tanto biasimate dal libero mercato, cercano di mangiare il più possibile sui denari pubblici, e pertanto qualunque accordo tenti il privato con queste, spesso gli resulta sconveniente: i comuni, le regioni, le province, si accordano con qualcuno solo se ne traggono clientelismo. […] Ovviamente questo non significa che i grandi gruppi privati non controllino il nostro paese, le nostre università, ecc… solo che lo fanno un pò di traverso”.
Quello che s’è venuto a creare in Italia – grazie appunto al clientelismo come uno dei valori dominanti della politica universitaria – è una “proliferazione di nuove cattedre con professori ed assistenti”.
Quella che ora si pongono gli studenti madrileni è una riflessione sulla 133 in rapporto al complicato – e in quanto tale molteplice – contesto italiano. La discussione è aperta anche su internet all’url: http://ondanomalamadrid.wordpress.com.
E’ ancora un invito.

Ale,6

Mangiando male

Come di una calza a rete, usata e rovinata, è disarmante parlare di università. Sembra uno scherzo, un gioco vuoto di parole, ma si tratta soprattutto di uno spazio (con il timore di inadeguatezza che sento nell’usare questa parola, ‘forse sovversiva’). Spazio reale che produce direttamente o indirettamente effetti reali. Spazio reale su cui ogni abitante può produrre effetti reali.
L’otto gennaio è stata approvata la legge 180, sull’università. In parlamento: 302 deputati favorevoli, 228 contrari e 2 astenuti. In futuro, nelle parole del ministro Gelmini, si riducono gli sprechi, i concorsi si fanno più trasparenti, i perditempo “avranno vita difficile” e gli studenti meritevoli saranno valorizzati.
Uno. Soluzione agli sprechi: tra 2010 e 2011 i tagli nell’istruzione sono di 1,5 mld di euro su un totale (prima del taglio) di 8 mld. Se i conti calano, la famiglia fa più attenzione agli sprechi.
Due. Trasparenza-trasparenza-trasparenza-trasparenza-trasparenza-trasparenza?
Tre. Attenzione: caduta perditempo. Con la costruzione dell’anagrafe nazionale di professori e ricercatori universitari, vengono registrate le pubblicazioni pro-capite. Chiaro che il rinnovo di contratti e stipendi dipende da questo elenco.
Conferma-proporzionale-n.pubblicazioni.
Fannullone-basso numero pubblicazioni-fuoco.
Quattro. La valorizzazione degli studenti meritevoli viene esaltata dallo stanziamento di 135 milioni di euro. L’esaltazione diviene tuttavia cortocircuito nel momento in cui a studente-meritevole corrisponde ateneo-non virtuoso.
E’ chiaro che nella prima fase del taglio sono gli atenei economicamente più deboli a cedere alla possibilità di un intervento privato. Il diritto allo studio ora si mescola con l’interesse di bilancio privato. Dove finisce l’uno, inizia l’altro. Chi assicura il limite? Il ministro?
Cinque. Come una calza a rete usata e rovinata resta l’università addosso al suo abitante. L’università si nutre del suo abitante che appare sorridente nelle immagini da web estratte nei corridoi. L’abitante si nutre della sua università, calza rotta, diventa fili che soffocano in gola.

Rughe

>Mangiando male

>

Come di una calza a rete, usata e rovinata, è disarmante parlare di università. Sembra uno scherzo, un gioco vuoto di parole, ma si tratta soprattutto di uno spazio (con il timore di inadeguatezza che sento nell’usare questa parola, ‘forse sovversiva’). Spazio reale che produce direttamente o indirettamente effetti reali. Spazio reale su cui ogni abitante può produrre effetti reali.
L’otto gennaio è stata approvata la legge 180, sull’università. In parlamento: 302 deputati favorevoli, 228 contrari e 2 astenuti. In futuro, nelle parole del ministro Gelmini, si riducono gli sprechi, i concorsi si fanno più trasparenti, i perditempo “avranno vita difficile” e gli studenti meritevoli saranno valorizzati.
Uno. Soluzione agli sprechi: tra 2010 e 2011 i tagli nell’istruzione sono di 1,5 mld di euro su un totale (prima del taglio) di 8 mld. Se i conti calano, la famiglia fa più attenzione agli sprechi.
Due. Trasparenza-trasparenza-trasparenza-trasparenza-trasparenza-trasparenza?
Tre. Attenzione: caduta perditempo. Con la costruzione dell’anagrafe nazionale di professori e ricercatori universitari, vengono registrate le pubblicazioni pro-capite. Chiaro che il rinnovo di contratti e stipendi dipende da questo elenco.
Conferma-proporzionale-n.pubblicazioni.
Fannullone-basso numero pubblicazioni-fuoco.
Quattro. La valorizzazione degli studenti meritevoli viene esaltata dallo stanziamento di 135 milioni di euro. L’esaltazione diviene tuttavia cortocircuito nel momento in cui a studente-meritevole corrisponde ateneo-non virtuoso.
E’ chiaro che nella prima fase del taglio sono gli atenei economicamente più deboli a cedere alla possibilità di un intervento privato. Il diritto allo studio ora si mescola con l’interesse di bilancio privato. Dove finisce l’uno, inizia l’altro. Chi assicura il limite? Il ministro?
Cinque. Come una calza a rete usata e rovinata resta l’università addosso al suo abitante. L’università si nutre del suo abitante che appare sorridente nelle immagini da web estratte nei corridoi. L’abitante si nutre della sua università, calza rotta, diventa fili che soffocano in gola.

Rughe

Storia (parziale) della vita di un politico italiano

Per la ricorrenza della morte di Bettino Craxi, sopraggiunta il 19 gennaio 2000, sono state trasmesse e scritte sui media le memorie del politico, chi in modo più parziale chi meno.
Craxi entra in politica giovanissimo. Nel 1976 diventa segretario nazionale del Partito Socialista, poco prima delle elezioni. Sostenuto dall’alleanza del Pentapartito (DC-PSI-PSDI-PRI-PLI) diventa Presidente del Consiglio, il primo socialista a essere premier italiano.
Tra i numerosi provvedimenti del suo governo, uno merita di essere approfondito, anche perché influenza il sistema mediatico attuale. Nell’ottobre 1984 tre pretori, di Roma, Torino e Pescara, ordinano l’oscuramento dei canali televisivi Fininvest di Silvio Berlusconi, perché illegali secondo la legge italiana (non è possibile avere il monopolio delle frequenze e lo stesso numero di canali dello Stato). Immediatamente viene varato il decreto Berlusconi con il voto di fiducia, per sanare la situazione e concedere un anno di tempo alle tv. Craxi si impegnò personalmente per aiutare il suo amico Silvio Berlusconi. Lo prova, oltre l’evidenza dei fatti, una lettera scritta dall’attuale premier al premier di allora: “Caro Bettino – scrive il Cavaliere – grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio” (da repubblica.it,)
Il documentario sulla vita di Craxi, dove veniva dipinto più come santo che come uomo, trasmesso su Canale 5, forse rientra tra i ringraziamenti.
Nel 1989 Craxi stringe l’alleanza con Andreotti e Forlani (CAF), con la quale Andreotti fu premier fino al 1992.
L’inchiesta Mani Pulite segna la fine della prima Repubblica, ma anche l’ultima parte della vita di Bettino.
Il 17 febbraio 1992, l’ingegnere Mario Chiesa, del PSI, viene arrestato perché colto mentre intascava una mazzetta da una ditta di pulizie. Le sue confessioni rendono pubblico un sistema di tangenti che coinvolgono i dirigenti milanesi del PSI. Quando l’inchiesta avanza, Craxi dichiara nell’agosto ’93 in parlamento che tutti i partiti si servono di tangenti per auto-finanziarsi. Era un ammissione di colpa, ma condivisa con tutti gli altri esponenti politici italiani.
Tantissimi leader nazionali, Craxi compreso, sono colpiti da avvisi di garanzia, dopo indagini svolte su di loro.
Antonio Di Pietro, uno dei magistrati a capo delle indagini (ora leader dell’IdV) viene screditato in vari tentativi dai suoi inquisiti. Anche Bettino invita Salomone (pm bresciano) a indagare su Di Pietro, sostenendo che mani pulite è tutto un bluff.
Quando l’arresto era vicino, nel 1994, Craxi scappa ad Hammamet in Tunisia.
I giudici che lo dichiararono colpevole insieme a Cusani e Citarisi, nel processo sugli introiti che Psi e Dc realizzarono sugli accordi assicurativi tra la Sai e l’Eni, chiuso nel novembre 1996, scrivono: “Si può ritenere pienamente provato che Craxi, nonostante gli impegni politici e di governo, si occupava in prima persona delle operazioni concernenti il finanziamento del partito, quanto meno di quelle di grande rilievo quali la joint venture Eni-Sai”.
Le indagini hanno portato alla luce l’esistenza di un tesoro personale di Craxi (circa 50 miliardi di lire), accumulato dalle tangenti, che quindi non finanziavano solo le casse di partito.
Le condanne definitive a suo carico sono: 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai e 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito nel caso della metropolitana di Milano.

Ste