Agatha Christie: 300 piccoli criminali
La parola «criminali», invece, parla di un tentativo ben preciso: normalizzare l’università, mettere all’angolo l’Onda e la sua straordinaria capacità di conflitto. E questa normalizzazione, per il magnifico Frati, equivale ad un’ottima merce di scambio con cui ottenere dal governo qualche briciola a sostegno della Sapienza. Un gran polverone dunque per non parlare dei problemi veri dell’università, di quel processo di dismissione a cui è stata destinata dal governo delle destre, ma anche un’aggressione a più voci contro i movimenti e chi a questa dismissione si è opposto e si continuerà ad opporre. Un misto di provocazione e criminalizzazione per agevolare quel processo di riforma che l’autunno dell’Onda ha messo nell’angolo.
Un’ultima battuta rispetto alla vicenda del Papa e al nuovo invito che gli ha rivolto il magnifico. Che venga pure Benedetto XVI, sarebbe buona cosa, però, che venisse accompagnato dal parroco di Gaza, offrirebbe a tutto il mondo accademico la possibilità di confrontarsi con una questione terribile come l’uccisione di centinaia di civili palestinesi innocenti”.
>Agatha Christie: 300 piccoli criminali
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La parola «criminali», invece, parla di un tentativo ben preciso: normalizzare l’università, mettere all’angolo l’Onda e la sua straordinaria capacità di conflitto. E questa normalizzazione, per il magnifico Frati, equivale ad un’ottima merce di scambio con cui ottenere dal governo qualche briciola a sostegno della Sapienza. Un gran polverone dunque per non parlare dei problemi veri dell’università, di quel processo di dismissione a cui è stata destinata dal governo delle destre, ma anche un’aggressione a più voci contro i movimenti e chi a questa dismissione si è opposto e si continuerà ad opporre. Un misto di provocazione e criminalizzazione per agevolare quel processo di riforma che l’autunno dell’Onda ha messo nell’angolo.
Un’ultima battuta rispetto alla vicenda del Papa e al nuovo invito che gli ha rivolto il magnifico. Che venga pure Benedetto XVI, sarebbe buona cosa, però, che venisse accompagnato dal parroco di Gaza, offrirebbe a tutto il mondo accademico la possibilità di confrontarsi con una questione terribile come l’uccisione di centinaia di civili palestinesi innocenti”.
“Separati come fratelli”
Dal 27 dicembre Gaza è terreno di guerra. Guerra. Accadono gli spari, i raid, le morti. Ieri, la riunione del gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato l’estensione dell’offensiva contro Hamas, a Gaza. Si apre la pianificazione di una Terza Fase, mirata all’addentramento dei militari d’Israele nei centri popolati della striscia. Per ora la decisione a procedere è tuttavia rimandata.
La radio pubblica israeliana afferma che razzi sparati dalla striscia di Gaza sono caduti nelle aree di Beersheva e di Netivot; altre città colpite: Ashqelon, Ashdod e Sderot. Le frontiere di Gaza sono chiuse.


Separati. La mano che allontana si scontra contro il muro che già divide i ‘figli della stessa terra’. Come si può parlare di fratellanza tra genti che si guardano dagli schermi della propaganda perché tra di loro si è posto un muro? Si pone una barriera per arginare il terrorismo. Il terrorismo prosegue. La barriera ha fallito? L’avviso di San Pietro è di separare ulteriormente. Cosa significa?
Facendo un tentativo di comprensione si può percorrere una prima via che conduce al vuoto parlare, per parlare.
Il Vaticano non può tacere, in molti si sono espressi per una fine delle ostilità. Il Vaticano si è espresso in questo senso. L’idea successiva è quella di ‘separare i fratelli’. Di che fratelli si parla? Ebrei israeliani, Islamici palestinesi, cristiani forse. Ma questa forte apertura è ideologica, riguarda altri. La Turchia vuole entrare in Europa. Non la si vuole fare entrare nella comunità. Loro non sono fratelli. Su cosa si basa il principio di fratellanza? Sulla contiguità dei corpi?
Se c’è di mezzo un muro però forse qualcosa cambia. La famiglia si è rotta, divisa tra le due parti. Sopra il muro passano i raid.
La seconda via di comprensione si scontra con il concreto del ‘separare i fratelli’. Cosa significa nella pratica di Gaza? Aumentiamo di un piano la barriera già esistente? Si alza la scala di Bansky.
>”Separati come fratelli”
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Dal 27 dicembre Gaza è terreno di guerra. Guerra. Accadono gli spari, i raid, le morti. Ieri, la riunione del gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato l’estensione dell’offensiva contro Hamas, a Gaza. Si apre la pianificazione di una Terza Fase, mirata all’addentramento dei militari d’Israele nei centri popolati della striscia. Per ora la decisione a procedere è tuttavia rimandata.
La radio pubblica israeliana afferma che razzi sparati dalla striscia di Gaza sono caduti nelle aree di Beersheva e di Netivot; altre città colpite: Ashqelon, Ashdod e Sderot. Le frontiere di Gaza sono chiuse.


Separati. La mano che allontana si scontra contro il muro che già divide i ‘figli della stessa terra’. Come si può parlare di fratellanza tra genti che si guardano dagli schermi della propaganda perché tra di loro si è posto un muro? Si pone una barriera per arginare il terrorismo. Il terrorismo prosegue. La barriera ha fallito? L’avviso di San Pietro è di separare ulteriormente. Cosa significa?
Facendo un tentativo di comprensione si può percorrere una prima via che conduce al vuoto parlare, per parlare.
Il Vaticano non può tacere, in molti si sono espressi per una fine delle ostilità. Il Vaticano si è espresso in questo senso. L’idea successiva è quella di ‘separare i fratelli’. Di che fratelli si parla? Ebrei israeliani, Islamici palestinesi, cristiani forse. Ma questa forte apertura è ideologica, riguarda altri. La Turchia vuole entrare in Europa. Non la si vuole fare entrare nella comunità. Loro non sono fratelli. Su cosa si basa il principio di fratellanza? Sulla contiguità dei corpi?
Se c’è di mezzo un muro però forse qualcosa cambia. La famiglia si è rotta, divisa tra le due parti. Sopra il muro passano i raid.
La seconda via di comprensione si scontra con il concreto del ‘separare i fratelli’. Cosa significa nella pratica di Gaza? Aumentiamo di un piano la barriera già esistente? Si alza la scala di Bansky.
Puedes copiar y distribuir los artículos publicados en esta obra sin necesidad de permiso expreso de los autores, siempre que reconozcas la autoría
Il verbo si fa carne significa che la parola è incorporata al capitale. Per questo percepiamo che la realtà ed il capitalismo sono la stessa cosa, conformata e confermata da tutti i discorsi possibili.
Il regime che opera questo “miracolo” è la conectividad: parlare è connettersi. Tutto l’atto del discorso è una connessione che produce, secondo una scala infinita, sentire e realtà, significato e capitale. Viceversa, la disconnessione segna lo spazio del non-sentire, della non-realtà, del non-valore. Si avverte la conectividad dunque come un regime di forza: connettersi o morire. Non c’è mediazione o istituzione, non si può negoziare. […] Così, […], sotto la minacia dell’atto fallito , parlare è connettersi una ed un’altra volta ad un mondo senza forma, da dove fluisce, senza altra consistenza che la nostra propria connessione, il sentire comune capitalista.
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>Il verbo si fa carne significa che la parola è incorporata al capitale. Per questo percepiamo che la realtà ed il capitalismo sono la stessa cosa, conformata e confermata da tutti i discorsi possibili.
Il regime che opera questo “miracolo” è la conectividad: parlare è connettersi. Tutto l’atto del discorso è una connessione che produce, secondo una scala infinita, sentire e realtà, significato e capitale. Viceversa, la disconnessione segna lo spazio del non-sentire, della non-realtà, del non-valore. Si avverte la conectividad dunque come un regime di forza: connettersi o morire. Non c’è mediazione o istituzione, non si può negoziare. […] Così, […], sotto la minacia dell’atto fallito , parlare è connettersi una ed un’altra volta ad un mondo senza forma, da dove fluisce, senza altra consistenza che la nostra propria connessione, il sentire comune capitalista.
Lo scacciapensieri
Possibile che Rosa Russo Iervolino abbia qualcosa in comune con Connor MacLeod il protagonista di Highlander? Visti gli ultimi fatti sembrerebbe proprio di si, ovvero entrambi sono degli immortali. Si perché se il personaggio cinematografico è immune al passare del tempo, il sindaco di Napoli sembra essere immune agli scandali e ai fatti di cronaca. L’anno scorso infatti, sempre in questo periodo, era venuta alla ribalta l’emergenza rifiuti, mentre quest’anno invece la città partenopea è ritornata a far parlare di se per lo scandalo assessori. In entrambe le occasioni la Iervolino ne è uscita sana e salva ed è rimasta salda al suo a posto non curante delle numerose critiche che le sono piovute addosso. Anche se è riuscita a sopravvivere alle critiche, ombre sul suo operato sono comparse numerose tanto da far pensare che, vista l’ennesima nota negativa, il sindaco di Napoli avrebbe dato le dimissioni e invece no. Eccola comparire al telegiornale con la sua magnifica voce con la quale potrebbe doppiare un cartone animato, annunciare non la rinuncia al suo incarico ma, i nomi dei nuovi assessori che andranno a sostituire quelli indagati.
Certo gli errori degli assessori non sono stati commessi dalla Iervolino ma, è stata lei a scegliere quelle persone commettendo un errore e in genere chi sbaglia dovrebbe pagare o quanto meno ammettere di aver commesso un errore.
Non sto dicendo che sia facile amministrare un comune, soprattutto uno come quello di Napoli, anche perché anche se mandassimo sindaco e assessori di Aosta , che è stata recentemente eletta città più vivibile d’Italia, credo che non farebbero tanto meglio.
A tutti si concede una seconda occasione, ma l’operato della Iervolino non è la prima volta che viene messo in discussione. Anche “Le Iene” qualche anno fa erano andati a fare dei servizi sull’operato del sindaco di Napoli per quel che concerneva le multe.
Se uno continua a sbagliare prima o poi si renderà conto che non è in grado di fare ciò che sta facendo e quindi magari che sia giunto il momento di passare la mano.
La Iervolino invece no. Resiste a tutto e a tutti salda alla sua sedia di comando. Sarebbe da chiedersi perché di questa sua scelta. Io ho una mia opinione, se anche voi vi siete fatti un’idea scrivetecela sul blog dove troverete la mia.
>Lo scacciapensieri
>Possibile che Rosa Russo Iervolino abbia qualcosa in comune con Connor MacLeod il protagonista di Highlander? Visti gli ultimi fatti sembrerebbe proprio di si, ovvero entrambi sono degli immortali. Si perché se il personaggio cinematografico è immune al passare del tempo, il sindaco di Napoli sembra essere immune agli scandali e ai fatti di cronaca. L’anno scorso infatti, sempre in questo periodo, era venuta alla ribalta l’emergenza rifiuti, mentre quest’anno invece la città partenopea è ritornata a far parlare di se per lo scandalo assessori. In entrambe le occasioni la Iervolino ne è uscita sana e salva ed è rimasta salda al suo a posto non curante delle numerose critiche che le sono piovute addosso. Anche se è riuscita a sopravvivere alle critiche, ombre sul suo operato sono comparse numerose tanto da far pensare che, vista l’ennesima nota negativa, il sindaco di Napoli avrebbe dato le dimissioni e invece no. Eccola comparire al telegiornale con la sua magnifica voce con la quale potrebbe doppiare un cartone animato, annunciare non la rinuncia al suo incarico ma, i nomi dei nuovi assessori che andranno a sostituire quelli indagati.
Certo gli errori degli assessori non sono stati commessi dalla Iervolino ma, è stata lei a scegliere quelle persone commettendo un errore e in genere chi sbaglia dovrebbe pagare o quanto meno ammettere di aver commesso un errore.
Non sto dicendo che sia facile amministrare un comune, soprattutto uno come quello di Napoli, anche perché anche se mandassimo sindaco e assessori di Aosta , che è stata recentemente eletta città più vivibile d’Italia, credo che non farebbero tanto meglio.
A tutti si concede una seconda occasione, ma l’operato della Iervolino non è la prima volta che viene messo in discussione. Anche “Le Iene” qualche anno fa erano andati a fare dei servizi sull’operato del sindaco di Napoli per quel che concerneva le multe.
Se uno continua a sbagliare prima o poi si renderà conto che non è in grado di fare ciò che sta facendo e quindi magari che sia giunto il momento di passare la mano.
La Iervolino invece no. Resiste a tutto e a tutti salda alla sua sedia di comando. Sarebbe da chiedersi perché di questa sua scelta. Io ho una mia opinione, se anche voi vi siete fatti un’idea scrivetecela sul blog dove troverete la mia.
