>Berlusconi ha annunciato che verrà lanciato un piano per le infrastrutture strategiche di 16,6 miliardi. Ciò verrà all’interno del Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica). Nell’Ansa si riporta inoltre che il piano preventivato dal precedente governo Berlusconi era di 125 milioni. Ora la differenza tra le due cifre sembra piuttosto ampia.
Nelle recenti polemiche legate ai fondi per la sicurezza dell’edilizia scolastica è emerso come, secondo l’articolo 7bis della legge Gelmini, non meno del 5% dei fondi per il suddetto piano vadano impiegati proprio per la messa a norma delle strutture. Questi calcoli si basano tuttavia su promesse ed intenzioni future, mentre l’Economic Outlook (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) concretizza per tutto il 2009 la recessione italiana. Il 2009 dovrebbe anche essere l’anno del risparmio nelle Università in funzione dei tagli del 2010 e 2011. Tale risparmio dovrebbe servire proprio a “rendere meno dolorose” (Gelmini) le carenze economiche del biennio a venire. Troppe cose insieme. Ma il premier ha la soluzione: “l’ottimismo e la volontà possono farci uscire e in fretta dalla crisí”; per chi credeva fosse una questione economica.
Rughe
Oh sole mio puliscimi tu
Il problema rifiuti di Napoli sembrerebbe risolto ma, non è esattamente così
Da quindici anni a Napoli e dintorni si accumulano rifiuti su rifiuti, da quelli urbani a quelli tossici. La situazione drammatica che ha portato all’esasperazione chi a Napoli ci vive ci è stata riferita in maniera martellante dai media con immagini di fuochi, proteste, “ecoballe”, ecc.
Berlusconi, per far vedere che la situazione è stata risolta, organizza in luglio a Napoli il primo Consiglio dei Ministri del suo nuovo mandato. In così poco tempo il più grosso è stato fatto (stando ai titoli di giornale). Sono state aperte due discariche che hanno riportato la situazione a livelli accettabili. Certo che viene da crederci, perché dopo aver visto e sentito quello che non vorresti accadesse neanche nello stato del tuo peggior nemico, è bello credere che chi di dovere ha agito e fatto tutto il possibile.
Ma non è così. Report nella puntata del 16 novembre, “Terra bruciata”, aggiornamento del 9/03/2008, lo mostra chiaramente: tutto è ancora dov’era.
Il giornalista intervistato, Antonio Graziano, dichiara: “Ci hanno detto: dateci delle immagini pulite di Napoli”. E così è stato mostrato il centro della città, ripulito apposta per le telecamere. Una piccola delegazione è andata a protestare dove si è riunito il Consiglio dei Ministri, ma la Digos li ha fermati. Dopo vivaci trattative è stato concesso di protestare ma, senza esibire cartelloni. Un ragazzo ha tentato di usare un megafono, ma è stato immediatamente bloccato dopo la prima frase. L’episodio è riuscito ad essere immortalato da una telecamera che è passata inosservata dalle forze dell’ordine visto che queste ultime hanno sequestrato tutte le telecamere. Tutte tranne una viene da esclamare, il che ha permesso di rendere possibile la visione di questo episodio su Youtube.
Questa notizia vuole invitare tutti a non soffermarsi alle informazioni dei media ma, di cercare il più possibile di approfondire per conto proprio le notizie sfruttando altre fonti di informazione.
Ste&Matte
>Oh sole mio puliscimi tu
>Il problema rifiuti di Napoli sembrerebbe risolto ma, non è esattamente così
Da quindici anni a Napoli e dintorni si accumulano rifiuti su rifiuti, da quelli urbani a quelli tossici. La situazione drammatica che ha portato all’esasperazione chi a Napoli ci vive ci è stata riferita in maniera martellante dai media con immagini di fuochi, proteste, “ecoballe”, ecc.
Berlusconi, per far vedere che la situazione è stata risolta, organizza in luglio a Napoli il primo Consiglio dei Ministri del suo nuovo mandato. In così poco tempo il più grosso è stato fatto (stando ai titoli di giornale). Sono state aperte due discariche che hanno riportato la situazione a livelli accettabili. Certo che viene da crederci, perché dopo aver visto e sentito quello che non vorresti accadesse neanche nello stato del tuo peggior nemico, è bello credere che chi di dovere ha agito e fatto tutto il possibile.
Ma non è così. Report nella puntata del 16 novembre, “Terra bruciata”, aggiornamento del 9/03/2008, lo mostra chiaramente: tutto è ancora dov’era.
Il giornalista intervistato, Antonio Graziano, dichiara: “Ci hanno detto: dateci delle immagini pulite di Napoli”. E così è stato mostrato il centro della città, ripulito apposta per le telecamere. Una piccola delegazione è andata a protestare dove si è riunito il Consiglio dei Ministri, ma la Digos li ha fermati. Dopo vivaci trattative è stato concesso di protestare ma, senza esibire cartelloni. Un ragazzo ha tentato di usare un megafono, ma è stato immediatamente bloccato dopo la prima frase. L’episodio è riuscito ad essere immortalato da una telecamera che è passata inosservata dalle forze dell’ordine visto che queste ultime hanno sequestrato tutte le telecamere. Tutte tranne una viene da esclamare, il che ha permesso di rendere possibile la visione di questo episodio su Youtube.
Questa notizia vuole invitare tutti a non soffermarsi alle informazioni dei media ma, di cercare il più possibile di approfondire per conto proprio le notizie sfruttando altre fonti di informazione.
Ste&Matte
Anche no.
A Palazzo Chigi, il 6 Novembre 2008, il Consiglio dei Ministri ha approvato la proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca: il decreto-legge n.180 – entrato poi in vigore quattro giorni dopo. Questo provvedimento provvisorio avente forza di legge si compone di cinque articoli, di cui il terzo – “Disposizioni per il diritto allo studio universitario dei capaci e dei meritevoli” – vanta due forti finanziamenti: 65 milioni di euro per l’anno 2009 al fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazione degli alloggi e residenze per studenti; 135 milioni di euro, sempre e solo per l’anno 2009, al fondo di intervento integrativo di cui all’art. 16 della legge 390/91, spacciato per garante della “concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio”. In realtà, tale articolo 16 parla di disposizioni riguardanti il suo mero titolo: Prestiti d’onore. Questi sono prestiti che aziende ed istituti di credito fanno a studenti, previo accordo finanziario con lo Stato (ecco il nostro simpatico fondo di intervento integrativo), al fine di “sopperire alle esigenze di ordine economico connesse alla frequenza degli studi”. In buona sostanza: soldi che slittano a tali aziende ed istituti di credito. Ad ogni modo, dopo il 1996 è diventato possibile utilizzare anche questo fondo per erogazioni di borse di studio. Anche perché i fondi per le borse di studio sono altri.
Ergo: 135 milioni di euro garantiranno davvero “la concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio”?
Vedi titolo.
Ale,6
>Anche no.
>A Palazzo Chigi, il 6 Novembre 2008, il Consiglio dei Ministri ha approvato la proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca: il decreto-legge n.180 – entrato poi in vigore quattro giorni dopo. Questo provvedimento provvisorio avente forza di legge si compone di cinque articoli, di cui il terzo – “Disposizioni per il diritto allo studio universitario dei capaci e dei meritevoli” – vanta due forti finanziamenti: 65 milioni di euro per l’anno 2009 al fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazione degli alloggi e residenze per studenti; 135 milioni di euro, sempre e solo per l’anno 2009, al fondo di intervento integrativo di cui all’art. 16 della legge 390/91, spacciato per garante della “concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio”. In realtà, tale articolo 16 parla di disposizioni riguardanti il suo mero titolo: Prestiti d’onore. Questi sono prestiti che aziende ed istituti di credito fanno a studenti, previo accordo finanziario con lo Stato (ecco il nostro simpatico fondo di intervento integrativo), al fine di “sopperire alle esigenze di ordine economico connesse alla frequenza degli studi”. In buona sostanza: soldi che slittano a tali aziende ed istituti di credito. Ad ogni modo, dopo il 1996 è diventato possibile utilizzare anche questo fondo per erogazioni di borse di studio. Anche perché i fondi per le borse di studio sono altri.
Ergo: 135 milioni di euro garantiranno davvero “la concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio”?
Vedi titolo.
Ale,6
Legge 194: Trent’anni dopo.
Era il 22 maggio del 1978 quando in Italia si legalizzava l’aborto, per la legge: l’interruzione volontaria della gravidanza (IGV). Passati quindi trent’anni, un mese fa per intenderci, il congresso della Sigo ha esaminato la situazione attuale confrontandola con quella di allora. Purtroppo la situazione che ne è uscita non è delle più rosee. Un po’ di numeri: prima del ’78 si stimavano circa 250.000 aborti clandestini l’anno, oggi invece sono “solo” 15.000. Nonostante i numeri siano tutti in calo, gli aborti legali nel 1982 furono oltre 230.000 calando del 45,9% fino ai 127.038 del 2007, ci sono ancora donne che ricorrono a tecniche illegali e pericolosissime per la salute. I motivi? L’aumento negli ospedali dei così detti obiettori, ovvero quel personale medico che rifiuta per motivi etici o morali di operare in determinati casi. A questo si aggiunge un rapporto, a dir poco problematico, tra i consultori e gli ospedali che causano tempi d’attesa lunghissimi e dove i protocolli di collaborazione, esistenti solo nel 71% dei casi, vivono solamente sulla carta. E per finire l’approccio ancora poco amichevole che le donne italiane hanno con la contraccezione. C’è che decide di non usarli, chi non li conosce proprio e infine chi ne fa un uso sbagliato. Concludendo. Purtroppo le donne italiane subiscono gli effetti di una cultura che fatica ancora a digerire una pratica come l’aborto, che sbagliato o no eticamente, in molti casi andrebbe a risolvere molte situazioni spiacevoli.
>Legge 194: Trent’anni dopo.
>Era il 22 maggio del 1978 quando in Italia si legalizzava l’aborto, per la legge: l’interruzione volontaria della gravidanza (IGV). Passati quindi trent’anni, un mese fa per intenderci, il congresso della Sigo ha esaminato la situazione attuale confrontandola con quella di allora. Purtroppo la situazione che ne è uscita non è delle più rosee. Un po’ di numeri: prima del ’78 si stimavano circa 250.000 aborti clandestini l’anno, oggi invece sono “solo” 15.000. Nonostante i numeri siano tutti in calo, gli aborti legali nel 1982 furono oltre 230.000 calando del 45,9% fino ai 127.038 del 2007, ci sono ancora donne che ricorrono a tecniche illegali e pericolosissime per la salute. I motivi? L’aumento negli ospedali dei così detti obiettori, ovvero quel personale medico che rifiuta per motivi etici o morali di operare in determinati casi. A questo si aggiunge un rapporto, a dir poco problematico, tra i consultori e gli ospedali che causano tempi d’attesa lunghissimi e dove i protocolli di collaborazione, esistenti solo nel 71% dei casi, vivono solamente sulla carta. E per finire l’approccio ancora poco amichevole che le donne italiane hanno con la contraccezione. C’è che decide di non usarli, chi non li conosce proprio e infine chi ne fa un uso sbagliato. Concludendo. Purtroppo le donne italiane subiscono gli effetti di una cultura che fatica ancora a digerire una pratica come l’aborto, che sbagliato o no eticamente, in molti casi andrebbe a risolvere molte situazioni spiacevoli.
Lo scacciapensieri
Alcuni mesi fa, a Parigi, gli studenti dell’Institut d’Études Politiques si mobilitarono contro la proposta di modifica del nome del corso in Sciences Politiques. Quello che i nostri amici francesi
avevano ben chiaro – e che noi spesso fatichiamo a comprendere – è che le parole non pesano tanto per il loro significato, quanto per il loro compito. In questo caso, la
sostituzione della parola studi – con la sua carica di bassa militanza – in favore della più imparziale, autorevole ed asettica scienze, si poneva direttamente come pratica politica, sentita
dagli studenti in tutta la sua violenza. La stessa cosa è accaduta qui a Verona, dove la
specialistica di Filosofia cede ora il posto alla magistrale in Scienze Filosofiche. In un epoca in cui il discorso scientifico e tutte le sue diverse sotto-scienze – mediche, politiche, della comunicazione – hanno preso il sopravvento, era così necessario mascherare anche la pratica filosofica con questa pseudoautorevolezza? O forse il tentativo in gioco è più subdolo, spinto a convertire la filosofia in
un sapere codificato, in un sistema di nozioni, negando ciò che essa reca in sé di pratica, di non-sapere. Su tutto questo risuonano ancora le parole di Deleuze e Guattari: “Oggi l’antifilosofia vuol essere linguaggio del potere. Approfittiamone”.
Marco
