>Alcuni mesi fa, a Parigi, gli studenti dell’Institut d’Études Politiques si mobilitarono contro la proposta di modifica del nome del corso in Sciences Politiques. Quello che i nostri amici francesi
avevano ben chiaro – e che noi spesso fatichiamo a comprendere – è che le parole non pesano tanto per il loro significato, quanto per il loro compito. In questo caso, la
sostituzione della parola studi – con la sua carica di bassa militanza – in favore della più imparziale, autorevole ed asettica scienze, si poneva direttamente come pratica politica, sentita
dagli studenti in tutta la sua violenza. La stessa cosa è accaduta qui a Verona, dove la
specialistica di Filosofia cede ora il posto alla magistrale in Scienze Filosofiche. In un epoca in cui il discorso scientifico e tutte le sue diverse sotto-scienze – mediche, politiche, della comunicazione – hanno preso il sopravvento, era così necessario mascherare anche la pratica filosofica con questa pseudoautorevolezza? O forse il tentativo in gioco è più subdolo, spinto a convertire la filosofia in
un sapere codificato, in un sistema di nozioni, negando ciò che essa reca in sé di pratica, di non-sapere. Su tutto questo risuonano ancora le parole di Deleuze e Guattari: “Oggi l’antifilosofia vuol essere linguaggio del potere. Approfittiamone”.
Marco
Fondi per la sicurezza scolastica?
Dal Pd critiche sugli scarsi fondi destinati. Gasparri: “non è vero”
Mentre nel liceo Vivona DI Roma un infisso crolla, tra governo ed opposizione si alimenta il walzer delle false verità.
La deputata Pd Ghizzoni e la senatrice Bastico affermano da un lato che “non si possono tagliare le risorse destinate alla sicurezza degli edifici scolastici.” E ancora: “23 milioni di euro in meno in finanziaria sui 100 disponibili nel fondo statale destinato al patto per l’edilizia scolastica.”
D’altro canto è tuttavia il presidente dei senatori PDL, Maurizio Gasparri, a sostenere che “non è vero che il decreto Gelmini ha tagliato i fondi per gli istituti scolastici. Anzi, l’articolo 7 bis del decreto già convertito in legge consente corsie preferenziali per l’edilizia scolastica e la sicurezza degli istituti.”
Passo indietro. Il decreto Gelmini sulla scuola è stato approvato (trasformato in legge) il 29 ottobre scorso. L’articolo 7bis stabilisce che “al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici è destinato un importo non inferiore al 5% delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche”. Tuttavia, proseguendo, l’articolo termina sancendo che “gli interventi saranno attuati solo se non produrranno effetti peggiorativi sulla finanza pubblica.” La questione dunque si complica perché non è chiaro a quanto si aggirino le risorse del programma delle infrastrutture strategiche (60 miliardi nel 2008, con mancanti 113 miliardi per il piano decennale). E non è rassicurante notare come i lavori sull’edilizia scolastica vengano comunque sottoposti ai problemi di finanza pubblica. Parlando ogni giorno di Crisi infatti è temibile ragionare sul futuro. Per ora i rappresentanti italiani seguono a giocare al lancio dei dati. Fortuna?
Rughe
>Fondi per la sicurezza scolastica?
>Dal Pd critiche sugli scarsi fondi destinati. Gasparri: “non è vero”
Mentre nel liceo Vivona DI Roma un infisso crolla, tra governo ed opposizione si alimenta il walzer delle false verità.
La deputata Pd Ghizzoni e la senatrice Bastico affermano da un lato che “non si possono tagliare le risorse destinate alla sicurezza degli edifici scolastici.” E ancora: “23 milioni di euro in meno in finanziaria sui 100 disponibili nel fondo statale destinato al patto per l’edilizia scolastica.”
D’altro canto è tuttavia il presidente dei senatori PDL, Maurizio Gasparri, a sostenere che “non è vero che il decreto Gelmini ha tagliato i fondi per gli istituti scolastici. Anzi, l’articolo 7 bis del decreto già convertito in legge consente corsie preferenziali per l’edilizia scolastica e la sicurezza degli istituti.”
Passo indietro. Il decreto Gelmini sulla scuola è stato approvato (trasformato in legge) il 29 ottobre scorso. L’articolo 7bis stabilisce che “al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici è destinato un importo non inferiore al 5% delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche”. Tuttavia, proseguendo, l’articolo termina sancendo che “gli interventi saranno attuati solo se non produrranno effetti peggiorativi sulla finanza pubblica.” La questione dunque si complica perché non è chiaro a quanto si aggirino le risorse del programma delle infrastrutture strategiche (60 miliardi nel 2008, con mancanti 113 miliardi per il piano decennale). E non è rassicurante notare come i lavori sull’edilizia scolastica vengano comunque sottoposti ai problemi di finanza pubblica. Parlando ogni giorno di Crisi infatti è temibile ragionare sul futuro. Per ora i rappresentanti italiani seguono a giocare al lancio dei dati. Fortuna?
Rughe
Un giorno senza Gay.
Negli Stati Uniti una buona fetta di popolazione si mobilita, sono i gay che in California si sono mossi, in protesta contro il successo al referendum che annulla la validità legale dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Da questo è partita l’idea di un “day without gay”: chi aderirà alla manifestazione dovrà darsi “gay” al lavoro e stare a casa. Gli organizzatori sperano di convincere milioni di gay a non andare a lavorare e invece di darsi ammalati, come si farebbe in una situazione di sciopero in bianco tradizionale, rivendicare che sono impossibilitati ad andare a lavorare perché quel giorno si sentono troppo gay. Inoltre questa protesta va contro una legislazione che in 30 stati permette al datore di lavoro di licenziare qualcuno perché gay e la Proposition 8 ovvero: la proposizione che modifica la costituzione californiana stabilendo che il matrimonio può avvenire solo tra due persone di sesso differente. Il giorno fissato per il grande sciopero è il 10 dicembre, quando chi vorrà potrà manifestare stando comodamente a casa dal lavoro. Intanto il sito daywithoutgay.org offre istruzioni su come organizzare autonomamente il proprio giorno senza gay a chinque ne abbia voglia.
π
>Un giorno senza Gay.
>Negli Stati Uniti una buona fetta di popolazione si mobilita, sono i gay che in California si sono mossi, in protesta contro il successo al referendum che annulla la validità legale dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Da questo è partita l’idea di un “day without gay”: chi aderirà alla manifestazione dovrà darsi “gay” al lavoro e stare a casa. Gli organizzatori sperano di convincere milioni di gay a non andare a lavorare e invece di darsi ammalati, come si farebbe in una situazione di sciopero in bianco tradizionale, rivendicare che sono impossibilitati ad andare a lavorare perché quel giorno si sentono troppo gay. Inoltre questa protesta va contro una legislazione che in 30 stati permette al datore di lavoro di licenziare qualcuno perché gay e la Proposition 8 ovvero: la proposizione che modifica la costituzione californiana stabilendo che il matrimonio può avvenire solo tra due persone di sesso differente. Il giorno fissato per il grande sciopero è il 10 dicembre, quando chi vorrà potrà manifestare stando comodamente a casa dal lavoro. Intanto il sito daywithoutgay.org offre istruzioni su come organizzare autonomamente il proprio giorno senza gay a chinque ne abbia voglia.
π
A Siena si blocca il CdA
L’aula consiliare occupata dagli studenti
Venerdì scorso a Siena si è riunito il CdA dell’ateneo per eleggere un commissario del governo che verifichi l’operato dell’università. La seduta è stata rimandata in quanto un gruppo di studenti, dottorandi, assegnisti di ricerca e titolari di contratto ha occupato la sala dell’Università. Il gruppo di studenti, composto da circa centocinquanta persone, ha usato questa forma di protesta per manifestare contro la nomina del rappresentante e ha approfittato dell’occasione perleggere due comunicati in cui contestavano alcuni dei punti contenuti nel piano di risanamento dell’Università senese, che deve far fronte a debiti per 145 milioni di euro.
Vista la situazione che impediva il regolare svolgimento della seduta il rettore Silvano Focardi
si è leggermente alterato, tanto per usare un eufemismo, apostrofando i contestatori che lo invitavano a dimettersi, e a sua volta, lo stesso rettore ha invitato gli studenti a dimettesi, non si sa da cosa. Si suppone che questa sua uscita sia dovuta solo al clima di tensione creatosi e che non
abbia pensato realmente una cosa simile. Conoscendo il personaggio è però tutto possibile visto che, dopo la giornata di venerdì ha inviato una lettere personale dell’Ateneo e ai rappresentanti degli studenti in cui dichiara che ”i diritti degli studenti non sono mai stati messi indubbio e saranno sempre garantiti”. Focardi ha inoltre aggiunto che ”se dovessero verificarsi nuovi ostacoli allo svolgimento del Consiglio di amministrazione, non consentendo la normale attivita’ del CdA, si rischierebbe di aggravare ulteriormente la gia’ difficile situazione dell’Ateneo”. Evidentemente tra i diritti degli studenti il rettore senese non tiene in considerazione il diritto di esprimere le proprie opinioni
Matte
>A Siena si blocca il CdA
L’aula consiliare occupata dagli studenti
Venerdì scorso a Siena si è riunito il CdA dell’ateneo per eleggere un commissario del governo che verifichi l’operato dell’università. La seduta è stata rimandata in quanto un gruppo di studenti, dottorandi, assegnisti di ricerca e titolari di contratto ha occupato la sala dell’Università. Il gruppo di studenti, composto da circa centocinquanta persone, ha usato questa forma di protesta per manifestare contro la nomina del rappresentante e ha approfittato dell’occasione perleggere due comunicati in cui contestavano alcuni dei punti contenuti nel piano di risanamento dell’Università senese, che deve far fronte a debiti per 145 milioni di euro.
Vista la situazione che impediva il regolare svolgimento della seduta il rettore Silvano Focardi
si è leggermente alterato, tanto per usare un eufemismo, apostrofando i contestatori che lo invitavano a dimettersi, e a sua volta, lo stesso rettore ha invitato gli studenti a dimettesi, non si sa da cosa. Si suppone che questa sua uscita sia dovuta solo al clima di tensione creatosi e che non
abbia pensato realmente una cosa simile. Conoscendo il personaggio è però tutto possibile visto che, dopo la giornata di venerdì ha inviato una lettere personale dell’Ateneo e ai rappresentanti degli studenti in cui dichiara che ”i diritti degli studenti non sono mai stati messi indubbio e saranno sempre garantiti”. Focardi ha inoltre aggiunto che ”se dovessero verificarsi nuovi ostacoli allo svolgimento del Consiglio di amministrazione, non consentendo la normale attivita’ del CdA, si rischierebbe di aggravare ulteriormente la gia’ difficile situazione dell’Ateneo”. Evidentemente tra i diritti degli studenti il rettore senese non tiene in considerazione il diritto di esprimere le proprie opinioni
Matte
Lo scacciapensieri
L’Italia sta diventando sempre più un paese multietnico e così allora il Governo si è invento le “classi ponte”. Che cosa sono? In breve, prima dell’inizio dell’anno scolastico gli studenti stranieri vengono sottoposti ad un test per verificare il livello della lingua italiana. Se lo studente ha una minima infarinatura della nostra lingua e quindi è in grado di seguire le lezioni nessun problema, verrà inserito nelle classi come un qualsiasi altro suo coetaneo italiano. Nel caso contrario invece sarà inserito in una classe ponte, una aula di soli studenti stranieri create apposta per far apprendere loro meglio l’italiano. Ora l’idea di verificare il livello di italiano degli studenti stranieri è una buona cosa ma, quello di creare delle classi di soli stranieri direi proprio di no. Gli studi di linguistica hanno dimostrato che noi, in quanto appartenenti alla specie umana, possiamo apprendere in linea di principio qualsiasi lingua fino a 6 anni circa (età in cui si “chiude” l’organo della facoltà del linguaggio) posto che ci arrivino gli input, cioè essere immersi nella lingua parlata. Ciò significa che i bambini apprendono la lingua in tenera età parlando con i propri coetanei. Sarebbe più logico piuttosto inserire gli studenti stranieri nelle classi “normali” dove la lingua predominante sia l’italiano, non essendo sufficiente la sola insegnante, e fornire loro dei corsi extra scolastici di italiano.
Matte&Gina


