>20%: il mitico limite di legge per cui le tasse universitarie non possono superare questa percentuale rispetto all’importo del finanziamento ordinario annuale dello Stato (DPR 306/97, art. 5, co. 1). Un limite che va a tutelare gli studenti da aumenti indiscriminati: una tutela del diritto allo studio.
Secondo l’allegato del Sole 24 ore sulla scuola, Come cambia la scuola – domande e risposte, nel 2007 il rapporto tra tasse universitarie e fondo statale all’Università di Verona è del 22,3%, quindi superiore al limite. Non è nemmeno l’unica: Torino, Padova, Venezia, Milano e altre fanno altrettanto e pure peggio.
Ora, la famigerata legge 133 prevede all’articolo 16 che le università pubbliche possono trasformarsi in fondazioni di diritto privato (e visti i tagli la possibilità diventa una necessità). Il comma 7 dello stesso articolo prevede anche che le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici.
Quindi, contando che secondo il Sole 24 ore a Verona il limite di legge del 20% già è stato sforato, se l’università diventasse fondazione di diritto privato con regolamenti in deroga alle norme degli enti pubblici: quanto diavolo possono aumentare le tasse universitarie? Senza contare che già quest’anno, rispetto allo scorso, le tasse sono già aumentate di diverse centinaia di euro nonostante l’Università di Verona, sempre secondo i dati dell’allegato del Sole, nella classifica delle università italiane con le tasse più alte è addirittura nona su cinquantasette.
misaki
Lo scacciapensieri
Per quelli che hanno vissuto sulla luna fino a ieri, venerdì si è svolta a Roma una grande manifestazione studentesca contro la riforma Gelmini.
Ora la cosa interessante secondo me non son tanto le cifre discordanti sui partecipanti e nemmeno se sia servita a qualcosa o meno visto che il ministro all’istruzione ha dichiarato di andare comunque avanti per la sua strada senza timore. Il fatto rilevante è che a questa manifestazione hanno partecipato sia studenti che sono apertamente contro Berlusconi, sia studenti che hanno votato l’attuale Primo Ministro. Nonostante la presenza di questi gruppi dalle idee così opposte non ci son stati scontri anzi, il tutto si è svolto nella massima civiltà, tutti uniti contro la riforma.
La storia insegna cha la coesione di un popolo si manifesta con la comparsa di un nemico comune, in questo caso la 133.
La presenza, alla manifestazione, dei propri elettori dovrebbe far riflettere l’attuale Governo che forse allora c’è qualcosa che non va. Ben inteso nessuno è contro una riforma dell’istruzione vista l’attuale situazione deficitaria, senza contare i tagli previsti, si è contro la riforma Gelmini che si spera che venga riveduta e corretta perché così com’è rischia di uccidere l’istruzione italiana.
Matte
>Lo scacciapensieri
>Per quelli che hanno vissuto sulla luna fino a ieri, venerdì si è svolta a Roma una grande manifestazione studentesca contro la riforma Gelmini.
Ora la cosa interessante secondo me non son tanto le cifre discordanti sui partecipanti e nemmeno se sia servita a qualcosa o meno visto che il ministro all’istruzione ha dichiarato di andare comunque avanti per la sua strada senza timore. Il fatto rilevante è che a questa manifestazione hanno partecipato sia studenti che sono apertamente contro Berlusconi, sia studenti che hanno votato l’attuale Primo Ministro. Nonostante la presenza di questi gruppi dalle idee così opposte non ci son stati scontri anzi, il tutto si è svolto nella massima civiltà, tutti uniti contro la riforma.
La storia insegna cha la coesione di un popolo si manifesta con la comparsa di un nemico comune, in questo caso la 133.
La presenza, alla manifestazione, dei propri elettori dovrebbe far riflettere l’attuale Governo che forse allora c’è qualcosa che non va. Ben inteso nessuno è contro una riforma dell’istruzione vista l’attuale situazione deficitaria, senza contare i tagli previsti, si è contro la riforma Gelmini che si spera che venga riveduta e corretta perché così com’è rischia di uccidere l’istruzione italiana.
Matte
Il Governo annuncia: 80 mld contro la crisi
Sarà di 80 miliardi di euro il piano anti-crisi del governo italiano. Tale provvedimento destina tali fondi a imprese, famiglie, infrastrutture e liquidità delle banche. La decisione arriva a termine del G20 di Washington, quando il premier Berlusconi, dall’ambasciata italiana, definisce alcuni punti del progetto economico.
“Non siamo in ritardo” afferma il primo ministro, “abbiamo anticipato la finanziaria a luglio e, grazie alla scelta di farla durare tre anni, abbiamo anticipato i rischi.” “Precedendo i tempi”, la manovra finanziaria (con la quale si è deciso dei tagli all’Università), si afferma in queste parole come un successo di tempismo. Questo mentre nelle piazze gli studenti contestano, tra gli altri, proprio i tempi con cui la finanziaria è stata decisa. Il contrasto è ampio.
Dal ministro dell’Economia Tremonti arriva inoltre un ulteriore presa di posizione. Il governo “non ha nessuna intenzione di aumentare il debito pubblico”. C’è tuttavia una complicazione (tra le altre), e riguarda Alitalia.
Il commissario straordinario della compagnia aerea, Augusto Fantozzi, ha infatti sottolineato il rischio che i 2,3 miliardi di debito dell’impresa, possano in parte essere accollati ai contribuenti. Tutto ciò accadrebbe nel momento in cui nei negoziati con Cai, non uscissero le risorse necessarie alla copertura del debito. Per ogni verifica concreta delle possibilità di pagamento di questo debito specifico rimane solo l’attesa. Ciò che si può invece sostenere è che permane nelle questioni economiche nazionali (dato che anche l’Istruzione è inscritta ad oggi nell’economia) una velata scarsa chiarezza.
Rughe
>Il Governo annuncia: 80 mld contro la crisi
>Sarà di 80 miliardi di euro il piano anti-crisi del governo italiano. Tale provvedimento destina tali fondi a imprese, famiglie, infrastrutture e liquidità delle banche. La decisione arriva a termine del G20 di Washington, quando il premier Berlusconi, dall’ambasciata italiana, definisce alcuni punti del progetto economico.
“Non siamo in ritardo” afferma il primo ministro, “abbiamo anticipato la finanziaria a luglio e, grazie alla scelta di farla durare tre anni, abbiamo anticipato i rischi.” “Precedendo i tempi”, la manovra finanziaria (con la quale si è deciso dei tagli all’Università), si afferma in queste parole come un successo di tempismo. Questo mentre nelle piazze gli studenti contestano, tra gli altri, proprio i tempi con cui la finanziaria è stata decisa. Il contrasto è ampio.
Dal ministro dell’Economia Tremonti arriva inoltre un ulteriore presa di posizione. Il governo “non ha nessuna intenzione di aumentare il debito pubblico”. C’è tuttavia una complicazione (tra le altre), e riguarda Alitalia.
Il commissario straordinario della compagnia aerea, Augusto Fantozzi, ha infatti sottolineato il rischio che i 2,3 miliardi di debito dell’impresa, possano in parte essere accollati ai contribuenti. Tutto ciò accadrebbe nel momento in cui nei negoziati con Cai, non uscissero le risorse necessarie alla copertura del debito. Per ogni verifica concreta delle possibilità di pagamento di questo debito specifico rimane solo l’attesa. Ciò che si può invece sostenere è che permane nelle questioni economiche nazionali (dato che anche l’Istruzione è inscritta ad oggi nell’economia) una velata scarsa chiarezza.
Rughe
Dov’è Wolly?
Studenti veronesi si sono organizzati per partecipare alla giornata di sciopero nazionale indetta dalla Sapienza. Due pullman sono partiti alle 2 di mattina di Venerdì 14 in direzione Piazza dei Cinquecento, uno dei concentramenti del corteo.
La sera l’Università di Roma ha reso disponibile i suoi edifici per la notte, condizione necessaria per affrontare la giornata di Sabato. Durante la mattinata una plenaria con la presentazione dei laboratori pomeridiani: didattica e autoriforma; welfare e diritto allo studio; formazione e ricerca. Il risultato di tali workshop sarà poi stilato dai relativi presidenti ed esposto la Domenica durante un’altra plenaria – questa volta per chiarire le modalità di continuazione e di coordinamento della protesta.
Ale,Rughe
>Dov’è Wolly?
>
Studenti veronesi si sono organizzati per partecipare alla giornata di sciopero nazionale indetta dalla Sapienza. Due pullman sono partiti alle 2 di mattina di Venerdì 14 in direzione Piazza dei Cinquecento, uno dei concentramenti del corteo.
La sera l’Università di Roma ha reso disponibile i suoi edifici per la notte, condizione necessaria per affrontare la giornata di Sabato. Durante la mattinata una plenaria con la presentazione dei laboratori pomeridiani: didattica e autoriforma; welfare e diritto allo studio; formazione e ricerca. Il risultato di tali workshop sarà poi stilato dai relativi presidenti ed esposto la Domenica durante un’altra plenaria – questa volta per chiarire le modalità di continuazione e di coordinamento della protesta.
Ale,Rughe
Le mille balle blu
Come cambia la scuola – domande e risposte è il titolo dell’allegato novembrino di innovazione e cultura del Sole 24 ore. Al di là dei pareri dei vari giornalisti stipendiati dal quotidiano di confindustria, sono interessanti i dati del miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) e le elaborazioni che ne fa il Sole. Queste ci aiutano a fare chiarezza su come la scuola, ed in particolare l’università, è adesso.
In tutte le assemblee che in queste settimane si sono susseguite nella nostra università si è sempre voluto sottolineare il fatto che il fondo di finanziamento ordinario per l’università è andato negli anni sempre diminuendo. Insomma: i tagli di Tremonti non sarebbero una novità, li hanno fatti tutti, come se questo li giustificasse. In realtà non è assolutamente così.
L’allegato del Sole riporta (a pagina 72) i dati per cui durante la scorsa legislatura Berlusconi il fondo è aumentato dello 0,33% nel 2002, 1,38% nel 2003, 4,09% nel 2004, 6,78% nel 2005 ed è calato, ma solo dello 0,75% nel 2006. Quindi è stata la volta del biennio prodiano in cui il fondo è aumentato del 2,72% nel 2007 e del 4,06% nel 2008 soprattutto grazie allo stanziamento straordinario di 550 milioni annui (per il triennio 2008-2010) del Patto per l’Università. Insomma, dal 2001 al 2008 il fondo è passato da 6.188.716 a 7.422.322 milioni di euro.
Il Sole 24 ore stima, basandosi su finanziaria e legge 133, che nel 2009 il fondo aumenterà ancora dello 0,83% (ma solo grazie al Patto per l’Università) per poi precipitare nel 2010, con un calo del 9,76% (nonostante i 550 milioni del Patto), e nel 2011 con un calo del 10,70%. Praticamente in tre anni il fondo ordinario passa dai 7.422.322 milioni del 2008 ai 6.030.243 del 2011, cifra inferiore a quella del 2001.
A chi rimprovera all’Onda di protestare strumentalmente oggi e di aver taciuto sui tagli degli anni precedenti i numeri rispondono con eloquenza. O forse sono facinorosi di sinistra anche gli analisti del giornale di confindustria?
Misaki

