>T.2: insegnanti d’eccezione

>

Ieri alle ore 17.30 nell’aula magna dell’università si è tenuta una conferenza dal titolo: Italia, rissa continua. Come se ne esce? organizzata dall’Ass.im.p. (Associazione fra Imprenditori e Professionisti). Gli ospiti invitati alla conferenza erano: il direttore de Il giornale VittorioFeltri e il sindaco di Verona Flavio Tosi.
L’aula era affollata di persone dai 40 anni in su…tutti imprenditori berlusconiani che applaudivano ad ogni scemenza detta da Feltri e da Tosi. Dopo un’ora e mezza abbondante di monologo/dialogo dei due ospiti avrebbe dovuto esserci un dibattito. Noi studenti (eravamo in una trentina presenti) quando è stato dato il via al dibattito ci siamo avvicinati tutti insieme al palco e uno di noi ha preso la parola. Ma non è riuscito a parlare nemmeno 5 secondi perchè tutti i presenti hanno cominciato a fischiare e scalpitare come pazzi indemoniati e, gridandoci insulti di ogni genere, hanno lasciato l’aula. Nel giro di pochi minuti in aula eravamo rimasti solo noi, la digos (che ha cercato in tutti i modi di prenderci i documenti non si sa perchè…) e Tosi.
Avrei voluto fare un intervento, ma mi è stata negata la possibilità da un branco di personaggi in giacca e cravatta, tanto eleganti e puliti ma che il rispetto non sanno neanche dove sta di casa.
Perciò scrivo qui in poche parole quello che avrei voluto dire.
Partiamo dalle affermazioni fatte da Feltri su Berlusconi, ovvero che Berlusconi non ha mai avuto processi e non è mai stato indagato prima della sua discesa in campo nel ’94 e che ora come ora fa bene a cercare di bloccare i suoi processi per riuscire a governare. Innanzitutto su Berlusconi hanno cominciato ad indagare nel 1979 (nel novembre Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali della Guardia di Finanza nella sede dell’“Edilnord Cantieri Residenziali” s.a.s, società intestata a Umberto Previti ma di cui Berlusconi era proprietario unico. Nonostante ciò, agli agenti risponde di essere «un semplice consulente esterno addetto alla progettazione di Milano 2»; i militari, pur avendo riscontrato più di un’anomalia nei rapporti tra lo stesso Berlusconi e misteriosi soci svizzeri, chiudono così l’ispezione). Successivamente nel 1983 i telefoni di Berlusconi furono messi sotto controllo nell’ambito di un’inchiesta per traffico di stupefacenti. L’indagine fu archiviata nel 1991. Vi è poi un processo per falsa testimonianza alla fine degli anni’80. (Per ulteriori informazioni sulla questione: http://it.wikipedia.org/wiki/Procedimenti_giudiziari_a_carico_di_Silvio_Berlusconi e http://www.berluscastop.it/_und/silvio_it3.htm).
E poi io mi chiedo: perchè una persona che è imputata in vari processi può scegliere di farsi bloccare quei processi? Io non voglio essere governata da un delinquente (o presunto tale). Una persona ha diritto a governare se e solo se, dopo essersi sottoposta ai processi, viene dichiarata innocente. Perchè Berlusconi deve essere lasciato libero di governare in pace? Che discorsi sono? È evidente che il famoso art 3 della costituzione non vale più: dire che Berlusconi ha il diritto a governare in pace è come affermare: “Voglio che la legge NON sia uguale per tutti”.
Tosi e Feltri hanno più volte ribadito che non è civile fare accuse personali (nei confronti di Berlusconi) perchè è scorretto e irrispettoso. Ma, se chi ha processi in corso è Berlusconi, come posso evitare di rivolgermi a lui personalmente quando parlo dei SUOI processi? Non posso cambiare il soggetto in questione, non posso dire: “i politici del Pdl non vogliono presentarsi in tribunale”. Se io mi mettessi a distruggere le finestre dell’università, poi non si potrà dire “gli studenti di Verona spaccano le finestre dell’università”, ma si dirà “la studentessa Pinca Pallina distrugge le finestre dell’università”. E non sarebbe un attacco alla studentessa Pinca Pallina, ma la verità. Ma Berlusconi poverino è vittima di continui e incivili attacchi alla sua persona…..
Un’altra affermazione che ha richiamato la mia attenzione è stata quella di Tosi quando dice che si può essere amici nella vita di tutti giorni con un avversario politico: in aula ci si fa la guerra perchè si hanno due visioni politiche opposte, ma fuori si può benissimo essere amici. Insomma, nella visione di Tosi c’è un totale scollamento tra vita e politica. Ma la politica non dovrebbe riguardare le azioni di tutti i giorni? Non ha ha che vedere con le nostre vite? Un’idea politica non ci condiziona in tutto quello che facciamo? Oppure la politica è qualcosa che non ha nulla a che vedere con la concretezza della realtà? Insomma, lo spazio della politica è solo nei palazzi sede delle istituzioni e non ha nulla a che vedere con quello che avviene fuori, nella società. Ma allora di cosa si discute in quei palazzi? Di aria fritta? Di concetti, leggi e decreti astratti? Tanto poi fuori andiamo a berci una birra tutti insieme e la politica là lasciamo là dentro…torneremo ad occuparcene domani, nell’orario di lavoro.
Eppure loro decidono della mia vita in quelle aule, nel momento in cui promulgano una legge.
E le mie idee politiche mi accompagnano ogni giorno e mi fanno agire in una determinata maniera piuttosto che in un’altra.
Politica e vita sono davvero così staccate?
Per concludere vorrei soffermarmi un attimo sul titolo della conferenza: Italia, rissa continua. Come se ne esce? Rissa = lite violenta, con scambio di insulti e percosse, tra più persone. Non si è minimamente parlato di rissa in questo comizio (sicuramente il termine comizio è più adatto di conferenza). Si è solo parlato di quanto Berlusconi, poverino, venga ogni giorno attaccato ingiustamente e pesantemente da Fini, dalla sinistra, dai magistrati e dalla corte costituzionale così palesemente antiberlusconiana.
Non si è parlato di Nicola Tommasoli ucciso da tre ragazzi veronesi lo scorso anno.
Non si è parlato delle violenze subite da 4 persone dell’ex centro sociale di Verona La Chimica qualche anno fa ad opera di tifosi ultrà dell’Hellas.
Non si è minimamente parlato di Stefano Cucchi, ucciso in carcere in circostanze “misteriose”.
Non si è minimamente parlato dell’uccisione di Mariano Bacioterracino al quartiere Sanità di Napoli.
Sono indignata per lo scempio a cui ho assistito ieri all’università. Sono indignata con il rettore Mazzucco, il quale, oltre a non aver informato gli studenti di questa conferenza (nel sito dell’università non c’è traccia infatti dell’evento), se n’è andato appena noi studenti abbiamo iniziato a radunarci in vista del dibattito.

Marti

T.2: insegnanti d’eccezione

Ieri alle ore 17.30 nell’aula magna dell’università si è tenuta una conferenza dal titolo: Italia, rissa continua. Come se ne esce? organizzata dall’Ass.im.p. (Associazione fra Imprenditori e Professionisti). Gli ospiti invitati alla conferenza erano: il direttore de Il giornale VittorioFeltri e il sindaco di Verona Flavio Tosi.
L’aula era affollata di persone dai 40 anni in su…tutti imprenditori berlusconiani che applaudivano ad ogni scemenza detta da Feltri e da Tosi. Dopo un’ora e mezza abbondante di monologo/dialogo dei due ospiti avrebbe dovuto esserci un dibattito. Noi studenti (eravamo in una trentina presenti) quando è stato dato il via al dibattito ci siamo avvicinati tutti insieme al palco e uno di noi ha preso la parola. Ma non è riuscito a parlare nemmeno 5 secondi perchè tutti i presenti hanno cominciato a fischiare e scalpitare come pazzi indemoniati e, gridandoci insulti di ogni genere, hanno lasciato l’aula. Nel giro di pochi minuti in aula eravamo rimasti solo noi, la digos (che ha cercato in tutti i modi di prenderci i documenti non si sa perchè…) e Tosi.
Avrei voluto fare un intervento, ma mi è stata negata la possibilità da un branco di personaggi in giacca e cravatta, tanto eleganti e puliti ma che il rispetto non sanno neanche dove sta di casa.
Perciò scrivo qui in poche parole quello che avrei voluto dire.
Partiamo dalle affermazioni fatte da Feltri su Berlusconi, ovvero che Berlusconi non ha mai avuto processi e non è mai stato indagato prima della sua discesa in campo nel ’94 e che ora come ora fa bene a cercare di bloccare i suoi processi per riuscire a governare. Innanzitutto su Berlusconi hanno cominciato ad indagare nel 1979 (nel novembre Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali della Guardia di Finanza nella sede dell’“Edilnord Cantieri Residenziali” s.a.s, società intestata a Umberto Previti ma di cui Berlusconi era proprietario unico. Nonostante ciò, agli agenti risponde di essere «un semplice consulente esterno addetto alla progettazione di Milano 2»; i militari, pur avendo riscontrato più di un’anomalia nei rapporti tra lo stesso Berlusconi e misteriosi soci svizzeri, chiudono così l’ispezione). Successivamente nel 1983 i telefoni di Berlusconi furono messi sotto controllo nell’ambito di un’inchiesta per traffico di stupefacenti. L’indagine fu archiviata nel 1991. Vi è poi un processo per falsa testimonianza alla fine degli anni’80. (Per ulteriori informazioni sulla questione: http://it.wikipedia.org/wiki/Procedimenti_giudiziari_a_carico_di_Silvio_Berlusconi e http://www.berluscastop.it/_und/silvio_it3.htm).
E poi io mi chiedo: perchè una persona che è imputata in vari processi può scegliere di farsi bloccare quei processi? Io non voglio essere governata da un delinquente (o presunto tale). Una persona ha diritto a governare se e solo se, dopo essersi sottoposta ai processi, viene dichiarata innocente. Perchè Berlusconi deve essere lasciato libero di governare in pace? Che discorsi sono? È evidente che il famoso art 3 della costituzione non vale più: dire che Berlusconi ha il diritto a governare in pace è come affermare: “Voglio che la legge NON sia uguale per tutti”.
Tosi e Feltri hanno più volte ribadito che non è civile fare accuse personali (nei confronti di Berlusconi) perchè è scorretto e irrispettoso. Ma, se chi ha processi in corso è Berlusconi, come posso evitare di rivolgermi a lui personalmente quando parlo dei SUOI processi? Non posso cambiare il soggetto in questione, non posso dire: “i politici del Pdl non vogliono presentarsi in tribunale”. Se io mi mettessi a distruggere le finestre dell’università, poi non si potrà dire “gli studenti di Verona spaccano le finestre dell’università”, ma si dirà “la studentessa Pinca Pallina distrugge le finestre dell’università”. E non sarebbe un attacco alla studentessa Pinca Pallina, ma la verità. Ma Berlusconi poverino è vittima di continui e incivili attacchi alla sua persona…..
Un’altra affermazione che ha richiamato la mia attenzione è stata quella di Tosi quando dice che si può essere amici nella vita di tutti giorni con un avversario politico: in aula ci si fa la guerra perchè si hanno due visioni politiche opposte, ma fuori si può benissimo essere amici. Insomma, nella visione di Tosi c’è un totale scollamento tra vita e politica. Ma la politica non dovrebbe riguardare le azioni di tutti i giorni? Non ha ha che vedere con le nostre vite? Un’idea politica non ci condiziona in tutto quello che facciamo? Oppure la politica è qualcosa che non ha nulla a che vedere con la concretezza della realtà? Insomma, lo spazio della politica è solo nei palazzi sede delle istituzioni e non ha nulla a che vedere con quello che avviene fuori, nella società. Ma allora di cosa si discute in quei palazzi? Di aria fritta? Di concetti, leggi e decreti astratti? Tanto poi fuori andiamo a berci una birra tutti insieme e la politica là lasciamo là dentro…torneremo ad occuparcene domani, nell’orario di lavoro.
Eppure loro decidono della mia vita in quelle aule, nel momento in cui promulgano una legge.
E le mie idee politiche mi accompagnano ogni giorno e mi fanno agire in una determinata maniera piuttosto che in un’altra.
Politica e vita sono davvero così staccate?
Per concludere vorrei soffermarmi un attimo sul titolo della conferenza: Italia, rissa continua. Come se ne esce? Rissa = lite violenta, con scambio di insulti e percosse, tra più persone. Non si è minimamente parlato di rissa in questo comizio (sicuramente il termine comizio è più adatto di conferenza). Si è solo parlato di quanto Berlusconi, poverino, venga ogni giorno attaccato ingiustamente e pesantemente da Fini, dalla sinistra, dai magistrati e dalla corte costituzionale così palesemente antiberlusconiana.
Non si è parlato di Nicola Tommasoli ucciso da tre ragazzi veronesi lo scorso anno.
Non si è parlato delle violenze subite da 4 persone dell’ex centro sociale di Verona La Chimica qualche anno fa ad opera di tifosi ultrà dell’Hellas.
Non si è minimamente parlato di Stefano Cucchi, ucciso in carcere in circostanze “misteriose”.
Non si è minimamente parlato dell’uccisione di Mariano Bacioterracino al quartiere Sanità di Napoli.
Sono indignata per lo scempio a cui ho assistito ieri all’università. Sono indignata con il rettore Mazzucco, il quale, oltre a non aver informato gli studenti di questa conferenza (nel sito dell’università non c’è traccia infatti dell’evento), se n’è andato appena noi studenti abbiamo iniziato a radunarci in vista del dibattito.

Marti

La riforma dei professori scomparsi

Un anno è ormai passato da quando i vari corsi dell’Università degli Studi di Verona son stati riformati. Ma è solo da quest’anno che son scomparsi molti professori. Scomparsa dovuta ad un trasferimento in terra padovana.
Risultato? Molti studenti con esami da recuperare non si ritroveranno più il professore con cui far l’esame. In alcuni casi né il professore né tantomeno il corso specifico visto che la riforma, oltre a far sparire alcuni professori ha anche fatto sparire molti corsi. Onde evitare di arrivare
impreparati fra qualche mese di fronte all’iscrizione agli esami, sarebbe meglio che ognuno si controllasse gli esami ancora da dover ancora sostenere e soprattutto se il corso esiste ancora dopo la riforma dei corsi di laurea. Nel caso conviene inviare immediatamente un mail al professore interessato per sapere se sarà presente nelle prossime sessione d’esame. Visto che non tutti i nostri docenti hanno familiarità con l’email prima si fa meglio è


Matte

>La riforma dei professori scomparsi

>Un anno è ormai passato da quando i vari corsi dell’Università degli Studi di Verona son stati riformati. Ma è solo da quest’anno che son scomparsi molti professori. Scomparsa dovuta ad un trasferimento in terra padovana.
Risultato? Molti studenti con esami da recuperare non si ritroveranno più il professore con cui far l’esame. In alcuni casi né il professore né tantomeno il corso specifico visto che la riforma, oltre a far sparire alcuni professori ha anche fatto sparire molti corsi. Onde evitare di arrivare
impreparati fra qualche mese di fronte all’iscrizione agli esami, sarebbe meglio che ognuno si controllasse gli esami ancora da dover ancora sostenere e soprattutto se il corso esiste ancora dopo la riforma dei corsi di laurea. Nel caso conviene inviare immediatamente un mail al professore interessato per sapere se sarà presente nelle prossime sessione d’esame. Visto che non tutti i nostri docenti hanno familiarità con l’email prima si fa meglio è


Matte

Centri sociali, si va verso lo sgombero ma con gradualità

Della vaccinazione negli spazi dell’apparenza

Torino 16 Novembre 2009
Hanno deciso
Vogliono sgomberare tutti i posti occupati torinesi.
Lo faranno con gradualità.
Lo hanno deciso questa mattina in prefettura dove le istituzioni si son riunite in quello che si chiama Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza.
(Tuttosquat)

A partire dallo spazio dell’apparenza, o meglio degli spazi. Considerandoli ora come il tessuto relazionale dell’incontro, dell’azione e della parola. L’insieme delle com-presenze nel medesimo spazio. Pluralità.
Come si arriva alla vaccinazione (prologo allo sgombero dello spazio)?
Esclusione. Non si tratta qui di una esclusione dal terreno dell’istituzione. L’occupazione è processualmente esclusa dal divenire onnipresente del marchio istituzionale-culturale della città. Quando la relazione, lo scambio interpersonale diviene luogo di intervento della macchia di governo, si produce in questo un elevato rischio di affezione. In altre parole, i discorsi più specificatamente informali, nelle piazze, nelle vie, nei mercati della città, nelle tavole domestiche, divengono luogo di insediamento del discorso terapeutico del governo. Questo si incolla alle parole dei ‘cittadini’ negli scambi quotidiani. L’occupazione (con gli occupanti) diviene da vicina (vicino/vicinato) germe estraneo. Il lebbroso. L’esclusione.
Incasellamento. Si tratta del taglio descrittivo, la sezione dell’esclusione. In questo procedimento chirurgico, i burocrati della governance cittadina, illuminano gli spazi precedentemente esclusi. Inscritta nell’illuminazione è l’idea di una proposizione didascalica del lebbroso. Quali i segni sul corpo, quali le pericolosità ed i contagi. Il secondo momento del procedimento di messa-in-caselle dell’esclusione, è quello della riduzione in opposizioni binarie (sano-malato, legale-illegale, cittadino-occupante). Ci sono una donna ed un uomo, di passaggio nella piazza, davanti all’assemblea di occupanti, storcono il naso: “sono brutti da vedere”. Il controllo della peste.
Anestesia. La domenica mattina “con gradualità”, giorno di riposo. Il cittadino “con gradualità” dorme, la notizia arriverà domani, lunedì mattina. Dormendo “con gradualità” in auto.
Vaccino. «Rimanete con la vostra famiglia perchè non c’è posto più sicuro per proteggervi dalla febbre suina.» (Felipe Calderon, presidente Messico, 30aprile09). Nel momento in cui accade il vaccino, gli spazi dell’apparenza (l’apparire plurale degli uomini) rimangono vuoti. L’intervento sanatorio dovrà essere totale. Il germe è in potenza molteplicità di apparenza, energia, potere.
Agostino Ghiglia (deputato PDL), sulle occupazioni torinesi: “L’unica cura è la tolleranza zero.Agitazioni.

Rughe

>Centri sociali, si va verso lo sgombero ma con gradualità

>Della vaccinazione negli spazi dell’apparenza

Torino 16 Novembre 2009
Hanno deciso
Vogliono sgomberare tutti i posti occupati torinesi.
Lo faranno con gradualità.
Lo hanno deciso questa mattina in prefettura dove le istituzioni si son riunite in quello che si chiama Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza.
(Tuttosquat)

A partire dallo spazio dell’apparenza, o meglio degli spazi. Considerandoli ora come il tessuto relazionale dell’incontro, dell’azione e della parola. L’insieme delle com-presenze nel medesimo spazio. Pluralità.
Come si arriva alla vaccinazione (prologo allo sgombero dello spazio)?
Esclusione. Non si tratta qui di una esclusione dal terreno dell’istituzione. L’occupazione è processualmente esclusa dal divenire onnipresente del marchio istituzionale-culturale della città. Quando la relazione, lo scambio interpersonale diviene luogo di intervento della macchia di governo, si produce in questo un elevato rischio di affezione. In altre parole, i discorsi più specificatamente informali, nelle piazze, nelle vie, nei mercati della città, nelle tavole domestiche, divengono luogo di insediamento del discorso terapeutico del governo. Questo si incolla alle parole dei ‘cittadini’ negli scambi quotidiani. L’occupazione (con gli occupanti) diviene da vicina (vicino/vicinato) germe estraneo. Il lebbroso. L’esclusione.
Incasellamento. Si tratta del taglio descrittivo, la sezione dell’esclusione. In questo procedimento chirurgico, i burocrati della governance cittadina, illuminano gli spazi precedentemente esclusi. Inscritta nell’illuminazione è l’idea di una proposizione didascalica del lebbroso. Quali i segni sul corpo, quali le pericolosità ed i contagi. Il secondo momento del procedimento di messa-in-caselle dell’esclusione, è quello della riduzione in opposizioni binarie (sano-malato, legale-illegale, cittadino-occupante). Ci sono una donna ed un uomo, di passaggio nella piazza, davanti all’assemblea di occupanti, storcono il naso: “sono brutti da vedere”. Il controllo della peste.
Anestesia. La domenica mattina “con gradualità”, giorno di riposo. Il cittadino “con gradualità” dorme, la notizia arriverà domani, lunedì mattina. Dormendo “con gradualità” in auto.
Vaccino. «Rimanete con la vostra famiglia perchè non c’è posto più sicuro per proteggervi dalla febbre suina.» (Felipe Calderon, presidente Messico, 30aprile09). Nel momento in cui accade il vaccino, gli spazi dell’apparenza (l’apparire plurale degli uomini) rimangono vuoti. L’intervento sanatorio dovrà essere totale. Il germe è in potenza molteplicità di apparenza, energia, potere.
Agostino Ghiglia (deputato PDL), sulle occupazioni torinesi: “L’unica cura è la tolleranza zero.Agitazioni.

Rughe

>Blocchiamo la riforma

>Torino, oggi il corteo dell’istruzione. Dagli studenti medi all’università, con docenti e lavoratori. Dalle 9 a partire da piazza Albarello per “bloccare la riforma dell’Università”.
Quella di oggi, sotto il nome di sciopero della cultura, vorrebbe essere una forte risposta al via libera del Consiglio dei Ministri al disegno di legge (28 ottobre). Ciò che si manifesta nel documento ministeriale, è un piano di modifica “universitaria” a partire dalla governance (il Cda assume il funzionamento di indirizzo strategico e finanziario; sarà composto per il 40% de esterni-privati). A seguire, la sostituzione (per sparizione) delle facoltà -didattica- per i dipartimenti – ricerca-; la possibilità di federazione -federalismo(?)- tra atenei o atenei ed enti di formazione; istituzione del fondo per il merito (test standard per borse di studio e prestiti d’onore); abilitazione nazionale per la docenza (a cui segue la concreta valutazione d’assunzione in commissioni di ateneo); ricercatori a tempo esclusivamente determinato (3 anni + 3, oltre cui 1) si diviene professore associato, 2) si smette di lavorare).
Se la protesta rimanesse ora ferma l’Università rimarrebbe ancorata alla propria “gestione feudale”, arrancando all’ombra di un virtuosismo spettrale, privata nei suoi spazi.

Rughe

Blocchiamo la riforma

Torino, oggi il corteo dell’istruzione. Dagli studenti medi all’università, con docenti e lavoratori. Dalle 9 a partire da piazza Albarello per “bloccare la riforma dell’Università”.
Quella di oggi, sotto il nome di sciopero della cultura, vorrebbe essere una forte risposta al via libera del Consiglio dei Ministri al disegno di legge (28 ottobre). Ciò che si manifesta nel documento ministeriale, è un piano di modifica “universitaria” a partire dalla governance (il Cda assume il funzionamento di indirizzo strategico e finanziario; sarà composto per il 40% de esterni-privati). A seguire, la sostituzione (per sparizione) delle facoltà -didattica- per i dipartimenti – ricerca-; la possibilità di federazione -federalismo(?)- tra atenei o atenei ed enti di formazione; istituzione del fondo per il merito (test standard per borse di studio e prestiti d’onore); abilitazione nazionale per la docenza (a cui segue la concreta valutazione d’assunzione in commissioni di ateneo); ricercatori a tempo esclusivamente determinato (3 anni + 3, oltre cui 1) si diviene professore associato, 2) si smette di lavorare).
Se la protesta rimanesse ora ferma l’Università rimarrebbe ancorata alla propria “gestione feudale”, arrancando all’ombra di un virtuosismo spettrale, privata nei suoi spazi.

Rughe

Appello in difesa dell’università pubblica

Noi, docenti universitari di ruolo attivi in diversi atenei e facoltà, seguiamo con crescente apprensione le vicende dell’università italiana e le scelte assunte in proposito dal governo in carica. Oggi decidiamo di prendere pubblicamente la parola dopo avere letto il ddl di riforma dell’università approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 28 ottobre, un progetto che ci sembra giustificare le più vive preoccupazioni soprattutto per quanto attiene alla governance degli atenei (per il previsto accentramento di potere in capo ai rettori e a consigli di amministrazione non elettivi, fortemente esposti agli interessi privati) e per ciò che concerne la componente più debole della docenza: decine di migliaia di studiosi, giovani e meno giovani, che da molti anni prestano la propria opera gratuitamente o, nel migliore dei casi, in qualità di assegnisti o borsisti, nel quadro di rapporti di collaborazione precari.
Le novità che il governo prospetta in materia di governance degli atenei ci paiono prive di qualsiasi ambizione culturale e di ogni volontà di risanare effettivamente i problemi dell’università pubblica, e ispirate esclusivamente a una logica autoritaria e privatistica, tesa a una marcata verticalizzazione del processo di formazione delle decisioni a discapito dell’autonomia degli atenei. Riteniamo che l’università debba cambiare, ma occorre a nostro giudizio procedere in tutt’altra direzione, salvaguardando il carattere pubblico dell’università e favorendo la partecipazione democratica di tutte le componenti del sistema universitario.
Quanto previsto per la vasta area del precariato ci sembra profondamente iniquo e irrazionale, tale da mettere a repentaglio la funzionalità di molti dipartimenti. I tagli alle finanze degli atenei e la nuova normativa per l’accesso alla docenza preludono all’espulsione in massa dal sistema universitario di persone meritevoli, stimate anche in ambito internazionale, che da tempo lavorano nell’università italiana, tra le ultime in Europa per quantità di docenti di ruolo e tra le più sfavorite per rapporto docenti/studenti. Al di là della retorica sul valore strategico della conoscenza e della ricerca, il governo – ostacolando i nuovi accessi, conservando le vecchie logiche baronali e non introducendo alcuna misura preventiva contro il malcostume accademico – pianifica un enorme spreco di risorse finanziarie, impiegate per la formazione di tanti studiosi ai quali sarà impedito l’accesso ai ruoli dell’università, e una perdita secca in termini di capacità, competenza ed esperienza, che rischia di determinare un incolmabile divario tra l’Italia e i Paesi più avanzati.
Chiediamo al governo di fermarsi, ma ci rivolgiamo anche al mondo universitario affinché faccia sentire la propria voce e manifesti con forza le proprie ragioni e preoccupazioni. Non difendiamo lo status quo: invochiamo una riforma seria che ampli gli spazi di partecipazione, salvaguardi il carattere pubblico dell’università e tuteli l’autonomia della didattica e della ricerca. Non ignoriamo l’esigenza di verificare la qualità dell’insegnamento e del lavoro scientifico di ciascun docente: esigiamo l’adozione di rigorose procedure di valutazione, non graduatorie improvvisate e funzionali a campagne di stampa più o meno denigratorie, ma criteri oggettivi, adeguati alle diverse specificità disciplinari e capaci di rilevare anche i pregi, internazionalmente riconosciuti, della ricerca italiana. Non auspichiamo un reclutamento ope legis: chiediamo lo stanziamento delle risorse necessarie a consentire l’accesso ai ruoli, previo concorso, di quanti abbiano acquisito, negli anni del precariato, comprovate competenze e attitudini professionali.
L’università pubblica non può essere governata in modo autoritario né gestita con criteri ragionieristici. Il lavoro di quanti ne garantiscono l’attività deve essere riconosciuto e tutelato. La conoscenza è una risorsa del Paese e un diritto fondamentale che la Costituzione riconosce a ciascun cittadino della Repubblica.

A breve aprirà il sito: www.perluniversitapubblica.it
Per adesioni: perluniversitapubblica@gmail.com

da http//www.ateneinrivolta.org/