>Che cos’è una vita minuscola? E’ solo nell’insieme degli attraversamenti, dei contatti, delle relazioni e delle prossimità che essa intrattiene con le altre vite che qualcosa come una vita minuscola può darsi. Non semplicemente in un particolare rapporto gerarchico in cui essa può essere intrappolata. Una vita non è minuscola perché è costretta nella forma servo, nella forma impiegato, dipendente: il minuscolo non è il subordinato, il sottomesso. O almeno, non lo è se non in modo accidentale e come indeterminato. Minuscolo non sta ad una relazione duale (servo-padrone, suddito-sovrano, fedele-dio), ma ad un intero campo di relazioni, in costante movimento, dalle connessioni tanto plurali quanto mutevoli. In particolare, minuscola sarà quella vita che passerà a fianco delle altre senza lasciare una traccia di questo passaggio, scivolando nell’inapparenza senza una stonatura, senza un’attrito, come l’acqua che scorre sul vetro senza rigarlo o inciderlo. Minuscola è così quella vita che non ha toccato le altre, che piuttosto si è inserita negli interstizi lasciate da quelle. Una vita che ha preso il suo posto all’interno degli ingranaggi in cui avrebbe dovuto muoversi; un posto così a misura, così definito, con i suoi doveri, i suoi obblighi, i suoi privilegi particolari, la sua giusta retribuzione e i suoi giusti incarichi (“Sono solo un esecutore!”), da non volersi mai scontrare mai con le vite degli altri. Senza un incontro, senza un conflitto, come si deve. La prestazione specifica di questa vita è quella di essere senza essere, funzionare, paradossalmente, senza che la loro presenza si lasci percepire. Essi devono rendere efficace la macchina attraverso il loro lavoro, armoniosamente, evitare le interruzioni del movimento, le soste, gli inciampi che possono originarsi nei più diversi modi: un incontro, una relazione sentimentale, un impulso di ribellione, la deriva dell’individualità rispetto alla norma del funzionamento. Avvocati, questori, procuratori, segretari, responsabili, tutti si muovono secondo uno schema predefinito, seguendo movimenti minuziosamente prestabiliti; bulloni, piccole viti/e fabbricate ad arte per funzionare e girare assieme alle altre, con la sicurezza di essere parte di qualcosa di armonioso, comme il faut, senza la preoccupazione di stonare, di farsi dettaglio. A questo punto, è solo facendoci ingombranti, è solo lasciando sentire tutto l’eccessivo peso della nostra presenza, che potremo, in qualche modo, lasciar emergere ciò che non sta a questo dispositivo di riduzione ma che tuttavia resta come conficcato al suo cuore, e cioè proprio quello che noi siamo. Inciampo, ingombro, attrito.
Che cos’è una vita minuscola?
Che cos’è una vita minuscola? E’ solo nell’insieme degli attraversamenti, dei contatti, delle relazioni e delle prossimità che essa intrattiene con le altre vite che qualcosa come una vita minuscola può darsi. Non semplicemente in un particolare rapporto gerarchico in cui essa può essere intrappolata. Una vita non è minuscola perché è costretta nella forma servo, nella forma impiegato, dipendente: il minuscolo non è il subordinato, il sottomesso. O almeno, non lo è se non in modo accidentale e come indeterminato. Minuscolo non sta ad una relazione duale (servo-padrone, suddito-sovrano, fedele-dio), ma ad un intero campo di relazioni, in costante movimento, dalle connessioni tanto plurali quanto mutevoli. In particolare, minuscola sarà quella vita che passerà a fianco delle altre senza lasciare una traccia di questo passaggio, scivolando nell’inapparenza senza una stonatura, senza un’attrito, come l’acqua che scorre sul vetro senza rigarlo o inciderlo. Minuscola è così quella vita che non ha toccato le altre, che piuttosto si è inserita negli interstizi lasciate da quelle. Una vita che ha preso il suo posto all’interno degli ingranaggi in cui avrebbe dovuto muoversi; un posto così a misura, così definito, con i suoi doveri, i suoi obblighi, i suoi privilegi particolari, la sua giusta retribuzione e i suoi giusti incarichi (“Sono solo un esecutore!”), da non volersi mai scontrare mai con le vite degli altri. Senza un incontro, senza un conflitto, come si deve. La prestazione specifica di questa vita è quella di essere senza essere, funzionare, paradossalmente, senza che la loro presenza si lasci percepire. Essi devono rendere efficace la macchina attraverso il loro lavoro, armoniosamente, evitare le interruzioni del movimento, le soste, gli inciampi che possono originarsi nei più diversi modi: un incontro, una relazione sentimentale, un impulso di ribellione, la deriva dell’individualità rispetto alla norma del funzionamento. Avvocati, questori, procuratori, segretari, responsabili, tutti si muovono secondo uno schema predefinito, seguendo movimenti minuziosamente prestabiliti; bulloni, piccole viti/e fabbricate ad arte per funzionare e girare assieme alle altre, con la sicurezza di essere parte di qualcosa di armonioso, comme il faut, senza la preoccupazione di stonare, di farsi dettaglio. A questo punto, è solo facendoci ingombranti, è solo lasciando sentire tutto l’eccessivo peso della nostra presenza, che potremo, in qualche modo, lasciar emergere ciò che non sta a questo dispositivo di riduzione ma che tuttavia resta come conficcato al suo cuore, e cioè proprio quello che noi siamo. Inciampo, ingombro, attrito.
>I diciott’anni si aspettano sempre con trepidante attesa, ma quando a compiere la maggiore età è la mia permanenza in Italia l’attesa tiepidamente si trasforma in rassegnazione ai tempi biblici della burocrazia. Vorrei poter festeggiare questi 18 anni di rinnovo dei permessi di soggiorno ma a rovinare l’evento arriva, come regalo, la proposta di legge dalla Lega. ( in estrema sintesi: 50€ per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno e 200€ per il rilascio della cittadinanza).
Sorvolo su tutti i dibatti etici-morali-filosofici-religiosi-discriminanti e non-razzisti e non. Vorrei solamente portare l’attenzione sul significato di questa nuova cifra da sborsare. Pagare per avere un servizio è logicamente comprensibile, ma per disservizi e disagi non è decisamente accettabile. Nel periodo che trascorre tra la scadenza del permesso e il suo rinnovo l’immigrato non può uscire dall’Italia (escluso il paese d’origine); in questo periodo l’immigrato non è clandestino in quanto è in possesso della richiesta di rinnovo del permesso. Questo periodo personalmente ammonta a 2 anni 2 mesi e 8 giorni; credo non servano altre parole. Se questi soldi servissero per snellire e velocizzare le pratiche nessuna obiezione, ma permettetemi di avere qualche riserva. Sperando che questa della Lega sia la solita provocazione, aspetto la mia cittadinanza honoris causa per la pazienza mostrata verso la burocrazia italiana.
Lo scacciapensieri
>Lo scacciapensieri
>
>La bottiglia e il letto
>
nient’altro ho di sicuro.
Come un senza tetto
vago per il mondo
con il volto scuro,
occhi bassi e schiena curva
il mio scudo contro l’immondo.
L’oscurità mi pervade l’anima,
nera e cupa, che rende tutt’intorno
un incubo senza ritorno.
La bottiglia e il letto
nient’altro ho di sicuro.
Come un senza tetto
vago per il mondo
con il volto scuro,
occhi bassi e schiena curva
il mio scudo contro l’immondo.
L’oscurità mi pervade l’anima,
nera e cupa, che rende tutt’intorno
un incubo senza ritorno.

