>Terremoto, primi appalti: Abruzzesi già fuori gara

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Imprese del Nord si aggiudicano le 150 piattaforme antisismiche da 28 milioni di euro

L’AQUILA. Ore 15 di venerdì scorso: un commissario della Protezione Civile apre all’Aquila le buste del primo appalto della ricostruzione. In ballo ci sono 15 milioni di euro. L’offerta economica più vantaggiosa è di un’impresa abruzzese, ma vince una ditta del Nord. Il giorno dopo, sabato, viene assegnato il secondo appalto da 13 milioni. L’offerta economica migliore per lo Stato è abruzzese. Ma per la seconda volta, in appena 24 ore, vince ancora un’impresa del Nord. Gli abruzzesi sono fuori gara.

CHI HA VINTO. Gli appalti delle piattaforme antisismiche, quelle speciali basi di cemento armato, pilastri d’acciaio e solai basculanti, capaci di neutralizzare le frustate ondulatorie e sussultorie del terremoto, vanno alla Gruppo Bison in associazione temporanea d’impresa con la Gdm costruzioni di Milano e alla Zoppoli e Pulcher spa del Nord Est. Hanno 80 giorni di tempo per realizzare 150 piattaforme, ciascuna lunga 50 metri, larga 21 e alta 50 centimetri sui venti siti della ricostruzione. Piattaforme su cui è possibile poggiare case di legno, moduli o abitazioni vere.

Ma la Bison-Gdm, nell’offerta tecnica, ha dichiarato che riuscirà a costruire le prime 65 basi in settanta giorni. E le sono bastate questi dieci giorni in meno per aggiudicarsi la gara, nonostante un ribasso dell’11,6 per cento contro il 21 dell’unica abruzzese in corsa, la Imar, oppure il 19 della Saicam. La Protezione Civile, quindi, ha preferito spendere circa due milioni di euro in più, applicando semplicemente il criterio di un punteggio più basso per l’offerta economica e doppio per l’offerta tecnica sui tempi di realizzazione. Ma l’impresa milanese dovrà portare in Abruzzo 400 operai propri, per i quali sarà necessario realizzare alloggi di cantiere, serviti di acqua e di luce.

Occorrerà quindi più tempo e per di più non ci sarà spazio per gli operai abruzzesi che la mattina sarebbero venuti all’Aquila in auto senza che ci fosse la neccessità di occupare altri spazi per baracche di cantiere.

Abbiamo contattato gli uffici della Imar Costruzioni. «No comment» è stata la risposta. Dalla base operativa della Protezione Civile di Coppito, però, esce un documento che sintetizza le due gare, da 15 e 13,6 milioni di euro, vinte da imprese del Nord.

NESSUNA PUBBLICITA’. Passati sotto traccia. Se non avessimo avuto il documento dei due appalti, nessuno avrebbe saputo nulla, perché nessuno ha pubblicizzato l’esito. Alla prima gara hanno partecipato in sei, l’ha vinta la Bison-Gdm con 81 punti (26 per il ribasso e 55 per la relazione tecnica), seconda la Zoppoli e Pulcher spa (punti 26 e 47), terza la Saicam (29 e 39), poi l’abruzzese Imar (30 e 36), quindi la Cogeis spa-Ivies spa (25 e 33) e infine la Domus dei fratelli Gizzi in Ati con Icor e Zeppieri (24 e 30).

L’ALTRO LOTTO. Alla seconda gara, per i restanti 59 moduli, hanno preso parte solo in quattro, per l’esclusione della Bison-Gdm, perché già risultata vincitrice del primo lotto denominato «1G» e il ritiro della Domus-Icor-Zeppieri.

Come è finita? Ha vinto la Zoppoli e Pulcher (con un ribasso di soli 9,8%) che ha «soffiato» l’appalto ancora all’abruzzese Imar (ribasso alto del 28%) per un solo punto: 66 a 65.

Ma c’è una curiosità: la Imar ha presentato due relazioni tecniche per i due lotti. La prima è stata valutata 36 punti, la seconda 35. Ma sarebbero relazioni identiche.

(04 giugno 2009)
Articolo da “Il Centro”

Manifestazione per la ricostruzione

(dal portale del comitato 3e32 – rete di coordinamento L’Aquila)

La Camera dei deputati sta per approvare il Decreto sul Terremoto che sarà la legge fondamentale per garantire la ricostruzione, la ripresa economica e il futuro dell’Aquila e di tutti i Comuni colpiti dal sisma. Fin dall’inizio ci siamo impegnati perché la legge rispondesse ai drammatici problemi della gente e garantisse ai nostri cittadini la stessa dignità e gli stessi diritti assicurati a tutte le popolazioni colpite da precedenti terremoti. Al senato sono stati ottenuti, tra gli altri, alcuni risultati non previsti dal Governo:
a) il rimborso al 100% per la ricostruzione della prima casa ai residenti
b) il riconoscimento del danno lieve alle abitazioni, rimborsato fino a 10.000 €
Tutto ciò però non è sufficiente: mancano punti essenziali da approvare per la ricostruzione e non possono essere sufficienti le pur importanti rassicurazioni verbali.
Per questo chiediamo:
1) il rimborso pieno e integrale per tutte le abitazioni, comprese le case dei proprietari non residenti e le altre case (parliamo di oltre la metà degli edifici dei centri storici) per la vera e completa ricostruzione dei comuni colpiti;
2) una norma specifica – con le necessarie risorse finanziarie – per ricostruire l’immenso patrimonio edilizio dei beni culturali pubblici e privati dei nostri centri storici (si tratta di circa 1900 edifici vincolati di enorme valore storico architettonico, culturale e religioso);
3) che il riconoscimento della Zona Franca Urbana (un’area in cui detassare le attività imprenditoriali, commerciali e professionali da noi ottenuta al senato) sia assicurata da risorse imponenti: i 45 mln di € per 4 anni finora previsti (circa 11 mln di € l’anno) sono assolutamente irrisori e insignificanti.
Servono inoltre risorse per risarcire gli imprenditori che hanno le aziende distrutte o danneggiate;
4) risorse agli Enti Locali e alle Aziende Pubbliche per compensare i mancati introiti: senza fondi le aziende rischiano il collasso, i cittadini perderebbero servizi essenziali e i lavoratori delle Municipalizzate non avrebbero garanzie di stipendio;
5) garanzie per gli espropri in corso nelle aree dove edificare abitazioni transitorie o definitive: nel Decreto si deve specificare che l’indennizzo per l’esproprio va riferito non al valore della originaria destinazione dei terreni (nella maggior parte dei casi agricoli), ma al valore della destinazione finale di queste aree (e cioè, residenziale).
Per tutto questo servono risorse ingenti: siamo fortemente preoccupati per la scarsità dei fondi messi in campo del tutto insufficienti per un terremoto di questa dimensione.

L’AQUILA, VILLA COMUNALE
MERCOLEDI’ 3 GIUGNO H.16.30

Manifestazione organizzata dalla Conferenza Permanente per la Ricostruzione (Provincia dell’Aquila – Comuni colpiti dal sisma, enti locali, rappresentanti istituzionali, associazioni di categoria).

La conferenza permanente per la Ricostruzione
Provincia dell’Aquila, Comune dell’Aquila, Comuni colpiti dal sisma, Enti Locali, rappresentanti istituzionali

>Manifestazione per la ricostruzione

>(dal portale del comitato 3e32 – rete di coordinamento L’Aquila)

La Camera dei deputati sta per approvare il Decreto sul Terremoto che sarà la legge fondamentale per garantire la ricostruzione, la ripresa economica e il futuro dell’Aquila e di tutti i Comuni colpiti dal sisma. Fin dall’inizio ci siamo impegnati perché la legge rispondesse ai drammatici problemi della gente e garantisse ai nostri cittadini la stessa dignità e gli stessi diritti assicurati a tutte le popolazioni colpite da precedenti terremoti. Al senato sono stati ottenuti, tra gli altri, alcuni risultati non previsti dal Governo:
a) il rimborso al 100% per la ricostruzione della prima casa ai residenti
b) il riconoscimento del danno lieve alle abitazioni, rimborsato fino a 10.000 €
Tutto ciò però non è sufficiente: mancano punti essenziali da approvare per la ricostruzione e non possono essere sufficienti le pur importanti rassicurazioni verbali.
Per questo chiediamo:
1) il rimborso pieno e integrale per tutte le abitazioni, comprese le case dei proprietari non residenti e le altre case (parliamo di oltre la metà degli edifici dei centri storici) per la vera e completa ricostruzione dei comuni colpiti;
2) una norma specifica – con le necessarie risorse finanziarie – per ricostruire l’immenso patrimonio edilizio dei beni culturali pubblici e privati dei nostri centri storici (si tratta di circa 1900 edifici vincolati di enorme valore storico architettonico, culturale e religioso);
3) che il riconoscimento della Zona Franca Urbana (un’area in cui detassare le attività imprenditoriali, commerciali e professionali da noi ottenuta al senato) sia assicurata da risorse imponenti: i 45 mln di € per 4 anni finora previsti (circa 11 mln di € l’anno) sono assolutamente irrisori e insignificanti.
Servono inoltre risorse per risarcire gli imprenditori che hanno le aziende distrutte o danneggiate;
4) risorse agli Enti Locali e alle Aziende Pubbliche per compensare i mancati introiti: senza fondi le aziende rischiano il collasso, i cittadini perderebbero servizi essenziali e i lavoratori delle Municipalizzate non avrebbero garanzie di stipendio;
5) garanzie per gli espropri in corso nelle aree dove edificare abitazioni transitorie o definitive: nel Decreto si deve specificare che l’indennizzo per l’esproprio va riferito non al valore della originaria destinazione dei terreni (nella maggior parte dei casi agricoli), ma al valore della destinazione finale di queste aree (e cioè, residenziale).
Per tutto questo servono risorse ingenti: siamo fortemente preoccupati per la scarsità dei fondi messi in campo del tutto insufficienti per un terremoto di questa dimensione.

L’AQUILA, VILLA COMUNALE
MERCOLEDI’ 3 GIUGNO H.16.30

Manifestazione organizzata dalla Conferenza Permanente per la Ricostruzione (Provincia dell’Aquila – Comuni colpiti dal sisma, enti locali, rappresentanti istituzionali, associazioni di categoria).

La conferenza permanente per la Ricostruzione
Provincia dell’Aquila, Comune dell’Aquila, Comuni colpiti dal sisma, Enti Locali, rappresentanti istituzionali

Mister banana

(dal blog di Anna, miskappa.blogspot.com)

Al cicisbeo imbellettato andrebbe spiegato che chi ha perso tutto non ha voglia di vacanza. Non ha voglia di divertirsi, né in crociera, né al mare. All’ imbonitore piazzista andrebbe fatto capire che le persone che non hanno più nulla hanno bisogno di certezze. Non di sorrisi davanti alle telecamere e di promesse da buffone. All’adulatore di minorenni andrebbe detto che chi non ha più lavoro non ha bisogno di riposo, ma di essere messo nelle condizioni di poter lavorare. E andrebbe aggiunto che le congratulazioni al ciambellano di corte dovrebbero fargliele i terremotati, non lui che lo ha nominato suddito plenipotenziario. Oggi, se qualcuno di noi rimasto qui, come dice il presidente joker, attaccato alle sue macerie per scelta, decidesse di staccarsene e di optare per una sistemazione alberghiera, qui dovrebbe restare. Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Mica, stremati da due mesi di sofferenze, si può cambiare idea. Il reuccio d’Italia dovrebbe vedere come i pasti nelle tendopoli non sono sufficienti per tutti e dovrebbe tastarne personalmente la qualità. Dovrebbe vedere come siamo assaliti dalle gastroenteriti e, per sopravvivere, siamo costretti a comprarcelo da soli il cibo. Già, ma noi siamo resistenti per scelta. Non abbiamo abbandonato la nostra terra in mano a chi decide tutto. Stiamo qui a reclamare, con la nostra presenza,se non altro, almeno il fatto di esistere. Nonostante tutto.

Anna

>Mister banana

>(dal blog di Anna, miskappa.blogspot.com)

Al cicisbeo imbellettato andrebbe spiegato che chi ha perso tutto non ha voglia di vacanza. Non ha voglia di divertirsi, né in crociera, né al mare. All’ imbonitore piazzista andrebbe fatto capire che le persone che non hanno più nulla hanno bisogno di certezze. Non di sorrisi davanti alle telecamere e di promesse da buffone. All’adulatore di minorenni andrebbe detto che chi non ha più lavoro non ha bisogno di riposo, ma di essere messo nelle condizioni di poter lavorare. E andrebbe aggiunto che le congratulazioni al ciambellano di corte dovrebbero fargliele i terremotati, non lui che lo ha nominato suddito plenipotenziario. Oggi, se qualcuno di noi rimasto qui, come dice il presidente joker, attaccato alle sue macerie per scelta, decidesse di staccarsene e di optare per una sistemazione alberghiera, qui dovrebbe restare. Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Mica, stremati da due mesi di sofferenze, si può cambiare idea. Il reuccio d’Italia dovrebbe vedere come i pasti nelle tendopoli non sono sufficienti per tutti e dovrebbe tastarne personalmente la qualità. Dovrebbe vedere come siamo assaliti dalle gastroenteriti e, per sopravvivere, siamo costretti a comprarcelo da soli il cibo. Già, ma noi siamo resistenti per scelta. Non abbiamo abbandonato la nostra terra in mano a chi decide tutto. Stiamo qui a reclamare, con la nostra presenza,se non altro, almeno il fatto di esistere. Nonostante tutto.

Anna

HO VISTO L’AQUILA

Ci sono due tipi di storia, o due modi di fare e raccontare la storia. C’è la storia ufficiale, quella dei grandi fatti, dei grandi eventi così come ce li raccontano i libri di storia o le istituzioni. E poi c’è la storia, o meglio le storie, che si formano dalle singole vite degli uomini e delle donne che s’intrecciano, che si relazionano, che si contagiano. Le due storie molto spesso non coincidono, o coincidono solo in parte.
Spesso quando si parla di storia ci si riferisce solo al primo tipo. E dall’ignorare una parte della storia al farla cadere nell’oblio il passo è breve. Prendiamo il recentissimo caso del terremoto in Abruzzo: la realtà è quella che ci raccontano il presidente del consiglio, le istituzioni e la maggioranza dei media – ovvero che le misure prese dallo stato per far fronte alla tragedia sono adeguate, che sta procedendo tutto per il meglio e che non abbiamo bisogno dell’aiuto di nessuno stato straniero perchè è tutto sotto controllo e ben gestito – oppure c’è qualcos’altro?
Andrea Gattinoni, un attore che si trovava a L’Aquila per presentare un suo film, si è trovato in mezzo ad una situazione a dir poco terribile. Andrea ci racconta una parte della storia ignorata e volutamente non detta.

martina

Lettera a mia moglie scritta ieri notte
Ho visto l’Aquila.
Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case distrutte, il gelo fra le rovine.
Cani randagi abbandonati al loro destino.
Un militare a fare da guardia aciascuno agli accessi alla zona rossa, quella off limits.
Camionette, ruspe, case sventrate.
Tendopoli.
Ho mangiato nell’unico posto aperto, dove vanno tutti, la gente, dai militari alla protezione civile.
Bellissimo.
Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i pomodori e gli affettati.
Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando “Si Può Fare” .
Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, AnnaMaria, Franco e la sua donna.
Poi siamo tornati quando il film stava per finire.
La gente piangeva.
Avevo il microfono e mi hanno chiesto come si fa a non impazzire, cosa ho imparato da Robby e dalla follia di Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo.
Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni, da fitta al cuore.
Chi ha perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa.
Francesca, stanno malissimo.
Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della protezione civile non potessero piombargli nelle tende all’improvviso, anche nel cuore della notte, per CONTROLLARE.
Gli anziani stanno impazzendo.
Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli serve.
Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi, con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c’era la parola ‘cazzeggio’.
A venti chilometri dall’Aquila il tom tom è oscurato.
La città è completamente militarizzata.
Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli ogni giorno dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato uno.
Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero e ogni roccia in previsione del G8.
Ti rendi conto di cosa succederà a questa gente quando quei pezzi di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le loro auto blindate?
Lì????
Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna subire una serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante, manco fossero delinquenti, anche solo per poter salutare un amico o un parente.
Non hanno niente, gli serve tutto.
(Hanno) rifiutato ogni aiuto internazionale e loro hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da ginnastica.
Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L’Aquila.
Poi c’è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono.
Le tendopoli sono imbottite di droga.
I militari hanno fatto entrare qualunque cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto.
E’ come se avessero voluto isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a stordirsi di qualunque cosa, l’importante è che all’esterno non trapeli nulla.
Berlusconi si è presentato, GIURO, con il banchetto della Presidenza del Consiglio.
Il ragazzo che me l’ha raccontato mi ha detto che sembrava un venditore di pentole.
Qua i media dicono che lì va tutto benissimo.
Quel ragazzo che mi ha raccontato le cose che ti ho detto, insieme ad altri ragazzi adulti, a qualche anziano, mi ha detto che “quello che il Governo sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco banco di prova per vedere come si fa a tenere prigioniera l’intera popolazione di una città, senza che al di fuori possa trapelare niente”.
Mi ha anche spiegato che la lotta più grande per tutti lì è proprio non impazzire.
In tutto questo ci sono i lutti, le case che non ci sono più, il lavoro che non c’è più, tutto perduto.
Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a piedi più di tre chilometri in cerca di un ristorante, ma erano tutti già chiusi perché i proprietari devono rientrare nelle tendopoli per la sera.
C’era un silenzio terrificante, sembrava una città di zombie in un film di zombie.
E poi quest’umanità all’improvviso di cuori palpitanti e di persone non dignitose, di più, che ti ringraziano piangendo per essere andato lì.
Ci voglio tornare.
Con quella luna gigantesca che mi guardava nella notte in fondo alla strada quando siamo partiti e io pensavo a te e a quanto avrei voluto buttarmi al tuo collo per dirti che non ti lascerò mai, mai, mai.
Dentro al ristoro privato (una specie di rosticceria) in cui abbiamo mangiato, mentre ci preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e fuori c’erano i tavoli nel vento della sera, un commesso dietro al bancone ha porto un arrosticino a Michele, dicendogli ‘Assaggi, assaggi’.
Michele gli ha detto di no, che li stavamo già comprando insieme alle altre cose, ma quello ha insistito finché Michele non l’ha preso, e quello gli ha detto sorridendogli: “Non bisogna perdere le buone abitudini”.
Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve sapere.
Anzi metto in rete questa mia lettera per te.

Andrea Gattinoni, 11 maggio notte.

>HO VISTO L’AQUILA

>Ci sono due tipi di storia, o due modi di fare e raccontare la storia. C’è la storia ufficiale, quella dei grandi fatti, dei grandi eventi così come ce li raccontano i libri di storia o le istituzioni. E poi c’è la storia, o meglio le storie, che si formano dalle singole vite degli uomini e delle donne che s’intrecciano, che si relazionano, che si contagiano. Le due storie molto spesso non coincidono, o coincidono solo in parte.
Spesso quando si parla di storia ci si riferisce solo al primo tipo. E dall’ignorare una parte della storia al farla cadere nell’oblio il passo è breve. Prendiamo il recentissimo caso del terremoto in Abruzzo: la realtà è quella che ci raccontano il presidente del consiglio, le istituzioni e la maggioranza dei media – ovvero che le misure prese dallo stato per far fronte alla tragedia sono adeguate, che sta procedendo tutto per il meglio e che non abbiamo bisogno dell’aiuto di nessuno stato straniero perchè è tutto sotto controllo e ben gestito – oppure c’è qualcos’altro?
Andrea Gattinoni, un attore che si trovava a L’Aquila per presentare un suo film, si è trovato in mezzo ad una situazione a dir poco terribile. Andrea ci racconta una parte della storia ignorata e volutamente non detta.

martina

Lettera a mia moglie scritta ieri notte
Ho visto l’Aquila.
Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case distrutte, il gelo fra le rovine.
Cani randagi abbandonati al loro destino.
Un militare a fare da guardia aciascuno agli accessi alla zona rossa, quella off limits.
Camionette, ruspe, case sventrate.
Tendopoli.
Ho mangiato nell’unico posto aperto, dove vanno tutti, la gente, dai militari alla protezione civile.
Bellissimo.
Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i pomodori e gli affettati.
Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando “Si Può Fare” .
Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, AnnaMaria, Franco e la sua donna.
Poi siamo tornati quando il film stava per finire.
La gente piangeva.
Avevo il microfono e mi hanno chiesto come si fa a non impazzire, cosa ho imparato da Robby e dalla follia di Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo.
Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni, da fitta al cuore.
Chi ha perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa.
Francesca, stanno malissimo.
Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della protezione civile non potessero piombargli nelle tende all’improvviso, anche nel cuore della notte, per CONTROLLARE.
Gli anziani stanno impazzendo.
Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli serve.
Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi, con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c’era la parola ‘cazzeggio’.
A venti chilometri dall’Aquila il tom tom è oscurato.
La città è completamente militarizzata.
Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli ogni giorno dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato uno.
Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero e ogni roccia in previsione del G8.
Ti rendi conto di cosa succederà a questa gente quando quei pezzi di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le loro auto blindate?
Lì????
Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna subire una serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante, manco fossero delinquenti, anche solo per poter salutare un amico o un parente.
Non hanno niente, gli serve tutto.
(Hanno) rifiutato ogni aiuto internazionale e loro hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da ginnastica.
Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L’Aquila.
Poi c’è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono.
Le tendopoli sono imbottite di droga.
I militari hanno fatto entrare qualunque cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto.
E’ come se avessero voluto isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a stordirsi di qualunque cosa, l’importante è che all’esterno non trapeli nulla.
Berlusconi si è presentato, GIURO, con il banchetto della Presidenza del Consiglio.
Il ragazzo che me l’ha raccontato mi ha detto che sembrava un venditore di pentole.
Qua i media dicono che lì va tutto benissimo.
Quel ragazzo che mi ha raccontato le cose che ti ho detto, insieme ad altri ragazzi adulti, a qualche anziano, mi ha detto che “quello che il Governo sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco banco di prova per vedere come si fa a tenere prigioniera l’intera popolazione di una città, senza che al di fuori possa trapelare niente”.
Mi ha anche spiegato che la lotta più grande per tutti lì è proprio non impazzire.
In tutto questo ci sono i lutti, le case che non ci sono più, il lavoro che non c’è più, tutto perduto.
Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a piedi più di tre chilometri in cerca di un ristorante, ma erano tutti già chiusi perché i proprietari devono rientrare nelle tendopoli per la sera.
C’era un silenzio terrificante, sembrava una città di zombie in un film di zombie.
E poi quest’umanità all’improvviso di cuori palpitanti e di persone non dignitose, di più, che ti ringraziano piangendo per essere andato lì.
Ci voglio tornare.
Con quella luna gigantesca che mi guardava nella notte in fondo alla strada quando siamo partiti e io pensavo a te e a quanto avrei voluto buttarmi al tuo collo per dirti che non ti lascerò mai, mai, mai.
Dentro al ristoro privato (una specie di rosticceria) in cui abbiamo mangiato, mentre ci preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e fuori c’erano i tavoli nel vento della sera, un commesso dietro al bancone ha porto un arrosticino a Michele, dicendogli ‘Assaggi, assaggi’.
Michele gli ha detto di no, che li stavamo già comprando insieme alle altre cose, ma quello ha insistito finché Michele non l’ha preso, e quello gli ha detto sorridendogli: “Non bisogna perdere le buone abitudini”.
Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve sapere.
Anzi metto in rete questa mia lettera per te.

Andrea Gattinoni, 11 maggio notte.

Abruzzo chi?

Dopo i numerosissimi servizi, collegamenti e quant’altro per documentare la situazione abruzzese post terremoto, ora l’attenzione dei media si sta spostando verso nuove notizie. Il fatto è cosa usuale, la storia insegna che le fonti di informazione son sempre alle ricerca di notizie fresche in grado di attirare l’attenzione. Ora non si chiede di continuare a confezionare servizi giornalieri sull’evolversi della situazione anche se, stando alle parole del Premier, dovrebbero esserci novità ogni giorno visto che secondo Berlusconi dovrebbero spuntare case come funghi nel giro di pochissimo tempo. Penso che almeno un resoconto settimanale, giusto per sapere come vengono utilizzati i soldi di quanti hanno voluto aiutare i terremo inviando soldi si potrebbe anche fare. Già le persone che hanno voluto aiutare gli sfollati. L’Italia non si può certo dire che non sia il paese della solidarietà. Tutte le volte che c’è da donare soldi per i più disagiati siamo sempre tra i primi. Seguiamo sempre i consigli dei personaggi famosi che ci invitano a donare anche solo un euro quando magari, loro che guadagnano milioni di euro, non donano neanche il tanto decantato euro. Per non parlare dei politici, tanto bravi a farsi vedere tra i più disagiati della situazione e alla fine l’unica cosa che fanno è semplicemente farsi vedere dalle telecamere.

Una buona cosa da parte dei nostri politici sarebbe stata la parziale rinuncia del loro stipendio da utilizzare per la ricostruzione dei terremotati abruzzesi o quantomeno riorganizzare i soldi delle risorse pubbliche come ad esempio quelli per l’utilissimo ponte dello stretto e di cui sembrerebbe che ce ne sia un bisogno urgente.
Tutto come sempre andrà a finire nel dimenticatoio sempre che, e si spera che ciò non avvenga, non si scopra che il lavoro di ricostruzione non venga appaltato a ditte per così dire, non proprio regolari e che quindi la situazione abruzzese ritorni prepotentemente nelle pagine di cronaca.

Matte

>Abruzzo chi?

>

Dopo i numerosissimi servizi, collegamenti e quant’altro per documentare la situazione abruzzese post terremoto, ora l’attenzione dei media si sta spostando verso nuove notizie. Il fatto è cosa usuale, la storia insegna che le fonti di informazione son sempre alle ricerca di notizie fresche in grado di attirare l’attenzione. Ora non si chiede di continuare a confezionare servizi giornalieri sull’evolversi della situazione anche se, stando alle parole del Premier, dovrebbero esserci novità ogni giorno visto che secondo Berlusconi dovrebbero spuntare case come funghi nel giro di pochissimo tempo. Penso che almeno un resoconto settimanale, giusto per sapere come vengono utilizzati i soldi di quanti hanno voluto aiutare i terremo inviando soldi si potrebbe anche fare. Già le persone che hanno voluto aiutare gli sfollati. L’Italia non si può certo dire che non sia il paese della solidarietà. Tutte le volte che c’è da donare soldi per i più disagiati siamo sempre tra i primi. Seguiamo sempre i consigli dei personaggi famosi che ci invitano a donare anche solo un euro quando magari, loro che guadagnano milioni di euro, non donano neanche il tanto decantato euro. Per non parlare dei politici, tanto bravi a farsi vedere tra i più disagiati della situazione e alla fine l’unica cosa che fanno è semplicemente farsi vedere dalle telecamere.

Una buona cosa da parte dei nostri politici sarebbe stata la parziale rinuncia del loro stipendio da utilizzare per la ricostruzione dei terremotati abruzzesi o quantomeno riorganizzare i soldi delle risorse pubbliche come ad esempio quelli per l’utilissimo ponte dello stretto e di cui sembrerebbe che ce ne sia un bisogno urgente.
Tutto come sempre andrà a finire nel dimenticatoio sempre che, e si spera che ciò non avvenga, non si scopra che il lavoro di ricostruzione non venga appaltato a ditte per così dire, non proprio regolari e che quindi la situazione abruzzese ritorni prepotentemente nelle pagine di cronaca.

Matte