Fascisti su Marte

Torino. Stare seduta in università. Leggere Dostoevskij. Sentire attraverso le cuffie “fuori i fascisti dall’Università”, “siamo tutti Anti-fascisti”. Alzare lo sguardo e vedere uno striscione “Fascisti su Marte”. Questa è stata la reazione spontanea e immediata alla presenza di un gruppetto di giovani del FUAN – Azione universitaria che distribuivano volantini nell’atrio di Palazzo Nuovo raccogliendo firme per aumentare di due ore l’apertura della segreteria studenti. I ragazzi si sono mobilitati subito distribuendo volantini (http://www.infoaut.org/torino/articolo/no-ai-tagli-del-minstro-gelmini-no-ai-suoi-scagnozzi-fuan) e improvvisando un corteo. Risultato: fuori FUAN dall’Università..sono volati qualche mani, piedi, insulti…groviglio di corpi in tensione tra espulsione e tentativo di resistenza! Dall’orizzonte iniziano a sbucare caschi azzurrini, divise, manganelli e scudi. Eccoli, si fermano sul primo scalino. Continua la contestazione. Alla fine i piccoli caschi azzurri voltano le spalle e scendono le scale, temporeggiano ma alla fine girano l’angolo. Torna la quiete. Prima della tempesta? Qualcosa si muove…

Solide

“Circolate”

“A Cordoba veniva un camion”

Parlando di Argentina. Sono due donne, ad un tavolo, in fondo alla stanza. Era martedì pomeriggio a Torino, palazzina Einaudi. Il riferimento è la Reorganización Nacional (dal 24 marzo 1976 il governo argentino è dittatoriale. La giunta militare è formata dal tenente generale Jorge Rafael Videla, l’almirante Emilio Eduardo Massera ed il brigadiere generale Orlando Ramón Agosti). “Circolate”, i soldati di plaza de Mayo si irritano alla presenza delle donne con il fazzoletto bianco in testa.

A quel punto Vera Vigevani Jarach dice di aver iniziato a circolare, con le altre madri, le compagne nella piazza. Cercando una informazione, sapere dove erano quelle persone scomparse, figli.
Da questo punto muovono i discorsi di Vigevani e Norma Berti (detenuta negli anni settanta). Le mosse da plaza de Mayo si allungano sul “destino di testimone”, il peso della memoria, “ciò che ci manca”.

Vigevani parla di un fatto viscerale, nello scendere in piazza, il muoversi in piazza contatto con le altre donne, circolando. Ha a che fare con le viscere, interiorità biologica, organica; il metabolismo dei passi attorno il piccolo obelisco. Ciò che lega ora la protesta fattuale della piazza alla memoria sembra proprio essere lo spazio biologico in cui entrambe si adagiano agitandosi, scuotendosi nello scuotere stesso del corpo.
Norma Berti preme a fondo questo nodo (piazza-biologico-memoria) nel parlare del “destino faticoso” del testimone, l'”ossessione alla memoria” nella clandestinità del genocidio argentino. “A Cordoba veniva un camion“, Berti tocca alcuni frammenti di sè, come sopravvissuto, colui che sà, “conosce le facce di carnefici e vittime”, i luoghi, campi di concentramento, il camion di Cordoba. Lei getta ora sulle persone che ascoltano oltre il tavolo le docce gelate, le torture, le pressioni psicologiche, la lotta nel campo, e nella prigione. Nel mezzo di “corpi cancellati fisicamente” e “corpi cancellati dalla memoria” si pone il sopravvissuto. L’INFRA macellato.

Prima di ogni tentativo di racconto, eccede il tentativo linguistico, il dolore.

Ne filtrano spazi nella voce un poco più rotta, il tono di voce che si abbassa, e si chiude il suono della parola politica.

(Rughe)

>”Circolate”

>“A Cordoba veniva un camion”

Parlando di Argentina. Sono due donne, ad un tavolo, in fondo alla stanza. Era martedì pomeriggio a Torino, palazzina Einaudi. Il riferimento è la Reorganización Nacional (dal 24 marzo 1976 il governo argentino è dittatoriale. La giunta militare è formata dal tenente generale Jorge Rafael Videla, l’almirante Emilio Eduardo Massera ed il brigadiere generale Orlando Ramón Agosti). “Circolate”, i soldati di plaza de Mayo si irritano alla presenza delle donne con il fazzoletto bianco in testa.

A quel punto Vera Vigevani Jarach dice di aver iniziato a circolare, con le altre madri, le compagne nella piazza. Cercando una informazione, sapere dove erano quelle persone scomparse, figli.
Da questo punto muovono i discorsi di Vigevani e Norma Berti (detenuta negli anni settanta). Le mosse da plaza de Mayo si allungano sul “destino di testimone”, il peso della memoria, “ciò che ci manca”.

Vigevani parla di un fatto viscerale, nello scendere in piazza, il muoversi in piazza contatto con le altre donne, circolando. Ha a che fare con le viscere, interiorità biologica, organica; il metabolismo dei passi attorno il piccolo obelisco. Ciò che lega ora la protesta fattuale della piazza alla memoria sembra proprio essere lo spazio biologico in cui entrambe si adagiano agitandosi, scuotendosi nello scuotere stesso del corpo.
Norma Berti preme a fondo questo nodo (piazza-biologico-memoria) nel parlare del “destino faticoso” del testimone, l'”ossessione alla memoria” nella clandestinità del genocidio argentino. “A Cordoba veniva un camion“, Berti tocca alcuni frammenti di sè, come sopravvissuto, colui che sà, “conosce le facce di carnefici e vittime”, i luoghi, campi di concentramento, il camion di Cordoba. Lei getta ora sulle persone che ascoltano oltre il tavolo le docce gelate, le torture, le pressioni psicologiche, la lotta nel campo, e nella prigione. Nel mezzo di “corpi cancellati fisicamente” e “corpi cancellati dalla memoria” si pone il sopravvissuto. L’INFRA macellato.

Prima di ogni tentativo di racconto, eccede il tentativo linguistico, il dolore.

Ne filtrano spazi nella voce un poco più rotta, il tono di voce che si abbassa, e si chiude il suono della parola politica.

(Rughe)

Ministro Fantasma

Quello che segue è il racconto della giornata di di venerdì 20 novembre a Torino. Mentre sotto il Miur una donna ringrazia ed abbraccia uno studente in protesta, l’onorevole Ghiglia così commenta i fatti accaduti alla sede Pdl: “Questi finti studenti ma sicuri delinquenti hanno dimostrato ancora una volta il loro vero volto e se non fosse stato per il tempestivo intervento delle forze di polizia avrebbero assaltato la sede del Pdl”. (Adnkronos) [Grassetto mio].
Discorso divino, mano creatrice, onorevole Ghiglia, l’ente oltre-umano, che tutto conosce, tutto identifica (finti studenti, sicuri delinquenti, loro vero volto), che tutto racconta [Commento mio].
Da Adestra arriva invece il commento di una “Torino come a Stalingrado.” (?)
Nel fare riferimento ad una “donna incinta di 4 mesi” come ministro (Gelmini), Adestra descrive gli studenti alla sede Pdl come “una cinquantina di squatter“.

Rughe-verovolto-squatter-fintostudente-verodelinquente

FOTO1 [corso Vittorio Emanuele II, sede Pdl, 20 novembre 2009 onorevole Ghiglia]

FOTO2 [corso Vittorio Emanuele II, sede Pdl, 20 novembre 2009 Ravello e Ghiglia]

FOTO2 [Immagine pubblicata con l’articolo di Adestra] (?)

Oggi, 20 novembre 2009, circa 200 studenti medi ed universitari si sono radunati a palazzo nuovo dalla mattina per contestare la presenza del ministro Gelmini nella nostra città. Erano presenti giovani di diverse scuole superiori e studenti dell’università e del politecnico. Il primo dato della giornata è stato il tentativo del ministro di mantenere il segreto su ogni suo spostamento, fatto che dimostra l’estrema impopolarità delle sue politiche, dei suoi tagli e delle sue riforme, che producono contestazioni in tutta Italia, come è avvenuto il 17 novembre, e rendono la sua presenza sgradita a studenti, insegnanti e precari di ogni città.

Il tour gelminiano è iniziato da Rivoli, dove il ministro è andato a cercare i flash dei fotografi per un puro risvolto di immagine; in realtà sappiamo bene di chi sono le responsabilità della morte di Vito, cioè precisamente di chi rende impossibile, con i tagli e l’attacco alla scuola pubblica, una reale manutenzione degli edifici scolastici. Non basterà certo dare a Vito il nome di una scuola per riparare il crimine di chi mette a repentaglio giorno per giorno le vite degli studenti.

Il presidio studentesco si è mosso verso le 13:00 verso il Miur, dove era annunciata la presenza del ministro, che non si è fatto vedere. Dopo una breve occupazione degli uffici del ministero contro tagli e riforma dell’università – un ddl che svende l’università ai privati e diminuisce gli spazi di democrazia negli atenei – un corteo si è diretto alla sede del Pdl, dove era prevista una tappa della Gelmini. Qui i è avvicinato all’ingresso per portare la contestazione alle politiche del ministro e del suo partito, ma è stato aggredito da alcuni esponenti del Pdl con pugni e cinghie. Tra loro spiccavano il consigliere Ravello, Malan e il poco onorevole Ghiglia, sempre in cerca della provocazione e della rissa per attaccare gli studenti che contestano le loro politiche. Non ci stupiranno le loro sicure strumentalizzazioni.

Dopo l’aggressione di Ravello e Ghiglia, quest’ultimo armato di cinghia nell’atto di gridare “io non vi picchio, io vi sciolgo nell’acido” (wow! Le “istituzioni”…), giungevano sul luogo una ventina di agenti della celere che, correndo verso il portone, spingevano gli studenti nell’androne del palazzo e iniziavano a manganellare e a prendere a calci studentesse e studenti (e persino qualche giornalista), alcuni ai primi anni del liceo, nello sconcerto generale.
L’ennesima dimostrazione del fatto che in questo paese – si pensi agli arresti di Milano a danno di studenti medi e universitari – non è più possibile il dissenso studentesco: l’unica risposta del governo e del ministro è la violenza. Anche in questo caso la Gelmini non si è fatta vedere.

Dopo questo episodio un corteo anche più numeroso ha raggiunto la Fondazione S.Paolo per la Scuola in via Lagrange, dove secondo fonti giornalistiche il ministro avrebbe fatto tappa, ma anche qui ha dato forfait. Il bilancio della giornata è quindi quello di un ministro fantasma, che fugge agli studenti – che fanno comodo, evidentemente, solo da morti – di politici locali cinquantenni di destra armati di cinghia contro i liceali, di cariche folli e indiscriminate contro gli studenti, con un bilancio, tra di noi, di diversi feriti.

CHIEDIAMO CAMBIAMENTI CI DANNO POLIZIA

QUESTA E’ LA LORO DEMOCRAZIA
Studentesse e studenti medi, dell’università e del politecnico contro il ministro Gelmini

>Ministro Fantasma

>

Quello che segue è il racconto della giornata di di venerdì 20 novembre a Torino. Mentre sotto il Miur una donna ringrazia ed abbraccia uno studente in protesta, l’onorevole Ghiglia così commenta i fatti accaduti alla sede Pdl: “Questi finti studenti ma sicuri delinquenti hanno dimostrato ancora una volta il loro vero volto e se non fosse stato per il tempestivo intervento delle forze di polizia avrebbero assaltato la sede del Pdl”. (Adnkronos) [Grassetto mio].
Discorso divino, mano creatrice, onorevole Ghiglia, l’ente oltre-umano, che tutto conosce, tutto identifica (finti studenti, sicuri delinquenti, loro vero volto), che tutto racconta [Commento mio].
Da Adestra arriva invece il commento di una “Torino come a Stalingrado.” (?)
Nel fare riferimento ad una “donna incinta di 4 mesi” come ministro (Gelmini), Adestra descrive gli studenti alla sede Pdl come “una cinquantina di squatter“.

Rughe-verovolto-squatter-fintostudente-verodelinquente

FOTO1 [corso Vittorio Emanuele II, sede Pdl, 20 novembre 2009 onorevole Ghiglia]

FOTO2 [corso Vittorio Emanuele II, sede Pdl, 20 novembre 2009 Ravello e Ghiglia]

FOTO2 [Immagine pubblicata con l’articolo di Adestra] (?)

Oggi, 20 novembre 2009, circa 200 studenti medi ed universitari si sono radunati a palazzo nuovo dalla mattina per contestare la presenza del ministro Gelmini nella nostra città. Erano presenti giovani di diverse scuole superiori e studenti dell’università e del politecnico. Il primo dato della giornata è stato il tentativo del ministro di mantenere il segreto su ogni suo spostamento, fatto che dimostra l’estrema impopolarità delle sue politiche, dei suoi tagli e delle sue riforme, che producono contestazioni in tutta Italia, come è avvenuto il 17 novembre, e rendono la sua presenza sgradita a studenti, insegnanti e precari di ogni città.

Il tour gelminiano è iniziato da Rivoli, dove il ministro è andato a cercare i flash dei fotografi per un puro risvolto di immagine; in realtà sappiamo bene di chi sono le responsabilità della morte di Vito, cioè precisamente di chi rende impossibile, con i tagli e l’attacco alla scuola pubblica, una reale manutenzione degli edifici scolastici. Non basterà certo dare a Vito il nome di una scuola per riparare il crimine di chi mette a repentaglio giorno per giorno le vite degli studenti.

Il presidio studentesco si è mosso verso le 13:00 verso il Miur, dove era annunciata la presenza del ministro, che non si è fatto vedere. Dopo una breve occupazione degli uffici del ministero contro tagli e riforma dell’università – un ddl che svende l’università ai privati e diminuisce gli spazi di democrazia negli atenei – un corteo si è diretto alla sede del Pdl, dove era prevista una tappa della Gelmini. Qui i è avvicinato all’ingresso per portare la contestazione alle politiche del ministro e del suo partito, ma è stato aggredito da alcuni esponenti del Pdl con pugni e cinghie. Tra loro spiccavano il consigliere Ravello, Malan e il poco onorevole Ghiglia, sempre in cerca della provocazione e della rissa per attaccare gli studenti che contestano le loro politiche. Non ci stupiranno le loro sicure strumentalizzazioni.

Dopo l’aggressione di Ravello e Ghiglia, quest’ultimo armato di cinghia nell’atto di gridare “io non vi picchio, io vi sciolgo nell’acido” (wow! Le “istituzioni”…), giungevano sul luogo una ventina di agenti della celere che, correndo verso il portone, spingevano gli studenti nell’androne del palazzo e iniziavano a manganellare e a prendere a calci studentesse e studenti (e persino qualche giornalista), alcuni ai primi anni del liceo, nello sconcerto generale.
L’ennesima dimostrazione del fatto che in questo paese – si pensi agli arresti di Milano a danno di studenti medi e universitari – non è più possibile il dissenso studentesco: l’unica risposta del governo e del ministro è la violenza. Anche in questo caso la Gelmini non si è fatta vedere.

Dopo questo episodio un corteo anche più numeroso ha raggiunto la Fondazione S.Paolo per la Scuola in via Lagrange, dove secondo fonti giornalistiche il ministro avrebbe fatto tappa, ma anche qui ha dato forfait. Il bilancio della giornata è quindi quello di un ministro fantasma, che fugge agli studenti – che fanno comodo, evidentemente, solo da morti – di politici locali cinquantenni di destra armati di cinghia contro i liceali, di cariche folli e indiscriminate contro gli studenti, con un bilancio, tra di noi, di diversi feriti.

CHIEDIAMO CAMBIAMENTI CI DANNO POLIZIA

QUESTA E’ LA LORO DEMOCRAZIA
Studentesse e studenti medi, dell’università e del politecnico contro il ministro Gelmini

>Dal Rettorato Occupato

>
Torino.
E’ mezzogiorno quando gli studenti in protesta entrano nel cortile del rettorato dell’università. Lo sciopero della cultura si muove con il corteo e poi prosegue nell’assemblea tra i portici della struttura amministrativa. Negli interventi della gente che popola l’università di Torino, emerge la decisione dell’occupazione. C’è ancora il sole mentre qualcuno comincia a mangiare; tavoli vengono posti per animare una lezione, e lo studio. Ovunque, spazi di incontro.
Nel tardo pomeriggio, con il buio viene preparata la polenta, si comincia a suonare, e l’afflusso di gente aumenta.
Nella notte rimangono aperte due stanze in cui gli occupanti ritagliano spazi per il sonno, tra banchi, piastrelle e cartoni.
La mattina di ieri (il giorno dopo la manifestazione) la nebbia copre il cortile del rettorato. Alle due del pomeriggio, l’assemblea decide di interrompere l’occupazione. A partire dai prossimi incontri nei corridoi e nelle aule autogestite delle facoltà, la mobilitazione torinese si spinge verso il 26 e 30 novembre, giornate di pressione al rettore. Ciò che si vuole, è ottenere una forte presa di posizione contraria al ddl Gelmini del rettore Pelizzetti, oppure le dimissioni.
Continuano gli incontri.

Rughe

Dal Rettorato Occupato


Torino.
E’ mezzogiorno quando gli studenti in protesta entrano nel cortile del rettorato dell’università. Lo sciopero della cultura si muove con il corteo e poi prosegue nell’assemblea tra i portici della struttura amministrativa. Negli interventi della gente che popola l’università di Torino, emerge la decisione dell’occupazione. C’è ancora il sole mentre qualcuno comincia a mangiare; tavoli vengono posti per animare una lezione, e lo studio. Ovunque, spazi di incontro.
Nel tardo pomeriggio, con il buio viene preparata la polenta, si comincia a suonare, e l’afflusso di gente aumenta.
Nella notte rimangono aperte due stanze in cui gli occupanti ritagliano spazi per il sonno, tra banchi, piastrelle e cartoni.
La mattina di ieri (il giorno dopo la manifestazione) la nebbia copre il cortile del rettorato. Alle due del pomeriggio, l’assemblea decide di interrompere l’occupazione. A partire dai prossimi incontri nei corridoi e nelle aule autogestite delle facoltà, la mobilitazione torinese si spinge verso il 26 e 30 novembre, giornate di pressione al rettore. Ciò che si vuole, è ottenere una forte presa di posizione contraria al ddl Gelmini del rettore Pelizzetti, oppure le dimissioni.
Continuano gli incontri.

Rughe

>Blocchiamo la riforma

>Torino, oggi il corteo dell’istruzione. Dagli studenti medi all’università, con docenti e lavoratori. Dalle 9 a partire da piazza Albarello per “bloccare la riforma dell’Università”.
Quella di oggi, sotto il nome di sciopero della cultura, vorrebbe essere una forte risposta al via libera del Consiglio dei Ministri al disegno di legge (28 ottobre). Ciò che si manifesta nel documento ministeriale, è un piano di modifica “universitaria” a partire dalla governance (il Cda assume il funzionamento di indirizzo strategico e finanziario; sarà composto per il 40% de esterni-privati). A seguire, la sostituzione (per sparizione) delle facoltà -didattica- per i dipartimenti – ricerca-; la possibilità di federazione -federalismo(?)- tra atenei o atenei ed enti di formazione; istituzione del fondo per il merito (test standard per borse di studio e prestiti d’onore); abilitazione nazionale per la docenza (a cui segue la concreta valutazione d’assunzione in commissioni di ateneo); ricercatori a tempo esclusivamente determinato (3 anni + 3, oltre cui 1) si diviene professore associato, 2) si smette di lavorare).
Se la protesta rimanesse ora ferma l’Università rimarrebbe ancorata alla propria “gestione feudale”, arrancando all’ombra di un virtuosismo spettrale, privata nei suoi spazi.

Rughe

Blocchiamo la riforma

Torino, oggi il corteo dell’istruzione. Dagli studenti medi all’università, con docenti e lavoratori. Dalle 9 a partire da piazza Albarello per “bloccare la riforma dell’Università”.
Quella di oggi, sotto il nome di sciopero della cultura, vorrebbe essere una forte risposta al via libera del Consiglio dei Ministri al disegno di legge (28 ottobre). Ciò che si manifesta nel documento ministeriale, è un piano di modifica “universitaria” a partire dalla governance (il Cda assume il funzionamento di indirizzo strategico e finanziario; sarà composto per il 40% de esterni-privati). A seguire, la sostituzione (per sparizione) delle facoltà -didattica- per i dipartimenti – ricerca-; la possibilità di federazione -federalismo(?)- tra atenei o atenei ed enti di formazione; istituzione del fondo per il merito (test standard per borse di studio e prestiti d’onore); abilitazione nazionale per la docenza (a cui segue la concreta valutazione d’assunzione in commissioni di ateneo); ricercatori a tempo esclusivamente determinato (3 anni + 3, oltre cui 1) si diviene professore associato, 2) si smette di lavorare).
Se la protesta rimanesse ora ferma l’Università rimarrebbe ancorata alla propria “gestione feudale”, arrancando all’ombra di un virtuosismo spettrale, privata nei suoi spazi.

Rughe