>La tecnica

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Ciò che accade tra gli uomini. Inevitabilmente il luogo della produzione, ogni angolo di vita. Il corpo è occupato nella tecnica. Uni discorso sulla verità delle cose. 
E così il discorso rimane impagliato nelle maglie macchiniche dei saperi. Il credito acordato ad un individuo in base alla intensità d’interiorizzazione del materiale tecnico. 
Il Centro di Identificazione ed Espulsione ha già assorbito ogni voce, nella più completa realizzazione del dato tecnico. Non rimane che immobilità. Fino all’incendio.

La tecnica

Ciò che accade tra gli uomini. Inevitabilmente il luogo della produzione, ogni angolo di vita. Il corpo è occupato nella tecnica. Uni discorso sulla verità delle cose. 
E così il discorso rimane impagliato nelle maglie macchiniche dei saperi. Il credito acordato ad un individuo in base alla intensità d’interiorizzazione del materiale tecnico. 
Il Centro di Identificazione ed Espulsione ha già assorbito ogni voce, nella più completa realizzazione del dato tecnico. Non rimane che immobilità. Fino all’incendio.

>Torino e Bari: fughe fallite

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Dentro al Cie di corso Brunelleschi, ieri sera, mentre le guardie erano impegnate a scortare fuori un ragazzo che si era tagliato i polsi, un gruppo di prigionieri ha tentato la fuga. 

Solo uno, però, è riuscito a scavalcare la prima recinzione ed è stato subito acchiappato e riempito di botte. Per protesta, questa mattina, altri due reclusi si sono tagliati.
Pure a Bari-Palese, stando a quanto afferma un quotidiano on-line, c’è stato un tentativo d’evasione andato male. Due reclusi, alla fine, sarebbero stati arrestati per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.
Aggiornamento ore 22.00. Sugli accadimenti di Bari non siamo riusciti a trovarvi un racconto di prima mano di quel che è successo. Ma abbiamo scoperto, però, quale è la versione della Polizia. Il tentativo di fuga sarebbe avvenuto mentre un gruppone di reclusi era in transito dalle aree abitative al campo di calcio della struttura: i due si sarebbero distaccati dal gruppo scagliandosi contro i marines del Battaglione San Marco che li stavano scortando nel tentativo di superare i soldati e poi scavalcare le recinzioni. Senza risultati, come sapete. Nei prossimi giorni, probabilmente sabato, si terrà al Tribunale di Bari l’udienza di convalida degli arresti.

Torino e Bari: fughe fallite

Dentro al Cie di corso Brunelleschi, ieri sera, mentre le guardie erano impegnate a scortare fuori un ragazzo che si era tagliato i polsi, un gruppo di prigionieri ha tentato la fuga. 

Solo uno, però, è riuscito a scavalcare la prima recinzione ed è stato subito acchiappato e riempito di botte. Per protesta, questa mattina, altri due reclusi si sono tagliati.
Pure a Bari-Palese, stando a quanto afferma un quotidiano on-line, c’è stato un tentativo d’evasione andato male. Due reclusi, alla fine, sarebbero stati arrestati per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.
Aggiornamento ore 22.00. Sugli accadimenti di Bari non siamo riusciti a trovarvi un racconto di prima mano di quel che è successo. Ma abbiamo scoperto, però, quale è la versione della Polizia. Il tentativo di fuga sarebbe avvenuto mentre un gruppone di reclusi era in transito dalle aree abitative al campo di calcio della struttura: i due si sarebbero distaccati dal gruppo scagliandosi contro i marines del Battaglione San Marco che li stavano scortando nel tentativo di superare i soldati e poi scavalcare le recinzioni. Senza risultati, come sapete. Nei prossimi giorni, probabilmente sabato, si terrà al Tribunale di Bari l’udienza di convalida degli arresti.

>FUOCO E PESTAGGI IN VIA CORELLI

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Lo scritto che segue è del 25 Ottobre 2009 in Macerie e Storie di Torino

Questa settimana dentro al Cie di via Corelli è scoppiata un’epidemia di influenza, ovviamente aggravata dalla pietosa condizione igienica e sanitaria nella quale sono costretti a vivere i prigionieri. Alcuni di loro, costretti a letto dalla febbre alta, hanno dovuto essere trasportati in infermeria a braccio dai propri compagni visto il rifiuto netto dei medici della Croce Rossa di entrare nelle gabbie. Le cure, come al solito, sono superficiali e per protestare già da venerdì 28 prigionieri hanno indetto uno sciopero della fame. Sei di loro, che evidentemente rompevano troppo le scatole, sono stati picchiati dalla polizia mentre la Croce Rossa ha continuato a minimizzare, somministrando un po’ di tachipirina, un po’ bicarbonato per fare gargarismi e molti psicofarmaci.

Il nervosismo dentro alle gabbie è salito ulteriormente sabato mattina quando è arrivata la notizia che tre dei prigionieri del Centro – un marocchino e due tunisini – erano stati deportati in… Algeria! E così ieri sera la disperazione ha preso il sopravvento. Prima solo uno, poi anche altri quattro prigionieri della sezione hanno cominciato a tagliarsi, nella speranza di essere portati al Pronto soccorso per ricevere le cure necessarie; si sono tagliati il petto, le braccia, uno è arrivato a incidersi un taglio sul collo… I crocerossini, però, non hanno mosso un dito fino al pomeriggio di oggi quando, dopo essersi accorti che i reclusi sono in contatto costante con l’esterno, hanno mandano un infermiere dentro alle gabbie per medicare le ferite più profonde. Poco dopo alcuni poliziotti entrano nelle camerate consigliando ai presenti di smetterla di lamentarsi e minacciando ritorsioni: i prigionieri a questo punto scoppiano davvero e in due sezioni portano fuori dalle celle i materassi e li incendiano. La polizia entra nelle gabbie con i manganelli e spegne i fuochi, tre reclusi vengono portati dall’ispettore capo del Centro ed uno torna nelle camerate con sul viso i segni degli schiaffi e delle percosse.

In serata sono solo in tre a proseguire lo sciopero della fame e la polizia presidia i corridoi. In più è tutto il giorno che i riscaldamenti sono spenti. Questo è il numero del centralino di Corelli 02 70001950. Telefonate per fare pressione perché i reclusi feriti e malati vengano portati in ospedale e perché il riscaldamento venga immediatamente riacceso.

Aggiornamento 26 ottobre. Al risveglio i tre reclusi ancora in sciopero vengono convocati dall’Ufficio immigrazione del Centro e viene garantito loro che saranno curati e che i sanitari ricominceranno a dar loro i farmaci non appena riprenderanno a mangiare. Intorno a mezzogiorno, però, ritorna il fuoco nel Centro: è un prigioniero che, dopo aver parlato con il proprio Console, brucia dei materassi per protesta.

FUOCO E PESTAGGI IN VIA CORELLI

Lo scritto che segue è del 25 Ottobre 2009 in Macerie e Storie di Torino

Questa settimana dentro al Cie di via Corelli è scoppiata un’epidemia di influenza, ovviamente aggravata dalla pietosa condizione igienica e sanitaria nella quale sono costretti a vivere i prigionieri. Alcuni di loro, costretti a letto dalla febbre alta, hanno dovuto essere trasportati in infermeria a braccio dai propri compagni visto il rifiuto netto dei medici della Croce Rossa di entrare nelle gabbie. Le cure, come al solito, sono superficiali e per protestare già da venerdì 28 prigionieri hanno indetto uno sciopero della fame. Sei di loro, che evidentemente rompevano troppo le scatole, sono stati picchiati dalla polizia mentre la Croce Rossa ha continuato a minimizzare, somministrando un po’ di tachipirina, un po’ bicarbonato per fare gargarismi e molti psicofarmaci.

Il nervosismo dentro alle gabbie è salito ulteriormente sabato mattina quando è arrivata la notizia che tre dei prigionieri del Centro – un marocchino e due tunisini – erano stati deportati in… Algeria! E così ieri sera la disperazione ha preso il sopravvento. Prima solo uno, poi anche altri quattro prigionieri della sezione hanno cominciato a tagliarsi, nella speranza di essere portati al Pronto soccorso per ricevere le cure necessarie; si sono tagliati il petto, le braccia, uno è arrivato a incidersi un taglio sul collo… I crocerossini, però, non hanno mosso un dito fino al pomeriggio di oggi quando, dopo essersi accorti che i reclusi sono in contatto costante con l’esterno, hanno mandano un infermiere dentro alle gabbie per medicare le ferite più profonde. Poco dopo alcuni poliziotti entrano nelle camerate consigliando ai presenti di smetterla di lamentarsi e minacciando ritorsioni: i prigionieri a questo punto scoppiano davvero e in due sezioni portano fuori dalle celle i materassi e li incendiano. La polizia entra nelle gabbie con i manganelli e spegne i fuochi, tre reclusi vengono portati dall’ispettore capo del Centro ed uno torna nelle camerate con sul viso i segni degli schiaffi e delle percosse.

In serata sono solo in tre a proseguire lo sciopero della fame e la polizia presidia i corridoi. In più è tutto il giorno che i riscaldamenti sono spenti. Questo è il numero del centralino di Corelli 02 70001950. Telefonate per fare pressione perché i reclusi feriti e malati vengano portati in ospedale e perché il riscaldamento venga immediatamente riacceso.

Aggiornamento 26 ottobre. Al risveglio i tre reclusi ancora in sciopero vengono convocati dall’Ufficio immigrazione del Centro e viene garantito loro che saranno curati e che i sanitari ricominceranno a dar loro i farmaci non appena riprenderanno a mangiare. Intorno a mezzogiorno, però, ritorna il fuoco nel Centro: è un prigioniero che, dopo aver parlato con il proprio Console, brucia dei materassi per protesta.