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Gianpaolo Di Paola: che bel nome, decisamente simpatico
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Accise sul fotovoltaico
Ma qui si parla di incentivi per la costruzione. E una volta costruito? Quale sarà la vita del privato? Maurizio ha installato un impianto fotovoltaico dal 2005 e «fino al 31 Dicembre 2008 lo “scambio sul posto” avveniva tra l’utente e il gestore – afferma – e a carico dell’utente rimanevano: il fisso (per un contratto da 4,5 KW, 9 euro al mese) e 30 euro all’anno + IVA, il costo della gestione». Tutto regolare, quindi: si produce energia, la si da all’Enel e quando serve la si preleva. Se la produzione supera o pareggia il consumo, le bollette riportano la scritta: non c’è niente da pagare. Ma le cose sono cambiate: «Dal 1 Gennaio 2009 – dice Maurizio – la gestione passa al GSE (Gestore Servizi Elettrici) unico gestore per tutta Italia. In questo modo le bollette Enel sono da pagare per intero mentre il GSE si preoccupa di rimborsarle. Sembra che a carico dell’utente rimangano: il fisso, i 30 euro della gestione e le accise». Nel sistema si inseriscono così delle imposte che gravano sul privato.
Di certo il rallentamento del fotovoltaico in Italia non è immune da questi nuovi contratti, dove chi viene incentivato alla realizzazione di un impianto come quello fotovoltaico viene poi costretto a pagare un’imposta su ciò che produce.
>Accise sul fotovoltaico
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Ma qui si parla di incentivi per la costruzione. E una volta costruito? Quale sarà la vita del privato? Maurizio ha installato un impianto fotovoltaico dal 2005 e «fino al 31 Dicembre 2008 lo “scambio sul posto” avveniva tra l’utente e il gestore – afferma – e a carico dell’utente rimanevano: il fisso (per un contratto da 4,5 KW, 9 euro al mese) e 30 euro all’anno + IVA, il costo della gestione». Tutto regolare, quindi: si produce energia, la si da all’Enel e quando serve la si preleva. Se la produzione supera o pareggia il consumo, le bollette riportano la scritta: non c’è niente da pagare. Ma le cose sono cambiate: «Dal 1 Gennaio 2009 – dice Maurizio – la gestione passa al GSE (Gestore Servizi Elettrici) unico gestore per tutta Italia. In questo modo le bollette Enel sono da pagare per intero mentre il GSE si preoccupa di rimborsarle. Sembra che a carico dell’utente rimangano: il fisso, i 30 euro della gestione e le accise». Nel sistema si inseriscono così delle imposte che gravano sul privato.
Di certo il rallentamento del fotovoltaico in Italia non è immune da questi nuovi contratti, dove chi viene incentivato alla realizzazione di un impianto come quello fotovoltaico viene poi costretto a pagare un’imposta su ciò che produce.
La Giunta fa il soundcheck
Al piazza-sound Tosi preferisce il casa-sound
Si attendono nuovi risultati, nuovi passi avanti dell’Amministrazione verso quell’obiettivo che pare – chi per un motivo, chi per l’altro – non far dormire in molti: la vivibilità.
>La Giunta fa il soundcheck
>Al piazza-sound Tosi preferisce il casa-sound
Si attendono nuovi risultati, nuovi passi avanti dell’Amministrazione verso quell’obiettivo che pare – chi per un motivo, chi per l’altro – non far dormire in molti: la vivibilità.
Escatologia del potere
Ma, soprattutto, la sinistra ha riposto la propria condanna nel disfattismo, per aver descritto la crisi come catastrofica e irreversibile, senza comprendere in realtà la portata salvifica del nuovo Popolo delle Libertà.
A fronte di una sinistra che, nella sua incapacità, o nella sua ingenuità, propone una maggiore attenzione ai cambiamenti in corso, ecco che Capezzone ci rassicura con il suo messaggio di speranza: non preoccupatevi, qualcuno sta pensando a voi, qualcuno “prepara la ripresa, che non è lontana”. Qualcuno sta pensando a voi, temporale in vista. Estote parati.
>Escatologia del potere
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Ma, soprattutto, la sinistra ha riposto la propria condanna nel disfattismo, per aver descritto la crisi come catastrofica e irreversibile, senza comprendere in realtà la portata salvifica del nuovo Popolo delle Libertà.
A fronte di una sinistra che, nella sua incapacità, o nella sua ingenuità, propone una maggiore attenzione ai cambiamenti in corso, ecco che Capezzone ci rassicura con il suo messaggio di speranza: non preoccupatevi, qualcuno sta pensando a voi, qualcuno “prepara la ripresa, che non è lontana”. Qualcuno sta pensando a voi, temporale in vista. Estote parati.
>Pronto?
>Pronto FMI. “Siamo particolarmente preoccupati per l’Italia”. Basso il livello del PIL, crollo dell’export e ristretti margini per manovre fiscali. “Vediamo il bisogno di riforme fondamentali e strutturali.”
Pronto CONFINDUSTRIA. “Duecentocinquantamila posti di lavoro sono a rischio ne prossimi sei mesi, a partire dagli operai”. L’allarme è del settore delle infrastrutture, dove si invoca un piano straordinario come”misura di emergenza”. Spesa pubblica richiesta: 7-8 miliardi di euro.
Pronto AUTOMOBILE. Del piano di 1,2 miliardi per la ripresa del settore si parla come di una misura iniziale ma non sufficiente. “L’Italia deve prevederli (stanziamenti ndr) anche alzando il debito: parte saranno recuperati, perché ci sarà una ripresa dei consumi, l’economia gira.”
(Ritornando al) Punto FMI. “Per l’Italia le prospettive sono estremamente fosche.”
L’economia dovrebbe provare a girare sull’investimento nel debito. All’ombra della speculazione, il punto focale è la mancanza di denaro pubblico, la quale va investita per aumentare la spesa pubblica. Il tutto nella fiducia in una “ripresa dei consumi”.
Punto Cittadinanza. Insieme al parlare del valore attribuito alla cittadinanza (l’idea della tassa sull’immigrazione è attestato di un deficit documentale che deve essere saldato con il pagamento allo Stato), si valorizza il consumo come epicentro della salvezza.
L’incitamento al consumo del primo periodo di crisi diviene ora certezza di tale consumo. Su questa certezza si “può” ricostruire. Il cittadino viene dunque a sua volta valorizzato in quanto consumatore. Il cittadino paga nel divenire consumatore. L’immigrato in questo caso è doppiamente indietro.
Punto ILO (International Labour Organization). “Il numero dei disoccupati a livello mondiale potrebbe aumentare nel 2009, rispetto al 2007, di una cifra compresa tra i 18 e i 30 milioni e, se la situazione continuasse a peggiorare, questo numero potrebbe superare addirittura i 50 milioni di disoccupati.” In quest’ultima ipotesi, duecento milioni di lavoratori potrebbero trovarsi in “condizioni di estrema povertà”.
Rughe
