>Comunicato dei ricercatori in mobilitazione agli studenti e alle loro famiglie
>La maggioranza dei Ricercatori delle Facoltà di Lettere e Filosofia, Scienze della Formazione, Lingue e Letterature Straniere e Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, assieme ad altri 10.000 Ricercatori in Italia (tutti i dati in www.rete29aprile.it):
- Si è dichiarata indisponibile a svolgere per l’a.a. 2010-2011 attività didattica non prevista per legge;
- Ritiene doveroso informare gli Studenti, le loro Famiglie e l’intera opinione pubblica delle ragioni di una scelta dolorosa ma inevitabile di fronte a una situazione gravissima per l’intera Università italiana.
Nell’Università italiana lavorano molte persone, fra queste i professori di I fascia (Ordinari), i professori di II fascia (Associati), i Ricercatori. Ai Professori Ordinari e Associati compete la didattica; ai Ricercatori, fin dalla nascita di questa figura 30 anni fa, competono la ricerca e solo attività di didattica integrativa, come di recente ribadito dal Consiglio Universitario Nazionale. Nel corso degli anni, con l’aumento dei corsi e la diminuzione delle risorse, ai Ricercatori si è chiesto di fare di più: di tenere interi corsi a titolo gratuito. La crescente ristrettezza di risorse ha infatti costretto gli Atenei ad attivarli ‘a costo zero’. I Ricercatori, con pieno senso di responsabilità, hanno accettato di svolgere tale attività didattica – non dovuta ai termini di legge – senza ricevere una retribuzione aggiuntiva pur facendo un lavoro aggiuntivo (le lezioni).
LE RAGIONI DELLA PROTESTA DEI RICERCATORI CONTRO IL DDL GELMINI
Il DDL Gelmini sull’Università e la recente Manovra Finanziaria hanno fissato misure pesantissime che penalizzano tutto il settore Universitario:
- Taglio progressivo delle risorse: per il FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario: i soldi che lo Stato dà alle Università) i tagli sono i seguenti: 2010-2012: –1 miliardo e 433 milioni di € (= un taglio del 20% circa sul FFO 2009, che era di 7485 milioni di euro). Tale stato di cose porterà a un inevitabile aumento delle tasse universitarie, con evidente danno per gli Studenti.
- Allontanamento dell’Italia dagli standard europei nel rapporto numerico Studenti/Docenti (in virtù del drastico taglio al necessario ricambio generazionale – di fatto bloccato fino al 2014 – imposto dalla recente Manovra Finanziaria) e nell’investimento pubblico sulla ricerca, con grave danno per la varietà e la qualità della didattica offerta agli Studenti.
- Inadeguatezza del DDL in discussione nel designare quel nuovo assetto dell’Università pubblica auspicato da tutte le componenti ‘di base’ dell’Università.
- Creazione di una nuova categoria di precari della ricerca e della didattica con l’introduzione della figura del Ricercatore a tempo determinato, destinato per contratto a svolgere attività didattica ma senza alcuna garanzia di stabilizzazione, con l’apparente intento di immettere forze giovani nel sistema.
- Messa ad esaurimento e progressiva marginalizzazione del Ricercatore a tempo indeterminato, componente essenziale non soltanto per lo svolgimento dell’attività di ricerca ma fino ad oggi elemento altrettanto essenziale per aver garantito un’offerta didattica di qualità. A ciò si aggiunga il grave danno economico derivato dal congelamento degli scatti stipendiali per il prossimo triennio determinante una decurtazione che nel tempo sarà ovviamente più alta per chi ora è più giovane e appartiene alla fascia economicamente più debole (i Ricercatori).
- Rischio reale di esporre l’Università pubblica agli interessi di soggetti privati inserendoli come parte sempre più attiva nella governance, cioè nella gestione degli atenei pubblici, ed esclusione dei Ricercatori dagli organi decisionali di Ateneo. I Ricercatori indisponibili hanno recentemente raccolto l’appoggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale lo scorso 4 agosto in una lettera al Ministro Gelmini ha auspicato che si instauri una reale discussione con il mondo della ricerca sui punti sopra esposti.
PERCHÉ GLI STUDENTI DOVREBBERO PROTESTARE
- Perché vi troverete di fronte a un sistema universitario che non avrà più i fondi statali per il diritto allo studio.
- Perché chi in tre anni taglia più di un miliardo di euro al mondo dell’Università e della Ricerca (l’attuale Governo) deve essere chiamato a un atto di responsabilità nei confronti di Studenti e Famiglie.
- Perché la nuova legge introduce la figura del ‘Ricercatore a tempo determinato’, che potrà avere un massimo di otto anni di contratto (anche non consecutivi e prestati in sedi diverse) per svolgere attività didattica obbligatoria, senza alcuna garanzia di assunzione, indipendentemente dal merito: chi di voi si sentirebbe di intraprendere una ‘carriera’ universitaria con questa prospettiva di fronte a sé?
COSA CHIEDIAMO
- Che si fermi l’iter parlamentare del DDL;
- In caso contrario, che vengano apportate sostanziali modifiche al testo e che si instauri una reale discussione con le parti attive del mondo dell’Università e della Ricerca per risolvere le questioni richiamate sopra.
I Ricercatori rimarranno indisponibili, in coordinamento con la mobilitazione nazionale (in molti atenei l’inizio dell’anno accademico è stato rinviato), finché l’iter parlamentare del DDL 3687C non si sia concluso.
I Ricercatori indisponibili dell’Ateneo di Verona
Ulteriori informazioni sono reperibili ai siti
Facebook: CERVELLI IN FOGA – ricercatori UNIVR in mobilitazione contro il DDL Gelmini
www.rete29aprile.it
Comunicato dei ricercatori in mobilitazione agli studenti e alle loro famiglie
La maggioranza dei Ricercatori delle Facoltà di Lettere e Filosofia, Scienze della Formazione, Lingue e Letterature Straniere e Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, assieme ad altri 10.000 Ricercatori in Italia (tutti i dati in www.rete29aprile.it):
- Si è dichiarata indisponibile a svolgere per l’a.a. 2010-2011 attività didattica non prevista per legge;
- Ritiene doveroso informare gli Studenti, le loro Famiglie e l’intera opinione pubblica delle ragioni di una scelta dolorosa ma inevitabile di fronte a una situazione gravissima per l’intera Università italiana.
Nell’Università italiana lavorano molte persone, fra queste i professori di I fascia (Ordinari), i professori di II fascia (Associati), i Ricercatori. Ai Professori Ordinari e Associati compete la didattica; ai Ricercatori, fin dalla nascita di questa figura 30 anni fa, competono la ricerca e solo attività di didattica integrativa, come di recente ribadito dal Consiglio Universitario Nazionale. Nel corso degli anni, con l’aumento dei corsi e la diminuzione delle risorse, ai Ricercatori si è chiesto di fare di più: di tenere interi corsi a titolo gratuito. La crescente ristrettezza di risorse ha infatti costretto gli Atenei ad attivarli ‘a costo zero’. I Ricercatori, con pieno senso di responsabilità, hanno accettato di svolgere tale attività didattica – non dovuta ai termini di legge – senza ricevere una retribuzione aggiuntiva pur facendo un lavoro aggiuntivo (le lezioni).
LE RAGIONI DELLA PROTESTA DEI RICERCATORI CONTRO IL DDL GELMINI
Il DDL Gelmini sull’Università e la recente Manovra Finanziaria hanno fissato misure pesantissime che penalizzano tutto il settore Universitario:
- Taglio progressivo delle risorse: per il FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario: i soldi che lo Stato dà alle Università) i tagli sono i seguenti: 2010-2012: –1 miliardo e 433 milioni di € (= un taglio del 20% circa sul FFO 2009, che era di 7485 milioni di euro). Tale stato di cose porterà a un inevitabile aumento delle tasse universitarie, con evidente danno per gli Studenti.
- Allontanamento dell’Italia dagli standard europei nel rapporto numerico Studenti/Docenti (in virtù del drastico taglio al necessario ricambio generazionale – di fatto bloccato fino al 2014 – imposto dalla recente Manovra Finanziaria) e nell’investimento pubblico sulla ricerca, con grave danno per la varietà e la qualità della didattica offerta agli Studenti.
- Inadeguatezza del DDL in discussione nel designare quel nuovo assetto dell’Università pubblica auspicato da tutte le componenti ‘di base’ dell’Università.
- Creazione di una nuova categoria di precari della ricerca e della didattica con l’introduzione della figura del Ricercatore a tempo determinato, destinato per contratto a svolgere attività didattica ma senza alcuna garanzia di stabilizzazione, con l’apparente intento di immettere forze giovani nel sistema.
- Messa ad esaurimento e progressiva marginalizzazione del Ricercatore a tempo indeterminato, componente essenziale non soltanto per lo svolgimento dell’attività di ricerca ma fino ad oggi elemento altrettanto essenziale per aver garantito un’offerta didattica di qualità. A ciò si aggiunga il grave danno economico derivato dal congelamento degli scatti stipendiali per il prossimo triennio determinante una decurtazione che nel tempo sarà ovviamente più alta per chi ora è più giovane e appartiene alla fascia economicamente più debole (i Ricercatori).
- Rischio reale di esporre l’Università pubblica agli interessi di soggetti privati inserendoli come parte sempre più attiva nella governance, cioè nella gestione degli atenei pubblici, ed esclusione dei Ricercatori dagli organi decisionali di Ateneo. I Ricercatori indisponibili hanno recentemente raccolto l’appoggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale lo scorso 4 agosto in una lettera al Ministro Gelmini ha auspicato che si instauri una reale discussione con il mondo della ricerca sui punti sopra esposti.
PERCHÉ GLI STUDENTI DOVREBBERO PROTESTARE
- Perché vi troverete di fronte a un sistema universitario che non avrà più i fondi statali per il diritto allo studio.
- Perché chi in tre anni taglia più di un miliardo di euro al mondo dell’Università e della Ricerca (l’attuale Governo) deve essere chiamato a un atto di responsabilità nei confronti di Studenti e Famiglie.
- Perché la nuova legge introduce la figura del ‘Ricercatore a tempo determinato’, che potrà avere un massimo di otto anni di contratto (anche non consecutivi e prestati in sedi diverse) per svolgere attività didattica obbligatoria, senza alcuna garanzia di assunzione, indipendentemente dal merito: chi di voi si sentirebbe di intraprendere una ‘carriera’ universitaria con questa prospettiva di fronte a sé?
COSA CHIEDIAMO
- Che si fermi l’iter parlamentare del DDL;
- In caso contrario, che vengano apportate sostanziali modifiche al testo e che si instauri una reale discussione con le parti attive del mondo dell’Università e della Ricerca per risolvere le questioni richiamate sopra.
I Ricercatori rimarranno indisponibili, in coordinamento con la mobilitazione nazionale (in molti atenei l’inizio dell’anno accademico è stato rinviato), finché l’iter parlamentare del DDL 3687C non si sia concluso.
I Ricercatori indisponibili dell’Ateneo di Verona
Ulteriori informazioni sono reperibili ai siti
Facebook: CERVELLI IN FOGA – ricercatori UNIVR in mobilitazione contro il DDL Gelmini
www.rete29aprile.it
>Breve storia di una panchina dalla vita troppo breve
>
Durante l’inverno si sono incontrati in assemblee pubbliche, con prestigiosi relatori, per ragionare insieme sui sempre più cupi divieti che incombono sulle nostre vite e sulla nostra città ed hanno individuato come simbolo della città chiusa, discriminante e paurosa l’atto scellerato dell’amministrazione comunale di togliere le panchine dai giardini in cui erano soliti sostare anche stranieri. Togliendo le panchine, si sono ridotti i diritti di tutti: il diritto ad una sosta ristoratrice, a giardini pubblici curati, il diritto al riposo, alla convivialità, all’incontro casuale con altri, il diritto a godere ‘gratuitamente’ della vista della nostra città… il diritto del contribuente a vedere i propri soldi utilizzati per aggiungere servizi, non per diminuirli (ma le tasse, quelle no, non sono diminuite!). Tutti i sabati di maggio alle 12, portando le proprie sedie da casa, i membri del Comitato e non solo si sono riuniti nel disadorno e indegno giardinetto di Via Prato Santo semplicemente per stare assieme, offrendo a chiunque un aperitivo, una poesia, una lettura, uno spettacolo, a simboleggiare la possibilità di una città aperta, giusta, gioiosa.
Ieri hanno ‘offerto’ a quel giardinetto e a tutti coloro che hanno ancora voglia di abitare la città una verde e luccicante panchina che, certo, non era sufficiente a cancellare il degrado nel quale l’amministrazione lascia questo ed altri luoghi pubblici, ma che (ben lo simboleggiavano le primule piantate ai piedi della verde e comoda panchina) non era che l’inizio di una riqualificazione voluta e attuata direttamente dai cittadini e dalle cittadine.
La panchina, ben confezionata con elegante fiocco rosso, è stata ‘scartata’ e inaugurata sotto gli occhi di tutti ‘a disposizione di chiunque voglia sedersi nei Giardini di Via Prato Santo’, recita la targa affissa dal “Comitato Verona, città aperta”. Un atto gratuito di generosità, un esempio di virtù civiche… Abbiamo vissuto su quella panchina, fino al diluvio della sera: un breve resoconto di quelle poche ore può dare a tutti la dimensione dei ‘bisogni’ cui questo semplice gesto ha dato risposte.
– Visto anche il via vai di giornalisti e fotografi, si sono subito avvicinati dei ‘curiosi’ chiedendoci informazioni e plaudendo all’iniziativa, tutti sgomenti per il totale abbandono del giardino e sperando nell’avvio di una rinascita. Molti hanno voluto essere fotografati seduti sulla panchina.
– Verso le 13 abbiamo acquistato della pizza, delle birre, un po’ di frutta e verdura e, contravvenendo ad altra ordinanza ma sotto gli occhi anche delle forza dell’ordine, abbiamo pranzato lì sulla ‘nostra’ (e vostra) panchina, attirando, nell’ordine, un ragazzo del Senegal che si è unito a noi e 6 turisti tedeschi che, stanchi dal giro turistico in città e in attesa di andare a vedere Carmen in Arena, avevano cercato un po’ di riposo, in mancanza di meglio, appoggiandosi ai tronchi degli alberi… Abbiamo offerto loro la panchina e si sono seduti gustando qualche albicocca e lamentandosi, increduli, della poca accoglienza verso gli stranieri. Rimasti impressionati dai braccioli visti sulle panchine in altri luoghi della città, hanno chiesto di essere fotografati stesi sulla panchina. E’ stata poi la volta di un
ragazzo con le stampelle, che sulla panchina ha trovato un po’ di riposo.
– Al vicino bar, dove siamo andati a prendere i caffè che abbiamo poi sorseggiato sempre sulla panchina, il gestore ci ha fatto presente che in quel giardino mancano non solo le panchine, ma anche le strisce pedonali per poterlo raggiungere, pur trattandosi di una meta un tempo
frequentata da anziani con difficoltà di deambulazione. Un tempo, perchè da quando le panchine non ci sono più – come ci aveva fatto notare una signora residente lì vicina che era solita accompagnare il padre in carrozzella – l’accompagnatore è costretto a restare in piedi…
– C’è stato anche chi (un uomo dal codino grigio) ci ha gridato che su quelle panchine si sedevano anche coloro che ‘non pagano le tasse’ ma quando gli abbiamo risposto che noi le paghiamo, altri non le pagano perchè vengono fatti lavorare in nero, altri ancora perchè sono evasori (ma raramente questi hanno il piacere di sedersi sulle panchine!), non ha saputo replicare.
– Per tutto il pomeriggio abbiamo fatto da ‘badanti’ alle macchine parcheggiate lì intorno, visto che la colonnina per pagare il parcheggio negli stalli blu non funziona e i numerosissimi stranieri che volevano lasciare la macchina per raggiungere il centro a piedi erano preoccupati, per un disservizio del Comune, di trovare poi una multa (quanti soldi ha perso l’amministrazione per questo disservizio? Quante panchine avrebbe potuto comperare?).
– Proprio alle 19, l’ora stabilita per il ritrovo di tutto il Comitato per un aperitivo di inaugurazione e mentre stavamo accingendoci a preparare per coinvolgere il maggior numero di persone possibili, una pioggia torrenziale ha costretto tutti a scappare.
– Giusto in quel momento è arrivata una macchina dei Vigili Urbani, mandati per controllare la ‘manifestazione’, ai quali abbiamo spiegato il senso della nostra azione, lasciandoli letteralmente stupefatti: “Se lo raccontiamo, nessuno ci crederà! Dei cittadini che regalano un bene alla collettività… “ Poi ce ne siamo andati, sotto l’acqua a catinelle.
Questa mattina, poco prima delle 8, acquistati i quotidiani, abbiamo deciso di andare a leggerli come si fa in tutte le città del mondo al giardinetto sulla panchina…che non c’era più! Un mondo alla rovescia, in cui i cittadini prendono a cuore la cura della città e chi dovrebbe farlo la devasta. L’asfalto divelto rendeva, se possibile, ancor più degradata la zona, ma su un palo della luce era affisso un cartello “Come è difficile essere umani. Grazie per la panchina”, come firma un nome di donna. Abbiamo pensato anche al suo grazie quando abbiamo posizionato nello stesso luogo una sedia (‘a disposizione di chiunque voglia sedersi nei Giardini di Via Prato Santo’) e le foto di ieri con le spiegazione di quanto avvenuto. Sulla sedia abbiamo lasciato un quaderno perché ciascuno possa scrivere ciò che pensa della vicenda. La prima frase scritta ieri era “Una panchina è per sempre”.
Andate a scrivere la vostra fino a quando durerà, perché UN VANDALO si aggira per Verona.
per il ‘Comitato Verona, città aperta’
Breve storia di una panchina dalla vita troppo breve
Durante l’inverno si sono incontrati in assemblee pubbliche, con prestigiosi relatori, per ragionare insieme sui sempre più cupi divieti che incombono sulle nostre vite e sulla nostra città ed hanno individuato come simbolo della città chiusa, discriminante e paurosa l’atto scellerato dell’amministrazione comunale di togliere le panchine dai giardini in cui erano soliti sostare anche stranieri. Togliendo le panchine, si sono ridotti i diritti di tutti: il diritto ad una sosta ristoratrice, a giardini pubblici curati, il diritto al riposo, alla convivialità, all’incontro casuale con altri, il diritto a godere ‘gratuitamente’ della vista della nostra città… il diritto del contribuente a vedere i propri soldi utilizzati per aggiungere servizi, non per diminuirli (ma le tasse, quelle no, non sono diminuite!). Tutti i sabati di maggio alle 12, portando le proprie sedie da casa, i membri del Comitato e non solo si sono riuniti nel disadorno e indegno giardinetto di Via Prato Santo semplicemente per stare assieme, offrendo a chiunque un aperitivo, una poesia, una lettura, uno spettacolo, a simboleggiare la possibilità di una città aperta, giusta, gioiosa.
Ieri hanno ‘offerto’ a quel giardinetto e a tutti coloro che hanno ancora voglia di abitare la città una verde e luccicante panchina che, certo, non era sufficiente a cancellare il degrado nel quale l’amministrazione lascia questo ed altri luoghi pubblici, ma che (ben lo simboleggiavano le primule piantate ai piedi della verde e comoda panchina) non era che l’inizio di una riqualificazione voluta e attuata direttamente dai cittadini e dalle cittadine.
La panchina, ben confezionata con elegante fiocco rosso, è stata ‘scartata’ e inaugurata sotto gli occhi di tutti ‘a disposizione di chiunque voglia sedersi nei Giardini di Via Prato Santo’, recita la targa affissa dal “Comitato Verona, città aperta”. Un atto gratuito di generosità, un esempio di virtù civiche… Abbiamo vissuto su quella panchina, fino al diluvio della sera: un breve resoconto di quelle poche ore può dare a tutti la dimensione dei ‘bisogni’ cui questo semplice gesto ha dato risposte.
– Visto anche il via vai di giornalisti e fotografi, si sono subito avvicinati dei ‘curiosi’ chiedendoci informazioni e plaudendo all’iniziativa, tutti sgomenti per il totale abbandono del giardino e sperando nell’avvio di una rinascita. Molti hanno voluto essere fotografati seduti sulla panchina.
– Verso le 13 abbiamo acquistato della pizza, delle birre, un po’ di frutta e verdura e, contravvenendo ad altra ordinanza ma sotto gli occhi anche delle forza dell’ordine, abbiamo pranzato lì sulla ‘nostra’ (e vostra) panchina, attirando, nell’ordine, un ragazzo del Senegal che si è unito a noi e 6 turisti tedeschi che, stanchi dal giro turistico in città e in attesa di andare a vedere Carmen in Arena, avevano cercato un po’ di riposo, in mancanza di meglio, appoggiandosi ai tronchi degli alberi… Abbiamo offerto loro la panchina e si sono seduti gustando qualche albicocca e lamentandosi, increduli, della poca accoglienza verso gli stranieri. Rimasti impressionati dai braccioli visti sulle panchine in altri luoghi della città, hanno chiesto di essere fotografati stesi sulla panchina. E’ stata poi la volta di un
ragazzo con le stampelle, che sulla panchina ha trovato un po’ di riposo.
– Al vicino bar, dove siamo andati a prendere i caffè che abbiamo poi sorseggiato sempre sulla panchina, il gestore ci ha fatto presente che in quel giardino mancano non solo le panchine, ma anche le strisce pedonali per poterlo raggiungere, pur trattandosi di una meta un tempo
frequentata da anziani con difficoltà di deambulazione. Un tempo, perchè da quando le panchine non ci sono più – come ci aveva fatto notare una signora residente lì vicina che era solita accompagnare il padre in carrozzella – l’accompagnatore è costretto a restare in piedi…
– C’è stato anche chi (un uomo dal codino grigio) ci ha gridato che su quelle panchine si sedevano anche coloro che ‘non pagano le tasse’ ma quando gli abbiamo risposto che noi le paghiamo, altri non le pagano perchè vengono fatti lavorare in nero, altri ancora perchè sono evasori (ma raramente questi hanno il piacere di sedersi sulle panchine!), non ha saputo replicare.
– Per tutto il pomeriggio abbiamo fatto da ‘badanti’ alle macchine parcheggiate lì intorno, visto che la colonnina per pagare il parcheggio negli stalli blu non funziona e i numerosissimi stranieri che volevano lasciare la macchina per raggiungere il centro a piedi erano preoccupati, per un disservizio del Comune, di trovare poi una multa (quanti soldi ha perso l’amministrazione per questo disservizio? Quante panchine avrebbe potuto comperare?).
– Proprio alle 19, l’ora stabilita per il ritrovo di tutto il Comitato per un aperitivo di inaugurazione e mentre stavamo accingendoci a preparare per coinvolgere il maggior numero di persone possibili, una pioggia torrenziale ha costretto tutti a scappare.
– Giusto in quel momento è arrivata una macchina dei Vigili Urbani, mandati per controllare la ‘manifestazione’, ai quali abbiamo spiegato il senso della nostra azione, lasciandoli letteralmente stupefatti: “Se lo raccontiamo, nessuno ci crederà! Dei cittadini che regalano un bene alla collettività… “ Poi ce ne siamo andati, sotto l’acqua a catinelle.
Questa mattina, poco prima delle 8, acquistati i quotidiani, abbiamo deciso di andare a leggerli come si fa in tutte le città del mondo al giardinetto sulla panchina…che non c’era più! Un mondo alla rovescia, in cui i cittadini prendono a cuore la cura della città e chi dovrebbe farlo la devasta. L’asfalto divelto rendeva, se possibile, ancor più degradata la zona, ma su un palo della luce era affisso un cartello “Come è difficile essere umani. Grazie per la panchina”, come firma un nome di donna. Abbiamo pensato anche al suo grazie quando abbiamo posizionato nello stesso luogo una sedia (‘a disposizione di chiunque voglia sedersi nei Giardini di Via Prato Santo’) e le foto di ieri con le spiegazione di quanto avvenuto. Sulla sedia abbiamo lasciato un quaderno perché ciascuno possa scrivere ciò che pensa della vicenda. La prima frase scritta ieri era “Una panchina è per sempre”.
Andate a scrivere la vostra fino a quando durerà, perché UN VANDALO si aggira per Verona.
per il ‘Comitato Verona, città aperta’
>…nonché una cronologia
>ago 2001 – A Verona parte una campagna di raccolta firme per la sicurezza dei cittadini: “Firma anche tu per mandare via gli zingari dalla nostra città“. Guido Papalia rinvia a giudizio il Consigliere regionale, Segretario provinciale Lega Nord – Liga Veneta nonché Flavio Tosi insieme agli altri 4 organizzatori per violazione della legge Mancino – alias: “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”.
gen 2005 – Flavio Tosi, Barbara Tosi, Matteo Bragantini, Enrico Corsi e Maurizio Filippi vengono condannati a sei mesi di reclusione e a tre anni di interdizione a partecipare ad elezioni politiche ed amministrative.
gen 2007 – Al processo d’appello di Venezia il giudice riduce le pene, e i mesi di reclusione da 6 diventano 2.
mag 2007 – Sindaco di Verona nonché Flavio Tosi
lug 2007 – «È una bravissima persona, Papalia. Uno leale e intelligente. Non mi ha mai querelato», dichiara nonché Flavio Tosi.
dic 2007 – La cassazione annulla la sentenza d’appello di Venezia e rinvia a giudizio.
ott 2008 – La corte d’appello di Venezia conferma la condanna a tutti 5.
…nonché una cronologia
ago 2001 – A Verona parte una campagna di raccolta firme per la sicurezza dei cittadini: “Firma anche tu per mandare via gli zingari dalla nostra città“. Guido Papalia rinvia a giudizio il Consigliere regionale, Segretario provinciale Lega Nord – Liga Veneta nonché Flavio Tosi insieme agli altri 4 organizzatori per violazione della legge Mancino – alias: “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”.
gen 2005 – Flavio Tosi, Barbara Tosi, Matteo Bragantini, Enrico Corsi e Maurizio Filippi vengono condannati a sei mesi di reclusione e a tre anni di interdizione a partecipare ad elezioni politiche ed amministrative.
gen 2007 – Al processo d’appello di Venezia il giudice riduce le pene, e i mesi di reclusione da 6 diventano 2.
mag 2007 – Sindaco di Verona nonché Flavio Tosi
lug 2007 – «È una bravissima persona, Papalia. Uno leale e intelligente. Non mi ha mai querelato», dichiara nonché Flavio Tosi.
dic 2007 – La cassazione annulla la sentenza d’appello di Venezia e rinvia a giudizio.
ott 2008 – La corte d’appello di Venezia conferma la condanna a tutti 5.
>il Questore mente?
>Sono Luigi Vendola, uno dei due ragazzi fermati nella notte di mercoledì 27 maggio in Piazza dei Signori.
Leggendo pagina 10 dell’Arena di domenica 31 maggio mi sono sentito offeso e preso in giro.
L’articolo non è firmato e ritengo che le frasi virgolettate provengano dalla voce del sig. Vincenzo Stingone Questore di Verona.
Il sig. Stingone vuole mettere i puntini sulle , bene: anche io sono alla ricerca della verità.
il sig. Stingone dice: «Questo è assolutamente falso!»
Io sono stato caricato su di un’auto della Municipale, mentre l’altro ragazzo è stato caricato su quella della Polizia, e tutti e due portati in Questura passando dall’ingresso di via Campo Marzo.
In Questura siamo rimasti per circa 45 minuti, e lì, oltre alla piccola gag del vigile che faceva finta di non avere le chiavi dell’auto per farmi scendere, una poliziotta ci ha mostrato le celle (a quale scopo?).
Per la cronaca, nella Questura abbiamo anche fumato una sigaretta, ed erano presenti un vigile urbano e quattro poliziotti. Inoltre durante il tempo trascorso in Questura nessuno ci ha informato sul motivo della nostra presenza lì e se eravamo stati arrestati o solamente fermati.
Dopo 45 minuti i poliziotti hanno detto che c’era stato un disguido (?) e siamo stati caricati sull’auto della municipale e portati al comando dei vigili in via del Pontiere.
Il sig. Stingone dice: «Questo è falso!»
Adesso vi spiego. Agenti della polizia erano in piazza anche prima dell’arrivo dei vigili, infatti c’era il personale della Digos (Divisione investigazioni generali e operazioni speciali), che appartiene alla polizia di Stato. Inoltre, se il Questore dice che la polizia di stato è stata chiamata> che alcune persona hanno rifiutato di mostrare i documenti, allora sarebbe dovuta arrivare alle 2 di notte, visto che mi è stato contestato l’articolo del c.p. n°651 (rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale – cosa che contesto) e sono stato prelevato da agenti della municipale e della Digos verso mezzanotte mezza. Questo significa che la polizia è stata avvertita dai vigili verso le ore 11, ma questo non è possibile visto che i vigili sono arrivati in piazza a mezzanotte circa.
Io ho piena fiducia nel Questore e quindi non credo che stia mentendo, mi rifiuto di credere che il Questore dica il falso, perchè da ex appartenente alle forze armate ho un alto senso dello Stato e dei suoi uomini. Di conseguenza (e non vedo altra alternativa) le sue dichiarazioni saranno state “ricopiate” male da parte del giornalista che non ha nemmeno firmato l’articolo.
Chiedo quindi al Sig. Stingone di fare di tutto per ristabilire la verità dei fatti e lo invito a un confronto (se vuole anche mercoledì sera in piazza) poichè voglio sapere se sono gli organi di stampa a distorcere la verità oppure la polizia vuole far ricadere tutte responsabilità del raid in piazza sulla polizia municipale, di conseguenza non capisco l’utilità da parte del sig. Stingone di riferire fatti non veri.
In attesa di una risposta chiarificatrice da parte del sig. Stingone.
il Questore mente?
Sono Luigi Vendola, uno dei due ragazzi fermati nella notte di mercoledì 27 maggio in Piazza dei Signori.
Leggendo pagina 10 dell’Arena di domenica 31 maggio mi sono sentito offeso e preso in giro.
L’articolo non è firmato e ritengo che le frasi virgolettate provengano dalla voce del sig. Vincenzo Stingone Questore di Verona.
Il sig. Stingone vuole mettere i puntini sulle , bene: anche io sono alla ricerca della verità.
il sig. Stingone dice: «Questo è assolutamente falso!»
Io sono stato caricato su di un’auto della Municipale, mentre l’altro ragazzo è stato caricato su quella della Polizia, e tutti e due portati in Questura passando dall’ingresso di via Campo Marzo.
In Questura siamo rimasti per circa 45 minuti, e lì, oltre alla piccola gag del vigile che faceva finta di non avere le chiavi dell’auto per farmi scendere, una poliziotta ci ha mostrato le celle (a quale scopo?).
Per la cronaca, nella Questura abbiamo anche fumato una sigaretta, ed erano presenti un vigile urbano e quattro poliziotti. Inoltre durante il tempo trascorso in Questura nessuno ci ha informato sul motivo della nostra presenza lì e se eravamo stati arrestati o solamente fermati.
Dopo 45 minuti i poliziotti hanno detto che c’era stato un disguido (?) e siamo stati caricati sull’auto della municipale e portati al comando dei vigili in via del Pontiere.
Il sig. Stingone dice: «Questo è falso!»
Adesso vi spiego. Agenti della polizia erano in piazza anche prima dell’arrivo dei vigili, infatti c’era il personale della Digos (Divisione investigazioni generali e operazioni speciali), che appartiene alla polizia di Stato. Inoltre, se il Questore dice che la polizia di stato è stata chiamata> che alcune persona hanno rifiutato di mostrare i documenti, allora sarebbe dovuta arrivare alle 2 di notte, visto che mi è stato contestato l’articolo del c.p. n°651 (rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale – cosa che contesto) e sono stato prelevato da agenti della municipale e della Digos verso mezzanotte mezza. Questo significa che la polizia è stata avvertita dai vigili verso le ore 11, ma questo non è possibile visto che i vigili sono arrivati in piazza a mezzanotte circa.
Io ho piena fiducia nel Questore e quindi non credo che stia mentendo, mi rifiuto di credere che il Questore dica il falso, perchè da ex appartenente alle forze armate ho un alto senso dello Stato e dei suoi uomini. Di conseguenza (e non vedo altra alternativa) le sue dichiarazioni saranno state “ricopiate” male da parte del giornalista che non ha nemmeno firmato l’articolo.
Chiedo quindi al Sig. Stingone di fare di tutto per ristabilire la verità dei fatti e lo invito a un confronto (se vuole anche mercoledì sera in piazza) poichè voglio sapere se sono gli organi di stampa a distorcere la verità oppure la polizia vuole far ricadere tutte responsabilità del raid in piazza sulla polizia municipale, di conseguenza non capisco l’utilità da parte del sig. Stingone di riferire fatti non veri.
In attesa di una risposta chiarificatrice da parte del sig. Stingone.
