CONSIGLIO COMUNALE. APPROVATO ACCORDO DI PROGRAMMA PER RIQUALIFICAZIONE EX CASERME SANTA MARTA E PASSALACQUA

Riportiamo qui il comunicato stampa del 13/05/2009 del consiglio comunale di Verona.

Con 32 voti a favore e 10 contrari il Consiglio comunale ha approvato questa sera la delibera relativa all’accordo di programma tra il Comune di Verona e l’Università degli Studi di Verona, finalizzato alla realizzazione del programma di riqualificazione delle ex Caserme Santa Marta e Passalacqua.
Respinto con 28 voti contrari e 10 favorevoli l’emendamento presentato dalla minoranza (primo firmatario Roberto Uboldi del PD) che chiedeva una diminuzione dell’edilizia residenziale e un aumento dei servizi previsti.
L’assessore all’Urbanistica ha sottolineato come un progetto così importante per il quartiere di Veronetta, e per la città intera, necessiti di risorse ingenti che saranno garantite dalle alienazioni previste dall’accordo e che non solo verranno realizzate opere pubbliche, ma sarà riservata un’attenzione particolare anche all’implementazione e alla qualità dei servizi.
Favorevole all’accordo di programma il capogruppo di Verona Civica Edoardo Tisato, per il quale “la riqualificazione dell’area e la realizzazione del progetto darà vita ad un’opera importante non soltanto per l’Università e per gli studenti che la frequentano, ma soprattutto per il quartiere di Veronetta che potrà godere, tra le altre cose, di uno spazio verde significativo”.
Contrari al provvedimento i consiglieri del PD. “E’ un progetto inaccettabile – ha detto Roberto Uboldi – perché il carico urbanistico non prevede altrettanti servizi, che saranno necessari quando si insedieranno circa 300 nuove famiglie. Forse la realizzazione di un centro per l’infanzia era una soluzione migliore, dato che il quartiere non ha posti disponibili sia negli asili nido che nelle scuole materne”.
“Voterò negativamente – ha spiegato Paolo Zanotto – anche perché i documenti stessi dichiarano che le destinazioni d’uso prevalenti saranno quelle residenziali e direzionali, non certo quella pubblica. Mi sarei aspettato un dibattito più significativo con la città e soprattutto con l’Università, che si è arresa purtroppo a questa delibera”.
Per Roberto Fasoli “l’accordo di programma avrà danni incalcolabili per il futuro della città. Penso che l’Amministrazione non conosca la reale domanda di alloggi e uffici. Non sono ostile al concorso dei privati, ma la Giunta deve tener conto delle migliaia di case sfitte presenti a Verona prima di costruire, togliendo spazio al verde”.
“Oggi ci troviamo a ratificare un programma per il quale non è stato previsto un reale confronto – ha dichiarato Maria Luisa Albrigi -. Questo accordo non prevede possibilità di sviluppo futuro per l’Università di Verona, se non quello di andare a sacrificare ancora una volta l’area destinata a parco pubblico”.
Il capogruppo del PD Stefania Sartori si è detta “amareggiata che un’Amministrazione giovane rinunci a guardare al futuro e voli basso limitandosi a mediare con il privato. Il campus tanto auspicato non ci sarà così come verrà meno il comparto culturale integrato nel quartiere. La Giunta dimostra ancora una volta di avere un unico obiettivo: quello di fare cassa”.
“Questo è un intervento urbanistico importante – ha affermato Carla Padovani – che una volta approvato e realizzato non potrà essere modificato, per questo ci deve essere un’attenzione particolare a quella che sarà la qualità di vita delle persone che vi andranno ad abitare. Sembra purtroppo che la centralità del progetto rimanga l’edilizia residenziale”.
“Questo è un puro intervento edilizio – ha detto Carlo Pozzerle – . L’Università tra qualche decennio si troverà chiusa nella morsa di altre costruzioni e sarà impossibilitata ad un ampliamento”.
“La quantità di edilizia residenziale libera prevista dal progetto mi sembra spropositata – ha spiegato Ivan Zerbato -. Chiediamo una riduzione del cinquanta per cento, dimostrando la volontà di non voler bocciare la realizzazione di un’opera così importante per la città, ma di desiderare il meglio per valorizzare l’area”.

>CONSIGLIO COMUNALE. APPROVATO ACCORDO DI PROGRAMMA PER RIQUALIFICAZIONE EX CASERME SANTA MARTA E PASSALACQUA

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Riportiamo qui il comunicato stampa del 13/05/2009 del consiglio comunale di Verona.

Con 32 voti a favore e 10 contrari il Consiglio comunale ha approvato questa sera la delibera relativa all’accordo di programma tra il Comune di Verona e l’Università degli Studi di Verona, finalizzato alla realizzazione del programma di riqualificazione delle ex Caserme Santa Marta e Passalacqua.
Respinto con 28 voti contrari e 10 favorevoli l’emendamento presentato dalla minoranza (primo firmatario Roberto Uboldi del PD) che chiedeva una diminuzione dell’edilizia residenziale e un aumento dei servizi previsti.
L’assessore all’Urbanistica ha sottolineato come un progetto così importante per il quartiere di Veronetta, e per la città intera, necessiti di risorse ingenti che saranno garantite dalle alienazioni previste dall’accordo e che non solo verranno realizzate opere pubbliche, ma sarà riservata un’attenzione particolare anche all’implementazione e alla qualità dei servizi.
Favorevole all’accordo di programma il capogruppo di Verona Civica Edoardo Tisato, per il quale “la riqualificazione dell’area e la realizzazione del progetto darà vita ad un’opera importante non soltanto per l’Università e per gli studenti che la frequentano, ma soprattutto per il quartiere di Veronetta che potrà godere, tra le altre cose, di uno spazio verde significativo”.
Contrari al provvedimento i consiglieri del PD. “E’ un progetto inaccettabile – ha detto Roberto Uboldi – perché il carico urbanistico non prevede altrettanti servizi, che saranno necessari quando si insedieranno circa 300 nuove famiglie. Forse la realizzazione di un centro per l’infanzia era una soluzione migliore, dato che il quartiere non ha posti disponibili sia negli asili nido che nelle scuole materne”.
“Voterò negativamente – ha spiegato Paolo Zanotto – anche perché i documenti stessi dichiarano che le destinazioni d’uso prevalenti saranno quelle residenziali e direzionali, non certo quella pubblica. Mi sarei aspettato un dibattito più significativo con la città e soprattutto con l’Università, che si è arresa purtroppo a questa delibera”.
Per Roberto Fasoli “l’accordo di programma avrà danni incalcolabili per il futuro della città. Penso che l’Amministrazione non conosca la reale domanda di alloggi e uffici. Non sono ostile al concorso dei privati, ma la Giunta deve tener conto delle migliaia di case sfitte presenti a Verona prima di costruire, togliendo spazio al verde”.
“Oggi ci troviamo a ratificare un programma per il quale non è stato previsto un reale confronto – ha dichiarato Maria Luisa Albrigi -. Questo accordo non prevede possibilità di sviluppo futuro per l’Università di Verona, se non quello di andare a sacrificare ancora una volta l’area destinata a parco pubblico”.
Il capogruppo del PD Stefania Sartori si è detta “amareggiata che un’Amministrazione giovane rinunci a guardare al futuro e voli basso limitandosi a mediare con il privato. Il campus tanto auspicato non ci sarà così come verrà meno il comparto culturale integrato nel quartiere. La Giunta dimostra ancora una volta di avere un unico obiettivo: quello di fare cassa”.
“Questo è un intervento urbanistico importante – ha affermato Carla Padovani – che una volta approvato e realizzato non potrà essere modificato, per questo ci deve essere un’attenzione particolare a quella che sarà la qualità di vita delle persone che vi andranno ad abitare. Sembra purtroppo che la centralità del progetto rimanga l’edilizia residenziale”.
“Questo è un puro intervento edilizio – ha detto Carlo Pozzerle – . L’Università tra qualche decennio si troverà chiusa nella morsa di altre costruzioni e sarà impossibilitata ad un ampliamento”.
“La quantità di edilizia residenziale libera prevista dal progetto mi sembra spropositata – ha spiegato Ivan Zerbato -. Chiediamo una riduzione del cinquanta per cento, dimostrando la volontà di non voler bocciare la realizzazione di un’opera così importante per la città, ma di desiderare il meglio per valorizzare l’area”.

Le panchine di Verona: un resoconto

«Sediolate» di protesta ai giardini Prato Santo

C’erano una volta le panchine di via Prato Santo. Una volta, appunto, fino a qualche mese fa. Poi sono state rimosse e la stessa sorte è toccata a quelle di viale della Repubblica, vicino alla chiesa. Per protestare contro questa privazione, «che toglie a tutti i cittadini il diritto di vivere il proprio verde e i luoghi d’incontro», il comitato Verona Città aperta ha organizzato una campagna di sensibilizzazione a suon di «sediolate». Non in testa, s’intende, ma ben piantate per terra, proprio sul fazzoletto di terra ritagliato tra l’Adige e i condomini di Borgo Trento, che è il giardino di via Prato Santo.«Qui vicino c’è la mensa di San Vincenzo e la sede della Lega. Evidentemente qualcuno ha denunciato il fatto che i giardini erano frequentati dai poveri che vanno alla mensa e l’amministrazione ha ben pensato di togliere. Ma c’è di più. Quando questi si sono spostati in viale della Repubblica, sono state rimosse anche le panchine davanti alla chiesa. Se questa è la logica usata, c’è da chiedersi se nel giro di qualche mese siano destinate a sparire tutte le panchine. Non è possibile privare i cittadini di questo loro diritto. Le panchine, non intese in senso stretto ma per quello che rappresentano ovvero un luogo di incontro pubblico, sono di tutti», ha spiegato Mao Valpiana come portavoce del comitato, che a sostegno della questione ha già raccolto 500 firme.L’invito, rivolto in primis ai residenti del quartiere ma aperto a tutti, è per i sabato mattina di maggio. A partire dal 9 e a seguire poi, il 16, il 23 e il 30, dalle 11 a mezzogiorno, il comitato si incontrerà nei giardinetti di via Prato Santo per un aperitivo in compagnia, animato da momenti di musica, teatro, lettura, per «ri-pensare, ri-progettare e ri-avere un luogo d’incontro aperto, ospitale, conviviale e accogliente che tutti sentano proprio», si legge infatti sui volantini distribuiti ieri ai passanti. «Nessuno ha la bacchetta magica. I problemi ci sono e vanno affrontati. Ma è il metodo che dev’essere diverso: a fronte di questioni complesse la soluzione dell’amministrazione è quella di semplificarle con divieti e privazioni. Noi pensiamo che sia necessario far rivivere i luoghi d’incontro facendo confluire più persone possibile non rendendone impossibile la permanenza», ha aggiunto Tiziana Valpiana.

(da L’Arena del 19 aprile 2009)

>Le panchine di Verona: un resoconto

>«Sediolate» di protesta ai giardini Prato Santo

C’erano una volta le panchine di via Prato Santo. Una volta, appunto, fino a qualche mese fa. Poi sono state rimosse e la stessa sorte è toccata a quelle di viale della Repubblica, vicino alla chiesa. Per protestare contro questa privazione, «che toglie a tutti i cittadini il diritto di vivere il proprio verde e i luoghi d’incontro», il comitato Verona Città aperta ha organizzato una campagna di sensibilizzazione a suon di «sediolate». Non in testa, s’intende, ma ben piantate per terra, proprio sul fazzoletto di terra ritagliato tra l’Adige e i condomini di Borgo Trento, che è il giardino di via Prato Santo.«Qui vicino c’è la mensa di San Vincenzo e la sede della Lega. Evidentemente qualcuno ha denunciato il fatto che i giardini erano frequentati dai poveri che vanno alla mensa e l’amministrazione ha ben pensato di togliere. Ma c’è di più. Quando questi si sono spostati in viale della Repubblica, sono state rimosse anche le panchine davanti alla chiesa. Se questa è la logica usata, c’è da chiedersi se nel giro di qualche mese siano destinate a sparire tutte le panchine. Non è possibile privare i cittadini di questo loro diritto. Le panchine, non intese in senso stretto ma per quello che rappresentano ovvero un luogo di incontro pubblico, sono di tutti», ha spiegato Mao Valpiana come portavoce del comitato, che a sostegno della questione ha già raccolto 500 firme.L’invito, rivolto in primis ai residenti del quartiere ma aperto a tutti, è per i sabato mattina di maggio. A partire dal 9 e a seguire poi, il 16, il 23 e il 30, dalle 11 a mezzogiorno, il comitato si incontrerà nei giardinetti di via Prato Santo per un aperitivo in compagnia, animato da momenti di musica, teatro, lettura, per «ri-pensare, ri-progettare e ri-avere un luogo d’incontro aperto, ospitale, conviviale e accogliente che tutti sentano proprio», si legge infatti sui volantini distribuiti ieri ai passanti. «Nessuno ha la bacchetta magica. I problemi ci sono e vanno affrontati. Ma è il metodo che dev’essere diverso: a fronte di questioni complesse la soluzione dell’amministrazione è quella di semplificarle con divieti e privazioni. Noi pensiamo che sia necessario far rivivere i luoghi d’incontro facendo confluire più persone possibile non rendendone impossibile la permanenza», ha aggiunto Tiziana Valpiana.

(da L’Arena del 19 aprile 2009)

Lo scacciapensieri

Ieri il dottor Salvini (direttore amministrativo) e il dottor Rebonato (direttore dell’economato) si sono presentati nell’aula 1.6 per chiarire alcuni aspetti sull’utilizzo della stessa. In buona sostanza nel periodo esami l’aula resterà autogestita dagli studenti – già adibita ad aula studio in risposta al puntuale problema del tutto-esaurito. Alcuni studenti si sono proposti come responsabili detentori delle chiavi ma il dottor Rebonato, solitamente molto pacato, d’improvviso s’è quasi adirato – lo ricordo visibilmente disorientato – e con poche parole ha dimostrato quanto tutto questo lo senta come una sfida a braccio di ferro: «darvi una copia delle chiavi significherebbe fare quattro passi indietro». Tralasciando la palese serenità del clima – che non legittima certo una lettura simile della situazione – mi sorge spontanea una domanda: da quando in qua un esecutore parla di significati?
Ma mentre Rebonato dimostra quant’è tenero, Flavio Tosi non smette di dimostrare quant’è sindaco. «E’ assurdo, Tosi fa un’ordinanza e noi presentiamo ricorso, e lo vinciamo. E allora Tosi fa un’altra ordinanza e noi ripresentiamo ricorso» tuona Carla Corsi, presidente del comitato per i diritti civili delle prostitute. «Non sappiamo ancora di preciso in che termini interverremo, dobbiamo ancora confrontarci con i nostri avvocati. Intanto speriamo nell’intervento di qualche magistrato, che prenda dei provvedimenti e interrompa la follia di Tosi». Gianni Zardini, presidente del circolo Pink, focalizza la critica sull’ordinanza: «Il problema di questa ordinanza è che manca di volontà costruttiva, è solo repressiva. La prostituzione non è un problema ma una realtà. Non riusciranno a eliminarla. È il mestiere più vecchio del mondo, nel 600 al posto di palazzo Barbieri c’erano loro, le prostitute, che battevano negli arcovoli dell’Arena. Cosa pensa Tosi, di eliminarle con un’ordinanza?».
Nella prostituzione certo qualcosa non va ed in merito ribollono ancora le parole di Carol Pateman: “Quando i corpi delle donne vengono messi in vendita come merci sul mercato capitalistico, i termini del contratto originario non possono essere dimenticati; la legge del diritto sessuale maschile viene affermata pubblicamente, e gli uomini vengono pubblicamente riconosciuti come padroni sessuali delle donne – ecco che cosa c’è che non va nella prostituzione”.
Intanto a Gaza si continua a morire.

Ale,6

>Lo scacciapensieri

>Ieri il dottor Salvini (direttore amministrativo) e il dottor Rebonato (direttore dell’economato) si sono presentati nell’aula 1.6 per chiarire alcuni aspetti sull’utilizzo della stessa. In buona sostanza nel periodo esami l’aula resterà autogestita dagli studenti – già adibita ad aula studio in risposta al puntuale problema del tutto-esaurito. Alcuni studenti si sono proposti come responsabili detentori delle chiavi ma il dottor Rebonato, solitamente molto pacato, d’improvviso s’è quasi adirato – lo ricordo visibilmente disorientato – e con poche parole ha dimostrato quanto tutto questo lo senta come una sfida a braccio di ferro: «darvi una copia delle chiavi significherebbe fare quattro passi indietro». Tralasciando la palese serenità del clima – che non legittima certo una lettura simile della situazione – mi sorge spontanea una domanda: da quando in qua un esecutore parla di significati?
Ma mentre Rebonato dimostra quant’è tenero, Flavio Tosi non smette di dimostrare quant’è sindaco. «E’ assurdo, Tosi fa un’ordinanza e noi presentiamo ricorso, e lo vinciamo. E allora Tosi fa un’altra ordinanza e noi ripresentiamo ricorso» tuona Carla Corsi, presidente del comitato per i diritti civili delle prostitute. «Non sappiamo ancora di preciso in che termini interverremo, dobbiamo ancora confrontarci con i nostri avvocati. Intanto speriamo nell’intervento di qualche magistrato, che prenda dei provvedimenti e interrompa la follia di Tosi». Gianni Zardini, presidente del circolo Pink, focalizza la critica sull’ordinanza: «Il problema di questa ordinanza è che manca di volontà costruttiva, è solo repressiva. La prostituzione non è un problema ma una realtà. Non riusciranno a eliminarla. È il mestiere più vecchio del mondo, nel 600 al posto di palazzo Barbieri c’erano loro, le prostitute, che battevano negli arcovoli dell’Arena. Cosa pensa Tosi, di eliminarle con un’ordinanza?».
Nella prostituzione certo qualcosa non va ed in merito ribollono ancora le parole di Carol Pateman: “Quando i corpi delle donne vengono messi in vendita come merci sul mercato capitalistico, i termini del contratto originario non possono essere dimenticati; la legge del diritto sessuale maschile viene affermata pubblicamente, e gli uomini vengono pubblicamente riconosciuti come padroni sessuali delle donne – ecco che cosa c’è che non va nella prostituzione”.
Intanto a Gaza si continua a morire.

Ale,6

Comunicato stampa

Siamo cittadine e cittadini veronesi e vogliamo sentirci liberi di vivere, con civiltà e rispetto dei bisogni e dei desideri di tutti, gli spazi della nostra città, senza incorrere in continui divieti che impediscono anche le più semplici azioni del vivere quotidiano.
Non ci piace una Verona che mette al bando i poveri, i marginali, le schiave prostituite e i ‘diversi’ invece di impegnarsi per superare la povertà, la marginalità, lo sfruttamento e la violenza sulle donne e per comporre armonicamente le differenze tra le persone. Intendiamo vincere le paure indotte, educarci e educare alla cittadinanza, alla convivenza, alla convivialità, riappropriarci della piena cittadinanza, resistere con la nonviolenza.
Per questo abbiamo sottoscritto un appello, aperto all’adesione di tutti coloro che a Verona e provincia ne condividano lo spirito e intendano operare per contrastare il clima che si sta costruendo nella nostra città e che in questi giorni ha dato origine a un ennesimo raccapricciante episodio di violenza.
Intendiamo costruire un percorso pubblico per reagire a una città in cui la ‘sicurezza’ diventa il cardine che giustifica ogni misura, trasformando ogni malessere in egoismo sociale e far rinascere una Verona dell’accoglienza, della tolleranza, della disponibilità, del rispetto.
Ringraziando per l’attenzione, chiediamo la cortesia di voler dare diffusione al testo dell’appello e di voler informare sui primi incontri, aperti a tutta la cittadinanza, organizzati dal Comitato ‘Verona, città aperta’, in cui riflettere su che cosa è realmente la sicurezza e su quali strumenti/strategie potrebbero dare ai cittadini una vera sensazione di non solitudine, per affrontare il nodo ‘sicurezza’, non solo da un punto di vista giuridico, ma anche come sentimento personale e collettivo.

Comitato Verona Città Aperta
http://veronacittaaperta.blogspot.com

>Comunicato stampa

>Siamo cittadine e cittadini veronesi e vogliamo sentirci liberi di vivere, con civiltà e rispetto dei bisogni e dei desideri di tutti, gli spazi della nostra città, senza incorrere in continui divieti che impediscono anche le più semplici azioni del vivere quotidiano.
Non ci piace una Verona che mette al bando i poveri, i marginali, le schiave prostituite e i ‘diversi’ invece di impegnarsi per superare la povertà, la marginalità, lo sfruttamento e la violenza sulle donne e per comporre armonicamente le differenze tra le persone. Intendiamo vincere le paure indotte, educarci e educare alla cittadinanza, alla convivenza, alla convivialità, riappropriarci della piena cittadinanza, resistere con la nonviolenza.
Per questo abbiamo sottoscritto un appello, aperto all’adesione di tutti coloro che a Verona e provincia ne condividano lo spirito e intendano operare per contrastare il clima che si sta costruendo nella nostra città e che in questi giorni ha dato origine a un ennesimo raccapricciante episodio di violenza.
Intendiamo costruire un percorso pubblico per reagire a una città in cui la ‘sicurezza’ diventa il cardine che giustifica ogni misura, trasformando ogni malessere in egoismo sociale e far rinascere una Verona dell’accoglienza, della tolleranza, della disponibilità, del rispetto.
Ringraziando per l’attenzione, chiediamo la cortesia di voler dare diffusione al testo dell’appello e di voler informare sui primi incontri, aperti a tutta la cittadinanza, organizzati dal Comitato ‘Verona, città aperta’, in cui riflettere su che cosa è realmente la sicurezza e su quali strumenti/strategie potrebbero dare ai cittadini una vera sensazione di non solitudine, per affrontare il nodo ‘sicurezza’, non solo da un punto di vista giuridico, ma anche come sentimento personale e collettivo.

Comitato Verona Città Aperta
http://veronacittaaperta.blogspot.com