Were there strikes in Tehran yesterday?

http://tehranbureau.com/iran-updates/

La gente sta andando a lavorare. Nessuno ha loro chiesto di stare a casa. Nessuno ha dichiarato uno sciopero. Mousavi non ha chiesto questo alla gente.

Infatti, io ero al Grand Bazaar di Tehran ieri. Ho parlato a molti mercanti. Ho detto loro che avevo inteso di uno sciopero per oggi. Ma tutti loro erano comparsi a lavoro. Come uno di loro disse, “Signora, ho votato per Mousavi. Se Mousavi ci chiede di scioperare, lo farò. Ma chi pagherà i miei conti?”

Ho inoltre parlato con un cameriere. Ha detto di avere votato Mousavi. Ha detto che “se non lavoro per una settimana, non ho niente con cui vivere la settimana dopo. Non ho modo di dare da mangiare a mia moglie ed ai bambini.”

Ma lo sciopero può accadere. Il clima è teso e le condizioni ci sono. Tutti stanno discutendo delle possibilità di scioperare. Tuttavia nessuno ha fin ora scioperato. La banche sono aperte. Tutti i negozi nel Bazaar erano aperti.

Sto scrutando Modares Avenue. Il traffico è lo stesso di sempre.

Mousavi ha chiesto una cosa alla gente. Salire nei tetti delle abitazioni alle 10 di sera ed urlare “Allah o Akbar” [God is Great]. E questo ha luogo. Ogni notte, tra le 10 e le 10:30 – 10:45, a piena forza. Non importa in quale quartiere sei, lo sentirai comunque.

La gente ha cominciato a scarabocchiare slogan sulle banconote. Ieri, in un biglietto, qualcuno aveva scritto “Dov’è il mio voto?”

Se le persone non scendono nelle strade per protestare, stanno comunque trovando altre vie di disobbedienza civile. Lunedì, per esempio, Mousavi ha chiesto di accendere i fanali anteriori nelle strade dalle 5 alle 6.

La manifestazione che si credeva dovesse avere corso in Baherestaan non è comunque stata invocata da Mousavi. Non so se c’era gente, non so quanti erano; non c’ero. Ma queste cose normalmente tendono ad avere vita propria. Quelle persone non stanno aspettando Mousavi.

Quelli di mezza età stanno prendendo tutto ciò meglio di come stiamo facendo noi. Sono passati per qualcosa di simile (1978-79) ed hanno molta pazienza. Sono speranzosi. La mia generazione è scontenta. Sono depressi. C’è troppo pianto.

Io vorrei ci fosse un modo perché il mondo possa fare di più. Anche le ambasciate come l’italiana, che hanno provato ad aprire le porte ai feriti, sono state bloccate dalla polizia.

Non posso parlare di più. Ciao, mio caro. Abbi cura di te.

Traduzione Pagina/13

>”The country belongs to you … protesting lies and fraud is your right.”

>

(Foto di un anonimo, in Iran)

“19:05 20 giugno. Luogo: Karegar Avenue, all’incrocio con Khosravi Street e Salehi Street. Una giovane donna, che osservava le proteste accanto al padre, è stata colpita da un membro del ‘Iranian Basij volunteer militia’, nascosto sul tetto di una abitazione civile. Lui sparava chiaramente alla donna e non poteva mancarla. Ad ogni modo, ha mirato diretto al cuore. Sono un dottore, quindi mi sono precipitato a tentare di salvarla. Ma l’impatto del colpo è stato così violento che il proiettile ha distrutto internamente il petto della donna, e lei è morta in meno di 2 minuti. le proteste stavano spostandosi di un un chilometro verso la via principale ed alcuni della folla manifestante stavano correndo a causa dei lacrimogeni usati contro loro lungo Salehi Street. Il video è registrato da un mio amico, che stava accanto a me. Per favore, fatelo sapere al mondo.”
(Traduzione da theGuardian)
Il nome della donna è Neda Agha-Soltani. Questo nome è già inserito nel dispositivo simbolico della protesta iraniana. Il corpo in meno di 2 minuti smette di battere.
La protesta ante-20giugno. A seguito delle elezioni del 12 giugno, il presidente uscente Mahmud Ahmadinejad è rieletto alla guida del paese. Mir Hossein Mussavi, candidato dei moderati (secondo indicazione de l’Unità), è superato nelle votazioni. In cinquanta città, il numero dei voti espressi tuttavia supera il numero degli aventi diritto. L’eccedente elettorale, smascherato, in-tensifica le strade della capitale. La legalità della macchina democratica iraniana è messa in discussione.
Il governo ammette l’irregolarità. Press Tv riporta che il voto è stato manipolato.
Cavez, presidente venezuelano, parla. “Il trionfo di Ahmadinejad è ad ogni modo un trionfo.” Il portavoce governativo Abbas-Ali Kadkhodae afferma che “le statistiche fornite dai candidati, che ottennero più del 100% degli aventi diritto, in 80-170 città non sono accurate – l’incidente è accaduto in sole (grassetto mio, su spunto del Guardian) 50 città”.
Il corpo. Sostenuto da due persone chinate. Affloscia all’indietro. Scende la schiena, da verticale, ad orizzontale. Uno schizzo di sangue sull’asfalto e sulla scarpa sinistra, bianca. Gli occhi sono aperti. In pochi secondi cola il sangue dal volto. Solo l’occhio destro rimane sgombero dal sangue. Il resto è coperto di rosso. Meno di due minuti.
Oppure, oscuramento del volto. Si osserva il corpo a terra. il volto è anestetizzato dall’oscuramento televisivo. Non traspira il sangue. Non traspirano le grida delle persone vicine. Non traspira l’occhio rimasto aperto. Il giornalista sostiene la “dignità della persona”.
La protesta post-20giugno. La protesta che assorbe quel corpo. Il dispositivo della ribellione risucchia il racconto di quel corpo. La prima versione del racconto. Il corpo si deve vedere. Anche il sangue, con le urla e l’occhio rimasto aperto. Quel corpo ha un nome, deve essere chiaro. Neda Agha-Soltani. Già Neda su Facebook. Intanto Mussavi, tra i manifestanti, si dichiara pronto a morire «da martire».

Rughe

“The country belongs to you … protesting lies and fraud is your right.”

(Foto di un anonimo, in Iran)

“19:05 20 giugno. Luogo: Karegar Avenue, all’incrocio con Khosravi Street e Salehi Street. Una giovane donna, che osservava le proteste accanto al padre, è stata colpita da un membro del ‘Iranian Basij volunteer militia’, nascosto sul tetto di una abitazione civile. Lui sparava chiaramente alla donna e non poteva mancarla. Ad ogni modo, ha mirato diretto al cuore. Sono un dottore, quindi mi sono precipitato a tentare di salvarla. Ma l’impatto del colpo è stato così violento che il proiettile ha distrutto internamente il petto della donna, e lei è morta in meno di 2 minuti. le proteste stavano spostandosi di un un chilometro verso la via principale ed alcuni della folla manifestante stavano correndo a causa dei lacrimogeni usati contro loro lungo Salehi Street. Il video è registrato da un mio amico, che stava accanto a me. Per favore, fatelo sapere al mondo.”
(Traduzione da theGuardian)
Il nome della donna è Neda Agha-Soltani. Questo nome è già inserito nel dispositivo simbolico della protesta iraniana. Il corpo in meno di 2 minuti smette di battere.
La protesta ante-20giugno. A seguito delle elezioni del 12 giugno, il presidente uscente Mahmud Ahmadinejad è rieletto alla guida del paese. Mir Hossein Mussavi, candidato dei moderati (secondo indicazione de l’Unità), è superato nelle votazioni. In cinquanta città, il numero dei voti espressi tuttavia supera il numero degli aventi diritto. L’eccedente elettorale, smascherato, in-tensifica le strade della capitale. La legalità della macchina democratica iraniana è messa in discussione.
Il governo ammette l’irregolarità. Press Tv riporta che il voto è stato manipolato.
Cavez, presidente venezuelano, parla. “Il trionfo di Ahmadinejad è ad ogni modo un trionfo.” Il portavoce governativo Abbas-Ali Kadkhodae afferma che “le statistiche fornite dai candidati, che ottennero più del 100% degli aventi diritto, in 80-170 città non sono accurate – l’incidente è accaduto in sole (grassetto mio, su spunto del Guardian) 50 città”.
Il corpo. Sostenuto da due persone chinate. Affloscia all’indietro. Scende la schiena, da verticale, ad orizzontale. Uno schizzo di sangue sull’asfalto e sulla scarpa sinistra, bianca. Gli occhi sono aperti. In pochi secondi cola il sangue dal volto. Solo l’occhio destro rimane sgombero dal sangue. Il resto è coperto di rosso. Meno di due minuti.
Oppure, oscuramento del volto. Si osserva il corpo a terra. il volto è anestetizzato dall’oscuramento televisivo. Non traspira il sangue. Non traspirano le grida delle persone vicine. Non traspira l’occhio rimasto aperto. Il giornalista sostiene la “dignità della persona”.
La protesta post-20giugno. La protesta che assorbe quel corpo. Il dispositivo della ribellione risucchia il racconto di quel corpo. La prima versione del racconto. Il corpo si deve vedere. Anche il sangue, con le urla e l’occhio rimasto aperto. Quel corpo ha un nome, deve essere chiaro. Neda Agha-Soltani. Già Neda su Facebook. Intanto Mussavi, tra i manifestanti, si dichiara pronto a morire «da martire».

Rughe

Obama: “fermate gli insediamenti!”

da Avaaz

Il Presidente Obama ha appena tenuto un discorso straordinario in Egitto, nel quale si è impegnato personalmente a costruire la pace nel Medio Oriente. La sua prima mossa è stata sorprendentemente di sfidare il nuovo governo di destra di Israele, alleato americano — mettendolo sotto pressione per far cessare la politica autolesionistica degli insediamenti (colonie illegali sul territorio riconosciuto dagli Usa e dal mondo come palestinese).
Questo è un raro momento di crisi e di opportunità. L’ardita strategia di Obama deve fare i conti con forti resistenze, e avrà bisogno di aiuto da tutto il mondo nei prossimi giorni e settimane per rafforzare le sue intenzioni. Iniziamo subito — con un coro globaledi voci a supporto dell’affermazione di Obama che gli insediamenti nei territori occupati devono finire.
Faremo pubblicare il numero delle firme su importanti giornali in Israele e a Washington (dove ci sono tentativi di alienare a Obama il supporto del Congresso Usa). Leggi le parole di Obama e aggiungi la tua firma andando al link qui:

http://www.avaaz.org/it/obama_stop_settlements

C’è ampio consenso sul fatto che gli insediamenti siano un impedimento importante al raggiungimento della pace, un punto di vista condiviso anche da una maggioranza silenziosa di Israeliani. In combinazione con una rete di barriere e posti di blocco queste colonie ormai tappezzano la Cisgiordania, occupando il territorio e obbligando i Palestinesi a vivere come prigionieri in enclavi sempre più piccole (guarda la mappa a destra).
Fino a che questo tema non sarà affrontato sembra impossibile costruire sia un vero stato paestinese che un pace durevole, di qualsiasi sorta Per gli stati arabi che cercano di impegnarsi ad aiutare la pace il fermare gli insediamenti è un test fondamentale per la credibilità di Israele.
Dobbiamo chiedere anche alle altre parti in causa di fare passi audaci. Se riusciamo ad aiutare Obama a mantenere questa linea sugli insediamenti, a far cambiare strada alla politica israeliana e a incoraggiare i Palestinesi e altri stati arabi a offrire una mano tesa, un nuovo inizio per il Medio Oriente diventa possibile.

Con speranza e determinazione,

Paul, Raluca, Ricken, Brett, Paula, Graziela, Rajeev, Iain, Taren, Milena, Luis, Alice e tutto il team Avaaz

Il testo completo del discorso del Presidente Obama (in inglese):

http://www.nytimes.com/2009/06/04/us/politics/04obama.text.html?_r=2

http://www.corriere.it/Speciali/Esteri/2009/Discorso_Obama/

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/?id=3.0.3395031504

ps: Avaaz.org è un’organizzazione non-profit e indipendente, che lavora con campagne di sensibilizzazione in modo che le opinioni e i valori dei popoli del mondo abbiano un impatto sulle decisioni globali. (Avaaz significa “voce” in molte lingue.) Avaaz non riceve fondi da governi o aziende ed è composta da un team internazionale di persone sparse tra Londra, Rio de Janeiro, New York, Parigi, Washington e Ginevra. +1 888 922 8229

>Obama: “fermate gli insediamenti!”

>

da Avaaz

Il Presidente Obama ha appena tenuto un discorso straordinario in Egitto, nel quale si è impegnato personalmente a costruire la pace nel Medio Oriente. La sua prima mossa è stata sorprendentemente di sfidare il nuovo governo di destra di Israele, alleato americano — mettendolo sotto pressione per far cessare la politica autolesionistica degli insediamenti (colonie illegali sul territorio riconosciuto dagli Usa e dal mondo come palestinese).
Questo è un raro momento di crisi e di opportunità. L’ardita strategia di Obama deve fare i conti con forti resistenze, e avrà bisogno di aiuto da tutto il mondo nei prossimi giorni e settimane per rafforzare le sue intenzioni. Iniziamo subito — con un coro globaledi voci a supporto dell’affermazione di Obama che gli insediamenti nei territori occupati devono finire.
Faremo pubblicare il numero delle firme su importanti giornali in Israele e a Washington (dove ci sono tentativi di alienare a Obama il supporto del Congresso Usa). Leggi le parole di Obama e aggiungi la tua firma andando al link qui:

http://www.avaaz.org/it/obama_stop_settlements

C’è ampio consenso sul fatto che gli insediamenti siano un impedimento importante al raggiungimento della pace, un punto di vista condiviso anche da una maggioranza silenziosa di Israeliani. In combinazione con una rete di barriere e posti di blocco queste colonie ormai tappezzano la Cisgiordania, occupando il territorio e obbligando i Palestinesi a vivere come prigionieri in enclavi sempre più piccole (guarda la mappa a destra).
Fino a che questo tema non sarà affrontato sembra impossibile costruire sia un vero stato paestinese che un pace durevole, di qualsiasi sorta Per gli stati arabi che cercano di impegnarsi ad aiutare la pace il fermare gli insediamenti è un test fondamentale per la credibilità di Israele.
Dobbiamo chiedere anche alle altre parti in causa di fare passi audaci. Se riusciamo ad aiutare Obama a mantenere questa linea sugli insediamenti, a far cambiare strada alla politica israeliana e a incoraggiare i Palestinesi e altri stati arabi a offrire una mano tesa, un nuovo inizio per il Medio Oriente diventa possibile.

Con speranza e determinazione,

Paul, Raluca, Ricken, Brett, Paula, Graziela, Rajeev, Iain, Taren, Milena, Luis, Alice e tutto il team Avaaz

Il testo completo del discorso del Presidente Obama (in inglese):

http://www.nytimes.com/2009/06/04/us/politics/04obama.text.html?_r=2

http://www.corriere.it/Speciali/Esteri/2009/Discorso_Obama/

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/?id=3.0.3395031504

ps: Avaaz.org è un’organizzazione non-profit e indipendente, che lavora con campagne di sensibilizzazione in modo che le opinioni e i valori dei popoli del mondo abbiano un impatto sulle decisioni globali. (Avaaz significa “voce” in molte lingue.) Avaaz non riceve fondi da governi o aziende ed è composta da un team internazionale di persone sparse tra Londra, Rio de Janeiro, New York, Parigi, Washington e Ginevra. +1 888 922 8229

>La cosa Berlusconi

>

di Josè Saramago
da El Pais

Non vedo quale altro nome potrei dargli. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orgie e comanda un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo vomito non riesce ad eliminarlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodere le vene e distruggere in cuore di una delle più ricche culture europee. I valori base della convivenza umana vengono calpestati tutti i giorni dalle zampe viscide della cosa Berlusconi che, fra i suoi tanti talenti, possiede l’abilità particolare di abusare delle parole, sconvolgendone l’intenzione e il senso, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito che salì al potere. Questa cosa l’ho chiamata delinquente e non me ne pento. Per ragioni di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente ha in italiano un significato negativo molto più forte di ogni altra lingua lingua europea. Per spiegare in forma chiara e inequivocabile ciò che penso della cosa Berlusconi utilizzo il termine nell’accezione che nella lingua di Dante gli viene attribuito, anche se è in dubbio che Dante l’abbia usato alcune volte. Delinquenza, nel mio portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, “atto di commettere reati, disobbedire alle leggi o ai modelli morali”. La definizione si addice alla cosa Berlusconi senza una grinza, senza una forzatura, fino al punto di assomigliare ad una seconda pelle coperta dai vestiti che si mette sopra. Da anni la cosa Berlusconi commette reati di variabile ma pur sempre dimostrata gravità. Ed il colmo è che in realtà non disobbedisce alle leggi, ma, peggio ancora, fabbrica leggi per la salvaguardia dei suoi interessi politici e privati, di politico, imprenditore e compagno di minorenni. Riguardo ai modelli morali, non vale la pena neanche parlarne, perchè non esiste in Italia e nel mondo persona che non sappia che la cosa Berlusconi è caduta nella più completa amoralità già da molto tempo. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinchè gli serva da modello, questo è il cammino verso la rovina alla quale si stanno trascinando i valori di libertà e dignità che impregnarono la musica di Verdi e l’azione politica di Garibaldi, quegli stessi valori che fecero dell’Italia del XIX secolo, durante la lotta per l’unificazione, una guida spirituale per l’Europa e gli europei. È questo quello che la cosa Berlusconi vuole buttare nella spazzatura della Storia. Gli italiani finiranno per permetterlo?

Traduzione dallo spagnolo: martina

La cosa Berlusconi

di Josè Saramago
da El Pais

Non vedo quale altro nome potrei dargli. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orgie e comanda un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo vomito non riesce ad eliminarlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodere le vene e distruggere in cuore di una delle più ricche culture europee. I valori base della convivenza umana vengono calpestati tutti i giorni dalle zampe viscide della cosa Berlusconi che, fra i suoi tanti talenti, possiede l’abilità particolare di abusare delle parole, sconvolgendone l’intenzione e il senso, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito che salì al potere. Questa cosa l’ho chiamata delinquente e non me ne pento. Per ragioni di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente ha in italiano un significato negativo molto più forte di ogni altra lingua lingua europea. Per spiegare in forma chiara e inequivocabile ciò che penso della cosa Berlusconi utilizzo il termine nell’accezione che nella lingua di Dante gli viene attribuito, anche se è in dubbio che Dante l’abbia usato alcune volte. Delinquenza, nel mio portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, “atto di commettere reati, disobbedire alle leggi o ai modelli morali”. La definizione si addice alla cosa Berlusconi senza una grinza, senza una forzatura, fino al punto di assomigliare ad una seconda pelle coperta dai vestiti che si mette sopra. Da anni la cosa Berlusconi commette reati di variabile ma pur sempre dimostrata gravità. Ed il colmo è che in realtà non disobbedisce alle leggi, ma, peggio ancora, fabbrica leggi per la salvaguardia dei suoi interessi politici e privati, di politico, imprenditore e compagno di minorenni. Riguardo ai modelli morali, non vale la pena neanche parlarne, perchè non esiste in Italia e nel mondo persona che non sappia che la cosa Berlusconi è caduta nella più completa amoralità già da molto tempo. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinchè gli serva da modello, questo è il cammino verso la rovina alla quale si stanno trascinando i valori di libertà e dignità che impregnarono la musica di Verdi e l’azione politica di Garibaldi, quegli stessi valori che fecero dell’Italia del XIX secolo, durante la lotta per l’unificazione, una guida spirituale per l’Europa e gli europei. È questo quello che la cosa Berlusconi vuole buttare nella spazzatura della Storia. Gli italiani finiranno per permetterlo?

Traduzione dallo spagnolo: martina

Xenofobia e autoritarismo

Articolo di Società cultura e religione, pubblicato lunedì 25 maggio 2009 in Spagna.
(e tradotto da www.italiadallestero.info)

[El Periódico]

La riforma della legge sulla sicurezza, promossa dal Governo di Silvio Berlusconi e recentemente approvata dal Parlamento italiano, introduce una serie di misure che hanno sollevato diversi allarmismi costituzionali al punto che alcuni esperti giuristi hanno espresso la necessità di cercare “forme di resistenza costituzionale” per far fronte alle eventuali violazioni dei diritti fondamentali.

La legge non solo limita i diritti fondamentali degli immigrati che vivono e lavorano legalmente in Italia e criminalizza l’immigrato clandestino come delinquente (nasce il reato di “immigrazione e soggiorno clandestini”) ma legalizza le cosiddette “ronde cittadine” create per denunciare eventuali crimini, situazioni di disordine sociale o alterazioni dell’ordine pubblico e per denunciare gli autori di tali azioni, compreso, in special modo, chi è privo di documenti di soggiorno e tutti coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità sociale.

Questa misura autorizza il singolo cittadino ad equipararsi alle forze di polizia e legittima, in pratica, la pericolosa tendenza della gente comune a farsi giustizia da sola. Si tratta, dunque, di una legge che prevede un chiaro passo indietro in uno dei fondamenti dello Stato di diritto: quello del legittimo monopolio sull’uso della forza.

Misure legali di questo tipo mostrano una chiara tendenza xenofoba ed autoritaria nell’azione politica italiana che potrebbe avere conseguenze molto negative nel funzionamento democratico delle istituzioni politiche e andare anche oltre i suoi confini.

Sostanzialmente si sta verificando una strumentalizzazione delle emozioni dei cittadini. La paura, il razzismo, l’odio nei confronti del diverso e il disprezzo verso il debole e verso le minoranze vengono utilizzati come pretesto per cercare consensi e legittimità a politiche populiste che minacciano la struttura democratica delle società europee provocando una falsa divisione della cittadinanza su temi fondamentali che hanno a che fare con la dignità delle persone ed i loro diritti.

Provocano, così, una battaglia culturale il cui obiettivo è quello di creare un allarme sociale riversando sugli immigrati la responsabilità dei problemi economici e dell’insicurezza che vive la società italiana.

Alla luce di tutto questo, considerano necessario una sorta di potere illimitato ed incontrollato, un potere selvaggio, quasi fosse il riflesso della volontà popolare, un potere in cui l’aspetto ideologico e gli interessi economici personali si fondono in un sorta di scontro tra i poteri di fatto contro il potere politico.

Il riferimento al “benessere generale della popolazione” è usato come fonte di consenso per cercare l’approvazione dei cittadini. La questione è che le misure approvate in Italia potrebbero avere un effetto boomerang sui cittadini italiani e sul loro ”benessere generale” nel momento in cui tutte queste limitazioni e passi indietro nella difesa e nella garanzia dei diritti umani (in questo caso degli stranieri) e nella democrazia, potrebbero riversarsi su tutta la popolazione causando conflitti duri ed imprevisti.

Le misure contenute nella legge italiana potrebbero diffondersi ad altri paesi europei. Ciò rappresenterebbe una minaccia per gli ideali di libertà, uguaglianza e solidarietà dell’originario spirito europeista e per l’universalità dei diritti umani, riaffermando quella regressione nazionalista e mercantilistica che si è introdotta nel funzionamento di alcuni paesi dell’Unione Europea. Nei periodi di crisi le velleità populiste, così come quelle politiche ed economiche, emergono più facilmente e possono incontrare un certo seguito elettorale in una popolazione politicamente disillusa, sopraffatta ed economicamente risentita.

Come è possibile frenare queste tendenze? A questo proposito la sinistra e il pensiero progressista devono assumersi le proprie responsabilità. Non basta criticare concretamente i comportamenti xenofobi e razzisti che si verificano in alcuni paesi europei definendoli casi sporadici, né tantomeno serve definire estremisti i promotori di tali comportamenti o guardare dall’altra parte quando vengono approvate leggi che limitano i diritti umani.

È possibile che ci si trovi nel bel mezzo di una vera e propria emergenza costituzionale che richieda un rafforzamento delle istituzioni democratiche per evitare che esse vengano utilizzate o addirittura modificate da alcuni partiti o leader politici al servizio del potere economico e aziendale piuttosto che della cittadinanza.

Urge la necessità di facilitare l’esercizio del controllo costituzionale e rafforzare la legittimità dei poteri pubblici.

La sinistra dovrebbe divulgare un messaggio etico per recuperare quell’egemonia del potere politico che negli ultimi anni è stato privatizzato al servizio del potere economico e del potere ideologico. Il potere politico, in quanto potere regolatore, non può essere sottomesso al potere regolato attraverso reti clienterali e corrotte.

Fino a quando sarà così, la deriva populista, sia nell’ambito politico che in quello economico, troverà terreno fertile per la sua crescita. L’esempio paradigmatico è ciò che si è consolidato come “berlusconismo” in Italia e che dovrebbe rappresentare un chiaro monito per i naviganti ed anche per le istituzioni dell’Unione Europea.

>Xenofobia e autoritarismo

>Articolo di Società cultura e religione, pubblicato lunedì 25 maggio 2009 in Spagna.
(e tradotto da www.italiadallestero.info)

[El Periódico]

La riforma della legge sulla sicurezza, promossa dal Governo di Silvio Berlusconi e recentemente approvata dal Parlamento italiano, introduce una serie di misure che hanno sollevato diversi allarmismi costituzionali al punto che alcuni esperti giuristi hanno espresso la necessità di cercare “forme di resistenza costituzionale” per far fronte alle eventuali violazioni dei diritti fondamentali.

La legge non solo limita i diritti fondamentali degli immigrati che vivono e lavorano legalmente in Italia e criminalizza l’immigrato clandestino come delinquente (nasce il reato di “immigrazione e soggiorno clandestini”) ma legalizza le cosiddette “ronde cittadine” create per denunciare eventuali crimini, situazioni di disordine sociale o alterazioni dell’ordine pubblico e per denunciare gli autori di tali azioni, compreso, in special modo, chi è privo di documenti di soggiorno e tutti coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità sociale.

Questa misura autorizza il singolo cittadino ad equipararsi alle forze di polizia e legittima, in pratica, la pericolosa tendenza della gente comune a farsi giustizia da sola. Si tratta, dunque, di una legge che prevede un chiaro passo indietro in uno dei fondamenti dello Stato di diritto: quello del legittimo monopolio sull’uso della forza.

Misure legali di questo tipo mostrano una chiara tendenza xenofoba ed autoritaria nell’azione politica italiana che potrebbe avere conseguenze molto negative nel funzionamento democratico delle istituzioni politiche e andare anche oltre i suoi confini.

Sostanzialmente si sta verificando una strumentalizzazione delle emozioni dei cittadini. La paura, il razzismo, l’odio nei confronti del diverso e il disprezzo verso il debole e verso le minoranze vengono utilizzati come pretesto per cercare consensi e legittimità a politiche populiste che minacciano la struttura democratica delle società europee provocando una falsa divisione della cittadinanza su temi fondamentali che hanno a che fare con la dignità delle persone ed i loro diritti.

Provocano, così, una battaglia culturale il cui obiettivo è quello di creare un allarme sociale riversando sugli immigrati la responsabilità dei problemi economici e dell’insicurezza che vive la società italiana.

Alla luce di tutto questo, considerano necessario una sorta di potere illimitato ed incontrollato, un potere selvaggio, quasi fosse il riflesso della volontà popolare, un potere in cui l’aspetto ideologico e gli interessi economici personali si fondono in un sorta di scontro tra i poteri di fatto contro il potere politico.

Il riferimento al “benessere generale della popolazione” è usato come fonte di consenso per cercare l’approvazione dei cittadini. La questione è che le misure approvate in Italia potrebbero avere un effetto boomerang sui cittadini italiani e sul loro ”benessere generale” nel momento in cui tutte queste limitazioni e passi indietro nella difesa e nella garanzia dei diritti umani (in questo caso degli stranieri) e nella democrazia, potrebbero riversarsi su tutta la popolazione causando conflitti duri ed imprevisti.

Le misure contenute nella legge italiana potrebbero diffondersi ad altri paesi europei. Ciò rappresenterebbe una minaccia per gli ideali di libertà, uguaglianza e solidarietà dell’originario spirito europeista e per l’universalità dei diritti umani, riaffermando quella regressione nazionalista e mercantilistica che si è introdotta nel funzionamento di alcuni paesi dell’Unione Europea. Nei periodi di crisi le velleità populiste, così come quelle politiche ed economiche, emergono più facilmente e possono incontrare un certo seguito elettorale in una popolazione politicamente disillusa, sopraffatta ed economicamente risentita.

Come è possibile frenare queste tendenze? A questo proposito la sinistra e il pensiero progressista devono assumersi le proprie responsabilità. Non basta criticare concretamente i comportamenti xenofobi e razzisti che si verificano in alcuni paesi europei definendoli casi sporadici, né tantomeno serve definire estremisti i promotori di tali comportamenti o guardare dall’altra parte quando vengono approvate leggi che limitano i diritti umani.

È possibile che ci si trovi nel bel mezzo di una vera e propria emergenza costituzionale che richieda un rafforzamento delle istituzioni democratiche per evitare che esse vengano utilizzate o addirittura modificate da alcuni partiti o leader politici al servizio del potere economico e aziendale piuttosto che della cittadinanza.

Urge la necessità di facilitare l’esercizio del controllo costituzionale e rafforzare la legittimità dei poteri pubblici.

La sinistra dovrebbe divulgare un messaggio etico per recuperare quell’egemonia del potere politico che negli ultimi anni è stato privatizzato al servizio del potere economico e del potere ideologico. Il potere politico, in quanto potere regolatore, non può essere sottomesso al potere regolato attraverso reti clienterali e corrotte.

Fino a quando sarà così, la deriva populista, sia nell’ambito politico che in quello economico, troverà terreno fertile per la sua crescita. L’esempio paradigmatico è ciò che si è consolidato come “berlusconismo” in Italia e che dovrebbe rappresentare un chiaro monito per i naviganti ed anche per le istituzioni dell’Unione Europea.