>Tristemente qualche parola su Gaza

>«Sgomento e ira hanno caratterizzato le reazioni del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon davanti alle rovine causate dalle forze armate israeliane nella Striscia di Gaza.» Israele valuta negativamente la presenza del segretario Onu in quella terra, ancora governata da Hamas. Il problema è proprio la presenza di Hamas. Ciò che non va bene, è che il funzionario primo dell’Onu cammini sul cemento rotto di Gaza, prima della ricostruzione politica. O ricostruzione domestica?
Se si tratta di misure di sicurezza, forse Ban Ki-moon può riuscire a resistere in apnea per qualche ora in Gaza. Ma se invece si vuole spegnere lo sguardo sulle rovine? Ban Ki-moon è un osservatore, potente, quantomeno tra le poltrone dell’Onu. Forse non dovrebbe vedere. Cosa? Cosa può cambiare dalla passeggiata mentre Hamas fastidiosamente ancora governa (ieri) ed un’altra mentre Israele ha controllo? Si alza l’ombra della mistificazione.

Rughe

Tristemente qualche parola su Gaza

«Sgomento e ira hanno caratterizzato le reazioni del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon davanti alle rovine causate dalle forze armate israeliane nella Striscia di Gaza.» Israele valuta negativamente la presenza del segretario Onu in quella terra, ancora governata da Hamas. Il problema è proprio la presenza di Hamas. Ciò che non va bene, è che il funzionario primo dell’Onu cammini sul cemento rotto di Gaza, prima della ricostruzione politica. O ricostruzione domestica?
Se si tratta di misure di sicurezza, forse Ban Ki-moon può riuscire a resistere in apnea per qualche ora in Gaza. Ma se invece si vuole spegnere lo sguardo sulle rovine? Ban Ki-moon è un osservatore, potente, quantomeno tra le poltrone dell’Onu. Forse non dovrebbe vedere. Cosa? Cosa può cambiare dalla passeggiata mentre Hamas fastidiosamente ancora governa (ieri) ed un’altra mentre Israele ha controllo? Si alza l’ombra della mistificazione.

Rughe

>A GAZA STANNO MORENDO

>Perché è molto importante che noi tutti prendiamo posizione sulla questione?

Innanzitutto, come vi avevo già scritto, è un fatto etica, anche se in questo intellettualistico mondo postmoderno parlare di etica non è più di moda.
Secondo perchè l’Italia e tutto l’Occidente in blocco dà il pieno avvallo alla politica israeliana, così che quello che sta avvenendo è anche una nostra responsabilità. Le nostre industrie cooperano con quelle israeliane. Le nostre imprese costruiscono autostrade in Israele, che collegano SOLO le colonie e i centri israeliani, condannando all’emarginazione, al degrado e all’impoverimento i villaggi palestinesi, in una geografia di filo spinato, posti di blocco, muri alti nove metri, cemento e check points… I nostri centri di ricerca collaborano con quelli israeliani. Alla costruzione del muro hanno preso parte imprese edili italiane. I nostri politici -quelli di sinistra, per la precisione- stanno appoggiando robe tipo l’infausto progetto Perez che vorrebbe consentire ad alcuni bambini palestinesi (scelti non si sa in base a quali criteri) di essere curati in ospedali israeliani (cioè: distruggiamo prima gli ospedali palestinesi e poi diamo i soldi a quelli israeliani per curare (qualcuno) dei bambini palestinesi… NOI NON VOGLIAMO CARITA’!!! Ci urlano gli amici dalla Palestina… VOGLIAMO GIUSTIZIA: SANZIONI AD ISRAELE. Nota Sami Hallac, intellettuale palestinese che vive da anni a Torino, esule: di ONG e aiuti ipocritamente filantropici ce ne sono anche troppi, e finiscono sempre nelle mani dei soliti corrotti…) AL POLITECNICO DI TORINO SI SPERIMENTANO ARMI CHE GLI ISRAELIANI STANNO UTILIZZANDO A GAZA. I Territori non sono che un grande campo di sperimentazione di tecniche di repressione di terrorismi strumentalisticamente indotti (in Israele sta nascendo un nuovo inquietante business: sono nati gli “esperti di sicurezza”, chiamati in consulenza direttamente dagli USA post 11 Sett… Suonano inquietanti le ciniche parole di quel vecchio politico israeliano al giornalista del NY Times che vi citavo..:”Non dirlo a nessuno, ma a noi il terrorismo conviene”). Un campo di sperimentazione di politiche di shock economy (chi ricostruirà, domani, a Gaza?? Non a caso il Sudamerica è molto sensibile rispetto alla questione), di apartheid, di armi. Ecco perchè l’Italia e l’Occidente tutto sono CORRESPONSABILI DELL’INGIUSTIZIA. E Gaza è vicina: ci scandalizziamo per il Tibet, con tutto il rispetto, ma quella effettivamente è una questione lontana, una loro triste bega in cui però non possiamo dire di averci tanto a che fare, o perlomeno non abbiamo le mani sporche: ma qui, essere indifferenti.. si tratta del Mediterraneo, cavoli: noi SIAMO TUTTI MEDITERRANEI!
Terzo: è importante impegnarci tutti perchè tutta la faccenda rappresenta una grave sconfitta della libertà di stampa in Italia, e del successo decennale di una macchina di propaganda filo-israeliana operante anche nel nostro paese (di cui gli inveterati falsi luoghi comuni del “hanno fatto del deserto un giardino” o
“le terre le hanno comprate”: le nostre nonne docent). Da ultimo: non possiamo permettere la scandalosa posizione dei nostri politici, di destra e di sinistra, il loro silenzio, peggio, le loro esternazioni di solidarietà ad Israele. Nè possiamo permettere loro di aggrapparsi all’eticamente (e GIURIDICAMENTE) impossibile spauracchio del politically correct: ma diciamo una volta per tutte le cose come stanno!!! Indipendentemente dalle cifre dei morti dalle due parti, anche se l’equazione 1100:13 è già di per sè eloquente, E’GIURIDICAMENTE ERRATO equiparare la devastante aggressione di un ghetto (assediato da decenni e stipato di profughi cacciati a forza dalle loro terre) da parte della quarta potenza nucleare al mondo, ad un lancio di razzi di latta nel deserto da parte di Gaza (non solo hamas li lancia, ma tutte le forze politiche palestinesi, unite nell’ingiustizia). Poichè questo lancio di razzi è LEGITTIMA RESISTENZA CONTRO UN AGGRESSORE OCCUPANTE DA ANNI E ARTEFICE DI UN ASSEDIO SPIETATO CHE HA ROTTO UNA TREGUA SANCITA (Sì!!! E’stato Israele a romperla, ma vogliamo dire le cose come stanno sì o no? L’HA ROTTA: prima il 4 novembre, quando un suo bombardamento ha ucciso sei palestinesi a Gaza, e di nuovo il 17 novembre, quando un altro bombardamento ne ha uccisi altri quattro), una resistenza che la dichiarazione universale dei diritti
umani sancisce come DIRITTO. E se no cosa promulghiamo le leggi a fare? abbiamo dimenticato cos’è accaduto quando Saddam Hussein ha occupato il Qweit??? Lo abbiamo dimenticato? (e non aveva tutti i torti, va beh, questa è un’altra storia..) cmq: abbiamo tutti la memoria così corta che abbiamo dimenticato cos’è successo allora? Siamo tutti intervenuti!! “Ah no! Povero Qweit! E bombe su Saddam… TUTTO IL MONDO CONTRO L’OCCUPANTE. e ora.. tutto il mondo è con il prepotente occupante! Quindi TUTTI i nostri politici che fanno una simile equazione, o che iniziano un discorso all’Annunziata tipo “da ambo le parti…” sono degli ipocriti moralmente corresponsabili di questo macello. “Se George Bush avesse avuto il coraggio di esigere un cessate il fuoco immediato 48 ore prima, quei 40 civili – le donne, i bambini, e i vecchi – sarebbero vivi”, scrive Fisk.
Solo che adesso i civili sono più di mille.
Il fatto che i nostri politici di sinistra si stiano comportando in questa indegna maniera apre però un’interessante prospettiva: per la prima volta forse qui in Italia una causa si trova AL DI SOPRA DEL CLICHE’ TUTTO ITALIANO DI QUELLO CHE E’ DI DESTRA E DI QUELLO CHE E’ DI SINISTRA (che sarebbe anche ora di eliminare per sempre): insomma, questa causa è al di sopra di qualsiasi strumentalizzazione. NON POSSIAMO PERDERE QUESTA OCCASIONE!!

Marianna Scapini

A GAZA STANNO MORENDO

Perché è molto importante che noi tutti prendiamo posizione sulla questione?

Innanzitutto, come vi avevo già scritto, è un fatto etica, anche se in questo intellettualistico mondo postmoderno parlare di etica non è più di moda.
Secondo perchè l’Italia e tutto l’Occidente in blocco dà il pieno avvallo alla politica israeliana, così che quello che sta avvenendo è anche una nostra responsabilità. Le nostre industrie cooperano con quelle israeliane. Le nostre imprese costruiscono autostrade in Israele, che collegano SOLO le colonie e i centri israeliani, condannando all’emarginazione, al degrado e all’impoverimento i villaggi palestinesi, in una geografia di filo spinato, posti di blocco, muri alti nove metri, cemento e check points… I nostri centri di ricerca collaborano con quelli israeliani. Alla costruzione del muro hanno preso parte imprese edili italiane. I nostri politici -quelli di sinistra, per la precisione- stanno appoggiando robe tipo l’infausto progetto Perez che vorrebbe consentire ad alcuni bambini palestinesi (scelti non si sa in base a quali criteri) di essere curati in ospedali israeliani (cioè: distruggiamo prima gli ospedali palestinesi e poi diamo i soldi a quelli israeliani per curare (qualcuno) dei bambini palestinesi… NOI NON VOGLIAMO CARITA’!!! Ci urlano gli amici dalla Palestina… VOGLIAMO GIUSTIZIA: SANZIONI AD ISRAELE. Nota Sami Hallac, intellettuale palestinese che vive da anni a Torino, esule: di ONG e aiuti ipocritamente filantropici ce ne sono anche troppi, e finiscono sempre nelle mani dei soliti corrotti…) AL POLITECNICO DI TORINO SI SPERIMENTANO ARMI CHE GLI ISRAELIANI STANNO UTILIZZANDO A GAZA. I Territori non sono che un grande campo di sperimentazione di tecniche di repressione di terrorismi strumentalisticamente indotti (in Israele sta nascendo un nuovo inquietante business: sono nati gli “esperti di sicurezza”, chiamati in consulenza direttamente dagli USA post 11 Sett… Suonano inquietanti le ciniche parole di quel vecchio politico israeliano al giornalista del NY Times che vi citavo..:”Non dirlo a nessuno, ma a noi il terrorismo conviene”). Un campo di sperimentazione di politiche di shock economy (chi ricostruirà, domani, a Gaza?? Non a caso il Sudamerica è molto sensibile rispetto alla questione), di apartheid, di armi. Ecco perchè l’Italia e l’Occidente tutto sono CORRESPONSABILI DELL’INGIUSTIZIA. E Gaza è vicina: ci scandalizziamo per il Tibet, con tutto il rispetto, ma quella effettivamente è una questione lontana, una loro triste bega in cui però non possiamo dire di averci tanto a che fare, o perlomeno non abbiamo le mani sporche: ma qui, essere indifferenti.. si tratta del Mediterraneo, cavoli: noi SIAMO TUTTI MEDITERRANEI!
Terzo: è importante impegnarci tutti perchè tutta la faccenda rappresenta una grave sconfitta della libertà di stampa in Italia, e del successo decennale di una macchina di propaganda filo-israeliana operante anche nel nostro paese (di cui gli inveterati falsi luoghi comuni del “hanno fatto del deserto un giardino” o
“le terre le hanno comprate”: le nostre nonne docent). Da ultimo: non possiamo permettere la scandalosa posizione dei nostri politici, di destra e di sinistra, il loro silenzio, peggio, le loro esternazioni di solidarietà ad Israele. Nè possiamo permettere loro di aggrapparsi all’eticamente (e GIURIDICAMENTE) impossibile spauracchio del politically correct: ma diciamo una volta per tutte le cose come stanno!!! Indipendentemente dalle cifre dei morti dalle due parti, anche se l’equazione 1100:13 è già di per sè eloquente, E’GIURIDICAMENTE ERRATO equiparare la devastante aggressione di un ghetto (assediato da decenni e stipato di profughi cacciati a forza dalle loro terre) da parte della quarta potenza nucleare al mondo, ad un lancio di razzi di latta nel deserto da parte di Gaza (non solo hamas li lancia, ma tutte le forze politiche palestinesi, unite nell’ingiustizia). Poichè questo lancio di razzi è LEGITTIMA RESISTENZA CONTRO UN AGGRESSORE OCCUPANTE DA ANNI E ARTEFICE DI UN ASSEDIO SPIETATO CHE HA ROTTO UNA TREGUA SANCITA (Sì!!! E’stato Israele a romperla, ma vogliamo dire le cose come stanno sì o no? L’HA ROTTA: prima il 4 novembre, quando un suo bombardamento ha ucciso sei palestinesi a Gaza, e di nuovo il 17 novembre, quando un altro bombardamento ne ha uccisi altri quattro), una resistenza che la dichiarazione universale dei diritti
umani sancisce come DIRITTO. E se no cosa promulghiamo le leggi a fare? abbiamo dimenticato cos’è accaduto quando Saddam Hussein ha occupato il Qweit??? Lo abbiamo dimenticato? (e non aveva tutti i torti, va beh, questa è un’altra storia..) cmq: abbiamo tutti la memoria così corta che abbiamo dimenticato cos’è successo allora? Siamo tutti intervenuti!! “Ah no! Povero Qweit! E bombe su Saddam… TUTTO IL MONDO CONTRO L’OCCUPANTE. e ora.. tutto il mondo è con il prepotente occupante! Quindi TUTTI i nostri politici che fanno una simile equazione, o che iniziano un discorso all’Annunziata tipo “da ambo le parti…” sono degli ipocriti moralmente corresponsabili di questo macello. “Se George Bush avesse avuto il coraggio di esigere un cessate il fuoco immediato 48 ore prima, quei 40 civili – le donne, i bambini, e i vecchi – sarebbero vivi”, scrive Fisk.
Solo che adesso i civili sono più di mille.
Il fatto che i nostri politici di sinistra si stiano comportando in questa indegna maniera apre però un’interessante prospettiva: per la prima volta forse qui in Italia una causa si trova AL DI SOPRA DEL CLICHE’ TUTTO ITALIANO DI QUELLO CHE E’ DI DESTRA E DI QUELLO CHE E’ DI SINISTRA (che sarebbe anche ora di eliminare per sempre): insomma, questa causa è al di sopra di qualsiasi strumentalizzazione. NON POSSIAMO PERDERE QUESTA OCCASIONE!!

Marianna Scapini

NUOVE ACCUSE ALL’AMBASCIATORE SABAS PRETELT DE LA VEGA

La Procura colombiana ha formulato nuove accuse all’ex Ministro dell’Interno, ed ora ambasciatore in Italia, Sabas Pretelt de la Vega e al Ministro della Protezione Sociale Diego Palacios Betancourt, per i fatti inerenti alla rielezione fraudolenta del presidente Uribe. La misura colpisce anche Hernando Angarita, ex vice Ministro dell’Interno. Pretelt de la Vega e Angarita avrebbero garantito raccomandazioni nella pubblica amministrazione e denaro all’ex rappresentante alla Camera Teodolindo Avendaño (già agli arresti), in cambio di un “aiuto” per la rielezione dell’attuale presidente. L’ambasciatore italiano, già accusato precedentemente dall’ex congressista Yidis Medina per lo stesso reato, sembra essere il “regista” della scandalosa truffa che ha portato all’illegittima rielezione di Uribe.
Il paradosso è che, (tra promesse di non estradizione a paramilitari e corruzione di congressisti) questo rappresentante dell’oligarchia colombiana, ricoprendo indisturbato l’incarico di diplomatico in Italia, dispensa medagliette di merito perfino al Direttore dell’ONU a Vienna e Direttore dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), che “evidentemente ignora” il ruolo di questo corruttore in giacca e cravatta!

Gruppo Nueva Colombia

PS: Ricordo che Sabas Pretelt de la Vega s’è presentato all’Università degli studi di Verona nella primavera del 2007 in una grande conferenza organizzata dalla Gerbera Gialla, un’associazione antimafia la cui filiale veronese è stata chiusa lo stesso anno dal neo-sindaco Flavio Tosi. (motivazione: scarsi risultati dell’attività). E ricordo che in tale data l’ambasciatore Pretelt de la Vega era già stato accusato, tra le tante, di corruzione. Chi l’aveva invitato?

Ale,6

>NUOVE ACCUSE ALL’AMBASCIATORE SABAS PRETELT DE LA VEGA

>La Procura colombiana ha formulato nuove accuse all’ex Ministro dell’Interno, ed ora ambasciatore in Italia, Sabas Pretelt de la Vega e al Ministro della Protezione Sociale Diego Palacios Betancourt, per i fatti inerenti alla rielezione fraudolenta del presidente Uribe. La misura colpisce anche Hernando Angarita, ex vice Ministro dell’Interno. Pretelt de la Vega e Angarita avrebbero garantito raccomandazioni nella pubblica amministrazione e denaro all’ex rappresentante alla Camera Teodolindo Avendaño (già agli arresti), in cambio di un “aiuto” per la rielezione dell’attuale presidente. L’ambasciatore italiano, già accusato precedentemente dall’ex congressista Yidis Medina per lo stesso reato, sembra essere il “regista” della scandalosa truffa che ha portato all’illegittima rielezione di Uribe.
Il paradosso è che, (tra promesse di non estradizione a paramilitari e corruzione di congressisti) questo rappresentante dell’oligarchia colombiana, ricoprendo indisturbato l’incarico di diplomatico in Italia, dispensa medagliette di merito perfino al Direttore dell’ONU a Vienna e Direttore dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), che “evidentemente ignora” il ruolo di questo corruttore in giacca e cravatta!

Gruppo Nueva Colombia

PS: Ricordo che Sabas Pretelt de la Vega s’è presentato all’Università degli studi di Verona nella primavera del 2007 in una grande conferenza organizzata dalla Gerbera Gialla, un’associazione antimafia la cui filiale veronese è stata chiusa lo stesso anno dal neo-sindaco Flavio Tosi. (motivazione: scarsi risultati dell’attività). E ricordo che in tale data l’ambasciatore Pretelt de la Vega era già stato accusato, tra le tante, di corruzione. Chi l’aveva invitato?

Ale,6

La censura è l’ultima a morire

Non vorrei essere banale ma c’è una cosa che ci accompagna in ogni nostro contatto con la comunicazione, ed è la censura. Siamo sempre e comunque tenuti all’oscuro di cose che neanche immaginiamo. I mezzi di comunicazione hanno preso le parti della politica, anche quei mezzi e quelle testate che ci potrebbero sembrare, per così dire, affidabili. Ad esempio in una situazione estrema come quella di una guerra si sono fatti molti passi indietro rispetto ad una volta. La forza della censura è così aumentata che le uniche immagini che i telegiornali ci mostrano della guerra nella Striscia di Gaza, sono immagini di colonne di fumo. Le telecamere e i giornalisti sono molto spesso a chilometri dai luoghi degli scontri e quelle poche volte che mostrano interviste sono svolte in ospedali. Con questo non voglio dire che i corrispondenti debbano per forza rischiare la vita ma allo stesso tempo credo che fare un’informazione completa bisogna entrare nella questione. Dopo la guerra del Vietnam, ogni guerra è stata pianificata anche dal punto di vista mediatico. Durante questa guerra (problematica fin che si vuole) i giornalisti hanno avuto per l’ultima volta una parte integrante e indipendente per raccontare ciò che accadeva. In quel caso la censura era un processo che avveniva dopo la raccolta delle notizie, non prima. In questi anni, non credo si debba parlare di censura a posteriori e neanche di autocensura, purtroppo temo che sia talmente alto il livello di controllo da chiamare la comunicazione “alla carta”, chi detiene il potere dice a chi lavora sul campo cosa riprendere o raccontare. Questo è l’unico motivo per cui non si sa niente dei 700 israeliani arrestati perché manifestavano contro l’attacco del loro paese; questo è il motivo perché non si sa niente dei 60 ragazzi arrestati in Grecia durante una manifestazione. Questo è il motivo perché non siamo venuti a sapere che un esponente di un partito israeliano vorrebbe un’altra Hiroshima ma a Gaza. Un caso estremo avvenne durante la prima Guerra del Golfo, quando l’esercito americano “liberava” i giornalisti in situazioni attentamente studiate. I giornalisti avevano aree delimitate nelle quali muoversi e poter raccogliere quel poco che lo stato maggiore gli concedeva. Da quel momento in poi è stata una lenta discesa verso l’oblio e l’ignoranza. Il pubblico sempre più alieno e estraneo al girare del mondo vive una vita con gli occhi fasciati e le orecchie tappate.

Elio

>La censura è l’ultima a morire

>

Non vorrei essere banale ma c’è una cosa che ci accompagna in ogni nostro contatto con la comunicazione, ed è la censura. Siamo sempre e comunque tenuti all’oscuro di cose che neanche immaginiamo. I mezzi di comunicazione hanno preso le parti della politica, anche quei mezzi e quelle testate che ci potrebbero sembrare, per così dire, affidabili. Ad esempio in una situazione estrema come quella di una guerra si sono fatti molti passi indietro rispetto ad una volta. La forza della censura è così aumentata che le uniche immagini che i telegiornali ci mostrano della guerra nella Striscia di Gaza, sono immagini di colonne di fumo. Le telecamere e i giornalisti sono molto spesso a chilometri dai luoghi degli scontri e quelle poche volte che mostrano interviste sono svolte in ospedali. Con questo non voglio dire che i corrispondenti debbano per forza rischiare la vita ma allo stesso tempo credo che fare un’informazione completa bisogna entrare nella questione. Dopo la guerra del Vietnam, ogni guerra è stata pianificata anche dal punto di vista mediatico. Durante questa guerra (problematica fin che si vuole) i giornalisti hanno avuto per l’ultima volta una parte integrante e indipendente per raccontare ciò che accadeva. In quel caso la censura era un processo che avveniva dopo la raccolta delle notizie, non prima. In questi anni, non credo si debba parlare di censura a posteriori e neanche di autocensura, purtroppo temo che sia talmente alto il livello di controllo da chiamare la comunicazione “alla carta”, chi detiene il potere dice a chi lavora sul campo cosa riprendere o raccontare. Questo è l’unico motivo per cui non si sa niente dei 700 israeliani arrestati perché manifestavano contro l’attacco del loro paese; questo è il motivo perché non si sa niente dei 60 ragazzi arrestati in Grecia durante una manifestazione. Questo è il motivo perché non siamo venuti a sapere che un esponente di un partito israeliano vorrebbe un’altra Hiroshima ma a Gaza. Un caso estremo avvenne durante la prima Guerra del Golfo, quando l’esercito americano “liberava” i giornalisti in situazioni attentamente studiate. I giornalisti avevano aree delimitate nelle quali muoversi e poter raccogliere quel poco che lo stato maggiore gli concedeva. Da quel momento in poi è stata una lenta discesa verso l’oblio e l’ignoranza. Il pubblico sempre più alieno e estraneo al girare del mondo vive una vita con gli occhi fasciati e le orecchie tappate.

Elio