>Fondi per la sicurezza scolastica?

>Dal Pd critiche sugli scarsi fondi destinati. Gasparri: “non è vero”

Mentre nel liceo Vivona DI Roma un infisso crolla, tra governo ed opposizione si alimenta il walzer delle false verità.
La deputata Pd Ghizzoni e la senatrice Bastico affermano da un lato che “non si possono tagliare le risorse destinate alla sicurezza degli edifici scolastici.” E ancora: “23 milioni di euro in meno in finanziaria sui 100 disponibili nel fondo statale destinato al patto per l’edilizia scolastica.”
D’altro canto è tuttavia il presidente dei senatori PDL, Maurizio Gasparri, a sostenere che “non è vero che il decreto Gelmini ha tagliato i fondi per gli istituti scolastici. Anzi, l’articolo 7 bis del decreto già convertito in legge consente corsie preferenziali per l’edilizia scolastica e la sicurezza degli istituti.”
Passo indietro. Il decreto Gelmini sulla scuola è stato approvato (trasformato in legge) il 29 ottobre scorso. L’articolo 7bis stabilisce che “al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici è destinato un importo non inferiore al 5% delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche”. Tuttavia, proseguendo, l’articolo termina sancendo che “gli interventi saranno attuati solo se non produrranno effetti peggiorativi sulla finanza pubblica.” La questione dunque si complica perché non è chiaro a quanto si aggirino le risorse del programma delle infrastrutture strategiche (60 miliardi nel 2008, con mancanti 113 miliardi per il piano decennale). E non è rassicurante notare come i lavori sull’edilizia scolastica vengano comunque sottoposti ai problemi di finanza pubblica. Parlando ogni giorno di Crisi infatti è temibile ragionare sul futuro. Per ora i rappresentanti italiani seguono a giocare al lancio dei dati. Fortuna?
Rughe

Lo scacciapensieri

L’Italia sta diventando sempre più un paese multietnico e così allora il Governo si è invento le “classi ponte”. Che cosa sono? In breve, prima dell’inizio dell’anno scolastico gli studenti stranieri vengono sottoposti ad un test per verificare il livello della lingua italiana. Se lo studente ha una minima infarinatura della nostra lingua e quindi è in grado di seguire le lezioni nessun problema, verrà inserito nelle classi come un qualsiasi altro suo coetaneo italiano. Nel caso contrario invece sarà inserito in una classe ponte, una aula di soli studenti stranieri create apposta per far apprendere loro meglio l’italiano. Ora l’idea di verificare il livello di italiano degli studenti stranieri è una buona cosa ma, quello di creare delle classi di soli stranieri direi proprio di no. Gli studi di linguistica hanno dimostrato che noi, in quanto appartenenti alla specie umana, possiamo apprendere in linea di principio qualsiasi lingua fino a 6 anni circa (età in cui si “chiude” l’organo della facoltà del linguaggio) posto che ci arrivino gli input, cioè essere immersi nella lingua parlata. Ciò significa che i bambini apprendono la lingua in tenera età parlando con i propri coetanei. Sarebbe più logico piuttosto inserire gli studenti stranieri nelle classi “normali” dove la lingua predominante sia l’italiano, non essendo sufficiente la sola insegnante, e fornire loro dei corsi extra scolastici di italiano.
Matte&Gina

>Lo scacciapensieri

>L’Italia sta diventando sempre più un paese multietnico e così allora il Governo si è invento le “classi ponte”. Che cosa sono? In breve, prima dell’inizio dell’anno scolastico gli studenti stranieri vengono sottoposti ad un test per verificare il livello della lingua italiana. Se lo studente ha una minima infarinatura della nostra lingua e quindi è in grado di seguire le lezioni nessun problema, verrà inserito nelle classi come un qualsiasi altro suo coetaneo italiano. Nel caso contrario invece sarà inserito in una classe ponte, una aula di soli studenti stranieri create apposta per far apprendere loro meglio l’italiano. Ora l’idea di verificare il livello di italiano degli studenti stranieri è una buona cosa ma, quello di creare delle classi di soli stranieri direi proprio di no. Gli studi di linguistica hanno dimostrato che noi, in quanto appartenenti alla specie umana, possiamo apprendere in linea di principio qualsiasi lingua fino a 6 anni circa (età in cui si “chiude” l’organo della facoltà del linguaggio) posto che ci arrivino gli input, cioè essere immersi nella lingua parlata. Ciò significa che i bambini apprendono la lingua in tenera età parlando con i propri coetanei. Sarebbe più logico piuttosto inserire gli studenti stranieri nelle classi “normali” dove la lingua predominante sia l’italiano, non essendo sufficiente la sola insegnante, e fornire loro dei corsi extra scolastici di italiano.
Matte&Gina

The Economist: riforma contro il baronato

Legambiente: il 24% degli edifici studenteschi privi di manutenzione

Mentre Legambiente scrive un rapporto sullo stato (precario) degli edifici scolastici italiani, il The Economist sposta il problema dell’Istruzione dai tagli ai baroni.
E’ datato 13 novembre l’articolo del settimanale londinese interessato alla questione studentesca in Italia. In esso si analizza la necessità di una riforma del
sistema universitario, “settore tra i peggio
amministrati, meno redditizi e corrotti”. A questo si aggiunge un’ulteriore critica alla mediocrità dell’Università (non ci sono atenei italiani nella graduatoria dei 100 migliori della Times Higher Education) ed alle lauree triennali, considerate non sufficienti per la formazione al lavoro.
I dati relativi ai finanziamenti statali, alla precarietà finanziaria di alcuni atenei italiani ed alla vasta problematica del nepotismo nell’assegnazione di posti (salari) traggono origine da accadimenti reali. The Economist riporta fatti. Da una prospettiva ulteriore (rapporto ‘Ecosistema scuola 2008’ di Legambiente) si
mettono tuttavia in luce anche altre urgenze. Sono circa 10 mila gli edifici scolastici italiani (24% del totale) a necessitare interventi di manutenzione. Nove milioni sono invece i cittadini che nelle strutture scolastiche operano.
A fronte dell’accostamento di queste due particolari problematiche si nota come sia forte il rischio di cadere in riduzioni nell’analisi panorama dell’Istruzione
italiana.
La mafiosità di talune procedure d’assunzione è un problema fondamentale del nostro paese. Tuttavia è anche fondamentale che gli edifici in cui si vuole condurre questa lotta alla mafia nell’Istruzione non cedano.
Continuando a parlare di riforma.
Rughe

>The Economist: riforma contro il baronato

>Legambiente: il 24% degli edifici studenteschi privi di manutenzione

Mentre Legambiente scrive un rapporto sullo stato (precario) degli edifici scolastici italiani, il The Economist sposta il problema dell’Istruzione dai tagli ai baroni.
E’ datato 13 novembre l’articolo del settimanale londinese interessato alla questione studentesca in Italia. In esso si analizza la necessità di una riforma del
sistema universitario, “settore tra i peggio
amministrati, meno redditizi e corrotti”. A questo si aggiunge un’ulteriore critica alla mediocrità dell’Università (non ci sono atenei italiani nella graduatoria dei 100 migliori della Times Higher Education) ed alle lauree triennali, considerate non sufficienti per la formazione al lavoro.
I dati relativi ai finanziamenti statali, alla precarietà finanziaria di alcuni atenei italiani ed alla vasta problematica del nepotismo nell’assegnazione di posti (salari) traggono origine da accadimenti reali. The Economist riporta fatti. Da una prospettiva ulteriore (rapporto ‘Ecosistema scuola 2008’ di Legambiente) si
mettono tuttavia in luce anche altre urgenze. Sono circa 10 mila gli edifici scolastici italiani (24% del totale) a necessitare interventi di manutenzione. Nove milioni sono invece i cittadini che nelle strutture scolastiche operano.
A fronte dell’accostamento di queste due particolari problematiche si nota come sia forte il rischio di cadere in riduzioni nell’analisi panorama dell’Istruzione
italiana.
La mafiosità di talune procedure d’assunzione è un problema fondamentale del nostro paese. Tuttavia è anche fondamentale che gli edifici in cui si vuole condurre questa lotta alla mafia nell’Istruzione non cedano.
Continuando a parlare di riforma.
Rughe

>Job&Orienta: Gelmini assente già da ieri

>Per un convegno istituzionale senza “Istituzione”

Oggi avrà inizio alle 9 di mattina la XVIII edizione di Job&Orienta (rassegna di servizi e progetti per la formazione ed il lavoro). Previsto dalle 10 alle 12 (Auditorium Verdi), il convegno „Istruzione: la riforma continua“ a cura del ministero dell’Istruzione. Nel salotto istituzionale di Verona Fiere sarà il giornalista del Sole34ore, Giovanni Santambrogio, a coordinare gli iterventi di Gianfelice Rocca (Confindustria), Francesco Scrima (CISL) ed Elena Donazzan (assessore regionale all’Istruzione). Il curatore sarà invece asente. Il ministro Gelmini infatti non parteciperà al convegno di oggi. La comunicazione dell’assenza
della Gelmini non è stata tuttavia diffusa.
Questo fatto priva l’incontro dell’interlocutore che avrebbe dovuto trattarlo con maggior spazio (proprio in quanto curatore).
Questa assenza prolunga una discreta serie di mancati momenti di informazione, necessari per la comprensione del progetto finanziario Università.
Dall’allontanamento dei giornalisti a Sanremo all’assenza di oggi a Job&Orienta è proprio la spiegazione a venire meno.
Tuttavia, nel momento in cui questa spiegazione non è così richiesta, questi comportamenti si legittimano nel disinteresse.

Rughe

Job&Orienta: Gelmini assente già da ieri

Per un convegno istituzionale senza “Istituzione”

Oggi avrà inizio alle 9 di mattina la XVIII edizione di Job&Orienta (rassegna di servizi e progetti per la formazione ed il lavoro). Previsto dalle 10 alle 12 (Auditorium Verdi), il convegno „Istruzione: la riforma continua“ a cura del ministero dell’Istruzione. Nel salotto istituzionale di Verona Fiere sarà il giornalista del Sole34ore, Giovanni Santambrogio, a coordinare gli iterventi di Gianfelice Rocca (Confindustria), Francesco Scrima (CISL) ed Elena Donazzan (assessore regionale all’Istruzione). Il curatore sarà invece asente. Il ministro Gelmini infatti non parteciperà al convegno di oggi. La comunicazione dell’assenza
della Gelmini non è stata tuttavia diffusa.
Questo fatto priva l’incontro dell’interlocutore che avrebbe dovuto trattarlo con maggior spazio (proprio in quanto curatore).
Questa assenza prolunga una discreta serie di mancati momenti di informazione, necessari per la comprensione del progetto finanziario Università.
Dall’allontanamento dei giornalisti a Sanremo all’assenza di oggi a Job&Orienta è proprio la spiegazione a venire meno.
Tuttavia, nel momento in cui questa spiegazione non è così richiesta, questi comportamenti si legittimano nel disinteresse.

Rughe

>Lo scacciapensieri

>Non c’è limite al peggio…una volta pensavo fosse solo un modo di dire. Il 14 novembre si è chiuso il processo per i fatti del G8 di Genova dopo un’attesa durata 7 anni. Ed è finita male.
Lo stesso giorno della manifestazione nazionale per il no alla legge 133.
Legge creata dallo stesso governo di allora, nel 2001.
Lo stesso che aveva creato quel clima da guerriglia urbana mentre si attendeva a Genova l’arrivo dei no global. Lo stesso, ma comunque per tre volte al potere.
Tra le grida “vergogna!” nell’aula di tribunale dopo la lettura della sentenza, un ragazzo inglese (credo si tratti di Gwyn Readger, venuto da Londra per supportare Mark, anche lui picchiato alla Diaz) dichiara ai microfoni dei giornalisti che gli dispiace per noi Italiani perchè “Non c’è giustizia qui”.
Assolti tutti i vertici di allora, che nel frattempo hanno fatto carriera, perchè “il fatto non sussiste”.
Gli assolti sono Francesco Grattieri, capo dell’anti-terrorismo, Giovanni Luperi, capo dell’Aise (ex Sisde), Gilberto Caldarozzi, capo dello Sco (servizio centrale operativo), Spartaco Mortola, dalla Digos di Genova ai tempi e ora vicequestore di Torino. Condannati solo gli esecutori materiali dei pestaggi.
Per la polizia significa uscirne pulita, per tutti gli altri significa lasciarla impunita.
Ste