Non c’è limite al peggio…una volta pensavo fosse solo un modo di dire. Il 14 novembre si è chiuso il processo per i fatti del G8 di Genova dopo un’attesa durata 7 anni. Ed è finita male.
Lo stesso giorno della manifestazione nazionale per il no alla legge 133.
Legge creata dallo stesso governo di allora, nel 2001.
Lo stesso che aveva creato quel clima da guerriglia urbana mentre si attendeva a Genova l’arrivo dei no global. Lo stesso, ma comunque per tre volte al potere.
Tra le grida “vergogna!” nell’aula di tribunale dopo la lettura della sentenza, un ragazzo inglese (credo si tratti di Gwyn Readger, venuto da Londra per supportare Mark, anche lui picchiato alla Diaz) dichiara ai microfoni dei giornalisti che gli dispiace per noi Italiani perchè “Non c’è giustizia qui”.
Assolti tutti i vertici di allora, che nel frattempo hanno fatto carriera, perchè “il fatto non sussiste”.
Gli assolti sono Francesco Grattieri, capo dell’anti-terrorismo, Giovanni Luperi, capo dell’Aise (ex Sisde), Gilberto Caldarozzi, capo dello Sco (servizio centrale operativo), Spartaco Mortola, dalla Digos di Genova ai tempi e ora vicequestore di Torino. Condannati solo gli esecutori materiali dei pestaggi.
Per la polizia significa uscirne pulita, per tutti gli altri significa lasciarla impunita.
Ste
>Tasse universitarie fuori controllo
>20%: il mitico limite di legge per cui le tasse universitarie non possono superare questa percentuale rispetto all’importo del finanziamento ordinario annuale dello Stato (DPR 306/97, art. 5, co. 1). Un limite che va a tutelare gli studenti da aumenti indiscriminati: una tutela del diritto allo studio.
Secondo l’allegato del Sole 24 ore sulla scuola, Come cambia la scuola – domande e risposte, nel 2007 il rapporto tra tasse universitarie e fondo statale all’Università di Verona è del 22,3%, quindi superiore al limite. Non è nemmeno l’unica: Torino, Padova, Venezia, Milano e altre fanno altrettanto e pure peggio.
Ora, la famigerata legge 133 prevede all’articolo 16 che le università pubbliche possono trasformarsi in fondazioni di diritto privato (e visti i tagli la possibilità diventa una necessità). Il comma 7 dello stesso articolo prevede anche che le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici.
Quindi, contando che secondo il Sole 24 ore a Verona il limite di legge del 20% già è stato sforato, se l’università diventasse fondazione di diritto privato con regolamenti in deroga alle norme degli enti pubblici: quanto diavolo possono aumentare le tasse universitarie? Senza contare che già quest’anno, rispetto allo scorso, le tasse sono già aumentate di diverse centinaia di euro nonostante l’Università di Verona, sempre secondo i dati dell’allegato del Sole, nella classifica delle università italiane con le tasse più alte è addirittura nona su cinquantasette.
misaki
Tasse universitarie fuori controllo
20%: il mitico limite di legge per cui le tasse universitarie non possono superare questa percentuale rispetto all’importo del finanziamento ordinario annuale dello Stato (DPR 306/97, art. 5, co. 1). Un limite che va a tutelare gli studenti da aumenti indiscriminati: una tutela del diritto allo studio.
Secondo l’allegato del Sole 24 ore sulla scuola, Come cambia la scuola – domande e risposte, nel 2007 il rapporto tra tasse universitarie e fondo statale all’Università di Verona è del 22,3%, quindi superiore al limite. Non è nemmeno l’unica: Torino, Padova, Venezia, Milano e altre fanno altrettanto e pure peggio.
Ora, la famigerata legge 133 prevede all’articolo 16 che le università pubbliche possono trasformarsi in fondazioni di diritto privato (e visti i tagli la possibilità diventa una necessità). Il comma 7 dello stesso articolo prevede anche che le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici.
Quindi, contando che secondo il Sole 24 ore a Verona il limite di legge del 20% già è stato sforato, se l’università diventasse fondazione di diritto privato con regolamenti in deroga alle norme degli enti pubblici: quanto diavolo possono aumentare le tasse universitarie? Senza contare che già quest’anno, rispetto allo scorso, le tasse sono già aumentate di diverse centinaia di euro nonostante l’Università di Verona, sempre secondo i dati dell’allegato del Sole, nella classifica delle università italiane con le tasse più alte è addirittura nona su cinquantasette.
misaki
>Il Governo annuncia: 80 mld contro la crisi
>Sarà di 80 miliardi di euro il piano anti-crisi del governo italiano. Tale provvedimento destina tali fondi a imprese, famiglie, infrastrutture e liquidità delle banche. La decisione arriva a termine del G20 di Washington, quando il premier Berlusconi, dall’ambasciata italiana, definisce alcuni punti del progetto economico.
“Non siamo in ritardo” afferma il primo ministro, “abbiamo anticipato la finanziaria a luglio e, grazie alla scelta di farla durare tre anni, abbiamo anticipato i rischi.” “Precedendo i tempi”, la manovra finanziaria (con la quale si è deciso dei tagli all’Università), si afferma in queste parole come un successo di tempismo. Questo mentre nelle piazze gli studenti contestano, tra gli altri, proprio i tempi con cui la finanziaria è stata decisa. Il contrasto è ampio.
Dal ministro dell’Economia Tremonti arriva inoltre un ulteriore presa di posizione. Il governo “non ha nessuna intenzione di aumentare il debito pubblico”. C’è tuttavia una complicazione (tra le altre), e riguarda Alitalia.
Il commissario straordinario della compagnia aerea, Augusto Fantozzi, ha infatti sottolineato il rischio che i 2,3 miliardi di debito dell’impresa, possano in parte essere accollati ai contribuenti. Tutto ciò accadrebbe nel momento in cui nei negoziati con Cai, non uscissero le risorse necessarie alla copertura del debito. Per ogni verifica concreta delle possibilità di pagamento di questo debito specifico rimane solo l’attesa. Ciò che si può invece sostenere è che permane nelle questioni economiche nazionali (dato che anche l’Istruzione è inscritta ad oggi nell’economia) una velata scarsa chiarezza.
Rughe
Il Governo annuncia: 80 mld contro la crisi
Sarà di 80 miliardi di euro il piano anti-crisi del governo italiano. Tale provvedimento destina tali fondi a imprese, famiglie, infrastrutture e liquidità delle banche. La decisione arriva a termine del G20 di Washington, quando il premier Berlusconi, dall’ambasciata italiana, definisce alcuni punti del progetto economico.
“Non siamo in ritardo” afferma il primo ministro, “abbiamo anticipato la finanziaria a luglio e, grazie alla scelta di farla durare tre anni, abbiamo anticipato i rischi.” “Precedendo i tempi”, la manovra finanziaria (con la quale si è deciso dei tagli all’Università), si afferma in queste parole come un successo di tempismo. Questo mentre nelle piazze gli studenti contestano, tra gli altri, proprio i tempi con cui la finanziaria è stata decisa. Il contrasto è ampio.
Dal ministro dell’Economia Tremonti arriva inoltre un ulteriore presa di posizione. Il governo “non ha nessuna intenzione di aumentare il debito pubblico”. C’è tuttavia una complicazione (tra le altre), e riguarda Alitalia.
Il commissario straordinario della compagnia aerea, Augusto Fantozzi, ha infatti sottolineato il rischio che i 2,3 miliardi di debito dell’impresa, possano in parte essere accollati ai contribuenti. Tutto ciò accadrebbe nel momento in cui nei negoziati con Cai, non uscissero le risorse necessarie alla copertura del debito. Per ogni verifica concreta delle possibilità di pagamento di questo debito specifico rimane solo l’attesa. Ciò che si può invece sostenere è che permane nelle questioni economiche nazionali (dato che anche l’Istruzione è inscritta ad oggi nell’economia) una velata scarsa chiarezza.
Rughe
>GIURISPRUDENZA IN PROSA
>Parte 2 – La fondazione di diritto
“Le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato.” (Art16.1, L.n.133/08). La fondazione è una stabile organizzazione costituita per destinare un patrimonio al perseguimento di uno scopo determinato dal fondatore. Negli ultimi anni questo istituto è stato rivalutato nell’ambito del processo di privatizzazione delle imprese pubbliche e degli enti pubblici economici. Il caso più noto è quello delle fondazioni bancarie (vedi attuale crisi finanziaria). In ambito universitario la possibilità di creare fondazioni è già prevista dal D.p.r. 24 maggio 2001, numero 254 (presidenza Ciampi). La fondazione, che non ha fini di lucro, deve perseguire l’interesse generale (caritatevole, assistenziale o culturale). Il patrimonio deve essere adeguato alla misura dello scopo che si intende realizzare. E’ vietata ogni ripartizione degli utili. Può accadere che le fondazioni il cui scopo sia divenuto impossibile, di scarsa utilità o il cui patrimonio sia insufficiente, si estinguano. Rimangono ambigui molti aspetti della attuale possibilità di trasformazione delle Università in fondazioni: Nulla si dice del personale docente e ricercatore, per il quale si potrebbero aprire gli scenari più differenziati.
Vivi
GIURISPRUDENZA IN PROSA
Parte 2 – La fondazione di diritto
“Le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato.” (Art16.1, L.n.133/08). La fondazione è una stabile organizzazione costituita per destinare un patrimonio al perseguimento di uno scopo determinato dal fondatore. Negli ultimi anni questo istituto è stato rivalutato nell’ambito del processo di privatizzazione delle imprese pubbliche e degli enti pubblici economici. Il caso più noto è quello delle fondazioni bancarie (vedi attuale crisi finanziaria). In ambito universitario la possibilità di creare fondazioni è già prevista dal D.p.r. 24 maggio 2001, numero 254 (presidenza Ciampi). La fondazione, che non ha fini di lucro, deve perseguire l’interesse generale (caritatevole, assistenziale o culturale). Il patrimonio deve essere adeguato alla misura dello scopo che si intende realizzare. E’ vietata ogni ripartizione degli utili. Può accadere che le fondazioni il cui scopo sia divenuto impossibile, di scarsa utilità o il cui patrimonio sia insufficiente, si estinguano. Rimangono ambigui molti aspetti della attuale possibilità di trasformazione delle Università in fondazioni: Nulla si dice del personale docente e ricercatore, per il quale si potrebbero aprire gli scenari più differenziati.
Vivi
>Sacconi.« Non è possibile che minoranze paralizzino il nostro sistema»
>Il ministro commenta lo sciopero Alitalia. Nulla di nuovo, sempre pochi sono.
Il ministro del Welfare Sacconi solleva la questione legale nei fatti dello sciopero Alitalia (terminato ieri alle 18).Questo non prima di sottolineare la natura di «minoranza» della componente che ha rallentato il servizio di trasporto aereo dagli aeroporti italiani. «Ora c’è un problema di rispetto delle regole, delle leggi. – afferma il ministro – E’ necessaria una legge che regolamenti gli scioperi.» Queste parole si uniscono alle dichiarazioni governative delle scorse settimane, quando ad essere «minoranza» erano gli studenti delle università italiane. Si ripete un lessico politico basato sul calcolo della quantità, piuttosto che sul contenuto comunicativo dei movimenti che rallentano le loro funzioni.
La legge 133 ed il nuovo decreto sull’Università (votato giovedì scorso) sono parti di un progetto più ampio: quello economico. La “riforma” dell’Istruzione infatti è una voce della Finanziaria Tremonti, disegnata in estate. A tal proposito è proprio il ministro delle Finanze a sottolineare come si stanno (in ambito ministeriale) «studiando interventi che riducano nei limiti del possibile lo stress, l’angoscia e le difficoltà che sono prodotte dalla crisi economica.» Ed ancora «Pensiamo sia possibile operare un provvedimento di sostegno all’economia, alle
famiglie e alle imprese che non altera i saldi di finanza pubblica». Nel momento in cui le università si preparano ai tagli del 2010 e 2011 e la scuola pubblica viene ridimensionata dalle direttive di riforma, sembra particolare che si parli anche di sostegno all’economia ed alle famiglie. Sembrerebbe che le questioni fossero scollegate ed in parte costituendo due interessi contrastanti. Sembrerebbe appunto che l’interesse dell’istruzione (ed i suoi costi) non tocchi effettivamente l’interesse delle famiglie. Aspettando verifiche concrete alle parole del ministro Tremonti, si aprono dubbi sulla possibilità che affermazioni come queste possano alimentare una comunicazione disinformante.
Rughe

