E tutti andarono a trans

I media impongono la moda o sono le persone ad imporre ai media un certo tipo di “prodotto”? O le due cose si alimentano reciprocamente? Da quando è scoppiato lo scandalo Marazzo in televisione, che sia un telegiornale, un programma di approfondimento o quant’altro, si vedono e si parla esclusivamente di trans. È come quando ascolti per la prima volta una canzone che ti piace, dopo non puoi far altro che ascoltarla e riascoltarla fino a quando l’attenzione scema pian piano o subentra un brano che ti colpisce ancora di più. Sembra che al momento oltre ai trans non ci sia più nulla al mondo di cui parlare, almeno in Italia. Tutti i programmi televisivi hanno come ospite fisso un trans, non importa che sia legato in modo diretto con il caso dell’ormai ex Governatore della regione Lazio, basta che abbia quel piccolo particolare genetico da rientrare nella categoria trans. Tutta questa
situazione mi fa venire in mente una puntata dei Simpson, a proposito auguri per i loro primi vent’anni e grazie Matt Groening, in cui Homer viene accusato di molestie sessuali da una baby­sitter e i media iniziano ad intervistare qualsiasi bambinaia che, pur non conoscendo il padre della famiglia Simpson, lo etichetta come un mostro.
Sembra quasi di assistere al messaggio dell’ultimo dell’anno del Presidente della Repubblica, trans a reti unificate! Dopo escort nel centro destra, trans nel centro sinistra, se tanto mi da tanto il prossimo sarà uno dell’UDC che va con i gay? Solo il tempo ce lo potrà dire ma, in ogni caso la televisione sarà pronta ad accappararsi il nuovo “fenomeno” del momento.

Matte

>Il vaccino dalle uova d’oro

>

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza. Comunicato n. 94/09 del 30 ottobre 2009, San Ponziano. Il vaccino dalle uovo d’oro, di Rita Pennarola.

Sorpresa: nei grandi ospedali per malattie infettive buona parte di medici in servizio non intende vaccinarsi contro il virus della Suina. Succede al Cotugno di Napoli. E non solo. Vediamo perchè.
Se, come dimostrano i numeri, i colossi del farmaco, dall’alto del loro mezzo biliardo di dollari e passa all’anno di fatturato, superano di gran lunga l’invincibile industria delle armi, non risulta poi così difficile capire perchè periodicamente, con cadenza ormai “regolare”, scoppia l’allarme mediatico sulle pandemie che, come altrettanti Armageddon, stanno arrivando a flagellare il pianeta, mietendo milioni di vittime e rendendo perciò’ più che mai invocato l’arrivo di specifici vaccini. Virus creati in laboratorio proprio per far nascere la necessità di contrastarli, mantenendo su livelli altissimi le corazzate quotate in Borsa? E, in ogni caso, quali conseguenze potranno avere sulla salute umana prodotti a base di virus, realizzati molto spesso sull’onda dell’emergenza, ma destinati alla profilassi di massa su scala mondiale (quest’anno da novembre in poi)? Quasi “naturale”, allora, che dopo gli allarmi globalizzati sul virus dell’antrace (2001) e sull’influenza aviaria (che nel 2005 vide l’allora ministro della Salute Francesco Storace lanciato all’acquisto di dosi da milioni di euro, poi di fatto mai utilizzate perchè nel frattempo il virus era “mutato”), oggi dovesse arrivare una ennesima “maledizione biblica”. Terrorizzante, per la maggior parte dell’umanità, ma, per qualcun altro, provvidenziale.

Sulla influenza A o ³suina² – quel virus H1N1 che sta tenendo col fiato sospeso buona parte dell’umanità, fra propaganda dei governi, complicità dei grandi media nelle mani degli stessi colossi farmaceutici, ma anche fra leggende metropolitane e falsi scoop – cominciano oggi a farsi strada le prime, rigorose ricostruzioni che, dati scientifici alla mano, lasciano filtrare le terribili verità alla base dell’allarme planetario. Perciò, nelle stesse ore in cui la Agenzia europea per il controllo sui farmaci da’ via libera ai primi due vaccini anti-pandemia, che saranno prodotti da Novartis e GlaxoSmithKline, arrivano impietosi dossier come quello di Luciano Gianazza, autore di numerosi libri che smascherano il dietro le quinte affaristico della medicina contemporanea. Il quale oggi parla di questi vaccini come delle nuove armi biologiche di distruzione di massa.

ACCHIAPPA LA SUINA

Dopo le prime avvisaglie della scorsa primavera, il clamore mediatico sulla suina esplode a giugno, quando la Organizzazione mondiale della sanità annuncia che la pandemia sarà di livello 6, vale a dire molto elevato, scatenando la corsa dei governi all’acquisto del vaccino. L’attività, nei laboratori, diventa da allora frenetica. Quali rischi comportano la fretta e la conseguente, possibile approssimazione? «Alle multinazionali del cartello Big Pharma (GlaxoSmithKline, Baxter, Novartis e altre) – punta l’indice Gianazza – è stato assicurato che non vi sarà contro di loro alcun ricorso per eventuali morti o gravi danni che questi vaccini possono causare». Ancor più esplicito il movente economico: «la Novartis – fa sapere Gianazza – ha raccolto ordinativi gia’ da trenta diversi Paesi. Solo dagli Usa riceverà 346 milioni di dollari per l’antigene e 348,8 milioni per un adiuvante. La Baxter ha ordini da cinque Paesi per 80 milioni di dosi, ma non ha ricevuto l’approvazione della Food and Drug Administration, quindi venderà al di fuori degli Stati Uniti. GlaxoSmithKline ha ricevuto 250 milioni per la fornitura agli Usa di numerosi “prodotti pandemici”. Il totale degli ordini nei soli Stati Uniti ammonta a 7 miliardi di dollari». Numerose le sostanze tossiche, a partire dai cosiddetti adiuvanti, senza i quali i vaccini non potrebbero essere conservati nè mantenuti in forma stabile. Fra questi Gianazza enumera ad esempio «il thimerosal, conservante 50 volte più tossico del mercurio, che può provocare a lungo termine disfunzioni del sistema immunitario, sensoriali, motorie, neurologiche, comportamentali». GlaxoSmithKline, che ha sede a Londra, come adiuvante per i suoi vaccini usa anche un composto contenente alluminio, il cui uso, in certe dosi, è causa accertata di disfunzione cognitiva. C’e’ poi la formaldeide: una nota sostanza cancerogena e tossica per l’apparato riproduttivo. «Nel 2007 – continua Gianazza – la California ha utilizzato più di 30.000 tonnellate di questa sostanza cancerogena come microbicida sulle più importanti coltivazioni sparse nel suo territorio». Altro ingrediente comune ai nuovi vaccini è lo squalene, noto come sostanza che può provocare l’artrite reumatoide. E i ricercatori oggi associano l’uso dello squalene alla cosiddetta “Sindrome della Guerra del Golfo” che ha colpito migliaia di soldati americani con danni irreparabili al sistema immunitario, compresi sclerosi multipla, fibromialgia e, appunto, l’artrite reumatoide. Passiamo al secondo produttore, la Baxter International con casa madre a Chicago e una sede anche in Italia. Non si conoscono ancora fino in fondo le sostanze presenti nel nuovo vaccino, ma può essere utile dare un’occhiata a quelle che si trovavano nel prodotto contro il virus H5N1 dell’influenza aviaria. «Le cellule in coltura – si legge nel dossier di Gianazza – sono prese dalla “scimmia verde africana”. I tessuti prelevati da questa specie di scimmie sono stati in passato responsabili della trasmissione di virus, tra cui l’HIV e la poliomielite. La Baxter ha posto una richiesta di brevetto sul processo che utilizza questo tipo di coltura cellulare per la produzione di quantità di virus infettivi, che vengono poi inattivati con formaldeide e luce ultravioletta». Passiamo al terzo colosso, l’elvetica Novartis International AG con sede a Basilea e una propaggine in Italia, a Torre Annunziata, ai margini del fiume Sarno, il corso d’acqua tristemente famoso per essere uno fra i più inquinati d’Europa. Ed è proprio dalla Novartis che l’Italia avrebbe acquistato le sue dosi di vaccino anti-suina. Al pari della Baxter, la corazzata elvetica sta utilizzando una linea cellulare di cui è proprietaria (analoga a quella della scimmia verde) per far crescere i ceppi del virus, invece delle uova di gallina, come si era sempre fatto finora. Ciò permette all’azienda di ridurre drasticamente il tempo necessario per iniziare la produzione del vaccino, che ha preso la denominazione ufficiale di “Focetria”. Anche qui non mancano additivi come la formaldeide e il bromuro dicetiltrimetilammonio, un disinfettante utilizzato per sterilizzare utensili.

PARTICELLE KILLER

Altro allarme è quello lanciato dall’economista e politologo William Engdahl, collaboratore di testate come Asia Times e autore di libri sulla globalizzazione. A metà settembre il gruppo indipendente internazionale Global Research pubblica un articolo in cui Engdahl rivela la presenza di nanoparticelle nei vaccini per l’influenza H1N1. «Ora è saltato fuori – si legge – che i vaccini approvati per essere utilizzati in Germania e nei paesi europei contengono delle nanoparticelle in una forma che e’ risultata attaccare cellule sane e che può essere mortale». Il sistema era stato messo a punto nel 2007 dai ricercatori dell’Ecole Polytechnique Fe’de’rale de Lausanne i quali, in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, avevano spiegato: «queste particelle sono cosi’ sottili che, una volta iniettate, nuotano nella matrice extracellulare della pelle e vanno di filato ai linfonodi. Entro pochi minuti raggiungono una concentrazione di cellule D migliaia di volte maggiore che nella pelle. La risposta immunitaria può essere quindi estremamente forte». «C’è un solo – obietta Engdahl – piccolo problema: i vaccini che contengono nanoparticelle possono essere mortali o, come minimo, causare danni irreparabili per la salute». Le particelle di nanodimensioni – viene spiegato – si fondono con le membrane del nostro corpo e, secondo studi recenti condotti in Cina ed in Giappone, vanno avanti a distruggere le cellule senza sosta. Una volta che hanno interagito con la struttura cellulare, non possono più essere rimosse. «Dopo lo scandalo dell’amianto – incalza Engdahl – è stato appurato che particelle di dimensione inferiore ad un milionesimo di metro, per la loro enorme forza attrattiva, penetrano in tutte le cellule distruggendo tutte quelle con le quali entrano in contatto. E le nanoparticelle sono ben più piccole delle fibre di amianto. Prove effettuate a Beijing dimostrano gli effetti mortali sull’uomo». L’European Respiratory Journal, autorevole periodico destinato a medici ed operatori sanitari, nel numero di agosto ha pubblicato un articolo intitolato “L’esposizione alle nanoparticelle è correlata con il versamento pleurico, la fibrosi polmonare ed il granuloma”. Si riporta quanto avvenuto nel 2008 a sette giovani donne ricoverate presso il Beijing Chaoyang Hospital. Di età fra i 18 ed i 47 anni, erano state esposte a nanoparticelle per un periodo dai 5 ai 13 mesi sul posto di lavoro. Analoghi i sintomi: dispnea, versamento pleurico, liquido nei polmoni, difficoltà respiratoria. Gli esami hanno confermato che le nanoparticelle avevano innescato nei polmoni infiammazioni e processi di fibrosi, con presenza di granulomi nella pleura. Il microscopio elettronico ha permesso di osservare che le nanoparticelle si erano collocate nel citoplasma e nel nucleo delle cellule epiteliali e mesoteliali dei polmoni. «Il fatto che l’Organizzazione mondiale per la sanità, l’European Medicines Evaluation Agency ed il German Robert Koch Institute permettano oggi che la popolazione venga iniettata con vaccini ampiamente non sperimentati contenenti nanoparticelle – è la drastica conclusione di William Engdahl – la dice lunga sul potere della lobby farmaceutica sulle politiche europee».

(Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=236 del 29.10.2009; segnalato da: http://www.comedonchisciotte.org; pubblicato anche su: http://www.selese.org/ )

Il vaccino dalle uova d’oro

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza. Comunicato n. 94/09 del 30 ottobre 2009, San Ponziano. Il vaccino dalle uovo d’oro, di Rita Pennarola.

Sorpresa: nei grandi ospedali per malattie infettive buona parte di medici in servizio non intende vaccinarsi contro il virus della Suina. Succede al Cotugno di Napoli. E non solo. Vediamo perchè.
Se, come dimostrano i numeri, i colossi del farmaco, dall’alto del loro mezzo biliardo di dollari e passa all’anno di fatturato, superano di gran lunga l’invincibile industria delle armi, non risulta poi così difficile capire perchè periodicamente, con cadenza ormai “regolare”, scoppia l’allarme mediatico sulle pandemie che, come altrettanti Armageddon, stanno arrivando a flagellare il pianeta, mietendo milioni di vittime e rendendo perciò’ più che mai invocato l’arrivo di specifici vaccini. Virus creati in laboratorio proprio per far nascere la necessità di contrastarli, mantenendo su livelli altissimi le corazzate quotate in Borsa? E, in ogni caso, quali conseguenze potranno avere sulla salute umana prodotti a base di virus, realizzati molto spesso sull’onda dell’emergenza, ma destinati alla profilassi di massa su scala mondiale (quest’anno da novembre in poi)? Quasi “naturale”, allora, che dopo gli allarmi globalizzati sul virus dell’antrace (2001) e sull’influenza aviaria (che nel 2005 vide l’allora ministro della Salute Francesco Storace lanciato all’acquisto di dosi da milioni di euro, poi di fatto mai utilizzate perchè nel frattempo il virus era “mutato”), oggi dovesse arrivare una ennesima “maledizione biblica”. Terrorizzante, per la maggior parte dell’umanità, ma, per qualcun altro, provvidenziale.

Sulla influenza A o ³suina² – quel virus H1N1 che sta tenendo col fiato sospeso buona parte dell’umanità, fra propaganda dei governi, complicità dei grandi media nelle mani degli stessi colossi farmaceutici, ma anche fra leggende metropolitane e falsi scoop – cominciano oggi a farsi strada le prime, rigorose ricostruzioni che, dati scientifici alla mano, lasciano filtrare le terribili verità alla base dell’allarme planetario. Perciò, nelle stesse ore in cui la Agenzia europea per il controllo sui farmaci da’ via libera ai primi due vaccini anti-pandemia, che saranno prodotti da Novartis e GlaxoSmithKline, arrivano impietosi dossier come quello di Luciano Gianazza, autore di numerosi libri che smascherano il dietro le quinte affaristico della medicina contemporanea. Il quale oggi parla di questi vaccini come delle nuove armi biologiche di distruzione di massa.

ACCHIAPPA LA SUINA

Dopo le prime avvisaglie della scorsa primavera, il clamore mediatico sulla suina esplode a giugno, quando la Organizzazione mondiale della sanità annuncia che la pandemia sarà di livello 6, vale a dire molto elevato, scatenando la corsa dei governi all’acquisto del vaccino. L’attività, nei laboratori, diventa da allora frenetica. Quali rischi comportano la fretta e la conseguente, possibile approssimazione? «Alle multinazionali del cartello Big Pharma (GlaxoSmithKline, Baxter, Novartis e altre) – punta l’indice Gianazza – è stato assicurato che non vi sarà contro di loro alcun ricorso per eventuali morti o gravi danni che questi vaccini possono causare». Ancor più esplicito il movente economico: «la Novartis – fa sapere Gianazza – ha raccolto ordinativi gia’ da trenta diversi Paesi. Solo dagli Usa riceverà 346 milioni di dollari per l’antigene e 348,8 milioni per un adiuvante. La Baxter ha ordini da cinque Paesi per 80 milioni di dosi, ma non ha ricevuto l’approvazione della Food and Drug Administration, quindi venderà al di fuori degli Stati Uniti. GlaxoSmithKline ha ricevuto 250 milioni per la fornitura agli Usa di numerosi “prodotti pandemici”. Il totale degli ordini nei soli Stati Uniti ammonta a 7 miliardi di dollari». Numerose le sostanze tossiche, a partire dai cosiddetti adiuvanti, senza i quali i vaccini non potrebbero essere conservati nè mantenuti in forma stabile. Fra questi Gianazza enumera ad esempio «il thimerosal, conservante 50 volte più tossico del mercurio, che può provocare a lungo termine disfunzioni del sistema immunitario, sensoriali, motorie, neurologiche, comportamentali». GlaxoSmithKline, che ha sede a Londra, come adiuvante per i suoi vaccini usa anche un composto contenente alluminio, il cui uso, in certe dosi, è causa accertata di disfunzione cognitiva. C’e’ poi la formaldeide: una nota sostanza cancerogena e tossica per l’apparato riproduttivo. «Nel 2007 – continua Gianazza – la California ha utilizzato più di 30.000 tonnellate di questa sostanza cancerogena come microbicida sulle più importanti coltivazioni sparse nel suo territorio». Altro ingrediente comune ai nuovi vaccini è lo squalene, noto come sostanza che può provocare l’artrite reumatoide. E i ricercatori oggi associano l’uso dello squalene alla cosiddetta “Sindrome della Guerra del Golfo” che ha colpito migliaia di soldati americani con danni irreparabili al sistema immunitario, compresi sclerosi multipla, fibromialgia e, appunto, l’artrite reumatoide. Passiamo al secondo produttore, la Baxter International con casa madre a Chicago e una sede anche in Italia. Non si conoscono ancora fino in fondo le sostanze presenti nel nuovo vaccino, ma può essere utile dare un’occhiata a quelle che si trovavano nel prodotto contro il virus H5N1 dell’influenza aviaria. «Le cellule in coltura – si legge nel dossier di Gianazza – sono prese dalla “scimmia verde africana”. I tessuti prelevati da questa specie di scimmie sono stati in passato responsabili della trasmissione di virus, tra cui l’HIV e la poliomielite. La Baxter ha posto una richiesta di brevetto sul processo che utilizza questo tipo di coltura cellulare per la produzione di quantità di virus infettivi, che vengono poi inattivati con formaldeide e luce ultravioletta». Passiamo al terzo colosso, l’elvetica Novartis International AG con sede a Basilea e una propaggine in Italia, a Torre Annunziata, ai margini del fiume Sarno, il corso d’acqua tristemente famoso per essere uno fra i più inquinati d’Europa. Ed è proprio dalla Novartis che l’Italia avrebbe acquistato le sue dosi di vaccino anti-suina. Al pari della Baxter, la corazzata elvetica sta utilizzando una linea cellulare di cui è proprietaria (analoga a quella della scimmia verde) per far crescere i ceppi del virus, invece delle uova di gallina, come si era sempre fatto finora. Ciò permette all’azienda di ridurre drasticamente il tempo necessario per iniziare la produzione del vaccino, che ha preso la denominazione ufficiale di “Focetria”. Anche qui non mancano additivi come la formaldeide e il bromuro dicetiltrimetilammonio, un disinfettante utilizzato per sterilizzare utensili.

PARTICELLE KILLER

Altro allarme è quello lanciato dall’economista e politologo William Engdahl, collaboratore di testate come Asia Times e autore di libri sulla globalizzazione. A metà settembre il gruppo indipendente internazionale Global Research pubblica un articolo in cui Engdahl rivela la presenza di nanoparticelle nei vaccini per l’influenza H1N1. «Ora è saltato fuori – si legge – che i vaccini approvati per essere utilizzati in Germania e nei paesi europei contengono delle nanoparticelle in una forma che e’ risultata attaccare cellule sane e che può essere mortale». Il sistema era stato messo a punto nel 2007 dai ricercatori dell’Ecole Polytechnique Fe’de’rale de Lausanne i quali, in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, avevano spiegato: «queste particelle sono cosi’ sottili che, una volta iniettate, nuotano nella matrice extracellulare della pelle e vanno di filato ai linfonodi. Entro pochi minuti raggiungono una concentrazione di cellule D migliaia di volte maggiore che nella pelle. La risposta immunitaria può essere quindi estremamente forte». «C’è un solo – obietta Engdahl – piccolo problema: i vaccini che contengono nanoparticelle possono essere mortali o, come minimo, causare danni irreparabili per la salute». Le particelle di nanodimensioni – viene spiegato – si fondono con le membrane del nostro corpo e, secondo studi recenti condotti in Cina ed in Giappone, vanno avanti a distruggere le cellule senza sosta. Una volta che hanno interagito con la struttura cellulare, non possono più essere rimosse. «Dopo lo scandalo dell’amianto – incalza Engdahl – è stato appurato che particelle di dimensione inferiore ad un milionesimo di metro, per la loro enorme forza attrattiva, penetrano in tutte le cellule distruggendo tutte quelle con le quali entrano in contatto. E le nanoparticelle sono ben più piccole delle fibre di amianto. Prove effettuate a Beijing dimostrano gli effetti mortali sull’uomo». L’European Respiratory Journal, autorevole periodico destinato a medici ed operatori sanitari, nel numero di agosto ha pubblicato un articolo intitolato “L’esposizione alle nanoparticelle è correlata con il versamento pleurico, la fibrosi polmonare ed il granuloma”. Si riporta quanto avvenuto nel 2008 a sette giovani donne ricoverate presso il Beijing Chaoyang Hospital. Di età fra i 18 ed i 47 anni, erano state esposte a nanoparticelle per un periodo dai 5 ai 13 mesi sul posto di lavoro. Analoghi i sintomi: dispnea, versamento pleurico, liquido nei polmoni, difficoltà respiratoria. Gli esami hanno confermato che le nanoparticelle avevano innescato nei polmoni infiammazioni e processi di fibrosi, con presenza di granulomi nella pleura. Il microscopio elettronico ha permesso di osservare che le nanoparticelle si erano collocate nel citoplasma e nel nucleo delle cellule epiteliali e mesoteliali dei polmoni. «Il fatto che l’Organizzazione mondiale per la sanità, l’European Medicines Evaluation Agency ed il German Robert Koch Institute permettano oggi che la popolazione venga iniettata con vaccini ampiamente non sperimentati contenenti nanoparticelle – è la drastica conclusione di William Engdahl – la dice lunga sul potere della lobby farmaceutica sulle politiche europee».

(Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=236 del 29.10.2009; segnalato da: http://www.comedonchisciotte.org; pubblicato anche su: http://www.selese.org/ )

>Vedo non velo

>Stato e chiese, due identità che dovrebbero viaggiare separate ma, le due strade finiscono sempre per incrociarsi, almeno nel nostro paese le cose vanno così.
Qualche settimana fa il Ministro delle Pari Oppurtunità Mara Carfagna era uscita con una dichiarazione passata un po’ in sordina ma, visti poi gli sviluppi e la tematica sempre d’attualità, mi sembrava giusto rispolverare la notizia.
La Carfagna ha sostenuto che si impegnerà affinchè le ragazze e le donne di religione musulmana non portino più il burqa e o il niqab nei luoghi pubblici e in modo particolare nelle scuole. Personalmente, fermandomi a queste poche righe, speravo che l’intento fosse rivolto ad una futura laicizzazione delle scuole. Mai così poche parole alimentarono così grandi speranze, speranze destinate a dissolversi qualche rigo più avanti. Infatti l’iniziativa proposta dalla Ministra, è rivolta alla non “sottomissione della donna” in quanto la Carfagna vede nel burqa e nel niqab un “ostacolo a una vera politica di integrazione”.
Era troppo ottimistica la mia idea di vedere in questa propsta della Carfagna di una laicizzazione dello Stato, a cominciare dalle scuole, sul modello francese. Ma la mia è una visione troppo utopistica, finchè ci sarà il Vaticano e il Papa sul suolo italiano non si potrà mai ottenere uno Stato laico. Con la sempre crescente ondata di immigrati in Italia ci sarà sempre un conflitto tra le persone di diversa religione. Il fatto poi che il Presidente della Camera Gianfranco Fini abbia proposto un’ora di religione musulmana nella scuole, se attuato, crea un precedente ingombrante. Questo provvedimento, “Dio” non voglia, potrebbe portare altre persone a chiedere la propria ora di religione con conseguente ricerca di personale specializzato nell’insegnamento della nuova materia. E i tagli previsti dalla riforma e l’insegnante prevalente?

matte

Vedo non velo

Stato e chiese, due identità che dovrebbero viaggiare separate ma, le due strade finiscono sempre per incrociarsi, almeno nel nostro paese le cose vanno così.
Qualche settimana fa il Ministro delle Pari Oppurtunità Mara Carfagna era uscita con una dichiarazione passata un po’ in sordina ma, visti poi gli sviluppi e la tematica sempre d’attualità, mi sembrava giusto rispolverare la notizia.
La Carfagna ha sostenuto che si impegnerà affinchè le ragazze e le donne di religione musulmana non portino più il burqa e o il niqab nei luoghi pubblici e in modo particolare nelle scuole. Personalmente, fermandomi a queste poche righe, speravo che l’intento fosse rivolto ad una futura laicizzazione delle scuole. Mai così poche parole alimentarono così grandi speranze, speranze destinate a dissolversi qualche rigo più avanti. Infatti l’iniziativa proposta dalla Ministra, è rivolta alla non “sottomissione della donna” in quanto la Carfagna vede nel burqa e nel niqab un “ostacolo a una vera politica di integrazione”.
Era troppo ottimistica la mia idea di vedere in questa propsta della Carfagna di una laicizzazione dello Stato, a cominciare dalle scuole, sul modello francese. Ma la mia è una visione troppo utopistica, finchè ci sarà il Vaticano e il Papa sul suolo italiano non si potrà mai ottenere uno Stato laico. Con la sempre crescente ondata di immigrati in Italia ci sarà sempre un conflitto tra le persone di diversa religione. Il fatto poi che il Presidente della Camera Gianfranco Fini abbia proposto un’ora di religione musulmana nella scuole, se attuato, crea un precedente ingombrante. Questo provvedimento, “Dio” non voglia, potrebbe portare altre persone a chiedere la propria ora di religione con conseguente ricerca di personale specializzato nell’insegnamento della nuova materia. E i tagli previsti dalla riforma e l’insegnante prevalente?

matte

>MIUR viola la costituzione

>Gelmini: «A breve nuovo taglio di capelli», Maroni: «Fremo»

Sul sito dell’ANIEF (Associazione Nazionale Insegnanti E Formatori) si legge: «Accolta l’ottemperanza voluta dall’ANIEF. Entro 30 giorni i ricorrenti – insegnanti e formatori precari – entrano a pettine secondo il proprio punteggio – e non in coda come il Ministro Mariastella Gelmini voleva. MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – condannato alle spese per elusione dell’ordinanza cautelare e violazione della Costituzione».
La legge non è altro che parola scritta, vuota, immobile, impotente. L’unica possibilità che essa ha di esercitare il potere non può che partire dalle labbra di un giudice. È ormai quasi banale dire che i tribunali sono luoghi di effettivo esercizio della legge. Da qui l’importanza, l’attenzione che dovrebbe avere ogni sentenza, in quanto costruzione, ristrutturazione e/o affermazione di democrazia – dietro la maschera di politici, uno stato è sempre retto dal sistema giuridico. Ora rileggiamo le ultime parole: «violazione della Costituzione». «Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca».

Sempre sul sito dell’ANIEF vien riportata anche una parte della sentenza: «Considerato che l’istanza per esecuzione di ordinanza cautelare appare fondata sotto il dedotto profilo dello sviamento di potere per elusione della misura cautelare accordata dalla Sezione con decisione cautelare n. 2573/2009;
Atteso infatti che, in applicazione dei principi costituzionali di effettività della tutela giurisdizionale affermati dagli artt. 24 e 113 della Costituzione, l’amministrazione scolastica era (ed è) tenuta a dare tempestiva e puntuale esecuzione alla precitata decisione cautelare, anche nella considerazione che il gravame interposto dall’amministrazione medesima su analoghe decisioni cautelari emesse dalla Sezione è stato disatteso dal giudice d’appello (cfr. ordd.ze CdS, VI, nn. 4769, 4736, 1525 e 1524 del 2009);
Considerato, alla stregua di quanto precede, che tutte le attività poste successivamente all’adozione della misura cautelare, in quanto poste in dichiarata violazione di quest’ultima, devono ritenersi tamquam non essent – come se non fosse stato;
Considerato che l’inesistenza di dette attività includono in primis la nota prot. n. A00 DGEPER.09/10171/B/2 del 7 luglio 2009 diretta agli Uffici Scolastici regionali e periferici, con la quale il MIUR sostanzialmente invita questi ultimi a non ottemperare al provvedimento giudiziale, e in secundis, in via mediata, le graduatorie predisposte dagli Uffici in base ai criteri elusivi rivenienti dall’anzidetta nota ministeriale;
Considerato che il comportamento processuale del Ministero resistente giustifica la condanna di quest’ultimo al pagamento delle spese di lite, limitatamente a questa fase dei giudizio, nella misura indicata in dispositivo».
E infine il TAR dispone i seguenti punti:

«a.- assegna il termine di gg. 30 (trenta), decorrente dalla comunicazione e/o notificazione della presente decisione, entro il quale l’amministrazione soccombente dovrà dare puntuale esecuzione all’ordinanza medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici periferici di disporre l’inserimento “a pettine” dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali di cui all’art. 1, art.11, del d.m. n. 42 dell’8 aprile 2009, inserendoli nella fascia d’appartenenza e con il punteggio acquisito e aggiornato nella graduatoria provinciale di attuale iscrizione;

b.- in caso di non ottemperanza alla esecuzione della presente ordinanza collegiale, nomina sin da ora un commissario ad actus nella persona del dr. Luciano Cannerozzi de Grazia, dirigente generale della Funzione Pubblica, il quale – decorso vanamente l’indicato termine di trenta giorni – provvederà in via sostituiva ad adempiere al dictum giudiziale secondo le modalità enunciate al precedente p. a.-, predisponendo in proposito apposita relazione sulle attività svolte in esecuzione dell’incarico, anche ai fini della liquidazione del compenso che gli verrà corrisposto e che graverà sul bilancio dell’amministrazione inadempiente;

c.- condanna quest’ultima al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese di questa fase cautelare, che vengono liquidate in complessive euro 5.000,00 (euro cinquemila/00) oltre IVA e CPA come per legge.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.»

Ma questo non è l’unico ricorso fatto dall’ANIEF; si attendono le udienze dei rimanenti, rallentati dalla calendarizzazione dettata dal TAR del Lazio. «Pertanto l’ANIEF continua con decisione l’organizzazione della Manifestazione del 20 ottobre a Roma, Largo Bernardino da Feltre, nei pressi del MIUR, (bus gratuiti per raggiungere la capitale) mentre dal 19 ottobre il D.L. salva-precari sarà discusso in aula insieme agli eventuali emendamenti del Governo e dei Deputati, prima della probabile questione di fiducia. Il destino di migliaia di precari si giocherà in quei pochi due/tre giorni. Il MIUR vorrebbe mettere un bavaglio ai giudici, ma dovrà ascoltare la voce della piazza». E sul fondo le parole forti dell’associazione: «La giustizia ancora vige nei tribunali, speriamo che il Parlamento non intervenga perché, altrimenti, dovrà intervenire il giudice delle leggi, la corte costituzionale per mettere la parola fine.»

Phlavio To. C.

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Niente paura: c’è la palestra della democrazia!

MIUR viola la costituzione

Gelmini: «A breve nuovo taglio di capelli», Maroni: «Fremo»

Sul sito dell’ANIEF (Associazione Nazionale Insegnanti E Formatori) si legge: «Accolta l’ottemperanza voluta dall’ANIEF. Entro 30 giorni i ricorrenti – insegnanti e formatori precari – entrano a pettine secondo il proprio punteggio – e non in coda come il Ministro Mariastella Gelmini voleva. MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – condannato alle spese per elusione dell’ordinanza cautelare e violazione della Costituzione».
La legge non è altro che parola scritta, vuota, immobile, impotente. L’unica possibilità che essa ha di esercitare il potere non può che partire dalle labbra di un giudice. È ormai quasi banale dire che i tribunali sono luoghi di effettivo esercizio della legge. Da qui l’importanza, l’attenzione che dovrebbe avere ogni sentenza, in quanto costruzione, ristrutturazione e/o affermazione di democrazia – dietro la maschera di politici, uno stato è sempre retto dal sistema giuridico. Ora rileggiamo le ultime parole: «violazione della Costituzione». «Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca».

Sempre sul sito dell’ANIEF vien riportata anche una parte della sentenza: «Considerato che l’istanza per esecuzione di ordinanza cautelare appare fondata sotto il dedotto profilo dello sviamento di potere per elusione della misura cautelare accordata dalla Sezione con decisione cautelare n. 2573/2009;
Atteso infatti che, in applicazione dei principi costituzionali di effettività della tutela giurisdizionale affermati dagli artt. 24 e 113 della Costituzione, l’amministrazione scolastica era (ed è) tenuta a dare tempestiva e puntuale esecuzione alla precitata decisione cautelare, anche nella considerazione che il gravame interposto dall’amministrazione medesima su analoghe decisioni cautelari emesse dalla Sezione è stato disatteso dal giudice d’appello (cfr. ordd.ze CdS, VI, nn. 4769, 4736, 1525 e 1524 del 2009);
Considerato, alla stregua di quanto precede, che tutte le attività poste successivamente all’adozione della misura cautelare, in quanto poste in dichiarata violazione di quest’ultima, devono ritenersi tamquam non essent – come se non fosse stato;
Considerato che l’inesistenza di dette attività includono in primis la nota prot. n. A00 DGEPER.09/10171/B/2 del 7 luglio 2009 diretta agli Uffici Scolastici regionali e periferici, con la quale il MIUR sostanzialmente invita questi ultimi a non ottemperare al provvedimento giudiziale, e in secundis, in via mediata, le graduatorie predisposte dagli Uffici in base ai criteri elusivi rivenienti dall’anzidetta nota ministeriale;
Considerato che il comportamento processuale del Ministero resistente giustifica la condanna di quest’ultimo al pagamento delle spese di lite, limitatamente a questa fase dei giudizio, nella misura indicata in dispositivo».
E infine il TAR dispone i seguenti punti:

«a.- assegna il termine di gg. 30 (trenta), decorrente dalla comunicazione e/o notificazione della presente decisione, entro il quale l’amministrazione soccombente dovrà dare puntuale esecuzione all’ordinanza medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici periferici di disporre l’inserimento “a pettine” dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali di cui all’art. 1, art.11, del d.m. n. 42 dell’8 aprile 2009, inserendoli nella fascia d’appartenenza e con il punteggio acquisito e aggiornato nella graduatoria provinciale di attuale iscrizione;

b.- in caso di non ottemperanza alla esecuzione della presente ordinanza collegiale, nomina sin da ora un commissario ad actus nella persona del dr. Luciano Cannerozzi de Grazia, dirigente generale della Funzione Pubblica, il quale – decorso vanamente l’indicato termine di trenta giorni – provvederà in via sostituiva ad adempiere al dictum giudiziale secondo le modalità enunciate al precedente p. a.-, predisponendo in proposito apposita relazione sulle attività svolte in esecuzione dell’incarico, anche ai fini della liquidazione del compenso che gli verrà corrisposto e che graverà sul bilancio dell’amministrazione inadempiente;

c.- condanna quest’ultima al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese di questa fase cautelare, che vengono liquidate in complessive euro 5.000,00 (euro cinquemila/00) oltre IVA e CPA come per legge.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.»

Ma questo non è l’unico ricorso fatto dall’ANIEF; si attendono le udienze dei rimanenti, rallentati dalla calendarizzazione dettata dal TAR del Lazio. «Pertanto l’ANIEF continua con decisione l’organizzazione della Manifestazione del 20 ottobre a Roma, Largo Bernardino da Feltre, nei pressi del MIUR, (bus gratuiti per raggiungere la capitale) mentre dal 19 ottobre il D.L. salva-precari sarà discusso in aula insieme agli eventuali emendamenti del Governo e dei Deputati, prima della probabile questione di fiducia. Il destino di migliaia di precari si giocherà in quei pochi due/tre giorni. Il MIUR vorrebbe mettere un bavaglio ai giudici, ma dovrà ascoltare la voce della piazza». E sul fondo le parole forti dell’associazione: «La giustizia ancora vige nei tribunali, speriamo che il Parlamento non intervenga perché, altrimenti, dovrà intervenire il giudice delle leggi, la corte costituzionale per mettere la parola fine.»

Phlavio To. C.

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Niente paura: c’è la palestra della democrazia!

>ERRATA CORRIGE

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Nell’articolo scritto una settimana fa su pagina/13 c’è una leggera imprecisione all’inizio quando si dice :

“(… )quegli insegnamenti che, al termine degli studi, mancano per l’abilitazione all’insegnamento”.

L’abilitazione all’insegnamento non si ottiene semplicemente includendo degli esami nel piano di studi, si ottiene o per concorso ordinario/ riservato o tramite abilitazione siss, soss 400 e soss 800. O almeno fino all’anno scorso era così. ora tutto questo è sospeso. c’è da dire anche che l’ultimo concorso a cattedre con funzione anche abilitante risale a dieci anni fa.
Nel frattempo è consigliabile, a chi vuole intraprendere una durissima e per niente ben retribuita professione, di inserire nel proprio piano di studi quegli insegnamenti che sono inclusi nelle tabelle del ministero della pubblica istruzione dove sono indicate le graduatorie corrispondenti alle varie discipline e gli esami obbligatori ad essi collegati.
C’è da dire che non si sa se queste tabelle resteranno così come sono ora oppure no. con la riforma di maristella le scuole superiori hanno subito una drastica diminuzione degli indirizzi e non è detto che all’impoverimento dell’offerta formativa non corrisponda anche ad una modifica delle competenze richieste ai futuri docenti.

iaia

ERRATA CORRIGE

Nell’articolo scritto una settimana fa su pagina/13 c’è una leggera imprecisione all’inizio quando si dice :

“(… )quegli insegnamenti che, al termine degli studi, mancano per l’abilitazione all’insegnamento”.

L’abilitazione all’insegnamento non si ottiene semplicemente includendo degli esami nel piano di studi, si ottiene o per concorso ordinario/ riservato o tramite abilitazione siss, soss 400 e soss 800. O almeno fino all’anno scorso era così. ora tutto questo è sospeso. c’è da dire anche che l’ultimo concorso a cattedre con funzione anche abilitante risale a dieci anni fa.
Nel frattempo è consigliabile, a chi vuole intraprendere una durissima e per niente ben retribuita professione, di inserire nel proprio piano di studi quegli insegnamenti che sono inclusi nelle tabelle del ministero della pubblica istruzione dove sono indicate le graduatorie corrispondenti alle varie discipline e gli esami obbligatori ad essi collegati.
C’è da dire che non si sa se queste tabelle resteranno così come sono ora oppure no. con la riforma di maristella le scuole superiori hanno subito una drastica diminuzione degli indirizzi e non è detto che all’impoverimento dell’offerta formativa non corrisponda anche ad una modifica delle competenze richieste ai futuri docenti.

iaia