>La cosa Berlusconi

>

di Josè Saramago
da El Pais

Non vedo quale altro nome potrei dargli. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orgie e comanda un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo vomito non riesce ad eliminarlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodere le vene e distruggere in cuore di una delle più ricche culture europee. I valori base della convivenza umana vengono calpestati tutti i giorni dalle zampe viscide della cosa Berlusconi che, fra i suoi tanti talenti, possiede l’abilità particolare di abusare delle parole, sconvolgendone l’intenzione e il senso, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito che salì al potere. Questa cosa l’ho chiamata delinquente e non me ne pento. Per ragioni di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente ha in italiano un significato negativo molto più forte di ogni altra lingua lingua europea. Per spiegare in forma chiara e inequivocabile ciò che penso della cosa Berlusconi utilizzo il termine nell’accezione che nella lingua di Dante gli viene attribuito, anche se è in dubbio che Dante l’abbia usato alcune volte. Delinquenza, nel mio portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, “atto di commettere reati, disobbedire alle leggi o ai modelli morali”. La definizione si addice alla cosa Berlusconi senza una grinza, senza una forzatura, fino al punto di assomigliare ad una seconda pelle coperta dai vestiti che si mette sopra. Da anni la cosa Berlusconi commette reati di variabile ma pur sempre dimostrata gravità. Ed il colmo è che in realtà non disobbedisce alle leggi, ma, peggio ancora, fabbrica leggi per la salvaguardia dei suoi interessi politici e privati, di politico, imprenditore e compagno di minorenni. Riguardo ai modelli morali, non vale la pena neanche parlarne, perchè non esiste in Italia e nel mondo persona che non sappia che la cosa Berlusconi è caduta nella più completa amoralità già da molto tempo. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinchè gli serva da modello, questo è il cammino verso la rovina alla quale si stanno trascinando i valori di libertà e dignità che impregnarono la musica di Verdi e l’azione politica di Garibaldi, quegli stessi valori che fecero dell’Italia del XIX secolo, durante la lotta per l’unificazione, una guida spirituale per l’Europa e gli europei. È questo quello che la cosa Berlusconi vuole buttare nella spazzatura della Storia. Gli italiani finiranno per permetterlo?

Traduzione dallo spagnolo: martina

>Xenofobia e autoritarismo

>Articolo di Società cultura e religione, pubblicato lunedì 25 maggio 2009 in Spagna.
(e tradotto da www.italiadallestero.info)

[El Periódico]

La riforma della legge sulla sicurezza, promossa dal Governo di Silvio Berlusconi e recentemente approvata dal Parlamento italiano, introduce una serie di misure che hanno sollevato diversi allarmismi costituzionali al punto che alcuni esperti giuristi hanno espresso la necessità di cercare “forme di resistenza costituzionale” per far fronte alle eventuali violazioni dei diritti fondamentali.

La legge non solo limita i diritti fondamentali degli immigrati che vivono e lavorano legalmente in Italia e criminalizza l’immigrato clandestino come delinquente (nasce il reato di “immigrazione e soggiorno clandestini”) ma legalizza le cosiddette “ronde cittadine” create per denunciare eventuali crimini, situazioni di disordine sociale o alterazioni dell’ordine pubblico e per denunciare gli autori di tali azioni, compreso, in special modo, chi è privo di documenti di soggiorno e tutti coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità sociale.

Questa misura autorizza il singolo cittadino ad equipararsi alle forze di polizia e legittima, in pratica, la pericolosa tendenza della gente comune a farsi giustizia da sola. Si tratta, dunque, di una legge che prevede un chiaro passo indietro in uno dei fondamenti dello Stato di diritto: quello del legittimo monopolio sull’uso della forza.

Misure legali di questo tipo mostrano una chiara tendenza xenofoba ed autoritaria nell’azione politica italiana che potrebbe avere conseguenze molto negative nel funzionamento democratico delle istituzioni politiche e andare anche oltre i suoi confini.

Sostanzialmente si sta verificando una strumentalizzazione delle emozioni dei cittadini. La paura, il razzismo, l’odio nei confronti del diverso e il disprezzo verso il debole e verso le minoranze vengono utilizzati come pretesto per cercare consensi e legittimità a politiche populiste che minacciano la struttura democratica delle società europee provocando una falsa divisione della cittadinanza su temi fondamentali che hanno a che fare con la dignità delle persone ed i loro diritti.

Provocano, così, una battaglia culturale il cui obiettivo è quello di creare un allarme sociale riversando sugli immigrati la responsabilità dei problemi economici e dell’insicurezza che vive la società italiana.

Alla luce di tutto questo, considerano necessario una sorta di potere illimitato ed incontrollato, un potere selvaggio, quasi fosse il riflesso della volontà popolare, un potere in cui l’aspetto ideologico e gli interessi economici personali si fondono in un sorta di scontro tra i poteri di fatto contro il potere politico.

Il riferimento al “benessere generale della popolazione” è usato come fonte di consenso per cercare l’approvazione dei cittadini. La questione è che le misure approvate in Italia potrebbero avere un effetto boomerang sui cittadini italiani e sul loro ”benessere generale” nel momento in cui tutte queste limitazioni e passi indietro nella difesa e nella garanzia dei diritti umani (in questo caso degli stranieri) e nella democrazia, potrebbero riversarsi su tutta la popolazione causando conflitti duri ed imprevisti.

Le misure contenute nella legge italiana potrebbero diffondersi ad altri paesi europei. Ciò rappresenterebbe una minaccia per gli ideali di libertà, uguaglianza e solidarietà dell’originario spirito europeista e per l’universalità dei diritti umani, riaffermando quella regressione nazionalista e mercantilistica che si è introdotta nel funzionamento di alcuni paesi dell’Unione Europea. Nei periodi di crisi le velleità populiste, così come quelle politiche ed economiche, emergono più facilmente e possono incontrare un certo seguito elettorale in una popolazione politicamente disillusa, sopraffatta ed economicamente risentita.

Come è possibile frenare queste tendenze? A questo proposito la sinistra e il pensiero progressista devono assumersi le proprie responsabilità. Non basta criticare concretamente i comportamenti xenofobi e razzisti che si verificano in alcuni paesi europei definendoli casi sporadici, né tantomeno serve definire estremisti i promotori di tali comportamenti o guardare dall’altra parte quando vengono approvate leggi che limitano i diritti umani.

È possibile che ci si trovi nel bel mezzo di una vera e propria emergenza costituzionale che richieda un rafforzamento delle istituzioni democratiche per evitare che esse vengano utilizzate o addirittura modificate da alcuni partiti o leader politici al servizio del potere economico e aziendale piuttosto che della cittadinanza.

Urge la necessità di facilitare l’esercizio del controllo costituzionale e rafforzare la legittimità dei poteri pubblici.

La sinistra dovrebbe divulgare un messaggio etico per recuperare quell’egemonia del potere politico che negli ultimi anni è stato privatizzato al servizio del potere economico e del potere ideologico. Il potere politico, in quanto potere regolatore, non può essere sottomesso al potere regolato attraverso reti clienterali e corrotte.

Fino a quando sarà così, la deriva populista, sia nell’ambito politico che in quello economico, troverà terreno fertile per la sua crescita. L’esempio paradigmatico è ciò che si è consolidato come “berlusconismo” in Italia e che dovrebbe rappresentare un chiaro monito per i naviganti ed anche per le istituzioni dell’Unione Europea.

Xenofobia e autoritarismo

Articolo di Società cultura e religione, pubblicato lunedì 25 maggio 2009 in Spagna.
(e tradotto da www.italiadallestero.info)

[El Periódico]

La riforma della legge sulla sicurezza, promossa dal Governo di Silvio Berlusconi e recentemente approvata dal Parlamento italiano, introduce una serie di misure che hanno sollevato diversi allarmismi costituzionali al punto che alcuni esperti giuristi hanno espresso la necessità di cercare “forme di resistenza costituzionale” per far fronte alle eventuali violazioni dei diritti fondamentali.

La legge non solo limita i diritti fondamentali degli immigrati che vivono e lavorano legalmente in Italia e criminalizza l’immigrato clandestino come delinquente (nasce il reato di “immigrazione e soggiorno clandestini”) ma legalizza le cosiddette “ronde cittadine” create per denunciare eventuali crimini, situazioni di disordine sociale o alterazioni dell’ordine pubblico e per denunciare gli autori di tali azioni, compreso, in special modo, chi è privo di documenti di soggiorno e tutti coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità sociale.

Questa misura autorizza il singolo cittadino ad equipararsi alle forze di polizia e legittima, in pratica, la pericolosa tendenza della gente comune a farsi giustizia da sola. Si tratta, dunque, di una legge che prevede un chiaro passo indietro in uno dei fondamenti dello Stato di diritto: quello del legittimo monopolio sull’uso della forza.

Misure legali di questo tipo mostrano una chiara tendenza xenofoba ed autoritaria nell’azione politica italiana che potrebbe avere conseguenze molto negative nel funzionamento democratico delle istituzioni politiche e andare anche oltre i suoi confini.

Sostanzialmente si sta verificando una strumentalizzazione delle emozioni dei cittadini. La paura, il razzismo, l’odio nei confronti del diverso e il disprezzo verso il debole e verso le minoranze vengono utilizzati come pretesto per cercare consensi e legittimità a politiche populiste che minacciano la struttura democratica delle società europee provocando una falsa divisione della cittadinanza su temi fondamentali che hanno a che fare con la dignità delle persone ed i loro diritti.

Provocano, così, una battaglia culturale il cui obiettivo è quello di creare un allarme sociale riversando sugli immigrati la responsabilità dei problemi economici e dell’insicurezza che vive la società italiana.

Alla luce di tutto questo, considerano necessario una sorta di potere illimitato ed incontrollato, un potere selvaggio, quasi fosse il riflesso della volontà popolare, un potere in cui l’aspetto ideologico e gli interessi economici personali si fondono in un sorta di scontro tra i poteri di fatto contro il potere politico.

Il riferimento al “benessere generale della popolazione” è usato come fonte di consenso per cercare l’approvazione dei cittadini. La questione è che le misure approvate in Italia potrebbero avere un effetto boomerang sui cittadini italiani e sul loro ”benessere generale” nel momento in cui tutte queste limitazioni e passi indietro nella difesa e nella garanzia dei diritti umani (in questo caso degli stranieri) e nella democrazia, potrebbero riversarsi su tutta la popolazione causando conflitti duri ed imprevisti.

Le misure contenute nella legge italiana potrebbero diffondersi ad altri paesi europei. Ciò rappresenterebbe una minaccia per gli ideali di libertà, uguaglianza e solidarietà dell’originario spirito europeista e per l’universalità dei diritti umani, riaffermando quella regressione nazionalista e mercantilistica che si è introdotta nel funzionamento di alcuni paesi dell’Unione Europea. Nei periodi di crisi le velleità populiste, così come quelle politiche ed economiche, emergono più facilmente e possono incontrare un certo seguito elettorale in una popolazione politicamente disillusa, sopraffatta ed economicamente risentita.

Come è possibile frenare queste tendenze? A questo proposito la sinistra e il pensiero progressista devono assumersi le proprie responsabilità. Non basta criticare concretamente i comportamenti xenofobi e razzisti che si verificano in alcuni paesi europei definendoli casi sporadici, né tantomeno serve definire estremisti i promotori di tali comportamenti o guardare dall’altra parte quando vengono approvate leggi che limitano i diritti umani.

È possibile che ci si trovi nel bel mezzo di una vera e propria emergenza costituzionale che richieda un rafforzamento delle istituzioni democratiche per evitare che esse vengano utilizzate o addirittura modificate da alcuni partiti o leader politici al servizio del potere economico e aziendale piuttosto che della cittadinanza.

Urge la necessità di facilitare l’esercizio del controllo costituzionale e rafforzare la legittimità dei poteri pubblici.

La sinistra dovrebbe divulgare un messaggio etico per recuperare quell’egemonia del potere politico che negli ultimi anni è stato privatizzato al servizio del potere economico e del potere ideologico. Il potere politico, in quanto potere regolatore, non può essere sottomesso al potere regolato attraverso reti clienterali e corrotte.

Fino a quando sarà così, la deriva populista, sia nell’ambito politico che in quello economico, troverà terreno fertile per la sua crescita. L’esempio paradigmatico è ciò che si è consolidato come “berlusconismo” in Italia e che dovrebbe rappresentare un chiaro monito per i naviganti ed anche per le istituzioni dell’Unione Europea.

>GHEDDAFI AMICO MIO

>Come la Libia accoglie i migranti che rimandiamo indietro

Il governo italiano e l’Unione europea già dal 2008 si sono pubblicamente dichiarate intenzionate a collaborare con la Libia per contrastare l’immigrazione clandestina.
E’ la Frontex, l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne, che si occupa pattugliare il tratto di mare tra Africa e Italia e dal 2008 il suo budget è stato raddoppiato: 70 milioni di euro (erano 34 milioni nel 2007).
Già nel 2003 la Libia ha ricevuto da Roma 100 gommoni, 6 fuoristrada, 3 pullman, 40 visori notturni, 50 macchine fotografiche subacquee, 500 mute da sub, 150 binocoli, 12.000 coperte, 6.000 materassi e cuscini, 50 navigatori satellitari, 1.000 tende da campo, 500 giubbotti da salvataggio e 1.000 sacchi per cadaveri (dal rapporto “Fuga da Tripoli” di Fortess Europe); il tutto prima che l’Europa togliesse l’embargo a Tripoli, che seguì l’anno dopo, l’11 ottobre 2004.
Inoltre la finanziaria 2005 destina 23 milioni di euro per il 2005 e 20 milioni per il 2006 per “assistenza finanziaria e tecnica in materia di flussi migratori e asilo, nonché per proseguire gli interventi intesi a realizzare nei paesi di accertata provenienza di flussi di immigrazione clandestina apposite strutture” e pagati dall’Italia erano i voli Air Libya Tibesti e Buraq Air usati per il rimpatrio di oltre 5000 migranti tra il 16 agosto 2003 e il dicembre 2004 (sempre dati Fortess Europe).
Non sorprende quindi la decisione presa il mese scorso dal governo Berlusconi di riportare le navi dei migranti intercettate in mare verso le coste libiche.
Le polemiche sollevate dall’Onu, dalle Organizzazioni umanitarie e anche dal Vaticano sono supportate da paure fondate per la sorte delle persone riportate a Tripoli, perché stringere rapporti con la Libia significa consegnare i migranti nelle mani delle autorità di uno Stato che non ha ratificato la Convenzione di Ginevra sui diritti umani.
E non lo ha fatto perché sul suo territorio ci sono state e ci sono tutt’oggi , documentati da testimonianze e da denunce di Ong, pesanti violenze e abusi ai danni dei migranti che arrivano da tutta l’Africa, specie dal Marocco, dall’Egitto e dall’Eritrea, che fanno tappa obbligata in Libia per partire dalle sue coste verso l’Europa.
Chi arriva clandestino in Libia è vessato dalla popolazione locale, minacciato e derubato dai pochi soldi che ancora possiede e chi non può pagare spesso ci rimette la vita; tutto nell’impunità generale e nell’indifferenza-assenso delle forze dell’ordine. Il clima razzista è forte, soprattutto verso chi è nero e cristiano.
A preoccupare i contrari ai respingimenti dei clandestini è principalmente il sistematico uso della forza e della tortura da parte della polizia libica. I migranti clandestini, una volta catturati, vengono o rimpatriati nel proprio paese di origine in aereo (anche se lo Stato in questione è in guerra o è pericoloso per i migranti fare ritorno in questo) o caricati su camion che li scaricano lungo la frontiera libica con il Niger, il Chad, il Sudan e l’Egitto, nel mezzo del deserto del Sahara. Qui la maggior parte muore di sete e di caldo.
Spesso però alla cattura segue un periodo di durata indefinita nelle carceri per migranti. Si pensa ce ne siano circa 20 in tutto il Paese. Di solito sono magazzini adattati a centri di detenzione, sovraffollati, dove sono scarsissime le condizioni igieniche e il cibo, e non viene data assistenza medica a chi si ammala (solitamente di scabbia, dermatiti o tubercolosi).
La noma sono gli stupri delle donne detenute da parte della polizia (molte rimangono in cinte) e i pestaggi verso i detenuti maschi, “senza ragione”, come raccontano i testimoni ex-prigionieri.
In dotazione della polizia ci sono dei particolare manganelli che danno la scossa elettrica, usati per sedare le sommosse in queste carceri, che gonfiano il viso e causano cecità temporanea.
Chi ha qualche soldo con sé riesce a comprarsi la libertà, gli altri rimangono in balia dei loro aguzzini.
Non si ha notizia di nessuno che sia stato interrogato al fine di risalire ai trafficanti di uomini che organizzano i viaggi.

Ste

Piccolo contributo alla lettura dell’articolo: servizio su Lampedusa

GHEDDAFI AMICO MIO

Come la Libia accoglie i migranti che rimandiamo indietro

Il governo italiano e l’Unione europea già dal 2008 si sono pubblicamente dichiarate intenzionate a collaborare con la Libia per contrastare l’immigrazione clandestina.
E’ la Frontex, l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne, che si occupa pattugliare il tratto di mare tra Africa e Italia e dal 2008 il suo budget è stato raddoppiato: 70 milioni di euro (erano 34 milioni nel 2007).
Già nel 2003 la Libia ha ricevuto da Roma 100 gommoni, 6 fuoristrada, 3 pullman, 40 visori notturni, 50 macchine fotografiche subacquee, 500 mute da sub, 150 binocoli, 12.000 coperte, 6.000 materassi e cuscini, 50 navigatori satellitari, 1.000 tende da campo, 500 giubbotti da salvataggio e 1.000 sacchi per cadaveri (dal rapporto “Fuga da Tripoli” di Fortess Europe); il tutto prima che l’Europa togliesse l’embargo a Tripoli, che seguì l’anno dopo, l’11 ottobre 2004.
Inoltre la finanziaria 2005 destina 23 milioni di euro per il 2005 e 20 milioni per il 2006 per “assistenza finanziaria e tecnica in materia di flussi migratori e asilo, nonché per proseguire gli interventi intesi a realizzare nei paesi di accertata provenienza di flussi di immigrazione clandestina apposite strutture” e pagati dall’Italia erano i voli Air Libya Tibesti e Buraq Air usati per il rimpatrio di oltre 5000 migranti tra il 16 agosto 2003 e il dicembre 2004 (sempre dati Fortess Europe).
Non sorprende quindi la decisione presa il mese scorso dal governo Berlusconi di riportare le navi dei migranti intercettate in mare verso le coste libiche.
Le polemiche sollevate dall’Onu, dalle Organizzazioni umanitarie e anche dal Vaticano sono supportate da paure fondate per la sorte delle persone riportate a Tripoli, perché stringere rapporti con la Libia significa consegnare i migranti nelle mani delle autorità di uno Stato che non ha ratificato la Convenzione di Ginevra sui diritti umani.
E non lo ha fatto perché sul suo territorio ci sono state e ci sono tutt’oggi , documentati da testimonianze e da denunce di Ong, pesanti violenze e abusi ai danni dei migranti che arrivano da tutta l’Africa, specie dal Marocco, dall’Egitto e dall’Eritrea, che fanno tappa obbligata in Libia per partire dalle sue coste verso l’Europa.
Chi arriva clandestino in Libia è vessato dalla popolazione locale, minacciato e derubato dai pochi soldi che ancora possiede e chi non può pagare spesso ci rimette la vita; tutto nell’impunità generale e nell’indifferenza-assenso delle forze dell’ordine. Il clima razzista è forte, soprattutto verso chi è nero e cristiano.
A preoccupare i contrari ai respingimenti dei clandestini è principalmente il sistematico uso della forza e della tortura da parte della polizia libica. I migranti clandestini, una volta catturati, vengono o rimpatriati nel proprio paese di origine in aereo (anche se lo Stato in questione è in guerra o è pericoloso per i migranti fare ritorno in questo) o caricati su camion che li scaricano lungo la frontiera libica con il Niger, il Chad, il Sudan e l’Egitto, nel mezzo del deserto del Sahara. Qui la maggior parte muore di sete e di caldo.
Spesso però alla cattura segue un periodo di durata indefinita nelle carceri per migranti. Si pensa ce ne siano circa 20 in tutto il Paese. Di solito sono magazzini adattati a centri di detenzione, sovraffollati, dove sono scarsissime le condizioni igieniche e il cibo, e non viene data assistenza medica a chi si ammala (solitamente di scabbia, dermatiti o tubercolosi).
La noma sono gli stupri delle donne detenute da parte della polizia (molte rimangono in cinte) e i pestaggi verso i detenuti maschi, “senza ragione”, come raccontano i testimoni ex-prigionieri.
In dotazione della polizia ci sono dei particolare manganelli che danno la scossa elettrica, usati per sedare le sommosse in queste carceri, che gonfiano il viso e causano cecità temporanea.
Chi ha qualche soldo con sé riesce a comprarsi la libertà, gli altri rimangono in balia dei loro aguzzini.
Non si ha notizia di nessuno che sia stato interrogato al fine di risalire ai trafficanti di uomini che organizzano i viaggi.

Ste

Piccolo contributo alla lettura dell’articolo: servizio su Lampedusa

Strutture di regime

Ci sono periodi storici particolarmente tetri. Periodi in cui la civiltà pare rinchiudersi su se stessa, nelle proprie più intime paure. Da queste paure – anzichè cercare di fuggire con l’educazione, la cultura, la socialità – viene controllata, ne subisce il profondo diabolico fascino e si fa trascinare in spirali violente di odio, razzismo, terrore del diverso. Nascosta sotto il nome di Sicurezza, la paura si insinua così nell’ordinarietà delle vite, ne condiziona i gesti e le abitudini. Presto la società si ritrova governata dal timore; coloro che, con intenti malevoli riescono a prendere il potere, possono giocare con le emozioni dei propri concittadini per spingerli ad apprezzare, appoggiare o quantomeno chiudere gli occhi davanti alle più bieche manovre, ai più tristi e soffocanti provvedimenti. Operando in nome del Popolo e della Sicurezza.

La nostra piccola Italia è oggi bloccata in uno di questi momenti. L’inisieme delle ordinanze e delle leggi varate da comuni, regioni, stato ne è la dimostrazione più evidente. Divieti di bivacco – ricordate i pic-nic al parco da bambini? o il pranzo al sacco durante le gite scolastiche? -, divieto di bere alcolici fuori dalle idionee attività commerciali – ricordate le serate al parco da adolescenti? -, coprifuoco nascosti, divieti di aggregazione e migliaia di altre piccole e apparentemente insignificanti ordinanze – se viste una a una senza uno sguardo globale.

Stiamo creando strutture di regime. Telecamere nei centri cittadini, zone costantemente controllate che tendono ad allargarsi come un tumore; decine di volanti impiegate nel controllo sistematico del territorio – e dunque dei suoi abitanti – che non vengono pertanto sfruttate per perseguire le lotte alla criminalità organizzata; leggi prese in nome della Sicurezza che prevedono processi abbreviati e condanne molto alte, leggi che rischiano di essere usate, sfruttando qualche cavillo, per sedare ogni tentativo di dissenso civile.

Strutture di regime. Non un vero e proprio tentativo di regime, per ora. Solo strutture. Il problema si porrà nel prossimo futuro: le strutture vengono installate con il benestare del popolo della paura, che così crede che potrà dormire serenamente, senza frastuono, sporcizia, lerciume. Dormire con decoro, pare il motto di questo popolo. Ma le strutture crescono, si moltiplicano, e sono utilizzabili da chiunque si trovi nella posizione politica per poterlo fare. Il problema si porrà quando un folle, più folle di queste piccole menti che ora ci governano, riuscirà a sfruttare l’ordinamento democratico per prendere il potere; questo folle avrà queste strutture in eredità dai governanti del popolo della paura; a quel punto sarà difficile tornare indietro.

Oggi, forse, c’è ancora la possibilità di infrangere questo fato a cui pare avviata la nostra piccola Italia. Oggi, forse, un movimento di cittadini può ancora invertire il processo, decostruire le strutture di regime, ricostruire la civiltà.

Riuscite ancora a ricordare quando correvate al parco, da bambini, inseguendo un pallone? quando suonavate la chitarra in cerchio, sorseggiando birra sotto le stelle? quando dopo il cinema andavate a mangiare il gelato, nel centro della vostra città, camminando per strade affollate anche di sera tardi?

Se sì, forse potete salvarvi.

Resho

>Strutture di regime

>Ci sono periodi storici particolarmente tetri. Periodi in cui la civiltà pare rinchiudersi su se stessa, nelle proprie più intime paure. Da queste paure – anzichè cercare di fuggire con l’educazione, la cultura, la socialità – viene controllata, ne subisce il profondo diabolico fascino e si fa trascinare in spirali violente di odio, razzismo, terrore del diverso. Nascosta sotto il nome di Sicurezza, la paura si insinua così nell’ordinarietà delle vite, ne condiziona i gesti e le abitudini. Presto la società si ritrova governata dal timore; coloro che, con intenti malevoli riescono a prendere il potere, possono giocare con le emozioni dei propri concittadini per spingerli ad apprezzare, appoggiare o quantomeno chiudere gli occhi davanti alle più bieche manovre, ai più tristi e soffocanti provvedimenti. Operando in nome del Popolo e della Sicurezza.

La nostra piccola Italia è oggi bloccata in uno di questi momenti. L’inisieme delle ordinanze e delle leggi varate da comuni, regioni, stato ne è la dimostrazione più evidente. Divieti di bivacco – ricordate i pic-nic al parco da bambini? o il pranzo al sacco durante le gite scolastiche? -, divieto di bere alcolici fuori dalle idionee attività commerciali – ricordate le serate al parco da adolescenti? -, coprifuoco nascosti, divieti di aggregazione e migliaia di altre piccole e apparentemente insignificanti ordinanze – se viste una a una senza uno sguardo globale.

Stiamo creando strutture di regime. Telecamere nei centri cittadini, zone costantemente controllate che tendono ad allargarsi come un tumore; decine di volanti impiegate nel controllo sistematico del territorio – e dunque dei suoi abitanti – che non vengono pertanto sfruttate per perseguire le lotte alla criminalità organizzata; leggi prese in nome della Sicurezza che prevedono processi abbreviati e condanne molto alte, leggi che rischiano di essere usate, sfruttando qualche cavillo, per sedare ogni tentativo di dissenso civile.

Strutture di regime. Non un vero e proprio tentativo di regime, per ora. Solo strutture. Il problema si porrà nel prossimo futuro: le strutture vengono installate con il benestare del popolo della paura, che così crede che potrà dormire serenamente, senza frastuono, sporcizia, lerciume. Dormire con decoro, pare il motto di questo popolo. Ma le strutture crescono, si moltiplicano, e sono utilizzabili da chiunque si trovi nella posizione politica per poterlo fare. Il problema si porrà quando un folle, più folle di queste piccole menti che ora ci governano, riuscirà a sfruttare l’ordinamento democratico per prendere il potere; questo folle avrà queste strutture in eredità dai governanti del popolo della paura; a quel punto sarà difficile tornare indietro.

Oggi, forse, c’è ancora la possibilità di infrangere questo fato a cui pare avviata la nostra piccola Italia. Oggi, forse, un movimento di cittadini può ancora invertire il processo, decostruire le strutture di regime, ricostruire la civiltà.

Riuscite ancora a ricordare quando correvate al parco, da bambini, inseguendo un pallone? quando suonavate la chitarra in cerchio, sorseggiando birra sotto le stelle? quando dopo il cinema andavate a mangiare il gelato, nel centro della vostra città, camminando per strade affollate anche di sera tardi?

Se sì, forse potete salvarvi.

Resho

G8 Capitolo primo: TORINO

Martedì scorso, a Torino, il G8 delle Università. Si è trattato di un incontro dei rettori di 19 paesi del mondo. Al termine dell’incontro vengono dichiarati 4 principi guida per il lavoro delle università. 1) nuovo modello di sviluppo socio-economico (uso efficiente risorse – sostenibilità). 2) proposta nuovi approcci allo sviluppo sostenibile (riconoscimento ruolo etica). 3) modello politica energetica (utilizzo fonti rinnovabili – tecniche risparmio energetico). 4) rinnovata consapevolezza dell’interdipendenza attività umane – ecosistema naturale.

«Non ci siamo barricati», commentano Francesco Profumo (rettore Politecnico Torino), Enrico Decleva (presidente CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università italiane) e Giovanni Puglisi (rappresentante UNESCO-Italia), «siamo sempre stati e rimaniamo aperti al dialogo con gli studenti.» E di seguito «In quello che è successo ieri e oggi c’è stato un difetto di comunicazione.»

Problemi di mezzo e non di contenuto. Non si tratta di diversità di intenti (rettori-studenti), ma di ricezione reciproca (comunicazione appunto). In questa parafrasi di disponibilità dell’amministrazione universitaria si è affetti tuttavia dell’eco dell’agire-Mazzucco (rettore dell’Università di Verona e membro CRUI). Problemi di mezzi. «Rettorato: rotta la serratura dell’aula 1.6», per evitare l’incremento di tensione tra gli studenti (9 gennaio 2009). Di cosa si tratta? «aperti al dialogo con gli studenti?» «difetto di comunicazione?»

C’è il muoversi dell’Onda a Torino. C’è il muoversi di una lama sulla ferrovia Napoli-Torino. C’è la scala appiccicosa delle identificazioni ordinate.

Primo gradino: ministro interni Maroni. «Un gruppo di violenti ha attaccato le forze di Polizia con premeditazione: non sono studenti o giovani in cerca di giustizia, sono violenti.»

Secondo gradino, capogruppo PDL alla camera, Cicchitto. «Segno che nella società italiana esiste ancora il brodo della cultura terroristica costituito da diverse realtà della sinistra radicale.»

Pianerottolo, ministro istruzione Gelmini. «Non erano studenti

Terzo gradino, segretario PD Franceschini. «Mi pare chiaro che a Torino c’erano gruppi di persone venute apposta per provocare

In questa scalata dell’attribuire identità all’Onda nelle strade torinesi di martedì scorso, manca tuttavia una accenno alle forze dell’ordine. Piccolo appunto. Spartaco Mortola, vicario del questore di Torino. Ex dirigente della digos di Genova, comparirà il 30 giugno davanti al gip Silvia Carpani con l’accusa (rito abbreviato) per avere «istigato l’ex questore di Genova Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza durante il processo per l’irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del 2001.» (sottoosservazione.wordpress.com – 13 maggio 2009).

All’ultimo passo dell’analisi su Torino, Sinistra e Libertà. Mercoledì infatti è apparso tra i post del sito sinistraliberta.it il commento di Gianni Favaro. «Il ritorno ad una nuova stagione di diritti e libertà per tutte e tutti può partire solo dall’affermazione in Italia di Sinistra e Libertà alle europee di giugno, e al successo nelle elezioni locali di tutte le liste “Sinistra” che si richiamano all’Associazione per la Sinistra e al nuovo soggetto politico che prenderà corpo nei prossimi mesi.» Mentre nell’abbondante coltre di fumogeni sulle strade, alcuni abitanti rispondono con acqua e limone per i manifestanti; qui si ritorna al discorso elettorale. Difetti di comunicazione?

Rughe

>G8 Capitolo primo: TORINO

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Martedì scorso, a Torino, il G8 delle Università. Si è trattato di un incontro dei rettori di 19 paesi del mondo. Al termine dell’incontro vengono dichiarati 4 principi guida per il lavoro delle università. 1) nuovo modello di sviluppo socio-economico (uso efficiente risorse – sostenibilità). 2) proposta nuovi approcci allo sviluppo sostenibile (riconoscimento ruolo etica). 3) modello politica energetica (utilizzo fonti rinnovabili – tecniche risparmio energetico). 4) rinnovata consapevolezza dell’interdipendenza attività umane – ecosistema naturale.

«Non ci siamo barricati», commentano Francesco Profumo (rettore Politecnico Torino), Enrico Decleva (presidente CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università italiane) e Giovanni Puglisi (rappresentante UNESCO-Italia), «siamo sempre stati e rimaniamo aperti al dialogo con gli studenti.» E di seguito «In quello che è successo ieri e oggi c’è stato un difetto di comunicazione.»

Problemi di mezzo e non di contenuto. Non si tratta di diversità di intenti (rettori-studenti), ma di ricezione reciproca (comunicazione appunto). In questa parafrasi di disponibilità dell’amministrazione universitaria si è affetti tuttavia dell’eco dell’agire-Mazzucco (rettore dell’Università di Verona e membro CRUI). Problemi di mezzi. «Rettorato: rotta la serratura dell’aula 1.6», per evitare l’incremento di tensione tra gli studenti (9 gennaio 2009). Di cosa si tratta? «aperti al dialogo con gli studenti?» «difetto di comunicazione?»

C’è il muoversi dell’Onda a Torino. C’è il muoversi di una lama sulla ferrovia Napoli-Torino. C’è la scala appiccicosa delle identificazioni ordinate.

Primo gradino: ministro interni Maroni. «Un gruppo di violenti ha attaccato le forze di Polizia con premeditazione: non sono studenti o giovani in cerca di giustizia, sono violenti.»

Secondo gradino, capogruppo PDL alla camera, Cicchitto. «Segno che nella società italiana esiste ancora il brodo della cultura terroristica costituito da diverse realtà della sinistra radicale.»

Pianerottolo, ministro istruzione Gelmini. «Non erano studenti

Terzo gradino, segretario PD Franceschini. «Mi pare chiaro che a Torino c’erano gruppi di persone venute apposta per provocare

In questa scalata dell’attribuire identità all’Onda nelle strade torinesi di martedì scorso, manca tuttavia una accenno alle forze dell’ordine. Piccolo appunto. Spartaco Mortola, vicario del questore di Torino. Ex dirigente della digos di Genova, comparirà il 30 giugno davanti al gip Silvia Carpani con l’accusa (rito abbreviato) per avere «istigato l’ex questore di Genova Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza durante il processo per l’irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del 2001.» (sottoosservazione.wordpress.com – 13 maggio 2009).

All’ultimo passo dell’analisi su Torino, Sinistra e Libertà. Mercoledì infatti è apparso tra i post del sito sinistraliberta.it il commento di Gianni Favaro. «Il ritorno ad una nuova stagione di diritti e libertà per tutte e tutti può partire solo dall’affermazione in Italia di Sinistra e Libertà alle europee di giugno, e al successo nelle elezioni locali di tutte le liste “Sinistra” che si richiamano all’Associazione per la Sinistra e al nuovo soggetto politico che prenderà corpo nei prossimi mesi.» Mentre nell’abbondante coltre di fumogeni sulle strade, alcuni abitanti rispondono con acqua e limone per i manifestanti; qui si ritorna al discorso elettorale. Difetti di comunicazione?

Rughe