>Le favole di Veronetta

>

Personaggio 2
Fëdor / Il guardiano dei ponti
Sono anni che i miei studi mi hanno portato ad abbandonare le mie lande desolate e innevate per trasferirmi a Verona. Sono anni che abito in Veronetta, forse troppi. Sono anni che vedo, osservo e continuo a scoprire i personaggi che bazzicano per questo “magico” quartiere. Sono anni che incontro il “doganiere” di Veronetta, anche soprannominato Dostoevskij. L’avrete visto senz’altro anche voi almeno una volta, difficilmente passa inosservato. Alto, magro, capelli lunghi castani, sempre legati a coda ed una lunga e folta barba che nasconde la sua bocca. Per quanto riguarda l’abbigliamento poi, come i personaggi dei cartoni animati, è sempre vestito uguale, polo rosa salmone e pantaloni beige. È talmente affezionato al suo abbigliamento, che anche nelle stagioni più fredde, nonostante abbia una giacca per coprirsi, è possibile notare la sua polo rosa salmone, fare capolino da sotto i suoi indumenti invernali. Il nostro Dostoevskij è un doganiere perchè è possibile trovarlo nel bel mezzo di ponte navi o ponte nuovo, fermo a scrutare le persone che lasciano la zona bene di Verona per entrare nella tanto bistrattata Veronetta. Vigile e attento osserva la persone che passano, senza proferire mai una parola, tant’è che fino a qualche mese fa mi era venuto addirittura il dubbio che fosse muto. In una giornata anonima di settembre i miei dubbi sono stati smentiti. Stavo entrando in Veronetta passando su ponte nuovo ed eccomi comparire davanti il nostro Fëdor, non era solo. Era con una donna con la quale stava intrattenendo una conversazione! Dopo anni che lo vedevo sempre silenzioso e solitario, per la prima volta l’ho visto e sentito parlare e la cosa più sconvolgente è che ha una voce giovanile! È proprio vero che la barba invecchia le persone, infatti credevo che avesse più di quarant’anni, mentre invece il suo timbro di voce si avvicinava di più a quella di un trentenne.
Abitanti di Veronetta dormite pure sogni tranquilli, a vigilare su di noi c’è sempre presente il nostro Fëdor Dostoevskij che controlla chi entra e chi esce dal quartiere.
Matte

Le favole di Veronetta

Personaggio 2
Fëdor / Il guardiano dei ponti
Sono anni che i miei studi mi hanno portato ad abbandonare le mie lande desolate e innevate per trasferirmi a Verona. Sono anni che abito in Veronetta, forse troppi. Sono anni che vedo, osservo e continuo a scoprire i personaggi che bazzicano per questo “magico” quartiere. Sono anni che incontro il “doganiere” di Veronetta, anche soprannominato Dostoevskij. L’avrete visto senz’altro anche voi almeno una volta, difficilmente passa inosservato. Alto, magro, capelli lunghi castani, sempre legati a coda ed una lunga e folta barba che nasconde la sua bocca. Per quanto riguarda l’abbigliamento poi, come i personaggi dei cartoni animati, è sempre vestito uguale, polo rosa salmone e pantaloni beige. È talmente affezionato al suo abbigliamento, che anche nelle stagioni più fredde, nonostante abbia una giacca per coprirsi, è possibile notare la sua polo rosa salmone, fare capolino da sotto i suoi indumenti invernali. Il nostro Dostoevskij è un doganiere perchè è possibile trovarlo nel bel mezzo di ponte navi o ponte nuovo, fermo a scrutare le persone che lasciano la zona bene di Verona per entrare nella tanto bistrattata Veronetta. Vigile e attento osserva la persone che passano, senza proferire mai una parola, tant’è che fino a qualche mese fa mi era venuto addirittura il dubbio che fosse muto. In una giornata anonima di settembre i miei dubbi sono stati smentiti. Stavo entrando in Veronetta passando su ponte nuovo ed eccomi comparire davanti il nostro Fëdor, non era solo. Era con una donna con la quale stava intrattenendo una conversazione! Dopo anni che lo vedevo sempre silenzioso e solitario, per la prima volta l’ho visto e sentito parlare e la cosa più sconvolgente è che ha una voce giovanile! È proprio vero che la barba invecchia le persone, infatti credevo che avesse più di quarant’anni, mentre invece il suo timbro di voce si avvicinava di più a quella di un trentenne.
Abitanti di Veronetta dormite pure sogni tranquilli, a vigilare su di noi c’è sempre presente il nostro Fëdor Dostoevskij che controlla chi entra e chi esce dal quartiere.
Matte

>Le Favole di Veronetta.

>Personaggio 1

Lo zingaro Sagezza

Sabato sera di fine settembre, me ne stavo accucciato ai Preti sorseggiando lentamente del mirto mentre la città invasa da truppe di famiglie per il festival del Tocatì emana il suo orrendo odore di marketing.
Chiuso nel cerchio magico tra i soliti 4 amici ascoltavo indolente i loro discorsi.
– Sono vent’anni che è uscito Nevermind. Lo sapevi?
– No.
Cazzo. Vent’anni.
– si.- dice un tizio bassino che si avvicina a noi.
– Avete dei soldi?- domanda.
Ci guardiamo l’uno con l’altro. Fingendo di non capire.
– mmm, ma che cazzo sto dicendo? Scusate…e che cazzo ci faccio qui? Avete una sigaretta?-
– ehm, no. – rispondo mentre aspiro una boccata dalla paina che ho tra le dita mentre il tizio tira fuori una sigaretta dalla tasca, come se nulla fosse.
Guardo gli altri per tastarne le impressioni ma non ne ho il tempo. Il tizio riprende:
– a me piace la pornografia. Guarda qua. –
Lì in cerchio, seguiamo con gli occhi la sua mano che estrae dalla tasca dei jeans un accendino.
Accesa la sua sigaretta, si piega lento verso il marmo del marciapiede e noi con lui, come in un balletto, ci mostra il piccolo ologramma che viene fuori da una lucetta posta sull’accendino.
Strizzo gli occhi. È un tondo, come le icone dei Santi, con un’immagine porno.
Ridacchiamo tra noi, guardandoci. Sorrisi d’approvazione tra maschi.
– eh. Già. Ragazzi. Tu cosa studi?- domanda guardando A.
– filosofia.-
– aaah, guarda mi dispiace che perdi 5 anni all’università a studiare filosofia. Lasciali stare quelli, Aristotele o …Leopardi. Pippe. Solo pippe. La vera filosofia è qui-
sentenzia mostrandoci nuovamente l’immagine, indicando con l’indice la vagina della donna:
– è tutto qui, tutto chiuso qui dentro.-
Si. Il centro del mondo, la grande casa, il principio ultimo.
Alzo le braccia al cielo guardando i miei compagni e i loro sorrisi larghi.
– SI!- esclamo anch’io.
Il tizio sembra non ascoltarmi però. Si guarda intorno, allungando il collo quasi.
tutte queste facce da italiani- dice – mi fanno schifo. Mio padre è uno zingaro. –
ci guarda negli occhi, lo zingaro, poi va via, con la sua sigaretta e il suo accendino magico.

Kafka’s colpa

Le Favole di Veronetta.

Personaggio 1

Lo zingaro Sagezza

Sabato sera di fine settembre, me ne stavo accucciato ai Preti sorseggiando lentamente del mirto mentre la città invasa da truppe di famiglie per il festival del Tocatì emana il suo orrendo odore di marketing.
Chiuso nel cerchio magico tra i soliti 4 amici ascoltavo indolente i loro discorsi.
– Sono vent’anni che è uscito Nevermind. Lo sapevi?
– No.
Cazzo. Vent’anni.
– si.- dice un tizio bassino che si avvicina a noi.
– Avete dei soldi?- domanda.
Ci guardiamo l’uno con l’altro. Fingendo di non capire.
– mmm, ma che cazzo sto dicendo? Scusate…e che cazzo ci faccio qui? Avete una sigaretta?-
– ehm, no. – rispondo mentre aspiro una boccata dalla paina che ho tra le dita mentre il tizio tira fuori una sigaretta dalla tasca, come se nulla fosse.
Guardo gli altri per tastarne le impressioni ma non ne ho il tempo. Il tizio riprende:
– a me piace la pornografia. Guarda qua. –
Lì in cerchio, seguiamo con gli occhi la sua mano che estrae dalla tasca dei jeans un accendino.
Accesa la sua sigaretta, si piega lento verso il marmo del marciapiede e noi con lui, come in un balletto, ci mostra il piccolo ologramma che viene fuori da una lucetta posta sull’accendino.
Strizzo gli occhi. È un tondo, come le icone dei Santi, con un’immagine porno.
Ridacchiamo tra noi, guardandoci. Sorrisi d’approvazione tra maschi.
– eh. Già. Ragazzi. Tu cosa studi?- domanda guardando A.
– filosofia.-
– aaah, guarda mi dispiace che perdi 5 anni all’università a studiare filosofia. Lasciali stare quelli, Aristotele o …Leopardi. Pippe. Solo pippe. La vera filosofia è qui-
sentenzia mostrandoci nuovamente l’immagine, indicando con l’indice la vagina della donna:
– è tutto qui, tutto chiuso qui dentro.-
Si. Il centro del mondo, la grande casa, il principio ultimo.
Alzo le braccia al cielo guardando i miei compagni e i loro sorrisi larghi.
– SI!- esclamo anch’io.
Il tizio sembra non ascoltarmi però. Si guarda intorno, allungando il collo quasi.
tutte queste facce da italiani- dice – mi fanno schifo. Mio padre è uno zingaro. –
ci guarda negli occhi, lo zingaro, poi va via, con la sua sigaretta e il suo accendino magico.

Kafka’s colpa