L’Italia sta diventando sempre più un paese multietnico e così allora il Governo si è invento le “classi ponte”. Che cosa sono? In breve, prima dell’inizio dell’anno scolastico gli studenti stranieri vengono sottoposti ad un test per verificare il livello della lingua italiana. Se lo studente ha una minima infarinatura della nostra lingua e quindi è in grado di seguire le lezioni nessun problema, verrà inserito nelle classi come un qualsiasi altro suo coetaneo italiano. Nel caso contrario invece sarà inserito in una classe ponte, una aula di soli studenti stranieri create apposta per far apprendere loro meglio l’italiano. Ora l’idea di verificare il livello di italiano degli studenti stranieri è una buona cosa ma, quello di creare delle classi di soli stranieri direi proprio di no. Gli studi di linguistica hanno dimostrato che noi, in quanto appartenenti alla specie umana, possiamo apprendere in linea di principio qualsiasi lingua fino a 6 anni circa (età in cui si “chiude” l’organo della facoltà del linguaggio) posto che ci arrivino gli input, cioè essere immersi nella lingua parlata. Ciò significa che i bambini apprendono la lingua in tenera età parlando con i propri coetanei. Sarebbe più logico piuttosto inserire gli studenti stranieri nelle classi “normali” dove la lingua predominante sia l’italiano, non essendo sufficiente la sola insegnante, e fornire loro dei corsi extra scolastici di italiano.
Matte&Gina
>VANEgiàMENTI
>Pensando al mio piccolo contributo per pagina 13 accendo il pc ad un ora troppo tarda della notte da permettere un’efficiente coordinamento pensiero-impulso-stimolo nervoso-mano-tastiera. Così erroneamente digito nobilitazione e non mobilitazione. Il mio dito si dirige verso canc ma poi mi fermo e guardo meglio la parola, si scompone, comunica e acquista significato. Da assoluta profana della lingua italiana mi permetto di giocare con le parole e creare collegamenti alquanto labili. Nobilitazione diventa così la sintesi perfetta del lavoro che stiamo svolgendo; una nobile azione nella misura in cui “il lavoro nobilita l’uomo”. Il lavoro come impegno e impiego del pensiero; come azione di informazione per raggiungere una maggiore consapevolezza. Pensare rende liberi. Poi guardo la quotidianità e concordo più con la versione riadattata “il lavoro debilita l’uomo” (M.K.) nell’ottica in cui il lavoro è mera produzione, catena forte che permette di allontanarsi (ma non troppo) dal paletto. Una zavorra che ci ricorda sempre quale mansione svolgiamo e troppo spesso ci fa dimenticare quale mente pensante siamo.
Elide
VANEgiàMENTI
Pensando al mio piccolo contributo per pagina 13 accendo il pc ad un ora troppo tarda della notte da permettere un’efficiente coordinamento pensiero-impulso-stimolo nervoso-mano-tastiera. Così erroneamente digito nobilitazione e non mobilitazione. Il mio dito si dirige verso canc ma poi mi fermo e guardo meglio la parola, si scompone, comunica e acquista significato. Da assoluta profana della lingua italiana mi permetto di giocare con le parole e creare collegamenti alquanto labili. Nobilitazione diventa così la sintesi perfetta del lavoro che stiamo svolgendo; una nobile azione nella misura in cui “il lavoro nobilita l’uomo”. Il lavoro come impegno e impiego del pensiero; come azione di informazione per raggiungere una maggiore consapevolezza. Pensare rende liberi. Poi guardo la quotidianità e concordo più con la versione riadattata “il lavoro debilita l’uomo” (M.K.) nell’ottica in cui il lavoro è mera produzione, catena forte che permette di allontanarsi (ma non troppo) dal paletto. Una zavorra che ci ricorda sempre quale mansione svolgiamo e troppo spesso ci fa dimenticare quale mente pensante siamo.
Elide
>Capitale Umano
>Centrale è il tema del capitale umano per “investire nella formazione delle risorse umane anche (corsivo mio) per ridare spinta allo sviluppo economico”.
Io mi chiamo Marco ma forse superato il battesimo del nome potrò anche io fieramente fare parte delle risorse umane funzionali – anche alla spinta economica.
Se non lo sarò – saremo – l’alternativa (affermata anche a Job&Orienta) è quella della disoccupazione. Tradotto: immondizia inutile. Un resto, uno scarto per lo sviluppo.
C’è un doppio spostamento dell’umano.
1) L’uomo che diviene risorsa, è un frammento del capitale (e quindi non è più nulla di dignitoso al di fuori del capitale stesso).
2) Questo dover essere economico dell’uomo (dover essere appunto capitale) è descritto da una narrazione che lo irride. “Investire nella formazione delle risorse umane anche per ridare spinta alla sviluppo economico”. L’uomo diviene economico; viene formato per divenire economicamente “virtuoso” (più conoscenze); non rimane nulla di umano al di fuori dell’economia; non rimane nulla di umano. A questo punto l’irrisione: questa de-umanizzazione dell’uomo serve anche per ridare spinta allo sviluppo economico. Anche? E ciò che con questo anche è sottinteso come presente altrove? Musica di funerale.
3) Oppure – possibilità sempre aperta: l’uomo è tale in quanto inserito nel circolo economico, moneta spendibile e scambiabile, materia grezza da trattare e lavorare, se vuole mantenersi, appunto uomo. Tutto ciò che non è economico, tutto ciò che è inutile, non sarà umano. Escluso da ogni dignità, povero di plusvalore, resta immondo.
Rughe molteplice
Capitale Umano
Centrale è il tema del capitale umano per “investire nella formazione delle risorse umane anche (corsivo mio) per ridare spinta allo sviluppo economico”.
Io mi chiamo Marco ma forse superato il battesimo del nome potrò anche io fieramente fare parte delle risorse umane funzionali – anche alla spinta economica.
Se non lo sarò – saremo – l’alternativa (affermata anche a Job&Orienta) è quella della disoccupazione. Tradotto: immondizia inutile. Un resto, uno scarto per lo sviluppo.
C’è un doppio spostamento dell’umano.
1) L’uomo che diviene risorsa, è un frammento del capitale (e quindi non è più nulla di dignitoso al di fuori del capitale stesso).
2) Questo dover essere economico dell’uomo (dover essere appunto capitale) è descritto da una narrazione che lo irride. “Investire nella formazione delle risorse umane anche per ridare spinta alla sviluppo economico”. L’uomo diviene economico; viene formato per divenire economicamente “virtuoso” (più conoscenze); non rimane nulla di umano al di fuori dell’economia; non rimane nulla di umano. A questo punto l’irrisione: questa de-umanizzazione dell’uomo serve anche per ridare spinta allo sviluppo economico. Anche? E ciò che con questo anche è sottinteso come presente altrove? Musica di funerale.
3) Oppure – possibilità sempre aperta: l’uomo è tale in quanto inserito nel circolo economico, moneta spendibile e scambiabile, materia grezza da trattare e lavorare, se vuole mantenersi, appunto uomo. Tutto ciò che non è economico, tutto ciò che è inutile, non sarà umano. Escluso da ogni dignità, povero di plusvalore, resta immondo.
Rughe molteplice

