>Una sana contestazione

>

Polo Zanotto dell’Università di Verona, lunedì 16.11, ore 17.30: Feltri e Tosi intervistati da Stefano Lorenzetto, del quale l’invito tace e ruolo e collocazione (è un giornalista, lavora nello stesso Giornale di cui Feltri è direttore!). Da lui, da questo giornalista ex di Arena, a cui dobbiamo il Nuovo veronese e Telenuovo, si ascolta l’illuminante analisi proemiale: i due intervistati, famosissimi fra tutti, per i modi ruvidi e diretti, hanno da tutti riconosciuto il carisma della normalità. Questo, che ai miei tempi si diceva ossimoro, e che ha dell’inquietante, per come è veridico, è tutto quanto sentiamo dire sul clima di rissa italica, a cui allude il titolo dell’incontro.
Ma insomma, vietato andare per sofismi! siamo come in famiglia: alla faccia del luogo ospitante, che, fino a prova contraria, è luogo di ricerca e di confronto, oltretutto pagato con i soldi degli studenti. Ma di studenti se ne vedono pochissimi. In compenso, l’aula si riempie dei popoli leghista e berlusconiano (persino un infante al collo della mamma, rampolla della famiglia di bottegari del centro storico), popoli convenuti per assistere, fra spassi e applausi, allo spottone elettorale in lode di un moribondo Berlusconi, a detta di Feltri, capo unico di un partito e di un paese privo di uomini alternativi e di pratiche di democrazia.
Eppure, l’organizzatore dell’Assimp (imprend. e professionisti associati) ci aveva assicurato che l’incontro era proteso alla ricerca del dialogo, essendo loro animati da zelo per un’Italia normale.
Risponde il Rettore, di cui la per la si erano dimenticati (ah, l’inconscio com’è furbo!), magnificando la riforma universitaria, con due argomenti ferrei: frutto di un accordo con la conferenza dei rettori (un organismo privato, ve lo ricordo!); riporta l’Italia al moderno, al così fan tutte (le università del mondo).
E‚ è da chiedersi quale università del mondo avrebbe ospitato un incontro elettorale di così basso profilo, monotono e monocorde: anzi, repellente e basta.
Di solito, i rettori di tutto il mondo, ai convegni scientifici organizzati dai docenti, un saluto e via. Invece il Magnifico Mazzucco rimane fino alle 19.07.
Evidentemente, c’era da imparare. Imparare da Feltri, che si dice puttane e non escort, via!. Che la magistratura è un partito (spassosa, nella sua indecenza, l’imitazione del magistrato meridionale e fannullone), che Berlusconi non può farsi processare, e tanto più perché prima, quando non era un politico esposto, la magistratura l’ha sempre lasciato in pace, e tanto più perché sta governando bene. I nemici? Fini e la sinistra, un tormentone che libera gli astanti dall’angoscia del pericolo incombente sul leader. Risate, applausi a ogni evocazione; ride in continuazione anche il Sindaco (lui, invece, si sta liberando dall’emozione: si, ripetutamente si dice emozionato dalla vicinanza di cotanto Feltri, e gli trema pure la voce). Il rettore era ben presente quando il Feltri ha detto che a lui e al suo giornale non risultano morti. Che morti? Quelli che si dice che non arrivano alla fine del mese. Se uno non arriva alla fine del mese, muore. O no?
E Cosentino? A parte che Cosentino dovrebbe finire sotto il tiro della magistratura, solo perché si propone come presidente di una regione come la Campania… Capisce al volo il popolo presente, e si lancia in una ovazione.
E Veronica? Veronica parla con Repubblica, invece che con il marito. Pertanto, Berlusconi (per la proprietà transitiva o transattiva?) è andato a letto con l’opposizione.
Evidentemente c’era da imparare. Anche Tosi ha dato a suo modo lezioni.
Tosi, eh lui invece sa tutto di tempi modi vita morte e nonmiracoli del penale e del civile. La sua condanna? ma per una raccolta di firme, via. E poi il popolo, la gente, lo ha premiato col voto, respingendo la condanna. Testualmente dice: “non è stata compresa” (la condanna). Lui, diversamente dai tribunali, fissa un appuntamento in due settimane, ai cittadini. E poi il Berlusconi, ponga la fiducia su certe cose, e vada avanti. E poi caldeggia la riforma della magistratura, che risponda a un soggetto terzo (di grazia a chi, visto che non vuoi né parlamento, né altri organismi politici?).
Vi risparmio tutto il resto. Ma sottolineo che a metà incontro, alla vista di studentesse e studenti sedutisi nel frattempo sugli scalini, il popolo a me intorno comincia con insulti e provocazioni, ben udibili da parte della Digos che li stazionava. Cerchiamo di resistere a molte provocazioni.
Quando gli studenti vanno, previo invito, a prendere parte al dibattito, e cominciano con le domande e aprono uno striscione, scoppia il finimondo. Sento un ragazzino, col giubbettino giusto e genitori al fianco, gridare “avanzo di galera”‚ all’indirizzo del Manu che non riesce a prendere la parola; lo redarguisco forte, sperando che la Digos, a quel punto presente in massa, mi senta. Lui rincara. Boati fischi minacce. I ragazzi le ragazze non riescono a parlare. E’ pieno di Digos, un carabiniere sparuto, lo staff di Tosi. Finisce che io ho paura per la nostra incolumità fisica, e prego tutti di restare uniti. Non vedo un collega (mi pareva che almeno uno ce ne fosse), un volto amico. Niente, solo urla, e la Digos che vuole i documenti, e non sa spiegare perché. Resistiamo, ci portino in questura, la polizia che viene in università e che impedisce agli studenti di fare domande! Prima il dileggio di un incontro che suona offesa al buon gusto e all’intelligenza, e poi la repressione, a noi che eravamo stati in silenzio e buoni. Alla fine, non poteva che esserci quella contestazione li, giusto quella che le ragazze e i ragazzi hanno fatto, con modi più che civili, ma incisivi.
Finisce alla grande. Tosi, a cui volevano fare le domande, si ferma e gioca al piacione, placa la Digos come fossero suoi cagnolini. Manu, e qui lo cito perché è stato coraggioso e lucido e generoso, gli ripropone, con una studentessa, le domande sulla mafia e Berlusconi. Risponde. Puntiglioso, documentato, spietato, ironico e autoironico, il Manu chiede dell’omicidio Tommasoli: è o no maturato quel delitto entro una humus propizia, la destrorsa violenta città di Verona, con cui il sindaco si è sentito in obbligo di sfilare? Tosi ripropone il suo ritornello sugli idioti solitari, e gli scappa di andare via. Fugge. Forse ha sentito che serpeggiava tra noi anche un’altra parola fatidica: Traforo.
Nessuno pretende più di riconoscerci o di portarci in questura. Ma Bolis, l’uomo dal profilo scolpito nella cirrosi (per caso beve, o lavora troppo? E Tosi, che cera ha, di nocciolato toblerone andato a male), ma Bolis torna indietro e ci stuzzica, in solitaria. Si sente dire il vero: che il sindaco non ha risposto alla domanda, se Nicola Tommasoli sia morto per mano di una città destra e violenta che lo ha per sindaco.
Bisogna ripartire da qui, da questo che hanno fatto le ragazze e i ragazzi di una università che un tempo segnalava per tempo i guasti del mondo intorno, e ora li ospita al suo interno, senza che nessuno fiati.
Lasciatemi dire che hanno fatto di meglio e di più, con un coraggio una rabbia una determinazione una lucidità che mi fanno pensare che non tutto sia perduto.
Per questo, con le lacrime agli occhi, gli dico un’altra volta grazie.
Un grazie anche al bidello, che si è sentito dentro fremere la nostra stessa indignazione.

Cristina Stevanoni

Una sana contestazione

Polo Zanotto dell’Università di Verona, lunedì 16.11, ore 17.30: Feltri e Tosi intervistati da Stefano Lorenzetto, del quale l’invito tace e ruolo e collocazione (è un giornalista, lavora nello stesso Giornale di cui Feltri è direttore!). Da lui, da questo giornalista ex di Arena, a cui dobbiamo il Nuovo veronese e Telenuovo, si ascolta l’illuminante analisi proemiale: i due intervistati, famosissimi fra tutti, per i modi ruvidi e diretti, hanno da tutti riconosciuto il carisma della normalità. Questo, che ai miei tempi si diceva ossimoro, e che ha dell’inquietante, per come è veridico, è tutto quanto sentiamo dire sul clima di rissa italica, a cui allude il titolo dell’incontro.
Ma insomma, vietato andare per sofismi! siamo come in famiglia: alla faccia del luogo ospitante, che, fino a prova contraria, è luogo di ricerca e di confronto, oltretutto pagato con i soldi degli studenti. Ma di studenti se ne vedono pochissimi. In compenso, l’aula si riempie dei popoli leghista e berlusconiano (persino un infante al collo della mamma, rampolla della famiglia di bottegari del centro storico), popoli convenuti per assistere, fra spassi e applausi, allo spottone elettorale in lode di un moribondo Berlusconi, a detta di Feltri, capo unico di un partito e di un paese privo di uomini alternativi e di pratiche di democrazia.
Eppure, l’organizzatore dell’Assimp (imprend. e professionisti associati) ci aveva assicurato che l’incontro era proteso alla ricerca del dialogo, essendo loro animati da zelo per un’Italia normale.
Risponde il Rettore, di cui la per la si erano dimenticati (ah, l’inconscio com’è furbo!), magnificando la riforma universitaria, con due argomenti ferrei: frutto di un accordo con la conferenza dei rettori (un organismo privato, ve lo ricordo!); riporta l’Italia al moderno, al così fan tutte (le università del mondo).
E‚ è da chiedersi quale università del mondo avrebbe ospitato un incontro elettorale di così basso profilo, monotono e monocorde: anzi, repellente e basta.
Di solito, i rettori di tutto il mondo, ai convegni scientifici organizzati dai docenti, un saluto e via. Invece il Magnifico Mazzucco rimane fino alle 19.07.
Evidentemente, c’era da imparare. Imparare da Feltri, che si dice puttane e non escort, via!. Che la magistratura è un partito (spassosa, nella sua indecenza, l’imitazione del magistrato meridionale e fannullone), che Berlusconi non può farsi processare, e tanto più perché prima, quando non era un politico esposto, la magistratura l’ha sempre lasciato in pace, e tanto più perché sta governando bene. I nemici? Fini e la sinistra, un tormentone che libera gli astanti dall’angoscia del pericolo incombente sul leader. Risate, applausi a ogni evocazione; ride in continuazione anche il Sindaco (lui, invece, si sta liberando dall’emozione: si, ripetutamente si dice emozionato dalla vicinanza di cotanto Feltri, e gli trema pure la voce). Il rettore era ben presente quando il Feltri ha detto che a lui e al suo giornale non risultano morti. Che morti? Quelli che si dice che non arrivano alla fine del mese. Se uno non arriva alla fine del mese, muore. O no?
E Cosentino? A parte che Cosentino dovrebbe finire sotto il tiro della magistratura, solo perché si propone come presidente di una regione come la Campania… Capisce al volo il popolo presente, e si lancia in una ovazione.
E Veronica? Veronica parla con Repubblica, invece che con il marito. Pertanto, Berlusconi (per la proprietà transitiva o transattiva?) è andato a letto con l’opposizione.
Evidentemente c’era da imparare. Anche Tosi ha dato a suo modo lezioni.
Tosi, eh lui invece sa tutto di tempi modi vita morte e nonmiracoli del penale e del civile. La sua condanna? ma per una raccolta di firme, via. E poi il popolo, la gente, lo ha premiato col voto, respingendo la condanna. Testualmente dice: “non è stata compresa” (la condanna). Lui, diversamente dai tribunali, fissa un appuntamento in due settimane, ai cittadini. E poi il Berlusconi, ponga la fiducia su certe cose, e vada avanti. E poi caldeggia la riforma della magistratura, che risponda a un soggetto terzo (di grazia a chi, visto che non vuoi né parlamento, né altri organismi politici?).
Vi risparmio tutto il resto. Ma sottolineo che a metà incontro, alla vista di studentesse e studenti sedutisi nel frattempo sugli scalini, il popolo a me intorno comincia con insulti e provocazioni, ben udibili da parte della Digos che li stazionava. Cerchiamo di resistere a molte provocazioni.
Quando gli studenti vanno, previo invito, a prendere parte al dibattito, e cominciano con le domande e aprono uno striscione, scoppia il finimondo. Sento un ragazzino, col giubbettino giusto e genitori al fianco, gridare “avanzo di galera”‚ all’indirizzo del Manu che non riesce a prendere la parola; lo redarguisco forte, sperando che la Digos, a quel punto presente in massa, mi senta. Lui rincara. Boati fischi minacce. I ragazzi le ragazze non riescono a parlare. E’ pieno di Digos, un carabiniere sparuto, lo staff di Tosi. Finisce che io ho paura per la nostra incolumità fisica, e prego tutti di restare uniti. Non vedo un collega (mi pareva che almeno uno ce ne fosse), un volto amico. Niente, solo urla, e la Digos che vuole i documenti, e non sa spiegare perché. Resistiamo, ci portino in questura, la polizia che viene in università e che impedisce agli studenti di fare domande! Prima il dileggio di un incontro che suona offesa al buon gusto e all’intelligenza, e poi la repressione, a noi che eravamo stati in silenzio e buoni. Alla fine, non poteva che esserci quella contestazione li, giusto quella che le ragazze e i ragazzi hanno fatto, con modi più che civili, ma incisivi.
Finisce alla grande. Tosi, a cui volevano fare le domande, si ferma e gioca al piacione, placa la Digos come fossero suoi cagnolini. Manu, e qui lo cito perché è stato coraggioso e lucido e generoso, gli ripropone, con una studentessa, le domande sulla mafia e Berlusconi. Risponde. Puntiglioso, documentato, spietato, ironico e autoironico, il Manu chiede dell’omicidio Tommasoli: è o no maturato quel delitto entro una humus propizia, la destrorsa violenta città di Verona, con cui il sindaco si è sentito in obbligo di sfilare? Tosi ripropone il suo ritornello sugli idioti solitari, e gli scappa di andare via. Fugge. Forse ha sentito che serpeggiava tra noi anche un’altra parola fatidica: Traforo.
Nessuno pretende più di riconoscerci o di portarci in questura. Ma Bolis, l’uomo dal profilo scolpito nella cirrosi (per caso beve, o lavora troppo? E Tosi, che cera ha, di nocciolato toblerone andato a male), ma Bolis torna indietro e ci stuzzica, in solitaria. Si sente dire il vero: che il sindaco non ha risposto alla domanda, se Nicola Tommasoli sia morto per mano di una città destra e violenta che lo ha per sindaco.
Bisogna ripartire da qui, da questo che hanno fatto le ragazze e i ragazzi di una università che un tempo segnalava per tempo i guasti del mondo intorno, e ora li ospita al suo interno, senza che nessuno fiati.
Lasciatemi dire che hanno fatto di meglio e di più, con un coraggio una rabbia una determinazione una lucidità che mi fanno pensare che non tutto sia perduto.
Per questo, con le lacrime agli occhi, gli dico un’altra volta grazie.
Un grazie anche al bidello, che si è sentito dentro fremere la nostra stessa indignazione.

Cristina Stevanoni

>Lo spettacolino imbarazzante

>

Per quanto sul sito web dell’Università di Verona non fosse stato pubblicato alcun comunicato e avviso, lunedì 16 novembre 2009, alle ore 17,30 nell’Aula Magna del Polo Zanotto, si è tenuta una conferenza dal titolo “Italia, rissa continua. Come se ne esce?”, incontro affidato alle voci di Vittorio Feltri, direttore de “Il Giornale”, Flavio Tosi, sindaco della Città di Verona e moderato da Stefano Lorenzetto. Organizzata dalla Associazione Imprenditori e Professionisti Veronesi (Ass.Im.P.) e patrocinata oltre che da Calzedonia dalla stessa Università, l’iniziativa è stata inspiegabilmente tenuta nell’ombra fino all’ultimo momento agli studenti e alle studentesse. L’Aula Magna è infatti gremita di signorotti in giacca e cravatta accompagnati dalle loro signore ingioiellate. Qua e là qualche studente, un po’ meno elegante.

L’incontro si apre con gli interventi del presidente dell’associazione organizzatrice, Galbusera e del Magnifico Rettore Mazzucco che dopo essersi vicendevolmente ringraziati colgono l’occasione per elogiare il disastroso disegno di legge del ministro Gelmini ed una riforma che, ci dicono, farà finalmente dell’Italia un “Paese normale”. Questa è solo la prima delle diverse occasioni in cui, durante la serata, verrà fatto riferimento ad una non ben definita idea di normalità. Si evince infatti fin dai primissimi interventi dei due ospiti che se l’Italia è perennemente in rissa, come il titolo della conferenza suggerisce, è perché la situazione, evidentemente, è anomala. In cosa consista l’anomalia lo chiarisce subito Feltri: l’antiberlusconismo.

L’incontro slitta immediatamente in una lunga apologia di Berlusconi, fossilizzandosi in un allucinante rimbalzo di dichiarazioni ed invettive adatte forse ad una sede di partito o a qualche bar, non certo ad un’Aula Magna. Argomento della discussione diventa la difficile situazione in cui una cospirazione di magistrati politicizzati, Presidente del Senato, Presidente della Repubblica, giornalisti analfabeti e fotografi daltonici ha premeditatamente fatto cadere Berlusconi.

Le argomentazioni di Feltri nulla hanno da invidiare alle prime pagine della testata di cui è direttore e di cui, è il caso di ricordarlo, è proprietaria la famiglia Berlusconi. Si parla di Fini e Napolitano? Feltri profetizza: «so che si sentono tutti i giorni. Credo che entro dicembre assisteremo ad un regolamento di conti». Si parla di Magistratura? Feltri, dopo aver sentenziato sulla radice comunista del suo operato, si improvvisa in un improbabile accento partenopeo per dipingere l’oziosità inefficiente di tutti quei magistrati che lui più di una volta ha incrociato nei corridoi dei tribunali mentre “parlano del Napòli del Millàn e dell’Innttèr”.

Incalzato dal moderatore Feltri ci parla anche della crisi: «i media disegnano una realtà tragica: disoccupati, gente che muore per strada. Adesso, io non ho mai visto cadaveri per strada. Anche i giornali, non segnalano cadaveri. Ma allora se non riesci ad arrivare alla fine del mese, perché non muori?».

E così Feltri parla e parla, e le sue parole rendono quelle di Tosi quasi diplomatiche.

Il pubblico ride e applaude divertito ad ogni intervento sapendo evidentemente di non dover rendere conto a nessuna controparte. Solo all’apertura del dibattito alcuni dei pochi studenti presenti chiedono la parola per poter esporre qualche critica e denunciare il basso, bassissimo livello della conferenza a cui avevano appena assistito. Digos, Polizia e le varie guardie del corpo entrano immediatamente in allerta. Non fanno a tempo a cominciare gli interventi che dalla platea si levano urla, fischi ed insulti: “andate a lavorare!”, “avanzi di galera!”, “nessuno vi ha invitati!”.

A questo punto, mentre qualcuno tenta di aprire uno striscione con scritto “Oggi docenti d’eccezione: intolleranza e repressione”, più di qualche signorotto si alza livoroso dalla propria poltroncina per arrivare a contatto con gli studenti. Viene trattenuto a stento dalla moglie in pelliccia o qualche agente. Gli studenti assistono increduli. Feltri abbandona il suo posto. Il Rettore viene scortato fuori dall’aula. Il moderatore coglie l’occasione per dichiarare frettolosamente la chiusura dell’incontro.

Ci chiediamo quale idea di “confronto sereno e privo di pregiudizi” possano avere persone che arrivano a togliere la parola in questa maniera a chi anche solo tenta di argomentare un punto di vista differente. Ci chiediamo quale idea di “Paese normale” condividano queste persone. Evidentemente la condizione sottointesa per arrivare a superare la rissosità nel confronto politico è la sopressione di ogni forma di dissenso e la messa a tacere delle voci non allineate.

Ci sarebbe piaciuto interrogare Feltri sulla sua credibilità come giornalista e interlocutore in un dibattito che si auspicava di trovare soluzioni per uscire dalla rissosità, lui che negli anni si è distinto per la provocatorietà, il cinismo e il linguaggio becero. Avremmo voluto chiedere a Tosi della speculazione edilizia in Passalacqua, della disastrosa situzione dei parcheggi in Veronetta, delle motivazioni per cui rifiuta di dare ascolto ai dubbi dei cittadini sul progetto del traforo; ci sarebbe piaciuto sentire la sua opinione sugli ultimi sviluppi dell’omicidio di Tommasoli. Come studentesse e studenti dell’Università di Verona riteniamo sarebbe stato nostro diritto poterlo fare.

Ci siamo invece ritrovati spintonati e insultati da una platea livorosa degna della curva di uno stadio, circondati da agenti della digos che paradossalmente chiedono i nostri documenti e minacciano di portarci in questura. La situazione è talmente assurda che interviene perfino il Sindaco. Dice che in fondo siamo solo ragazzi e che non c’è bisogno di identificazione. Siamo salvi. Abbiamo rischiato grosso, noi e le nostre domande impertinenti.

Questo breve comunicato vuole essere un appello alla decenza. Siamo schifati da ciò che è successo lunedì, dal modo in cui è stato condotto l’incontro, da ciò che è stato affermato da parte dei relatori, dalla complicità del Rettore. L’Università dovrebbe essere luogo di ricerca e di cultura, non merita spettacolini imbarazzanti di questo tipo. Chiediamo che iniziative di così basso profilo culturale non trovino ospitalità nel nostro Ateneo. Pensiamo che l’Università non debba offrire i propri spazi alle scorribande di qualche provocatore di professione e tantomeno debba ospitare, pur di racimolare qualche soldo, comizi politici e meeting imprenditoriali. Se l’incontro di lunedì è stato un modo per inaugurare le future relazioni tra Università e privati, come studentesse e studenti siamo pronti
a dare battaglia.

Collettivo Facoltà Umanistiche
http://studiareconlentezza.noblogs.org
Tutti i materiali su questo spettacolino.

Lo spettacolino imbarazzante

Per quanto sul sito web dell’Università di Verona non fosse stato pubblicato alcun comunicato e avviso, lunedì 16 novembre 2009, alle ore 17,30 nell’Aula Magna del Polo Zanotto, si è tenuta una conferenza dal titolo “Italia, rissa continua. Come se ne esce?”, incontro affidato alle voci di Vittorio Feltri, direttore de “Il Giornale”, Flavio Tosi, sindaco della Città di Verona e moderato da Stefano Lorenzetto. Organizzata dalla Associazione Imprenditori e Professionisti Veronesi (Ass.Im.P.) e patrocinata oltre che da Calzedonia dalla stessa Università, l’iniziativa è stata inspiegabilmente tenuta nell’ombra fino all’ultimo momento agli studenti e alle studentesse. L’Aula Magna è infatti gremita di signorotti in giacca e cravatta accompagnati dalle loro signore ingioiellate. Qua e là qualche studente, un po’ meno elegante.

L’incontro si apre con gli interventi del presidente dell’associazione organizzatrice, Galbusera e del Magnifico Rettore Mazzucco che dopo essersi vicendevolmente ringraziati colgono l’occasione per elogiare il disastroso disegno di legge del ministro Gelmini ed una riforma che, ci dicono, farà finalmente dell’Italia un “Paese normale”. Questa è solo la prima delle diverse occasioni in cui, durante la serata, verrà fatto riferimento ad una non ben definita idea di normalità. Si evince infatti fin dai primissimi interventi dei due ospiti che se l’Italia è perennemente in rissa, come il titolo della conferenza suggerisce, è perché la situazione, evidentemente, è anomala. In cosa consista l’anomalia lo chiarisce subito Feltri: l’antiberlusconismo.

L’incontro slitta immediatamente in una lunga apologia di Berlusconi, fossilizzandosi in un allucinante rimbalzo di dichiarazioni ed invettive adatte forse ad una sede di partito o a qualche bar, non certo ad un’Aula Magna. Argomento della discussione diventa la difficile situazione in cui una cospirazione di magistrati politicizzati, Presidente del Senato, Presidente della Repubblica, giornalisti analfabeti e fotografi daltonici ha premeditatamente fatto cadere Berlusconi.

Le argomentazioni di Feltri nulla hanno da invidiare alle prime pagine della testata di cui è direttore e di cui, è il caso di ricordarlo, è proprietaria la famiglia Berlusconi. Si parla di Fini e Napolitano? Feltri profetizza: «so che si sentono tutti i giorni. Credo che entro dicembre assisteremo ad un regolamento di conti». Si parla di Magistratura? Feltri, dopo aver sentenziato sulla radice comunista del suo operato, si improvvisa in un improbabile accento partenopeo per dipingere l’oziosità inefficiente di tutti quei magistrati che lui più di una volta ha incrociato nei corridoi dei tribunali mentre “parlano del Napòli del Millàn e dell’Innttèr”.

Incalzato dal moderatore Feltri ci parla anche della crisi: «i media disegnano una realtà tragica: disoccupati, gente che muore per strada. Adesso, io non ho mai visto cadaveri per strada. Anche i giornali, non segnalano cadaveri. Ma allora se non riesci ad arrivare alla fine del mese, perché non muori?».

E così Feltri parla e parla, e le sue parole rendono quelle di Tosi quasi diplomatiche.

Il pubblico ride e applaude divertito ad ogni intervento sapendo evidentemente di non dover rendere conto a nessuna controparte. Solo all’apertura del dibattito alcuni dei pochi studenti presenti chiedono la parola per poter esporre qualche critica e denunciare il basso, bassissimo livello della conferenza a cui avevano appena assistito. Digos, Polizia e le varie guardie del corpo entrano immediatamente in allerta. Non fanno a tempo a cominciare gli interventi che dalla platea si levano urla, fischi ed insulti: “andate a lavorare!”, “avanzi di galera!”, “nessuno vi ha invitati!”.

A questo punto, mentre qualcuno tenta di aprire uno striscione con scritto “Oggi docenti d’eccezione: intolleranza e repressione”, più di qualche signorotto si alza livoroso dalla propria poltroncina per arrivare a contatto con gli studenti. Viene trattenuto a stento dalla moglie in pelliccia o qualche agente. Gli studenti assistono increduli. Feltri abbandona il suo posto. Il Rettore viene scortato fuori dall’aula. Il moderatore coglie l’occasione per dichiarare frettolosamente la chiusura dell’incontro.

Ci chiediamo quale idea di “confronto sereno e privo di pregiudizi” possano avere persone che arrivano a togliere la parola in questa maniera a chi anche solo tenta di argomentare un punto di vista differente. Ci chiediamo quale idea di “Paese normale” condividano queste persone. Evidentemente la condizione sottointesa per arrivare a superare la rissosità nel confronto politico è la sopressione di ogni forma di dissenso e la messa a tacere delle voci non allineate.

Ci sarebbe piaciuto interrogare Feltri sulla sua credibilità come giornalista e interlocutore in un dibattito che si auspicava di trovare soluzioni per uscire dalla rissosità, lui che negli anni si è distinto per la provocatorietà, il cinismo e il linguaggio becero. Avremmo voluto chiedere a Tosi della speculazione edilizia in Passalacqua, della disastrosa situzione dei parcheggi in Veronetta, delle motivazioni per cui rifiuta di dare ascolto ai dubbi dei cittadini sul progetto del traforo; ci sarebbe piaciuto sentire la sua opinione sugli ultimi sviluppi dell’omicidio di Tommasoli. Come studentesse e studenti dell’Università di Verona riteniamo sarebbe stato nostro diritto poterlo fare.

Ci siamo invece ritrovati spintonati e insultati da una platea livorosa degna della curva di uno stadio, circondati da agenti della digos che paradossalmente chiedono i nostri documenti e minacciano di portarci in questura. La situazione è talmente assurda che interviene perfino il Sindaco. Dice che in fondo siamo solo ragazzi e che non c’è bisogno di identificazione. Siamo salvi. Abbiamo rischiato grosso, noi e le nostre domande impertinenti.

Questo breve comunicato vuole essere un appello alla decenza. Siamo schifati da ciò che è successo lunedì, dal modo in cui è stato condotto l’incontro, da ciò che è stato affermato da parte dei relatori, dalla complicità del Rettore. L’Università dovrebbe essere luogo di ricerca e di cultura, non merita spettacolini imbarazzanti di questo tipo. Chiediamo che iniziative di così basso profilo culturale non trovino ospitalità nel nostro Ateneo. Pensiamo che l’Università non debba offrire i propri spazi alle scorribande di qualche provocatore di professione e tantomeno debba ospitare, pur di racimolare qualche soldo, comizi politici e meeting imprenditoriali. Se l’incontro di lunedì è stato un modo per inaugurare le future relazioni tra Università e privati, come studentesse e studenti siamo pronti
a dare battaglia.

Collettivo Facoltà Umanistiche
http://studiareconlentezza.noblogs.org
Tutti i materiali su questo spettacolino.

>T.2: insegnanti d’eccezione

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Ieri alle ore 17.30 nell’aula magna dell’università si è tenuta una conferenza dal titolo: Italia, rissa continua. Come se ne esce? organizzata dall’Ass.im.p. (Associazione fra Imprenditori e Professionisti). Gli ospiti invitati alla conferenza erano: il direttore de Il giornale VittorioFeltri e il sindaco di Verona Flavio Tosi.
L’aula era affollata di persone dai 40 anni in su…tutti imprenditori berlusconiani che applaudivano ad ogni scemenza detta da Feltri e da Tosi. Dopo un’ora e mezza abbondante di monologo/dialogo dei due ospiti avrebbe dovuto esserci un dibattito. Noi studenti (eravamo in una trentina presenti) quando è stato dato il via al dibattito ci siamo avvicinati tutti insieme al palco e uno di noi ha preso la parola. Ma non è riuscito a parlare nemmeno 5 secondi perchè tutti i presenti hanno cominciato a fischiare e scalpitare come pazzi indemoniati e, gridandoci insulti di ogni genere, hanno lasciato l’aula. Nel giro di pochi minuti in aula eravamo rimasti solo noi, la digos (che ha cercato in tutti i modi di prenderci i documenti non si sa perchè…) e Tosi.
Avrei voluto fare un intervento, ma mi è stata negata la possibilità da un branco di personaggi in giacca e cravatta, tanto eleganti e puliti ma che il rispetto non sanno neanche dove sta di casa.
Perciò scrivo qui in poche parole quello che avrei voluto dire.
Partiamo dalle affermazioni fatte da Feltri su Berlusconi, ovvero che Berlusconi non ha mai avuto processi e non è mai stato indagato prima della sua discesa in campo nel ’94 e che ora come ora fa bene a cercare di bloccare i suoi processi per riuscire a governare. Innanzitutto su Berlusconi hanno cominciato ad indagare nel 1979 (nel novembre Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali della Guardia di Finanza nella sede dell’“Edilnord Cantieri Residenziali” s.a.s, società intestata a Umberto Previti ma di cui Berlusconi era proprietario unico. Nonostante ciò, agli agenti risponde di essere «un semplice consulente esterno addetto alla progettazione di Milano 2»; i militari, pur avendo riscontrato più di un’anomalia nei rapporti tra lo stesso Berlusconi e misteriosi soci svizzeri, chiudono così l’ispezione). Successivamente nel 1983 i telefoni di Berlusconi furono messi sotto controllo nell’ambito di un’inchiesta per traffico di stupefacenti. L’indagine fu archiviata nel 1991. Vi è poi un processo per falsa testimonianza alla fine degli anni’80. (Per ulteriori informazioni sulla questione: http://it.wikipedia.org/wiki/Procedimenti_giudiziari_a_carico_di_Silvio_Berlusconi e http://www.berluscastop.it/_und/silvio_it3.htm).
E poi io mi chiedo: perchè una persona che è imputata in vari processi può scegliere di farsi bloccare quei processi? Io non voglio essere governata da un delinquente (o presunto tale). Una persona ha diritto a governare se e solo se, dopo essersi sottoposta ai processi, viene dichiarata innocente. Perchè Berlusconi deve essere lasciato libero di governare in pace? Che discorsi sono? È evidente che il famoso art 3 della costituzione non vale più: dire che Berlusconi ha il diritto a governare in pace è come affermare: “Voglio che la legge NON sia uguale per tutti”.
Tosi e Feltri hanno più volte ribadito che non è civile fare accuse personali (nei confronti di Berlusconi) perchè è scorretto e irrispettoso. Ma, se chi ha processi in corso è Berlusconi, come posso evitare di rivolgermi a lui personalmente quando parlo dei SUOI processi? Non posso cambiare il soggetto in questione, non posso dire: “i politici del Pdl non vogliono presentarsi in tribunale”. Se io mi mettessi a distruggere le finestre dell’università, poi non si potrà dire “gli studenti di Verona spaccano le finestre dell’università”, ma si dirà “la studentessa Pinca Pallina distrugge le finestre dell’università”. E non sarebbe un attacco alla studentessa Pinca Pallina, ma la verità. Ma Berlusconi poverino è vittima di continui e incivili attacchi alla sua persona…..
Un’altra affermazione che ha richiamato la mia attenzione è stata quella di Tosi quando dice che si può essere amici nella vita di tutti giorni con un avversario politico: in aula ci si fa la guerra perchè si hanno due visioni politiche opposte, ma fuori si può benissimo essere amici. Insomma, nella visione di Tosi c’è un totale scollamento tra vita e politica. Ma la politica non dovrebbe riguardare le azioni di tutti i giorni? Non ha ha che vedere con le nostre vite? Un’idea politica non ci condiziona in tutto quello che facciamo? Oppure la politica è qualcosa che non ha nulla a che vedere con la concretezza della realtà? Insomma, lo spazio della politica è solo nei palazzi sede delle istituzioni e non ha nulla a che vedere con quello che avviene fuori, nella società. Ma allora di cosa si discute in quei palazzi? Di aria fritta? Di concetti, leggi e decreti astratti? Tanto poi fuori andiamo a berci una birra tutti insieme e la politica là lasciamo là dentro…torneremo ad occuparcene domani, nell’orario di lavoro.
Eppure loro decidono della mia vita in quelle aule, nel momento in cui promulgano una legge.
E le mie idee politiche mi accompagnano ogni giorno e mi fanno agire in una determinata maniera piuttosto che in un’altra.
Politica e vita sono davvero così staccate?
Per concludere vorrei soffermarmi un attimo sul titolo della conferenza: Italia, rissa continua. Come se ne esce? Rissa = lite violenta, con scambio di insulti e percosse, tra più persone. Non si è minimamente parlato di rissa in questo comizio (sicuramente il termine comizio è più adatto di conferenza). Si è solo parlato di quanto Berlusconi, poverino, venga ogni giorno attaccato ingiustamente e pesantemente da Fini, dalla sinistra, dai magistrati e dalla corte costituzionale così palesemente antiberlusconiana.
Non si è parlato di Nicola Tommasoli ucciso da tre ragazzi veronesi lo scorso anno.
Non si è parlato delle violenze subite da 4 persone dell’ex centro sociale di Verona La Chimica qualche anno fa ad opera di tifosi ultrà dell’Hellas.
Non si è minimamente parlato di Stefano Cucchi, ucciso in carcere in circostanze “misteriose”.
Non si è minimamente parlato dell’uccisione di Mariano Bacioterracino al quartiere Sanità di Napoli.
Sono indignata per lo scempio a cui ho assistito ieri all’università. Sono indignata con il rettore Mazzucco, il quale, oltre a non aver informato gli studenti di questa conferenza (nel sito dell’università non c’è traccia infatti dell’evento), se n’è andato appena noi studenti abbiamo iniziato a radunarci in vista del dibattito.

Marti

T.2: insegnanti d’eccezione

Ieri alle ore 17.30 nell’aula magna dell’università si è tenuta una conferenza dal titolo: Italia, rissa continua. Come se ne esce? organizzata dall’Ass.im.p. (Associazione fra Imprenditori e Professionisti). Gli ospiti invitati alla conferenza erano: il direttore de Il giornale VittorioFeltri e il sindaco di Verona Flavio Tosi.
L’aula era affollata di persone dai 40 anni in su…tutti imprenditori berlusconiani che applaudivano ad ogni scemenza detta da Feltri e da Tosi. Dopo un’ora e mezza abbondante di monologo/dialogo dei due ospiti avrebbe dovuto esserci un dibattito. Noi studenti (eravamo in una trentina presenti) quando è stato dato il via al dibattito ci siamo avvicinati tutti insieme al palco e uno di noi ha preso la parola. Ma non è riuscito a parlare nemmeno 5 secondi perchè tutti i presenti hanno cominciato a fischiare e scalpitare come pazzi indemoniati e, gridandoci insulti di ogni genere, hanno lasciato l’aula. Nel giro di pochi minuti in aula eravamo rimasti solo noi, la digos (che ha cercato in tutti i modi di prenderci i documenti non si sa perchè…) e Tosi.
Avrei voluto fare un intervento, ma mi è stata negata la possibilità da un branco di personaggi in giacca e cravatta, tanto eleganti e puliti ma che il rispetto non sanno neanche dove sta di casa.
Perciò scrivo qui in poche parole quello che avrei voluto dire.
Partiamo dalle affermazioni fatte da Feltri su Berlusconi, ovvero che Berlusconi non ha mai avuto processi e non è mai stato indagato prima della sua discesa in campo nel ’94 e che ora come ora fa bene a cercare di bloccare i suoi processi per riuscire a governare. Innanzitutto su Berlusconi hanno cominciato ad indagare nel 1979 (nel novembre Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali della Guardia di Finanza nella sede dell’“Edilnord Cantieri Residenziali” s.a.s, società intestata a Umberto Previti ma di cui Berlusconi era proprietario unico. Nonostante ciò, agli agenti risponde di essere «un semplice consulente esterno addetto alla progettazione di Milano 2»; i militari, pur avendo riscontrato più di un’anomalia nei rapporti tra lo stesso Berlusconi e misteriosi soci svizzeri, chiudono così l’ispezione). Successivamente nel 1983 i telefoni di Berlusconi furono messi sotto controllo nell’ambito di un’inchiesta per traffico di stupefacenti. L’indagine fu archiviata nel 1991. Vi è poi un processo per falsa testimonianza alla fine degli anni’80. (Per ulteriori informazioni sulla questione: http://it.wikipedia.org/wiki/Procedimenti_giudiziari_a_carico_di_Silvio_Berlusconi e http://www.berluscastop.it/_und/silvio_it3.htm).
E poi io mi chiedo: perchè una persona che è imputata in vari processi può scegliere di farsi bloccare quei processi? Io non voglio essere governata da un delinquente (o presunto tale). Una persona ha diritto a governare se e solo se, dopo essersi sottoposta ai processi, viene dichiarata innocente. Perchè Berlusconi deve essere lasciato libero di governare in pace? Che discorsi sono? È evidente che il famoso art 3 della costituzione non vale più: dire che Berlusconi ha il diritto a governare in pace è come affermare: “Voglio che la legge NON sia uguale per tutti”.
Tosi e Feltri hanno più volte ribadito che non è civile fare accuse personali (nei confronti di Berlusconi) perchè è scorretto e irrispettoso. Ma, se chi ha processi in corso è Berlusconi, come posso evitare di rivolgermi a lui personalmente quando parlo dei SUOI processi? Non posso cambiare il soggetto in questione, non posso dire: “i politici del Pdl non vogliono presentarsi in tribunale”. Se io mi mettessi a distruggere le finestre dell’università, poi non si potrà dire “gli studenti di Verona spaccano le finestre dell’università”, ma si dirà “la studentessa Pinca Pallina distrugge le finestre dell’università”. E non sarebbe un attacco alla studentessa Pinca Pallina, ma la verità. Ma Berlusconi poverino è vittima di continui e incivili attacchi alla sua persona…..
Un’altra affermazione che ha richiamato la mia attenzione è stata quella di Tosi quando dice che si può essere amici nella vita di tutti giorni con un avversario politico: in aula ci si fa la guerra perchè si hanno due visioni politiche opposte, ma fuori si può benissimo essere amici. Insomma, nella visione di Tosi c’è un totale scollamento tra vita e politica. Ma la politica non dovrebbe riguardare le azioni di tutti i giorni? Non ha ha che vedere con le nostre vite? Un’idea politica non ci condiziona in tutto quello che facciamo? Oppure la politica è qualcosa che non ha nulla a che vedere con la concretezza della realtà? Insomma, lo spazio della politica è solo nei palazzi sede delle istituzioni e non ha nulla a che vedere con quello che avviene fuori, nella società. Ma allora di cosa si discute in quei palazzi? Di aria fritta? Di concetti, leggi e decreti astratti? Tanto poi fuori andiamo a berci una birra tutti insieme e la politica là lasciamo là dentro…torneremo ad occuparcene domani, nell’orario di lavoro.
Eppure loro decidono della mia vita in quelle aule, nel momento in cui promulgano una legge.
E le mie idee politiche mi accompagnano ogni giorno e mi fanno agire in una determinata maniera piuttosto che in un’altra.
Politica e vita sono davvero così staccate?
Per concludere vorrei soffermarmi un attimo sul titolo della conferenza: Italia, rissa continua. Come se ne esce? Rissa = lite violenta, con scambio di insulti e percosse, tra più persone. Non si è minimamente parlato di rissa in questo comizio (sicuramente il termine comizio è più adatto di conferenza). Si è solo parlato di quanto Berlusconi, poverino, venga ogni giorno attaccato ingiustamente e pesantemente da Fini, dalla sinistra, dai magistrati e dalla corte costituzionale così palesemente antiberlusconiana.
Non si è parlato di Nicola Tommasoli ucciso da tre ragazzi veronesi lo scorso anno.
Non si è parlato delle violenze subite da 4 persone dell’ex centro sociale di Verona La Chimica qualche anno fa ad opera di tifosi ultrà dell’Hellas.
Non si è minimamente parlato di Stefano Cucchi, ucciso in carcere in circostanze “misteriose”.
Non si è minimamente parlato dell’uccisione di Mariano Bacioterracino al quartiere Sanità di Napoli.
Sono indignata per lo scempio a cui ho assistito ieri all’università. Sono indignata con il rettore Mazzucco, il quale, oltre a non aver informato gli studenti di questa conferenza (nel sito dell’università non c’è traccia infatti dell’evento), se n’è andato appena noi studenti abbiamo iniziato a radunarci in vista del dibattito.

Marti