P.S. Questo articolo è per non dimenticare che siamo ancora in mano a un indefinibile governo.
La ministra è on-line
P.S. Questo articolo è per non dimenticare che siamo ancora in mano a un indefinibile governo.

foglio di scrittura studentesca
>Maria Stella Gelmini e il collega Brunetta sono stati visti da alcuni testimoni in atteggiamenti lascivi sulla Smart di lui. Dopo una serata passata a mangiare pesce e pane azzimo, i due, hanno deciso di concludere la serata appartandosi nel posto macchina di Bossi a Palazzo Madama. Nonostante la statura del ministro per la Pub(bl)ica amministrazione, le mani sapevano dove e come muoversi. Sono stati momenti di grande passione e intimità per i 2 ministri che hanno deciso di sfogare lo stress attraverso la copula. Questa storia d’amore, che fra non molto infiammerà le conversazioni del consiglio dei ministri, si presume sia nata da un’attrazione inconscia della signora Gelmini verso le piccole cose della vita. Dopo gli ormai noti tagli ai fondi la Gelmini ha deciso di seguire l’istinto e continuare ad inseguire la filosofia che nella botte piccola c’è il vino buono. Il ministro Brunetta essendo lui divino cuoco e altrettanto eccellente amatore, secondo la legge della L, non ha potuto resistere al fascino occhialuto e disinibito di Maria Stella e in questa bellissima sera inv(f)ernale si sono dichiarati amore reciproco. Dopo la storia con il ministro Tremonti tragicamente finita da un taglio netto di lei, la Gelmini ha deciso di fare qualcosa per i meno abbienti, di centimetri in questo caso, facendo partecipe l’amato delle sue inclinazioni politiche. I commenti degli altri personaggi politici sono stati positivi, Berlusconi: ‘Brunetta è un grande uomo, di alta statura morale anche se non ancora abbronzato come piace a me. Però io sono più alto, W l’Italia!; Calderoli un pò scettico: ‘Maria Stella c’ha visto bene, se lo incontrassi io di notte lo scambierei per un pigmeo!’; Bossi invece era un pò alterato: ‘Eeeeeeh oooooh il mio macchina postooooohhhh uuuuuh!’
Maria Stella Gelmini e il collega Brunetta sono stati visti da alcuni testimoni in atteggiamenti lascivi sulla Smart di lui. Dopo una serata passata a mangiare pesce e pane azzimo, i due, hanno deciso di concludere la serata appartandosi nel posto macchina di Bossi a Palazzo Madama. Nonostante la statura del ministro per la Pub(bl)ica amministrazione, le mani sapevano dove e come muoversi. Sono stati momenti di grande passione e intimità per i 2 ministri che hanno deciso di sfogare lo stress attraverso la copula. Questa storia d’amore, che fra non molto infiammerà le conversazioni del consiglio dei ministri, si presume sia nata da un’attrazione inconscia della signora Gelmini verso le piccole cose della vita. Dopo gli ormai noti tagli ai fondi la Gelmini ha deciso di seguire l’istinto e continuare ad inseguire la filosofia che nella botte piccola c’è il vino buono. Il ministro Brunetta essendo lui divino cuoco e altrettanto eccellente amatore, secondo la legge della L, non ha potuto resistere al fascino occhialuto e disinibito di Maria Stella e in questa bellissima sera inv(f)ernale si sono dichiarati amore reciproco. Dopo la storia con il ministro Tremonti tragicamente finita da un taglio netto di lei, la Gelmini ha deciso di fare qualcosa per i meno abbienti, di centimetri in questo caso, facendo partecipe l’amato delle sue inclinazioni politiche. I commenti degli altri personaggi politici sono stati positivi, Berlusconi: ‘Brunetta è un grande uomo, di alta statura morale anche se non ancora abbronzato come piace a me. Però io sono più alto, W l’Italia!; Calderoli un pò scettico: ‘Maria Stella c’ha visto bene, se lo incontrassi io di notte lo scambierei per un pigmeo!’; Bossi invece era un pò alterato: ‘Eeeeeeh oooooh il mio macchina postooooohhhh uuuuuh!’
>Campi di incertezza aperti nelle “possibilità” della legge
Il decreto-legge n.180 del 10 Novembre 2008 continua a creare forti dubbi tra gli atenei italiani. Uno dei cinque articoli più discussi – … – è il terzo: “Disposizioni per il diritto allo studio universitario dei capaci e dei meritevoli”. Questo articolo si compone di 3 commi: il primo integra di 65 milioni di euro ”il fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazione degli alloggi e residenze di cui alla legge 14 novembre 2000, n.338”; il secondo integra di 135 milioni di euro “il fondo di intervento integrativo di cui all’articolo 16 della legge 2 dicembre 1991, n.390”; infine il terzo comma spiega in che modo si farà fronte alla spesa dei primi due (quindi 200 milioni di euro): “si fa fronte con le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate di cui all’articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n.289”.
Vediamo di chiarire i fondi di cui sopra: il fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazioni degli alloggi e residenze viene speso per interventi che “possono essere affidati […] a soggetti privati in concessione di costruzione e gestione o in concessione di servizi, o a società capitali pubbliche o a società miste pubblico-private anche a prevalente capitale privato”; il fondo di intervento integrativo viene creato nei primi anni novanta per coprire gli interessi dei famosi “prestiti d’onore”, cioè prestiti che aziende ed istituti di credito fanno a studenti al fine di “sopperire alle esigenze di ordine economico connesse alla frequenza degli studi”. Sarà poi del 1996 l’aggiunta: “tale fondo […] può essere destinato anche alle erogazioni di borse di studio”; il fondo per le aree sottoutilizzate – che deve far fronte alle integrazioni dei primi due – è stato definito nella finanziaria 2007 e tra le finalità si legge: “interventi urgenti in materia tributaria, di privatizzazioni, di contenimento della spesa farmaceutica e per il sostegno dell’economia anche nelle aree svantaggiate”. Il primo e il terzo, per ovvie ragioni contestuali, non sono di certo utili alla giustificazione dell’utilizzo del fondo.
Tra le incertezze delle possibilità dei primi due fondi e le vaghe motivazioni dell’utilizzo del terzo per la copertura della integrazioni, dove andranno davvero a finire questi 200 milioni di euro? Al diritto allo studio? Può darsi.
Ale,6
Campi di incertezza aperti nelle “possibilità” della legge
Il decreto-legge n.180 del 10 Novembre 2008 continua a creare forti dubbi tra gli atenei italiani. Uno dei cinque articoli più discussi – … – è il terzo: “Disposizioni per il diritto allo studio universitario dei capaci e dei meritevoli”. Questo articolo si compone di 3 commi: il primo integra di 65 milioni di euro ”il fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazione degli alloggi e residenze di cui alla legge 14 novembre 2000, n.338”; il secondo integra di 135 milioni di euro “il fondo di intervento integrativo di cui all’articolo 16 della legge 2 dicembre 1991, n.390”; infine il terzo comma spiega in che modo si farà fronte alla spesa dei primi due (quindi 200 milioni di euro): “si fa fronte con le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate di cui all’articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n.289”.
Vediamo di chiarire i fondi di cui sopra: il fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazioni degli alloggi e residenze viene speso per interventi che “possono essere affidati […] a soggetti privati in concessione di costruzione e gestione o in concessione di servizi, o a società capitali pubbliche o a società miste pubblico-private anche a prevalente capitale privato”; il fondo di intervento integrativo viene creato nei primi anni novanta per coprire gli interessi dei famosi “prestiti d’onore”, cioè prestiti che aziende ed istituti di credito fanno a studenti al fine di “sopperire alle esigenze di ordine economico connesse alla frequenza degli studi”. Sarà poi del 1996 l’aggiunta: “tale fondo […] può essere destinato anche alle erogazioni di borse di studio”; il fondo per le aree sottoutilizzate – che deve far fronte alle integrazioni dei primi due – è stato definito nella finanziaria 2007 e tra le finalità si legge: “interventi urgenti in materia tributaria, di privatizzazioni, di contenimento della spesa farmaceutica e per il sostegno dell’economia anche nelle aree svantaggiate”. Il primo e il terzo, per ovvie ragioni contestuali, non sono di certo utili alla giustificazione dell’utilizzo del fondo.
Tra le incertezze delle possibilità dei primi due fondi e le vaghe motivazioni dell’utilizzo del terzo per la copertura della integrazioni, dove andranno davvero a finire questi 200 milioni di euro? Al diritto allo studio? Può darsi.
Ale,6
>A Palazzo Chigi, il 6 Novembre 2008, il Consiglio dei Ministri ha approvato la proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca: il decreto-legge n.180 – entrato poi in vigore quattro giorni dopo. Questo provvedimento provvisorio avente forza di legge si compone di cinque articoli, di cui il terzo – “Disposizioni per il diritto allo studio universitario dei capaci e dei meritevoli” – vanta due forti finanziamenti: 65 milioni di euro per l’anno 2009 al fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazione degli alloggi e residenze per studenti; 135 milioni di euro, sempre e solo per l’anno 2009, al fondo di intervento integrativo di cui all’art. 16 della legge 390/91, spacciato per garante della “concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio”. In realtà, tale articolo 16 parla di disposizioni riguardanti il suo mero titolo: Prestiti d’onore. Questi sono prestiti che aziende ed istituti di credito fanno a studenti, previo accordo finanziario con lo Stato (ecco il nostro simpatico fondo di intervento integrativo), al fine di “sopperire alle esigenze di ordine economico connesse alla frequenza degli studi”. In buona sostanza: soldi che slittano a tali aziende ed istituti di credito. Ad ogni modo, dopo il 1996 è diventato possibile utilizzare anche questo fondo per erogazioni di borse di studio. Anche perché i fondi per le borse di studio sono altri.
Ergo: 135 milioni di euro garantiranno davvero “la concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio”?
Vedi titolo.
Ale,6
A Palazzo Chigi, il 6 Novembre 2008, il Consiglio dei Ministri ha approvato la proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca: il decreto-legge n.180 – entrato poi in vigore quattro giorni dopo. Questo provvedimento provvisorio avente forza di legge si compone di cinque articoli, di cui il terzo – “Disposizioni per il diritto allo studio universitario dei capaci e dei meritevoli” – vanta due forti finanziamenti: 65 milioni di euro per l’anno 2009 al fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazione degli alloggi e residenze per studenti; 135 milioni di euro, sempre e solo per l’anno 2009, al fondo di intervento integrativo di cui all’art. 16 della legge 390/91, spacciato per garante della “concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio”. In realtà, tale articolo 16 parla di disposizioni riguardanti il suo mero titolo: Prestiti d’onore. Questi sono prestiti che aziende ed istituti di credito fanno a studenti, previo accordo finanziario con lo Stato (ecco il nostro simpatico fondo di intervento integrativo), al fine di “sopperire alle esigenze di ordine economico connesse alla frequenza degli studi”. In buona sostanza: soldi che slittano a tali aziende ed istituti di credito. Ad ogni modo, dopo il 1996 è diventato possibile utilizzare anche questo fondo per erogazioni di borse di studio. Anche perché i fondi per le borse di studio sono altri.
Ergo: 135 milioni di euro garantiranno davvero “la concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio”?
Vedi titolo.
Ale,6
Dal Pd critiche sugli scarsi fondi destinati. Gasparri: “non è vero”
Mentre nel liceo Vivona DI Roma un infisso crolla, tra governo ed opposizione si alimenta il walzer delle false verità.
La deputata Pd Ghizzoni e la senatrice Bastico affermano da un lato che “non si possono tagliare le risorse destinate alla sicurezza degli edifici scolastici.” E ancora: “23 milioni di euro in meno in finanziaria sui 100 disponibili nel fondo statale destinato al patto per l’edilizia scolastica.”
D’altro canto è tuttavia il presidente dei senatori PDL, Maurizio Gasparri, a sostenere che “non è vero che il decreto Gelmini ha tagliato i fondi per gli istituti scolastici. Anzi, l’articolo 7 bis del decreto già convertito in legge consente corsie preferenziali per l’edilizia scolastica e la sicurezza degli istituti.”
Passo indietro. Il decreto Gelmini sulla scuola è stato approvato (trasformato in legge) il 29 ottobre scorso. L’articolo 7bis stabilisce che “al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici è destinato un importo non inferiore al 5% delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche”. Tuttavia, proseguendo, l’articolo termina sancendo che “gli interventi saranno attuati solo se non produrranno effetti peggiorativi sulla finanza pubblica.” La questione dunque si complica perché non è chiaro a quanto si aggirino le risorse del programma delle infrastrutture strategiche (60 miliardi nel 2008, con mancanti 113 miliardi per il piano decennale). E non è rassicurante notare come i lavori sull’edilizia scolastica vengano comunque sottoposti ai problemi di finanza pubblica. Parlando ogni giorno di Crisi infatti è temibile ragionare sul futuro. Per ora i rappresentanti italiani seguono a giocare al lancio dei dati. Fortuna?
Rughe
>Dal Pd critiche sugli scarsi fondi destinati. Gasparri: “non è vero”
Mentre nel liceo Vivona DI Roma un infisso crolla, tra governo ed opposizione si alimenta il walzer delle false verità.
La deputata Pd Ghizzoni e la senatrice Bastico affermano da un lato che “non si possono tagliare le risorse destinate alla sicurezza degli edifici scolastici.” E ancora: “23 milioni di euro in meno in finanziaria sui 100 disponibili nel fondo statale destinato al patto per l’edilizia scolastica.”
D’altro canto è tuttavia il presidente dei senatori PDL, Maurizio Gasparri, a sostenere che “non è vero che il decreto Gelmini ha tagliato i fondi per gli istituti scolastici. Anzi, l’articolo 7 bis del decreto già convertito in legge consente corsie preferenziali per l’edilizia scolastica e la sicurezza degli istituti.”
Passo indietro. Il decreto Gelmini sulla scuola è stato approvato (trasformato in legge) il 29 ottobre scorso. L’articolo 7bis stabilisce che “al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici è destinato un importo non inferiore al 5% delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche”. Tuttavia, proseguendo, l’articolo termina sancendo che “gli interventi saranno attuati solo se non produrranno effetti peggiorativi sulla finanza pubblica.” La questione dunque si complica perché non è chiaro a quanto si aggirino le risorse del programma delle infrastrutture strategiche (60 miliardi nel 2008, con mancanti 113 miliardi per il piano decennale). E non è rassicurante notare come i lavori sull’edilizia scolastica vengano comunque sottoposti ai problemi di finanza pubblica. Parlando ogni giorno di Crisi infatti è temibile ragionare sul futuro. Per ora i rappresentanti italiani seguono a giocare al lancio dei dati. Fortuna?
Rughe