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La discesa nel bosco. La chiesa del paese di Ramats interrompe la salita tra i vigneti e gli orti, è una strada stretta che s’allarga nel cortile del paese, sotto il campanile, tra le fontane. Via Canale, le strettoie delle piccole case in pietra e malta, qualche scala in legno e ripostigli. Un grande sole sopra le teste.
S’ingrossa il filone di gente, ci s’accalca un minimo per preparare gli zaini, escono limoni, maschere, caschi, bottiglie. Si moltiplicano gli sguardi. Si scrutano i movimenti, i respiri le postazioni e poi si discende.
una lunga fila tra sassi e terra, le radici emergono ad interrompere il terreno battuto. Il bosco è piuttosto ripide e si nutre di folte ombre oltre le quali sempre qualcosa si muove. Non rimane più nulla di irrigidito al di sopra del tunnel della Maddalena. Sembra che ogni cosa partecipi del moto ormai inesorabile del cantiere, della sua difesa e di quello che è stato chiamato il suo “assedio”.
Le coperture che le persone indossano rimandano ad una irruzione di ogni ordine sociale stabilito. La differenza si fa a gironi, scendendo, dunque, coloro che s’affacciano sempre più in basso, dove l’odore aumenta ed anche le grida con le esplosioni.
Al termine di una rampa, tra qualche piccola caverna e gli alberi, un ridotto avvallamento brulica di individui convulsi e protesi verso il basso, le inferriate del cantiere. Arrivano grappoli di lacrimogeni ed in molti si riparano, troppo tardi.
il fumo, che s’ingiallisce nell’avvicinarsi, complice il vento, in un attimo ricopre una moltitudine di corpi. Bruciore irrefrenabile dalla gola allo stomaco, occhi sbarrati dalle lacrime, difficoltà respiratorie e saliva spruzzata sui fazzoletti che coprono le bocche. Corpi piegati in risalita, si stringe la pancia e si cammina sperando che tutto finisca presto. Pare di essere immersi in un liquame torrido da cui si desidera con ogni forza d’uscire. D’un tratto ogni cosa svanisce, il respiro ritorna e regolare e si ha l’impressione di aver superato un limite. Da lì in poi si scende più in fretta.
Rughe

>Ora e sempre NO TAV!

>

Non starò a fare il solito articolo riassuntivo sui motivi per cui la TAV in Val di Susa non vada fatta perchè dannosa, antieconomica, distruttrice dell’ambiente e, di fatto, inutile. Chi non conosce la questione trova fior fior di articoli in giro per il web in cui si elencano precisi dati tecnici che dimostrano l’assurdità di procedere con questa “grande opera”. Mi limiterò a sottolineare tre questioni fondamentali:
1) non si esita ad utilizzare migliaia di membri delle forze dell’ordine per violare il libero volere di popolazioni locali che in massa si ribellano alla distruzione del proprio territorio. Si compiono atti violenti e militari, che causano decine di feriti tra civili, per riuscire a far partire i lavoro in tempo e poter ottenere i 700 milioni di euro dei fondi europei (ricordiamo che l’intera opera verrebbe a costare verosimilmente almeno 15 miliardi che dovremmo sborsare noi…) che altrimenti sarebbero andati persi. La bellezza di questo Governo proto-fascista è che non esita a bastonare vecchi e donne per salvare 700 milioni di euro ma è disposto a perdere 350 milioni di euro pur di danneggiare il diritto democratico dei cittadini, come fece quando decise di non accorpare i referendum con una data delle elezioni amministrative. Si chiama democrazia, fa rima con polizia…
2 )L’ennesimo posizionamento strategico del PD pone interrogativi consistenti sulla sua natura politica e sulla possibilità o meno di una collaborazione di qualunque tipo con il suo establishment. È il PD infatti che è a favore della TAV e che ha invocato l’intervento armato in Val di Susa, così come lo stesso PD è il più feroce seguace dei bombardamenti della Libia, è quel partito che espone manifesti sessisti sul “vento che cambia” che fa alzare gonne, che esulta del raggiungimento “dell’unità sindacale” ottenuto a prezzo dell’ennesimo cedimento della CGIL che di fatto accetta il disastroso “modello FIAT” per tutto il lavoro nazionale. La domanda è: il PD è ancora un partito di centro-sinistra (non dico sinistra, per carità!) o ormai è diventato più realista del re?
3) La “buffa” coincidenza è che uno dei peggiori massacri attuati in una “libera repubblica democratica” come l’Italia avvenga a distanza di dieci anni esatti dal G8 di Genova. Anche allora si reprimeva con la forza l’idea di uno sviluppo alternativo, rispettoso dell’ambiente e dello stesso uomo. Anche allora la “libera” informazione non esitava a schierarsi con le forze dell’ordine, demonizzando con ogni mezzo i manifestanti “violenti” e facinorosi. Passano gli anni ma i servi son sempre gli stessi. Basta prenderne coscienza e agire di conseguenza…

Alessandro

Ora e sempre NO TAV!

Non starò a fare il solito articolo riassuntivo sui motivi per cui la TAV in Val di Susa non vada fatta perchè dannosa, antieconomica, distruttrice dell’ambiente e, di fatto, inutile. Chi non conosce la questione trova fior fior di articoli in giro per il web in cui si elencano precisi dati tecnici che dimostrano l’assurdità di procedere con questa “grande opera”. Mi limiterò a sottolineare tre questioni fondamentali:
1) non si esita ad utilizzare migliaia di membri delle forze dell’ordine per violare il libero volere di popolazioni locali che in massa si ribellano alla distruzione del proprio territorio. Si compiono atti violenti e militari, che causano decine di feriti tra civili, per riuscire a far partire i lavoro in tempo e poter ottenere i 700 milioni di euro dei fondi europei (ricordiamo che l’intera opera verrebbe a costare verosimilmente almeno 15 miliardi che dovremmo sborsare noi…) che altrimenti sarebbero andati persi. La bellezza di questo Governo proto-fascista è che non esita a bastonare vecchi e donne per salvare 700 milioni di euro ma è disposto a perdere 350 milioni di euro pur di danneggiare il diritto democratico dei cittadini, come fece quando decise di non accorpare i referendum con una data delle elezioni amministrative. Si chiama democrazia, fa rima con polizia…
2 )L’ennesimo posizionamento strategico del PD pone interrogativi consistenti sulla sua natura politica e sulla possibilità o meno di una collaborazione di qualunque tipo con il suo establishment. È il PD infatti che è a favore della TAV e che ha invocato l’intervento armato in Val di Susa, così come lo stesso PD è il più feroce seguace dei bombardamenti della Libia, è quel partito che espone manifesti sessisti sul “vento che cambia” che fa alzare gonne, che esulta del raggiungimento “dell’unità sindacale” ottenuto a prezzo dell’ennesimo cedimento della CGIL che di fatto accetta il disastroso “modello FIAT” per tutto il lavoro nazionale. La domanda è: il PD è ancora un partito di centro-sinistra (non dico sinistra, per carità!) o ormai è diventato più realista del re?
3) La “buffa” coincidenza è che uno dei peggiori massacri attuati in una “libera repubblica democratica” come l’Italia avvenga a distanza di dieci anni esatti dal G8 di Genova. Anche allora si reprimeva con la forza l’idea di uno sviluppo alternativo, rispettoso dell’ambiente e dello stesso uomo. Anche allora la “libera” informazione non esitava a schierarsi con le forze dell’ordine, demonizzando con ogni mezzo i manifestanti “violenti” e facinorosi. Passano gli anni ma i servi son sempre gli stessi. Basta prenderne coscienza e agire di conseguenza…

Alessandro

>Intempestive: su alcuni clown al Lingotto

>

Si tratta del movimento a ritroso di alcune parole. Senza soffermare il discorso al quando preciso (una domenica mattina di gennaio), si attraversa l’area Sud di Torino ed il Lingotto. Ciò che sta accadendo, quella mattina: l’evento SI TAV. Qualcuno, e soprattutto gli avvertimenti che precedono quella domenica, parla di “manifestazione”. [Cedimento1-definire].
Incontro? Piuttosto il tentativo di attribuire il carico semantico (e politico) di questa parola ad una etichetta, un palco, un insieme di sostenitori elettorali, un sindaco ed un candidato (regionale) alla macchina della democrazia piemontese.
I movimenti dei porta-bandiere da Susa (con il SI TAV stampato), quelli di Chiamparino e della candidata regionale Bresso sono sostenuti dall’apparato filmico – fotografico del giornalismo. [Cedimento2-elezioni].
L’agire irrompe. Si spacca il tessuto dialettico che si costruisce a partire dai microfoni degli interventi a sostegno del SI TAV.
(Voltando gli occhi sulla mia vicina scorgo le sue mani che iniziano a colorarsi. le fasce sulle dita e sulle gambe. Poi si alza. Ho solo il tempo di ricevere una pacca sulla gamba, lei già si muove davanti a me. Cerco un oggetto rosso nella tasca e la mano trema. Poi il fischio).
Il suono di un fischietto è brusco. Il silenzio è irreparabilmente rovinato. “In carrozza!” e alcuni clown si muovono in fila indiana al centro della sala, verso il palco. Il treno si muove. Uno, con la maglia viola, sale qualche istante ai piedi della tavolata. Poi i primi blocchi, e dopo qualche sguardo d’ordinanza tra la sicurezza, l’allontanamento. Pochi momenti. [Cedimento3-identità?]
Il corridoio centrale è ora percorso ad una velocità decisamente superiore rispetto all’avanzata “su rotaia”.
(Ricordo di essermi spostato in diagonale con pochi passi).
Tuttavia l’uscita dal SI TAV è arricchita dalla (alta) voce, sostenuta anche dalla posizione eretta, di alcuni personaggi della sala. Dall’intensità del volume acustico sembrano essere numerosi. “Andate a lavorare! Lavorate!” E si compie il simbolismo della “manifestazione”. [Cedimento4-politica].
Nel momento, e nel luogo, in cui la politica è ridotta al campo del possibile, l’agire dei clown al Lingotto si pone in un varco di impossibilità. In altre parole, il treno clown ha imposto un movimento al SI TAV, pur non abitandone le possibilità. La pulizia dell’irruzione è imposta, nel momento – comunque – fastidiosamente tardivo, attraverso il ritmo vocale verso il lavoro (si tratta delle -partito- urla -democratico-).
“Strada verso le riforme”; “Tavola bipartisan”; “Apertura”. [Cedimento5-finzioni].
Lunedì mattina. La cronaca riporta di “studenti dell’Onda” e membri dei “collettivi” al Lingotto domenica mattina. [Cedimento6-scompare la firma…

Intempestive: su alcuni clown al Lingotto

Si tratta del movimento a ritroso di alcune parole. Senza soffermare il discorso al quando preciso (una domenica mattina di gennaio), si attraversa l’area Sud di Torino ed il Lingotto. Ciò che sta accadendo, quella mattina: l’evento SI TAV. Qualcuno, e soprattutto gli avvertimenti che precedono quella domenica, parla di “manifestazione”. [Cedimento1-definire].
Incontro? Piuttosto il tentativo di attribuire il carico semantico (e politico) di questa parola ad una etichetta, un palco, un insieme di sostenitori elettorali, un sindaco ed un candidato (regionale) alla macchina della democrazia piemontese.
I movimenti dei porta-bandiere da Susa (con il SI TAV stampato), quelli di Chiamparino e della candidata regionale Bresso sono sostenuti dall’apparato filmico – fotografico del giornalismo. [Cedimento2-elezioni].
L’agire irrompe. Si spacca il tessuto dialettico che si costruisce a partire dai microfoni degli interventi a sostegno del SI TAV.
(Voltando gli occhi sulla mia vicina scorgo le sue mani che iniziano a colorarsi. le fasce sulle dita e sulle gambe. Poi si alza. Ho solo il tempo di ricevere una pacca sulla gamba, lei già si muove davanti a me. Cerco un oggetto rosso nella tasca e la mano trema. Poi il fischio).
Il suono di un fischietto è brusco. Il silenzio è irreparabilmente rovinato. “In carrozza!” e alcuni clown si muovono in fila indiana al centro della sala, verso il palco. Il treno si muove. Uno, con la maglia viola, sale qualche istante ai piedi della tavolata. Poi i primi blocchi, e dopo qualche sguardo d’ordinanza tra la sicurezza, l’allontanamento. Pochi momenti. [Cedimento3-identità?]
Il corridoio centrale è ora percorso ad una velocità decisamente superiore rispetto all’avanzata “su rotaia”.
(Ricordo di essermi spostato in diagonale con pochi passi).
Tuttavia l’uscita dal SI TAV è arricchita dalla (alta) voce, sostenuta anche dalla posizione eretta, di alcuni personaggi della sala. Dall’intensità del volume acustico sembrano essere numerosi. “Andate a lavorare! Lavorate!” E si compie il simbolismo della “manifestazione”. [Cedimento4-politica].
Nel momento, e nel luogo, in cui la politica è ridotta al campo del possibile, l’agire dei clown al Lingotto si pone in un varco di impossibilità. In altre parole, il treno clown ha imposto un movimento al SI TAV, pur non abitandone le possibilità. La pulizia dell’irruzione è imposta, nel momento – comunque – fastidiosamente tardivo, attraverso il ritmo vocale verso il lavoro (si tratta delle -partito- urla -democratico-).
“Strada verso le riforme”; “Tavola bipartisan”; “Apertura”. [Cedimento5-finzioni].
Lunedì mattina. La cronaca riporta di “studenti dell’Onda” e membri dei “collettivi” al Lingotto domenica mattina. [Cedimento6-scompare la firma…

>NO condizionamento sul binario

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Parlare di ferrovie verso Ovest significa portare alcune parole nei sondaggi di Valsusa. Il palco alpino si colora, il 22 febbraio, delle affermazioni del prefetto di Torino Paolo Padoin in merito al proseguimento dei sondaggi “propedeutici alla realizzazione della Torino-Lione”. A fine marzo, le elezioni piemontesi (di cui i candidati Cota-Bresso, Bresso-Cota) dovrebbero accadere nella continuità dei lavori di analisi del sottosuolo per la costruzione della alta velocità. La preoccupazione degli amministratori (termine generico per descrivere coloro che gestiscono a livello locale la criticità dell’opera) hanno a che fare con l’aspetto dell’ordine pubblico. Da qui le dichiarazioni del prefetto torinese. Ci saranno due momenti di impegno per le forze dell’ordine: la tornata elettorale appunto e l’ostensione della Sindone a Torino. Tuttavia è Padoin a ribadire :”non è ammissibile che tali interventi siano condizionati dall’attività di gruppi di protesta organizzati o dalla presenza attiva di esponenti di centri sociali”. Il lessico “ordinato” prescrive dunque la continuità. Nonostante le proteste, i centri sociali, le presenze attive, si dovrà andare avanti. Evidentemente il fuoco politico si muove dalla messa in discussione delle istanze di (non)realizzazione, alla prevenzione terapeutica del lavoro. L’alta velocità ha due necessità, parafrasando Padoin: continuare, nell’essere protetta. Nel ciclo elettorale (che prevede l’interruzione civica di ogni attività di dibattito pubblico che vizi il voto) la TAV avanzerà. Nonostante i freni imposti a Susa, spazio di terra opaco e sottaciuto nel proprio quotidiano e vitale movimento, non sono ammissibili “condizionamenti”. Queste parole consegnat al pubblico uditorio connotano una prima riduzione dell’opposizione a fonte di condizionamento (di cui lo spotenziamento politico). Opporre una forza (NO TAV) ad un’altra (sondaggi TAV) diviene in questo primo passaggio condizionamento (di un gruppo di pressione interno, parcellare) rispetto alla totalità (includente) dell’opera . Dal conflitto frontale all’influenzamento interno (il virus che modifica). Tuttavia la posizione del prefetto di Torino opera un’ulteriore riduzione: “non è ammissibile che tali interventi siano condizionati”. L’esteriorità del NO TAV è dunque prima ricondotta ad interiorità morbosa, e poi annullata nella minaccia del prefetto. Il resto non ammesso: la discussione politica è svuotata. Tutto questo accade mentre il raddoppiamento autostradale Brescia-Bergamo-Milano è già in atto, a Verona si vogliono bucare le Torricelle per il traforo tangenziale e i tabelloni elettorali tornano ad inquinare lo sguardo di chi cammina lungo Torino. In ogni angolo. Mentre l’alta velocità issa la bandiera della riduzione del traffico su ruota, strade extraurbane ed autostrade si potenziano (non da ultimo il passante di Mestre). La schizofrenia raggiunge un polo di visibilità ingombrante. “Più la macchina capitalistica deterritorializza i flussi per estrarne il plusvalore, più i suoi apparati annessi, burocratici e polizieschi, riterritorializzano a più non posso assorbendo una parte crescente di plusvalore”. E così la passeggiata dello schizo “si addentra nella deterritorializzazione” mentre “ritrova la terra”.
Rughe

NO condizionamento sul binario

Parlare di ferrovie verso Ovest significa portare alcune parole nei sondaggi di Valsusa. Il palco alpino si colora, il 22 febbraio, delle affermazioni del prefetto di Torino Paolo Padoin in merito al proseguimento dei sondaggi “propedeutici alla realizzazione della Torino-Lione”. A fine marzo, le elezioni piemontesi (di cui i candidati Cota-Bresso, Bresso-Cota) dovrebbero accadere nella continuità dei lavori di analisi del sottosuolo per la costruzione della alta velocità. La preoccupazione degli amministratori (termine generico per descrivere coloro che gestiscono a livello locale la criticità dell’opera) hanno a che fare con l’aspetto dell’ordine pubblico. Da qui le dichiarazioni del prefetto torinese. Ci saranno due momenti di impegno per le forze dell’ordine: la tornata elettorale appunto e l’ostensione della Sindone a Torino. Tuttavia è Padoin a ribadire :”non è ammissibile che tali interventi siano condizionati dall’attività di gruppi di protesta organizzati o dalla presenza attiva di esponenti di centri sociali”. Il lessico “ordinato” prescrive dunque la continuità. Nonostante le proteste, i centri sociali, le presenze attive, si dovrà andare avanti. Evidentemente il fuoco politico si muove dalla messa in discussione delle istanze di (non)realizzazione, alla prevenzione terapeutica del lavoro. L’alta velocità ha due necessità, parafrasando Padoin: continuare, nell’essere protetta. Nel ciclo elettorale (che prevede l’interruzione civica di ogni attività di dibattito pubblico che vizi il voto) la TAV avanzerà. Nonostante i freni imposti a Susa, spazio di terra opaco e sottaciuto nel proprio quotidiano e vitale movimento, non sono ammissibili “condizionamenti”. Queste parole consegnat al pubblico uditorio connotano una prima riduzione dell’opposizione a fonte di condizionamento (di cui lo spotenziamento politico). Opporre una forza (NO TAV) ad un’altra (sondaggi TAV) diviene in questo primo passaggio condizionamento (di un gruppo di pressione interno, parcellare) rispetto alla totalità (includente) dell’opera . Dal conflitto frontale all’influenzamento interno (il virus che modifica). Tuttavia la posizione del prefetto di Torino opera un’ulteriore riduzione: “non è ammissibile che tali interventi siano condizionati”. L’esteriorità del NO TAV è dunque prima ricondotta ad interiorità morbosa, e poi annullata nella minaccia del prefetto. Il resto non ammesso: la discussione politica è svuotata. Tutto questo accade mentre il raddoppiamento autostradale Brescia-Bergamo-Milano è già in atto, a Verona si vogliono bucare le Torricelle per il traforo tangenziale e i tabelloni elettorali tornano ad inquinare lo sguardo di chi cammina lungo Torino. In ogni angolo. Mentre l’alta velocità issa la bandiera della riduzione del traffico su ruota, strade extraurbane ed autostrade si potenziano (non da ultimo il passante di Mestre). La schizofrenia raggiunge un polo di visibilità ingombrante. “Più la macchina capitalistica deterritorializza i flussi per estrarne il plusvalore, più i suoi apparati annessi, burocratici e polizieschi, riterritorializzano a più non posso assorbendo una parte crescente di plusvalore”. E così la passeggiata dello schizo “si addentra nella deterritorializzazione” mentre “ritrova la terra”.
Rughe

>Chiamata Val di Susa

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“La consapevolezza dell’importanza e delicatezza del momento” muove la gente in Val di Susa. Sabato sera la strada da Condove a Sant’Antonio è colorata dalle fiaccole della Hallo-Win-NoTav. Ci sono comitati, amministratori
delle liste civiche NoTav, la banda musicale ed il carretto coi muli in testa al corteo con la gente della valle.
La voce del ministro (Infrastrutture e Trasporti) Altero Matteoli decide per novembre l’inizio dei carotaggi (tecnica di campionamento per attività di scavo a scopi di ingegneria civile, consiste in prelievi di campioni di roccia cilindrici) per il progetto Tav Torino-Lione. La chiamata della Val di Susa accade nel buio della notte di sabato. Dieci mila si dicono le presenze della fiaccolata. Continuando a dire NO+.

Spazi-o Torino.
Il sindaco Chiamparino da qualche giorno segue nell’attacco linguistico ai centri sociali della città. Qualcuno vuole portare in alto lo scudo degli sgomberi.
Firma Movimenti

Chiamata Val di Susa

“La consapevolezza dell’importanza e delicatezza del momento” muove la gente in Val di Susa. Sabato sera la strada da Condove a Sant’Antonio è colorata dalle fiaccole della Hallo-Win-NoTav. Ci sono comitati, amministratori
delle liste civiche NoTav, la banda musicale ed il carretto coi muli in testa al corteo con la gente della valle.
La voce del ministro (Infrastrutture e Trasporti) Altero Matteoli decide per novembre l’inizio dei carotaggi (tecnica di campionamento per attività di scavo a scopi di ingegneria civile, consiste in prelievi di campioni di roccia cilindrici) per il progetto Tav Torino-Lione. La chiamata della Val di Susa accade nel buio della notte di sabato. Dieci mila si dicono le presenze della fiaccolata. Continuando a dire NO+.

Spazi-o Torino.
Il sindaco Chiamparino da qualche giorno segue nell’attacco linguistico ai centri sociali della città. Qualcuno vuole portare in alto lo scudo degli sgomberi.
Firma Movimenti