>Breve storia di una panchina dalla vita troppo breve

>

Quasi 500 cittadini e cittadine veronesi con nomi e cognomi hanno proposto “un percorso pubblico da ‘fare insieme’ per esprimere dissenso verso una città chiusa, discriminante e paurosa e per progettare una città aperta, giusta e gioiosa”.
Durante l’inverno si sono incontrati in assemblee pubbliche, con prestigiosi relatori, per ragionare insieme sui sempre più cupi divieti che incombono sulle nostre vite e sulla nostra città ed hanno individuato come simbolo della città chiusa, discriminante e paurosa l’atto scellerato dell’amministrazione comunale di togliere le panchine dai giardini in cui erano soliti sostare anche stranieri. Togliendo le panchine, si sono ridotti i diritti di tutti: il diritto ad una sosta ristoratrice, a giardini pubblici curati, il diritto al riposo, alla convivialità, all’incontro casuale con altri, il diritto a godere ‘gratuitamente’ della vista della nostra città… il diritto del contribuente a vedere i propri soldi utilizzati per aggiungere servizi, non per diminuirli (ma le tasse, quelle no, non sono diminuite!). Tutti i sabati di maggio alle 12, portando le proprie sedie da casa, i membri del Comitato e non solo si sono riuniti nel disadorno e indegno giardinetto di Via Prato Santo semplicemente per stare assieme, offrendo a chiunque un aperitivo, una poesia, una lettura, uno spettacolo, a simboleggiare la possibilità di una città aperta, giusta, gioiosa.
Ieri hanno ‘offerto’ a quel giardinetto e a tutti coloro che hanno ancora voglia di abitare la città una verde e luccicante panchina che, certo, non era sufficiente a cancellare il degrado nel quale l’amministrazione lascia questo ed altri luoghi pubblici, ma che (ben lo simboleggiavano le primule piantate ai piedi della verde e comoda panchina) non era che l’inizio di una riqualificazione voluta e attuata direttamente dai cittadini e dalle cittadine.
La panchina, ben confezionata con elegante fiocco rosso, è stata ‘scartata’ e inaugurata sotto gli occhi di tutti ‘a disposizione di chiunque voglia sedersi nei Giardini di Via Prato Santo’, recita la targa affissa dal “Comitato Verona, città aperta”. Un atto gratuito di generosità, un esempio di virtù civiche… Abbiamo vissuto su quella panchina, fino al diluvio della sera: un breve resoconto di quelle poche ore può dare a tutti la dimensione dei ‘bisogni’ cui questo semplice gesto ha dato risposte.
– Visto anche il via vai di giornalisti e fotografi, si sono subito avvicinati dei ‘curiosi’ chiedendoci informazioni e plaudendo all’iniziativa, tutti sgomenti per il totale abbandono del giardino e sperando nell’avvio di una rinascita. Molti hanno voluto essere fotografati seduti sulla panchina.
– Verso le 13 abbiamo acquistato della pizza, delle birre, un po’ di frutta e verdura e, contravvenendo ad altra ordinanza ma sotto gli occhi anche delle forza dell’ordine, abbiamo pranzato lì sulla ‘nostra’ (e vostra) panchina, attirando, nell’ordine, un ragazzo del Senegal che si è unito a noi e 6 turisti tedeschi che, stanchi dal giro turistico in città e in attesa di andare a vedere Carmen in Arena, avevano cercato un po’ di riposo, in mancanza di meglio, appoggiandosi ai tronchi degli alberi… Abbiamo offerto loro la panchina e si sono seduti gustando qualche albicocca e lamentandosi, increduli, della poca accoglienza verso gli stranieri. Rimasti impressionati dai braccioli visti sulle panchine in altri luoghi della città, hanno chiesto di essere fotografati stesi sulla panchina. E’ stata poi la volta di un
ragazzo con le stampelle, che sulla panchina ha trovato un po’ di riposo.
– Al vicino bar, dove siamo andati a prendere i caffè che abbiamo poi sorseggiato sempre sulla panchina, il gestore ci ha fatto presente che in quel giardino mancano non solo le panchine, ma anche le strisce pedonali per poterlo raggiungere, pur trattandosi di una meta un tempo
frequentata da anziani con difficoltà di deambulazione. Un tempo, perchè da quando le panchine non ci sono più – come ci aveva fatto notare una signora residente lì vicina che era solita accompagnare il padre in carrozzella – l’accompagnatore è costretto a restare in piedi…
– C’è stato anche chi (un uomo dal codino grigio) ci ha gridato che su quelle panchine si sedevano anche coloro che ‘non pagano le tasse’ ma quando gli abbiamo risposto che noi le paghiamo, altri non le pagano perchè vengono fatti lavorare in nero, altri ancora perchè sono evasori (ma raramente questi hanno il piacere di sedersi sulle panchine!), non ha saputo replicare.
– Per tutto il pomeriggio abbiamo fatto da ‘badanti’ alle macchine parcheggiate lì intorno, visto che la colonnina per pagare il parcheggio negli stalli blu non funziona e i numerosissimi stranieri che volevano lasciare la macchina per raggiungere il centro a piedi erano preoccupati, per un disservizio del Comune, di trovare poi una multa (quanti soldi ha perso l’amministrazione per questo disservizio? Quante panchine avrebbe potuto comperare?).
– Proprio alle 19, l’ora stabilita per il ritrovo di tutto il Comitato per un aperitivo di inaugurazione e mentre stavamo accingendoci a preparare per coinvolgere il maggior numero di persone possibili, una pioggia torrenziale ha costretto tutti a scappare.
– Giusto in quel momento è arrivata una macchina dei Vigili Urbani, mandati per controllare la ‘manifestazione’, ai quali abbiamo spiegato il senso della nostra azione, lasciandoli letteralmente stupefatti: “Se lo raccontiamo, nessuno ci crederà! Dei cittadini che regalano un bene alla collettività… “ Poi ce ne siamo andati, sotto l’acqua a catinelle.

Questa mattina, poco prima delle 8, acquistati i quotidiani, abbiamo deciso di andare a leggerli come si fa in tutte le città del mondo al giardinetto sulla panchina…che non c’era più! Un mondo alla rovescia, in cui i cittadini prendono a cuore la cura della città e chi dovrebbe farlo la devasta. L’asfalto divelto rendeva, se possibile, ancor più degradata la zona, ma su un palo della luce era affisso un cartello “Come è difficile essere umani. Grazie per la panchina”, come firma un nome di donna. Abbiamo pensato anche al suo grazie quando abbiamo posizionato nello stesso luogo una sedia (‘a disposizione di chiunque voglia sedersi nei Giardini di Via Prato Santo’) e le foto di ieri con le spiegazione di quanto avvenuto. Sulla sedia abbiamo lasciato un quaderno perché ciascuno possa scrivere ciò che pensa della vicenda. La prima frase scritta ieri era “Una panchina è per sempre”.
Andate a scrivere la vostra fino a quando durerà, perché UN VANDALO si aggira per Verona.

per il ‘Comitato Verona, città aperta’

Tiziana Valpiana

Breve storia di una panchina dalla vita troppo breve

Quasi 500 cittadini e cittadine veronesi con nomi e cognomi hanno proposto “un percorso pubblico da ‘fare insieme’ per esprimere dissenso verso una città chiusa, discriminante e paurosa e per progettare una città aperta, giusta e gioiosa”.
Durante l’inverno si sono incontrati in assemblee pubbliche, con prestigiosi relatori, per ragionare insieme sui sempre più cupi divieti che incombono sulle nostre vite e sulla nostra città ed hanno individuato come simbolo della città chiusa, discriminante e paurosa l’atto scellerato dell’amministrazione comunale di togliere le panchine dai giardini in cui erano soliti sostare anche stranieri. Togliendo le panchine, si sono ridotti i diritti di tutti: il diritto ad una sosta ristoratrice, a giardini pubblici curati, il diritto al riposo, alla convivialità, all’incontro casuale con altri, il diritto a godere ‘gratuitamente’ della vista della nostra città… il diritto del contribuente a vedere i propri soldi utilizzati per aggiungere servizi, non per diminuirli (ma le tasse, quelle no, non sono diminuite!). Tutti i sabati di maggio alle 12, portando le proprie sedie da casa, i membri del Comitato e non solo si sono riuniti nel disadorno e indegno giardinetto di Via Prato Santo semplicemente per stare assieme, offrendo a chiunque un aperitivo, una poesia, una lettura, uno spettacolo, a simboleggiare la possibilità di una città aperta, giusta, gioiosa.
Ieri hanno ‘offerto’ a quel giardinetto e a tutti coloro che hanno ancora voglia di abitare la città una verde e luccicante panchina che, certo, non era sufficiente a cancellare il degrado nel quale l’amministrazione lascia questo ed altri luoghi pubblici, ma che (ben lo simboleggiavano le primule piantate ai piedi della verde e comoda panchina) non era che l’inizio di una riqualificazione voluta e attuata direttamente dai cittadini e dalle cittadine.
La panchina, ben confezionata con elegante fiocco rosso, è stata ‘scartata’ e inaugurata sotto gli occhi di tutti ‘a disposizione di chiunque voglia sedersi nei Giardini di Via Prato Santo’, recita la targa affissa dal “Comitato Verona, città aperta”. Un atto gratuito di generosità, un esempio di virtù civiche… Abbiamo vissuto su quella panchina, fino al diluvio della sera: un breve resoconto di quelle poche ore può dare a tutti la dimensione dei ‘bisogni’ cui questo semplice gesto ha dato risposte.
– Visto anche il via vai di giornalisti e fotografi, si sono subito avvicinati dei ‘curiosi’ chiedendoci informazioni e plaudendo all’iniziativa, tutti sgomenti per il totale abbandono del giardino e sperando nell’avvio di una rinascita. Molti hanno voluto essere fotografati seduti sulla panchina.
– Verso le 13 abbiamo acquistato della pizza, delle birre, un po’ di frutta e verdura e, contravvenendo ad altra ordinanza ma sotto gli occhi anche delle forza dell’ordine, abbiamo pranzato lì sulla ‘nostra’ (e vostra) panchina, attirando, nell’ordine, un ragazzo del Senegal che si è unito a noi e 6 turisti tedeschi che, stanchi dal giro turistico in città e in attesa di andare a vedere Carmen in Arena, avevano cercato un po’ di riposo, in mancanza di meglio, appoggiandosi ai tronchi degli alberi… Abbiamo offerto loro la panchina e si sono seduti gustando qualche albicocca e lamentandosi, increduli, della poca accoglienza verso gli stranieri. Rimasti impressionati dai braccioli visti sulle panchine in altri luoghi della città, hanno chiesto di essere fotografati stesi sulla panchina. E’ stata poi la volta di un
ragazzo con le stampelle, che sulla panchina ha trovato un po’ di riposo.
– Al vicino bar, dove siamo andati a prendere i caffè che abbiamo poi sorseggiato sempre sulla panchina, il gestore ci ha fatto presente che in quel giardino mancano non solo le panchine, ma anche le strisce pedonali per poterlo raggiungere, pur trattandosi di una meta un tempo
frequentata da anziani con difficoltà di deambulazione. Un tempo, perchè da quando le panchine non ci sono più – come ci aveva fatto notare una signora residente lì vicina che era solita accompagnare il padre in carrozzella – l’accompagnatore è costretto a restare in piedi…
– C’è stato anche chi (un uomo dal codino grigio) ci ha gridato che su quelle panchine si sedevano anche coloro che ‘non pagano le tasse’ ma quando gli abbiamo risposto che noi le paghiamo, altri non le pagano perchè vengono fatti lavorare in nero, altri ancora perchè sono evasori (ma raramente questi hanno il piacere di sedersi sulle panchine!), non ha saputo replicare.
– Per tutto il pomeriggio abbiamo fatto da ‘badanti’ alle macchine parcheggiate lì intorno, visto che la colonnina per pagare il parcheggio negli stalli blu non funziona e i numerosissimi stranieri che volevano lasciare la macchina per raggiungere il centro a piedi erano preoccupati, per un disservizio del Comune, di trovare poi una multa (quanti soldi ha perso l’amministrazione per questo disservizio? Quante panchine avrebbe potuto comperare?).
– Proprio alle 19, l’ora stabilita per il ritrovo di tutto il Comitato per un aperitivo di inaugurazione e mentre stavamo accingendoci a preparare per coinvolgere il maggior numero di persone possibili, una pioggia torrenziale ha costretto tutti a scappare.
– Giusto in quel momento è arrivata una macchina dei Vigili Urbani, mandati per controllare la ‘manifestazione’, ai quali abbiamo spiegato il senso della nostra azione, lasciandoli letteralmente stupefatti: “Se lo raccontiamo, nessuno ci crederà! Dei cittadini che regalano un bene alla collettività… “ Poi ce ne siamo andati, sotto l’acqua a catinelle.

Questa mattina, poco prima delle 8, acquistati i quotidiani, abbiamo deciso di andare a leggerli come si fa in tutte le città del mondo al giardinetto sulla panchina…che non c’era più! Un mondo alla rovescia, in cui i cittadini prendono a cuore la cura della città e chi dovrebbe farlo la devasta. L’asfalto divelto rendeva, se possibile, ancor più degradata la zona, ma su un palo della luce era affisso un cartello “Come è difficile essere umani. Grazie per la panchina”, come firma un nome di donna. Abbiamo pensato anche al suo grazie quando abbiamo posizionato nello stesso luogo una sedia (‘a disposizione di chiunque voglia sedersi nei Giardini di Via Prato Santo’) e le foto di ieri con le spiegazione di quanto avvenuto. Sulla sedia abbiamo lasciato un quaderno perché ciascuno possa scrivere ciò che pensa della vicenda. La prima frase scritta ieri era “Una panchina è per sempre”.
Andate a scrivere la vostra fino a quando durerà, perché UN VANDALO si aggira per Verona.

per il ‘Comitato Verona, città aperta’

Tiziana Valpiana

>Le panchine di Verona: un resoconto

>«Sediolate» di protesta ai giardini Prato Santo

C’erano una volta le panchine di via Prato Santo. Una volta, appunto, fino a qualche mese fa. Poi sono state rimosse e la stessa sorte è toccata a quelle di viale della Repubblica, vicino alla chiesa. Per protestare contro questa privazione, «che toglie a tutti i cittadini il diritto di vivere il proprio verde e i luoghi d’incontro», il comitato Verona Città aperta ha organizzato una campagna di sensibilizzazione a suon di «sediolate». Non in testa, s’intende, ma ben piantate per terra, proprio sul fazzoletto di terra ritagliato tra l’Adige e i condomini di Borgo Trento, che è il giardino di via Prato Santo.«Qui vicino c’è la mensa di San Vincenzo e la sede della Lega. Evidentemente qualcuno ha denunciato il fatto che i giardini erano frequentati dai poveri che vanno alla mensa e l’amministrazione ha ben pensato di togliere. Ma c’è di più. Quando questi si sono spostati in viale della Repubblica, sono state rimosse anche le panchine davanti alla chiesa. Se questa è la logica usata, c’è da chiedersi se nel giro di qualche mese siano destinate a sparire tutte le panchine. Non è possibile privare i cittadini di questo loro diritto. Le panchine, non intese in senso stretto ma per quello che rappresentano ovvero un luogo di incontro pubblico, sono di tutti», ha spiegato Mao Valpiana come portavoce del comitato, che a sostegno della questione ha già raccolto 500 firme.L’invito, rivolto in primis ai residenti del quartiere ma aperto a tutti, è per i sabato mattina di maggio. A partire dal 9 e a seguire poi, il 16, il 23 e il 30, dalle 11 a mezzogiorno, il comitato si incontrerà nei giardinetti di via Prato Santo per un aperitivo in compagnia, animato da momenti di musica, teatro, lettura, per «ri-pensare, ri-progettare e ri-avere un luogo d’incontro aperto, ospitale, conviviale e accogliente che tutti sentano proprio», si legge infatti sui volantini distribuiti ieri ai passanti. «Nessuno ha la bacchetta magica. I problemi ci sono e vanno affrontati. Ma è il metodo che dev’essere diverso: a fronte di questioni complesse la soluzione dell’amministrazione è quella di semplificarle con divieti e privazioni. Noi pensiamo che sia necessario far rivivere i luoghi d’incontro facendo confluire più persone possibile non rendendone impossibile la permanenza», ha aggiunto Tiziana Valpiana.

(da L’Arena del 19 aprile 2009)

Le panchine di Verona: un resoconto

«Sediolate» di protesta ai giardini Prato Santo

C’erano una volta le panchine di via Prato Santo. Una volta, appunto, fino a qualche mese fa. Poi sono state rimosse e la stessa sorte è toccata a quelle di viale della Repubblica, vicino alla chiesa. Per protestare contro questa privazione, «che toglie a tutti i cittadini il diritto di vivere il proprio verde e i luoghi d’incontro», il comitato Verona Città aperta ha organizzato una campagna di sensibilizzazione a suon di «sediolate». Non in testa, s’intende, ma ben piantate per terra, proprio sul fazzoletto di terra ritagliato tra l’Adige e i condomini di Borgo Trento, che è il giardino di via Prato Santo.«Qui vicino c’è la mensa di San Vincenzo e la sede della Lega. Evidentemente qualcuno ha denunciato il fatto che i giardini erano frequentati dai poveri che vanno alla mensa e l’amministrazione ha ben pensato di togliere. Ma c’è di più. Quando questi si sono spostati in viale della Repubblica, sono state rimosse anche le panchine davanti alla chiesa. Se questa è la logica usata, c’è da chiedersi se nel giro di qualche mese siano destinate a sparire tutte le panchine. Non è possibile privare i cittadini di questo loro diritto. Le panchine, non intese in senso stretto ma per quello che rappresentano ovvero un luogo di incontro pubblico, sono di tutti», ha spiegato Mao Valpiana come portavoce del comitato, che a sostegno della questione ha già raccolto 500 firme.L’invito, rivolto in primis ai residenti del quartiere ma aperto a tutti, è per i sabato mattina di maggio. A partire dal 9 e a seguire poi, il 16, il 23 e il 30, dalle 11 a mezzogiorno, il comitato si incontrerà nei giardinetti di via Prato Santo per un aperitivo in compagnia, animato da momenti di musica, teatro, lettura, per «ri-pensare, ri-progettare e ri-avere un luogo d’incontro aperto, ospitale, conviviale e accogliente che tutti sentano proprio», si legge infatti sui volantini distribuiti ieri ai passanti. «Nessuno ha la bacchetta magica. I problemi ci sono e vanno affrontati. Ma è il metodo che dev’essere diverso: a fronte di questioni complesse la soluzione dell’amministrazione è quella di semplificarle con divieti e privazioni. Noi pensiamo che sia necessario far rivivere i luoghi d’incontro facendo confluire più persone possibile non rendendone impossibile la permanenza», ha aggiunto Tiziana Valpiana.

(da L’Arena del 19 aprile 2009)

>L’uomo che non deve chiedere mai

>Il primo cittadino di Verona non smette di far della propria carica un’arte. Una serie di ordinanze autunnali hanno permesso infatti a Flavio Tosi di dimostrare quanto le avanguardie amministrative possano spingersi oltre, come quella delle biciclette, che non possono più transitare tranquillamente in zona 30 (Zona Traffico Limitato). Provvedimenti capolavoro; chi mai avrebbe pensato di risolvere il problema dello smog in città togliendo la possibilità alle biciclette di poter circolare? Ma i colpi di genio non si vogliono esaurire e alla richiesta di alcuni cittadini che lamentavano da tempo la presenza di barboni e gentaglia simile che si coricava sulle panchine dei giardini di via Prato Santo, l’amministrazione risponde con l’eliminazione delle panchine. No panchine, no barboni. Perché è risaputo che i barboni spuntano come funghi solo se pianti panchine. Ma non credete che Flavio si sia fermato qui: riparte infatti la stagione antibivacco, con tante nuove speciali panchine da piantare: quelle con il bracciolo in mezzo.

Ale,6

L’uomo che non deve chiedere mai

Il primo cittadino di Verona non smette di far della propria carica un’arte. Una serie di ordinanze autunnali hanno permesso infatti a Flavio Tosi di dimostrare quanto le avanguardie amministrative possano spingersi oltre, come quella delle biciclette, che non possono più transitare tranquillamente in zona 30 (Zona Traffico Limitato). Provvedimenti capolavoro; chi mai avrebbe pensato di risolvere il problema dello smog in città togliendo la possibilità alle biciclette di poter circolare? Ma i colpi di genio non si vogliono esaurire e alla richiesta di alcuni cittadini che lamentavano da tempo la presenza di barboni e gentaglia simile che si coricava sulle panchine dei giardini di via Prato Santo, l’amministrazione risponde con l’eliminazione delle panchine. No panchine, no barboni. Perché è risaputo che i barboni spuntano come funghi solo se pianti panchine. Ma non credete che Flavio si sia fermato qui: riparte infatti la stagione antibivacco, con tante nuove speciali panchine da piantare: quelle con il bracciolo in mezzo.

Ale,6