Guerriglia urbana per due accordi di troppo

Tenute antisommossa, manganellate, due fermi e due multe da 100 euro, più didieci volanti e chissà in quanti tra polizziotti, vigili e carabinieri, e il tutto per cosa? Per due accordi di troppo di chitarra, fatti un po’ per scherno, un po’ in gogliardia, comunque sia una reazione inconcepibile della polizia!

Non aggiungo altro perchè disgustato da quanto successo e quindi non lucido di testa per poter raccontare i fatti con oggettività!

Matte

>Guerriglia urbana per due accordi di troppo

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Tenute antisommossa, manganellate, due fermi e due multe da 100 euro, più didieci volanti e chissà in quanti tra polizziotti, vigili e carabinieri, e il tutto per cosa? Per due accordi di troppo di chitarra, fatti un po’ per scherno, un po’ in gogliardia, comunque sia una reazione inconcepibile della polizia!

Non aggiungo altro perchè disgustato da quanto successo e quindi non lucido di testa per poter raccontare i fatti con oggettività!

Matte

Silenzio e Marca

Guardiani del silenzio come esecutori commerciali.

L’ordinanza comunale, l’imposizione al «rispetto della libertà (dormiente) dell’altro», si svela dell’involucro retorico, mostrando i nervi del proprio funzionalismo.

C’è qualcosa che eccede il particolare interesse al benessere (acustico, in questo caso) nascosto nei balconi chiusi della città. Oltre esso, una macchina artificiale ed arbitraria, competitiva – in quanto inserita nel mercato ad alta velocità delle marche.

Marca Verona. Si muove al di sopra dei viventi (in Verona) che tuttavia la abitano ed alimentano.

Il sudore e le urla, nell’agitarsi per una squadra (Chievo Verona) che nel calcio rimane in serie A, alimentano il marchio.

Il muoversi a motore nelle infrastrutture urbane, alimenta il marchio.

Il sonno, in funzione del tempo lavoro cittadino, alimenta il marchio.

Lo stesso vale per ogni nuovo lucchetto d’amore al cancello di Giulietta, ogni ulteriore fotografia scattata in piazza Brà, le manifestazioni sportive e tradizionali in città – per la città.

Piazza Dante, il mercoledì sera, non è funzionale (è esposta all’attentato di morte sociale). All’incremento del fabbisogno nutrizionale del marchio, non è necessario esserne indigesto (opposizione esplicita) per esserne bersaglio-nemico.

La condizione sufficiente è l’inutilità. La soluzione, l’eliminazione.

Tuttavia l’armamento di neutralizzazione deve mascherarsi, per eccedere occasionalmente. Così accade due notti fa a piazza Dante. L’occasionale ha luogo.

La marca Barcellona, nelle proteste studentesche di marzo, ha messo in scena l’atto di violenza sul cemento de la Rambla. Studenti picchiati dalle forze dell’ordine. Il preambolo è la Rambla stessa. Cuore della città. Epicentro della marca nella specifica Turismo. Il corteo studentesco (protesta al piano Bologna) si muove in quel punto della città, affollato di turisti e quindi materiale fotografico attivo. La reazione è immediata. La giustificazione politica arriva poco dopo: «contrastavano la sensibilità» dei presenti.

Nelle plurime ‘feste popolari’ del mese di maggio per l’F.C. Barcelona, i manifestanti celebrano la squadra ne la Rambla. E’ concesso. Petardi, fuochi artificiali, fumogeni. In qualche angolo si animano teatri di aggressioni. Orgoglio ultras. Il connubio tra questa gente e la sicurezza in divisa è tuttavia forte. Tutto questo spettacolo di massa alimenta la marca Barcellona, e quindi la «sensibilità».

(Nei festeggiamenti del 27 maggio in particolare, i forti disordini tra manifestanti e forze dell’ordine sono successivi alla presenza della massa nel centro cittadino, il quale, non è la causa motrice).

Nelle sirene di piazza Dante, mercoledì sera, è compressa la forza che esegue la neutralizzazione dei corpi presenti (e per questo punibili). Ora – seguendo la logica Barcellona – la subdola giustificazione. O forse, per il perverso rapporto carnale tra uomo e marca, a Verona, non sarà richiesta. La «sensibilità» è salva, perché unica.

Rughe

>Silenzio e Marca

>Guardiani del silenzio come esecutori commerciali.

L’ordinanza comunale, l’imposizione al «rispetto della libertà (dormiente) dell’altro», si svela dell’involucro retorico, mostrando i nervi del proprio funzionalismo.

C’è qualcosa che eccede il particolare interesse al benessere (acustico, in questo caso) nascosto nei balconi chiusi della città. Oltre esso, una macchina artificiale ed arbitraria, competitiva – in quanto inserita nel mercato ad alta velocità delle marche.

Marca Verona. Si muove al di sopra dei viventi (in Verona) che tuttavia la abitano ed alimentano.

Il sudore e le urla, nell’agitarsi per una squadra (Chievo Verona) che nel calcio rimane in serie A, alimentano il marchio.

Il muoversi a motore nelle infrastrutture urbane, alimenta il marchio.

Il sonno, in funzione del tempo lavoro cittadino, alimenta il marchio.

Lo stesso vale per ogni nuovo lucchetto d’amore al cancello di Giulietta, ogni ulteriore fotografia scattata in piazza Brà, le manifestazioni sportive e tradizionali in città – per la città.

Piazza Dante, il mercoledì sera, non è funzionale (è esposta all’attentato di morte sociale). All’incremento del fabbisogno nutrizionale del marchio, non è necessario esserne indigesto (opposizione esplicita) per esserne bersaglio-nemico.

La condizione sufficiente è l’inutilità. La soluzione, l’eliminazione.

Tuttavia l’armamento di neutralizzazione deve mascherarsi, per eccedere occasionalmente. Così accade due notti fa a piazza Dante. L’occasionale ha luogo.

La marca Barcellona, nelle proteste studentesche di marzo, ha messo in scena l’atto di violenza sul cemento de la Rambla. Studenti picchiati dalle forze dell’ordine. Il preambolo è la Rambla stessa. Cuore della città. Epicentro della marca nella specifica Turismo. Il corteo studentesco (protesta al piano Bologna) si muove in quel punto della città, affollato di turisti e quindi materiale fotografico attivo. La reazione è immediata. La giustificazione politica arriva poco dopo: «contrastavano la sensibilità» dei presenti.

Nelle plurime ‘feste popolari’ del mese di maggio per l’F.C. Barcelona, i manifestanti celebrano la squadra ne la Rambla. E’ concesso. Petardi, fuochi artificiali, fumogeni. In qualche angolo si animano teatri di aggressioni. Orgoglio ultras. Il connubio tra questa gente e la sicurezza in divisa è tuttavia forte. Tutto questo spettacolo di massa alimenta la marca Barcellona, e quindi la «sensibilità».

(Nei festeggiamenti del 27 maggio in particolare, i forti disordini tra manifestanti e forze dell’ordine sono successivi alla presenza della massa nel centro cittadino, il quale, non è la causa motrice).

Nelle sirene di piazza Dante, mercoledì sera, è compressa la forza che esegue la neutralizzazione dei corpi presenti (e per questo punibili). Ora – seguendo la logica Barcellona – la subdola giustificazione. O forse, per il perverso rapporto carnale tra uomo e marca, a Verona, non sarà richiesta. La «sensibilità» è salva, perché unica.

Rughe

Strutture di regime

Ci sono periodi storici particolarmente tetri. Periodi in cui la civiltà pare rinchiudersi su se stessa, nelle proprie più intime paure. Da queste paure – anzichè cercare di fuggire con l’educazione, la cultura, la socialità – viene controllata, ne subisce il profondo diabolico fascino e si fa trascinare in spirali violente di odio, razzismo, terrore del diverso. Nascosta sotto il nome di Sicurezza, la paura si insinua così nell’ordinarietà delle vite, ne condiziona i gesti e le abitudini. Presto la società si ritrova governata dal timore; coloro che, con intenti malevoli riescono a prendere il potere, possono giocare con le emozioni dei propri concittadini per spingerli ad apprezzare, appoggiare o quantomeno chiudere gli occhi davanti alle più bieche manovre, ai più tristi e soffocanti provvedimenti. Operando in nome del Popolo e della Sicurezza.

La nostra piccola Italia è oggi bloccata in uno di questi momenti. L’inisieme delle ordinanze e delle leggi varate da comuni, regioni, stato ne è la dimostrazione più evidente. Divieti di bivacco – ricordate i pic-nic al parco da bambini? o il pranzo al sacco durante le gite scolastiche? -, divieto di bere alcolici fuori dalle idionee attività commerciali – ricordate le serate al parco da adolescenti? -, coprifuoco nascosti, divieti di aggregazione e migliaia di altre piccole e apparentemente insignificanti ordinanze – se viste una a una senza uno sguardo globale.

Stiamo creando strutture di regime. Telecamere nei centri cittadini, zone costantemente controllate che tendono ad allargarsi come un tumore; decine di volanti impiegate nel controllo sistematico del territorio – e dunque dei suoi abitanti – che non vengono pertanto sfruttate per perseguire le lotte alla criminalità organizzata; leggi prese in nome della Sicurezza che prevedono processi abbreviati e condanne molto alte, leggi che rischiano di essere usate, sfruttando qualche cavillo, per sedare ogni tentativo di dissenso civile.

Strutture di regime. Non un vero e proprio tentativo di regime, per ora. Solo strutture. Il problema si porrà nel prossimo futuro: le strutture vengono installate con il benestare del popolo della paura, che così crede che potrà dormire serenamente, senza frastuono, sporcizia, lerciume. Dormire con decoro, pare il motto di questo popolo. Ma le strutture crescono, si moltiplicano, e sono utilizzabili da chiunque si trovi nella posizione politica per poterlo fare. Il problema si porrà quando un folle, più folle di queste piccole menti che ora ci governano, riuscirà a sfruttare l’ordinamento democratico per prendere il potere; questo folle avrà queste strutture in eredità dai governanti del popolo della paura; a quel punto sarà difficile tornare indietro.

Oggi, forse, c’è ancora la possibilità di infrangere questo fato a cui pare avviata la nostra piccola Italia. Oggi, forse, un movimento di cittadini può ancora invertire il processo, decostruire le strutture di regime, ricostruire la civiltà.

Riuscite ancora a ricordare quando correvate al parco, da bambini, inseguendo un pallone? quando suonavate la chitarra in cerchio, sorseggiando birra sotto le stelle? quando dopo il cinema andavate a mangiare il gelato, nel centro della vostra città, camminando per strade affollate anche di sera tardi?

Se sì, forse potete salvarvi.

Resho

>Strutture di regime

>Ci sono periodi storici particolarmente tetri. Periodi in cui la civiltà pare rinchiudersi su se stessa, nelle proprie più intime paure. Da queste paure – anzichè cercare di fuggire con l’educazione, la cultura, la socialità – viene controllata, ne subisce il profondo diabolico fascino e si fa trascinare in spirali violente di odio, razzismo, terrore del diverso. Nascosta sotto il nome di Sicurezza, la paura si insinua così nell’ordinarietà delle vite, ne condiziona i gesti e le abitudini. Presto la società si ritrova governata dal timore; coloro che, con intenti malevoli riescono a prendere il potere, possono giocare con le emozioni dei propri concittadini per spingerli ad apprezzare, appoggiare o quantomeno chiudere gli occhi davanti alle più bieche manovre, ai più tristi e soffocanti provvedimenti. Operando in nome del Popolo e della Sicurezza.

La nostra piccola Italia è oggi bloccata in uno di questi momenti. L’inisieme delle ordinanze e delle leggi varate da comuni, regioni, stato ne è la dimostrazione più evidente. Divieti di bivacco – ricordate i pic-nic al parco da bambini? o il pranzo al sacco durante le gite scolastiche? -, divieto di bere alcolici fuori dalle idionee attività commerciali – ricordate le serate al parco da adolescenti? -, coprifuoco nascosti, divieti di aggregazione e migliaia di altre piccole e apparentemente insignificanti ordinanze – se viste una a una senza uno sguardo globale.

Stiamo creando strutture di regime. Telecamere nei centri cittadini, zone costantemente controllate che tendono ad allargarsi come un tumore; decine di volanti impiegate nel controllo sistematico del territorio – e dunque dei suoi abitanti – che non vengono pertanto sfruttate per perseguire le lotte alla criminalità organizzata; leggi prese in nome della Sicurezza che prevedono processi abbreviati e condanne molto alte, leggi che rischiano di essere usate, sfruttando qualche cavillo, per sedare ogni tentativo di dissenso civile.

Strutture di regime. Non un vero e proprio tentativo di regime, per ora. Solo strutture. Il problema si porrà nel prossimo futuro: le strutture vengono installate con il benestare del popolo della paura, che così crede che potrà dormire serenamente, senza frastuono, sporcizia, lerciume. Dormire con decoro, pare il motto di questo popolo. Ma le strutture crescono, si moltiplicano, e sono utilizzabili da chiunque si trovi nella posizione politica per poterlo fare. Il problema si porrà quando un folle, più folle di queste piccole menti che ora ci governano, riuscirà a sfruttare l’ordinamento democratico per prendere il potere; questo folle avrà queste strutture in eredità dai governanti del popolo della paura; a quel punto sarà difficile tornare indietro.

Oggi, forse, c’è ancora la possibilità di infrangere questo fato a cui pare avviata la nostra piccola Italia. Oggi, forse, un movimento di cittadini può ancora invertire il processo, decostruire le strutture di regime, ricostruire la civiltà.

Riuscite ancora a ricordare quando correvate al parco, da bambini, inseguendo un pallone? quando suonavate la chitarra in cerchio, sorseggiando birra sotto le stelle? quando dopo il cinema andavate a mangiare il gelato, nel centro della vostra città, camminando per strade affollate anche di sera tardi?

Se sì, forse potete salvarvi.

Resho

>Le sirene che non ti aspetti

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Nelle fabbriche il suono delle sirena significa la fine della giornata di lavoro e il ritorno a casa degli operai. In tempi di guerra invece il suono assordante della sirena annunciava il coprifuoco a causa dell’attacco del nemico con il risultato che tutti scappavano alla ricerca di un rifugio. Anche Piazza Dante ha la sua sirena. È il segnale che la musica deve cessare immediatamente. Nonostante sia collocata in contesti diversi il suono della sirena ha sempre lo stesso risultato: la desertificazione di un’area!
Quello che è assurdo è che uno strumento simile sia utilizzato in Piazza Dante. Ancora più assurdo è che la sirena si possa già udire alle dieci di sera!
In molti non vedevano l’ora dell’arrivo della bella stagione per poter ritornare ad aggregarsi con canti, balli, giocoleria o semplicemente scambiando due parole sotto l’Alighiero mentre ora, grazie all’ordinanza del tosinoff ciò rischia di morire.
No music no party! Sembrerebbe essere questo il risultato visto che dopo l’ultima nota la piazza inizia inesorabilmente a svuotarsi.
Visto che Verona è ricolma di locali e luoghi di aggregazione tanto da sembrare una città fantasma nelle ore notturne, i nuovi provvedimenti, mi riferisco anche alle ordinanze su bar e locali, incitano i giovani e non solo, a doversi rinchiudere in casa visto che pian piano non avremo più la possibilità di fare la minima cosa.
Anche i turisti saranno felici di questi provvedimenti, convinti di venire a Verona e trovare una città “viva”, si dovranno per forza di cose accontentare di passeggiare tra le vie deserte della di Romeo&Giulietta città. Senz’altro un’ottima pubblicità per il turismo.

Matte

Le sirene che non ti aspetti

Nelle fabbriche il suono delle sirena significa la fine della giornata di lavoro e il ritorno a casa degli operai. In tempi di guerra invece il suono assordante della sirena annunciava il coprifuoco a causa dell’attacco del nemico con il risultato che tutti scappavano alla ricerca di un rifugio. Anche Piazza Dante ha la sua sirena. È il segnale che la musica deve cessare immediatamente. Nonostante sia collocata in contesti diversi il suono della sirena ha sempre lo stesso risultato: la desertificazione di un’area!
Quello che è assurdo è che uno strumento simile sia utilizzato in Piazza Dante. Ancora più assurdo è che la sirena si possa già udire alle dieci di sera!
In molti non vedevano l’ora dell’arrivo della bella stagione per poter ritornare ad aggregarsi con canti, balli, giocoleria o semplicemente scambiando due parole sotto l’Alighiero mentre ora, grazie all’ordinanza del tosinoff ciò rischia di morire.
No music no party! Sembrerebbe essere questo il risultato visto che dopo l’ultima nota la piazza inizia inesorabilmente a svuotarsi.
Visto che Verona è ricolma di locali e luoghi di aggregazione tanto da sembrare una città fantasma nelle ore notturne, i nuovi provvedimenti, mi riferisco anche alle ordinanze su bar e locali, incitano i giovani e non solo, a doversi rinchiudere in casa visto che pian piano non avremo più la possibilità di fare la minima cosa.
Anche i turisti saranno felici di questi provvedimenti, convinti di venire a Verona e trovare una città “viva”, si dovranno per forza di cose accontentare di passeggiare tra le vie deserte della di Romeo&Giulietta città. Senz’altro un’ottima pubblicità per il turismo.

Matte

La frivolezza dei giornalini-opuscolo

Venerdì 15 Maggio su “Il menzogna” – chiamato anche Leggo, tenero giornalino-opuscolo di chi non ha tempo da spendere per la propria coscienza – Matteo Oxilia (giornalista in cariera) fa uno dei sui tentativi finalizzati al senso compiuto. “Giovani con tamburi fotografati e ripresi l’altra sera in piazza Dante: sanzioni spedite a casa. Residenti soddisfatti” e a capo “Divieto di bongo: multati i musicisti”; già un occhiello e un titolo che da soli rivelano un’artistica dimostrazione di quanto l’ignoranza si possa correlare alla menzogna.
“Pensavano di averla fatta franca” spiega il giornalista in carriera Matteo. “Mercoledì sera scorso, come spesso accade, piazza Dante è diventata il ritrovo di molti giovani. I locali, il primo caldo e la voglia di contestare il nuovo provvedimento dell’amministrazione”. È già in queste prime righe che l’articolo si giustifica, ponendo in principio motivazioni e modalità tutte diverse da quelle che spingono la gente a creare i mercoledì sera in piazza Dante da più di un anno.
In piazza Dante la gente vien calamitata per tutt’altre ragioni. Non per locali. Non per il solo banale primo caldo. Non PER contestare il provvedimento dell’amministrazione. Il provvedimento è arrivato il 7 Maggio 2009. Piazza Dante rivive ogni mercoledì da più di un’anno.
“Il menzogna” non si smentisce mai; la storia si fa nella leggerezza di ogni giornata e, come Chaim Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca giustamente ricordano, “anche le discussioni frivole e senza interesse apparente non sono sempre prive di importanza, in quanto contribuiscono al buon funzionamento di un indispensabile meccanismo sociale”.

ale,6