>Per non dimenticare

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Ogni anno quando si avvicina la data del 27 gennaio, compaiono come funghi, interviste, film, documentari riguardanti la Shoa. tutti presentati con la dicitura “per non dimenticare”. Ma è mai possibile dimenticare un fatto storico simile? Un evento che ha spazzato via, come se nulla fosse quasi 20 milioni di persone (già quasi visto che il numero delle vittime è incalcolabile).
Purtroppo più si va avanti e più le mele marce anziché essere un’eccezione stanno diventando la normalità, per non dire la regolarità. Ovunque ti giri vedi razzismo, atti violenti, e il tutto è fomentato dai media che, dando così tanto rilievo a certe notizie, non fanno altro che generare atti emulativi, visto che ormai oggi l’unica cosa che conta è farsi vedere.
L’emulazione è una bella cosa, se si hanno come modello delle persone realmente meritevoli. Se invece, per stupidità ed ignoranza si cerca di emulare o seguire ideali sbagliati la cosa può essere pericolosa. Bisognerebbe sempre prendere a modello i grandi che ci hanno preceduto e magari cercare di superarli. Quando però si imbocca la strada sbagliata, si può solo sperare prima o poi di accorgersi dell’errore, e cercare di aggiustare il tiro, nella speranza di non aver bruciato troppi ponti dietro di te.
Perché a volte si fanno certi errori di valutazione? Perché più si va avanti più si diventa pigri. L’evoluzione tecnologia ci da la possibilità di avere tutto ciò che vogliamo a portata di mano standocene tranquillamente seduti in poltrona, e non c’è più interesse per le storie del passato, e queste prima o poi andranno perse.
Le storie sono come polvere, levitano nella corrente, si intrecciano per un momento e poi si perdono nel vento e nessuno le ricorda più. Ma finché ci saranno i riti commemorativi e qualcuno a ricordare, e a prendersi la briga di far ricordare agli altri, il pericolo che le storie vadano perse è scongiurato.

Matte

>Copenhagen: rimbalzi tra sabato 12 e domenica 13

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Alcune traduzioni sparse lungo Indymedia Denmark

Prologo. Copenhagen (Danimarca), 7-18 dicembre, COP15. Ciò che accade nella città: la conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Obiettivo: ridurre l’inquinamento ambientale tra il 2013 ed il 2020. Spettri si muovono.
Sabato. Il Flood for Climate Justice Demonstration [Straripamento-Dimostrazione per la Giustizia Climatica] accoglie i dimostranti del Global Day of Action. Nel movimento del corteo, la polizia interviene caricando e tagliando fuori alcune centinaia di persone. Per le cinque, i fermati vengono legati ai polsi e obbligati a sedere a terra. A seguito degli arresti di massa, emergono alcune testimonianze. Se ne riporta qui un resoconto:
“Racconti di persone recentemente rilasciate dal centro di detenzione di Valby [quartiere sud-ovest Copenhagen] documentano le inumane condizioni come ‘just less than horrific.’ Le celle erano sovraffollate, quindi la polizia ha legato alcune persone nelle panche dei corridoi. L’accesso ai servizi è stato vietato e quindi le persone sono state costrette a sporcarsi. I volontari delle cucine del popolo chiesero di poter portare del cibo alle centinaia di prigionieri, ma questo fu negato.”
Domenica. Le principali azioni attorno al COP15 (15th United Nations Climate Change Conference) per il 13 dicembre sono (state) Hit the Production at the Harbour [colpire la produzione al porto] e Via Campesina. I dimostranti di Via Campesina hanno costruito un teatro di strada: contadini e commercio. Lungo il porto camminano i protestanti alle spalle dello striscione Our planet not your business, lasciando informazioni sugli arresti di sabato. La polizia cammina attorno i dimostranti del porto, ed in un’ora dall’avvio del corteo, li blocca e circonda. Cominciano gli arresti ed arrivano i camioncini per il prelievo dei dimostranti.
Mentre Ban Ki Moon, segretario generale ONU, sostiene la forza di un “accordo solido ed immediatamente efficace”, da Via Campesina, dal porto, e nel movimento di sabato, i dimostranti gridano un Campio di Sistema piuttosto che un Cambio Climatico.
Facendo riferimento agli Spettri di Copenhagen, si attraversa il carcere di Valby, le strade, e le piazze percorse dalla scia del Global Day of Action. Se il COP15 raggiunge un piano d’accordo per la riduzione dell’inquinamento ambientale, se il teatro dei ruoli di governo di Copenhagen non gratta i nervi di chi ne legge, l’aria la respiro io ora, leggendo. (continua)