>A both & a mignot

>

Al mondo c’è chi vince un Premio Nobel talmente a caso da restare addirittura stupito del proprio riconoscimento e, c’è chi si candida a ricevere lo stesso premio ma, magari già sicuro di non riceverlo si consola andando ad escort. Le due persone in questione son ovviamente il presidente Usa Obama e il nostro premier Berlusconi. Il primo si è detto sorpreso dell’assegnazione del Nobel per la pace visto che non pensa di non esserselo ancora meritato. Su questo siam tutti d’accordo con lui visto che, dei cinquecento punti della sua campagna elettorale per il momento ne ha mantenuti solo una quarantina. Diamoli tempo però non ha firmato nessun contratto da rispettare con i suoi elettori. Sinceramente è la prima volta che vedo l’assegnazione di un premio non per merito ma, per l’intenzione di fare un qualcosa. Un brutto esempio visto che il caso potrebbe generare emulatori di Obama, il che porterebbe molti personaggi a dichiarare, per lo più frasi di circostanza, in modo tale da ingraziarsi i giudici e sperare di poter vincere un ambito premio. La sensazione è che i giudici abbiano voluto conferire questa onorificenza ad Obama più perché fa “moda” ultimamente appoggiare il presidente Usa piuttosto che cercare qualcun altro magari più meritevole, tant’è che oramai è andata così e nessuno ha lanciato allo scandalo visto appunto la “moda”Obama. Il punto è che se anche la persona in questione dichiara di non meritarsi tale premio magari, avrebbe fatto più bella figura a non accettarlo sperando di vincerlo in un secondo tempo e per qualcosa che ha fatto realmente, non per le sue dichiarazioni. Consoliamoci per l’intenzione di Barack di devolvere il premio in denaro in beneficenza. Il grande sconfitto in tutta questa vicenda è Silvio Berlusconi il quale sperava vivamente di vincere il premio poi andato ad Obama, grazie anche ad una notevole campagna pubblicitaria ma, probabilmente le sue scapattelle hanno rovinato la sua immaggine anche se lui ha seguito e segue alla lettera il detto non fate la guerra ma, fate l’amore. Sarà per l’anno prossimo Silvio.

Matte

Camminare a Torino

PROBLEMA REALE.

Camminare a Torino. Venerdì 16 ottobre. Il mattino.
Piazza Arbarello – Corso Giacomo Matteotti. Attraverso, nascosti dagli striscioni appesi alle persone in movimento i passi degli studenti seguono il piccolo camioncino in testa. Nella musica si percorre corso Galileo Ferraris. Devono essere le dieci circa del mattino. Il sole tagliente negli interstizi vuoti degli edifici intervalla la piacevole esposizione al caldo con l’ombra autunnale. Qualche persona nelle minuscole terrazze e finestre sui palazzi più in alto.
Il passo è sempre dritto. Il corso è lungo e non ha deviazioni. A dividere i due sensi di marcia della carreggiata: alberi.
Qualche minuto e la rettilinea avanzata degli studenti, il corteo, svolta a sinistra in corso Giacomo Matteotti. Un muro a sinistra. Una scritta:

ESERCITO ITALIANO
SCUOLA DI APPLICAZIONE
E ISTITUTO DI STUDI MILITARI

Ha inizio il lancio di vernice rossa. Il muro si macchia ed appare una chiazza rossa poco sopra la parola ESERCITO, qualche parola vola più alta dal camioncino di testa.
Via Pietro Micca, 20. MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) Direzione Generale Piemonte. La strada è una diagonale che taglia i quadrati urbani torinesi verso piazza Castello. La capienza del percorso restringe. Qualcuno si sgancia dal flusso di movimento e svuota un secchio d’acqua al portone di via Micca 20.
Via Po, 17. Da piazza Castello arriva ancora qualche piccolo pezzo di carta bruciato, trasportato. Il DDL Aprea, travestito da feticcio brucia, mentre uova vengono lanciate al Rettorato. (Mi stupisco seriamente della capacità di tiro dei tiratori). Poi qualcosa è lanciato alla finestra sopra i portici di via Po, si spacca un angolo del vetro. La facciata è macchiata di giallo mentre qualcuno dall’interno del palazzo accosta gli alti battenti bianchi. Ci si muove verso il Po e piazza Vittorio Veneto.
Scivolano via Vanchiglia e corso San Maurizio, fino a via san Ottavio e Palazzo Nuovo (sede delle facoltà umanistiche di Torino).
Il PROBLEMA REALE. Qualcuno entra nell’atrio di Palazzo Nuovo, poi oltre le scale, la sale lauree. Qui si appendono gli striscioni. Tentativo di dibattito. Il centro dell’arrivo alla sala è quello che riguarda la cancellazione degli spazi esami (la prolissità di termini sembra imporre un’espressione qui generica) di novembre ed aprile. Poi il discorso si centralizza nel PROBLEMA REALE. Ossia il particolare, concreto (reale appunto) nucleo di disagio che legittimerebbe – solo nel caso della sua sussistenza – una azione di protesta. La questione qui è valutare (il dibattito si è snodato tra occupanti della sala e due docenti) se sia possiblie affiancare: 1) Il disagio dell’eliminazione degli esami di novembre ed aprile, 2) il PROBLEMA REALE (così come è stato coniato da uno dei due docenti intervenuti).


Il doppio movimento che si produce con il
PROBLEMA REALE è quello di un allargamento della giuntura Malessere-Politica. Si apre lo spazio dell’impasse: 1) il malessere condiviso, politico, è spinto nel terreno dell’astratto e del non fattibile; gli esami di novembre-aprile non sono affrontabili come terreno di protesta collettiva; il malessere è congelato; 2) in luogo del direttamente politico, il malessere congelato, subentra il PROBLEMA REALE in quanto fondamentalmente privato; indivuduale; il reale diviene un caso del particolare e non-collettivizzabile; ognuno con il suo, ognuno solo con il suo.

E3gr1h/u


>Camminare a Torino

>PROBLEMA REALE.

Camminare a Torino. Venerdì 16 ottobre. Il mattino.
Piazza Arbarello – Corso Giacomo Matteotti. Attraverso, nascosti dagli striscioni appesi alle persone in movimento i passi degli studenti seguono il piccolo camioncino in testa. Nella musica si percorre corso Galileo Ferraris. Devono essere le dieci circa del mattino. Il sole tagliente negli interstizi vuoti degli edifici intervalla la piacevole esposizione al caldo con l’ombra autunnale. Qualche persona nelle minuscole terrazze e finestre sui palazzi più in alto.
Il passo è sempre dritto. Il corso è lungo e non ha deviazioni. A dividere i due sensi di marcia della carreggiata: alberi.
Qualche minuto e la rettilinea avanzata degli studenti, il corteo, svolta a sinistra in corso Giacomo Matteotti. Un muro a sinistra. Una scritta:

ESERCITO ITALIANO
SCUOLA DI APPLICAZIONE
E ISTITUTO DI STUDI MILITARI

Ha inizio il lancio di vernice rossa. Il muro si macchia ed appare una chiazza rossa poco sopra la parola ESERCITO, qualche parola vola più alta dal camioncino di testa.
Via Pietro Micca, 20. MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) Direzione Generale Piemonte. La strada è una diagonale che taglia i quadrati urbani torinesi verso piazza Castello. La capienza del percorso restringe. Qualcuno si sgancia dal flusso di movimento e svuota un secchio d’acqua al portone di via Micca 20.
Via Po, 17. Da piazza Castello arriva ancora qualche piccolo pezzo di carta bruciato, trasportato. Il DDL Aprea, travestito da feticcio brucia, mentre uova vengono lanciate al Rettorato. (Mi stupisco seriamente della capacità di tiro dei tiratori). Poi qualcosa è lanciato alla finestra sopra i portici di via Po, si spacca un angolo del vetro. La facciata è macchiata di giallo mentre qualcuno dall’interno del palazzo accosta gli alti battenti bianchi. Ci si muove verso il Po e piazza Vittorio Veneto.
Scivolano via Vanchiglia e corso San Maurizio, fino a via san Ottavio e Palazzo Nuovo (sede delle facoltà umanistiche di Torino).
Il PROBLEMA REALE. Qualcuno entra nell’atrio di Palazzo Nuovo, poi oltre le scale, la sale lauree. Qui si appendono gli striscioni. Tentativo di dibattito. Il centro dell’arrivo alla sala è quello che riguarda la cancellazione degli spazi esami (la prolissità di termini sembra imporre un’espressione qui generica) di novembre ed aprile. Poi il discorso si centralizza nel PROBLEMA REALE. Ossia il particolare, concreto (reale appunto) nucleo di disagio che legittimerebbe – solo nel caso della sua sussistenza – una azione di protesta. La questione qui è valutare (il dibattito si è snodato tra occupanti della sala e due docenti) se sia possiblie affiancare: 1) Il disagio dell’eliminazione degli esami di novembre ed aprile, 2) il PROBLEMA REALE (così come è stato coniato da uno dei due docenti intervenuti).


Il doppio movimento che si produce con il
PROBLEMA REALE è quello di un allargamento della giuntura Malessere-Politica. Si apre lo spazio dell’impasse: 1) il malessere condiviso, politico, è spinto nel terreno dell’astratto e del non fattibile; gli esami di novembre-aprile non sono affrontabili come terreno di protesta collettiva; il malessere è congelato; 2) in luogo del direttamente politico, il malessere congelato, subentra il PROBLEMA REALE in quanto fondamentalmente privato; indivuduale; il reale diviene un caso del particolare e non-collettivizzabile; ognuno con il suo, ognuno solo con il suo.

E3gr1h/u


MIUR viola la costituzione

Gelmini: «A breve nuovo taglio di capelli», Maroni: «Fremo»

Sul sito dell’ANIEF (Associazione Nazionale Insegnanti E Formatori) si legge: «Accolta l’ottemperanza voluta dall’ANIEF. Entro 30 giorni i ricorrenti – insegnanti e formatori precari – entrano a pettine secondo il proprio punteggio – e non in coda come il Ministro Mariastella Gelmini voleva. MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – condannato alle spese per elusione dell’ordinanza cautelare e violazione della Costituzione».
La legge non è altro che parola scritta, vuota, immobile, impotente. L’unica possibilità che essa ha di esercitare il potere non può che partire dalle labbra di un giudice. È ormai quasi banale dire che i tribunali sono luoghi di effettivo esercizio della legge. Da qui l’importanza, l’attenzione che dovrebbe avere ogni sentenza, in quanto costruzione, ristrutturazione e/o affermazione di democrazia – dietro la maschera di politici, uno stato è sempre retto dal sistema giuridico. Ora rileggiamo le ultime parole: «violazione della Costituzione». «Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca».

Sempre sul sito dell’ANIEF vien riportata anche una parte della sentenza: «Considerato che l’istanza per esecuzione di ordinanza cautelare appare fondata sotto il dedotto profilo dello sviamento di potere per elusione della misura cautelare accordata dalla Sezione con decisione cautelare n. 2573/2009;
Atteso infatti che, in applicazione dei principi costituzionali di effettività della tutela giurisdizionale affermati dagli artt. 24 e 113 della Costituzione, l’amministrazione scolastica era (ed è) tenuta a dare tempestiva e puntuale esecuzione alla precitata decisione cautelare, anche nella considerazione che il gravame interposto dall’amministrazione medesima su analoghe decisioni cautelari emesse dalla Sezione è stato disatteso dal giudice d’appello (cfr. ordd.ze CdS, VI, nn. 4769, 4736, 1525 e 1524 del 2009);
Considerato, alla stregua di quanto precede, che tutte le attività poste successivamente all’adozione della misura cautelare, in quanto poste in dichiarata violazione di quest’ultima, devono ritenersi tamquam non essent – come se non fosse stato;
Considerato che l’inesistenza di dette attività includono in primis la nota prot. n. A00 DGEPER.09/10171/B/2 del 7 luglio 2009 diretta agli Uffici Scolastici regionali e periferici, con la quale il MIUR sostanzialmente invita questi ultimi a non ottemperare al provvedimento giudiziale, e in secundis, in via mediata, le graduatorie predisposte dagli Uffici in base ai criteri elusivi rivenienti dall’anzidetta nota ministeriale;
Considerato che il comportamento processuale del Ministero resistente giustifica la condanna di quest’ultimo al pagamento delle spese di lite, limitatamente a questa fase dei giudizio, nella misura indicata in dispositivo».
E infine il TAR dispone i seguenti punti:

«a.- assegna il termine di gg. 30 (trenta), decorrente dalla comunicazione e/o notificazione della presente decisione, entro il quale l’amministrazione soccombente dovrà dare puntuale esecuzione all’ordinanza medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici periferici di disporre l’inserimento “a pettine” dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali di cui all’art. 1, art.11, del d.m. n. 42 dell’8 aprile 2009, inserendoli nella fascia d’appartenenza e con il punteggio acquisito e aggiornato nella graduatoria provinciale di attuale iscrizione;

b.- in caso di non ottemperanza alla esecuzione della presente ordinanza collegiale, nomina sin da ora un commissario ad actus nella persona del dr. Luciano Cannerozzi de Grazia, dirigente generale della Funzione Pubblica, il quale – decorso vanamente l’indicato termine di trenta giorni – provvederà in via sostituiva ad adempiere al dictum giudiziale secondo le modalità enunciate al precedente p. a.-, predisponendo in proposito apposita relazione sulle attività svolte in esecuzione dell’incarico, anche ai fini della liquidazione del compenso che gli verrà corrisposto e che graverà sul bilancio dell’amministrazione inadempiente;

c.- condanna quest’ultima al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese di questa fase cautelare, che vengono liquidate in complessive euro 5.000,00 (euro cinquemila/00) oltre IVA e CPA come per legge.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.»

Ma questo non è l’unico ricorso fatto dall’ANIEF; si attendono le udienze dei rimanenti, rallentati dalla calendarizzazione dettata dal TAR del Lazio. «Pertanto l’ANIEF continua con decisione l’organizzazione della Manifestazione del 20 ottobre a Roma, Largo Bernardino da Feltre, nei pressi del MIUR, (bus gratuiti per raggiungere la capitale) mentre dal 19 ottobre il D.L. salva-precari sarà discusso in aula insieme agli eventuali emendamenti del Governo e dei Deputati, prima della probabile questione di fiducia. Il destino di migliaia di precari si giocherà in quei pochi due/tre giorni. Il MIUR vorrebbe mettere un bavaglio ai giudici, ma dovrà ascoltare la voce della piazza». E sul fondo le parole forti dell’associazione: «La giustizia ancora vige nei tribunali, speriamo che il Parlamento non intervenga perché, altrimenti, dovrà intervenire il giudice delle leggi, la corte costituzionale per mettere la parola fine.»

Phlavio To. C.

———————————————————-
Niente paura: c’è la palestra della democrazia!

>MIUR viola la costituzione

>Gelmini: «A breve nuovo taglio di capelli», Maroni: «Fremo»

Sul sito dell’ANIEF (Associazione Nazionale Insegnanti E Formatori) si legge: «Accolta l’ottemperanza voluta dall’ANIEF. Entro 30 giorni i ricorrenti – insegnanti e formatori precari – entrano a pettine secondo il proprio punteggio – e non in coda come il Ministro Mariastella Gelmini voleva. MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – condannato alle spese per elusione dell’ordinanza cautelare e violazione della Costituzione».
La legge non è altro che parola scritta, vuota, immobile, impotente. L’unica possibilità che essa ha di esercitare il potere non può che partire dalle labbra di un giudice. È ormai quasi banale dire che i tribunali sono luoghi di effettivo esercizio della legge. Da qui l’importanza, l’attenzione che dovrebbe avere ogni sentenza, in quanto costruzione, ristrutturazione e/o affermazione di democrazia – dietro la maschera di politici, uno stato è sempre retto dal sistema giuridico. Ora rileggiamo le ultime parole: «violazione della Costituzione». «Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca».

Sempre sul sito dell’ANIEF vien riportata anche una parte della sentenza: «Considerato che l’istanza per esecuzione di ordinanza cautelare appare fondata sotto il dedotto profilo dello sviamento di potere per elusione della misura cautelare accordata dalla Sezione con decisione cautelare n. 2573/2009;
Atteso infatti che, in applicazione dei principi costituzionali di effettività della tutela giurisdizionale affermati dagli artt. 24 e 113 della Costituzione, l’amministrazione scolastica era (ed è) tenuta a dare tempestiva e puntuale esecuzione alla precitata decisione cautelare, anche nella considerazione che il gravame interposto dall’amministrazione medesima su analoghe decisioni cautelari emesse dalla Sezione è stato disatteso dal giudice d’appello (cfr. ordd.ze CdS, VI, nn. 4769, 4736, 1525 e 1524 del 2009);
Considerato, alla stregua di quanto precede, che tutte le attività poste successivamente all’adozione della misura cautelare, in quanto poste in dichiarata violazione di quest’ultima, devono ritenersi tamquam non essent – come se non fosse stato;
Considerato che l’inesistenza di dette attività includono in primis la nota prot. n. A00 DGEPER.09/10171/B/2 del 7 luglio 2009 diretta agli Uffici Scolastici regionali e periferici, con la quale il MIUR sostanzialmente invita questi ultimi a non ottemperare al provvedimento giudiziale, e in secundis, in via mediata, le graduatorie predisposte dagli Uffici in base ai criteri elusivi rivenienti dall’anzidetta nota ministeriale;
Considerato che il comportamento processuale del Ministero resistente giustifica la condanna di quest’ultimo al pagamento delle spese di lite, limitatamente a questa fase dei giudizio, nella misura indicata in dispositivo».
E infine il TAR dispone i seguenti punti:

«a.- assegna il termine di gg. 30 (trenta), decorrente dalla comunicazione e/o notificazione della presente decisione, entro il quale l’amministrazione soccombente dovrà dare puntuale esecuzione all’ordinanza medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici periferici di disporre l’inserimento “a pettine” dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali di cui all’art. 1, art.11, del d.m. n. 42 dell’8 aprile 2009, inserendoli nella fascia d’appartenenza e con il punteggio acquisito e aggiornato nella graduatoria provinciale di attuale iscrizione;

b.- in caso di non ottemperanza alla esecuzione della presente ordinanza collegiale, nomina sin da ora un commissario ad actus nella persona del dr. Luciano Cannerozzi de Grazia, dirigente generale della Funzione Pubblica, il quale – decorso vanamente l’indicato termine di trenta giorni – provvederà in via sostituiva ad adempiere al dictum giudiziale secondo le modalità enunciate al precedente p. a.-, predisponendo in proposito apposita relazione sulle attività svolte in esecuzione dell’incarico, anche ai fini della liquidazione del compenso che gli verrà corrisposto e che graverà sul bilancio dell’amministrazione inadempiente;

c.- condanna quest’ultima al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese di questa fase cautelare, che vengono liquidate in complessive euro 5.000,00 (euro cinquemila/00) oltre IVA e CPA come per legge.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.»

Ma questo non è l’unico ricorso fatto dall’ANIEF; si attendono le udienze dei rimanenti, rallentati dalla calendarizzazione dettata dal TAR del Lazio. «Pertanto l’ANIEF continua con decisione l’organizzazione della Manifestazione del 20 ottobre a Roma, Largo Bernardino da Feltre, nei pressi del MIUR, (bus gratuiti per raggiungere la capitale) mentre dal 19 ottobre il D.L. salva-precari sarà discusso in aula insieme agli eventuali emendamenti del Governo e dei Deputati, prima della probabile questione di fiducia. Il destino di migliaia di precari si giocherà in quei pochi due/tre giorni. Il MIUR vorrebbe mettere un bavaglio ai giudici, ma dovrà ascoltare la voce della piazza». E sul fondo le parole forti dell’associazione: «La giustizia ancora vige nei tribunali, speriamo che il Parlamento non intervenga perché, altrimenti, dovrà intervenire il giudice delle leggi, la corte costituzionale per mettere la parola fine.»

Phlavio To. C.

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Niente paura: c’è la palestra della democrazia!

Ordine

“Deposti sulle ingiallite pagine dei volumi, i segni del linguaggio non hanno più come valore che la tenue finzione di ciò che rappresentano.”
La struttura positiva che si sovrappone al linguaggio sembra essere del significato/significante, nel passaggio della rappresentazione. Si inscrivono due idee della cosa di cui si parla. l’idea della cosa che rappresenta. L’idea della cosa rappresentata. Doppia rappresentanza. Forse un gioco di rimando in cui si perde il linguaggio come cosa, cosa parlante, linguistica.
Il momento della rottura quindi come sfondamento della rappresentanza? Via di fuga nella cerniera tra significato e significante?
Cosa significo nell’atto dell’investimento di questa parola? Quale referente?
Pensare ad un muro dipinto di bianco. Lo sguardo può scivolare lungo l’intera parete liscia. Fino ad incontrare ad una incisione tracciata. Scritta. Fisica. Ora, se quell’inciampo allo scorrere dello sguardo è una sequenza di caratteri, sillabe, lettere. Se però non c’è significato.

E allora,

Se in una pagina ingiallita e rotta dalla pioggia, scivola la macchia muta di una incisione anonima. Se l’inchiostro grigio di una detenzione scritta sul muro. Immaginare le pietre verdi, umide di saliva, quelle che un’ombra indistinta sporca di scritte nere. Traccia di vernice sugli strati già decisi dall’ombra.

Allora,

Siedi accanto nel vetro
deposita il vino
già vecchio già morto due volte è veleno
Esco di casa nell’ora violenta
Ho due piedi due calze due scarpe
una testa.

>Ordine

>

“Deposti sulle ingiallite pagine dei volumi, i segni del linguaggio non hanno più come valore che la tenue finzione di ciò che rappresentano.”
La struttura positiva che si sovrappone al linguaggio sembra essere del significato/significante, nel passaggio della rappresentazione. Si inscrivono due idee della cosa di cui si parla. l’idea della cosa che rappresenta. L’idea della cosa rappresentata. Doppia rappresentanza. Forse un gioco di rimando in cui si perde il linguaggio come cosa, cosa parlante, linguistica.
Il momento della rottura quindi come sfondamento della rappresentanza? Via di fuga nella cerniera tra significato e significante?
Cosa significo nell’atto dell’investimento di questa parola? Quale referente?
Pensare ad un muro dipinto di bianco. Lo sguardo può scivolare lungo l’intera parete liscia. Fino ad incontrare ad una incisione tracciata. Scritta. Fisica. Ora, se quell’inciampo allo scorrere dello sguardo è una sequenza di caratteri, sillabe, lettere. Se però non c’è significato.

E allora,

Se in una pagina ingiallita e rotta dalla pioggia, scivola la macchia muta di una incisione anonima. Se l’inchiostro grigio di una detenzione scritta sul muro. Immaginare le pietre verdi, umide di saliva, quelle che un’ombra indistinta sporca di scritte nere. Traccia di vernice sugli strati già decisi dall’ombra.

Allora,

Siedi accanto nel vetro
deposita il vino
già vecchio già morto due volte è veleno
Esco di casa nell’ora violenta
Ho due piedi due calze due scarpe
una testa.

Individuare ed Annullare [Marca-Iran]

C’è un camion che si allontana dall’ospedale “Rasul Akram” di Tehran. Corpi uccisi. La polizia li allontana. In alcuni di questi, tracce di molteplici detonazioni di arma da fuoco. Politici riformisti nelle carceri di Evin vengono sottoposti a forti pressioni per fornire false confessioni di ‘tradimento al popolo’. Utilizzo di fotografi per la costruzione di false fotografie. Torturare i prigionieri costringendoli in piedi. Celle di isolamento strette, non è possibile distendere le gambe. In una settimana hanno trasmesso in televisione l’intera trilogia del Signore degli Anelli.

Il movimento poliziesco muove dalle carceri agli ospedali, nelle strade delle città e nelle stanze private dalla televisione familiare, nelle redazioni dei giornali e nelle università. Telecamere anche negli incroci di Tehran.
Identificare, individualizzare, isolare i corpi che agitano ‘il movimento verde’ dal 12 giugno, i brogli elettorali, la presidenza Ahmadinejad.
‘R. è stato arrestato la scorsa notte in Tehran; non sono sicuro di dove e perché. Ho ricevuto una chiamata dal suo telefono; era la polizia che voleva ch’io confermassi loro alcuni dettagli. Ho dovuto dire loro per quanto tempo abbiamo vissuto [qui]; come ci incontrammo; cosa, lui ed io, facciamo di lavoro; dove lavoro; la mia nazionalità; qualcosa sulla sua famiglia e dove io vivo.’ [Scritti Residenti-Pagina/13 17giugno]
Cancellare, a-nonimare, uccidere le vittime della repressione. Non solo nei camion che trascinano lontano i morti nell’ospedale “Rasul Akram”. I rinchiusi nella prigione Evin, nelle sicure della polizia, nelle altre strutture carcerarie del paese. Scomparire di persone. Nell’anonimato collettivo e molteplice delle strade in protesta, l’intervento poliziesco individua per poi annullare.
[In http://shooresh1917.blogspot.com, un tentativo di lista delle vittime della repressione.]

In Parkway suonano i clacson delle automobili. Si forma una catena umana. Non c’è silenzio. Ognuno grida. Nel buio, dai tetti delle case, si alzano le urla: ‘Dio è grande’. Persone si nascondono negli angoli delle strade per raccontare in Internet ciò che accade. ‘Oggi ho cambiato il mio nome. [online]’ (Scritti Residenti-Pagina/13 17giugno); ‘Notizia importante: PersianKiwi non è stato arrestato, ma non ha accesso ad Internet.’
(Right Now at Tehran-Pagina/13 30giugno).
Si muovono i capitali iraniani, escono dal paese nel mese di giugno. Il marchio Iran è ammorbato dalla rivolta, ma la condanna internazionale si mantiene cauta nel mese di luglio. Nel mercato globale arrivano notizie di scontri e violenze, dall’Iran. Episodi. Condannare episodi, dai banchi del commercio deve essere ancora saltuario, non programmatico. Un programma di condanna all’Iran, significa compromettere lo scambio con quel marchio. Intanto, ‘La gente ha cominciato a scarabocchiare slogan sulle banconote. Ieri, in un biglietto, qualcuno aveva scritto “Dov’è il mio voto?”‘
(Where there strikes in Tehran yesterday?-pagina/13 27giugno).
Eccezione giustificata: l’Italia.
Ansa, 10 luglio 2009, ore 12.16: “L’AQUILA, 10 LUG – “L’Iran ‘condanna l’uso della forza da parte della polizia italiana per reprimere le manifestazioni degli oppositori.” In Italia si ritorna a parlare di Iran. La teocrazia iraniana è accusata delle violenze commesse fino a quel preciso giorno (10 luglio). Televisione e giornali [italiani] registrano e rispondono il rigurgito d’offesa italiano. Marchio [italiano] violato, è giustificata la condanna all’Iran.
Dopo, silenzio e Marca.

Rughe

>Individuare ed Annullare [Marca-Iran]

>C’è un camion che si allontana dall’ospedale “Rasul Akram” di Tehran. Corpi uccisi. La polizia li allontana. In alcuni di questi, tracce di molteplici detonazioni di arma da fuoco. Politici riformisti nelle carceri di Evin vengono sottoposti a forti pressioni per fornire false confessioni di ‘tradimento al popolo’. Utilizzo di fotografi per la costruzione di false fotografie. Torturare i prigionieri costringendoli in piedi. Celle di isolamento strette, non è possibile distendere le gambe. In una settimana hanno trasmesso in televisione l’intera trilogia del Signore degli Anelli.

Il movimento poliziesco muove dalle carceri agli ospedali, nelle strade delle città e nelle stanze private dalla televisione familiare, nelle redazioni dei giornali e nelle università. Telecamere anche negli incroci di Tehran.
Identificare, individualizzare, isolare i corpi che agitano ‘il movimento verde’ dal 12 giugno, i brogli elettorali, la presidenza Ahmadinejad.
‘R. è stato arrestato la scorsa notte in Tehran; non sono sicuro di dove e perché. Ho ricevuto una chiamata dal suo telefono; era la polizia che voleva ch’io confermassi loro alcuni dettagli. Ho dovuto dire loro per quanto tempo abbiamo vissuto [qui]; come ci incontrammo; cosa, lui ed io, facciamo di lavoro; dove lavoro; la mia nazionalità; qualcosa sulla sua famiglia e dove io vivo.’ [Scritti Residenti-Pagina/13 17giugno]
Cancellare, a-nonimare, uccidere le vittime della repressione. Non solo nei camion che trascinano lontano i morti nell’ospedale “Rasul Akram”. I rinchiusi nella prigione Evin, nelle sicure della polizia, nelle altre strutture carcerarie del paese. Scomparire di persone. Nell’anonimato collettivo e molteplice delle strade in protesta, l’intervento poliziesco individua per poi annullare.
[In http://shooresh1917.blogspot.com, un tentativo di lista delle vittime della repressione.]

In Parkway suonano i clacson delle automobili. Si forma una catena umana. Non c’è silenzio. Ognuno grida. Nel buio, dai tetti delle case, si alzano le urla: ‘Dio è grande’. Persone si nascondono negli angoli delle strade per raccontare in Internet ciò che accade. ‘Oggi ho cambiato il mio nome. [online]’ (Scritti Residenti-Pagina/13 17giugno); ‘Notizia importante: PersianKiwi non è stato arrestato, ma non ha accesso ad Internet.’
(Right Now at Tehran-Pagina/13 30giugno).
Si muovono i capitali iraniani, escono dal paese nel mese di giugno. Il marchio Iran è ammorbato dalla rivolta, ma la condanna internazionale si mantiene cauta nel mese di luglio. Nel mercato globale arrivano notizie di scontri e violenze, dall’Iran. Episodi. Condannare episodi, dai banchi del commercio deve essere ancora saltuario, non programmatico. Un programma di condanna all’Iran, significa compromettere lo scambio con quel marchio. Intanto, ‘La gente ha cominciato a scarabocchiare slogan sulle banconote. Ieri, in un biglietto, qualcuno aveva scritto “Dov’è il mio voto?”‘
(Where there strikes in Tehran yesterday?-pagina/13 27giugno).
Eccezione giustificata: l’Italia.
Ansa, 10 luglio 2009, ore 12.16: “L’AQUILA, 10 LUG – “L’Iran ‘condanna l’uso della forza da parte della polizia italiana per reprimere le manifestazioni degli oppositori.” In Italia si ritorna a parlare di Iran. La teocrazia iraniana è accusata delle violenze commesse fino a quel preciso giorno (10 luglio). Televisione e giornali [italiani] registrano e rispondono il rigurgito d’offesa italiano. Marchio [italiano] violato, è giustificata la condanna all’Iran.
Dopo, silenzio e Marca.

Rughe