>Were there strikes in Tehran yesterday?

>http://tehranbureau.com/iran-updates/

<!– @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } —

La gente sta andando a lavorare. Nessuno ha loro chiesto di stare a casa. Nessuno ha dichiarato uno sciopero. Mousavi non ha chiesto questo alla gente.

Infatti, io ero al Grand Bazaar di Tehran ieri. Ho parlato a molti mercanti. Ho detto loro che avevo inteso di uno sciopero per oggi. Ma tutti loro erano comparsi a lavoro. Come uno di loro disse, “Signora, ho votato per Mousavi. Se Mousavi ci chiede di scioperare, lo farò. Ma chi pagherà i miei conti?”

Ho inoltre parlato con un cameriere. Ha detto di avere votato Mousavi. Ha detto che “se non lavoro per una settimana, non ho niente con cui vivere la settimana dopo. Non ho modo di dare da mangiare a mia moglie ed ai bambini.”

Ma lo sciopero può accadere. Il clima è teso e le condizioni ci sono. Tutti stanno discutendo delle possibilità di scioperare. Tuttavia nessuno ha fin ora scioperato. La banche sono aperte. Tutti i negozi nel Bazaar erano aperti.

Sto scrutando Modares Avenue. Il traffico è lo stesso di sempre.

Mousavi ha chiesto una cosa alla gente. Salire nei tetti delle abitazioni alle 10 di sera ed urlare “Allah o Akbar” [God is Great]. E questo ha luogo. Ogni notte, tra le 10 e le 10:30 – 10:45, a piena forza. Non importa in quale quartiere sei, lo sentirai comunque.

La gente ha cominciato a scarabocchiare slogan sulle banconote. Ieri, in un biglietto, qualcuno aveva scritto “Dov’è il mio voto?”

Se le persone non scendono nelle strade per protestare, stanno comunque trovando altre vie di disobbedienza civile. Lunedì, per esempio, Mousavi ha chiesto di accendere i fanali anteriori nelle strade dalle 5 alle 6.

La manifestazione che si credeva dovesse avere corso in Baherestaan non è comunque stata invocata da Mousavi. Non so se c’era gente, non so quanti erano; non c’ero. Ma queste cose normalmente tendono ad avere vita propria. Quelle persone non stanno aspettando Mousavi.

Quelli di mezza età stanno prendendo tutto ciò meglio di come stiamo facendo noi. Sono passati per qualcosa di simile (1978-79) ed hanno molta pazienza. Sono speranzosi. La mia generazione è scontenta. Sono depressi. C’è troppo pianto.

Io vorrei ci fosse un modo perché il mondo possa fare di più. Anche le ambasciate come l’italiana, che hanno provato ad aprire le porte ai feriti, sono state bloccate dalla polizia.

Non posso parlare di più. Ciao, mio caro. Abbi cura di te.

Traduzione Pagina/13

Siamo studenti, vogliamo l’impossibile!

Otto anni sono passati dal G8 di Genova. Alcuni di noi erano lì, altri erano poco più che bambini. Ma nessuno ha dimenticato quelle trecentomila persone venute da tutto il mondo a manifestare per un altro mondo possibile, per la libertà dalla schiavitù del profitto, per la giustizia e la pace. Nessuno ha dimenticato l’assassinio di Carlo, il massacro di centinaia di manifestanti, le torture a Bolzaneto, la macelleria della Diaz, né il sadismo delle guardie, l’arbitrio di un potere che si assolve, i compagni perseguitati e ingiustamente condannati…

Otto anni sono lunghi, e molte cose sono cambiate. L’agenda della politica mondiale, che avevamo quasi strappato ai segretari del Capitale, ha ricominciato a segnare gli stessi appuntamenti: guerra, sfruttamento, fame, distruzione del pianeta, “lotta al terrorismo”. L’Afghanistan, l’Iraq, la Palestina, le vene aperte dell’America Latina, dell’Asia, dell’Africa, delle banlieue e delle nostre periferie, dei tanti Sud che ci assediano: il sangue di miliardi di persone che stilla senza senso, giorno dopo giorno, per la ricchezza di sempre più pochi, per l’ignoranza e l’indifferenza di troppi.

Anche noi siamo cambiati. Un po’ più deboli, un po’ più incerti. Un po’ più impauriti, forse. Ma anche più maturi, consapevoli che la nostra lotta ha tempi lunghi, sempre più convinti che, se non è quest’altro mondo possibile – il socialismo – sarà la barbarie. Ormai adulti, non rinneghiamo la nostra infanzia. Guardiamo i volti dei nostri nemici e sappiamo che sono gli stessi di Genova. Sappiamo anche che sono diventati più violenti, più aggressivi. Che sono pericolosi, perché ora più che mai non sanno quel che fanno.

2009, il G8 torna in Italia. Torna in tempo di crisi, quando il PIL in Occidente ha un vistoso segno meno, la disoccupazione è in aumento, e non si vede nessuna via di uscita. Torna in un paese socialmente e culturalmente devastato, con i salari più bassi d’Europa, un sistema politico bloccato, l’informazione controllata; un paese incattivito da una guerra che, scatenata dall’alto, è diventata guerra fra poveri, razzismo, sessismo, omofobia, disprezzo per chi è diverso. Il G8 arriva in Abruzzo, un territorio che ha pagato con il sangue proprio quelle logiche di profitto, di speculazione, di corruzione che regolano il capitalismo ovunque; un territorio che da quasi tre mesi sta sperimentando inedite forme di controllo e di militarizzazione.

Pur di non farci essere il Governo le ha provate tutte. Ha suddiviso il vertice, in tanti, troppi incontri. Difficili da seguire per chi deve studiare, lavorare, badare alla sopravvivenza quotidiana. Impossibili da contestare per chi deve già scendere in piazza per difendere il proprio lavoro. Eppure il movimento in questi mesi c’è stato. A Roma, contro lo smantellamento del Welfare; a Siracusa, contro la devastazione ambientale; a Torino, per un’Università non asservita agli interessi privati; ancora a Roma, contro una “sicurezza” che è espulsione dei migranti, strategia della paura e repressione delle lotte. E infine a Lecce, quando i Ministri dell’Economia si sono incontrati per decidere di dare ancora altri soldi alle banche, e spacciare i loro vecchi fallimenti per una nuova ricetta salvifica.

Ora è tempo di rimettere assieme ciò che è stato separato. È tempo di incontrarsi, di esserci tutti. Di non lasciare che l’ultima parola l’abbia chi specula su una tragedia come il terremoto, trasformando le persone in voti, facendo sporchi affari proprio mentre dilaziona la ricostruzione fino al 2033. È su una popolazione distrutta e abbandonata che i “grandi” verranno a fare la loro passerella. Davanti alle telecamere, a dirci che tutto va bene. Noi però sappiamo che non è così. E lo dobbiamo gridare forte.

Hanno detto che non avremo il cuore di esserci. Ma noi, per stare dalla parte di chi lotta e soffre, il cuore lo abbiamo sempre. In quei giorni saremo ad agitare le strade. Ed il 10 verremo al corteo nazionale, per portare le nostre ragioni, quelle degli oppressi e delle popolazioni in lotta. Per dimostrare che non ci hanno piegati, per rovinargli la passerella.

Siamo cresciuti, ma il futuro è ancora roba nostra. Ci vediamo a l’Aquila.

Collettivo Autoorganizzato Napoli – C.A.U.

>Siamo studenti, vogliamo l’impossibile!

>Otto anni sono passati dal G8 di Genova. Alcuni di noi erano lì, altri erano poco più che bambini. Ma nessuno ha dimenticato quelle trecentomila persone venute da tutto il mondo a manifestare per un altro mondo possibile, per la libertà dalla schiavitù del profitto, per la giustizia e la pace. Nessuno ha dimenticato l’assassinio di Carlo, il massacro di centinaia di manifestanti, le torture a Bolzaneto, la macelleria della Diaz, né il sadismo delle guardie, l’arbitrio di un potere che si assolve, i compagni perseguitati e ingiustamente condannati…

Otto anni sono lunghi, e molte cose sono cambiate. L’agenda della politica mondiale, che avevamo quasi strappato ai segretari del Capitale, ha ricominciato a segnare gli stessi appuntamenti: guerra, sfruttamento, fame, distruzione del pianeta, “lotta al terrorismo”. L’Afghanistan, l’Iraq, la Palestina, le vene aperte dell’America Latina, dell’Asia, dell’Africa, delle banlieue e delle nostre periferie, dei tanti Sud che ci assediano: il sangue di miliardi di persone che stilla senza senso, giorno dopo giorno, per la ricchezza di sempre più pochi, per l’ignoranza e l’indifferenza di troppi.

Anche noi siamo cambiati. Un po’ più deboli, un po’ più incerti. Un po’ più impauriti, forse. Ma anche più maturi, consapevoli che la nostra lotta ha tempi lunghi, sempre più convinti che, se non è quest’altro mondo possibile – il socialismo – sarà la barbarie. Ormai adulti, non rinneghiamo la nostra infanzia. Guardiamo i volti dei nostri nemici e sappiamo che sono gli stessi di Genova. Sappiamo anche che sono diventati più violenti, più aggressivi. Che sono pericolosi, perché ora più che mai non sanno quel che fanno.

2009, il G8 torna in Italia. Torna in tempo di crisi, quando il PIL in Occidente ha un vistoso segno meno, la disoccupazione è in aumento, e non si vede nessuna via di uscita. Torna in un paese socialmente e culturalmente devastato, con i salari più bassi d’Europa, un sistema politico bloccato, l’informazione controllata; un paese incattivito da una guerra che, scatenata dall’alto, è diventata guerra fra poveri, razzismo, sessismo, omofobia, disprezzo per chi è diverso. Il G8 arriva in Abruzzo, un territorio che ha pagato con il sangue proprio quelle logiche di profitto, di speculazione, di corruzione che regolano il capitalismo ovunque; un territorio che da quasi tre mesi sta sperimentando inedite forme di controllo e di militarizzazione.

Pur di non farci essere il Governo le ha provate tutte. Ha suddiviso il vertice, in tanti, troppi incontri. Difficili da seguire per chi deve studiare, lavorare, badare alla sopravvivenza quotidiana. Impossibili da contestare per chi deve già scendere in piazza per difendere il proprio lavoro. Eppure il movimento in questi mesi c’è stato. A Roma, contro lo smantellamento del Welfare; a Siracusa, contro la devastazione ambientale; a Torino, per un’Università non asservita agli interessi privati; ancora a Roma, contro una “sicurezza” che è espulsione dei migranti, strategia della paura e repressione delle lotte. E infine a Lecce, quando i Ministri dell’Economia si sono incontrati per decidere di dare ancora altri soldi alle banche, e spacciare i loro vecchi fallimenti per una nuova ricetta salvifica.

Ora è tempo di rimettere assieme ciò che è stato separato. È tempo di incontrarsi, di esserci tutti. Di non lasciare che l’ultima parola l’abbia chi specula su una tragedia come il terremoto, trasformando le persone in voti, facendo sporchi affari proprio mentre dilaziona la ricostruzione fino al 2033. È su una popolazione distrutta e abbandonata che i “grandi” verranno a fare la loro passerella. Davanti alle telecamere, a dirci che tutto va bene. Noi però sappiamo che non è così. E lo dobbiamo gridare forte.

Hanno detto che non avremo il cuore di esserci. Ma noi, per stare dalla parte di chi lotta e soffre, il cuore lo abbiamo sempre. In quei giorni saremo ad agitare le strade. Ed il 10 verremo al corteo nazionale, per portare le nostre ragioni, quelle degli oppressi e delle popolazioni in lotta. Per dimostrare che non ci hanno piegati, per rovinargli la passerella.

Siamo cresciuti, ma il futuro è ancora roba nostra. Ci vediamo a l’Aquila.

Collettivo Autoorganizzato Napoli – C.A.U.

>Traforo: Presentato il quesito referendario

>(da www.traforo.it)

Ligi alle decisioni dei giudici (come tutti sempre dovrebbero essere), il Comitato ha provveduto oggi stesso alle 12.30 a depositare il quesito referendario convinto a proseguire, con tutti i mezzi che la legge consente, la sua azione di contrasto ad un’opera senz’altro sbagliata.

Il quesito punta all’abrogazione della delibera di giunta che ha individuato il promotore dell’autostrada delle Torricelle e che ha dichiarato l’opera “di pubblico interesse”. La sua formulazione sarà la seguente: “Volete voi che sia revocata la Deliberazione della Giunta comunale di Verona 29 maggio 2009 n. 152 avente per oggetto l’individuazione del promotore e la dichiarazione di pubblico interesse in relazione al completamento dell’anello circonvallatorio nord – traforo delle Torricelle?”

L’iter amministrativo prevede che, dopo il deposito, il quesito venga esaminato entro 30 giorni e accolto dal Collegio dei Garanti (la cui operatività è tuttavia ancora limitata dalla mancata surroga di un membro dimissionario ormai da alcuni mesi) e la sua sottoscrizione con almeno 10 mila firme autenticate di cittadini residenti a Verona.

Siamo convinti che sempre più cittadini non vogliano quest’opera che non è un semplice “buco” e che non è nemmeno progettata per risolvere i problemi viabilistici del capoluogo. Si tratta infatti di un’autostrada in città per lo più strutturata per risolvere i problemi di collegamento interprovinciali, quindi non quelli di casa nostra. Un’opera che porterà beneficio, come dichiarano alcuni esponenti della stessa attuale maggioranza, “alla solita lobby imprenditoriale e finanziaria”.

Crediamo che la maggioranza dei veronesi, anche se favorevoli ad un generico tunnel urbano, siano decisamente contrari all’autostrada in città. Autostrada che porterà i camion a due chilometri da piazza Bra e aprirà le porte alla peggiore speculazione che Verona abbia mai visto e che i cittadini veronesi (costretti a finanziare l’opera) abbiano mai ripagato.

Ma è un principio fondamentale della democrazia che è in gioco e che si esprime in queste parole: «Devono essere i cittadini di Verona a decidere su un’opera dal costo elevato, che stravolgerà la città e che rappresenta un impegno finanziario consistente che andrà a scapito di altre scelte. I cittadini decidono, l’amministrazione si adegua», pronunciate dal Sindaco nel maggio 2006 quando auspicava un referendum sulla tramvia e che ci trovano perfettamente d’accordo e che saranno il motto della nostra campagna referendaria.

Sarebbe un buon stile che su un’opera così importante fosse l’amministrazione a chiedere ai cittadini se la vogliono anziché nascondersi dietro a pretestuosi argomenti, ci auguriamo comunque l’appoggio più ampio dell’amministrazione, dei partiti e delle associazioni in questo cammino.

Traforo: Presentato il quesito referendario

(da www.traforo.it)

Ligi alle decisioni dei giudici (come tutti sempre dovrebbero essere), il Comitato ha provveduto oggi stesso alle 12.30 a depositare il quesito referendario convinto a proseguire, con tutti i mezzi che la legge consente, la sua azione di contrasto ad un’opera senz’altro sbagliata.

Il quesito punta all’abrogazione della delibera di giunta che ha individuato il promotore dell’autostrada delle Torricelle e che ha dichiarato l’opera “di pubblico interesse”. La sua formulazione sarà la seguente: “Volete voi che sia revocata la Deliberazione della Giunta comunale di Verona 29 maggio 2009 n. 152 avente per oggetto l’individuazione del promotore e la dichiarazione di pubblico interesse in relazione al completamento dell’anello circonvallatorio nord – traforo delle Torricelle?”

L’iter amministrativo prevede che, dopo il deposito, il quesito venga esaminato entro 30 giorni e accolto dal Collegio dei Garanti (la cui operatività è tuttavia ancora limitata dalla mancata surroga di un membro dimissionario ormai da alcuni mesi) e la sua sottoscrizione con almeno 10 mila firme autenticate di cittadini residenti a Verona.

Siamo convinti che sempre più cittadini non vogliano quest’opera che non è un semplice “buco” e che non è nemmeno progettata per risolvere i problemi viabilistici del capoluogo. Si tratta infatti di un’autostrada in città per lo più strutturata per risolvere i problemi di collegamento interprovinciali, quindi non quelli di casa nostra. Un’opera che porterà beneficio, come dichiarano alcuni esponenti della stessa attuale maggioranza, “alla solita lobby imprenditoriale e finanziaria”.

Crediamo che la maggioranza dei veronesi, anche se favorevoli ad un generico tunnel urbano, siano decisamente contrari all’autostrada in città. Autostrada che porterà i camion a due chilometri da piazza Bra e aprirà le porte alla peggiore speculazione che Verona abbia mai visto e che i cittadini veronesi (costretti a finanziare l’opera) abbiano mai ripagato.

Ma è un principio fondamentale della democrazia che è in gioco e che si esprime in queste parole: «Devono essere i cittadini di Verona a decidere su un’opera dal costo elevato, che stravolgerà la città e che rappresenta un impegno finanziario consistente che andrà a scapito di altre scelte. I cittadini decidono, l’amministrazione si adegua», pronunciate dal Sindaco nel maggio 2006 quando auspicava un referendum sulla tramvia e che ci trovano perfettamente d’accordo e che saranno il motto della nostra campagna referendaria.

Sarebbe un buon stile che su un’opera così importante fosse l’amministrazione a chiedere ai cittadini se la vogliono anziché nascondersi dietro a pretestuosi argomenti, ci auguriamo comunque l’appoggio più ampio dell’amministrazione, dei partiti e delle associazioni in questo cammino.

>Le Petit Chaperon louve

>Cappuccetto lupo

clique la poupée pour lire l’histoire du Petit Chaperon louve…
clicca la bambolina per leggere la storia di Cappuccetto lupo…

Le Petit Chaperon louve

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Referendum contro il traforo: sarà “abrogativo”

«Il giudice del tribunale di Verona» si legge su traforo.it «non ci ha dato torto, ma ha semplicemente osservato che il Comitato non avrebbe dovuto presentare il ricorso prima di aver presentato il quesito referendario. Anzi l’ordinanza recita che “nel caso di inerzia del Comune” in una fase successiva sarà possibile ipotizzare una lesione “ai diritti politici dei cittadini”». La settimana prossima il Comitato ha quindi intenzione di presentare il quesito «che sarà “abrogativo” vista la delibera del 29 maggio che ha individuato il promotore (Technital) e la dichiarazione di pubblico interesse dell’autostrada in città».

Il peso maggiore è ovviamente sul secondo punto, ma la scelta del promotore è di certo una perla da conoscere. Tra le diverse opere della ditta Veronese (Ferrovie in Arabia Saudita e sulle rive del Kagera) si notano due particolarmente significative a livello nazionale italiano:
uno – il MO.S.E. e l’autostrada Messina-Palermo. Il primo cominciato nel 1987 per il quale il governo ha stanziato più di 4 miliardi (quattromiliardi = 4.000.000.000) di euro e le dighe nella primavera del 2008 non erano ancora state costruite. La Ditta sul suo portale (scritto solo in inglese) pronostica il termine dei lavori per il 2010 (l’anno prossimo..) mentre stando ai finanziamenti, se continuano regolarmente (il 18 dicembre 2008 il CIPE ha approvato il finanziamento della sesta tranche da 800 milioni di euro) il termine dei lavori viene stimato per il 2014.
due – l’autostrada Messina-Palermo A-20, chiamata anche “l’eterna incompiuta”, terminata nel 2004 e cominciata nel 1969 (l’anno in cui è nato l’uomo tigre). Una serie di appalti vinti che nel 1975 il governo ha dovuto frenare con una legge: la Bucalossi. Oltretutto nel 1992 la procura palermitana apre un’indagine sugli appalti per l’autostrada. Alcuni finiscono in manette per associazione mafiosa. Nel 1998 ripartono i lavori ma i fondi scarseggiano. All’ascesa di Berlusconi nel 2001, vengono stanziati 300 milioni di euro. All’inaugurazione non mancherà Cuffaro e una manciata di mesi dopo i magistrati di Palermo verificano negli ultimi 41 km (quelli finanziati nel 2001) “situazioni distribuite e concentrate di pericolo grave” e affermarono la non sussistenza dei requisiti minimi di garanzia della sicurezza della circolazione: “mancanza degli standard di sicurezza: assenza degli areatori, vie di fuga ostruite, colonnine per l’sos fuori uso, illuminazione non funzionante, semafori e telecontrollo inattivi”. Lo svincolo di Furiano addirittura è diventato caso unico di rampa d’accesso in autostrada direttamente sulla corsia di sorpasso.

Per non parlare della partecipazione al progetto (e non solo) del ponte sullo stretto.
I pochi accenni su Technital in questo articolo è qualcosa di veramente povero rispetto alla sua completa storia. Consiglio a tal proposito la lettura di questo articolo, dove le mirabolanti avventure della società vengono raccontate in una maniera più completa.
La necessità di proseguire la lotta contro il buco nelle Torricelle aumenta sempre più il suo peso.

ale,6

>Referendum contro il traforo: sarà “abrogativo”

>«Il giudice del tribunale di Verona» si legge su traforo.it «non ci ha dato torto, ma ha semplicemente osservato che il Comitato non avrebbe dovuto presentare il ricorso prima di aver presentato il quesito referendario. Anzi l’ordinanza recita che “nel caso di inerzia del Comune” in una fase successiva sarà possibile ipotizzare una lesione “ai diritti politici dei cittadini”». La settimana prossima il Comitato ha quindi intenzione di presentare il quesito «che sarà “abrogativo” vista la delibera del 29 maggio che ha individuato il promotore (Technital) e la dichiarazione di pubblico interesse dell’autostrada in città».

Il peso maggiore è ovviamente sul secondo punto, ma la scelta del promotore è di certo una perla da conoscere. Tra le diverse opere della ditta Veronese (Ferrovie in Arabia Saudita e sulle rive del Kagera) si notano due particolarmente significative a livello nazionale italiano:
uno – il MO.S.E. e l’autostrada Messina-Palermo. Il primo cominciato nel 1987 per il quale il governo ha stanziato più di 4 miliardi (quattromiliardi = 4.000.000.000) di euro e le dighe nella primavera del 2008 non erano ancora state costruite. La Ditta sul suo portale (scritto solo in inglese) pronostica il termine dei lavori per il 2010 (l’anno prossimo..) mentre stando ai finanziamenti, se continuano regolarmente (il 18 dicembre 2008 il CIPE ha approvato il finanziamento della sesta tranche da 800 milioni di euro) il termine dei lavori viene stimato per il 2014.
due – l’autostrada Messina-Palermo A-20, chiamata anche “l’eterna incompiuta”, terminata nel 2004 e cominciata nel 1969 (l’anno in cui è nato l’uomo tigre). Una serie di appalti vinti che nel 1975 il governo ha dovuto frenare con una legge: la Bucalossi. Oltretutto nel 1992 la procura palermitana apre un’indagine sugli appalti per l’autostrada. Alcuni finiscono in manette per associazione mafiosa. Nel 1998 ripartono i lavori ma i fondi scarseggiano. All’ascesa di Berlusconi nel 2001, vengono stanziati 300 milioni di euro. All’inaugurazione non mancherà Cuffaro e una manciata di mesi dopo i magistrati di Palermo verificano negli ultimi 41 km (quelli finanziati nel 2001) “situazioni distribuite e concentrate di pericolo grave” e affermarono la non sussistenza dei requisiti minimi di garanzia della sicurezza della circolazione: “mancanza degli standard di sicurezza: assenza degli areatori, vie di fuga ostruite, colonnine per l’sos fuori uso, illuminazione non funzionante, semafori e telecontrollo inattivi”. Lo svincolo di Furiano addirittura è diventato caso unico di rampa d’accesso in autostrada direttamente sulla corsia di sorpasso.

Per non parlare della partecipazione al progetto (e non solo) del ponte sullo stretto.
I pochi accenni su Technital in questo articolo è qualcosa di veramente povero rispetto alla sua completa storia. Consiglio a tal proposito la lettura di questo articolo, dove le mirabolanti avventure della società vengono raccontate in una maniera più completa.
La necessità di proseguire la lotta contro il buco nelle Torricelle aumenta sempre più il suo peso.

ale,6