Racconto a frammenti della notte di godimento 1

Si cammina con del tabacco nell’angolo delle labbra. La combustione della carta incollata seguiva la fuga del fumo scuro, nel pavimento della Rambla.
Già, il silenzio interrotto. Nella penombra degli incroci di strade, tra gli edifici consumati nel buio, emerge il ruvido gracchiare delle voci in divisa, sostenute da strumenti e posture fisiche dell’ordine. Il calore incandescente del bruciare del tabacco, esteso a intermittenza su alcuni lembi di carne del volto, è anestetizzato improvvisamente e completamente dal raggio abbagliante delle sirene bloccate sul blu dell’impossibile, ed il neon dei fanali abbaglianti. I motori delle vetture dell’ordine, ordinatamente esposte, espongono gli esecutori dell’ordine, all’ordinato e coerente avvelenamento dalla combustione.Le transenne stringono di qualche metro la Rambla. Il passo rallenta e così si dilata il tempo del percorrimento, tempo di osservanza al teatro del muscolo dello spettacolo.
Le sagome nere dei mossos d’esquadra sono disposte. Irrigate di un anestetico scenografico (controluce-fanali) che corrompe la percezione visiva (enfatizzata dall’annullamento, parziale o totale degli altri organi). Si cammina nel primo scenario di illusione, ed è impossibile perdersi, ogni strada è indicata, obbligata, desiderata, percorsa.
Per questo non c’è freno nell’impatto con la moltitudine movimentata per lo Obvio. E’ una trasfigurazione azulgrana che macchia terribilmente le carni vestite di strati di apparenza agonistica. Nella notte del Futbol Club Barcelona. Miscuglio di sudore, alcolico, grida ed occhi sbarrati dal godimento corporeo del trionfo della Marca.Alcune gocce calde scendono dalle braccia alzate ai lampioni, poi appiccicano, sporcano ed incollano corpi a corpi, sostituendo il caldo ed arido respiro dei tessuti, ad un viscoso iunumidimento collettivo. Se un corpo strofina nudo su uno accanto, il contagio di pelle è intenso. Si mescola l’agitarsi con altri esemplari costruiti di tessuti. Si mescola l’annebbiamento d’eccitazione che si muove sinuosa e prepotente tra gli stati di godimento che occupano la Rambla.
Occupare. E’ qui che pervade un senso di perversione mucoso, che nello riempimento di corpi nello spazio, svela il deserto della Rambla. Nel mucchio, forte sensazione di nausea. Non è un camminare nell’ordine di prima. Innanzitutto non è spostamento, affossato nelle agitazioni dei catalani. Staticità di sudori. Ma è anche sensibilizzazione diversa delle percezioni prima annullate. Il contatto (tatto) con la carne nuda della figura poco avanti, l’urto con la spalla in ballo a destra, il movimento sinuoso che scopre un nuovo gocciolare dal petto. Contagio e odori, intensità della vicinanza ed insieme esposizione vulnerabile dell’essere corpi macchiati dalle secrezioni di esistenza di corpi. La moltitudine si muove a ondate imposte. Un petardo lanciato tra le gambe allarga e spazia il cerchio il cerchio delle presenze. Poi nuovamente si richiude nel soffocamento dei fumogeni e nuovi incendi a pagamento. L’onda spinge in ogni direzione figure in estasi ciclica, ma lenta ad esaurire. La perversione è ora l’insinuarsi del vuoto di coscienza, attivismo, nel mezzo dello svolgimento organico dei metabolismi riuniti. La carne non smette di essere in-metabolismo nell’ovvio della mobilitazione ma, proprio perchè mobilitata in questo modo, è pervertita nel mostrarsi come accadere di secrezioni guidate dalla presenza in Eventi d’illusione.Teste legate a corde, movimenti imposti, euforia in spostamento, scenda di un macabro svolgimento di teatro di marionette. Sudori spesi al mercato della Marca.

Rughe

>Racconto a frammenti della notte di godimento 1

>

Si cammina con del tabacco nell’angolo delle labbra. La combustione della carta incollata seguiva la fuga del fumo scuro, nel pavimento della Rambla.
Già, il silenzio interrotto. Nella penombra degli incroci di strade, tra gli edifici consumati nel buio, emerge il ruvido gracchiare delle voci in divisa, sostenute da strumenti e posture fisiche dell’ordine. Il calore incandescente del bruciare del tabacco, esteso a intermittenza su alcuni lembi di carne del volto, è anestetizzato improvvisamente e completamente dal raggio abbagliante delle sirene bloccate sul blu dell’impossibile, ed il neon dei fanali abbaglianti. I motori delle vetture dell’ordine, ordinatamente esposte, espongono gli esecutori dell’ordine, all’ordinato e coerente avvelenamento dalla combustione.Le transenne stringono di qualche metro la Rambla. Il passo rallenta e così si dilata il tempo del percorrimento, tempo di osservanza al teatro del muscolo dello spettacolo.
Le sagome nere dei mossos d’esquadra sono disposte. Irrigate di un anestetico scenografico (controluce-fanali) che corrompe la percezione visiva (enfatizzata dall’annullamento, parziale o totale degli altri organi). Si cammina nel primo scenario di illusione, ed è impossibile perdersi, ogni strada è indicata, obbligata, desiderata, percorsa.
Per questo non c’è freno nell’impatto con la moltitudine movimentata per lo Obvio. E’ una trasfigurazione azulgrana che macchia terribilmente le carni vestite di strati di apparenza agonistica. Nella notte del Futbol Club Barcelona. Miscuglio di sudore, alcolico, grida ed occhi sbarrati dal godimento corporeo del trionfo della Marca.Alcune gocce calde scendono dalle braccia alzate ai lampioni, poi appiccicano, sporcano ed incollano corpi a corpi, sostituendo il caldo ed arido respiro dei tessuti, ad un viscoso iunumidimento collettivo. Se un corpo strofina nudo su uno accanto, il contagio di pelle è intenso. Si mescola l’agitarsi con altri esemplari costruiti di tessuti. Si mescola l’annebbiamento d’eccitazione che si muove sinuosa e prepotente tra gli stati di godimento che occupano la Rambla.
Occupare. E’ qui che pervade un senso di perversione mucoso, che nello riempimento di corpi nello spazio, svela il deserto della Rambla. Nel mucchio, forte sensazione di nausea. Non è un camminare nell’ordine di prima. Innanzitutto non è spostamento, affossato nelle agitazioni dei catalani. Staticità di sudori. Ma è anche sensibilizzazione diversa delle percezioni prima annullate. Il contatto (tatto) con la carne nuda della figura poco avanti, l’urto con la spalla in ballo a destra, il movimento sinuoso che scopre un nuovo gocciolare dal petto. Contagio e odori, intensità della vicinanza ed insieme esposizione vulnerabile dell’essere corpi macchiati dalle secrezioni di esistenza di corpi. La moltitudine si muove a ondate imposte. Un petardo lanciato tra le gambe allarga e spazia il cerchio il cerchio delle presenze. Poi nuovamente si richiude nel soffocamento dei fumogeni e nuovi incendi a pagamento. L’onda spinge in ogni direzione figure in estasi ciclica, ma lenta ad esaurire. La perversione è ora l’insinuarsi del vuoto di coscienza, attivismo, nel mezzo dello svolgimento organico dei metabolismi riuniti. La carne non smette di essere in-metabolismo nell’ovvio della mobilitazione ma, proprio perchè mobilitata in questo modo, è pervertita nel mostrarsi come accadere di secrezioni guidate dalla presenza in Eventi d’illusione.Teste legate a corde, movimenti imposti, euforia in spostamento, scenda di un macabro svolgimento di teatro di marionette. Sudori spesi al mercato della Marca.

Rughe

Racconto a frammenti della notte di godimento 2

Rughe e capelli incollati biancamente al collo. Movimenti deboli a seguire le canzoni con le labbra. indecise; gli occhi annegati nelle orbite puntate sul paesaggio arido attorno. E’ sopspeso, immobile al movimento, non esterno; macchia nel bianco monocromo dello svolgimento ad immagini successive. Indossava pantaloni corti di colore bianco, sopra delle scarpe di cui dimentico le ombre. Le luci artificiali non arrivano ad offuscare i contrasti del volto, mentre il mento sporge verso l’alto in un miscuglio in scala di grigi sciolti e sporchi. E’ sotto la luce, al riparo di un lampione dove corpi arrampicati nascondono i loro sguardi al suo, oleoso, essere in quello strappo di Rambla, al di fuori del dondolio imposto.
Si cammina nelle spinte e sotto il bruciare delle componenti dei fumogeni, ora più bianchi. Alcune persone, avviluppate dal fumo, scappano di qualche metro al riparo dalle scintille, ma senza successo. Una volta terminata la gocciolata, il movimento si restringe ancora, fino allo scoppio del prossimo petardo. In un lato della strada, tra le sagome più scure, si intravede un fuoco. Le fiamme emergono nell’approssimarsi al gruppo, poi gli striscioni e le sciarpe tese tracciano i confini di un cerchio. Le luci spaccano gli sguardi attorno al fuoco, le mosse di quegli involucri di carne sono preoccupanti e lacerano camminamenti poco fuori del proprio rito alla Marca. Si scopre il fuoco, sono fogli di giornale. Nell’arco del fuoco inizia una danza tetra in cui riuniscono la spaccatura violenta degli Identitari e l’illusione inclusiva del commensali al Turismo. Tra le ombre, i volti cupi e tratteggiati dei colori delle fiamme, spicca in una corrida sinuosa un individuo straniero, ornato della bandiera della squadra campione. La mescolanza della gente in quelle fiamme allontana una donna a sputi e calci. Spettacolo finito. No telecamere.
Si cammina lontano, tentativo di fuga tra idoli del mercato, inconorazione di immagini plastificate, e sfilate di corpi femminili, così alienanti nella sensualità del nausearmi; conati di allergia.

Spalle al CCCB termina nel bruciare di tabacco il godimento perverso che arrossa lo sguardo. Voglia di strada isolata e lontanaza di urla, a lavare via particelle di un erotismo consumato, nelle secrezioni tossiche della Marca.

Rughe

>Racconto a frammenti della notte di godimento 2

>

Rughe e capelli incollati biancamente al collo. Movimenti deboli a seguire le canzoni con le labbra. indecise; gli occhi annegati nelle orbite puntate sul paesaggio arido attorno. E’ sopspeso, immobile al movimento, non esterno; macchia nel bianco monocromo dello svolgimento ad immagini successive. Indossava pantaloni corti di colore bianco, sopra delle scarpe di cui dimentico le ombre. Le luci artificiali non arrivano ad offuscare i contrasti del volto, mentre il mento sporge verso l’alto in un miscuglio in scala di grigi sciolti e sporchi. E’ sotto la luce, al riparo di un lampione dove corpi arrampicati nascondono i loro sguardi al suo, oleoso, essere in quello strappo di Rambla, al di fuori del dondolio imposto.
Si cammina nelle spinte e sotto il bruciare delle componenti dei fumogeni, ora più bianchi. Alcune persone, avviluppate dal fumo, scappano di qualche metro al riparo dalle scintille, ma senza successo. Una volta terminata la gocciolata, il movimento si restringe ancora, fino allo scoppio del prossimo petardo. In un lato della strada, tra le sagome più scure, si intravede un fuoco. Le fiamme emergono nell’approssimarsi al gruppo, poi gli striscioni e le sciarpe tese tracciano i confini di un cerchio. Le luci spaccano gli sguardi attorno al fuoco, le mosse di quegli involucri di carne sono preoccupanti e lacerano camminamenti poco fuori del proprio rito alla Marca. Si scopre il fuoco, sono fogli di giornale. Nell’arco del fuoco inizia una danza tetra in cui riuniscono la spaccatura violenta degli Identitari e l’illusione inclusiva del commensali al Turismo. Tra le ombre, i volti cupi e tratteggiati dei colori delle fiamme, spicca in una corrida sinuosa un individuo straniero, ornato della bandiera della squadra campione. La mescolanza della gente in quelle fiamme allontana una donna a sputi e calci. Spettacolo finito. No telecamere.
Si cammina lontano, tentativo di fuga tra idoli del mercato, inconorazione di immagini plastificate, e sfilate di corpi femminili, così alienanti nella sensualità del nausearmi; conati di allergia.

Spalle al CCCB termina nel bruciare di tabacco il godimento perverso che arrossa lo sguardo. Voglia di strada isolata e lontanaza di urla, a lavare via particelle di un erotismo consumato, nelle secrezioni tossiche della Marca.

Rughe

>il Questore mente?

>Sono Luigi Vendola, uno dei due ragazzi fermati nella notte di mercoledì 27 maggio in Piazza dei Signori.
Leggendo pagina 10 dell’Arena di domenica 31 maggio mi sono sentito offeso e preso in giro.
L’articolo non è firmato e ritengo che le frasi virgolettate provengano dalla voce del sig. Vincenzo Stingone Questore di Verona.
Il sig. Stingone vuole mettere i puntini sulle , bene: anche io sono alla ricerca della verità.
il sig. Stingone dice: «Questo è assolutamente falso!»
Io sono stato caricato su di un’auto della Municipale, mentre l’altro ragazzo è stato caricato su quella della Polizia, e tutti e due portati in Questura passando dall’ingresso di via Campo Marzo.
In Questura siamo rimasti per circa 45 minuti, e lì, oltre alla piccola gag del vigile che faceva finta di non avere le chiavi dell’auto per farmi scendere, una poliziotta ci ha mostrato le celle (a quale scopo?).
Per la cronaca, nella Questura abbiamo anche fumato una sigaretta, ed erano presenti un vigile urbano e quattro poliziotti. Inoltre durante il tempo trascorso in Questura nessuno ci ha informato sul motivo della nostra presenza lì e se eravamo stati arrestati o solamente fermati.
Dopo 45 minuti i poliziotti hanno detto che c’era stato un disguido (?) e siamo stati caricati sull’auto della municipale e portati al comando dei vigili in via del Pontiere.
Il sig. Stingone dice: «Questo è falso!»
Adesso vi spiego. Agenti della polizia erano in piazza anche prima dell’arrivo dei vigili, infatti c’era il personale della Digos (Divisione investigazioni generali e operazioni speciali), che appartiene alla polizia di Stato. Inoltre, se il Questore dice che la polizia di stato è stata chiamata> che alcune persona hanno rifiutato di mostrare i documenti, allora sarebbe dovuta arrivare alle 2 di notte, visto che mi è stato contestato l’articolo del c.p. n°651 (rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale – cosa che contesto) e sono stato prelevato da agenti della municipale e della Digos verso mezzanotte mezza. Questo significa che la polizia è stata avvertita dai vigili verso le ore 11, ma questo non è possibile visto che i vigili sono arrivati in piazza a mezzanotte circa.
Io ho piena fiducia nel Questore e quindi non credo che stia mentendo, mi rifiuto di credere che il Questore dica il falso, perchè da ex appartenente alle forze armate ho un alto senso dello Stato e dei suoi uomini. Di conseguenza (e non vedo altra alternativa) le sue dichiarazioni saranno state “ricopiate” male da parte del giornalista che non ha nemmeno firmato l’articolo.
Chiedo quindi al Sig. Stingone di fare di tutto per ristabilire la verità dei fatti e lo invito a un confronto (se vuole anche mercoledì sera in piazza) poichè voglio sapere se sono gli organi di stampa a distorcere la verità oppure la polizia vuole far ricadere tutte responsabilità del raid in piazza sulla polizia municipale, di conseguenza non capisco l’utilità da parte del sig. Stingone di riferire fatti non veri.
In attesa di una risposta chiarificatrice da parte del sig. Stingone.

Luigi VENDOLA

il Questore mente?

Sono Luigi Vendola, uno dei due ragazzi fermati nella notte di mercoledì 27 maggio in Piazza dei Signori.
Leggendo pagina 10 dell’Arena di domenica 31 maggio mi sono sentito offeso e preso in giro.
L’articolo non è firmato e ritengo che le frasi virgolettate provengano dalla voce del sig. Vincenzo Stingone Questore di Verona.
Il sig. Stingone vuole mettere i puntini sulle , bene: anche io sono alla ricerca della verità.
il sig. Stingone dice: «Questo è assolutamente falso!»
Io sono stato caricato su di un’auto della Municipale, mentre l’altro ragazzo è stato caricato su quella della Polizia, e tutti e due portati in Questura passando dall’ingresso di via Campo Marzo.
In Questura siamo rimasti per circa 45 minuti, e lì, oltre alla piccola gag del vigile che faceva finta di non avere le chiavi dell’auto per farmi scendere, una poliziotta ci ha mostrato le celle (a quale scopo?).
Per la cronaca, nella Questura abbiamo anche fumato una sigaretta, ed erano presenti un vigile urbano e quattro poliziotti. Inoltre durante il tempo trascorso in Questura nessuno ci ha informato sul motivo della nostra presenza lì e se eravamo stati arrestati o solamente fermati.
Dopo 45 minuti i poliziotti hanno detto che c’era stato un disguido (?) e siamo stati caricati sull’auto della municipale e portati al comando dei vigili in via del Pontiere.
Il sig. Stingone dice: «Questo è falso!»
Adesso vi spiego. Agenti della polizia erano in piazza anche prima dell’arrivo dei vigili, infatti c’era il personale della Digos (Divisione investigazioni generali e operazioni speciali), che appartiene alla polizia di Stato. Inoltre, se il Questore dice che la polizia di stato è stata chiamata> che alcune persona hanno rifiutato di mostrare i documenti, allora sarebbe dovuta arrivare alle 2 di notte, visto che mi è stato contestato l’articolo del c.p. n°651 (rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale – cosa che contesto) e sono stato prelevato da agenti della municipale e della Digos verso mezzanotte mezza. Questo significa che la polizia è stata avvertita dai vigili verso le ore 11, ma questo non è possibile visto che i vigili sono arrivati in piazza a mezzanotte circa.
Io ho piena fiducia nel Questore e quindi non credo che stia mentendo, mi rifiuto di credere che il Questore dica il falso, perchè da ex appartenente alle forze armate ho un alto senso dello Stato e dei suoi uomini. Di conseguenza (e non vedo altra alternativa) le sue dichiarazioni saranno state “ricopiate” male da parte del giornalista che non ha nemmeno firmato l’articolo.
Chiedo quindi al Sig. Stingone di fare di tutto per ristabilire la verità dei fatti e lo invito a un confronto (se vuole anche mercoledì sera in piazza) poichè voglio sapere se sono gli organi di stampa a distorcere la verità oppure la polizia vuole far ricadere tutte responsabilità del raid in piazza sulla polizia municipale, di conseguenza non capisco l’utilità da parte del sig. Stingone di riferire fatti non veri.
In attesa di una risposta chiarificatrice da parte del sig. Stingone.

Luigi VENDOLA

>Cancellare la Nakba in Israele?

>

Alcuni spunti sul significato del revisionismo storico e il ruolo dei movimenti

Il 26 maggio è stato pubblicato, su “Il manifesto”, l’articolo “Nakba vietata e patto di lealtà, parte il panzer Lieberman”.

L’articolo sottopone all’attenzione dei lettori la deriva sempre più autoritaria e razzista del nuovo governo israeliano, nato dall’accordo tra il Likud del premier israeliano Benyamin Netanyahu e il partito di estrema destra Yisrael Beitenu guidato dall’ultranazionalista Avigdor Lieberman (ora Ministro degli esteri). Il giornalista si sofferma, in particolare, su due proposte di legge che renderebbero, se accettate, qualsiasi celebrazione della Nakba (la Catastrofe) del popolo palestinese “un reato”. Il solo ricordo della cacciata di milioni di palestinesi dalla propria terra ad opera del neo-nato Stato d’Israele nel 1948 sarebbe punibile con la reclusione fino a tre anni; sarebbero imposti a tutti i cittadini israeliani il servizio militare o civile obbligatorio (attualmente migliaia di arabo-israeliani non prestano servizio di leva) e un giuramento di fedeltà allo “Stato ebraico, democratico e sionista, ai suoi simboli e valori”. Chi non fosse disposto a sottoscrivere questo “atto di fede” ad Israele, incorrerebbe nella perdita della cittadinanza.

Ancora una volta, quindi, si riscrive la storia. Si riscrive perché chi ha il potere ha sempre bisogno di trovare una legittimazione, anche e soprattutto a danno di chi reclama giustizia, di chi, come il popolo palestinese, reclama il diritto all’esistenza. I decreti israeliani, se approvati, toglieranno anche quel minimo spazio di agibilità politica ai cittadini israeliani che coraggiosamente criticano il proprio governo, che vedono nel sionismo non un’ideale al quale prestare giuramento, ma un’ideologia razzista e guerrafondaia in nome della quale milioni di Palestinesi sono stati aggrediti e perseguitati. Dove andrà a finire quest’altra storia? Chi dovrà raccontarla?

A fronte di questo tentativo di cancellare il ricordo della ferocia con la quale è stato edificato lo stato di Israele, ancora una volta, fuori da quelle terre martoriate, il silenzio è assordante… Non stupisce, in tal senso, che la prima visita ufficiale all’estero di Lieberman sia stata in Italia: il Ministro israeliano, a giusta ragione, sa di trovare nel nostro Parlamento chi lavora sistematicamente da decenni per rimuovere il portato conflittuale del passato, equiparando ad esempio partigiani e repubblichini di Salò. Cancellare la memoria delle offese e delle lotte, sminuire le Resistenze: è una vecchia ed efficace strategia, vecchia almeno quanto lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, efficace in qualsiasi parte del mondo…

Così, mentre dall’altra parte del Mediterraneo Israele si riconferma all’avanguardia non solo nella gestione repressiva e violenta del presente, ma anche nel controllo del passato, in Italia si orchestrano vere e proprie campagne di marketing per “ristabilire la verità sulle foibe”, si tace sui massacri fascisti in Etiopia, in Albania, in Grecia, si snatura il 25 aprile facendone una squallida imitazione del 2 giugno, si riscatta addirittura la parola “revisionista” (cfr. l’ultimo libro di Pansa). Che cosa è più utile a chi governa, se non una massa sorda alle verità del passato, accecata e disarmata di fronte alla miseria e all’oppressione, pronta a marciare “ognun per sé”, certa che “non gli riguarda”, che “non toccherà mai a loro”?

È in questa chiave che dobbiamo leggere oggi l’internazionalismo, l’antifascismo: non è un caso che il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina inviti chi tiene a cuore la causa palestinese a combattere “contro l’imperialismo di casa propria”, a contrastare quotidianamente chi permette che Israele esista come entità razzista ed escludente un intero popolo. Quando parliamo della necessità di fare “di ogni spazio sociale – scuole, università, luoghi di lavoro, piazze – un luogo di lotta e controinformazione” non intendiamo una semplice testimonianza, ma un intervento attivo, in nome di un progetto complessivo di emancipazione, che contrasti ogni deriva securitaria, xenofoba, sessista in atto nel nostro paese. Cercando ad esempio di rendere le nostre facoltà un luogo di confronto, un luogo in cui si faccia una ricerca critica, e non il luogo in cui si ripetono menzogne e si preparano lavoratori ben disciplinati ed omologati, spettatori assuefatti alle ingiustizie del mondo.

Lottare contro la cancellazione della memoria storica non significa infatti restare legati ad un “passato mitico”, come qualcuno strumentalmente dichiara. Significa invece recuperare il significato storico delle lotte di resistenza, il ruolo progressista e rivoluzionario che le classi subalterne hanno recitato nella storia contro la conservazione, contro il potere, fedele solo a se stesso ad al suo mantenimento. Chi non ha mai avuto niente da perdere, se non le proprie catene, ha cambiato il mondo; e noi che oggi ci ripromettiamo di continuare su quella strada abbiamo il dovere di contrastare chi cerca di cancellare la verità.

È per questo che dal 3 al 5 a Palazzo Giusso, Università Orientale, ospiteremo anche noi una mostra sulla questione palestinese dalla Nakba ad oggi, corredata da alcuni banchetti di controinformazione dove si potranno reperire analisi e materiali “alternativi” alla storiografia sionista ed alla chiacchiera televisiva. Questa mostra, curata da un comitato cittadino, sta girando da settimane per facoltà e centri sociali, e rappresenta l’occasione per una riflessione critica, un megafono per la flebile voce di un popolo martoriato…

Perché quella voce scuota le nostre coscienze, e non ci parli di ingiustizie lontane, ma di un solo nemico, che è dappertutto.

Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

Cancellare la Nakba in Israele?

Alcuni spunti sul significato del revisionismo storico e il ruolo dei movimenti

Il 26 maggio è stato pubblicato, su “Il manifesto”, l’articolo “Nakba vietata e patto di lealtà, parte il panzer Lieberman”.

L’articolo sottopone all’attenzione dei lettori la deriva sempre più autoritaria e razzista del nuovo governo israeliano, nato dall’accordo tra il Likud del premier israeliano Benyamin Netanyahu e il partito di estrema destra Yisrael Beitenu guidato dall’ultranazionalista Avigdor Lieberman (ora Ministro degli esteri). Il giornalista si sofferma, in particolare, su due proposte di legge che renderebbero, se accettate, qualsiasi celebrazione della Nakba (la Catastrofe) del popolo palestinese “un reato”. Il solo ricordo della cacciata di milioni di palestinesi dalla propria terra ad opera del neo-nato Stato d’Israele nel 1948 sarebbe punibile con la reclusione fino a tre anni; sarebbero imposti a tutti i cittadini israeliani il servizio militare o civile obbligatorio (attualmente migliaia di arabo-israeliani non prestano servizio di leva) e un giuramento di fedeltà allo “Stato ebraico, democratico e sionista, ai suoi simboli e valori”. Chi non fosse disposto a sottoscrivere questo “atto di fede” ad Israele, incorrerebbe nella perdita della cittadinanza.

Ancora una volta, quindi, si riscrive la storia. Si riscrive perché chi ha il potere ha sempre bisogno di trovare una legittimazione, anche e soprattutto a danno di chi reclama giustizia, di chi, come il popolo palestinese, reclama il diritto all’esistenza. I decreti israeliani, se approvati, toglieranno anche quel minimo spazio di agibilità politica ai cittadini israeliani che coraggiosamente criticano il proprio governo, che vedono nel sionismo non un’ideale al quale prestare giuramento, ma un’ideologia razzista e guerrafondaia in nome della quale milioni di Palestinesi sono stati aggrediti e perseguitati. Dove andrà a finire quest’altra storia? Chi dovrà raccontarla?

A fronte di questo tentativo di cancellare il ricordo della ferocia con la quale è stato edificato lo stato di Israele, ancora una volta, fuori da quelle terre martoriate, il silenzio è assordante… Non stupisce, in tal senso, che la prima visita ufficiale all’estero di Lieberman sia stata in Italia: il Ministro israeliano, a giusta ragione, sa di trovare nel nostro Parlamento chi lavora sistematicamente da decenni per rimuovere il portato conflittuale del passato, equiparando ad esempio partigiani e repubblichini di Salò. Cancellare la memoria delle offese e delle lotte, sminuire le Resistenze: è una vecchia ed efficace strategia, vecchia almeno quanto lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, efficace in qualsiasi parte del mondo…

Così, mentre dall’altra parte del Mediterraneo Israele si riconferma all’avanguardia non solo nella gestione repressiva e violenta del presente, ma anche nel controllo del passato, in Italia si orchestrano vere e proprie campagne di marketing per “ristabilire la verità sulle foibe”, si tace sui massacri fascisti in Etiopia, in Albania, in Grecia, si snatura il 25 aprile facendone una squallida imitazione del 2 giugno, si riscatta addirittura la parola “revisionista” (cfr. l’ultimo libro di Pansa). Che cosa è più utile a chi governa, se non una massa sorda alle verità del passato, accecata e disarmata di fronte alla miseria e all’oppressione, pronta a marciare “ognun per sé”, certa che “non gli riguarda”, che “non toccherà mai a loro”?

È in questa chiave che dobbiamo leggere oggi l’internazionalismo, l’antifascismo: non è un caso che il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina inviti chi tiene a cuore la causa palestinese a combattere “contro l’imperialismo di casa propria”, a contrastare quotidianamente chi permette che Israele esista come entità razzista ed escludente un intero popolo. Quando parliamo della necessità di fare “di ogni spazio sociale – scuole, università, luoghi di lavoro, piazze – un luogo di lotta e controinformazione” non intendiamo una semplice testimonianza, ma un intervento attivo, in nome di un progetto complessivo di emancipazione, che contrasti ogni deriva securitaria, xenofoba, sessista in atto nel nostro paese. Cercando ad esempio di rendere le nostre facoltà un luogo di confronto, un luogo in cui si faccia una ricerca critica, e non il luogo in cui si ripetono menzogne e si preparano lavoratori ben disciplinati ed omologati, spettatori assuefatti alle ingiustizie del mondo.

Lottare contro la cancellazione della memoria storica non significa infatti restare legati ad un “passato mitico”, come qualcuno strumentalmente dichiara. Significa invece recuperare il significato storico delle lotte di resistenza, il ruolo progressista e rivoluzionario che le classi subalterne hanno recitato nella storia contro la conservazione, contro il potere, fedele solo a se stesso ad al suo mantenimento. Chi non ha mai avuto niente da perdere, se non le proprie catene, ha cambiato il mondo; e noi che oggi ci ripromettiamo di continuare su quella strada abbiamo il dovere di contrastare chi cerca di cancellare la verità.

È per questo che dal 3 al 5 a Palazzo Giusso, Università Orientale, ospiteremo anche noi una mostra sulla questione palestinese dalla Nakba ad oggi, corredata da alcuni banchetti di controinformazione dove si potranno reperire analisi e materiali “alternativi” alla storiografia sionista ed alla chiacchiera televisiva. Questa mostra, curata da un comitato cittadino, sta girando da settimane per facoltà e centri sociali, e rappresenta l’occasione per una riflessione critica, un megafono per la flebile voce di un popolo martoriato…

Perché quella voce scuota le nostre coscienze, e non ci parli di ingiustizie lontane, ma di un solo nemico, che è dappertutto.

Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

Xenofobia e autoritarismo

Articolo di Società cultura e religione, pubblicato lunedì 25 maggio 2009 in Spagna.
(e tradotto da www.italiadallestero.info)

[El Periódico]

La riforma della legge sulla sicurezza, promossa dal Governo di Silvio Berlusconi e recentemente approvata dal Parlamento italiano, introduce una serie di misure che hanno sollevato diversi allarmismi costituzionali al punto che alcuni esperti giuristi hanno espresso la necessità di cercare “forme di resistenza costituzionale” per far fronte alle eventuali violazioni dei diritti fondamentali.

La legge non solo limita i diritti fondamentali degli immigrati che vivono e lavorano legalmente in Italia e criminalizza l’immigrato clandestino come delinquente (nasce il reato di “immigrazione e soggiorno clandestini”) ma legalizza le cosiddette “ronde cittadine” create per denunciare eventuali crimini, situazioni di disordine sociale o alterazioni dell’ordine pubblico e per denunciare gli autori di tali azioni, compreso, in special modo, chi è privo di documenti di soggiorno e tutti coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità sociale.

Questa misura autorizza il singolo cittadino ad equipararsi alle forze di polizia e legittima, in pratica, la pericolosa tendenza della gente comune a farsi giustizia da sola. Si tratta, dunque, di una legge che prevede un chiaro passo indietro in uno dei fondamenti dello Stato di diritto: quello del legittimo monopolio sull’uso della forza.

Misure legali di questo tipo mostrano una chiara tendenza xenofoba ed autoritaria nell’azione politica italiana che potrebbe avere conseguenze molto negative nel funzionamento democratico delle istituzioni politiche e andare anche oltre i suoi confini.

Sostanzialmente si sta verificando una strumentalizzazione delle emozioni dei cittadini. La paura, il razzismo, l’odio nei confronti del diverso e il disprezzo verso il debole e verso le minoranze vengono utilizzati come pretesto per cercare consensi e legittimità a politiche populiste che minacciano la struttura democratica delle società europee provocando una falsa divisione della cittadinanza su temi fondamentali che hanno a che fare con la dignità delle persone ed i loro diritti.

Provocano, così, una battaglia culturale il cui obiettivo è quello di creare un allarme sociale riversando sugli immigrati la responsabilità dei problemi economici e dell’insicurezza che vive la società italiana.

Alla luce di tutto questo, considerano necessario una sorta di potere illimitato ed incontrollato, un potere selvaggio, quasi fosse il riflesso della volontà popolare, un potere in cui l’aspetto ideologico e gli interessi economici personali si fondono in un sorta di scontro tra i poteri di fatto contro il potere politico.

Il riferimento al “benessere generale della popolazione” è usato come fonte di consenso per cercare l’approvazione dei cittadini. La questione è che le misure approvate in Italia potrebbero avere un effetto boomerang sui cittadini italiani e sul loro ”benessere generale” nel momento in cui tutte queste limitazioni e passi indietro nella difesa e nella garanzia dei diritti umani (in questo caso degli stranieri) e nella democrazia, potrebbero riversarsi su tutta la popolazione causando conflitti duri ed imprevisti.

Le misure contenute nella legge italiana potrebbero diffondersi ad altri paesi europei. Ciò rappresenterebbe una minaccia per gli ideali di libertà, uguaglianza e solidarietà dell’originario spirito europeista e per l’universalità dei diritti umani, riaffermando quella regressione nazionalista e mercantilistica che si è introdotta nel funzionamento di alcuni paesi dell’Unione Europea. Nei periodi di crisi le velleità populiste, così come quelle politiche ed economiche, emergono più facilmente e possono incontrare un certo seguito elettorale in una popolazione politicamente disillusa, sopraffatta ed economicamente risentita.

Come è possibile frenare queste tendenze? A questo proposito la sinistra e il pensiero progressista devono assumersi le proprie responsabilità. Non basta criticare concretamente i comportamenti xenofobi e razzisti che si verificano in alcuni paesi europei definendoli casi sporadici, né tantomeno serve definire estremisti i promotori di tali comportamenti o guardare dall’altra parte quando vengono approvate leggi che limitano i diritti umani.

È possibile che ci si trovi nel bel mezzo di una vera e propria emergenza costituzionale che richieda un rafforzamento delle istituzioni democratiche per evitare che esse vengano utilizzate o addirittura modificate da alcuni partiti o leader politici al servizio del potere economico e aziendale piuttosto che della cittadinanza.

Urge la necessità di facilitare l’esercizio del controllo costituzionale e rafforzare la legittimità dei poteri pubblici.

La sinistra dovrebbe divulgare un messaggio etico per recuperare quell’egemonia del potere politico che negli ultimi anni è stato privatizzato al servizio del potere economico e del potere ideologico. Il potere politico, in quanto potere regolatore, non può essere sottomesso al potere regolato attraverso reti clienterali e corrotte.

Fino a quando sarà così, la deriva populista, sia nell’ambito politico che in quello economico, troverà terreno fertile per la sua crescita. L’esempio paradigmatico è ciò che si è consolidato come “berlusconismo” in Italia e che dovrebbe rappresentare un chiaro monito per i naviganti ed anche per le istituzioni dell’Unione Europea.