>Nel quartiere delle Vallette di Torino, i gruppi di edifici e case si stringono

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in cortili ombrati dalle terrazze. Ogni strettoia è il luogo dell’incontro tra i popolani. Le fondamenta dei palazzi sono vuote, i viali enormi e disadorni. Una città orizzontale, sdraiata tra i muretti ed i mattoni delle costruzioni. Nello slargo centrale, dove si esaurisce la linea 3 del tram urbano, una solo chiesa e dei graffiti attorno.
Poco lontano si organizzano squadre di tifoseria periferica, i nuclei ordinati degli abitanti. In inverno il sole del pomeriggio, alla discesa, crea vampe arancio su i palazzi di tutta l’area.
Nelle vicinanze, un campo nomadi circondava una parte dei ruderi dell’antico campo da calcio. Ora la struttura è nuova, rimessa in moto, e famosa.
Il campo si sposta nella boscaglia poco discosta: ne nasce un villaggio di roulotte ed uno stabilimento centrale.
In una notte di dicembre questo incendia dopo una fiaccolata torinese.
Rughe

Nel quartiere delle Vallette di Torino, i gruppi di edifici e case si stringono

in cortili ombrati dalle terrazze. Ogni strettoia è il luogo dell’incontro tra i popolani. Le fondamenta dei palazzi sono vuote, i viali enormi e disadorni. Una città orizzontale, sdraiata tra i muretti ed i mattoni delle costruzioni. Nello slargo centrale, dove si esaurisce la linea 3 del tram urbano, una solo chiesa e dei graffiti attorno.
Poco lontano si organizzano squadre di tifoseria periferica, i nuclei ordinati degli abitanti. In inverno il sole del pomeriggio, alla discesa, crea vampe arancio su i palazzi di tutta l’area.
Nelle vicinanze, un campo nomadi circondava una parte dei ruderi dell’antico campo da calcio. Ora la struttura è nuova, rimessa in moto, e famosa.
Il campo si sposta nella boscaglia poco discosta: ne nasce un villaggio di roulotte ed uno stabilimento centrale.
In una notte di dicembre questo incendia dopo una fiaccolata torinese.
Rughe

Fermarla si può, ora!

Da martedì prossimo alla Camera dei Deputati inizierà l’iter finale di approvazione del DDL “Gelmini” destinato a distruggere l’università e la ricerca pubblica di questo Paese. 
Esattamente 367 giorni fa a Torino occupammo il rettorato dell’Università per denunciare i rischi che questa proposta di legge si portava dietro. Essa racchiude in sé tutte le contraddizioni politiche e sociali che la nostra generazione si trova a dover combattere: un futuro fatto di precarietà; la cancellazione della democrazia dai processi decisionali; la finanziarizzazione della conoscenza; la ricerca insensata di profitto da ogni attività sociale e culturale. 
L’attacco, come ripetiamo senza sosta da almeno due anni, è sistematico: colpisce la struttura dell’università e al contempo ne azzera i fondi per ottenere un’obbligata privatizzazione. E sistematica è stata la risposta del mondo del sapere: siamo stati in grado di mettere in discussione le logiche del potere e la sua arroganza.
Siamo riusciti a minare un consenso trasversale che il DDL aveva riscontrato fin dalla sua presentazione; abbiamo smascherato una cantilenante retorica sul “merito”, dimostratasi un cavallo di troia per privatizzazioni, riduzione di diritti, torsioni autoritarie. Accanto allo strumentale discorso meritocratico proseguono i tagli al diritto allo studio, distruggendo così le prospettive di migliaia di studenti e studentesse che vedono loro negata la possibilità stessa di studiare. La presunta volontà di premiare i “migliori”, senza garantire le medesime opportunità a prescindere dalle condizione socio-economiche di partenza, appare ai nostri occhi una presa in giro ed evoca un’idea che credevamo
anacronistica: il classismo. 
Una prospettiva che intendiamo rifiutare perché richiama politiche di esclusione, innalza muri che ritenevamo abbattuti,
divide il paese tra chi può e chi non può. Oggi questo concetto lo troviamo scritto tra le righe di un DDL, rivendicato a male parole dai comunicati stampa del Ministero o dai “videomessaggi” su youtube.  
 Consapevoli della forza delle nostre ragioni abbiamo occupato il 17 novembre palazzo Campana, oggi sede di matematica e un tempo storico luogo delle mobilitazioni del sessantotto (fu una delle primissime ad essere occupata nel ’67, dando il “la” alla contestazione studentesca). E sempre per le medesime ragioni l’assemblea degli occupanti, riuniti in un’aula magna strapiena, ha deciso di praticare il blocco della didattica, modalità che a Torino non era più stata adottata da decenni.
Il livello di maturità espresso dagli studenti, dai ricercatori e  dai lavoratori apre profonde riflessioni sulle potenzialità di questo movimento: oggi più che mai in grado di invertire una rotta intrapresa da una politica pensata per avvantaggiare l’interesse dei pochi sull’interesse dei tanti. Superata l’onda, la mobilitazione del mondo della conoscenza è capace di esprimere posizioni articolate e radicali, necessarie risposte ai tanti problemi che attanagliano la nostra generazione, a partire dall’università. 
L’attuale opposizione frontale a questa legge, richiede pratiche che obbligano il mondo dell’università ad uno scatto di consapevolezza maggiore per rispondere, qui ed ora, a chi intende approvare la riforma. Oggi più che mai siamo (e dobbiamo essere) in grado di coniugare un’enorme potenzialità costruttiva, frutto anche delle sinergie con tutte le parti dell’università in mobilitazione, con una forte opposizione all’ennesimo (nel senso di ultimo, sia per il governo che per gli atenei) disegno legislativo calatoci dall’alto. 
 Martedì il DDL Gelmini sarà alla Camera per l’inizio della sua discussione e nel giro di pochi giorni potrebbe diventare Legge di Stato. In questi pochi giorni spetterà a noi impedire l’approvazione di una riforma che attenta al futuro di questo paese e della nostra generazione.
Pochi giorni in cui noi studenti, su tutti, abbiamo l’obbligo morale di riunire ed organizzare le forze per contrapporci radicalmente all’approvazione finale della legge Gelmini.
Da martedì 23 novembre dobbiamo occupare le università, bloccare la didattica, riempire le strade. 
Tutto il paese dovrà scegliere da che parte stare: con l’università pubblica o contro di essa!
Palazzo Campana Occupato
Torino, 20/11/2010

>Fermarla si può, ora!

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Da martedì prossimo alla Camera dei Deputati inizierà l’iter finale di approvazione del DDL “Gelmini” destinato a distruggere l’università e la ricerca pubblica di questo Paese. 
Esattamente 367 giorni fa a Torino occupammo il rettorato dell’Università per denunciare i rischi che questa proposta di legge si portava dietro. Essa racchiude in sé tutte le contraddizioni politiche e sociali che la nostra generazione si trova a dover combattere: un futuro fatto di precarietà; la cancellazione della democrazia dai processi decisionali; la finanziarizzazione della conoscenza; la ricerca insensata di profitto da ogni attività sociale e culturale. 
L’attacco, come ripetiamo senza sosta da almeno due anni, è sistematico: colpisce la struttura dell’università e al contempo ne azzera i fondi per ottenere un’obbligata privatizzazione. E sistematica è stata la risposta del mondo del sapere: siamo stati in grado di mettere in discussione le logiche del potere e la sua arroganza.
Siamo riusciti a minare un consenso trasversale che il DDL aveva riscontrato fin dalla sua presentazione; abbiamo smascherato una cantilenante retorica sul “merito”, dimostratasi un cavallo di troia per privatizzazioni, riduzione di diritti, torsioni autoritarie. Accanto allo strumentale discorso meritocratico proseguono i tagli al diritto allo studio, distruggendo così le prospettive di migliaia di studenti e studentesse che vedono loro negata la possibilità stessa di studiare. La presunta volontà di premiare i “migliori”, senza garantire le medesime opportunità a prescindere dalle condizione socio-economiche di partenza, appare ai nostri occhi una presa in giro ed evoca un’idea che credevamo
anacronistica: il classismo. 
Una prospettiva che intendiamo rifiutare perché richiama politiche di esclusione, innalza muri che ritenevamo abbattuti,
divide il paese tra chi può e chi non può. Oggi questo concetto lo troviamo scritto tra le righe di un DDL, rivendicato a male parole dai comunicati stampa del Ministero o dai “videomessaggi” su youtube.  
 Consapevoli della forza delle nostre ragioni abbiamo occupato il 17 novembre palazzo Campana, oggi sede di matematica e un tempo storico luogo delle mobilitazioni del sessantotto (fu una delle primissime ad essere occupata nel ’67, dando il “la” alla contestazione studentesca). E sempre per le medesime ragioni l’assemblea degli occupanti, riuniti in un’aula magna strapiena, ha deciso di praticare il blocco della didattica, modalità che a Torino non era più stata adottata da decenni.
Il livello di maturità espresso dagli studenti, dai ricercatori e  dai lavoratori apre profonde riflessioni sulle potenzialità di questo movimento: oggi più che mai in grado di invertire una rotta intrapresa da una politica pensata per avvantaggiare l’interesse dei pochi sull’interesse dei tanti. Superata l’onda, la mobilitazione del mondo della conoscenza è capace di esprimere posizioni articolate e radicali, necessarie risposte ai tanti problemi che attanagliano la nostra generazione, a partire dall’università. 
L’attuale opposizione frontale a questa legge, richiede pratiche che obbligano il mondo dell’università ad uno scatto di consapevolezza maggiore per rispondere, qui ed ora, a chi intende approvare la riforma. Oggi più che mai siamo (e dobbiamo essere) in grado di coniugare un’enorme potenzialità costruttiva, frutto anche delle sinergie con tutte le parti dell’università in mobilitazione, con una forte opposizione all’ennesimo (nel senso di ultimo, sia per il governo che per gli atenei) disegno legislativo calatoci dall’alto. 
 Martedì il DDL Gelmini sarà alla Camera per l’inizio della sua discussione e nel giro di pochi giorni potrebbe diventare Legge di Stato. In questi pochi giorni spetterà a noi impedire l’approvazione di una riforma che attenta al futuro di questo paese e della nostra generazione.
Pochi giorni in cui noi studenti, su tutti, abbiamo l’obbligo morale di riunire ed organizzare le forze per contrapporci radicalmente all’approvazione finale della legge Gelmini.
Da martedì 23 novembre dobbiamo occupare le università, bloccare la didattica, riempire le strade. 
Tutto il paese dovrà scegliere da che parte stare: con l’università pubblica o contro di essa!
Palazzo Campana Occupato
Torino, 20/11/2010

>Una cosa da qualche giorno

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Concentramento. L’università ed il politecnico di Torino sono attraversate da processi di protesta. Il 17 novembre il disegno di legge di riforma dell’istruzione passerà in discussione, a Roma. Verona, momenti di organizzazione.
Porta Palazzo, la piazza del mercato del capoluogo piemontese. Alcune persone occupano una vecchia caserma dei vigili del fuoco. Una settimana, dibattiti per la lotta ai CIE, poi lo sgombero.
Otto individui salgono sul tetto. Una giornata di presidio ed una notte di permanenza tra i coppi. Poi l’intervento della protesta dei macellai del mercato (sembra le vendite siano in calo a seguito delle operazioni di sgombero della polizia – una via d’accesso alla piazza è bloccata dalle divise). Gli uomini della tettoia vengono fermati, riconosciuti e trattenuti per diverse ore alla questura. Le persone che animavano il presidio di solidarietà nella piazza, la stessa notte, vengono caricate. Seguono tre arresti.
In alcune vie centrali compaiono i primi manifesti con il tricolore: i festeggiamenti per i 150 anni d’Italia. Entro i primissimi mesi del 2011 il progetto TAV in Val Susa dovrà accelerare i cantieri. Ad aprile, l’elezione del nuovo sindaco. In primavera: l’adunata degli alpini.
Così accadde che nella questura dove vengono bloccati gli otto, un alpino è presente ed agente nelle operazioni (sinistre) di trattamento dei fermati.
Basta la presenza: paura di esserci, di fermarsi ad un presidio in una piazza o di incontrarsi in uno spazio occupato. Dopo la notte, l’irruzione ed il fermo, l’arresto.
Tra le stanze si parla di occupazione all’università. Quattro colpi ai controlli.
Sergjei

Una cosa da qualche giorno

Concentramento. L’università ed il politecnico di Torino sono attraversate da processi di protesta. Il 17 novembre il disegno di legge di riforma dell’istruzione passerà in discussione, a Roma. Verona, momenti di organizzazione.
Porta Palazzo, la piazza del mercato del capoluogo piemontese. Alcune persone occupano una vecchia caserma dei vigili del fuoco. Una settimana, dibattiti per la lotta ai CIE, poi lo sgombero.
Otto individui salgono sul tetto. Una giornata di presidio ed una notte di permanenza tra i coppi. Poi l’intervento della protesta dei macellai del mercato (sembra le vendite siano in calo a seguito delle operazioni di sgombero della polizia – una via d’accesso alla piazza è bloccata dalle divise). Gli uomini della tettoia vengono fermati, riconosciuti e trattenuti per diverse ore alla questura. Le persone che animavano il presidio di solidarietà nella piazza, la stessa notte, vengono caricate. Seguono tre arresti.
In alcune vie centrali compaiono i primi manifesti con il tricolore: i festeggiamenti per i 150 anni d’Italia. Entro i primissimi mesi del 2011 il progetto TAV in Val Susa dovrà accelerare i cantieri. Ad aprile, l’elezione del nuovo sindaco. In primavera: l’adunata degli alpini.
Così accadde che nella questura dove vengono bloccati gli otto, un alpino è presente ed agente nelle operazioni (sinistre) di trattamento dei fermati.
Basta la presenza: paura di esserci, di fermarsi ad un presidio in una piazza o di incontrarsi in uno spazio occupato. Dopo la notte, l’irruzione ed il fermo, l’arresto.
Tra le stanze si parla di occupazione all’università. Quattro colpi ai controlli.
Sergjei

>Fascisti su Marte

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Torino. Stare seduta in università. Leggere Dostoevskij. Sentire attraverso le cuffie “fuori i fascisti dall’Università”, “siamo tutti Anti-fascisti”. Alzare lo sguardo e vedere uno striscione “Fascisti su Marte”. Questa è stata la reazione spontanea e immediata alla presenza di un gruppetto di giovani del FUAN – Azione universitaria che distribuivano volantini nell’atrio di Palazzo Nuovo raccogliendo firme per aumentare di due ore l’apertura della segreteria studenti. I ragazzi si sono mobilitati subito distribuendo volantini (http://www.infoaut.org/torino/articolo/no-ai-tagli-del-minstro-gelmini-no-ai-suoi-scagnozzi-fuan) e improvvisando un corteo. Risultato: fuori FUAN dall’Università..sono volati qualche mani, piedi, insulti…groviglio di corpi in tensione tra espulsione e tentativo di resistenza! Dall’orizzonte iniziano a sbucare caschi azzurrini, divise, manganelli e scudi. Eccoli, si fermano sul primo scalino. Continua la contestazione. Alla fine i piccoli caschi azzurri voltano le spalle e scendono le scale, temporeggiano ma alla fine girano l’angolo. Torna la quiete. Prima della tempesta? Qualcosa si muove…

Solide