Torino. Assemblee e Mobilitazione

Lo spostamento dal Politecnico a Palazzo Nuovo

Inaugurazione dell’anno accademico interrotta al Politecnico. Nel corso della mattina di ieri, studenti e precari sono intervenuti alla dimostrazione didattica del marchio universitario (accompagnato dalla presenza della Fiat). Davanti al dispiegamento di forze d’ordine pubblico, “Niente da festeggiare, niente da inaugurare“, le parole-contro della mobilitazione. Quando si conclude l’ospitalità ai vertici dell’azienda italica di automobili, dissolve anche il presidio poliziesco di difesa. In questo modo, nel flusso tra gli abiti-digos, la protesta raggiunge l’aula magna, teatro dell’inaugurazione.
“In alcune lezioni già gli studenti seguono un video”, si ricorda nell’assemblea dell’atrio di Palazzo Nuovo (martedì pomeriggio), Politecnico, università virtuosa.
Pronto Palazzo Nuovo. Si muovono collettivi ed autonomi nell’università, preparando la giornata di martedì prossimo, lo Sciopero della Cultura. Nello sfondo della diffusione delle idee del DDL Gelmini e le riflessioni sulle criticità del programma di riforma (eufemismo) gli studenti continuano ad incontrare lavoratori, ed incontrare loro stessi.

Rughe

>Torino. Assemblee e Mobilitazione

>Lo spostamento dal Politecnico a Palazzo Nuovo

Inaugurazione dell’anno accademico interrotta al Politecnico. Nel corso della mattina di ieri, studenti e precari sono intervenuti alla dimostrazione didattica del marchio universitario (accompagnato dalla presenza della Fiat). Davanti al dispiegamento di forze d’ordine pubblico, “Niente da festeggiare, niente da inaugurare“, le parole-contro della mobilitazione. Quando si conclude l’ospitalità ai vertici dell’azienda italica di automobili, dissolve anche il presidio poliziesco di difesa. In questo modo, nel flusso tra gli abiti-digos, la protesta raggiunge l’aula magna, teatro dell’inaugurazione.
“In alcune lezioni già gli studenti seguono un video”, si ricorda nell’assemblea dell’atrio di Palazzo Nuovo (martedì pomeriggio), Politecnico, università virtuosa.
Pronto Palazzo Nuovo. Si muovono collettivi ed autonomi nell’università, preparando la giornata di martedì prossimo, lo Sciopero della Cultura. Nello sfondo della diffusione delle idee del DDL Gelmini e le riflessioni sulle criticità del programma di riforma (eufemismo) gli studenti continuano ad incontrare lavoratori, ed incontrare loro stessi.

Rughe

>Torino. Verso il 17 novembre

>Palazzo Nuovo. Nell’atrio, oggi pomeriggio (martedì), si è accesa una assemblea contro il DDL Gelmini (tracciato all’ombra e nel profondo del solco scavato un anno fa dalla legge – tagli – 133). Nel rapido divenire buio dell’università, si interviene al microfono nei punti critici del disegno di legge: 1) governance, 2) meritocrazia, 3) virtuosità. Proprio qui la criticità del movimento di legislazione (nella fase attuale di proposta) mette in mostra il collage economico-culturale che si sovrappone alla distinzione dei termini di ragionamento. Ciò che accade è, in altre parole, la capacità gelminiana di parlare insieme di meritocrazia e virtuosità riferendo al miscuglio di sapere e bilancio che perversamente si crea.
Tentativo 17 Novembre. studenti-lavoratori di università e scuole cammineranno per le strade delle città. A Torino si partirà da piazza Albarello, ore 9. Oggi, a Palazzo Nuovo, si è allargata in assemblea la rete di movimentazione.

Torino. Verso il 17 novembre

Palazzo Nuovo. Nell’atrio, oggi pomeriggio (martedì), si è accesa una assemblea contro il DDL Gelmini (tracciato all’ombra e nel profondo del solco scavato un anno fa dalla legge – tagli – 133). Nel rapido divenire buio dell’università, si interviene al microfono nei punti critici del disegno di legge: 1) governance, 2) meritocrazia, 3) virtuosità. Proprio qui la criticità del movimento di legislazione (nella fase attuale di proposta) mette in mostra il collage economico-culturale che si sovrappone alla distinzione dei termini di ragionamento. Ciò che accade è, in altre parole, la capacità gelminiana di parlare insieme di meritocrazia e virtuosità riferendo al miscuglio di sapere e bilancio che perversamente si crea.
Tentativo 17 Novembre. studenti-lavoratori di università e scuole cammineranno per le strade delle città. A Torino si partirà da piazza Albarello, ore 9. Oggi, a Palazzo Nuovo, si è allargata in assemblea la rete di movimentazione.

Giornata Nazionale d’Assedio al Governo

Repubblica delle Banane


Costituzione

1. L’Italia è una repubblica video-cratica fondata sullo sfruttamento del lavoro e sulla cassa integrazione (quando prevista). La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti prescritti dalle reti Mediaset.
2. La repubblica promuove la distruzione della cultura, della ricerca scientifica e tecnica, dell’educazione scolastica e universitaria, specialmente se pubblica.
La repubblica promuove l’ignoranza, il rincoglionimento mediatico e la fuga di cervelli.
3. Alcuni cittadini sono più uguali degli altri davanti alla legge. Se un parlamentare ha commesso un reato la legge va riformata.
4. Ciascun cittadino è tenuto a rubare in proporzione al suo reddito. La repubblica incoraggia l’evasione fiscale, il rientro della refurtiva e il riciclaggio di denaro sporco con appositi scudi.
5. La repubblica favorisce l’ingerenza della Chiesa cattolica specialmente in materia di etica personale. Il permesso di amare e di morire va chiesto direttamente a Dio (o al suo vice).
Le confessioni religiose diverse da quella cattolica non hanno diritto di esistere.
6. La repubblica prescrive che le donne siano private di dignità sociale, omologate, strumentalizzate e possibilmente a disposizione del capo del governo.
7. La repubblica condona l’abusivismo edilizio e patrocina le grandi opere della mafia, nell’ambizioso proposito di demolire il territorio e il patrimonio storico e artistico della nazione.
8. La dis-umanizzazione del clandestino, dell’immigrato, dello straniero avviene nella totale violazione del diritto internazionale. L’immigrato, in fuga dalla guerra e dalla miseria, ha diritto d’asilo temporaneo nei Centri di Identificazione ed Espulsione o ad essere lasciato morire nel mezzo del canale di Sicilia.
9. E’ compito della Repubblica moltiplicare gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
10. La dignità sociale e la giustizia sono fortemente condizionate da qualsiasi distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

—————————————————————————————————————-

In piazza Castello ci sono molte biciclette. Ferme. Mentre si fissano due gazebo. Alcune persone sono chine su un generatore per l’impianto audio. Altri attaccano striscioni e cartelli. Gente, dai terrazzi oltre la strada, osserva il movimento della piazza. Nella piazza. Continua il transito dei veicoli a pochi metri dal pavimento in cui si incontrano gli assedianti. Si anima la giornata nazionale d’assedio al governo.
Qualcuno indossa a tracolla il megafono, microfono in mano, e si ascoltano i dieci punti della Costituzione (dettaglio foto2) della Repubblica delle Banane. Attraverso le voci delle persone nell’angolo di piazza Castello compaiono le iscrizioni dei collettivi di scienze e lingue (dettaglio di quest’ultimo in foto1), studenti indipendenti e laboratorio corsaro. Poi due bandiere NOTAV. L’impianto audio comincia a funzionare; si muovono gli striscioni appesi ai lampioni (ora accesi nel buio); le persone si fermano in cerchio, poi sciolgono gli incontri per poi riformarne altri pochi passi lontano; una voce dalle casse spande nella piazza il fatto dell’approvazione del consiglio dei ministri del ddl università. Gente, ancora, dai terrazzi oltre la strada, osserva il movimento della piazza. Nella piazza.
Due punti.
SAB31OTT. Fiaccolata NOTAV e Sondaggi da Condove a Sant’Antonino. Piazza del Municipio, 20:30.
MAR17NOV. Sciopero della Cultura. [Attendendo contagi]

>Giornata Nazionale d’Assedio al Governo

>

Repubblica delle Banane


Costituzione

1. L’Italia è una repubblica video-cratica fondata sullo sfruttamento del lavoro e sulla cassa integrazione (quando prevista). La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti prescritti dalle reti Mediaset.
2. La repubblica promuove la distruzione della cultura, della ricerca scientifica e tecnica, dell’educazione scolastica e universitaria, specialmente se pubblica.
La repubblica promuove l’ignoranza, il rincoglionimento mediatico e la fuga di cervelli.
3. Alcuni cittadini sono più uguali degli altri davanti alla legge. Se un parlamentare ha commesso un reato la legge va riformata.
4. Ciascun cittadino è tenuto a rubare in proporzione al suo reddito. La repubblica incoraggia l’evasione fiscale, il rientro della refurtiva e il riciclaggio di denaro sporco con appositi scudi.
5. La repubblica favorisce l’ingerenza della Chiesa cattolica specialmente in materia di etica personale. Il permesso di amare e di morire va chiesto direttamente a Dio (o al suo vice).
Le confessioni religiose diverse da quella cattolica non hanno diritto di esistere.
6. La repubblica prescrive che le donne siano private di dignità sociale, omologate, strumentalizzate e possibilmente a disposizione del capo del governo.
7. La repubblica condona l’abusivismo edilizio e patrocina le grandi opere della mafia, nell’ambizioso proposito di demolire il territorio e il patrimonio storico e artistico della nazione.
8. La dis-umanizzazione del clandestino, dell’immigrato, dello straniero avviene nella totale violazione del diritto internazionale. L’immigrato, in fuga dalla guerra e dalla miseria, ha diritto d’asilo temporaneo nei Centri di Identificazione ed Espulsione o ad essere lasciato morire nel mezzo del canale di Sicilia.
9. E’ compito della Repubblica moltiplicare gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
10. La dignità sociale e la giustizia sono fortemente condizionate da qualsiasi distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

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In piazza Castello ci sono molte biciclette. Ferme. Mentre si fissano due gazebo. Alcune persone sono chine su un generatore per l’impianto audio. Altri attaccano striscioni e cartelli. Gente, dai terrazzi oltre la strada, osserva il movimento della piazza. Nella piazza. Continua il transito dei veicoli a pochi metri dal pavimento in cui si incontrano gli assedianti. Si anima la giornata nazionale d’assedio al governo.
Qualcuno indossa a tracolla il megafono, microfono in mano, e si ascoltano i dieci punti della Costituzione (dettaglio foto2) della Repubblica delle Banane. Attraverso le voci delle persone nell’angolo di piazza Castello compaiono le iscrizioni dei collettivi di scienze e lingue (dettaglio di quest’ultimo in foto1), studenti indipendenti e laboratorio corsaro. Poi due bandiere NOTAV. L’impianto audio comincia a funzionare; si muovono gli striscioni appesi ai lampioni (ora accesi nel buio); le persone si fermano in cerchio, poi sciolgono gli incontri per poi riformarne altri pochi passi lontano; una voce dalle casse spande nella piazza il fatto dell’approvazione del consiglio dei ministri del ddl università. Gente, ancora, dai terrazzi oltre la strada, osserva il movimento della piazza. Nella piazza.
Due punti.
SAB31OTT. Fiaccolata NOTAV e Sondaggi da Condove a Sant’Antonino. Piazza del Municipio, 20:30.
MAR17NOV. Sciopero della Cultura. [Attendendo contagi]

Camminare a Torino

PROBLEMA REALE.

Camminare a Torino. Venerdì 16 ottobre. Il mattino.
Piazza Arbarello – Corso Giacomo Matteotti. Attraverso, nascosti dagli striscioni appesi alle persone in movimento i passi degli studenti seguono il piccolo camioncino in testa. Nella musica si percorre corso Galileo Ferraris. Devono essere le dieci circa del mattino. Il sole tagliente negli interstizi vuoti degli edifici intervalla la piacevole esposizione al caldo con l’ombra autunnale. Qualche persona nelle minuscole terrazze e finestre sui palazzi più in alto.
Il passo è sempre dritto. Il corso è lungo e non ha deviazioni. A dividere i due sensi di marcia della carreggiata: alberi.
Qualche minuto e la rettilinea avanzata degli studenti, il corteo, svolta a sinistra in corso Giacomo Matteotti. Un muro a sinistra. Una scritta:

ESERCITO ITALIANO
SCUOLA DI APPLICAZIONE
E ISTITUTO DI STUDI MILITARI

Ha inizio il lancio di vernice rossa. Il muro si macchia ed appare una chiazza rossa poco sopra la parola ESERCITO, qualche parola vola più alta dal camioncino di testa.
Via Pietro Micca, 20. MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) Direzione Generale Piemonte. La strada è una diagonale che taglia i quadrati urbani torinesi verso piazza Castello. La capienza del percorso restringe. Qualcuno si sgancia dal flusso di movimento e svuota un secchio d’acqua al portone di via Micca 20.
Via Po, 17. Da piazza Castello arriva ancora qualche piccolo pezzo di carta bruciato, trasportato. Il DDL Aprea, travestito da feticcio brucia, mentre uova vengono lanciate al Rettorato. (Mi stupisco seriamente della capacità di tiro dei tiratori). Poi qualcosa è lanciato alla finestra sopra i portici di via Po, si spacca un angolo del vetro. La facciata è macchiata di giallo mentre qualcuno dall’interno del palazzo accosta gli alti battenti bianchi. Ci si muove verso il Po e piazza Vittorio Veneto.
Scivolano via Vanchiglia e corso San Maurizio, fino a via san Ottavio e Palazzo Nuovo (sede delle facoltà umanistiche di Torino).
Il PROBLEMA REALE. Qualcuno entra nell’atrio di Palazzo Nuovo, poi oltre le scale, la sale lauree. Qui si appendono gli striscioni. Tentativo di dibattito. Il centro dell’arrivo alla sala è quello che riguarda la cancellazione degli spazi esami (la prolissità di termini sembra imporre un’espressione qui generica) di novembre ed aprile. Poi il discorso si centralizza nel PROBLEMA REALE. Ossia il particolare, concreto (reale appunto) nucleo di disagio che legittimerebbe – solo nel caso della sua sussistenza – una azione di protesta. La questione qui è valutare (il dibattito si è snodato tra occupanti della sala e due docenti) se sia possiblie affiancare: 1) Il disagio dell’eliminazione degli esami di novembre ed aprile, 2) il PROBLEMA REALE (così come è stato coniato da uno dei due docenti intervenuti).


Il doppio movimento che si produce con il
PROBLEMA REALE è quello di un allargamento della giuntura Malessere-Politica. Si apre lo spazio dell’impasse: 1) il malessere condiviso, politico, è spinto nel terreno dell’astratto e del non fattibile; gli esami di novembre-aprile non sono affrontabili come terreno di protesta collettiva; il malessere è congelato; 2) in luogo del direttamente politico, il malessere congelato, subentra il PROBLEMA REALE in quanto fondamentalmente privato; indivuduale; il reale diviene un caso del particolare e non-collettivizzabile; ognuno con il suo, ognuno solo con il suo.

E3gr1h/u


>Camminare a Torino

>PROBLEMA REALE.

Camminare a Torino. Venerdì 16 ottobre. Il mattino.
Piazza Arbarello – Corso Giacomo Matteotti. Attraverso, nascosti dagli striscioni appesi alle persone in movimento i passi degli studenti seguono il piccolo camioncino in testa. Nella musica si percorre corso Galileo Ferraris. Devono essere le dieci circa del mattino. Il sole tagliente negli interstizi vuoti degli edifici intervalla la piacevole esposizione al caldo con l’ombra autunnale. Qualche persona nelle minuscole terrazze e finestre sui palazzi più in alto.
Il passo è sempre dritto. Il corso è lungo e non ha deviazioni. A dividere i due sensi di marcia della carreggiata: alberi.
Qualche minuto e la rettilinea avanzata degli studenti, il corteo, svolta a sinistra in corso Giacomo Matteotti. Un muro a sinistra. Una scritta:

ESERCITO ITALIANO
SCUOLA DI APPLICAZIONE
E ISTITUTO DI STUDI MILITARI

Ha inizio il lancio di vernice rossa. Il muro si macchia ed appare una chiazza rossa poco sopra la parola ESERCITO, qualche parola vola più alta dal camioncino di testa.
Via Pietro Micca, 20. MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) Direzione Generale Piemonte. La strada è una diagonale che taglia i quadrati urbani torinesi verso piazza Castello. La capienza del percorso restringe. Qualcuno si sgancia dal flusso di movimento e svuota un secchio d’acqua al portone di via Micca 20.
Via Po, 17. Da piazza Castello arriva ancora qualche piccolo pezzo di carta bruciato, trasportato. Il DDL Aprea, travestito da feticcio brucia, mentre uova vengono lanciate al Rettorato. (Mi stupisco seriamente della capacità di tiro dei tiratori). Poi qualcosa è lanciato alla finestra sopra i portici di via Po, si spacca un angolo del vetro. La facciata è macchiata di giallo mentre qualcuno dall’interno del palazzo accosta gli alti battenti bianchi. Ci si muove verso il Po e piazza Vittorio Veneto.
Scivolano via Vanchiglia e corso San Maurizio, fino a via san Ottavio e Palazzo Nuovo (sede delle facoltà umanistiche di Torino).
Il PROBLEMA REALE. Qualcuno entra nell’atrio di Palazzo Nuovo, poi oltre le scale, la sale lauree. Qui si appendono gli striscioni. Tentativo di dibattito. Il centro dell’arrivo alla sala è quello che riguarda la cancellazione degli spazi esami (la prolissità di termini sembra imporre un’espressione qui generica) di novembre ed aprile. Poi il discorso si centralizza nel PROBLEMA REALE. Ossia il particolare, concreto (reale appunto) nucleo di disagio che legittimerebbe – solo nel caso della sua sussistenza – una azione di protesta. La questione qui è valutare (il dibattito si è snodato tra occupanti della sala e due docenti) se sia possiblie affiancare: 1) Il disagio dell’eliminazione degli esami di novembre ed aprile, 2) il PROBLEMA REALE (così come è stato coniato da uno dei due docenti intervenuti).


Il doppio movimento che si produce con il
PROBLEMA REALE è quello di un allargamento della giuntura Malessere-Politica. Si apre lo spazio dell’impasse: 1) il malessere condiviso, politico, è spinto nel terreno dell’astratto e del non fattibile; gli esami di novembre-aprile non sono affrontabili come terreno di protesta collettiva; il malessere è congelato; 2) in luogo del direttamente politico, il malessere congelato, subentra il PROBLEMA REALE in quanto fondamentalmente privato; indivuduale; il reale diviene un caso del particolare e non-collettivizzabile; ognuno con il suo, ognuno solo con il suo.

E3gr1h/u


>I SANTI

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L’Italia è un paese le cui radici sono cristiane, dato non indubitabile, più di quell’altro fatto chiamato laicità, a vedere quanto i politici si siano impegnati in difesa del primo e a sentire il silenzio che hanno gettato sul secondo. E così noi, per una volta, in ossequio all’autorità di chi ci governa, ci affidiamo al loro esempio e per iniziare citiamo la Bibbia. O meglio, parliamo di Paolo, che tra i santi della Bibbia è di certo tra i più importanti. Proprio Paolo, in una delle sue tredici lettere che troviamo nel Nuovo Testamento, disse che era diventato uomo di ogni sorta per predicare la buona novella a persone di ogni sorta. Questa metamorfosi, hanno commentato alcuni, era una faccenda di esempio, perchè per convertire era necessario che i pagani vedessero nei cristiani un esempio da seguire, ma perchè l’esempio venga seguito sempre nei cristiani dovevano trovare un qualcosa in comune. Per questo Paolo travestiva la sua fede, non per opportunismo, ma per una sorta di teologia della partecipazione altrui. Certo, l’esempio è una strada a due corsie, e a senso opposto. Infatti quando noi diciamo che chi va con lo zoppo impara a zoppicare, intendiamo proprio che stando con chi fa il male è più facile finire con l’agire nella stessa maniera. Per questo, sempre nella Bibbia, si dice ai genitori di essere un buon modello per i figli, quasi ci fosse una sorta di simmetria tra ciò che vediamo fare e quello che facciamo.
Ora, sempre in ossequio alle nostre radici cristiane, parliamo di Roma, che a detta del ministro Carfagna prima di essere la capitale italiana è la capitale della cristianità. A Roma, qualche mese fa, era il 29 ottobre, e c’era una manifestazione dell’Onda, e in Piazza Navona arrivò un camioncino pieno di ragazzi armati che, col tacito lasciapassare della polizia, si divertì a malmenare chi armato non era. Qualcuno notò pure che a Roma, lì, proprio a Piazza Navona, la presenza di un camioncino è plausibile quanto quella di un’astronave aliena perchè in quel luogo, zona pedonale da decenni, è assolutamente impossibile entrare con qualsivoglia veicolo nei giorni normali: occorrono permessi, tanti euro per i permessi, ore di fila in uffci e pregare in ginocchio per ottenere un permessino di 3 minuti al carico-scarico. Considerato questo e il fatto che il tratto, per la manifestazione, era completamente blindato, la faccenda del camioncino aveva qualcosa di non identificato, di alieno. O forse, se era alieno alla logica del traffico, non lo era in quella di un governo che già aveva minacciato l’intervento della polizia in università di fronte alle prime occupazioni. E così, infatti, tra alienazioni logiche e contraddizioni politiche, né a chi picchiò né a chi lasciò picchiare – le forze dell’ordine – nulla fu fatto.
A distanza di qualche mese, il 6 luglio 2009, ventun ragazzi del movimento studentesco vengono arrestati. Motivazione? Secondo la Procura, sono loro che durante il g8 universitario di Torino dello scorso 19 maggio hanno rovesciato cassonetti; tirato uova e lacrimogeni contro gli agenti; bloccato il traffico; ferito 24 agenti e danneggiato i negozi. “Hanno usato una violenta paramilitare premeditata”, ha detto Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino. “Hanno usato mazze e picozze. Ci sono prove video e fotografiche inconfutabili”.
Ammesso anche che tutto questo sia vero, e davvero così documentato, vien da pensare che il problema sia che non avessero un camioncino e che non si sian messi a picchiare chi armato non era. Perchè per il resto, cristianamente parlando, non stavan facendo altro che seguire il buon esempio che qualcun altro già aveva dato. Ma il nostro Stato, come il buon Dio, prima detta i comandamenti e poi si elegge il popolo eletto, e così non è scandalo se il settimo dice di non ammazzare e se poi il Signore degli eserciti comanda a Israele di andare e conquistare sette nazioni che devono essere “votate alla distruzione” (a chi fosse curioso leggersi Deutoronomio). Accade quando la giustificazione del credo è fondata sulle assurdità, per il resto è soltanto contesto. Per questo, cristianamente parlando, dico che questi ventun ragazzi sono stati giustamente arrestati, perchè hanno seguito l’esempio del dio giusto ma hanno agito in nome di dei pagani, e poi avevano i capelli troppo lunghi. Li avessero avuti rasati, fossero stati a Roma e con le mazze colorate a tricolore avessero picchettato le teste dei blasfemi – perchè le onde, si sa, non sono mai state ortodosse – tutto si sarebbe risolto con un assoluzione. E magari dio li avrebbe pure benedetti. Sia sempre lodato. O come dicono oggi, “per fortuna che c’è”…

Paolino