>Democrazia secondo Mazzucco
>
Immediatamente viene fatta una telefonata al numero lasciato per chiedere spiegazioni, Rebonato risponde giustificando l’accaduto come l’esecuzione di ordini dall’alto.
Un gruppo di circa trenta studenti va dal prof. Longo, preside della facoltà di scienze della formazione, che ha in gestione ufficialmente l’aula.
Longo dice di non sapere nulla e di non essere stato avvertito dell’operazione, avvenuta di notte visto che gli occupanti dell’auletta avevano lasciato l’università alle 19.30 come tutti i giorni.Nel pomeriggio, gli stessi si recano nel palazzo dell’Economato per incontrare Rebonato, il quale si dichiara solo l’esecutore materiale senza responsabilità e dice che la decisione era stata presa dal Rettore senza dire nulla agli studenti per paura di una loro reazione negativa (!)
Aggiunge tra le altre cose che era idea e speranza di Mazzucco che l’attività nella 1.6 (quindi la protesta contro la riforma dell’università) scemasse con il nuovo anno.
Nessuna replica quando gli studenti fanno notare che da parte loro c’è sempre stata correttezza nel chiedere il permesso di poter usare l’aula e nell’avvertire con lettere e comunicati delle attività che vi si sarebbero svolte.
Stando a quello che si è potuto capire, non si era presa in considerazione nessuna soluzione alternativa, ne si era cercato un accordo con i presidi di facoltà.
La 1.6 è stata riaperta nel pomeriggio grazie alla pressione esercitata dai presenti per far fronte all’esigenza pragmatica di ospitare una riunione programmata da tempo con alcuni insegnanti delle medie.
Inoltre chiudendo la porta senza pre-avviso erano rimasti all’interno il computer, i soldi della cassa comune e altri effetti personali.
Per questa settimana dovrebbe essere permesso l’accesso all’aula, dato che il prof. Longo non ne ha bisogno prima del 20 gennaio, ma poi?
La situazione è incerta…se non verrà messo a disposizione un altro luogo, si accettano idee per una qualsiasi soluzione o reazione.
Democrazia secondo Mazzucco
Immediatamente viene fatta una telefonata al numero lasciato per chiedere spiegazioni, Rebonato risponde giustificando l’accaduto come l’esecuzione di ordini dall’alto.
Un gruppo di circa trenta studenti va dal prof. Longo, preside della facoltà di scienze della formazione, che ha in gestione ufficialmente l’aula.
Longo dice di non sapere nulla e di non essere stato avvertito dell’operazione, avvenuta di notte visto che gli occupanti dell’auletta avevano lasciato l’università alle 19.30 come tutti i giorni.Nel pomeriggio, gli stessi si recano nel palazzo dell’Economato per incontrare Rebonato, il quale si dichiara solo l’esecutore materiale senza responsabilità e dice che la decisione era stata presa dal Rettore senza dire nulla agli studenti per paura di una loro reazione negativa (!)
Aggiunge tra le altre cose che era idea e speranza di Mazzucco che l’attività nella 1.6 (quindi la protesta contro la riforma dell’università) scemasse con il nuovo anno.
Nessuna replica quando gli studenti fanno notare che da parte loro c’è sempre stata correttezza nel chiedere il permesso di poter usare l’aula e nell’avvertire con lettere e comunicati delle attività che vi si sarebbero svolte.
Stando a quello che si è potuto capire, non si era presa in considerazione nessuna soluzione alternativa, ne si era cercato un accordo con i presidi di facoltà.
La 1.6 è stata riaperta nel pomeriggio grazie alla pressione esercitata dai presenti per far fronte all’esigenza pragmatica di ospitare una riunione programmata da tempo con alcuni insegnanti delle medie.
Inoltre chiudendo la porta senza pre-avviso erano rimasti all’interno il computer, i soldi della cassa comune e altri effetti personali.
Per questa settimana dovrebbe essere permesso l’accesso all’aula, dato che il prof. Longo non ne ha bisogno prima del 20 gennaio, ma poi?
La situazione è incerta…se non verrà messo a disposizione un altro luogo, si accettano idee per una qualsiasi soluzione o reazione.
Rebonato, rinomato da tutto l’economato, è passato pressoché inosservato dall’intero studentato in un lavoro d’artigianato
Cambiando la serratura di notte, si mette a nudo una torbida intenzione alla negazione di ciò che si crea nella stanza 1.6 aperta. Il rettore da a vedere la sua diagnosi sopra lo spazio di dialogo come tumore nella macchina aziendale-universitaria. Colui che decide dell’1.6 avendone sola immagine è medico che prescrive farmaci per telefono. Egli è assenza, e in quanto tale, si muove per gesti, nella conduzione dell’orchestra di vassalli ed esecutori impalati ad ogni pianerottolo della scala burocratica.
>Rebonato, rinomato da tutto l’economato, è passato pressoché inosservato dall’intero studentato in un lavoro d’artigianato
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Cambiando la serratura di notte, si mette a nudo una torbida intenzione alla negazione di ciò che si crea nella stanza 1.6 aperta. Il rettore da a vedere la sua diagnosi sopra lo spazio di dialogo come tumore nella macchina aziendale-universitaria. Colui che decide dell’1.6 avendone sola immagine è medico che prescrive farmaci per telefono. Egli è assenza, e in quanto tale, si muove per gesti, nella conduzione dell’orchestra di vassalli ed esecutori impalati ad ogni pianerottolo della scala burocratica.
Rettorato: rotta la serratura dell’aula1.6
Il rettorato (funzionari della struttura che dirige l’ateneo veronese), nella notte tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, ha rotto la serratura dell’Aula 1.6. Gli studenti sono rimasti al di fuori dell’aula. La maniglia dell’aula gira a vuoto. La gestione della 1.6 è per ora in mano all’Economato. Esecutore materiale dell’operazione di forzatura, il direttore dell’Economato stesso, Luciano Rebonato. “Ordine del rettore” è la giustificazione.
>Rettorato: rotta la serratura dell’aula1.6
>Il rettorato (funzionari della struttura che dirige l’ateneo veronese), nella notte tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, ha rotto la serratura dell’Aula 1.6. Gli studenti sono rimasti al di fuori dell’aula. La maniglia dell’aula gira a vuoto. La gestione della 1.6 è per ora in mano all’Economato. Esecutore materiale dell’operazione di forzatura, il direttore dell’Economato stesso, Luciano Rebonato. “Ordine del rettore” è la giustificazione.
>Anomalie dall’onda omonima
>E tanta tanta tanta tanta tanta tanta tanta tanta tanta a Belzebù
Nella capitale si sono svolti tre cortei organizzati da CGIL, COBAS e student#: il primo, partito da Piazza Santa Croce in Gerusalemme, è arrivato al Colosseo osservando anche un minuto di silenzio per i morti sul lavoro; il secondo, partito invece da Piazza della Repubblica con alcuni liceali, dopo aver distribuito la “Precary Card”, si è unito all’Onda universitaria – partita da Piazza Aldo Moro – fino a via dei Fori Imperiali, dove l’Onda si è diretta verso il ministero dell’Istruzione in viale Trastevere. Nel frattempo la protesta a Verona si concentra timidamente dietro Piazza Bra. In coda allo slogan “Più acqua, più Onda!”, il Movimento contro L’Autostrada in Città e il Movimento Acqua Bene di Tutti camminano a fianco di un centinaio di student% e lavorat$ “sia perché solidali con la battaglia studentesca, sia perché consci che la logica che sta dietro al progetto del Traforo, a quello di privatizzazione dell’Acqua e a quello della “Riforma” Gelmini è sempre lo stesso – afferma il comunicato stampa dell’Onda veronese – : progetti imposti dall’alto senza consultare le cittadinanze con l’unico obiettivo di privatizzare i profitti e socializzare le perdite”. Infine il corteo, sintetizzato in “30 attivisti universitari”, improvvisa un sit-in di fronte all’ingresso del Teatro Filarmonico, dove si sta per tenere il concerto in onore dei 25 anni dell’Ateneo Scaligero. “le/gli studentesse/studenti hanno preteso ed ottenuto – spiega il comunicato stampa – che il Rettore uscisse a confrontarsi con le loro legittime richieste. Messo alle strette il dott. Mazzucco ha acconsentito ad organizzare un’assemblea la settimana prossima per spiegare a tutte/i cosa sia l’AQUIS (l’associazione di atenei “virtuosi” in quanto con il bilancio non in rosso, o non ancora), perché esista e a cosa serva”.
Ma l’Onda non parla solo italiano: mentre a Madrid un gruppo di student& si sdraia “in terra di fronte all’Ambasciata Italiana e” traccia “le sagome dei “caduti”, a rappresentare tutti le persone che ancora oggi muoiono quotidianamente sul posto di lavoro, uccise da un sistema economico sfruttatore ed infame”, un presidio artistico a place du pompidou parla “di un’altra università attraverso il confronto costante tra i soggetti che ogni giorno la vivono e la attraversano; del mondo del lavoro precario che vive da anni sulle proprie spalle lo sfruttamento quotidiano imposto dall’assenza di diritti sociali acquisiti e dall’incertezza costante che domina le loro vite, ma anche di quella parte di lavoratori a tempo indeterminato che da un giorno all’altro vedranno (o hanno già visto) perdere il proprio posto di lavoro per dare la possibilità alla crisi di stabilizzarsi”.
Anomalie dall’onda omonima
E tanta tanta tanta tanta tanta tanta tanta tanta tanta a Belzebù
Nella capitale si sono svolti tre cortei organizzati da CGIL, COBAS e student#: il primo, partito da Piazza Santa Croce in Gerusalemme, è arrivato al Colosseo osservando anche un minuto di silenzio per i morti sul lavoro; il secondo, partito invece da Piazza della Repubblica con alcuni liceali, dopo aver distribuito la “Precary Card”, si è unito all’Onda universitaria – partita da Piazza Aldo Moro – fino a via dei Fori Imperiali, dove l’Onda si è diretta verso il ministero dell’Istruzione in viale Trastevere. Nel frattempo la protesta a Verona si concentra timidamente dietro Piazza Bra. In coda allo slogan “Più acqua, più Onda!”, il Movimento contro L’Autostrada in Città e il Movimento Acqua Bene di Tutti camminano a fianco di un centinaio di student% e lavorat$ “sia perché solidali con la battaglia studentesca, sia perché consci che la logica che sta dietro al progetto del Traforo, a quello di privatizzazione dell’Acqua e a quello della “Riforma” Gelmini è sempre lo stesso – afferma il comunicato stampa dell’Onda veronese – : progetti imposti dall’alto senza consultare le cittadinanze con l’unico obiettivo di privatizzare i profitti e socializzare le perdite”. Infine il corteo, sintetizzato in “30 attivisti universitari”, improvvisa un sit-in di fronte all’ingresso del Teatro Filarmonico, dove si sta per tenere il concerto in onore dei 25 anni dell’Ateneo Scaligero. “le/gli studentesse/studenti hanno preteso ed ottenuto – spiega il comunicato stampa – che il Rettore uscisse a confrontarsi con le loro legittime richieste. Messo alle strette il dott. Mazzucco ha acconsentito ad organizzare un’assemblea la settimana prossima per spiegare a tutte/i cosa sia l’AQUIS (l’associazione di atenei “virtuosi” in quanto con il bilancio non in rosso, o non ancora), perché esista e a cosa serva”.
Ma l’Onda non parla solo italiano: mentre a Madrid un gruppo di student& si sdraia “in terra di fronte all’Ambasciata Italiana e” traccia “le sagome dei “caduti”, a rappresentare tutti le persone che ancora oggi muoiono quotidianamente sul posto di lavoro, uccise da un sistema economico sfruttatore ed infame”, un presidio artistico a place du pompidou parla “di un’altra università attraverso il confronto costante tra i soggetti che ogni giorno la vivono e la attraversano; del mondo del lavoro precario che vive da anni sulle proprie spalle lo sfruttamento quotidiano imposto dall’assenza di diritti sociali acquisiti e dall’incertezza costante che domina le loro vite, ma anche di quella parte di lavoratori a tempo indeterminato che da un giorno all’altro vedranno (o hanno già visto) perdere il proprio posto di lavoro per dare la possibilità alla crisi di stabilizzarsi”.
