>Ieri, il Reclaim Power a Copenhagen ha costruito un’assemblea al di fuori dello spazio del COP15. La polizia ha tentato di impedire ciò. Il mattino presto, multiple marce hanno cercato di creare percosri nel Bella Centre (salotto COP15). Nonostante gli accrediti, le persone di Friends of the Earth, Avaaz e Via Campesina non hanno avuto accesso all’area di COP15. Ha inizio un sit-in ed una forte protesta degli indigeni di Via Campesina. Poi, i protestanti irrompono all’interno del COP15 ed espongono lo striscione “Climate Justice Now!”
Arrestato Tadzio Mueller. [candidato dottorato in relazioni internazionali all’University of Sussex] Lunedì pomeriggio, pochi minuti dopo aver lasciato il Bella Centre, dove aveva contribuito ad una conferenza stampa per la presentazione del Reclaim Power. La conferenza stampa comprendeva Dorothy Guerrero (Focus on Global South), Beverley Keene (Jubilee South), Stine Green Johannsen (CJA), Wahu Kaara (People’s movement on Climate Change), Yvonne Llanos (Oilwatch South America), e Dioniso Cabrera (Bolivia Indigenous People’s Movements).
Allegoritmo. E’ un percorso a frammenti sequenziali, in una narratività. Il racconto. Ciò che arriva da Copenhagen. Righe nere su Pagina/13 (Attraverso Indymedia Denmark). Ma cosa significano ora i blocchi delle forze armate? L’arresto di un dottorato in Bella Centre. Gli striscioni che espongono ‘giustizia climatica’, le strade e le piazze di Copenhagen, in questo stesso istante in cui leggo. Io passo gli occhi sopra queste parole. E intanto, Copenhagnen. Ciò che accade, mentre leggo. Allegoritmo, connessione di frammenti.
ALLEGORITMO
Ieri, il Reclaim Power a Copenhagen ha costruito un’assemblea al di fuori dello spazio del COP15. La polizia ha tentato di impedire ciò. Il mattino presto, multiple marce hanno cercato di creare percosri nel Bella Centre (salotto COP15). Nonostante gli accrediti, le persone di Friends of the Earth, Avaaz e Via Campesina non hanno avuto accesso all’area di COP15. Ha inizio un sit-in ed una forte protesta degli indigeni di Via Campesina. Poi, i protestanti irrompono all’interno del COP15 ed espongono lo striscione “Climate Justice Now!”
Arrestato Tadzio Mueller. [candidato dottorato in relazioni internazionali all’University of Sussex] Lunedì pomeriggio, pochi minuti dopo aver lasciato il Bella Centre, dove aveva contribuito ad una conferenza stampa per la presentazione del Reclaim Power. La conferenza stampa comprendeva Dorothy Guerrero (Focus on Global South), Beverley Keene (Jubilee South), Stine Green Johannsen (CJA), Wahu Kaara (People’s movement on Climate Change), Yvonne Llanos (Oilwatch South America), e Dioniso Cabrera (Bolivia Indigenous People’s Movements).
Allegoritmo. E’ un percorso a frammenti sequenziali, in una narratività. Il racconto. Ciò che arriva da Copenhagen. Righe nere su Pagina/13 (Attraverso Indymedia Denmark). Ma cosa significano ora i blocchi delle forze armate? L’arresto di un dottorato in Bella Centre. Gli striscioni che espongono ‘giustizia climatica’, le strade e le piazze di Copenhagen, in questo stesso istante in cui leggo. Io passo gli occhi sopra queste parole. E intanto, Copenhagnen. Ciò che accade, mentre leggo. Allegoritmo, connessione di frammenti.
>Spettri di COPENHAGEN
>
Si sta spontando qualcuno a Copenhagen. Dovrebbe riuscire a cominciare un laboratorio di incontri contaminato dall’urgenza climatica. E dall’urgenza di una costruzione di discorsi che si raggiungono dai territori coperti dal trattato di Lisbona. (-)
Spettri di COPENHAGEN
Si sta spontando qualcuno a Copenhagen. Dovrebbe riuscire a cominciare un laboratorio di incontri contaminato dall’urgenza climatica. E dall’urgenza di una costruzione di discorsi che si raggiungono dai territori coperti dal trattato di Lisbona. (-)
“Circolate”
“A Cordoba veniva un camion”
Parlando di Argentina. Sono due donne, ad un tavolo, in fondo alla stanza. Era martedì pomeriggio a Torino, palazzina Einaudi. Il riferimento è la Reorganización Nacional (dal 24 marzo 1976 il governo argentino è dittatoriale. La giunta militare è formata dal tenente generale Jorge Rafael Videla, l’almirante Emilio Eduardo Massera ed il brigadiere generale Orlando Ramón Agosti). “Circolate”, i soldati di plaza de Mayo si irritano alla presenza delle donne con il fazzoletto bianco in testa.
A quel punto Vera Vigevani Jarach dice di aver iniziato a circolare, con le altre madri, le compagne nella piazza. Cercando una informazione, sapere dove erano quelle persone scomparse, figli.
Da questo punto muovono i discorsi di Vigevani e Norma Berti (detenuta negli anni settanta). Le mosse da plaza de Mayo si allungano sul “destino di testimone”, il peso della memoria, “ciò che ci manca”.
Vigevani parla di un fatto viscerale, nello scendere in piazza, il muoversi in piazza contatto con le altre donne, circolando. Ha a che fare con le viscere, interiorità biologica, organica; il metabolismo dei passi attorno il piccolo obelisco. Ciò che lega ora la protesta fattuale della piazza alla memoria sembra proprio essere lo spazio biologico in cui entrambe si adagiano agitandosi, scuotendosi nello scuotere stesso del corpo.
Norma Berti preme a fondo questo nodo (piazza-biologico-memoria) nel parlare del “destino faticoso” del testimone, l'”ossessione alla memoria” nella clandestinità del genocidio argentino. “A Cordoba veniva un camion“, Berti tocca alcuni frammenti di sè, come sopravvissuto, colui che sà, “conosce le facce di carnefici e vittime”, i luoghi, campi di concentramento, il camion di Cordoba. Lei getta ora sulle persone che ascoltano oltre il tavolo le docce gelate, le torture, le pressioni psicologiche, la lotta nel campo, e nella prigione. Nel mezzo di “corpi cancellati fisicamente” e “corpi cancellati dalla memoria” si pone il sopravvissuto. L’INFRA macellato.
Prima di ogni tentativo di racconto, eccede il tentativo linguistico, il dolore.
Ne filtrano spazi nella voce un poco più rotta, il tono di voce che si abbassa, e si chiude il suono della parola politica.
>”Circolate”
>“A Cordoba veniva un camion”
Parlando di Argentina. Sono due donne, ad un tavolo, in fondo alla stanza. Era martedì pomeriggio a Torino, palazzina Einaudi. Il riferimento è la Reorganización Nacional (dal 24 marzo 1976 il governo argentino è dittatoriale. La giunta militare è formata dal tenente generale Jorge Rafael Videla, l’almirante Emilio Eduardo Massera ed il brigadiere generale Orlando Ramón Agosti). “Circolate”, i soldati di plaza de Mayo si irritano alla presenza delle donne con il fazzoletto bianco in testa.
A quel punto Vera Vigevani Jarach dice di aver iniziato a circolare, con le altre madri, le compagne nella piazza. Cercando una informazione, sapere dove erano quelle persone scomparse, figli.
Da questo punto muovono i discorsi di Vigevani e Norma Berti (detenuta negli anni settanta). Le mosse da plaza de Mayo si allungano sul “destino di testimone”, il peso della memoria, “ciò che ci manca”.
Vigevani parla di un fatto viscerale, nello scendere in piazza, il muoversi in piazza contatto con le altre donne, circolando. Ha a che fare con le viscere, interiorità biologica, organica; il metabolismo dei passi attorno il piccolo obelisco. Ciò che lega ora la protesta fattuale della piazza alla memoria sembra proprio essere lo spazio biologico in cui entrambe si adagiano agitandosi, scuotendosi nello scuotere stesso del corpo.
Norma Berti preme a fondo questo nodo (piazza-biologico-memoria) nel parlare del “destino faticoso” del testimone, l'”ossessione alla memoria” nella clandestinità del genocidio argentino. “A Cordoba veniva un camion“, Berti tocca alcuni frammenti di sè, come sopravvissuto, colui che sà, “conosce le facce di carnefici e vittime”, i luoghi, campi di concentramento, il camion di Cordoba. Lei getta ora sulle persone che ascoltano oltre il tavolo le docce gelate, le torture, le pressioni psicologiche, la lotta nel campo, e nella prigione. Nel mezzo di “corpi cancellati fisicamente” e “corpi cancellati dalla memoria” si pone il sopravvissuto. L’INFRA macellato.
Prima di ogni tentativo di racconto, eccede il tentativo linguistico, il dolore.
Ne filtrano spazi nella voce un poco più rotta, il tono di voce che si abbassa, e si chiude il suono della parola politica.
Il vaccino dalle uova d’oro
Sorpresa: nei grandi ospedali per malattie infettive buona parte di medici in servizio non intende vaccinarsi contro il virus della Suina. Succede al Cotugno di Napoli. E non solo. Vediamo perchè.
Se, come dimostrano i numeri, i colossi del farmaco, dall’alto del loro mezzo biliardo di dollari e passa all’anno di fatturato, superano di gran lunga l’invincibile industria delle armi, non risulta poi così difficile capire perchè periodicamente, con cadenza ormai “regolare”, scoppia l’allarme mediatico sulle pandemie che, come altrettanti Armageddon, stanno arrivando a flagellare il pianeta, mietendo milioni di vittime e rendendo perciò’ più che mai invocato l’arrivo di specifici vaccini. Virus creati in laboratorio proprio per far nascere la necessità di contrastarli, mantenendo su livelli altissimi le corazzate quotate in Borsa? E, in ogni caso, quali conseguenze potranno avere sulla salute umana prodotti a base di virus, realizzati molto spesso sull’onda dell’emergenza, ma destinati alla profilassi di massa su scala mondiale (quest’anno da novembre in poi)? Quasi “naturale”, allora, che dopo gli allarmi globalizzati sul virus dell’antrace (2001) e sull’influenza aviaria (che nel 2005 vide l’allora ministro della Salute Francesco Storace lanciato all’acquisto di dosi da milioni di euro, poi di fatto mai utilizzate perchè nel frattempo il virus era “mutato”), oggi dovesse arrivare una ennesima “maledizione biblica”. Terrorizzante, per la maggior parte dell’umanità, ma, per qualcun altro, provvidenziale.
Sulla influenza A o ³suina² – quel virus H1N1 che sta tenendo col fiato sospeso buona parte dell’umanità, fra propaganda dei governi, complicità dei grandi media nelle mani degli stessi colossi farmaceutici, ma anche fra leggende metropolitane e falsi scoop – cominciano oggi a farsi strada le prime, rigorose ricostruzioni che, dati scientifici alla mano, lasciano filtrare le terribili verità alla base dell’allarme planetario. Perciò, nelle stesse ore in cui la Agenzia europea per il controllo sui farmaci da’ via libera ai primi due vaccini anti-pandemia, che saranno prodotti da Novartis e GlaxoSmithKline, arrivano impietosi dossier come quello di Luciano Gianazza, autore di numerosi libri che smascherano il dietro le quinte affaristico della medicina contemporanea. Il quale oggi parla di questi vaccini come delle nuove armi biologiche di distruzione di massa.
ACCHIAPPA LA SUINA
Dopo le prime avvisaglie della scorsa primavera, il clamore mediatico sulla suina esplode a giugno, quando la Organizzazione mondiale della sanità annuncia che la pandemia sarà di livello 6, vale a dire molto elevato, scatenando la corsa dei governi all’acquisto del vaccino. L’attività, nei laboratori, diventa da allora frenetica. Quali rischi comportano la fretta e la conseguente, possibile approssimazione? «Alle multinazionali del cartello Big Pharma (GlaxoSmithKline, Baxter, Novartis e altre) – punta l’indice Gianazza – è stato assicurato che non vi sarà contro di loro alcun ricorso per eventuali morti o gravi danni che questi vaccini possono causare». Ancor più esplicito il movente economico: «la Novartis – fa sapere Gianazza – ha raccolto ordinativi gia’ da trenta diversi Paesi. Solo dagli Usa riceverà 346 milioni di dollari per l’antigene e 348,8 milioni per un adiuvante. La Baxter ha ordini da cinque Paesi per 80 milioni di dosi, ma non ha ricevuto l’approvazione della Food and Drug Administration, quindi venderà al di fuori degli Stati Uniti. GlaxoSmithKline ha ricevuto 250 milioni per la fornitura agli Usa di numerosi “prodotti pandemici”. Il totale degli ordini nei soli Stati Uniti ammonta a 7 miliardi di dollari». Numerose le sostanze tossiche, a partire dai cosiddetti adiuvanti, senza i quali i vaccini non potrebbero essere conservati nè mantenuti in forma stabile. Fra questi Gianazza enumera ad esempio «il thimerosal, conservante 50 volte più tossico del mercurio, che può provocare a lungo termine disfunzioni del sistema immunitario, sensoriali, motorie, neurologiche, comportamentali». GlaxoSmithKline, che ha sede a Londra, come adiuvante per i suoi vaccini usa anche un composto contenente alluminio, il cui uso, in certe dosi, è causa accertata di disfunzione cognitiva. C’e’ poi la formaldeide: una nota sostanza cancerogena e tossica per l’apparato riproduttivo. «Nel 2007 – continua Gianazza – la California ha utilizzato più di 30.000 tonnellate di questa sostanza cancerogena come microbicida sulle più importanti coltivazioni sparse nel suo territorio». Altro ingrediente comune ai nuovi vaccini è lo squalene, noto come sostanza che può provocare l’artrite reumatoide. E i ricercatori oggi associano l’uso dello squalene alla cosiddetta “Sindrome della Guerra del Golfo” che ha colpito migliaia di soldati americani con danni irreparabili al sistema immunitario, compresi sclerosi multipla, fibromialgia e, appunto, l’artrite reumatoide. Passiamo al secondo produttore, la Baxter International con casa madre a Chicago e una sede anche in Italia. Non si conoscono ancora fino in fondo le sostanze presenti nel nuovo vaccino, ma può essere utile dare un’occhiata a quelle che si trovavano nel prodotto contro il virus H5N1 dell’influenza aviaria. «Le cellule in coltura – si legge nel dossier di Gianazza – sono prese dalla “scimmia verde africana”. I tessuti prelevati da questa specie di scimmie sono stati in passato responsabili della trasmissione di virus, tra cui l’HIV e la poliomielite. La Baxter ha posto una richiesta di brevetto sul processo che utilizza questo tipo di coltura cellulare per la produzione di quantità di virus infettivi, che vengono poi inattivati con formaldeide e luce ultravioletta». Passiamo al terzo colosso, l’elvetica Novartis International AG con sede a Basilea e una propaggine in Italia, a Torre Annunziata, ai margini del fiume Sarno, il corso d’acqua tristemente famoso per essere uno fra i più inquinati d’Europa. Ed è proprio dalla Novartis che l’Italia avrebbe acquistato le sue dosi di vaccino anti-suina. Al pari della Baxter, la corazzata elvetica sta utilizzando una linea cellulare di cui è proprietaria (analoga a quella della scimmia verde) per far crescere i ceppi del virus, invece delle uova di gallina, come si era sempre fatto finora. Ciò permette all’azienda di ridurre drasticamente il tempo necessario per iniziare la produzione del vaccino, che ha preso la denominazione ufficiale di “Focetria”. Anche qui non mancano additivi come la formaldeide e il bromuro dicetiltrimetilammonio, un disinfettante utilizzato per sterilizzare utensili.
PARTICELLE KILLER
Altro allarme è quello lanciato dall’economista e politologo William Engdahl, collaboratore di testate come Asia Times e autore di libri sulla globalizzazione. A metà settembre il gruppo indipendente internazionale Global Research pubblica un articolo in cui Engdahl rivela la presenza di nanoparticelle nei vaccini per l’influenza H1N1. «Ora è saltato fuori – si legge – che i vaccini approvati per essere utilizzati in Germania e nei paesi europei contengono delle nanoparticelle in una forma che e’ risultata attaccare cellule sane e che può essere mortale». Il sistema era stato messo a punto nel 2007 dai ricercatori dell’Ecole Polytechnique Fe’de’rale de Lausanne i quali, in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, avevano spiegato: «queste particelle sono cosi’ sottili che, una volta iniettate, nuotano nella matrice extracellulare della pelle e vanno di filato ai linfonodi. Entro pochi minuti raggiungono una concentrazione di cellule D migliaia di volte maggiore che nella pelle. La risposta immunitaria può essere quindi estremamente forte». «C’è un solo – obietta Engdahl – piccolo problema: i vaccini che contengono nanoparticelle possono essere mortali o, come minimo, causare danni irreparabili per la salute». Le particelle di nanodimensioni – viene spiegato – si fondono con le membrane del nostro corpo e, secondo studi recenti condotti in Cina ed in Giappone, vanno avanti a distruggere le cellule senza sosta. Una volta che hanno interagito con la struttura cellulare, non possono più essere rimosse. «Dopo lo scandalo dell’amianto – incalza Engdahl – è stato appurato che particelle di dimensione inferiore ad un milionesimo di metro, per la loro enorme forza attrattiva, penetrano in tutte le cellule distruggendo tutte quelle con le quali entrano in contatto. E le nanoparticelle sono ben più piccole delle fibre di amianto. Prove effettuate a Beijing dimostrano gli effetti mortali sull’uomo». L’European Respiratory Journal, autorevole periodico destinato a medici ed operatori sanitari, nel numero di agosto ha pubblicato un articolo intitolato “L’esposizione alle nanoparticelle è correlata con il versamento pleurico, la fibrosi polmonare ed il granuloma”. Si riporta quanto avvenuto nel 2008 a sette giovani donne ricoverate presso il Beijing Chaoyang Hospital. Di età fra i 18 ed i 47 anni, erano state esposte a nanoparticelle per un periodo dai 5 ai 13 mesi sul posto di lavoro. Analoghi i sintomi: dispnea, versamento pleurico, liquido nei polmoni, difficoltà respiratoria. Gli esami hanno confermato che le nanoparticelle avevano innescato nei polmoni infiammazioni e processi di fibrosi, con presenza di granulomi nella pleura. Il microscopio elettronico ha permesso di osservare che le nanoparticelle si erano collocate nel citoplasma e nel nucleo delle cellule epiteliali e mesoteliali dei polmoni. «Il fatto che l’Organizzazione mondiale per la sanità, l’European Medicines Evaluation Agency ed il German Robert Koch Institute permettano oggi che la popolazione venga iniettata con vaccini ampiamente non sperimentati contenenti nanoparticelle – è la drastica conclusione di William Engdahl – la dice lunga sul potere della lobby farmaceutica sulle politiche europee».
(Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=236 del 29.10.2009; segnalato da: http://www.comedonchisciotte.org; pubblicato anche su: http://www.selese.org/ )
>Il vaccino dalle uova d’oro
>
Sorpresa: nei grandi ospedali per malattie infettive buona parte di medici in servizio non intende vaccinarsi contro il virus della Suina. Succede al Cotugno di Napoli. E non solo. Vediamo perchè.
Se, come dimostrano i numeri, i colossi del farmaco, dall’alto del loro mezzo biliardo di dollari e passa all’anno di fatturato, superano di gran lunga l’invincibile industria delle armi, non risulta poi così difficile capire perchè periodicamente, con cadenza ormai “regolare”, scoppia l’allarme mediatico sulle pandemie che, come altrettanti Armageddon, stanno arrivando a flagellare il pianeta, mietendo milioni di vittime e rendendo perciò’ più che mai invocato l’arrivo di specifici vaccini. Virus creati in laboratorio proprio per far nascere la necessità di contrastarli, mantenendo su livelli altissimi le corazzate quotate in Borsa? E, in ogni caso, quali conseguenze potranno avere sulla salute umana prodotti a base di virus, realizzati molto spesso sull’onda dell’emergenza, ma destinati alla profilassi di massa su scala mondiale (quest’anno da novembre in poi)? Quasi “naturale”, allora, che dopo gli allarmi globalizzati sul virus dell’antrace (2001) e sull’influenza aviaria (che nel 2005 vide l’allora ministro della Salute Francesco Storace lanciato all’acquisto di dosi da milioni di euro, poi di fatto mai utilizzate perchè nel frattempo il virus era “mutato”), oggi dovesse arrivare una ennesima “maledizione biblica”. Terrorizzante, per la maggior parte dell’umanità, ma, per qualcun altro, provvidenziale.
Sulla influenza A o ³suina² – quel virus H1N1 che sta tenendo col fiato sospeso buona parte dell’umanità, fra propaganda dei governi, complicità dei grandi media nelle mani degli stessi colossi farmaceutici, ma anche fra leggende metropolitane e falsi scoop – cominciano oggi a farsi strada le prime, rigorose ricostruzioni che, dati scientifici alla mano, lasciano filtrare le terribili verità alla base dell’allarme planetario. Perciò, nelle stesse ore in cui la Agenzia europea per il controllo sui farmaci da’ via libera ai primi due vaccini anti-pandemia, che saranno prodotti da Novartis e GlaxoSmithKline, arrivano impietosi dossier come quello di Luciano Gianazza, autore di numerosi libri che smascherano il dietro le quinte affaristico della medicina contemporanea. Il quale oggi parla di questi vaccini come delle nuove armi biologiche di distruzione di massa.
ACCHIAPPA LA SUINA
Dopo le prime avvisaglie della scorsa primavera, il clamore mediatico sulla suina esplode a giugno, quando la Organizzazione mondiale della sanità annuncia che la pandemia sarà di livello 6, vale a dire molto elevato, scatenando la corsa dei governi all’acquisto del vaccino. L’attività, nei laboratori, diventa da allora frenetica. Quali rischi comportano la fretta e la conseguente, possibile approssimazione? «Alle multinazionali del cartello Big Pharma (GlaxoSmithKline, Baxter, Novartis e altre) – punta l’indice Gianazza – è stato assicurato che non vi sarà contro di loro alcun ricorso per eventuali morti o gravi danni che questi vaccini possono causare». Ancor più esplicito il movente economico: «la Novartis – fa sapere Gianazza – ha raccolto ordinativi gia’ da trenta diversi Paesi. Solo dagli Usa riceverà 346 milioni di dollari per l’antigene e 348,8 milioni per un adiuvante. La Baxter ha ordini da cinque Paesi per 80 milioni di dosi, ma non ha ricevuto l’approvazione della Food and Drug Administration, quindi venderà al di fuori degli Stati Uniti. GlaxoSmithKline ha ricevuto 250 milioni per la fornitura agli Usa di numerosi “prodotti pandemici”. Il totale degli ordini nei soli Stati Uniti ammonta a 7 miliardi di dollari». Numerose le sostanze tossiche, a partire dai cosiddetti adiuvanti, senza i quali i vaccini non potrebbero essere conservati nè mantenuti in forma stabile. Fra questi Gianazza enumera ad esempio «il thimerosal, conservante 50 volte più tossico del mercurio, che può provocare a lungo termine disfunzioni del sistema immunitario, sensoriali, motorie, neurologiche, comportamentali». GlaxoSmithKline, che ha sede a Londra, come adiuvante per i suoi vaccini usa anche un composto contenente alluminio, il cui uso, in certe dosi, è causa accertata di disfunzione cognitiva. C’e’ poi la formaldeide: una nota sostanza cancerogena e tossica per l’apparato riproduttivo. «Nel 2007 – continua Gianazza – la California ha utilizzato più di 30.000 tonnellate di questa sostanza cancerogena come microbicida sulle più importanti coltivazioni sparse nel suo territorio». Altro ingrediente comune ai nuovi vaccini è lo squalene, noto come sostanza che può provocare l’artrite reumatoide. E i ricercatori oggi associano l’uso dello squalene alla cosiddetta “Sindrome della Guerra del Golfo” che ha colpito migliaia di soldati americani con danni irreparabili al sistema immunitario, compresi sclerosi multipla, fibromialgia e, appunto, l’artrite reumatoide. Passiamo al secondo produttore, la Baxter International con casa madre a Chicago e una sede anche in Italia. Non si conoscono ancora fino in fondo le sostanze presenti nel nuovo vaccino, ma può essere utile dare un’occhiata a quelle che si trovavano nel prodotto contro il virus H5N1 dell’influenza aviaria. «Le cellule in coltura – si legge nel dossier di Gianazza – sono prese dalla “scimmia verde africana”. I tessuti prelevati da questa specie di scimmie sono stati in passato responsabili della trasmissione di virus, tra cui l’HIV e la poliomielite. La Baxter ha posto una richiesta di brevetto sul processo che utilizza questo tipo di coltura cellulare per la produzione di quantità di virus infettivi, che vengono poi inattivati con formaldeide e luce ultravioletta». Passiamo al terzo colosso, l’elvetica Novartis International AG con sede a Basilea e una propaggine in Italia, a Torre Annunziata, ai margini del fiume Sarno, il corso d’acqua tristemente famoso per essere uno fra i più inquinati d’Europa. Ed è proprio dalla Novartis che l’Italia avrebbe acquistato le sue dosi di vaccino anti-suina. Al pari della Baxter, la corazzata elvetica sta utilizzando una linea cellulare di cui è proprietaria (analoga a quella della scimmia verde) per far crescere i ceppi del virus, invece delle uova di gallina, come si era sempre fatto finora. Ciò permette all’azienda di ridurre drasticamente il tempo necessario per iniziare la produzione del vaccino, che ha preso la denominazione ufficiale di “Focetria”. Anche qui non mancano additivi come la formaldeide e il bromuro dicetiltrimetilammonio, un disinfettante utilizzato per sterilizzare utensili.
PARTICELLE KILLER
Altro allarme è quello lanciato dall’economista e politologo William Engdahl, collaboratore di testate come Asia Times e autore di libri sulla globalizzazione. A metà settembre il gruppo indipendente internazionale Global Research pubblica un articolo in cui Engdahl rivela la presenza di nanoparticelle nei vaccini per l’influenza H1N1. «Ora è saltato fuori – si legge – che i vaccini approvati per essere utilizzati in Germania e nei paesi europei contengono delle nanoparticelle in una forma che e’ risultata attaccare cellule sane e che può essere mortale». Il sistema era stato messo a punto nel 2007 dai ricercatori dell’Ecole Polytechnique Fe’de’rale de Lausanne i quali, in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, avevano spiegato: «queste particelle sono cosi’ sottili che, una volta iniettate, nuotano nella matrice extracellulare della pelle e vanno di filato ai linfonodi. Entro pochi minuti raggiungono una concentrazione di cellule D migliaia di volte maggiore che nella pelle. La risposta immunitaria può essere quindi estremamente forte». «C’è un solo – obietta Engdahl – piccolo problema: i vaccini che contengono nanoparticelle possono essere mortali o, come minimo, causare danni irreparabili per la salute». Le particelle di nanodimensioni – viene spiegato – si fondono con le membrane del nostro corpo e, secondo studi recenti condotti in Cina ed in Giappone, vanno avanti a distruggere le cellule senza sosta. Una volta che hanno interagito con la struttura cellulare, non possono più essere rimosse. «Dopo lo scandalo dell’amianto – incalza Engdahl – è stato appurato che particelle di dimensione inferiore ad un milionesimo di metro, per la loro enorme forza attrattiva, penetrano in tutte le cellule distruggendo tutte quelle con le quali entrano in contatto. E le nanoparticelle sono ben più piccole delle fibre di amianto. Prove effettuate a Beijing dimostrano gli effetti mortali sull’uomo». L’European Respiratory Journal, autorevole periodico destinato a medici ed operatori sanitari, nel numero di agosto ha pubblicato un articolo intitolato “L’esposizione alle nanoparticelle è correlata con il versamento pleurico, la fibrosi polmonare ed il granuloma”. Si riporta quanto avvenuto nel 2008 a sette giovani donne ricoverate presso il Beijing Chaoyang Hospital. Di età fra i 18 ed i 47 anni, erano state esposte a nanoparticelle per un periodo dai 5 ai 13 mesi sul posto di lavoro. Analoghi i sintomi: dispnea, versamento pleurico, liquido nei polmoni, difficoltà respiratoria. Gli esami hanno confermato che le nanoparticelle avevano innescato nei polmoni infiammazioni e processi di fibrosi, con presenza di granulomi nella pleura. Il microscopio elettronico ha permesso di osservare che le nanoparticelle si erano collocate nel citoplasma e nel nucleo delle cellule epiteliali e mesoteliali dei polmoni. «Il fatto che l’Organizzazione mondiale per la sanità, l’European Medicines Evaluation Agency ed il German Robert Koch Institute permettano oggi che la popolazione venga iniettata con vaccini ampiamente non sperimentati contenenti nanoparticelle – è la drastica conclusione di William Engdahl – la dice lunga sul potere della lobby farmaceutica sulle politiche europee».
(Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=236 del 29.10.2009; segnalato da: http://www.comedonchisciotte.org; pubblicato anche su: http://www.selese.org/ )
Dando “Voce al Silenzio”: Rigurgito KKK
Il testo che segue è una traduzione della pagina Our Goal del sito kkk.bz.
Il tempo in cui viviamo è molto eccitante; chiunque ne sia d’accordo dovrebbe sentirsi fiero di associarsi o sostenere questo movimento spontaneo per riavere l’America. Il Knights Party sarà, negli anni a venire, riconosciuto dagli americani come il Movimento dei Diritti dei Bianchi!
Ovunque essi vivano; qualunque il loro credo religioso; qualunque la loro presente organizzazione politica o fraterna; ognuno dovrebbe sostenere il Knights Party come il PARTITO politico del futuro e la Ultima Speranza per l’America.
Il Knights Party, riconoscendo che per raggiungere una reale sicurezza per la (nostra) gente debba ottenere il potere politico statunitense:
A.Diverrà leader del movimento razziale Bianco
Attraverso una forte ed organizzata dimostrazione di leadership
Attraverso l’addestramento ed uso di qualificati media di rappresentazione
B.Si batterà per divenire la forza guida e rappresentativa alle spalle della Comunità Bianca
Attreverso un uso aggressivo di pubblicità televisiva, radio e stampa
Attraverso un enorme piano nazionale di letteratura con cui raggiungere milioni di persone
Con una rottura legale del muro liberale che circonda le scuole ed università americane – per raggiungere ed istruire gli studenti nel riassesto delle loro scuole
Attraverso l’effettivo utilizzo di progetti per assistere nella ri-educazione le forze dell’ordine ed il personale dell’istruzione. Questi due gruppi, molto importanti, devono cambiare lato della storia; invece di ricevere continue informazioni da organizzazioni come ADL (Anti-Defamation League), NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), ACLU (American Civil Liberties Union)
C.Organizzare e dirigere i bianchi verso un livello di attivismo necessario alla vittoria politica
Attraverso l’organizzazione ed il mantenimento di forti unità locali
Attraverso audaci campagne pubbliche focalizzate in due idee principali:
– Cristiani bianchi sono stati traditi dai leader politici, economici, religiosi e dell’istruzione
– Il Knights Party è l’ultima speranza per l’America.

