I SANTI

L’Italia è un paese le cui radici sono cristiane, dato non indubitabile, più di quell’altro fatto chiamato laicità, a vedere quanto i politici si siano impegnati in difesa del primo e a sentire il silenzio che hanno gettato sul secondo. E così noi, per una volta, in ossequio all’autorità di chi ci governa, ci affidiamo al loro esempio e per iniziare citiamo la Bibbia. O meglio, parliamo di Paolo, che tra i santi della Bibbia è di certo tra i più importanti. Proprio Paolo, in una delle sue tredici lettere che troviamo nel Nuovo Testamento, disse che era diventato uomo di ogni sorta per predicare la buona novella a persone di ogni sorta. Questa metamorfosi, hanno commentato alcuni, era una faccenda di esempio, perchè per convertire era necessario che i pagani vedessero nei cristiani un esempio da seguire, ma perchè l’esempio venga seguito sempre nei cristiani dovevano trovare un qualcosa in comune. Per questo Paolo travestiva la sua fede, non per opportunismo, ma per una sorta di teologia della partecipazione altrui. Certo, l’esempio è una strada a due corsie, e a senso opposto. Infatti quando noi diciamo che chi va con lo zoppo impara a zoppicare, intendiamo proprio che stando con chi fa il male è più facile finire con l’agire nella stessa maniera. Per questo, sempre nella Bibbia, si dice ai genitori di essere un buon modello per i figli, quasi ci fosse una sorta di simmetria tra ciò che vediamo fare e quello che facciamo.
Ora, sempre in ossequio alle nostre radici cristiane, parliamo di Roma, che a detta del ministro Carfagna prima di essere la capitale italiana è la capitale della cristianità. A Roma, qualche mese fa, era il 29 ottobre, e c’era una manifestazione dell’Onda, e in Piazza Navona arrivò un camioncino pieno di ragazzi armati che, col tacito lasciapassare della polizia, si divertì a malmenare chi armato non era. Qualcuno notò pure che a Roma, lì, proprio a Piazza Navona, la presenza di un camioncino è plausibile quanto quella di un’astronave aliena perchè in quel luogo, zona pedonale da decenni, è assolutamente impossibile entrare con qualsivoglia veicolo nei giorni normali: occorrono permessi, tanti euro per i permessi, ore di fila in uffci e pregare in ginocchio per ottenere un permessino di 3 minuti al carico-scarico. Considerato questo e il fatto che il tratto, per la manifestazione, era completamente blindato, la faccenda del camioncino aveva qualcosa di non identificato, di alieno. O forse, se era alieno alla logica del traffico, non lo era in quella di un governo che già aveva minacciato l’intervento della polizia in università di fronte alle prime occupazioni. E così, infatti, tra alienazioni logiche e contraddizioni politiche, né a chi picchiò né a chi lasciò picchiare – le forze dell’ordine – nulla fu fatto.
A distanza di qualche mese, il 6 luglio 2009, ventun ragazzi del movimento studentesco vengono arrestati. Motivazione? Secondo la Procura, sono loro che durante il g8 universitario di Torino dello scorso 19 maggio hanno rovesciato cassonetti; tirato uova e lacrimogeni contro gli agenti; bloccato il traffico; ferito 24 agenti e danneggiato i negozi. “Hanno usato una violenta paramilitare premeditata”, ha detto Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino. “Hanno usato mazze e picozze. Ci sono prove video e fotografiche inconfutabili”.
Ammesso anche che tutto questo sia vero, e davvero così documentato, vien da pensare che il problema sia che non avessero un camioncino e che non si sian messi a picchiare chi armato non era. Perchè per il resto, cristianamente parlando, non stavan facendo altro che seguire il buon esempio che qualcun altro già aveva dato. Ma il nostro Stato, come il buon Dio, prima detta i comandamenti e poi si elegge il popolo eletto, e così non è scandalo se il settimo dice di non ammazzare e se poi il Signore degli eserciti comanda a Israele di andare e conquistare sette nazioni che devono essere “votate alla distruzione” (a chi fosse curioso leggersi Deutoronomio). Accade quando la giustificazione del credo è fondata sulle assurdità, per il resto è soltanto contesto. Per questo, cristianamente parlando, dico che questi ventun ragazzi sono stati giustamente arrestati, perchè hanno seguito l’esempio del dio giusto ma hanno agito in nome di dei pagani, e poi avevano i capelli troppo lunghi. Li avessero avuti rasati, fossero stati a Roma e con le mazze colorate a tricolore avessero picchettato le teste dei blasfemi – perchè le onde, si sa, non sono mai state ortodosse – tutto si sarebbe risolto con un assoluzione. E magari dio li avrebbe pure benedetti. Sia sempre lodato. O come dicono oggi, “per fortuna che c’è”…

Paolino

>I SANTI

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L’Italia è un paese le cui radici sono cristiane, dato non indubitabile, più di quell’altro fatto chiamato laicità, a vedere quanto i politici si siano impegnati in difesa del primo e a sentire il silenzio che hanno gettato sul secondo. E così noi, per una volta, in ossequio all’autorità di chi ci governa, ci affidiamo al loro esempio e per iniziare citiamo la Bibbia. O meglio, parliamo di Paolo, che tra i santi della Bibbia è di certo tra i più importanti. Proprio Paolo, in una delle sue tredici lettere che troviamo nel Nuovo Testamento, disse che era diventato uomo di ogni sorta per predicare la buona novella a persone di ogni sorta. Questa metamorfosi, hanno commentato alcuni, era una faccenda di esempio, perchè per convertire era necessario che i pagani vedessero nei cristiani un esempio da seguire, ma perchè l’esempio venga seguito sempre nei cristiani dovevano trovare un qualcosa in comune. Per questo Paolo travestiva la sua fede, non per opportunismo, ma per una sorta di teologia della partecipazione altrui. Certo, l’esempio è una strada a due corsie, e a senso opposto. Infatti quando noi diciamo che chi va con lo zoppo impara a zoppicare, intendiamo proprio che stando con chi fa il male è più facile finire con l’agire nella stessa maniera. Per questo, sempre nella Bibbia, si dice ai genitori di essere un buon modello per i figli, quasi ci fosse una sorta di simmetria tra ciò che vediamo fare e quello che facciamo.
Ora, sempre in ossequio alle nostre radici cristiane, parliamo di Roma, che a detta del ministro Carfagna prima di essere la capitale italiana è la capitale della cristianità. A Roma, qualche mese fa, era il 29 ottobre, e c’era una manifestazione dell’Onda, e in Piazza Navona arrivò un camioncino pieno di ragazzi armati che, col tacito lasciapassare della polizia, si divertì a malmenare chi armato non era. Qualcuno notò pure che a Roma, lì, proprio a Piazza Navona, la presenza di un camioncino è plausibile quanto quella di un’astronave aliena perchè in quel luogo, zona pedonale da decenni, è assolutamente impossibile entrare con qualsivoglia veicolo nei giorni normali: occorrono permessi, tanti euro per i permessi, ore di fila in uffci e pregare in ginocchio per ottenere un permessino di 3 minuti al carico-scarico. Considerato questo e il fatto che il tratto, per la manifestazione, era completamente blindato, la faccenda del camioncino aveva qualcosa di non identificato, di alieno. O forse, se era alieno alla logica del traffico, non lo era in quella di un governo che già aveva minacciato l’intervento della polizia in università di fronte alle prime occupazioni. E così, infatti, tra alienazioni logiche e contraddizioni politiche, né a chi picchiò né a chi lasciò picchiare – le forze dell’ordine – nulla fu fatto.
A distanza di qualche mese, il 6 luglio 2009, ventun ragazzi del movimento studentesco vengono arrestati. Motivazione? Secondo la Procura, sono loro che durante il g8 universitario di Torino dello scorso 19 maggio hanno rovesciato cassonetti; tirato uova e lacrimogeni contro gli agenti; bloccato il traffico; ferito 24 agenti e danneggiato i negozi. “Hanno usato una violenta paramilitare premeditata”, ha detto Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino. “Hanno usato mazze e picozze. Ci sono prove video e fotografiche inconfutabili”.
Ammesso anche che tutto questo sia vero, e davvero così documentato, vien da pensare che il problema sia che non avessero un camioncino e che non si sian messi a picchiare chi armato non era. Perchè per il resto, cristianamente parlando, non stavan facendo altro che seguire il buon esempio che qualcun altro già aveva dato. Ma il nostro Stato, come il buon Dio, prima detta i comandamenti e poi si elegge il popolo eletto, e così non è scandalo se il settimo dice di non ammazzare e se poi il Signore degli eserciti comanda a Israele di andare e conquistare sette nazioni che devono essere “votate alla distruzione” (a chi fosse curioso leggersi Deutoronomio). Accade quando la giustificazione del credo è fondata sulle assurdità, per il resto è soltanto contesto. Per questo, cristianamente parlando, dico che questi ventun ragazzi sono stati giustamente arrestati, perchè hanno seguito l’esempio del dio giusto ma hanno agito in nome di dei pagani, e poi avevano i capelli troppo lunghi. Li avessero avuti rasati, fossero stati a Roma e con le mazze colorate a tricolore avessero picchettato le teste dei blasfemi – perchè le onde, si sa, non sono mai state ortodosse – tutto si sarebbe risolto con un assoluzione. E magari dio li avrebbe pure benedetti. Sia sempre lodato. O come dicono oggi, “per fortuna che c’è”…

Paolino

>L’OCSE, L’ITALIA E LA SCUOLA DI CLASSE

>

Negli ultimi giorni l’OCSE, una delle più importanti organizzazioni sovranazionali del capitalismo, si è divertita a sfottere l’Italia. Prima ha constatato che le stime di “crescita”– o di “decrescita”, sarebbe meglio dire, visto che siamo a -5,3% del PIL – erano da rivedere al ribasso, poi ha sostenuto che la ripresa arriverà più tardi del previsto, e sarà comunque debolissima (parliamo del +0,4% nel 2010), poi che la disoccupazione quest’anno continuerà a salire fino al 10%, con un debito pubblico fino al 120%… Il tutto corredato da calo dei consumi, degli investimenti e del commercio estero. Poi, per farsi due risate, l’OCSE ha aggiunto: “tutte le previsioni sono soggette a una forte incertezza”. Insomma, può andar peggio. L’incertezza però non gli impedisce di consigliare la ricetta su misura per noi: ricapitalizzare le banche, fare riforme strutturali per aumentare la competitività, un bel giro di vite sulla pubblica amministrazione…

Cos’è che di sta storia fa ridere, se non facesse piangere? La smania con la quale il centrosinistra ed il centrodestra rivendicano la loro adesione ai dettami neoliberisti. Mentre l’opposizione accusa il Governo di non aver fatto le famose liberalizzazioni, il Governo usa il rapporto per dire: l’emergenza c’è, quindi bisogna riformare, intervenire, spezzettare. Il caso della Scuola è eclatante. L’OCSE ha messo gli istituti superiori italiani in coda alla sua personale classifica. La Gelmini se la ride: abbiamo ragione! Dobbiamo tagliare il personale. Ridurre le ore di lezione. Misurare le performance di presidi e docenti. Spingere sull’autonomia degli istituti scolastici. Chiuderli, persino! E dare un bel bonus alle famiglie per mandare i figli alle scuole private…

Cosa c’entrino queste scelte con il rapporto è tutto da capire. Persino l’OCSE – il cui obbiettivo, sia chiaro, è educare i ragazzi alla competizione e al nozionismo, secondo dispositivi standardizzati che potranno renderli lavoratori obbedienti e produttivi – dice che le differenze di “performance” fra gli studenti sono attribuibili a condizioni materiali (come la regione d’appartenenza ed il reddito familiare). Persino l’OCSE si propone compassionevolmente di “contenere il gap educativo fra Nord e Sud […] per ridurre le differenze economiche e sociali complessive” e di “recuperare le scuole e gli studenti più deboli, specialmente quelli a rischio abbandono”.

Ma non è finita qui. Proprio oggi il Ministero decide, secondo una pratica inusuale, di anticipare i numeri dei bocciati (oltre 370.000) e dei non ammessi alla maturità (oltre 25.000). Con il chiaro intento di orientare gli insegnanti ancora alle prese con gli scrutini, la Gelmini minaccia il pugno di ferro e manda a dire che la Scuola deve essere rigorosa. Peccato che tutti i pedagogisti prendano come paradigma dell’insuccesso dell’intero sistema proprio la cosiddetta dispersione scolastica: bocciature, evasioni e abbandoni.

Su una cosa però la Gelmini ha ragione: “questa scuola prepara i ragazzi alla vita”. È vero: è una scuola che rispecchia perfettamente la società italiana. Una scuola di classe, dove l’ingresso è deciso dal quartiere di appartenenza, le amicizie dalla marca dei vestiti, i risultati garantiti dall’aiutino delle lezioni private. Una scuola che penalizza il Sud, gli istituti tecnici. Dove il bullismo si svela come l’arroganza del più ricco e del più forte, oppure lo sfogo disperato di ragazzi che sentono di non aver nulla da perdere, nulla da fare, nulla da imparare, perché comunque quella parentesi subita 5 ore al giorno non ti porterà da nessuna parte. Una scuola in cui la “cattiva condotta” (sulla cui definizione ci sarebbe molto da dire) non viene compresa nelle sue origini sociali, ma cattolicamente attribuita, come fosse colpa morale, all’indole del ragazzo.

Da parte sua il centrosinista si limita a constatare che tanti ragazzi che restano negli istituti costano allo Stato tre miliardi in più. Perché non promuoverli allora, infischiandosene di cosa vadano mai a fare con un titolo sempre più squalificato, senza alcuno strumento critico-culturale, in tempi come questi? Strano che Alfano abbia dichiarato proprio oggi che si stanno costruendo nuove prigioni…

Ora, le considerazioni sarebbero tante. La prima intorno al ruolo dell’OCSE e degli organismi sovranazionali che dettano le politiche mondiali. E questo ci porterebbe direttamente alla contestazione del G8 dell’Aquila, come il luogo di gestione e sintesi (per quanto precaria) delle diverse azioni ultra/neo/iperliberiste. La seconda considerazione verterebbe invece intorno alla mancanza di rappresentanza politica dei lavoratori, degli studenti e delle classi sociali più deboli: quale partito o sindacato decide di opporsi a queste direttive? Quale le contesta frontalmente? Ecco un invito a sviluppare i sentieri di autorganizzazione, di contestazione radicale che abbiamo cominciato a percorrere quest’autunno in modo trasversale, fra studenti-lavoratori-genitori-insegnanti…

La terza considerazione, e le altre, preferiamo non farle. Perché lasciamo la parola a chi a Milano, qualche giorno fa, ha saputo esprimere un sentire diffuso, contestando e mandando via Gelmini. Sono stati subito chiamati “talebani” e “fascisti rossi”. Noi speriamo ce ne siamo molti, di questi “rossi”, per opporsi ai veri fascisti e ai veri buffoni in ogni scuola e facoltà… In ogni caso, saremo fra quelli!

RED-NET
rete delle realtà studentesche autorganizzate

L’OCSE, L’ITALIA E LA SCUOLA DI CLASSE

Negli ultimi giorni l’OCSE, una delle più importanti organizzazioni sovranazionali del capitalismo, si è divertita a sfottere l’Italia. Prima ha constatato che le stime di “crescita”– o di “decrescita”, sarebbe meglio dire, visto che siamo a -5,3% del PIL – erano da rivedere al ribasso, poi ha sostenuto che la ripresa arriverà più tardi del previsto, e sarà comunque debolissima (parliamo del +0,4% nel 2010), poi che la disoccupazione quest’anno continuerà a salire fino al 10%, con un debito pubblico fino al 120%… Il tutto corredato da calo dei consumi, degli investimenti e del commercio estero. Poi, per farsi due risate, l’OCSE ha aggiunto: “tutte le previsioni sono soggette a una forte incertezza”. Insomma, può andar peggio. L’incertezza però non gli impedisce di consigliare la ricetta su misura per noi: ricapitalizzare le banche, fare riforme strutturali per aumentare la competitività, un bel giro di vite sulla pubblica amministrazione…

Cos’è che di sta storia fa ridere, se non facesse piangere? La smania con la quale il centrosinistra ed il centrodestra rivendicano la loro adesione ai dettami neoliberisti. Mentre l’opposizione accusa il Governo di non aver fatto le famose liberalizzazioni, il Governo usa il rapporto per dire: l’emergenza c’è, quindi bisogna riformare, intervenire, spezzettare. Il caso della Scuola è eclatante. L’OCSE ha messo gli istituti superiori italiani in coda alla sua personale classifica. La Gelmini se la ride: abbiamo ragione! Dobbiamo tagliare il personale. Ridurre le ore di lezione. Misurare le performance di presidi e docenti. Spingere sull’autonomia degli istituti scolastici. Chiuderli, persino! E dare un bel bonus alle famiglie per mandare i figli alle scuole private…

Cosa c’entrino queste scelte con il rapporto è tutto da capire. Persino l’OCSE – il cui obbiettivo, sia chiaro, è educare i ragazzi alla competizione e al nozionismo, secondo dispositivi standardizzati che potranno renderli lavoratori obbedienti e produttivi – dice che le differenze di “performance” fra gli studenti sono attribuibili a condizioni materiali (come la regione d’appartenenza ed il reddito familiare). Persino l’OCSE si propone compassionevolmente di “contenere il gap educativo fra Nord e Sud […] per ridurre le differenze economiche e sociali complessive” e di “recuperare le scuole e gli studenti più deboli, specialmente quelli a rischio abbandono”.

Ma non è finita qui. Proprio oggi il Ministero decide, secondo una pratica inusuale, di anticipare i numeri dei bocciati (oltre 370.000) e dei non ammessi alla maturità (oltre 25.000). Con il chiaro intento di orientare gli insegnanti ancora alle prese con gli scrutini, la Gelmini minaccia il pugno di ferro e manda a dire che la Scuola deve essere rigorosa. Peccato che tutti i pedagogisti prendano come paradigma dell’insuccesso dell’intero sistema proprio la cosiddetta dispersione scolastica: bocciature, evasioni e abbandoni.

Su una cosa però la Gelmini ha ragione: “questa scuola prepara i ragazzi alla vita”. È vero: è una scuola che rispecchia perfettamente la società italiana. Una scuola di classe, dove l’ingresso è deciso dal quartiere di appartenenza, le amicizie dalla marca dei vestiti, i risultati garantiti dall’aiutino delle lezioni private. Una scuola che penalizza il Sud, gli istituti tecnici. Dove il bullismo si svela come l’arroganza del più ricco e del più forte, oppure lo sfogo disperato di ragazzi che sentono di non aver nulla da perdere, nulla da fare, nulla da imparare, perché comunque quella parentesi subita 5 ore al giorno non ti porterà da nessuna parte. Una scuola in cui la “cattiva condotta” (sulla cui definizione ci sarebbe molto da dire) non viene compresa nelle sue origini sociali, ma cattolicamente attribuita, come fosse colpa morale, all’indole del ragazzo.

Da parte sua il centrosinista si limita a constatare che tanti ragazzi che restano negli istituti costano allo Stato tre miliardi in più. Perché non promuoverli allora, infischiandosene di cosa vadano mai a fare con un titolo sempre più squalificato, senza alcuno strumento critico-culturale, in tempi come questi? Strano che Alfano abbia dichiarato proprio oggi che si stanno costruendo nuove prigioni…

Ora, le considerazioni sarebbero tante. La prima intorno al ruolo dell’OCSE e degli organismi sovranazionali che dettano le politiche mondiali. E questo ci porterebbe direttamente alla contestazione del G8 dell’Aquila, come il luogo di gestione e sintesi (per quanto precaria) delle diverse azioni ultra/neo/iperliberiste. La seconda considerazione verterebbe invece intorno alla mancanza di rappresentanza politica dei lavoratori, degli studenti e delle classi sociali più deboli: quale partito o sindacato decide di opporsi a queste direttive? Quale le contesta frontalmente? Ecco un invito a sviluppare i sentieri di autorganizzazione, di contestazione radicale che abbiamo cominciato a percorrere quest’autunno in modo trasversale, fra studenti-lavoratori-genitori-insegnanti…

La terza considerazione, e le altre, preferiamo non farle. Perché lasciamo la parola a chi a Milano, qualche giorno fa, ha saputo esprimere un sentire diffuso, contestando e mandando via Gelmini. Sono stati subito chiamati “talebani” e “fascisti rossi”. Noi speriamo ce ne siamo molti, di questi “rossi”, per opporsi ai veri fascisti e ai veri buffoni in ogni scuola e facoltà… In ogni caso, saremo fra quelli!

RED-NET
rete delle realtà studentesche autorganizzate

>AFGHANISTAN, la guerra di italiani ed americani…

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Pare che ieri il piazzista di Arcore si sia presentato a Washington con un pacchetto di cravatte Marinella. Non era l’unico regalo che portava a Obama: dovendo far ben fruttare quei dieci minuti che il l’“abbronzato” leader statunitense gli ha sdegnosamente concesso, il premier ci ha messo anche, fra leccate di culo, assicurazioni in vista del G8, disponibilità a “ospitare” detenuti di Guantanamo, la promessa di mandare in Afghanistan altri 300-500 soldati e due arei Tornado. Così, fra tanta simpatia e strette di mano, l’Italia è tornata a casa con la gioia demente di essere definita anche da Obama – e non solo da quell’alcolizzato/visionario/fondamentalista di Bush – “un alleato cruciale”.
Con quest’ultimo accordo, il nostro paese arriva a schierare sul fronte afghano ben 1.000 combattenti e più di 2.000 uomini di supporto, combattendo fianco a fianco dei marines. È la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale che l’Italia schiera una simile quantità di militari operativi. A fronte di un costo che quest’anno oltrepassa mezzo miliardo per la sola spedizione armata, i finanziamenti disponibili per attività umanitarie sono di poche decine di milioni. Persino il nostro Governo di incapaci, ipocriti e tragattini di vario tipo si rende ormai conto che la menzogna del peace-keeping non è più sostenibile. Così il “colonnello” La Russa propone di cambiare le regole di ingaggio, ovviamente per il bene dei nostri soldati…
Ma di cosa parliamo quando parliamo di Afghanistan? Questo video pubblicato oggi da El Mundo ci dà qualche piccola risposta: mostrandoci una delle battaglie in corso in queste ore, a Bala Murghab. Il comandante statunitense illustra l’operazione congiunta dei suoi soldati e dei parà della Folgore. Si vedono gli elicotteri Mangusta mitragliare a poca distanza dal centro abitato, i nostri soldati fare fuoco per aprirsi la strada. In mezzo a tutto questo, i bambini. E l’esercito regolare afghano, davvero malridotto, che prende supinamente ordini, senza capirli, senza capire nulla, abbrutito anche lui dalla fame e dall’ignoranza.
Sono ormai quasi 8 anni che siamo lì coprendoci di un bel po’ di sangue innocente. Con quali risultati? Secondo le stime dell’ICOS (International Council On Security and development), il 72% del territorio vede una pesante presenza talebana, il 21% una notevole presenza e solo il 7% una presenza leggera… E ora, dopo quasi centomila vittime civili, più di un milione di rifugiati, il fronte si è allargato anche al Pakistan.
Pare che al G8 dell’Aquila parleranno degli effetti della crisi globale su quell’area. E dei possibili investimenti, accordi, spartizione di rischi e opportunità fra le potenze euroasiatiche. È un motivo in più per il movimento, un’altra ragione alla nostra rabbia. Bisogna far arrivare in quella sede una voce di denuncia delle politiche imperialiste in solidarietà con i popoli oppressi in Medioriente come in Africa, nel nostro Mediterraneo come in Sudamerica. Bisogna iniziare a mettere in piazza le nostre vergogne, a combattere l’imperialismo di casa nostra…
Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

AFGHANISTAN, la guerra di italiani ed americani…

Pare che ieri il piazzista di Arcore si sia presentato a Washington con un pacchetto di cravatte Marinella. Non era l’unico regalo che portava a Obama: dovendo far ben fruttare quei dieci minuti che il l’“abbronzato” leader statunitense gli ha sdegnosamente concesso, il premier ci ha messo anche, fra leccate di culo, assicurazioni in vista del G8, disponibilità a “ospitare” detenuti di Guantanamo, la promessa di mandare in Afghanistan altri 300-500 soldati e due arei Tornado. Così, fra tanta simpatia e strette di mano, l’Italia è tornata a casa con la gioia demente di essere definita anche da Obama – e non solo da quell’alcolizzato/visionario/fondamentalista di Bush – “un alleato cruciale”.
Con quest’ultimo accordo, il nostro paese arriva a schierare sul fronte afghano ben 1.000 combattenti e più di 2.000 uomini di supporto, combattendo fianco a fianco dei marines. È la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale che l’Italia schiera una simile quantità di militari operativi. A fronte di un costo che quest’anno oltrepassa mezzo miliardo per la sola spedizione armata, i finanziamenti disponibili per attività umanitarie sono di poche decine di milioni. Persino il nostro Governo di incapaci, ipocriti e tragattini di vario tipo si rende ormai conto che la menzogna del peace-keeping non è più sostenibile. Così il “colonnello” La Russa propone di cambiare le regole di ingaggio, ovviamente per il bene dei nostri soldati…
Ma di cosa parliamo quando parliamo di Afghanistan? Questo video pubblicato oggi da El Mundo ci dà qualche piccola risposta: mostrandoci una delle battaglie in corso in queste ore, a Bala Murghab. Il comandante statunitense illustra l’operazione congiunta dei suoi soldati e dei parà della Folgore. Si vedono gli elicotteri Mangusta mitragliare a poca distanza dal centro abitato, i nostri soldati fare fuoco per aprirsi la strada. In mezzo a tutto questo, i bambini. E l’esercito regolare afghano, davvero malridotto, che prende supinamente ordini, senza capirli, senza capire nulla, abbrutito anche lui dalla fame e dall’ignoranza.
Sono ormai quasi 8 anni che siamo lì coprendoci di un bel po’ di sangue innocente. Con quali risultati? Secondo le stime dell’ICOS (International Council On Security and development), il 72% del territorio vede una pesante presenza talebana, il 21% una notevole presenza e solo il 7% una presenza leggera… E ora, dopo quasi centomila vittime civili, più di un milione di rifugiati, il fronte si è allargato anche al Pakistan.
Pare che al G8 dell’Aquila parleranno degli effetti della crisi globale su quell’area. E dei possibili investimenti, accordi, spartizione di rischi e opportunità fra le potenze euroasiatiche. È un motivo in più per il movimento, un’altra ragione alla nostra rabbia. Bisogna far arrivare in quella sede una voce di denuncia delle politiche imperialiste in solidarietà con i popoli oppressi in Medioriente come in Africa, nel nostro Mediterraneo come in Sudamerica. Bisogna iniziare a mettere in piazza le nostre vergogne, a combattere l’imperialismo di casa nostra…
Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

>L’ermeneutica elettorale e il fuorionda galeotto

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Cara maestra, mi capita di pensarla dopo ogni consultazione elettorale e la immagino sgomenta, nella penombra del suo umile soggiorno, mentre assiste alla demolizione mediatica dei suoi appassionati insegnamenti. Non dev’essere affatto facile per lei porsi dinnanzi a quel valzer di numeri e parole. Lei che per prima ha spiegato a centinaia di giovani menti che la matematica non è un’opinione e che per decenni ha sostenuto la sua solidità epistemica fatta di regole piuttosto che di eccezioni, ora vacilla, vedendo incrinarsi il suo status di scienza e assistendo impotente al suo declassamento subito dopo l’astrologia e prima l’aruspicina. Quando politici e notiziari non possono più mentire sui numeri poichè definitivi e dunque universali ha inizio l’impetuoso vortice di analisi, confronti e interpretazioni: «Ma come è possibile -si chiede- che i medesimi dati, percentuali identiche, diano luogo a conclusioni tanto numerose quanto tra loro contraddittorie? La mia matematica funzionava così bene, perchè applicata alla politica non riesce a dare alcuna certezza?». Forse cara maestra, una misura di ciò che accade quando i suoi amati numeri incontrano il potere politico, può fornircela uno sfortunato fuorionda del tg5 di domenica sera; un incauto Gioacchino Bonsignore, rivolgendosi a un misterioso interlocutore non inquadrato azzarda: «Quali sono stati i risultati del Pdl alle politiche del 2008 ?» Ma giunto a canoscenza del confronto penalizzante (2,1% in meno in queste europee), corre subito hai ripari e puntualizza: «Chiedo solo per curiosità, per capire chi ha perso, tanto mica lo diciamo!».
Si goda pure la pensione cara maestra, i suoi insegnamenti, almeno quelli, sono intatti e preziosi.

Giorgio

L’ermeneutica elettorale e il fuorionda galeotto

Cara maestra, mi capita di pensarla dopo ogni consultazione elettorale e la immagino sgomenta, nella penombra del suo umile soggiorno, mentre assiste alla demolizione mediatica dei suoi appassionati insegnamenti. Non dev’essere affatto facile per lei porsi dinnanzi a quel valzer di numeri e parole. Lei che per prima ha spiegato a centinaia di giovani menti che la matematica non è un’opinione e che per decenni ha sostenuto la sua solidità epistemica fatta di regole piuttosto che di eccezioni, ora vacilla, vedendo incrinarsi il suo status di scienza e assistendo impotente al suo declassamento subito dopo l’astrologia e prima l’aruspicina. Quando politici e notiziari non possono più mentire sui numeri poichè definitivi e dunque universali ha inizio l’impetuoso vortice di analisi, confronti e interpretazioni: «Ma come è possibile -si chiede- che i medesimi dati, percentuali identiche, diano luogo a conclusioni tanto numerose quanto tra loro contraddittorie? La mia matematica funzionava così bene, perchè applicata alla politica non riesce a dare alcuna certezza?». Forse cara maestra, una misura di ciò che accade quando i suoi amati numeri incontrano il potere politico, può fornircela uno sfortunato fuorionda del tg5 di domenica sera; un incauto Gioacchino Bonsignore, rivolgendosi a un misterioso interlocutore non inquadrato azzarda: «Quali sono stati i risultati del Pdl alle politiche del 2008 ?» Ma giunto a canoscenza del confronto penalizzante (2,1% in meno in queste europee), corre subito hai ripari e puntualizza: «Chiedo solo per curiosità, per capire chi ha perso, tanto mica lo diciamo!».
Si goda pure la pensione cara maestra, i suoi insegnamenti, almeno quelli, sono intatti e preziosi.

Giorgio

La cosa Berlusconi

di Josè Saramago
da El Pais

Non vedo quale altro nome potrei dargli. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orgie e comanda un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo vomito non riesce ad eliminarlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodere le vene e distruggere in cuore di una delle più ricche culture europee. I valori base della convivenza umana vengono calpestati tutti i giorni dalle zampe viscide della cosa Berlusconi che, fra i suoi tanti talenti, possiede l’abilità particolare di abusare delle parole, sconvolgendone l’intenzione e il senso, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito che salì al potere. Questa cosa l’ho chiamata delinquente e non me ne pento. Per ragioni di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente ha in italiano un significato negativo molto più forte di ogni altra lingua lingua europea. Per spiegare in forma chiara e inequivocabile ciò che penso della cosa Berlusconi utilizzo il termine nell’accezione che nella lingua di Dante gli viene attribuito, anche se è in dubbio che Dante l’abbia usato alcune volte. Delinquenza, nel mio portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, “atto di commettere reati, disobbedire alle leggi o ai modelli morali”. La definizione si addice alla cosa Berlusconi senza una grinza, senza una forzatura, fino al punto di assomigliare ad una seconda pelle coperta dai vestiti che si mette sopra. Da anni la cosa Berlusconi commette reati di variabile ma pur sempre dimostrata gravità. Ed il colmo è che in realtà non disobbedisce alle leggi, ma, peggio ancora, fabbrica leggi per la salvaguardia dei suoi interessi politici e privati, di politico, imprenditore e compagno di minorenni. Riguardo ai modelli morali, non vale la pena neanche parlarne, perchè non esiste in Italia e nel mondo persona che non sappia che la cosa Berlusconi è caduta nella più completa amoralità già da molto tempo. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinchè gli serva da modello, questo è il cammino verso la rovina alla quale si stanno trascinando i valori di libertà e dignità che impregnarono la musica di Verdi e l’azione politica di Garibaldi, quegli stessi valori che fecero dell’Italia del XIX secolo, durante la lotta per l’unificazione, una guida spirituale per l’Europa e gli europei. È questo quello che la cosa Berlusconi vuole buttare nella spazzatura della Storia. Gli italiani finiranno per permetterlo?

Traduzione dallo spagnolo: martina