Qualcosa sul ddl: Onda anomala Padova

Domenica 1 Novembre l’Onda anomala Padova pubblica sul suo portale una “Nota sulla riforma di un Ministro in affanno”. Il documento propone una riflessione sul ddl approvato settimana scorsa circa la ristrutturazione della governance universitaria, la meritocrazia e il reclutamento del personale accademico. Per quanto l’intero testo sia ancora un’analisi grossolana del disegno di legge, propongo qui una lettura del primo punto del loro lavoro. Lettura come spunto o come stimolo per un possibile discorso. Qui.
Ristrutturazione della governance universitaria: La prima parte del disegno di legge si occupa del riassetto dei principali organi di potere degli atenei, andando a colpire duramente il Senato Accademico, che potrà solo formulare proposte o pareri in materia di didattica e ricerca, dequalificandolo e svuotandolo completamente di ogni potere decisionale (a proposito di razionalizzazione delle risorse ed eliminazione degli sprechi!). Al suo posto l’istituzione di un Consiglio di Amministrazione composto per almeno il 40% da membri esterni non elettivi che, colmando il vuoto di potere lasciato da un ormai inutile Senato, regala di fatto la gestione dell’Università pubblica ad aziende, banche e partiti, che sono tenuti solo a gestire e non ad investire. Verrebbe da chiedersi come in tempo di crisi questi enti esterni possano impiegare capitali nell’Università, a partire dal fatto che in Italia il privato ha sempre visto nel pubblico una facile occasione di profitti immediati anziché di investimenti a lungo periodo (come ad esempio è successo per Alitalia, Enel, Trenitalia, …). Inoltre la figura del direttore amministrativo viene sostituita da un direttore generale che, proprio come se l’Università fosse un’azienda, avrà il compito di gestire ed organizzare i servizi, le risorse e il personale. Insomma, un vero e proprio manager d’ateneo, a sottolineare ancora una volta la direzione in cui questa riforma si muove.
Tratto da Onda anomala Padova.
alle 6

>Giornata Nazionale d’Assedio al Governo

>

Repubblica delle Banane


Costituzione

1. L’Italia è una repubblica video-cratica fondata sullo sfruttamento del lavoro e sulla cassa integrazione (quando prevista). La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti prescritti dalle reti Mediaset.
2. La repubblica promuove la distruzione della cultura, della ricerca scientifica e tecnica, dell’educazione scolastica e universitaria, specialmente se pubblica.
La repubblica promuove l’ignoranza, il rincoglionimento mediatico e la fuga di cervelli.
3. Alcuni cittadini sono più uguali degli altri davanti alla legge. Se un parlamentare ha commesso un reato la legge va riformata.
4. Ciascun cittadino è tenuto a rubare in proporzione al suo reddito. La repubblica incoraggia l’evasione fiscale, il rientro della refurtiva e il riciclaggio di denaro sporco con appositi scudi.
5. La repubblica favorisce l’ingerenza della Chiesa cattolica specialmente in materia di etica personale. Il permesso di amare e di morire va chiesto direttamente a Dio (o al suo vice).
Le confessioni religiose diverse da quella cattolica non hanno diritto di esistere.
6. La repubblica prescrive che le donne siano private di dignità sociale, omologate, strumentalizzate e possibilmente a disposizione del capo del governo.
7. La repubblica condona l’abusivismo edilizio e patrocina le grandi opere della mafia, nell’ambizioso proposito di demolire il territorio e il patrimonio storico e artistico della nazione.
8. La dis-umanizzazione del clandestino, dell’immigrato, dello straniero avviene nella totale violazione del diritto internazionale. L’immigrato, in fuga dalla guerra e dalla miseria, ha diritto d’asilo temporaneo nei Centri di Identificazione ed Espulsione o ad essere lasciato morire nel mezzo del canale di Sicilia.
9. E’ compito della Repubblica moltiplicare gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
10. La dignità sociale e la giustizia sono fortemente condizionate da qualsiasi distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

—————————————————————————————————————-

In piazza Castello ci sono molte biciclette. Ferme. Mentre si fissano due gazebo. Alcune persone sono chine su un generatore per l’impianto audio. Altri attaccano striscioni e cartelli. Gente, dai terrazzi oltre la strada, osserva il movimento della piazza. Nella piazza. Continua il transito dei veicoli a pochi metri dal pavimento in cui si incontrano gli assedianti. Si anima la giornata nazionale d’assedio al governo.
Qualcuno indossa a tracolla il megafono, microfono in mano, e si ascoltano i dieci punti della Costituzione (dettaglio foto2) della Repubblica delle Banane. Attraverso le voci delle persone nell’angolo di piazza Castello compaiono le iscrizioni dei collettivi di scienze e lingue (dettaglio di quest’ultimo in foto1), studenti indipendenti e laboratorio corsaro. Poi due bandiere NOTAV. L’impianto audio comincia a funzionare; si muovono gli striscioni appesi ai lampioni (ora accesi nel buio); le persone si fermano in cerchio, poi sciolgono gli incontri per poi riformarne altri pochi passi lontano; una voce dalle casse spande nella piazza il fatto dell’approvazione del consiglio dei ministri del ddl università. Gente, ancora, dai terrazzi oltre la strada, osserva il movimento della piazza. Nella piazza.
Due punti.
SAB31OTT. Fiaccolata NOTAV e Sondaggi da Condove a Sant’Antonino. Piazza del Municipio, 20:30.
MAR17NOV. Sciopero della Cultura. [Attendendo contagi]

Giornata Nazionale d’Assedio al Governo

Repubblica delle Banane


Costituzione

1. L’Italia è una repubblica video-cratica fondata sullo sfruttamento del lavoro e sulla cassa integrazione (quando prevista). La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti prescritti dalle reti Mediaset.
2. La repubblica promuove la distruzione della cultura, della ricerca scientifica e tecnica, dell’educazione scolastica e universitaria, specialmente se pubblica.
La repubblica promuove l’ignoranza, il rincoglionimento mediatico e la fuga di cervelli.
3. Alcuni cittadini sono più uguali degli altri davanti alla legge. Se un parlamentare ha commesso un reato la legge va riformata.
4. Ciascun cittadino è tenuto a rubare in proporzione al suo reddito. La repubblica incoraggia l’evasione fiscale, il rientro della refurtiva e il riciclaggio di denaro sporco con appositi scudi.
5. La repubblica favorisce l’ingerenza della Chiesa cattolica specialmente in materia di etica personale. Il permesso di amare e di morire va chiesto direttamente a Dio (o al suo vice).
Le confessioni religiose diverse da quella cattolica non hanno diritto di esistere.
6. La repubblica prescrive che le donne siano private di dignità sociale, omologate, strumentalizzate e possibilmente a disposizione del capo del governo.
7. La repubblica condona l’abusivismo edilizio e patrocina le grandi opere della mafia, nell’ambizioso proposito di demolire il territorio e il patrimonio storico e artistico della nazione.
8. La dis-umanizzazione del clandestino, dell’immigrato, dello straniero avviene nella totale violazione del diritto internazionale. L’immigrato, in fuga dalla guerra e dalla miseria, ha diritto d’asilo temporaneo nei Centri di Identificazione ed Espulsione o ad essere lasciato morire nel mezzo del canale di Sicilia.
9. E’ compito della Repubblica moltiplicare gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
10. La dignità sociale e la giustizia sono fortemente condizionate da qualsiasi distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

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In piazza Castello ci sono molte biciclette. Ferme. Mentre si fissano due gazebo. Alcune persone sono chine su un generatore per l’impianto audio. Altri attaccano striscioni e cartelli. Gente, dai terrazzi oltre la strada, osserva il movimento della piazza. Nella piazza. Continua il transito dei veicoli a pochi metri dal pavimento in cui si incontrano gli assedianti. Si anima la giornata nazionale d’assedio al governo.
Qualcuno indossa a tracolla il megafono, microfono in mano, e si ascoltano i dieci punti della Costituzione (dettaglio foto2) della Repubblica delle Banane. Attraverso le voci delle persone nell’angolo di piazza Castello compaiono le iscrizioni dei collettivi di scienze e lingue (dettaglio di quest’ultimo in foto1), studenti indipendenti e laboratorio corsaro. Poi due bandiere NOTAV. L’impianto audio comincia a funzionare; si muovono gli striscioni appesi ai lampioni (ora accesi nel buio); le persone si fermano in cerchio, poi sciolgono gli incontri per poi riformarne altri pochi passi lontano; una voce dalle casse spande nella piazza il fatto dell’approvazione del consiglio dei ministri del ddl università. Gente, ancora, dai terrazzi oltre la strada, osserva il movimento della piazza. Nella piazza.
Due punti.
SAB31OTT. Fiaccolata NOTAV e Sondaggi da Condove a Sant’Antonino. Piazza del Municipio, 20:30.
MAR17NOV. Sciopero della Cultura. [Attendendo contagi]

>Camminare a Torino

>PROBLEMA REALE.

Camminare a Torino. Venerdì 16 ottobre. Il mattino.
Piazza Arbarello – Corso Giacomo Matteotti. Attraverso, nascosti dagli striscioni appesi alle persone in movimento i passi degli studenti seguono il piccolo camioncino in testa. Nella musica si percorre corso Galileo Ferraris. Devono essere le dieci circa del mattino. Il sole tagliente negli interstizi vuoti degli edifici intervalla la piacevole esposizione al caldo con l’ombra autunnale. Qualche persona nelle minuscole terrazze e finestre sui palazzi più in alto.
Il passo è sempre dritto. Il corso è lungo e non ha deviazioni. A dividere i due sensi di marcia della carreggiata: alberi.
Qualche minuto e la rettilinea avanzata degli studenti, il corteo, svolta a sinistra in corso Giacomo Matteotti. Un muro a sinistra. Una scritta:

ESERCITO ITALIANO
SCUOLA DI APPLICAZIONE
E ISTITUTO DI STUDI MILITARI

Ha inizio il lancio di vernice rossa. Il muro si macchia ed appare una chiazza rossa poco sopra la parola ESERCITO, qualche parola vola più alta dal camioncino di testa.
Via Pietro Micca, 20. MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) Direzione Generale Piemonte. La strada è una diagonale che taglia i quadrati urbani torinesi verso piazza Castello. La capienza del percorso restringe. Qualcuno si sgancia dal flusso di movimento e svuota un secchio d’acqua al portone di via Micca 20.
Via Po, 17. Da piazza Castello arriva ancora qualche piccolo pezzo di carta bruciato, trasportato. Il DDL Aprea, travestito da feticcio brucia, mentre uova vengono lanciate al Rettorato. (Mi stupisco seriamente della capacità di tiro dei tiratori). Poi qualcosa è lanciato alla finestra sopra i portici di via Po, si spacca un angolo del vetro. La facciata è macchiata di giallo mentre qualcuno dall’interno del palazzo accosta gli alti battenti bianchi. Ci si muove verso il Po e piazza Vittorio Veneto.
Scivolano via Vanchiglia e corso San Maurizio, fino a via san Ottavio e Palazzo Nuovo (sede delle facoltà umanistiche di Torino).
Il PROBLEMA REALE. Qualcuno entra nell’atrio di Palazzo Nuovo, poi oltre le scale, la sale lauree. Qui si appendono gli striscioni. Tentativo di dibattito. Il centro dell’arrivo alla sala è quello che riguarda la cancellazione degli spazi esami (la prolissità di termini sembra imporre un’espressione qui generica) di novembre ed aprile. Poi il discorso si centralizza nel PROBLEMA REALE. Ossia il particolare, concreto (reale appunto) nucleo di disagio che legittimerebbe – solo nel caso della sua sussistenza – una azione di protesta. La questione qui è valutare (il dibattito si è snodato tra occupanti della sala e due docenti) se sia possiblie affiancare: 1) Il disagio dell’eliminazione degli esami di novembre ed aprile, 2) il PROBLEMA REALE (così come è stato coniato da uno dei due docenti intervenuti).


Il doppio movimento che si produce con il
PROBLEMA REALE è quello di un allargamento della giuntura Malessere-Politica. Si apre lo spazio dell’impasse: 1) il malessere condiviso, politico, è spinto nel terreno dell’astratto e del non fattibile; gli esami di novembre-aprile non sono affrontabili come terreno di protesta collettiva; il malessere è congelato; 2) in luogo del direttamente politico, il malessere congelato, subentra il PROBLEMA REALE in quanto fondamentalmente privato; indivuduale; il reale diviene un caso del particolare e non-collettivizzabile; ognuno con il suo, ognuno solo con il suo.

E3gr1h/u


Camminare a Torino

PROBLEMA REALE.

Camminare a Torino. Venerdì 16 ottobre. Il mattino.
Piazza Arbarello – Corso Giacomo Matteotti. Attraverso, nascosti dagli striscioni appesi alle persone in movimento i passi degli studenti seguono il piccolo camioncino in testa. Nella musica si percorre corso Galileo Ferraris. Devono essere le dieci circa del mattino. Il sole tagliente negli interstizi vuoti degli edifici intervalla la piacevole esposizione al caldo con l’ombra autunnale. Qualche persona nelle minuscole terrazze e finestre sui palazzi più in alto.
Il passo è sempre dritto. Il corso è lungo e non ha deviazioni. A dividere i due sensi di marcia della carreggiata: alberi.
Qualche minuto e la rettilinea avanzata degli studenti, il corteo, svolta a sinistra in corso Giacomo Matteotti. Un muro a sinistra. Una scritta:

ESERCITO ITALIANO
SCUOLA DI APPLICAZIONE
E ISTITUTO DI STUDI MILITARI

Ha inizio il lancio di vernice rossa. Il muro si macchia ed appare una chiazza rossa poco sopra la parola ESERCITO, qualche parola vola più alta dal camioncino di testa.
Via Pietro Micca, 20. MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) Direzione Generale Piemonte. La strada è una diagonale che taglia i quadrati urbani torinesi verso piazza Castello. La capienza del percorso restringe. Qualcuno si sgancia dal flusso di movimento e svuota un secchio d’acqua al portone di via Micca 20.
Via Po, 17. Da piazza Castello arriva ancora qualche piccolo pezzo di carta bruciato, trasportato. Il DDL Aprea, travestito da feticcio brucia, mentre uova vengono lanciate al Rettorato. (Mi stupisco seriamente della capacità di tiro dei tiratori). Poi qualcosa è lanciato alla finestra sopra i portici di via Po, si spacca un angolo del vetro. La facciata è macchiata di giallo mentre qualcuno dall’interno del palazzo accosta gli alti battenti bianchi. Ci si muove verso il Po e piazza Vittorio Veneto.
Scivolano via Vanchiglia e corso San Maurizio, fino a via san Ottavio e Palazzo Nuovo (sede delle facoltà umanistiche di Torino).
Il PROBLEMA REALE. Qualcuno entra nell’atrio di Palazzo Nuovo, poi oltre le scale, la sale lauree. Qui si appendono gli striscioni. Tentativo di dibattito. Il centro dell’arrivo alla sala è quello che riguarda la cancellazione degli spazi esami (la prolissità di termini sembra imporre un’espressione qui generica) di novembre ed aprile. Poi il discorso si centralizza nel PROBLEMA REALE. Ossia il particolare, concreto (reale appunto) nucleo di disagio che legittimerebbe – solo nel caso della sua sussistenza – una azione di protesta. La questione qui è valutare (il dibattito si è snodato tra occupanti della sala e due docenti) se sia possiblie affiancare: 1) Il disagio dell’eliminazione degli esami di novembre ed aprile, 2) il PROBLEMA REALE (così come è stato coniato da uno dei due docenti intervenuti).


Il doppio movimento che si produce con il
PROBLEMA REALE è quello di un allargamento della giuntura Malessere-Politica. Si apre lo spazio dell’impasse: 1) il malessere condiviso, politico, è spinto nel terreno dell’astratto e del non fattibile; gli esami di novembre-aprile non sono affrontabili come terreno di protesta collettiva; il malessere è congelato; 2) in luogo del direttamente politico, il malessere congelato, subentra il PROBLEMA REALE in quanto fondamentalmente privato; indivuduale; il reale diviene un caso del particolare e non-collettivizzabile; ognuno con il suo, ognuno solo con il suo.

E3gr1h/u


MIUR viola la costituzione

Gelmini: «A breve nuovo taglio di capelli», Maroni: «Fremo»

Sul sito dell’ANIEF (Associazione Nazionale Insegnanti E Formatori) si legge: «Accolta l’ottemperanza voluta dall’ANIEF. Entro 30 giorni i ricorrenti – insegnanti e formatori precari – entrano a pettine secondo il proprio punteggio – e non in coda come il Ministro Mariastella Gelmini voleva. MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – condannato alle spese per elusione dell’ordinanza cautelare e violazione della Costituzione».
La legge non è altro che parola scritta, vuota, immobile, impotente. L’unica possibilità che essa ha di esercitare il potere non può che partire dalle labbra di un giudice. È ormai quasi banale dire che i tribunali sono luoghi di effettivo esercizio della legge. Da qui l’importanza, l’attenzione che dovrebbe avere ogni sentenza, in quanto costruzione, ristrutturazione e/o affermazione di democrazia – dietro la maschera di politici, uno stato è sempre retto dal sistema giuridico. Ora rileggiamo le ultime parole: «violazione della Costituzione». «Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca».

Sempre sul sito dell’ANIEF vien riportata anche una parte della sentenza: «Considerato che l’istanza per esecuzione di ordinanza cautelare appare fondata sotto il dedotto profilo dello sviamento di potere per elusione della misura cautelare accordata dalla Sezione con decisione cautelare n. 2573/2009;
Atteso infatti che, in applicazione dei principi costituzionali di effettività della tutela giurisdizionale affermati dagli artt. 24 e 113 della Costituzione, l’amministrazione scolastica era (ed è) tenuta a dare tempestiva e puntuale esecuzione alla precitata decisione cautelare, anche nella considerazione che il gravame interposto dall’amministrazione medesima su analoghe decisioni cautelari emesse dalla Sezione è stato disatteso dal giudice d’appello (cfr. ordd.ze CdS, VI, nn. 4769, 4736, 1525 e 1524 del 2009);
Considerato, alla stregua di quanto precede, che tutte le attività poste successivamente all’adozione della misura cautelare, in quanto poste in dichiarata violazione di quest’ultima, devono ritenersi tamquam non essent – come se non fosse stato;
Considerato che l’inesistenza di dette attività includono in primis la nota prot. n. A00 DGEPER.09/10171/B/2 del 7 luglio 2009 diretta agli Uffici Scolastici regionali e periferici, con la quale il MIUR sostanzialmente invita questi ultimi a non ottemperare al provvedimento giudiziale, e in secundis, in via mediata, le graduatorie predisposte dagli Uffici in base ai criteri elusivi rivenienti dall’anzidetta nota ministeriale;
Considerato che il comportamento processuale del Ministero resistente giustifica la condanna di quest’ultimo al pagamento delle spese di lite, limitatamente a questa fase dei giudizio, nella misura indicata in dispositivo».
E infine il TAR dispone i seguenti punti:

«a.- assegna il termine di gg. 30 (trenta), decorrente dalla comunicazione e/o notificazione della presente decisione, entro il quale l’amministrazione soccombente dovrà dare puntuale esecuzione all’ordinanza medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici periferici di disporre l’inserimento “a pettine” dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali di cui all’art. 1, art.11, del d.m. n. 42 dell’8 aprile 2009, inserendoli nella fascia d’appartenenza e con il punteggio acquisito e aggiornato nella graduatoria provinciale di attuale iscrizione;

b.- in caso di non ottemperanza alla esecuzione della presente ordinanza collegiale, nomina sin da ora un commissario ad actus nella persona del dr. Luciano Cannerozzi de Grazia, dirigente generale della Funzione Pubblica, il quale – decorso vanamente l’indicato termine di trenta giorni – provvederà in via sostituiva ad adempiere al dictum giudiziale secondo le modalità enunciate al precedente p. a.-, predisponendo in proposito apposita relazione sulle attività svolte in esecuzione dell’incarico, anche ai fini della liquidazione del compenso che gli verrà corrisposto e che graverà sul bilancio dell’amministrazione inadempiente;

c.- condanna quest’ultima al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese di questa fase cautelare, che vengono liquidate in complessive euro 5.000,00 (euro cinquemila/00) oltre IVA e CPA come per legge.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.»

Ma questo non è l’unico ricorso fatto dall’ANIEF; si attendono le udienze dei rimanenti, rallentati dalla calendarizzazione dettata dal TAR del Lazio. «Pertanto l’ANIEF continua con decisione l’organizzazione della Manifestazione del 20 ottobre a Roma, Largo Bernardino da Feltre, nei pressi del MIUR, (bus gratuiti per raggiungere la capitale) mentre dal 19 ottobre il D.L. salva-precari sarà discusso in aula insieme agli eventuali emendamenti del Governo e dei Deputati, prima della probabile questione di fiducia. Il destino di migliaia di precari si giocherà in quei pochi due/tre giorni. Il MIUR vorrebbe mettere un bavaglio ai giudici, ma dovrà ascoltare la voce della piazza». E sul fondo le parole forti dell’associazione: «La giustizia ancora vige nei tribunali, speriamo che il Parlamento non intervenga perché, altrimenti, dovrà intervenire il giudice delle leggi, la corte costituzionale per mettere la parola fine.»

Phlavio To. C.

———————————————————-
Niente paura: c’è la palestra della democrazia!

>MIUR viola la costituzione

>Gelmini: «A breve nuovo taglio di capelli», Maroni: «Fremo»

Sul sito dell’ANIEF (Associazione Nazionale Insegnanti E Formatori) si legge: «Accolta l’ottemperanza voluta dall’ANIEF. Entro 30 giorni i ricorrenti – insegnanti e formatori precari – entrano a pettine secondo il proprio punteggio – e non in coda come il Ministro Mariastella Gelmini voleva. MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – condannato alle spese per elusione dell’ordinanza cautelare e violazione della Costituzione».
La legge non è altro che parola scritta, vuota, immobile, impotente. L’unica possibilità che essa ha di esercitare il potere non può che partire dalle labbra di un giudice. È ormai quasi banale dire che i tribunali sono luoghi di effettivo esercizio della legge. Da qui l’importanza, l’attenzione che dovrebbe avere ogni sentenza, in quanto costruzione, ristrutturazione e/o affermazione di democrazia – dietro la maschera di politici, uno stato è sempre retto dal sistema giuridico. Ora rileggiamo le ultime parole: «violazione della Costituzione». «Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca».

Sempre sul sito dell’ANIEF vien riportata anche una parte della sentenza: «Considerato che l’istanza per esecuzione di ordinanza cautelare appare fondata sotto il dedotto profilo dello sviamento di potere per elusione della misura cautelare accordata dalla Sezione con decisione cautelare n. 2573/2009;
Atteso infatti che, in applicazione dei principi costituzionali di effettività della tutela giurisdizionale affermati dagli artt. 24 e 113 della Costituzione, l’amministrazione scolastica era (ed è) tenuta a dare tempestiva e puntuale esecuzione alla precitata decisione cautelare, anche nella considerazione che il gravame interposto dall’amministrazione medesima su analoghe decisioni cautelari emesse dalla Sezione è stato disatteso dal giudice d’appello (cfr. ordd.ze CdS, VI, nn. 4769, 4736, 1525 e 1524 del 2009);
Considerato, alla stregua di quanto precede, che tutte le attività poste successivamente all’adozione della misura cautelare, in quanto poste in dichiarata violazione di quest’ultima, devono ritenersi tamquam non essent – come se non fosse stato;
Considerato che l’inesistenza di dette attività includono in primis la nota prot. n. A00 DGEPER.09/10171/B/2 del 7 luglio 2009 diretta agli Uffici Scolastici regionali e periferici, con la quale il MIUR sostanzialmente invita questi ultimi a non ottemperare al provvedimento giudiziale, e in secundis, in via mediata, le graduatorie predisposte dagli Uffici in base ai criteri elusivi rivenienti dall’anzidetta nota ministeriale;
Considerato che il comportamento processuale del Ministero resistente giustifica la condanna di quest’ultimo al pagamento delle spese di lite, limitatamente a questa fase dei giudizio, nella misura indicata in dispositivo».
E infine il TAR dispone i seguenti punti:

«a.- assegna il termine di gg. 30 (trenta), decorrente dalla comunicazione e/o notificazione della presente decisione, entro il quale l’amministrazione soccombente dovrà dare puntuale esecuzione all’ordinanza medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici periferici di disporre l’inserimento “a pettine” dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali di cui all’art. 1, art.11, del d.m. n. 42 dell’8 aprile 2009, inserendoli nella fascia d’appartenenza e con il punteggio acquisito e aggiornato nella graduatoria provinciale di attuale iscrizione;

b.- in caso di non ottemperanza alla esecuzione della presente ordinanza collegiale, nomina sin da ora un commissario ad actus nella persona del dr. Luciano Cannerozzi de Grazia, dirigente generale della Funzione Pubblica, il quale – decorso vanamente l’indicato termine di trenta giorni – provvederà in via sostituiva ad adempiere al dictum giudiziale secondo le modalità enunciate al precedente p. a.-, predisponendo in proposito apposita relazione sulle attività svolte in esecuzione dell’incarico, anche ai fini della liquidazione del compenso che gli verrà corrisposto e che graverà sul bilancio dell’amministrazione inadempiente;

c.- condanna quest’ultima al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese di questa fase cautelare, che vengono liquidate in complessive euro 5.000,00 (euro cinquemila/00) oltre IVA e CPA come per legge.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.»

Ma questo non è l’unico ricorso fatto dall’ANIEF; si attendono le udienze dei rimanenti, rallentati dalla calendarizzazione dettata dal TAR del Lazio. «Pertanto l’ANIEF continua con decisione l’organizzazione della Manifestazione del 20 ottobre a Roma, Largo Bernardino da Feltre, nei pressi del MIUR, (bus gratuiti per raggiungere la capitale) mentre dal 19 ottobre il D.L. salva-precari sarà discusso in aula insieme agli eventuali emendamenti del Governo e dei Deputati, prima della probabile questione di fiducia. Il destino di migliaia di precari si giocherà in quei pochi due/tre giorni. Il MIUR vorrebbe mettere un bavaglio ai giudici, ma dovrà ascoltare la voce della piazza». E sul fondo le parole forti dell’associazione: «La giustizia ancora vige nei tribunali, speriamo che il Parlamento non intervenga perché, altrimenti, dovrà intervenire il giudice delle leggi, la corte costituzionale per mettere la parola fine.»

Phlavio To. C.

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Niente paura: c’è la palestra della democrazia!

>I SANTI

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L’Italia è un paese le cui radici sono cristiane, dato non indubitabile, più di quell’altro fatto chiamato laicità, a vedere quanto i politici si siano impegnati in difesa del primo e a sentire il silenzio che hanno gettato sul secondo. E così noi, per una volta, in ossequio all’autorità di chi ci governa, ci affidiamo al loro esempio e per iniziare citiamo la Bibbia. O meglio, parliamo di Paolo, che tra i santi della Bibbia è di certo tra i più importanti. Proprio Paolo, in una delle sue tredici lettere che troviamo nel Nuovo Testamento, disse che era diventato uomo di ogni sorta per predicare la buona novella a persone di ogni sorta. Questa metamorfosi, hanno commentato alcuni, era una faccenda di esempio, perchè per convertire era necessario che i pagani vedessero nei cristiani un esempio da seguire, ma perchè l’esempio venga seguito sempre nei cristiani dovevano trovare un qualcosa in comune. Per questo Paolo travestiva la sua fede, non per opportunismo, ma per una sorta di teologia della partecipazione altrui. Certo, l’esempio è una strada a due corsie, e a senso opposto. Infatti quando noi diciamo che chi va con lo zoppo impara a zoppicare, intendiamo proprio che stando con chi fa il male è più facile finire con l’agire nella stessa maniera. Per questo, sempre nella Bibbia, si dice ai genitori di essere un buon modello per i figli, quasi ci fosse una sorta di simmetria tra ciò che vediamo fare e quello che facciamo.
Ora, sempre in ossequio alle nostre radici cristiane, parliamo di Roma, che a detta del ministro Carfagna prima di essere la capitale italiana è la capitale della cristianità. A Roma, qualche mese fa, era il 29 ottobre, e c’era una manifestazione dell’Onda, e in Piazza Navona arrivò un camioncino pieno di ragazzi armati che, col tacito lasciapassare della polizia, si divertì a malmenare chi armato non era. Qualcuno notò pure che a Roma, lì, proprio a Piazza Navona, la presenza di un camioncino è plausibile quanto quella di un’astronave aliena perchè in quel luogo, zona pedonale da decenni, è assolutamente impossibile entrare con qualsivoglia veicolo nei giorni normali: occorrono permessi, tanti euro per i permessi, ore di fila in uffci e pregare in ginocchio per ottenere un permessino di 3 minuti al carico-scarico. Considerato questo e il fatto che il tratto, per la manifestazione, era completamente blindato, la faccenda del camioncino aveva qualcosa di non identificato, di alieno. O forse, se era alieno alla logica del traffico, non lo era in quella di un governo che già aveva minacciato l’intervento della polizia in università di fronte alle prime occupazioni. E così, infatti, tra alienazioni logiche e contraddizioni politiche, né a chi picchiò né a chi lasciò picchiare – le forze dell’ordine – nulla fu fatto.
A distanza di qualche mese, il 6 luglio 2009, ventun ragazzi del movimento studentesco vengono arrestati. Motivazione? Secondo la Procura, sono loro che durante il g8 universitario di Torino dello scorso 19 maggio hanno rovesciato cassonetti; tirato uova e lacrimogeni contro gli agenti; bloccato il traffico; ferito 24 agenti e danneggiato i negozi. “Hanno usato una violenta paramilitare premeditata”, ha detto Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino. “Hanno usato mazze e picozze. Ci sono prove video e fotografiche inconfutabili”.
Ammesso anche che tutto questo sia vero, e davvero così documentato, vien da pensare che il problema sia che non avessero un camioncino e che non si sian messi a picchiare chi armato non era. Perchè per il resto, cristianamente parlando, non stavan facendo altro che seguire il buon esempio che qualcun altro già aveva dato. Ma il nostro Stato, come il buon Dio, prima detta i comandamenti e poi si elegge il popolo eletto, e così non è scandalo se il settimo dice di non ammazzare e se poi il Signore degli eserciti comanda a Israele di andare e conquistare sette nazioni che devono essere “votate alla distruzione” (a chi fosse curioso leggersi Deutoronomio). Accade quando la giustificazione del credo è fondata sulle assurdità, per il resto è soltanto contesto. Per questo, cristianamente parlando, dico che questi ventun ragazzi sono stati giustamente arrestati, perchè hanno seguito l’esempio del dio giusto ma hanno agito in nome di dei pagani, e poi avevano i capelli troppo lunghi. Li avessero avuti rasati, fossero stati a Roma e con le mazze colorate a tricolore avessero picchettato le teste dei blasfemi – perchè le onde, si sa, non sono mai state ortodosse – tutto si sarebbe risolto con un assoluzione. E magari dio li avrebbe pure benedetti. Sia sempre lodato. O come dicono oggi, “per fortuna che c’è”…

Paolino

I SANTI

L’Italia è un paese le cui radici sono cristiane, dato non indubitabile, più di quell’altro fatto chiamato laicità, a vedere quanto i politici si siano impegnati in difesa del primo e a sentire il silenzio che hanno gettato sul secondo. E così noi, per una volta, in ossequio all’autorità di chi ci governa, ci affidiamo al loro esempio e per iniziare citiamo la Bibbia. O meglio, parliamo di Paolo, che tra i santi della Bibbia è di certo tra i più importanti. Proprio Paolo, in una delle sue tredici lettere che troviamo nel Nuovo Testamento, disse che era diventato uomo di ogni sorta per predicare la buona novella a persone di ogni sorta. Questa metamorfosi, hanno commentato alcuni, era una faccenda di esempio, perchè per convertire era necessario che i pagani vedessero nei cristiani un esempio da seguire, ma perchè l’esempio venga seguito sempre nei cristiani dovevano trovare un qualcosa in comune. Per questo Paolo travestiva la sua fede, non per opportunismo, ma per una sorta di teologia della partecipazione altrui. Certo, l’esempio è una strada a due corsie, e a senso opposto. Infatti quando noi diciamo che chi va con lo zoppo impara a zoppicare, intendiamo proprio che stando con chi fa il male è più facile finire con l’agire nella stessa maniera. Per questo, sempre nella Bibbia, si dice ai genitori di essere un buon modello per i figli, quasi ci fosse una sorta di simmetria tra ciò che vediamo fare e quello che facciamo.
Ora, sempre in ossequio alle nostre radici cristiane, parliamo di Roma, che a detta del ministro Carfagna prima di essere la capitale italiana è la capitale della cristianità. A Roma, qualche mese fa, era il 29 ottobre, e c’era una manifestazione dell’Onda, e in Piazza Navona arrivò un camioncino pieno di ragazzi armati che, col tacito lasciapassare della polizia, si divertì a malmenare chi armato non era. Qualcuno notò pure che a Roma, lì, proprio a Piazza Navona, la presenza di un camioncino è plausibile quanto quella di un’astronave aliena perchè in quel luogo, zona pedonale da decenni, è assolutamente impossibile entrare con qualsivoglia veicolo nei giorni normali: occorrono permessi, tanti euro per i permessi, ore di fila in uffci e pregare in ginocchio per ottenere un permessino di 3 minuti al carico-scarico. Considerato questo e il fatto che il tratto, per la manifestazione, era completamente blindato, la faccenda del camioncino aveva qualcosa di non identificato, di alieno. O forse, se era alieno alla logica del traffico, non lo era in quella di un governo che già aveva minacciato l’intervento della polizia in università di fronte alle prime occupazioni. E così, infatti, tra alienazioni logiche e contraddizioni politiche, né a chi picchiò né a chi lasciò picchiare – le forze dell’ordine – nulla fu fatto.
A distanza di qualche mese, il 6 luglio 2009, ventun ragazzi del movimento studentesco vengono arrestati. Motivazione? Secondo la Procura, sono loro che durante il g8 universitario di Torino dello scorso 19 maggio hanno rovesciato cassonetti; tirato uova e lacrimogeni contro gli agenti; bloccato il traffico; ferito 24 agenti e danneggiato i negozi. “Hanno usato una violenta paramilitare premeditata”, ha detto Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino. “Hanno usato mazze e picozze. Ci sono prove video e fotografiche inconfutabili”.
Ammesso anche che tutto questo sia vero, e davvero così documentato, vien da pensare che il problema sia che non avessero un camioncino e che non si sian messi a picchiare chi armato non era. Perchè per il resto, cristianamente parlando, non stavan facendo altro che seguire il buon esempio che qualcun altro già aveva dato. Ma il nostro Stato, come il buon Dio, prima detta i comandamenti e poi si elegge il popolo eletto, e così non è scandalo se il settimo dice di non ammazzare e se poi il Signore degli eserciti comanda a Israele di andare e conquistare sette nazioni che devono essere “votate alla distruzione” (a chi fosse curioso leggersi Deutoronomio). Accade quando la giustificazione del credo è fondata sulle assurdità, per il resto è soltanto contesto. Per questo, cristianamente parlando, dico che questi ventun ragazzi sono stati giustamente arrestati, perchè hanno seguito l’esempio del dio giusto ma hanno agito in nome di dei pagani, e poi avevano i capelli troppo lunghi. Li avessero avuti rasati, fossero stati a Roma e con le mazze colorate a tricolore avessero picchettato le teste dei blasfemi – perchè le onde, si sa, non sono mai state ortodosse – tutto si sarebbe risolto con un assoluzione. E magari dio li avrebbe pure benedetti. Sia sempre lodato. O come dicono oggi, “per fortuna che c’è”…

Paolino