>Onda madrilena: una proposta forte

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Gli italiani a Madrid riprendono le attività e si reinventano

L’Anomalous wave sembra resistere alla normalizzazione. Tra studenti di Urbino che organizzano assemblee in chat per coinvolgere paesi dall’altro capo del globo e studenti sardi che contestano il premier a teatro – mentre lui non si sognerebbe mai di interrompere una manifestazione di “presunti di sinistra” – qualcosa di propositivo ed ambizioso comincia a muoversi da Madrid, dove le contestazioni dell’ultimo periodo erano focalizzate per lo più sulla questione del Piano di Bologna. L’assemblea degli studenti italiani – e non solo – a Madrid, dopo aver riscontrato alcuni punti di contatto tra la protesta spagnola – e non solo – e quella italiana, “specie quando si parla di privati all’interno dell’università”, ha lanciato una proposta di rivendicazione di una regolamentazione a livello europeo di alcuni principi base da difendere all’interno del mondo universitario. L’assemblea si riferisce “all’esigenza di che la ricerca sia libera e svincolata dalle logiche di mercato, a che le università non vengano gestite da imprese, a che le borse di studio dei master non vengano garantite dalle banche, a che i professori vengano scelti per concorso pubblico aperto, ecc.”. In buona sostanza: utilizzando gli strumenti che mette a disposizione la stessa Comunità Europea – la petizione parlamentare e l’attivazione di iniziativa legislativa dal Parlamento europeo – creare una rete di studenti il più ampia possibile in Europa che abbia dei valori comuni da rivendicare.
La proposta è tutt’altro che utopica: il 20 – 21 marzo a Burgos si celebrerà una giornata d’incontro di tutti i movimenti in Spagna durante il quale già si presenterà un lavoro ben definito e pronto a fare il suo iter tecnico nelle istituzioni.
Http://ondanomalamadrid.wordpress.com

Ale,6

>Se lo spazio si svuota

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Per questa settimana l’aula 1.6 è aperta agli studenti. Tuttavia c’è un problema centrale: gli studenti rischiano di non avere più uno spazio. La decisione dal rettorato è infatti quella di restituire alla consueta programmazione protocollare l’aula 1.6. Didattica e non più autoformazione.
Accade un movimento interessante che coinvolge la rappresentanza. Alle rimostranze dello studente è infatti sovrapposta (dall’alto) la delegittimazione della rappresentanza.
Sono i rappresentanti a poter parlare; sono loro il canale per la costruzione propria di qualcosa nell’Ateneo. Lo studente diviene dunque prima muto, e poi numero, quantità che sostiene la rappresentanza.
Dopo il codice della matricola è calcato sulla pelle anche il numero statistico di contributo all’elezione.
E’ in questo modo che si prova a capovolgere il meccanismo che allontana – differenziato – lo studente dallo studente. Ulteriore lontananza che criticizza il dialogo.
Se la rappresentanza non si svuota con il dialogo che la costruisce, lo studente ha ancora identità propria nella partecipazione. Se lo spazio per gli studenti non si svuota con il dialogo che la costruisce, lo studente ha ancora una identità propria nella partecipazione.
Si tratta di un invito.
Rughe

Se lo spazio si svuota

Per questa settimana l’aula 1.6 è aperta agli studenti. Tuttavia c’è un problema centrale: gli studenti rischiano di non avere più uno spazio. La decisione dal rettorato è infatti quella di restituire alla consueta programmazione protocollare l’aula 1.6. Didattica e non più autoformazione.
Accade un movimento interessante che coinvolge la rappresentanza. Alle rimostranze dello studente è infatti sovrapposta (dall’alto) la delegittimazione della rappresentanza.
Sono i rappresentanti a poter parlare; sono loro il canale per la costruzione propria di qualcosa nell’Ateneo. Lo studente diviene dunque prima muto, e poi numero, quantità che sostiene la rappresentanza.
Dopo il codice della matricola è calcato sulla pelle anche il numero statistico di contributo all’elezione.
E’ in questo modo che si prova a capovolgere il meccanismo che allontana – differenziato – lo studente dallo studente. Ulteriore lontananza che criticizza il dialogo.
Se la rappresentanza non si svuota con il dialogo che la costruisce, lo studente ha ancora identità propria nella partecipazione. Se lo spazio per gli studenti non si svuota con il dialogo che la costruisce, lo studente ha ancora una identità propria nella partecipazione.
Si tratta di un invito.
Rughe

>Democrazia secondo Mazzucco

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Mattina del venerdì 9 gennaio, ore 8.00 – Gli studenti che ormai dal 30 ottobre (giorno che è stata data l’aula 1.6 al gruppo no133) aprono le porte dello spazio autogestito dove si incontra chi vuole informarsi e collaborare alla protesta studentesca contro la riforma Gelmini, hanno trovato una spiacevole sorpresa: la porta non poteva più essere aperta dalla chiave consegnata nelle loro mani perché la serratura era stata cambiata. Sopra, un biglietto scritto con il pennarello: “Questa aula non è più disponibile. Per maggiori informazioni rivolgersi al dott. Rebonato Luciano. Tel.xxxxxxxx Grazie. All’attenzione degli studenti aula 1.6” (il firmatario è il direttore dell’Economato).
Immediatamente viene fatta una telefonata al numero lasciato per chiedere spiegazioni, Rebonato risponde giustificando l’accaduto come l’esecuzione di ordini dall’alto.
Un gruppo di circa trenta studenti va dal prof. Longo, preside della facoltà di scienze della formazione, che ha in gestione ufficialmente l’aula.
Longo dice di non sapere nulla e di non essere stato avvertito dell’operazione, avvenuta di notte visto che gli occupanti dell’auletta avevano lasciato l’università alle 19.30 come tutti i giorni.Nel pomeriggio, gli stessi si recano nel palazzo dell’Economato per incontrare Rebonato, il quale si dichiara solo l’esecutore materiale senza responsabilità e dice che la decisione era stata presa dal Rettore senza dire nulla agli studenti per paura di una loro reazione negativa (!)
Aggiunge tra le altre cose che era idea e speranza di Mazzucco che l’attività nella 1.6 (quindi la protesta contro la riforma dell’università) scemasse con il nuovo anno.
Nessuna replica quando gli studenti fanno notare che da parte loro c’è sempre stata correttezza nel chiedere il permesso di poter usare l’aula e nell’avvertire con lettere e comunicati delle attività che vi si sarebbero svolte.
Stando a quello che si è potuto capire, non si era presa in considerazione nessuna soluzione alternativa, ne si era cercato un accordo con i presidi di facoltà.
La 1.6 è stata riaperta nel pomeriggio grazie alla pressione esercitata dai presenti per far fronte all’esigenza pragmatica di ospitare una riunione programmata da tempo con alcuni insegnanti delle medie.
Inoltre chiudendo la porta senza pre-avviso erano rimasti all’interno il computer, i soldi della cassa comune e altri effetti personali.
Per questa settimana dovrebbe essere permesso l’accesso all’aula, dato che il prof. Longo non ne ha bisogno prima del 20 gennaio, ma poi?
La situazione è incerta…se non verrà messo a disposizione un altro luogo, si accettano idee per una qualsiasi soluzione o reazione.
Ste

Democrazia secondo Mazzucco

Mattina del venerdì 9 gennaio, ore 8.00 – Gli studenti che ormai dal 30 ottobre (giorno che è stata data l’aula 1.6 al gruppo no133) aprono le porte dello spazio autogestito dove si incontra chi vuole informarsi e collaborare alla protesta studentesca contro la riforma Gelmini, hanno trovato una spiacevole sorpresa: la porta non poteva più essere aperta dalla chiave consegnata nelle loro mani perché la serratura era stata cambiata. Sopra, un biglietto scritto con il pennarello: “Questa aula non è più disponibile. Per maggiori informazioni rivolgersi al dott. Rebonato Luciano. Tel.xxxxxxxx Grazie. All’attenzione degli studenti aula 1.6” (il firmatario è il direttore dell’Economato).
Immediatamente viene fatta una telefonata al numero lasciato per chiedere spiegazioni, Rebonato risponde giustificando l’accaduto come l’esecuzione di ordini dall’alto.
Un gruppo di circa trenta studenti va dal prof. Longo, preside della facoltà di scienze della formazione, che ha in gestione ufficialmente l’aula.
Longo dice di non sapere nulla e di non essere stato avvertito dell’operazione, avvenuta di notte visto che gli occupanti dell’auletta avevano lasciato l’università alle 19.30 come tutti i giorni.Nel pomeriggio, gli stessi si recano nel palazzo dell’Economato per incontrare Rebonato, il quale si dichiara solo l’esecutore materiale senza responsabilità e dice che la decisione era stata presa dal Rettore senza dire nulla agli studenti per paura di una loro reazione negativa (!)
Aggiunge tra le altre cose che era idea e speranza di Mazzucco che l’attività nella 1.6 (quindi la protesta contro la riforma dell’università) scemasse con il nuovo anno.
Nessuna replica quando gli studenti fanno notare che da parte loro c’è sempre stata correttezza nel chiedere il permesso di poter usare l’aula e nell’avvertire con lettere e comunicati delle attività che vi si sarebbero svolte.
Stando a quello che si è potuto capire, non si era presa in considerazione nessuna soluzione alternativa, ne si era cercato un accordo con i presidi di facoltà.
La 1.6 è stata riaperta nel pomeriggio grazie alla pressione esercitata dai presenti per far fronte all’esigenza pragmatica di ospitare una riunione programmata da tempo con alcuni insegnanti delle medie.
Inoltre chiudendo la porta senza pre-avviso erano rimasti all’interno il computer, i soldi della cassa comune e altri effetti personali.
Per questa settimana dovrebbe essere permesso l’accesso all’aula, dato che il prof. Longo non ne ha bisogno prima del 20 gennaio, ma poi?
La situazione è incerta…se non verrà messo a disposizione un altro luogo, si accettano idee per una qualsiasi soluzione o reazione.
Ste

Rebonato, rinomato da tutto l’economato, è passato pressoché inosservato dall’intero studentato in un lavoro d’artigianato

Sbagliato hai sbagliato ma uomo avvisato mezzo salvato. Sfortunato, però bagnato, di conseguenza asciugato dal rettorato.
‘Sono un esecutore.’ E’ un’immagine che annulla il corpo di colui che realmente agisce. Il corpo del responsabile scompare. E’ cancellato insieme alla responsabilità stessa, continuamente spostata, e quindi inavvicinabile. Ciò che rimane, è l’avanzo di un automa che compie la sostituzione della serratura dell’aula 1.6 tra le 20 di giovedì 8 gennaio e le 8 del venerdì mattina. Un lavoro che un operatore del settore non accetterebbe di fare visto l’orario. L’emozione di un compito che solamente una persona può prestarsi a svolgere: lo scagnozzo.Ciò che si compie eccede l’infamia senza neanche la misera legittimità di un’atmosfera tesa. Si vuole tracciarla come ‘prevenzione’ alla tensione, ma ne diviene invece possibile premessa, stupido impulso al suo raccapricciante avvento.
Cambiando la serratura di notte, si mette a nudo una torbida intenzione alla negazione di ciò che si crea nella stanza 1.6 aperta. Il rettore da a vedere la sua diagnosi sopra lo spazio di dialogo come tumore nella macchina aziendale-universitaria. Colui che decide dell’1.6 avendone sola immagine è medico che prescrive farmaci per telefono. Egli è assenza, e in quanto tale, si muove per gesti, nella conduzione dell’orchestra di vassalli ed esecutori impalati ad ogni pianerottolo della scala burocratica.
Ato,6 e Rugato

>Rebonato, rinomato da tutto l’economato, è passato pressoché inosservato dall’intero studentato in un lavoro d’artigianato

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Sbagliato hai sbagliato ma uomo avvisato mezzo salvato. Sfortunato, però bagnato, di conseguenza asciugato dal rettorato.
‘Sono un esecutore.’ E’ un’immagine che annulla il corpo di colui che realmente agisce. Il corpo del responsabile scompare. E’ cancellato insieme alla responsabilità stessa, continuamente spostata, e quindi inavvicinabile. Ciò che rimane, è l’avanzo di un automa che compie la sostituzione della serratura dell’aula 1.6 tra le 20 di giovedì 8 gennaio e le 8 del venerdì mattina. Un lavoro che un operatore del settore non accetterebbe di fare visto l’orario. L’emozione di un compito che solamente una persona può prestarsi a svolgere: lo scagnozzo.Ciò che si compie eccede l’infamia senza neanche la misera legittimità di un’atmosfera tesa. Si vuole tracciarla come ‘prevenzione’ alla tensione, ma ne diviene invece possibile premessa, stupido impulso al suo raccapricciante avvento.
Cambiando la serratura di notte, si mette a nudo una torbida intenzione alla negazione di ciò che si crea nella stanza 1.6 aperta. Il rettore da a vedere la sua diagnosi sopra lo spazio di dialogo come tumore nella macchina aziendale-universitaria. Colui che decide dell’1.6 avendone sola immagine è medico che prescrive farmaci per telefono. Egli è assenza, e in quanto tale, si muove per gesti, nella conduzione dell’orchestra di vassalli ed esecutori impalati ad ogni pianerottolo della scala burocratica.
Ato,6 e Rugato

>Rettorato: rotta la serratura dell’aula1.6

>Il rettorato (funzionari della struttura che dirige l’ateneo veronese), nella notte tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, ha rotto la serratura dell’Aula 1.6. Gli studenti sono rimasti al di fuori dell’aula. La maniglia dell’aula gira a vuoto. La gestione della 1.6 è per ora in mano all’Economato. Esecutore materiale dell’operazione di forzatura, il direttore dell’Economato stesso, Luciano Rebonato. “Ordine del rettore” è la giustificazione.