>L’European Anomalous Wave scrive all’Onda

>

Siamo gli studenti e le studentesse, i ricercatori e le ricercatrici, i docenti e le docenti di Madrid, Copenhagen, Amsterdam, Berlino, Parigi, Londra, Lione, Bruxelles, Barcellona, Lisbona, Granada, Murcia, Siviglia, Valencia, Stoccarda, Istanbul, Aarhus. Siamo quegli italiani all’estero per studio o per lavoro, che non hanno saputo resistere al richiamo di un’Italia in mobilitazione da due mesi, e in poco tempo e con poche risorse hanno dato vita a presidi, cortei e azioni di ogni tipo negli ultimi giorni e particolarmente il 14 novembre.
Ci siamo riunit* sotto la pioggia e sotto il sole, davanti ad ambasciate, consolati ed istituti di cultura, abbiamo scritto volantini in un sacco di lingue diverse, e scandito slogan sempre con lo stesso accento.
Essere lontano da Roma e dall’Italia mentre tutto questo succede ci riempie di invidia e di orgoglio, ma ci permette anche di vedere quello che accade sotto una prospettiva diversa.
Essere all’estero ci ha permesso infatti di vedere come il resto d’Europa viva la grande Onda italiana. Interesse, solidarietà e supporto sono forti, importanti, ma non gli unici sentimenti che abbiamo raccolto durante queste giornate. Ciò che ci ha fatto riflettere prima, e sperare poi, è che ciò che accade in Italia sia visto ovunque come una lotta continentale. Se la Gelmini è una disgrazia italiana, il trend che essa rappresenta è un problema comune a molti. Per decenni, in Italia e in tutta Europa abbiamo visto governi di ogni colore tagliare sul sociale, provatizzare servizi e beni comuni, come risposta ad ogni crisi, come benzina per ogni futuro fantomatico sviluppo.
Ciò che prima veniva fatto in nome della grande dottrina neoliberista, è invece ora soluzione ai problemi creati da quella stessa dottrina.
«Non pagheremo noi la vostra crisi» è uno slogan che ha unificato questo sentimeno, comune in tutta Europa. Ovunque, presto o tardi, la crisi finanziaria colpirà, e ovunque ci sarà da difendere ciò che ci vorranno togliere, e chiedere di più.
Gli studenti e le studentesse di mezza Europa seguono oggi le vicende italiane, chiedendoci di non fermarci, di arrivare fino in fondo, di dimostrare che ce la si può fare. E questo è quello che chiediamo anche noi, dall’estero, ai compagni e alle compagne d’Onda in Italia.
Tanta è la paura che la situazione si normalizzi, che col tempo si ritorni in classe, che a colpi di piccole e insignificanti concessioni del Ministro, pezzi di questo meraviglioso movimento si sfilino, e che, come altre volte, ciò che sembrava poter cambiare tutto, finisca col cambiare molto poco.
Nel 2005, dopo il fantastico corteo del 25 ottobre, l’assemblea della Sapienza fu un rompete le righe. Ci si disse che non lo era, ma crediamo tutti si ricordi come, a parte pochi eventi, quella data fu l’inizio della fine di quel movimento.
Oggi non può andare così. Troppo grande la posta in gioco, troppa la gente coinvolta, troppo grave sarebbe la sconfitta.
Abbiamo bisogno di un’università e di una scuola diversa, dove la ricerca sia libera e liberi dalla precarietà i ricercatori, dove gli studenti non siano clienti del grande mercato della conoscenza, ma soggetti attivi nella produzione di sapere. Un sapere riconosciuto come bene collettivo, pubblico e pertanto di tutt* e da tutt* creato. Abbiamo bisogno di autoriformare l’università.
Abbiamo cominciato ad autoriformare l’università. Abbiamo bisogno di una moltitudine di cospiratori che riparta da Roma e dalle assemblee della Sapienza per invadere il paese, decise e decisi ad arrivare fino in fondo. Fino alla fine. Fino alla vittoria.
Noi saremo qui, spars* per l’Europa, pront* a scendere in piazza con voi.
E, statene cert*, sarà una mareggiata che li seppellirà!
European Anomalous Wave

Onde di: Copenhagen, Parigi, Bruxelles, Madrid, Amsterdam, Londra,
Barcellona, Berlino, Lione, Baden-Wuttemberg, Siviglia, Aarhus,
Murcia, Utrecht ,Almerìa, Granada, Comitato ScuolAperta di Atene
contro la controriforma Gelmini, Ateneu Candela – Barcellona,
Colletivo Exit – Barcellona.

(Fonte: reto – 20 novembre 2008)

L’European Anomalous Wave scrive all’Onda

Siamo gli studenti e le studentesse, i ricercatori e le ricercatrici, i docenti e le docenti di Madrid, Copenhagen, Amsterdam, Berlino, Parigi, Londra, Lione, Bruxelles, Barcellona, Lisbona, Granada, Murcia, Siviglia, Valencia, Stoccarda, Istanbul, Aarhus. Siamo quegli italiani all’estero per studio o per lavoro, che non hanno saputo resistere al richiamo di un’Italia in mobilitazione da due mesi, e in poco tempo e con poche risorse hanno dato vita a presidi, cortei e azioni di ogni tipo negli ultimi giorni e particolarmente il 14 novembre.
Ci siamo riunit* sotto la pioggia e sotto il sole, davanti ad ambasciate, consolati ed istituti di cultura, abbiamo scritto volantini in un sacco di lingue diverse, e scandito slogan sempre con lo stesso accento.
Essere lontano da Roma e dall’Italia mentre tutto questo succede ci riempie di invidia e di orgoglio, ma ci permette anche di vedere quello che accade sotto una prospettiva diversa.
Essere all’estero ci ha permesso infatti di vedere come il resto d’Europa viva la grande Onda italiana. Interesse, solidarietà e supporto sono forti, importanti, ma non gli unici sentimenti che abbiamo raccolto durante queste giornate. Ciò che ci ha fatto riflettere prima, e sperare poi, è che ciò che accade in Italia sia visto ovunque come una lotta continentale. Se la Gelmini è una disgrazia italiana, il trend che essa rappresenta è un problema comune a molti. Per decenni, in Italia e in tutta Europa abbiamo visto governi di ogni colore tagliare sul sociale, provatizzare servizi e beni comuni, come risposta ad ogni crisi, come benzina per ogni futuro fantomatico sviluppo.
Ciò che prima veniva fatto in nome della grande dottrina neoliberista, è invece ora soluzione ai problemi creati da quella stessa dottrina.
«Non pagheremo noi la vostra crisi» è uno slogan che ha unificato questo sentimeno, comune in tutta Europa. Ovunque, presto o tardi, la crisi finanziaria colpirà, e ovunque ci sarà da difendere ciò che ci vorranno togliere, e chiedere di più.
Gli studenti e le studentesse di mezza Europa seguono oggi le vicende italiane, chiedendoci di non fermarci, di arrivare fino in fondo, di dimostrare che ce la si può fare. E questo è quello che chiediamo anche noi, dall’estero, ai compagni e alle compagne d’Onda in Italia.
Tanta è la paura che la situazione si normalizzi, che col tempo si ritorni in classe, che a colpi di piccole e insignificanti concessioni del Ministro, pezzi di questo meraviglioso movimento si sfilino, e che, come altre volte, ciò che sembrava poter cambiare tutto, finisca col cambiare molto poco.
Nel 2005, dopo il fantastico corteo del 25 ottobre, l’assemblea della Sapienza fu un rompete le righe. Ci si disse che non lo era, ma crediamo tutti si ricordi come, a parte pochi eventi, quella data fu l’inizio della fine di quel movimento.
Oggi non può andare così. Troppo grande la posta in gioco, troppa la gente coinvolta, troppo grave sarebbe la sconfitta.
Abbiamo bisogno di un’università e di una scuola diversa, dove la ricerca sia libera e liberi dalla precarietà i ricercatori, dove gli studenti non siano clienti del grande mercato della conoscenza, ma soggetti attivi nella produzione di sapere. Un sapere riconosciuto come bene collettivo, pubblico e pertanto di tutt* e da tutt* creato. Abbiamo bisogno di autoriformare l’università.
Abbiamo cominciato ad autoriformare l’università. Abbiamo bisogno di una moltitudine di cospiratori che riparta da Roma e dalle assemblee della Sapienza per invadere il paese, decise e decisi ad arrivare fino in fondo. Fino alla fine. Fino alla vittoria.
Noi saremo qui, spars* per l’Europa, pront* a scendere in piazza con voi.
E, statene cert*, sarà una mareggiata che li seppellirà!
European Anomalous Wave

Onde di: Copenhagen, Parigi, Bruxelles, Madrid, Amsterdam, Londra,
Barcellona, Berlino, Lione, Baden-Wuttemberg, Siviglia, Aarhus,
Murcia, Utrecht ,Almerìa, Granada, Comitato ScuolAperta di Atene
contro la controriforma Gelmini, Ateneu Candela – Barcellona,
Colletivo Exit – Barcellona.

(Fonte: reto – 20 novembre 2008)

Quando la protesta diventa troppo

In questi tempi di mobilitazione studentesca, di manifestazioni e di occupazioni, interamente mirate a destituire la classe dirigente che ha partorito la legge ammazza università, c’è un caso in cui quello che viene visto come inevitabile si dimostra sbagliato almeno quanto ciò che lo ha creato. In Thailandia si sta protestando contro il primo ministro da ormai quasi 3 anni. Martedì 25 novembre, l’ultima mossa dei dimostranti è stato il blocco, praticamente totale, del nuovo aeroporto di Bangkok. Quest’evento a seguìto di un periodo di distensione, in cui il governo aveva cercato di placare gli animi e di intavolare un dialogo con i “ribelli”, porta la firma del People’s Alliance for Democracy, gruppo di spicco della protesta, aveva l’intento di bloccare qualsiasi attività degli uffici governativi, temporaneamente sistemati nell’aeroporto.
La giornata di martedì, seguiva quella di lunedì (ovviamente), nella quale i protestanti tagliarono l’elettricità e impedirono una seduta del parlamento. Secondo alcuni portavoce della protesta, le azioni di questi due giorni, sarebbero il colpo di grazia al governo guidato da Somchai Wongsawat.
Quello che dà a pensare è che persino la popolazione sente ormai questa protesta come fuori luogo, qualcosa che potrebbe portare a una guerra civile. Un giornalista di un quotidiano Thailandese definisce queste lotte come “una saga senza fine, futile e che svuota la società”. Cosa dire con questo?Niente, solo che il troppo stroppia!Evviva i luoghi comuni!

π

>Quando la protesta diventa troppo

>In questi tempi di mobilitazione studentesca, di manifestazioni e di occupazioni, interamente mirate a destituire la classe dirigente che ha partorito la legge ammazza università, c’è un caso in cui quello che viene visto come inevitabile si dimostra sbagliato almeno quanto ciò che lo ha creato. In Thailandia si sta protestando contro il primo ministro da ormai quasi 3 anni. Martedì 25 novembre, l’ultima mossa dei dimostranti è stato il blocco, praticamente totale, del nuovo aeroporto di Bangkok. Quest’evento a seguìto di un periodo di distensione, in cui il governo aveva cercato di placare gli animi e di intavolare un dialogo con i “ribelli”, porta la firma del People’s Alliance for Democracy, gruppo di spicco della protesta, aveva l’intento di bloccare qualsiasi attività degli uffici governativi, temporaneamente sistemati nell’aeroporto.
La giornata di martedì, seguiva quella di lunedì (ovviamente), nella quale i protestanti tagliarono l’elettricità e impedirono una seduta del parlamento. Secondo alcuni portavoce della protesta, le azioni di questi due giorni, sarebbero il colpo di grazia al governo guidato da Somchai Wongsawat.
Quello che dà a pensare è che persino la popolazione sente ormai questa protesta come fuori luogo, qualcosa che potrebbe portare a una guerra civile. Un giornalista di un quotidiano Thailandese definisce queste lotte come “una saga senza fine, futile e che svuota la società”. Cosa dire con questo?Niente, solo che il troppo stroppia!Evviva i luoghi comuni!

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>Job&orienta: cercasi contenuti

>

E’ stato un linguaggio teatrale quello che, la mattina di Giovedì 20 Novembre, hanno voluto utilizzare alcuni studenti veronesi di fronte al centro fiere. Tra cartelli e striscioni di particolare carattere parodistico, s’è capito che di assente al Job&orienta non c’era solo il Ministro dell’Istruzione, bensì una rete di contenuti che puntualmente mancano ad ogni celebrazione di questo evento. Per info clicca qui.
Ale,6

Job&orienta: cercasi contenuti

E’ stato un linguaggio teatrale quello che, la mattina di Giovedì 20 Novembre, hanno voluto utilizzare alcuni studenti veronesi di fronte al centro fiere. Tra cartelli e striscioni di particolare carattere parodistico, s’è capito che di assente al Job&orienta non c’era solo il Ministro dell’Istruzione, bensì una rete di contenuti che puntualmente mancano ad ogni celebrazione di questo evento. Per info clicca qui.
Ale,6

>Documento del 19 Novembre 2008

>“La cultura è sabbia nei vostri ingranaggi”

Il Job&Orienta si presenta come una rassegna che si accredita, con arroganza, di essere la più importante e la più capace nel dare soluzioni per la vita verso scuola, ricerca e lavoro.
iunto alla diciottesima edizione riesce a presentarsi come un sistema di ingranaggi ben oliato in sintonia con i tempi.
’alleanza strategica e mafiosa tra istituzioni ed enti pubblici (Università, Regione Veneto, Comune di Verona, Ministero dell’istruzione) e aziende private, cooperative sociali (Verona81, Cercate e altre) e agenzie interinali (Adecco, Man power, Umana, e-work e altre) permette la realizzazione di questa fiera dell’inganno. Il primo ingranaggio è un’ istruzione pubblica/privata – dalla scuola primaria all’università – venduta come prodotto da supermercato. Senza denominazione di origine controllata, data di scadenza e valori nutrizionali. NON SIAMO OGM!
Il secondo ingranaggio è il collegamento scuola-lavoro.
 Job&Orienta vende l’illusione di trovare reddito e dignità ma in realtà offre come unica soluzione un lavoro incatenato al regime del precariato. Il risultato è sfruttamento e insicurezza. Più lavoro meno soldi.
Lubrificano questi ingranaggi la presenza di alcuni sindacati complici della precarizzazione della vita e dell’esercito che fa credere che andare in guerra o per le strade delle nostre città sia utile e bello. Non è così! Proviamo oggi a scardinare questi ingranaggi con una chiave inglese fatta di cultura libera e che non potrà mai finire tra gli scaffali di un supermercato.
bbiamo conoscenze che nascono dal quotidiano e pratiche autentiche: autogestioni, autoriforme, autoculture e autorganizzazione irrappresentabili.
 Siamo student* che, con maestre, genitori, ricercatrici e precari, vivono davvero l’istruzione, la ricerca e il lavoro. Le cose non stanno come le presenta il Job&Orienta, la realtà vive nell’onda che lo travolge oggi!
Non pagheremo noi la vostra crisi!

Collettivi studenteschi e universitari veronesi

Documento del 19 Novembre 2008

“La cultura è sabbia nei vostri ingranaggi”

Il Job&Orienta si presenta come una rassegna che si accredita, con arroganza, di essere la più importante e la più capace nel dare soluzioni per la vita verso scuola, ricerca e lavoro.
iunto alla diciottesima edizione riesce a presentarsi come un sistema di ingranaggi ben oliato in sintonia con i tempi.
’alleanza strategica e mafiosa tra istituzioni ed enti pubblici (Università, Regione Veneto, Comune di Verona, Ministero dell’istruzione) e aziende private, cooperative sociali (Verona81, Cercate e altre) e agenzie interinali (Adecco, Man power, Umana, e-work e altre) permette la realizzazione di questa fiera dell’inganno. Il primo ingranaggio è un’ istruzione pubblica/privata – dalla scuola primaria all’università – venduta come prodotto da supermercato. Senza denominazione di origine controllata, data di scadenza e valori nutrizionali. NON SIAMO OGM!
Il secondo ingranaggio è il collegamento scuola-lavoro.
 Job&Orienta vende l’illusione di trovare reddito e dignità ma in realtà offre come unica soluzione un lavoro incatenato al regime del precariato. Il risultato è sfruttamento e insicurezza. Più lavoro meno soldi.
Lubrificano questi ingranaggi la presenza di alcuni sindacati complici della precarizzazione della vita e dell’esercito che fa credere che andare in guerra o per le strade delle nostre città sia utile e bello. Non è così! Proviamo oggi a scardinare questi ingranaggi con una chiave inglese fatta di cultura libera e che non potrà mai finire tra gli scaffali di un supermercato.
bbiamo conoscenze che nascono dal quotidiano e pratiche autentiche: autogestioni, autoriforme, autoculture e autorganizzazione irrappresentabili.
 Siamo student* che, con maestre, genitori, ricercatrici e precari, vivono davvero l’istruzione, la ricerca e il lavoro. Le cose non stanno come le presenta il Job&Orienta, la realtà vive nell’onda che lo travolge oggi!
Non pagheremo noi la vostra crisi!

Collettivi studenteschi e universitari veronesi

Job&Orienta: Gelmini assente già da ieri

Per un convegno istituzionale senza “Istituzione”

Oggi avrà inizio alle 9 di mattina la XVIII edizione di Job&Orienta (rassegna di servizi e progetti per la formazione ed il lavoro). Previsto dalle 10 alle 12 (Auditorium Verdi), il convegno „Istruzione: la riforma continua“ a cura del ministero dell’Istruzione. Nel salotto istituzionale di Verona Fiere sarà il giornalista del Sole34ore, Giovanni Santambrogio, a coordinare gli iterventi di Gianfelice Rocca (Confindustria), Francesco Scrima (CISL) ed Elena Donazzan (assessore regionale all’Istruzione). Il curatore sarà invece asente. Il ministro Gelmini infatti non parteciperà al convegno di oggi. La comunicazione dell’assenza
della Gelmini non è stata tuttavia diffusa.
Questo fatto priva l’incontro dell’interlocutore che avrebbe dovuto trattarlo con maggior spazio (proprio in quanto curatore).
Questa assenza prolunga una discreta serie di mancati momenti di informazione, necessari per la comprensione del progetto finanziario Università.
Dall’allontanamento dei giornalisti a Sanremo all’assenza di oggi a Job&Orienta è proprio la spiegazione a venire meno.
Tuttavia, nel momento in cui questa spiegazione non è così richiesta, questi comportamenti si legittimano nel disinteresse.

Rughe