Lo spettacolino imbarazzante

Per quanto sul sito web dell’Università di Verona non fosse stato pubblicato alcun comunicato e avviso, lunedì 16 novembre 2009, alle ore 17,30 nell’Aula Magna del Polo Zanotto, si è tenuta una conferenza dal titolo “Italia, rissa continua. Come se ne esce?”, incontro affidato alle voci di Vittorio Feltri, direttore de “Il Giornale”, Flavio Tosi, sindaco della Città di Verona e moderato da Stefano Lorenzetto. Organizzata dalla Associazione Imprenditori e Professionisti Veronesi (Ass.Im.P.) e patrocinata oltre che da Calzedonia dalla stessa Università, l’iniziativa è stata inspiegabilmente tenuta nell’ombra fino all’ultimo momento agli studenti e alle studentesse. L’Aula Magna è infatti gremita di signorotti in giacca e cravatta accompagnati dalle loro signore ingioiellate. Qua e là qualche studente, un po’ meno elegante.

L’incontro si apre con gli interventi del presidente dell’associazione organizzatrice, Galbusera e del Magnifico Rettore Mazzucco che dopo essersi vicendevolmente ringraziati colgono l’occasione per elogiare il disastroso disegno di legge del ministro Gelmini ed una riforma che, ci dicono, farà finalmente dell’Italia un “Paese normale”. Questa è solo la prima delle diverse occasioni in cui, durante la serata, verrà fatto riferimento ad una non ben definita idea di normalità. Si evince infatti fin dai primissimi interventi dei due ospiti che se l’Italia è perennemente in rissa, come il titolo della conferenza suggerisce, è perché la situazione, evidentemente, è anomala. In cosa consista l’anomalia lo chiarisce subito Feltri: l’antiberlusconismo.

L’incontro slitta immediatamente in una lunga apologia di Berlusconi, fossilizzandosi in un allucinante rimbalzo di dichiarazioni ed invettive adatte forse ad una sede di partito o a qualche bar, non certo ad un’Aula Magna. Argomento della discussione diventa la difficile situazione in cui una cospirazione di magistrati politicizzati, Presidente del Senato, Presidente della Repubblica, giornalisti analfabeti e fotografi daltonici ha premeditatamente fatto cadere Berlusconi.

Le argomentazioni di Feltri nulla hanno da invidiare alle prime pagine della testata di cui è direttore e di cui, è il caso di ricordarlo, è proprietaria la famiglia Berlusconi. Si parla di Fini e Napolitano? Feltri profetizza: «so che si sentono tutti i giorni. Credo che entro dicembre assisteremo ad un regolamento di conti». Si parla di Magistratura? Feltri, dopo aver sentenziato sulla radice comunista del suo operato, si improvvisa in un improbabile accento partenopeo per dipingere l’oziosità inefficiente di tutti quei magistrati che lui più di una volta ha incrociato nei corridoi dei tribunali mentre “parlano del Napòli del Millàn e dell’Innttèr”.

Incalzato dal moderatore Feltri ci parla anche della crisi: «i media disegnano una realtà tragica: disoccupati, gente che muore per strada. Adesso, io non ho mai visto cadaveri per strada. Anche i giornali, non segnalano cadaveri. Ma allora se non riesci ad arrivare alla fine del mese, perché non muori?».

E così Feltri parla e parla, e le sue parole rendono quelle di Tosi quasi diplomatiche.

Il pubblico ride e applaude divertito ad ogni intervento sapendo evidentemente di non dover rendere conto a nessuna controparte. Solo all’apertura del dibattito alcuni dei pochi studenti presenti chiedono la parola per poter esporre qualche critica e denunciare il basso, bassissimo livello della conferenza a cui avevano appena assistito. Digos, Polizia e le varie guardie del corpo entrano immediatamente in allerta. Non fanno a tempo a cominciare gli interventi che dalla platea si levano urla, fischi ed insulti: “andate a lavorare!”, “avanzi di galera!”, “nessuno vi ha invitati!”.

A questo punto, mentre qualcuno tenta di aprire uno striscione con scritto “Oggi docenti d’eccezione: intolleranza e repressione”, più di qualche signorotto si alza livoroso dalla propria poltroncina per arrivare a contatto con gli studenti. Viene trattenuto a stento dalla moglie in pelliccia o qualche agente. Gli studenti assistono increduli. Feltri abbandona il suo posto. Il Rettore viene scortato fuori dall’aula. Il moderatore coglie l’occasione per dichiarare frettolosamente la chiusura dell’incontro.

Ci chiediamo quale idea di “confronto sereno e privo di pregiudizi” possano avere persone che arrivano a togliere la parola in questa maniera a chi anche solo tenta di argomentare un punto di vista differente. Ci chiediamo quale idea di “Paese normale” condividano queste persone. Evidentemente la condizione sottointesa per arrivare a superare la rissosità nel confronto politico è la sopressione di ogni forma di dissenso e la messa a tacere delle voci non allineate.

Ci sarebbe piaciuto interrogare Feltri sulla sua credibilità come giornalista e interlocutore in un dibattito che si auspicava di trovare soluzioni per uscire dalla rissosità, lui che negli anni si è distinto per la provocatorietà, il cinismo e il linguaggio becero. Avremmo voluto chiedere a Tosi della speculazione edilizia in Passalacqua, della disastrosa situzione dei parcheggi in Veronetta, delle motivazioni per cui rifiuta di dare ascolto ai dubbi dei cittadini sul progetto del traforo; ci sarebbe piaciuto sentire la sua opinione sugli ultimi sviluppi dell’omicidio di Tommasoli. Come studentesse e studenti dell’Università di Verona riteniamo sarebbe stato nostro diritto poterlo fare.

Ci siamo invece ritrovati spintonati e insultati da una platea livorosa degna della curva di uno stadio, circondati da agenti della digos che paradossalmente chiedono i nostri documenti e minacciano di portarci in questura. La situazione è talmente assurda che interviene perfino il Sindaco. Dice che in fondo siamo solo ragazzi e che non c’è bisogno di identificazione. Siamo salvi. Abbiamo rischiato grosso, noi e le nostre domande impertinenti.

Questo breve comunicato vuole essere un appello alla decenza. Siamo schifati da ciò che è successo lunedì, dal modo in cui è stato condotto l’incontro, da ciò che è stato affermato da parte dei relatori, dalla complicità del Rettore. L’Università dovrebbe essere luogo di ricerca e di cultura, non merita spettacolini imbarazzanti di questo tipo. Chiediamo che iniziative di così basso profilo culturale non trovino ospitalità nel nostro Ateneo. Pensiamo che l’Università non debba offrire i propri spazi alle scorribande di qualche provocatore di professione e tantomeno debba ospitare, pur di racimolare qualche soldo, comizi politici e meeting imprenditoriali. Se l’incontro di lunedì è stato un modo per inaugurare le future relazioni tra Università e privati, come studentesse e studenti siamo pronti
a dare battaglia.

Collettivo Facoltà Umanistiche
http://studiareconlentezza.noblogs.org
Tutti i materiali su questo spettacolino.

>Lo spettacolino imbarazzante

>

Per quanto sul sito web dell’Università di Verona non fosse stato pubblicato alcun comunicato e avviso, lunedì 16 novembre 2009, alle ore 17,30 nell’Aula Magna del Polo Zanotto, si è tenuta una conferenza dal titolo “Italia, rissa continua. Come se ne esce?”, incontro affidato alle voci di Vittorio Feltri, direttore de “Il Giornale”, Flavio Tosi, sindaco della Città di Verona e moderato da Stefano Lorenzetto. Organizzata dalla Associazione Imprenditori e Professionisti Veronesi (Ass.Im.P.) e patrocinata oltre che da Calzedonia dalla stessa Università, l’iniziativa è stata inspiegabilmente tenuta nell’ombra fino all’ultimo momento agli studenti e alle studentesse. L’Aula Magna è infatti gremita di signorotti in giacca e cravatta accompagnati dalle loro signore ingioiellate. Qua e là qualche studente, un po’ meno elegante.

L’incontro si apre con gli interventi del presidente dell’associazione organizzatrice, Galbusera e del Magnifico Rettore Mazzucco che dopo essersi vicendevolmente ringraziati colgono l’occasione per elogiare il disastroso disegno di legge del ministro Gelmini ed una riforma che, ci dicono, farà finalmente dell’Italia un “Paese normale”. Questa è solo la prima delle diverse occasioni in cui, durante la serata, verrà fatto riferimento ad una non ben definita idea di normalità. Si evince infatti fin dai primissimi interventi dei due ospiti che se l’Italia è perennemente in rissa, come il titolo della conferenza suggerisce, è perché la situazione, evidentemente, è anomala. In cosa consista l’anomalia lo chiarisce subito Feltri: l’antiberlusconismo.

L’incontro slitta immediatamente in una lunga apologia di Berlusconi, fossilizzandosi in un allucinante rimbalzo di dichiarazioni ed invettive adatte forse ad una sede di partito o a qualche bar, non certo ad un’Aula Magna. Argomento della discussione diventa la difficile situazione in cui una cospirazione di magistrati politicizzati, Presidente del Senato, Presidente della Repubblica, giornalisti analfabeti e fotografi daltonici ha premeditatamente fatto cadere Berlusconi.

Le argomentazioni di Feltri nulla hanno da invidiare alle prime pagine della testata di cui è direttore e di cui, è il caso di ricordarlo, è proprietaria la famiglia Berlusconi. Si parla di Fini e Napolitano? Feltri profetizza: «so che si sentono tutti i giorni. Credo che entro dicembre assisteremo ad un regolamento di conti». Si parla di Magistratura? Feltri, dopo aver sentenziato sulla radice comunista del suo operato, si improvvisa in un improbabile accento partenopeo per dipingere l’oziosità inefficiente di tutti quei magistrati che lui più di una volta ha incrociato nei corridoi dei tribunali mentre “parlano del Napòli del Millàn e dell’Innttèr”.

Incalzato dal moderatore Feltri ci parla anche della crisi: «i media disegnano una realtà tragica: disoccupati, gente che muore per strada. Adesso, io non ho mai visto cadaveri per strada. Anche i giornali, non segnalano cadaveri. Ma allora se non riesci ad arrivare alla fine del mese, perché non muori?».

E così Feltri parla e parla, e le sue parole rendono quelle di Tosi quasi diplomatiche.

Il pubblico ride e applaude divertito ad ogni intervento sapendo evidentemente di non dover rendere conto a nessuna controparte. Solo all’apertura del dibattito alcuni dei pochi studenti presenti chiedono la parola per poter esporre qualche critica e denunciare il basso, bassissimo livello della conferenza a cui avevano appena assistito. Digos, Polizia e le varie guardie del corpo entrano immediatamente in allerta. Non fanno a tempo a cominciare gli interventi che dalla platea si levano urla, fischi ed insulti: “andate a lavorare!”, “avanzi di galera!”, “nessuno vi ha invitati!”.

A questo punto, mentre qualcuno tenta di aprire uno striscione con scritto “Oggi docenti d’eccezione: intolleranza e repressione”, più di qualche signorotto si alza livoroso dalla propria poltroncina per arrivare a contatto con gli studenti. Viene trattenuto a stento dalla moglie in pelliccia o qualche agente. Gli studenti assistono increduli. Feltri abbandona il suo posto. Il Rettore viene scortato fuori dall’aula. Il moderatore coglie l’occasione per dichiarare frettolosamente la chiusura dell’incontro.

Ci chiediamo quale idea di “confronto sereno e privo di pregiudizi” possano avere persone che arrivano a togliere la parola in questa maniera a chi anche solo tenta di argomentare un punto di vista differente. Ci chiediamo quale idea di “Paese normale” condividano queste persone. Evidentemente la condizione sottointesa per arrivare a superare la rissosità nel confronto politico è la sopressione di ogni forma di dissenso e la messa a tacere delle voci non allineate.

Ci sarebbe piaciuto interrogare Feltri sulla sua credibilità come giornalista e interlocutore in un dibattito che si auspicava di trovare soluzioni per uscire dalla rissosità, lui che negli anni si è distinto per la provocatorietà, il cinismo e il linguaggio becero. Avremmo voluto chiedere a Tosi della speculazione edilizia in Passalacqua, della disastrosa situzione dei parcheggi in Veronetta, delle motivazioni per cui rifiuta di dare ascolto ai dubbi dei cittadini sul progetto del traforo; ci sarebbe piaciuto sentire la sua opinione sugli ultimi sviluppi dell’omicidio di Tommasoli. Come studentesse e studenti dell’Università di Verona riteniamo sarebbe stato nostro diritto poterlo fare.

Ci siamo invece ritrovati spintonati e insultati da una platea livorosa degna della curva di uno stadio, circondati da agenti della digos che paradossalmente chiedono i nostri documenti e minacciano di portarci in questura. La situazione è talmente assurda che interviene perfino il Sindaco. Dice che in fondo siamo solo ragazzi e che non c’è bisogno di identificazione. Siamo salvi. Abbiamo rischiato grosso, noi e le nostre domande impertinenti.

Questo breve comunicato vuole essere un appello alla decenza. Siamo schifati da ciò che è successo lunedì, dal modo in cui è stato condotto l’incontro, da ciò che è stato affermato da parte dei relatori, dalla complicità del Rettore. L’Università dovrebbe essere luogo di ricerca e di cultura, non merita spettacolini imbarazzanti di questo tipo. Chiediamo che iniziative di così basso profilo culturale non trovino ospitalità nel nostro Ateneo. Pensiamo che l’Università non debba offrire i propri spazi alle scorribande di qualche provocatore di professione e tantomeno debba ospitare, pur di racimolare qualche soldo, comizi politici e meeting imprenditoriali. Se l’incontro di lunedì è stato un modo per inaugurare le future relazioni tra Università e privati, come studentesse e studenti siamo pronti
a dare battaglia.

Collettivo Facoltà Umanistiche
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Tutti i materiali su questo spettacolino.

Blocchiamo la riforma

Torino, oggi il corteo dell’istruzione. Dagli studenti medi all’università, con docenti e lavoratori. Dalle 9 a partire da piazza Albarello per “bloccare la riforma dell’Università”.
Quella di oggi, sotto il nome di sciopero della cultura, vorrebbe essere una forte risposta al via libera del Consiglio dei Ministri al disegno di legge (28 ottobre). Ciò che si manifesta nel documento ministeriale, è un piano di modifica “universitaria” a partire dalla governance (il Cda assume il funzionamento di indirizzo strategico e finanziario; sarà composto per il 40% de esterni-privati). A seguire, la sostituzione (per sparizione) delle facoltà -didattica- per i dipartimenti – ricerca-; la possibilità di federazione -federalismo(?)- tra atenei o atenei ed enti di formazione; istituzione del fondo per il merito (test standard per borse di studio e prestiti d’onore); abilitazione nazionale per la docenza (a cui segue la concreta valutazione d’assunzione in commissioni di ateneo); ricercatori a tempo esclusivamente determinato (3 anni + 3, oltre cui 1) si diviene professore associato, 2) si smette di lavorare).
Se la protesta rimanesse ora ferma l’Università rimarrebbe ancorata alla propria “gestione feudale”, arrancando all’ombra di un virtuosismo spettrale, privata nei suoi spazi.

Rughe

>Blocchiamo la riforma

>Torino, oggi il corteo dell’istruzione. Dagli studenti medi all’università, con docenti e lavoratori. Dalle 9 a partire da piazza Albarello per “bloccare la riforma dell’Università”.
Quella di oggi, sotto il nome di sciopero della cultura, vorrebbe essere una forte risposta al via libera del Consiglio dei Ministri al disegno di legge (28 ottobre). Ciò che si manifesta nel documento ministeriale, è un piano di modifica “universitaria” a partire dalla governance (il Cda assume il funzionamento di indirizzo strategico e finanziario; sarà composto per il 40% de esterni-privati). A seguire, la sostituzione (per sparizione) delle facoltà -didattica- per i dipartimenti – ricerca-; la possibilità di federazione -federalismo(?)- tra atenei o atenei ed enti di formazione; istituzione del fondo per il merito (test standard per borse di studio e prestiti d’onore); abilitazione nazionale per la docenza (a cui segue la concreta valutazione d’assunzione in commissioni di ateneo); ricercatori a tempo esclusivamente determinato (3 anni + 3, oltre cui 1) si diviene professore associato, 2) si smette di lavorare).
Se la protesta rimanesse ora ferma l’Università rimarrebbe ancorata alla propria “gestione feudale”, arrancando all’ombra di un virtuosismo spettrale, privata nei suoi spazi.

Rughe

Torino. Assemblee e Mobilitazione

Lo spostamento dal Politecnico a Palazzo Nuovo

Inaugurazione dell’anno accademico interrotta al Politecnico. Nel corso della mattina di ieri, studenti e precari sono intervenuti alla dimostrazione didattica del marchio universitario (accompagnato dalla presenza della Fiat). Davanti al dispiegamento di forze d’ordine pubblico, “Niente da festeggiare, niente da inaugurare“, le parole-contro della mobilitazione. Quando si conclude l’ospitalità ai vertici dell’azienda italica di automobili, dissolve anche il presidio poliziesco di difesa. In questo modo, nel flusso tra gli abiti-digos, la protesta raggiunge l’aula magna, teatro dell’inaugurazione.
“In alcune lezioni già gli studenti seguono un video”, si ricorda nell’assemblea dell’atrio di Palazzo Nuovo (martedì pomeriggio), Politecnico, università virtuosa.
Pronto Palazzo Nuovo. Si muovono collettivi ed autonomi nell’università, preparando la giornata di martedì prossimo, lo Sciopero della Cultura. Nello sfondo della diffusione delle idee del DDL Gelmini e le riflessioni sulle criticità del programma di riforma (eufemismo) gli studenti continuano ad incontrare lavoratori, ed incontrare loro stessi.

Rughe

>Torino. Assemblee e Mobilitazione

>Lo spostamento dal Politecnico a Palazzo Nuovo

Inaugurazione dell’anno accademico interrotta al Politecnico. Nel corso della mattina di ieri, studenti e precari sono intervenuti alla dimostrazione didattica del marchio universitario (accompagnato dalla presenza della Fiat). Davanti al dispiegamento di forze d’ordine pubblico, “Niente da festeggiare, niente da inaugurare“, le parole-contro della mobilitazione. Quando si conclude l’ospitalità ai vertici dell’azienda italica di automobili, dissolve anche il presidio poliziesco di difesa. In questo modo, nel flusso tra gli abiti-digos, la protesta raggiunge l’aula magna, teatro dell’inaugurazione.
“In alcune lezioni già gli studenti seguono un video”, si ricorda nell’assemblea dell’atrio di Palazzo Nuovo (martedì pomeriggio), Politecnico, università virtuosa.
Pronto Palazzo Nuovo. Si muovono collettivi ed autonomi nell’università, preparando la giornata di martedì prossimo, lo Sciopero della Cultura. Nello sfondo della diffusione delle idee del DDL Gelmini e le riflessioni sulle criticità del programma di riforma (eufemismo) gli studenti continuano ad incontrare lavoratori, ed incontrare loro stessi.

Rughe

Torino. Verso il 17 novembre

Palazzo Nuovo. Nell’atrio, oggi pomeriggio (martedì), si è accesa una assemblea contro il DDL Gelmini (tracciato all’ombra e nel profondo del solco scavato un anno fa dalla legge – tagli – 133). Nel rapido divenire buio dell’università, si interviene al microfono nei punti critici del disegno di legge: 1) governance, 2) meritocrazia, 3) virtuosità. Proprio qui la criticità del movimento di legislazione (nella fase attuale di proposta) mette in mostra il collage economico-culturale che si sovrappone alla distinzione dei termini di ragionamento. Ciò che accade è, in altre parole, la capacità gelminiana di parlare insieme di meritocrazia e virtuosità riferendo al miscuglio di sapere e bilancio che perversamente si crea.
Tentativo 17 Novembre. studenti-lavoratori di università e scuole cammineranno per le strade delle città. A Torino si partirà da piazza Albarello, ore 9. Oggi, a Palazzo Nuovo, si è allargata in assemblea la rete di movimentazione.

>Torino. Verso il 17 novembre

>Palazzo Nuovo. Nell’atrio, oggi pomeriggio (martedì), si è accesa una assemblea contro il DDL Gelmini (tracciato all’ombra e nel profondo del solco scavato un anno fa dalla legge – tagli – 133). Nel rapido divenire buio dell’università, si interviene al microfono nei punti critici del disegno di legge: 1) governance, 2) meritocrazia, 3) virtuosità. Proprio qui la criticità del movimento di legislazione (nella fase attuale di proposta) mette in mostra il collage economico-culturale che si sovrappone alla distinzione dei termini di ragionamento. Ciò che accade è, in altre parole, la capacità gelminiana di parlare insieme di meritocrazia e virtuosità riferendo al miscuglio di sapere e bilancio che perversamente si crea.
Tentativo 17 Novembre. studenti-lavoratori di università e scuole cammineranno per le strade delle città. A Torino si partirà da piazza Albarello, ore 9. Oggi, a Palazzo Nuovo, si è allargata in assemblea la rete di movimentazione.

>Qualcosa sul ddl: Onda anomala Padova

>Domenica 1 Novembre l’Onda anomala Padova pubblica sul suo portale una “Nota sulla riforma di un Ministro in affanno”. Il documento propone una riflessione sul ddl approvato settimana scorsa circa la ristrutturazione della governance universitaria, la meritocrazia e il reclutamento del personale accademico. Per quanto l’intero testo sia ancora un’analisi grossolana del disegno di legge, propongo qui una lettura del primo punto del loro lavoro. Lettura come spunto o come stimolo per un possibile discorso. Qui.
Ristrutturazione della governance universitaria: La prima parte del disegno di legge si occupa del riassetto dei principali organi di potere degli atenei, andando a colpire duramente il Senato Accademico, che potrà solo formulare proposte o pareri in materia di didattica e ricerca, dequalificandolo e svuotandolo completamente di ogni potere decisionale (a proposito di razionalizzazione delle risorse ed eliminazione degli sprechi!). Al suo posto l’istituzione di un Consiglio di Amministrazione composto per almeno il 40% da membri esterni non elettivi che, colmando il vuoto di potere lasciato da un ormai inutile Senato, regala di fatto la gestione dell’Università pubblica ad aziende, banche e partiti, che sono tenuti solo a gestire e non ad investire. Verrebbe da chiedersi come in tempo di crisi questi enti esterni possano impiegare capitali nell’Università, a partire dal fatto che in Italia il privato ha sempre visto nel pubblico una facile occasione di profitti immediati anziché di investimenti a lungo periodo (come ad esempio è successo per Alitalia, Enel, Trenitalia, …). Inoltre la figura del direttore amministrativo viene sostituita da un direttore generale che, proprio come se l’Università fosse un’azienda, avrà il compito di gestire ed organizzare i servizi, le risorse e il personale. Insomma, un vero e proprio manager d’ateneo, a sottolineare ancora una volta la direzione in cui questa riforma si muove.
Tratto da Onda anomala Padova.
alle 6