Individuare ed Annullare [Marca-Iran]

C’è un camion che si allontana dall’ospedale “Rasul Akram” di Tehran. Corpi uccisi. La polizia li allontana. In alcuni di questi, tracce di molteplici detonazioni di arma da fuoco. Politici riformisti nelle carceri di Evin vengono sottoposti a forti pressioni per fornire false confessioni di ‘tradimento al popolo’. Utilizzo di fotografi per la costruzione di false fotografie. Torturare i prigionieri costringendoli in piedi. Celle di isolamento strette, non è possibile distendere le gambe. In una settimana hanno trasmesso in televisione l’intera trilogia del Signore degli Anelli.

Il movimento poliziesco muove dalle carceri agli ospedali, nelle strade delle città e nelle stanze private dalla televisione familiare, nelle redazioni dei giornali e nelle università. Telecamere anche negli incroci di Tehran.
Identificare, individualizzare, isolare i corpi che agitano ‘il movimento verde’ dal 12 giugno, i brogli elettorali, la presidenza Ahmadinejad.
‘R. è stato arrestato la scorsa notte in Tehran; non sono sicuro di dove e perché. Ho ricevuto una chiamata dal suo telefono; era la polizia che voleva ch’io confermassi loro alcuni dettagli. Ho dovuto dire loro per quanto tempo abbiamo vissuto [qui]; come ci incontrammo; cosa, lui ed io, facciamo di lavoro; dove lavoro; la mia nazionalità; qualcosa sulla sua famiglia e dove io vivo.’ [Scritti Residenti-Pagina/13 17giugno]
Cancellare, a-nonimare, uccidere le vittime della repressione. Non solo nei camion che trascinano lontano i morti nell’ospedale “Rasul Akram”. I rinchiusi nella prigione Evin, nelle sicure della polizia, nelle altre strutture carcerarie del paese. Scomparire di persone. Nell’anonimato collettivo e molteplice delle strade in protesta, l’intervento poliziesco individua per poi annullare.
[In http://shooresh1917.blogspot.com, un tentativo di lista delle vittime della repressione.]

In Parkway suonano i clacson delle automobili. Si forma una catena umana. Non c’è silenzio. Ognuno grida. Nel buio, dai tetti delle case, si alzano le urla: ‘Dio è grande’. Persone si nascondono negli angoli delle strade per raccontare in Internet ciò che accade. ‘Oggi ho cambiato il mio nome. [online]’ (Scritti Residenti-Pagina/13 17giugno); ‘Notizia importante: PersianKiwi non è stato arrestato, ma non ha accesso ad Internet.’
(Right Now at Tehran-Pagina/13 30giugno).
Si muovono i capitali iraniani, escono dal paese nel mese di giugno. Il marchio Iran è ammorbato dalla rivolta, ma la condanna internazionale si mantiene cauta nel mese di luglio. Nel mercato globale arrivano notizie di scontri e violenze, dall’Iran. Episodi. Condannare episodi, dai banchi del commercio deve essere ancora saltuario, non programmatico. Un programma di condanna all’Iran, significa compromettere lo scambio con quel marchio. Intanto, ‘La gente ha cominciato a scarabocchiare slogan sulle banconote. Ieri, in un biglietto, qualcuno aveva scritto “Dov’è il mio voto?”‘
(Where there strikes in Tehran yesterday?-pagina/13 27giugno).
Eccezione giustificata: l’Italia.
Ansa, 10 luglio 2009, ore 12.16: “L’AQUILA, 10 LUG – “L’Iran ‘condanna l’uso della forza da parte della polizia italiana per reprimere le manifestazioni degli oppositori.” In Italia si ritorna a parlare di Iran. La teocrazia iraniana è accusata delle violenze commesse fino a quel preciso giorno (10 luglio). Televisione e giornali [italiani] registrano e rispondono il rigurgito d’offesa italiano. Marchio [italiano] violato, è giustificata la condanna all’Iran.
Dopo, silenzio e Marca.

Rughe

>Primo Sciopero Italiano dei Blogger contro la legge “ammazza internet “

>

Qualche volta anche il sindacato dei giornalisti ne imbrocca una, e tra queste c’è la decisione di fare un giorno di silenzio dell’informazione il 14 luglio contro la legge bavaglio sulle intercettazioni: quella fortemente voluta da Berlusconi e fortemente gradita da criminali di ogni sorta (specie quelli della finanza). Il ridicolo obbligo di rettifica inserito nel decreto medesimo andrà a colpire e a soffocare chi blogga, chi twitta, chi immette contenuti nei siti di condivisione e via dicendo. Guido Scorza, che insegna informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, parla senza giri di parole di «una legge ammazza-internet».Una giornata di silenzio dei blogger, per protestare insieme ai giornalisti, credo che sarebbe un bellissimo segno. Senza dire che il primo “sciopero dei blog” avrebbe un impatto mediatico straordinario – forse perfino superiore a quello dei professionisti. Il primo videoblogger a gettare la spugna è FreedomAndDemocracy. Dopo 1445 video pubblicati in quasi due anni, ha deciso di chiudere il suo canale YouTube. «Il rischio è che dal punto di vista economico sei danneggiato».

Primo Sciopero Italiano dei Blogger contro la legge “ammazza internet “

Qualche volta anche il sindacato dei giornalisti ne imbrocca una, e tra queste c’è la decisione di fare un giorno di silenzio dell’informazione il 14 luglio contro la legge bavaglio sulle intercettazioni: quella fortemente voluta da Berlusconi e fortemente gradita da criminali di ogni sorta (specie quelli della finanza). Il ridicolo obbligo di rettifica inserito nel decreto medesimo andrà a colpire e a soffocare chi blogga, chi twitta, chi immette contenuti nei siti di condivisione e via dicendo. Guido Scorza, che insegna informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, parla senza giri di parole di «una legge ammazza-internet».Una giornata di silenzio dei blogger, per protestare insieme ai giornalisti, credo che sarebbe un bellissimo segno. Senza dire che il primo “sciopero dei blog” avrebbe un impatto mediatico straordinario – forse perfino superiore a quello dei professionisti. Il primo videoblogger a gettare la spugna è FreedomAndDemocracy. Dopo 1445 video pubblicati in quasi due anni, ha deciso di chiudere il suo canale YouTube. «Il rischio è che dal punto di vista economico sei danneggiato».

Heil Hitler

E’ davvero un mondo folle quello in cui viviamo, un mondo fatto anche di paradossi. Paradosso come quello che un ebreo sia capace di inneggiare all’operato di Adolf Hitler! In un mondo del genere allora, è possibile che un afro americano approvi il ku klux klan o che un monaco tibetano combatta contro ciò che rappresenta perchè crede che sia giusto l’operato dei cinesi.
Caro vecchio Bernie Ecclestone, questa volta l’hai fatta grossa. E’ la prima volta che prendo una notizia proveniente dal mondo sportivo ma, un fatto così grave non poteva passare inosservato.
Il giocattolo F1 in questo periodo non se la passa bene e, proprio quando sembrava che la tempesta, scatenata tra i team e Max Mosley, fosse passata ecco un nuovo fulmine che fa temere che il mondo fatto di lustrini e paillettes non abbia ancora toccato il fondo.
La dichiarazione di Ecclestone: “Hitler si che sapeva fare le cose” ha attirato l’attenzione anche al Congresso Ebraico Mondiale che ha chiesto immediatamente le dimissioni del vecchio Bernie. Magari sarà la senilità che sta facendo il suo corso e che fa si che non riesca ad esprimersi in maniera corretta visto che Ecclestone ha dichiarato di essere stato frainteso oppure, il fatto di poter dire tutto ciò che vuole grazie alla vagonata di soldi che possiede, rimane il fatto che la frase è stata detta e che, come sempre succede a questi personaggi, a parte il d’anno d’immagine che prima o poi verrà dimenticato, Bernie rimarrà saldo al suo posto e continuerà a giocare con il suo giocattolino.
E’ la storia che insegna che agli uomini di potere non accade mai nulla. Non più tardi di due anni fa era saltato fuori un video del presidente della FIA Max Mosley mentre era tutto preso in un orgia nazista. Nel video Mosley era frustato e umiliato da ragazze vestite con le divise delle SS. A parte il polverone iniziale non è successo nulla, tant’è che il presidente della FIA è sempre lo stesso nonostante anche in questo caso siano arrivate numerose le richieste di dimissioni. Dopo un fatto del genere, per quanto meno grave delle dichiarazioni di Ecclestone, e per quanto le fantasie sessuali siano personali, rimane pur sempre la bruttussima figura fatta. Visto il ruolo di rappresentanza che ricopre Mosley, sarebbe stato meglio cambiare il presidente della FIA, ma come sappiamo e già detto ciò non è accaduto.
La vecchiaia è la sola malattia della quale non ci si può illudere di trovare una cura, anche la stupidità però gode di questa proprietà, ma tranquillo vecchio Bernie non aver paura di perdere il posto, anche percè tanto sei tu il padre-padrone della F1, ma se tu te ne andassi, come faremmo senza di te, infatti non vediamo l’ora della tua prossima uscita.
E’ davvero un mondo folle quello in cui viviamo.
Matte

>Heil Hitler

>

E’ davvero un mondo folle quello in cui viviamo, un mondo fatto anche di paradossi. Paradosso come quello che un ebreo sia capace di inneggiare all’operato di Adolf Hitler! In un mondo del genere allora, è possibile che un afro americano approvi il ku klux klan o che un monaco tibetano combatta contro ciò che rappresenta perchè crede che sia giusto l’operato dei cinesi.
Caro vecchio Bernie Ecclestone, questa volta l’hai fatta grossa. E’ la prima volta che prendo una notizia proveniente dal mondo sportivo ma, un fatto così grave non poteva passare inosservato.
Il giocattolo F1 in questo periodo non se la passa bene e, proprio quando sembrava che la tempesta, scatenata tra i team e Max Mosley, fosse passata ecco un nuovo fulmine che fa temere che il mondo fatto di lustrini e paillettes non abbia ancora toccato il fondo.
La dichiarazione di Ecclestone: “Hitler si che sapeva fare le cose” ha attirato l’attenzione anche al Congresso Ebraico Mondiale che ha chiesto immediatamente le dimissioni del vecchio Bernie. Magari sarà la senilità che sta facendo il suo corso e che fa si che non riesca ad esprimersi in maniera corretta visto che Ecclestone ha dichiarato di essere stato frainteso oppure, il fatto di poter dire tutto ciò che vuole grazie alla vagonata di soldi che possiede, rimane il fatto che la frase è stata detta e che, come sempre succede a questi personaggi, a parte il d’anno d’immagine che prima o poi verrà dimenticato, Bernie rimarrà saldo al suo posto e continuerà a giocare con il suo giocattolino.
E’ la storia che insegna che agli uomini di potere non accade mai nulla. Non più tardi di due anni fa era saltato fuori un video del presidente della FIA Max Mosley mentre era tutto preso in un orgia nazista. Nel video Mosley era frustato e umiliato da ragazze vestite con le divise delle SS. A parte il polverone iniziale non è successo nulla, tant’è che il presidente della FIA è sempre lo stesso nonostante anche in questo caso siano arrivate numerose le richieste di dimissioni. Dopo un fatto del genere, per quanto meno grave delle dichiarazioni di Ecclestone, e per quanto le fantasie sessuali siano personali, rimane pur sempre la bruttussima figura fatta. Visto il ruolo di rappresentanza che ricopre Mosley, sarebbe stato meglio cambiare il presidente della FIA, ma come sappiamo e già detto ciò non è accaduto.
La vecchiaia è la sola malattia della quale non ci si può illudere di trovare una cura, anche la stupidità però gode di questa proprietà, ma tranquillo vecchio Bernie non aver paura di perdere il posto, anche percè tanto sei tu il padre-padrone della F1, ma se tu te ne andassi, come faremmo senza di te, infatti non vediamo l’ora della tua prossima uscita.
E’ davvero un mondo folle quello in cui viviamo.
Matte

Lettera dall’Abruzzo

da officinavolturno.com

Cara Redazione,
sono Pina Lauria e sono residente a L’Aquila; attualmente “abito” presso la tendopoli ITALTEL 1, perché alla mia casa, che devo ancora finire di pagare, è stata assegnata la lettera E, che in questo drammatico alfabeto significa “danni gravissimi”.
Scrivo per illustrarvi alcune considerazioni, di carattere generale e, più in particolare, relative alla qualità della vita nei campi.
Intanto, evidenzio la grande confusione che c’è nella città: a quasi due mesi dal terremoto, viviamo ancora uno stato di emergenza. Uno dei grandi nemici di questi giorni, e dei prossimi, è il caldo: arriveranno i condizionatori ma risolveranno ben poco perché, come sicuramente sapete, il condizionatore funziona in una casa, con le pareti di cemento e con le finestre chiuse, non in una tenda, dove il sole batte a picco e da dove si esce e si entra….inoltre, la tenda non è che si chiude ermeticamente!
Allora, il problema vero è questa lunga permanenza nella tendopoli alla quale saremo costretti fino ai primi di novembre. E’ assurdo ed inconcepibile che, per saltare una “fase”, come ha detto il Presidente del Consiglio, bisogna aspettare circa sette mesi per avere una casa, comunque sia. E a novembre, se le cifre rimangono quelle dette dal Governo e dalla Protezione Civile, saranno soltanto 13 mila i cittadini aquilani che potranno lasciare le tende. Su questo vorrei chiarire che si sta assistendo ad un balletto delle cifre che nasconde una amara verità. Mi spiego. Queste cifre si riferiscono alle verifiche finora effettuate ed alle risultanze avute. Si sta ragionando in questi termini: se su un tot di case verificate, è risultata una agibilità pari al 53%, e mantenendo questo trend, allora le case inagibili saranno all’incirca 5.000 per 13 mila persone.
L’agibilità è stata dichiarata per le abitazioni dei paesi vicini a L’Aquila; i quartieri nelle immediate vicinanze del centro storico, a ridosso delle mura (Sant’Anza (il quartiere dove abito), Valle Pretara, Santa Barbara, Pettino, tutti molto popolosi, hanno le case inagibili.
Inoltre, bisogna considerare che il centro storico ancora non viene sottoposto ad alcun tipo di verifica perché, a tutt’oggi, è zona rossa.
Nel centro storico risiedono circa 12 mila cittadini, senza contare i domiciliati, soprattutto gli studenti fuori sede. Allora, a novembre dovrebbero avere la casa almeno 26.000 cittadini, facendo un calcolo al
ribasso perché, considerando anche gli abitanti dei quartieri distrutti, gli immobili da recuperare con interventi molti consistenti e, quindi, con tempi necessariamente lunghi, sicuramente le abitazioni necessarie dovrebbero essere sull’ordine delle 45 mila persone.
Questo è il futuro che ci aspetta e lo tengono nascosto! Ma il Presidente del Consiglio ha detto che, comunque, le tende sono già dotate di impianto di riscaldamento, e quel”già” mi ha molto inquietato.
Non possiamo accettare di restare nelle tende fino a novembre, e sicuramente fino a marzo del 2010!
Questo ragionamento lo stavo facendo alcuni giorni fa al campo: prima con alcune persone, poi si sono avvicinati altri ed eravamo diventati un bel gruppetto: dopo alcuni minuti dal formarsi dell’”assembramento non autorizzato”, sono arrivati i carabinieri, in servizio all’esterno del campo. Ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi hanno risposto che non c’era alcun problema, ma restavano anche loro ad ascoltare.
Conclusione: dopo alcuni minuti, tutti ce ne siamo ritornati nelle tende.Racconto questo episodio, e ne posso citare tanti altri (ad alcuni componenti di vari comitati cittadini, che stavano raccogliendo le firme per il contributo del 100% per la ricostruzione o ristrutturazione della casa, è stato vietato l’accesso nei campi), per denunciare quello che definisco la sospensione dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: libertà di opinione, di parola, di movimento.
Ora, posso comprendere, anche se non giustificare, un tale comportamento nel primo mese, che secondo me rappresenta la vera fase di emergenza, ma far passare tale logica antidemocratica per 7 mesi, ed anche di più, somiglia più ad un colpo di Stato che ad una “protezione civile”. Adesso mi trovo per qualche giorno a Bologna, presso mia figlia Mara che sta ultimando un dottorato in Diritto del Lavoro (senza borsa, perché l’Alma Mater non aveva i fondi a sufficienza per finanziare tutte e quattro i posti messi a bando: Mara si è posizionata terza, paga una tassa di iscrizione al dottorato di circa 600 euro l’anno e un affitto di 500 euro mensili, più le spese); proprio questa mattina ho dovuto chiamare il responsabile del mio campo perché la famiglia che abita con me mi ha informato che si stavano effettuando i controlli per assegnare il nuovo tesserino di residente al campo (ne possiedo già uno). Mi ha preso una tale agitazione tanto da sentirmi male: questa procedura che si ripete spesso nei campi, l’esibizione del documento e l’autorizzazione di accesso per gli “esterni”che ti vengono a fare visita, e magari sono i tuoi fratelli, sorelle, madri e padri che hanno trovato sistemazione in altri campi o luoghi, il fatto che adesso, nonostante avessi preventivato di stare un po’ di tempo con mia figlia, debba rientrare per avere di nuovo il tesserino, dietro presentazione di un documento di riconoscimento, anche se sono già tre volte che i responsabili del campo hanno annotato il numero della mia carta di identità, mi scuote in maniera incredibile. Ma la Protezione Civile mi deve proteggere in maniera civile o mi deve trattare come se fossi in un campo di concentramento? Il responsabile del mio campo, quando gli hoparlato questa mattina, mi ha detto che non c’era alcun problema, che potevo tornare quando volevo, riconsegnare il vecchio tesserino e prendere il nuovo, e comunque dovevo comunicare l’allontanamento dal campo, la prossima volta che ciò sarebbe accaduto. Mi chiedo: perché devo comunicare i miei spostamenti? La tenda, adesso, è la mia casa ed ho timore che lo sarà per molto tempo, almeno fino a novembre. Quale è la norma che mi impone di comunicare i miei spostamenti? Se mi si risponde che si è in presenza di una situazione di emergenza, e che tale situazione durerà mesi e mesi, allora siamo veramente in presenza di un pauroso abbassamento del livello di democrazia!
Non sono “vaporosa”, non sono arrabbiata: sono esacerbata! Ritengo che la nostra città stia diventando non una città da ricostruire, ma una città “laboratorio”, in cui si vuole sperimentare il nuovo modello di società: privo di diritti, passivo, senza bisogni: quello che ti do è frutto della buona volontà dei volontari o dell’imperatore e lo prendi dicendo anche grazie! Mi rifiuto! E si rifiutano i cittadini aquilani! Sui nostri corpi, sulle nostre menti, sulle nostre coscienze, sulle nostre memorie nessuno ha il diritto di mettere le mani! Un’altra considerazione: le tende dell’emergenza sono tutte di otto posti, per poter accogliere, in tempi molto brevi dopo l’evento catastrofico, il maggior numero di persone. Di conseguenza, ci sono moltissime situazioni di promiscuità (la vivo io stessa, con un’altra famiglia che ha due bambini piccoli). Ritorno sempre alla considerazione di prima: una situazione di promiscuità può essere proposta ed accettata, a causa del disorientamento totale in cui ognuno si trova dopo un evento così terribile, per un mese, ma non per 7 o più mesi! In alcune tende sono insieme anche tre nuclei familiari! Mi chiedo: non si vogliono utilizzare i containers, ma allora il Presidente del Consiglio, che ha tante bellissime idee (sulle donne, sui giudici, sul Parlamento, sulla Costituzione) perché non pensa a far arrivare tende da quattro? O meglio, perché non riesce a garantire, da subito, una sistemazione dignitosa, senza costringermi ad andare sulla costa o in appartamenti situati nell’ambito della Regione Abruzzo, sicuramente non a L’Aquila, dove vi è la distruzione totale?
Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), la mancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena.Non posso restare in silenzio ed accettare passivamente: voglio essere protagonista della mia vita e della ricostruzione della mia città, e non voglio sentirmi come una partecipante del Grande Fratello! Non abbiamo intenzione, noi Aquilani, di essere triturati dalla societàcdello spettacolo: alle menzogne mediatiche opporremo la nostra intelligenza, volontà e coraggio….e la nostra rabbia.L’Aquila è la mia, la nostra città e non è in vendita, per nessuno!Spero che questa mia lettera venga da voi presa in considerazione: sono forte, coraggiosa…come tutti voi e spero che possiate darmi voce.
Vi ringrazio, di cuore…anche se spezzato!
Ciao a tutti

>Lettera dall’Abruzzo

>

da officinavolturno.com

Cara Redazione,
sono Pina Lauria e sono residente a L’Aquila; attualmente “abito” presso la tendopoli ITALTEL 1, perché alla mia casa, che devo ancora finire di pagare, è stata assegnata la lettera E, che in questo drammatico alfabeto significa “danni gravissimi”.
Scrivo per illustrarvi alcune considerazioni, di carattere generale e, più in particolare, relative alla qualità della vita nei campi.
Intanto, evidenzio la grande confusione che c’è nella città: a quasi due mesi dal terremoto, viviamo ancora uno stato di emergenza. Uno dei grandi nemici di questi giorni, e dei prossimi, è il caldo: arriveranno i condizionatori ma risolveranno ben poco perché, come sicuramente sapete, il condizionatore funziona in una casa, con le pareti di cemento e con le finestre chiuse, non in una tenda, dove il sole batte a picco e da dove si esce e si entra….inoltre, la tenda non è che si chiude ermeticamente!
Allora, il problema vero è questa lunga permanenza nella tendopoli alla quale saremo costretti fino ai primi di novembre. E’ assurdo ed inconcepibile che, per saltare una “fase”, come ha detto il Presidente del Consiglio, bisogna aspettare circa sette mesi per avere una casa, comunque sia. E a novembre, se le cifre rimangono quelle dette dal Governo e dalla Protezione Civile, saranno soltanto 13 mila i cittadini aquilani che potranno lasciare le tende. Su questo vorrei chiarire che si sta assistendo ad un balletto delle cifre che nasconde una amara verità. Mi spiego. Queste cifre si riferiscono alle verifiche finora effettuate ed alle risultanze avute. Si sta ragionando in questi termini: se su un tot di case verificate, è risultata una agibilità pari al 53%, e mantenendo questo trend, allora le case inagibili saranno all’incirca 5.000 per 13 mila persone.
L’agibilità è stata dichiarata per le abitazioni dei paesi vicini a L’Aquila; i quartieri nelle immediate vicinanze del centro storico, a ridosso delle mura (Sant’Anza (il quartiere dove abito), Valle Pretara, Santa Barbara, Pettino, tutti molto popolosi, hanno le case inagibili.
Inoltre, bisogna considerare che il centro storico ancora non viene sottoposto ad alcun tipo di verifica perché, a tutt’oggi, è zona rossa.
Nel centro storico risiedono circa 12 mila cittadini, senza contare i domiciliati, soprattutto gli studenti fuori sede. Allora, a novembre dovrebbero avere la casa almeno 26.000 cittadini, facendo un calcolo al
ribasso perché, considerando anche gli abitanti dei quartieri distrutti, gli immobili da recuperare con interventi molti consistenti e, quindi, con tempi necessariamente lunghi, sicuramente le abitazioni necessarie dovrebbero essere sull’ordine delle 45 mila persone.
Questo è il futuro che ci aspetta e lo tengono nascosto! Ma il Presidente del Consiglio ha detto che, comunque, le tende sono già dotate di impianto di riscaldamento, e quel”già” mi ha molto inquietato.
Non possiamo accettare di restare nelle tende fino a novembre, e sicuramente fino a marzo del 2010!
Questo ragionamento lo stavo facendo alcuni giorni fa al campo: prima con alcune persone, poi si sono avvicinati altri ed eravamo diventati un bel gruppetto: dopo alcuni minuti dal formarsi dell’”assembramento non autorizzato”, sono arrivati i carabinieri, in servizio all’esterno del campo. Ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi hanno risposto che non c’era alcun problema, ma restavano anche loro ad ascoltare.
Conclusione: dopo alcuni minuti, tutti ce ne siamo ritornati nelle tende.Racconto questo episodio, e ne posso citare tanti altri (ad alcuni componenti di vari comitati cittadini, che stavano raccogliendo le firme per il contributo del 100% per la ricostruzione o ristrutturazione della casa, è stato vietato l’accesso nei campi), per denunciare quello che definisco la sospensione dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: libertà di opinione, di parola, di movimento.
Ora, posso comprendere, anche se non giustificare, un tale comportamento nel primo mese, che secondo me rappresenta la vera fase di emergenza, ma far passare tale logica antidemocratica per 7 mesi, ed anche di più, somiglia più ad un colpo di Stato che ad una “protezione civile”. Adesso mi trovo per qualche giorno a Bologna, presso mia figlia Mara che sta ultimando un dottorato in Diritto del Lavoro (senza borsa, perché l’Alma Mater non aveva i fondi a sufficienza per finanziare tutte e quattro i posti messi a bando: Mara si è posizionata terza, paga una tassa di iscrizione al dottorato di circa 600 euro l’anno e un affitto di 500 euro mensili, più le spese); proprio questa mattina ho dovuto chiamare il responsabile del mio campo perché la famiglia che abita con me mi ha informato che si stavano effettuando i controlli per assegnare il nuovo tesserino di residente al campo (ne possiedo già uno). Mi ha preso una tale agitazione tanto da sentirmi male: questa procedura che si ripete spesso nei campi, l’esibizione del documento e l’autorizzazione di accesso per gli “esterni”che ti vengono a fare visita, e magari sono i tuoi fratelli, sorelle, madri e padri che hanno trovato sistemazione in altri campi o luoghi, il fatto che adesso, nonostante avessi preventivato di stare un po’ di tempo con mia figlia, debba rientrare per avere di nuovo il tesserino, dietro presentazione di un documento di riconoscimento, anche se sono già tre volte che i responsabili del campo hanno annotato il numero della mia carta di identità, mi scuote in maniera incredibile. Ma la Protezione Civile mi deve proteggere in maniera civile o mi deve trattare come se fossi in un campo di concentramento? Il responsabile del mio campo, quando gli hoparlato questa mattina, mi ha detto che non c’era alcun problema, che potevo tornare quando volevo, riconsegnare il vecchio tesserino e prendere il nuovo, e comunque dovevo comunicare l’allontanamento dal campo, la prossima volta che ciò sarebbe accaduto. Mi chiedo: perché devo comunicare i miei spostamenti? La tenda, adesso, è la mia casa ed ho timore che lo sarà per molto tempo, almeno fino a novembre. Quale è la norma che mi impone di comunicare i miei spostamenti? Se mi si risponde che si è in presenza di una situazione di emergenza, e che tale situazione durerà mesi e mesi, allora siamo veramente in presenza di un pauroso abbassamento del livello di democrazia!
Non sono “vaporosa”, non sono arrabbiata: sono esacerbata! Ritengo che la nostra città stia diventando non una città da ricostruire, ma una città “laboratorio”, in cui si vuole sperimentare il nuovo modello di società: privo di diritti, passivo, senza bisogni: quello che ti do è frutto della buona volontà dei volontari o dell’imperatore e lo prendi dicendo anche grazie! Mi rifiuto! E si rifiutano i cittadini aquilani! Sui nostri corpi, sulle nostre menti, sulle nostre coscienze, sulle nostre memorie nessuno ha il diritto di mettere le mani! Un’altra considerazione: le tende dell’emergenza sono tutte di otto posti, per poter accogliere, in tempi molto brevi dopo l’evento catastrofico, il maggior numero di persone. Di conseguenza, ci sono moltissime situazioni di promiscuità (la vivo io stessa, con un’altra famiglia che ha due bambini piccoli). Ritorno sempre alla considerazione di prima: una situazione di promiscuità può essere proposta ed accettata, a causa del disorientamento totale in cui ognuno si trova dopo un evento così terribile, per un mese, ma non per 7 o più mesi! In alcune tende sono insieme anche tre nuclei familiari! Mi chiedo: non si vogliono utilizzare i containers, ma allora il Presidente del Consiglio, che ha tante bellissime idee (sulle donne, sui giudici, sul Parlamento, sulla Costituzione) perché non pensa a far arrivare tende da quattro? O meglio, perché non riesce a garantire, da subito, una sistemazione dignitosa, senza costringermi ad andare sulla costa o in appartamenti situati nell’ambito della Regione Abruzzo, sicuramente non a L’Aquila, dove vi è la distruzione totale?
Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), la mancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena.Non posso restare in silenzio ed accettare passivamente: voglio essere protagonista della mia vita e della ricostruzione della mia città, e non voglio sentirmi come una partecipante del Grande Fratello! Non abbiamo intenzione, noi Aquilani, di essere triturati dalla societàcdello spettacolo: alle menzogne mediatiche opporremo la nostra intelligenza, volontà e coraggio….e la nostra rabbia.L’Aquila è la mia, la nostra città e non è in vendita, per nessuno!Spero che questa mia lettera venga da voi presa in considerazione: sono forte, coraggiosa…come tutti voi e spero che possiate darmi voce.
Vi ringrazio, di cuore…anche se spezzato!
Ciao a tutti

>

Le nubi di incertezza corrono veloci
nel cielo di quella bambina.
Il vento della paura muove
i capelli di quella bambina.
Il vestitino bianco danza
sul corpo di quella bambina.
Ma nessuna nube e alcun vento
potranno mai gelare
il cuore di quella bambina.

Elio

>Il Cavaliere Mascarato: mission to Ameringa

>…E riecco il nostro eroe! Il Cavaliere Mascarato ha sorvolato l’oceano per andare a far visita al re dell’Ameringa, il Cavalier Abbronzato. Era la prima volta che il nostro sovrano andava a far visita al re straniero e, con lo scopo di riuscire a conquistarlo, ha dovuto sfoggiare tutto il suo charme.
La missione era ardua ma, il nostro eroe, ome buon eroe che si rispetti, porta sempre a termine ciò che si prefigge, e anche in questo caso non ci ha deluso. L’Amringa e il suo regnante sono conquistati! D’altrocanto come si fa a resistere al fascino, il più delle volte anche burlesco, di colui che tutto può: il Cavalier Mascarato!
Il Cavalier Abbronzato, è rimasto così tanto colpito da così tante genuflessioni nei suoi confronti da parte del Cavalier dello Stivale, che ha voluto omaggiare il Mascarato di tre servi provenienti dalla miglior scuola di addestramento di schiavi, dove soltanto i più forti sopravvivono.
Salutato l’Abbronzato e nella terra natia ritornato, il Mascarato ha dovuto far fronte alle ennesime dicerie delle malelingue sui suoi festini all’interno dei suoi castelli. Al nostro eroe viene rimproverato di ave fatto feste con ospiti e meretrici. Colui che tutto può non ha neanche voluto commentare, limitandosi a ribadire che sono le ennesime diceie di chi gli vuol male, infondo che male c’è a far festa anche con donne di malaffare? Nonostante sia un eroe e il sovrano della Contea dello Stivale, rimane pur sempre umano e, in qunto tale, ha bisogno anche lui di svagarsi e deliziare il suo reale augello…

Matte