Il tradimento del consumo

Nel momento in cui la recessione economica sembra spingere verse un uleriore taglio dei tassi di prestito, il consumo arranca nella sfiducia ai mercati globali. Giovedì 4 dicembre a Bruxelles il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea. Ciò che potrebbe fuoriuscire dai banchi bancari è proprio un’economica di ribasso alla quota d’interesse (3,75% attuale). Cosa comporta tutto questo?
Al calare dei tassi corrisponde un incremento di liquidità; devalutazione del denaro; maggiore circolazione ed aumento del consumo. Ci si trova davanti ad un movimento economico che facilita l’indebitamento del consumatore, favorito proprio dal calo dei tassi. Il problema per i prestatori è invece legato al puro calcolo della riduzione delle entrate derivanti dagli interessi sul prestito. Da qui emergono nuovi strumenti per il rendimento; spazio alla Finanza Creativa.
Il palcoscenico in cui i consumatori-cittadini-viventi (noi) si trovano a respirare, si tesse degli stessi colori della crisi che si vuole affrontare. I subprime (prestiti concessi a soggetti che non possono accedere ai tassi di interesse di mercato), fondanti questo crollo economico, nascono dall’esigenza di estendere l’accesso al credito. A complemento di questa estensione si compie una spesa eccedente le possibilità reali della sua realizzazione. Aumenta nuovamente l’indebitamento.
E’ chiaro a questo punto che ogni scelta da parte degli economisti di Bruxelles sarà centrale nell’andamento economico del periodo a venire. Centrale è ancora una volta il consumo.
Se di un tradimento si parla è ora di un agire umano che priva il sistema economico del suo alimento, l’umano stesso. E se i bar di Veronetta oggi restassero vuoti?

Rughe

>Legge 194: Trent’anni dopo.

>Era il 22 maggio del 1978 quando in Italia si legalizzava l’aborto, per la legge: l’interruzione volontaria della gravidanza (IGV). Passati quindi trent’anni, un mese fa per intenderci, il congresso della Sigo ha esaminato la situazione attuale confrontandola con quella di allora. Purtroppo la situazione che ne è uscita non è delle più rosee. Un po’ di numeri: prima del ’78 si stimavano circa 250.000 aborti clandestini l’anno, oggi invece sono “solo” 15.000. Nonostante i numeri siano tutti in calo, gli aborti legali nel 1982 furono oltre 230.000 calando del 45,9% fino ai 127.038 del 2007, ci sono ancora donne che ricorrono a tecniche illegali e pericolosissime per la salute. I motivi? L’aumento negli ospedali dei così detti obiettori, ovvero quel personale medico che rifiuta per motivi etici o morali di operare in determinati casi. A questo si aggiunge un rapporto, a dir poco problematico, tra i consultori e gli ospedali che causano tempi d’attesa lunghissimi e dove i protocolli di collaborazione, esistenti solo nel 71% dei casi, vivono solamente sulla carta. E per finire l’approccio ancora poco amichevole che le donne italiane hanno con la contraccezione. C’è che decide di non usarli, chi non li conosce proprio e infine chi ne fa un uso sbagliato. Concludendo. Purtroppo le donne italiane subiscono gli effetti di una cultura che fatica ancora a digerire una pratica come l’aborto, che sbagliato o no eticamente, in molti casi andrebbe a risolvere molte situazioni spiacevoli.

π

Legge 194: Trent’anni dopo.

Era il 22 maggio del 1978 quando in Italia si legalizzava l’aborto, per la legge: l’interruzione volontaria della gravidanza (IGV). Passati quindi trent’anni, un mese fa per intenderci, il congresso della Sigo ha esaminato la situazione attuale confrontandola con quella di allora. Purtroppo la situazione che ne è uscita non è delle più rosee. Un po’ di numeri: prima del ’78 si stimavano circa 250.000 aborti clandestini l’anno, oggi invece sono “solo” 15.000. Nonostante i numeri siano tutti in calo, gli aborti legali nel 1982 furono oltre 230.000 calando del 45,9% fino ai 127.038 del 2007, ci sono ancora donne che ricorrono a tecniche illegali e pericolosissime per la salute. I motivi? L’aumento negli ospedali dei così detti obiettori, ovvero quel personale medico che rifiuta per motivi etici o morali di operare in determinati casi. A questo si aggiunge un rapporto, a dir poco problematico, tra i consultori e gli ospedali che causano tempi d’attesa lunghissimi e dove i protocolli di collaborazione, esistenti solo nel 71% dei casi, vivono solamente sulla carta. E per finire l’approccio ancora poco amichevole che le donne italiane hanno con la contraccezione. C’è che decide di non usarli, chi non li conosce proprio e infine chi ne fa un uso sbagliato. Concludendo. Purtroppo le donne italiane subiscono gli effetti di una cultura che fatica ancora a digerire una pratica come l’aborto, che sbagliato o no eticamente, in molti casi andrebbe a risolvere molte situazioni spiacevoli.

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>Un giorno senza Gay.

>Negli Stati Uniti una buona fetta di popolazione si mobilita, sono i gay che in California si sono mossi, in protesta contro il successo al referendum che annulla la validità legale dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Da questo è partita l’idea di un “day without gay”: chi aderirà alla manifestazione dovrà darsi “gay” al lavoro e stare a casa. Gli organizzatori sperano di convincere milioni di gay a non andare a lavorare e invece di darsi ammalati, come si farebbe in una situazione di sciopero in bianco tradizionale, rivendicare che sono impossibilitati ad andare a lavorare perché quel giorno si sentono troppo gay. Inoltre questa protesta va contro una legislazione che in 30 stati permette al datore di lavoro di licenziare qualcuno perché gay e la Proposition 8 ovvero: la proposizione che modifica la costituzione californiana stabilendo che il matrimonio può avvenire solo tra due persone di sesso differente. Il giorno fissato per il grande sciopero è il 10 dicembre, quando chi vorrà potrà manifestare stando comodamente a casa dal lavoro. Intanto il sito daywithoutgay.org offre istruzioni su come organizzare autonomamente il proprio giorno senza gay a chinque ne abbia voglia.

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Un giorno senza Gay.

Negli Stati Uniti una buona fetta di popolazione si mobilita, sono i gay che in California si sono mossi, in protesta contro il successo al referendum che annulla la validità legale dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Da questo è partita l’idea di un “day without gay”: chi aderirà alla manifestazione dovrà darsi “gay” al lavoro e stare a casa. Gli organizzatori sperano di convincere milioni di gay a non andare a lavorare e invece di darsi ammalati, come si farebbe in una situazione di sciopero in bianco tradizionale, rivendicare che sono impossibilitati ad andare a lavorare perché quel giorno si sentono troppo gay. Inoltre questa protesta va contro una legislazione che in 30 stati permette al datore di lavoro di licenziare qualcuno perché gay e la Proposition 8 ovvero: la proposizione che modifica la costituzione californiana stabilendo che il matrimonio può avvenire solo tra due persone di sesso differente. Il giorno fissato per il grande sciopero è il 10 dicembre, quando chi vorrà potrà manifestare stando comodamente a casa dal lavoro. Intanto il sito daywithoutgay.org offre istruzioni su come organizzare autonomamente il proprio giorno senza gay a chinque ne abbia voglia.

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>VANEgiàMENTI

>Pensando al mio piccolo contributo per pagina 13 accendo il pc ad un ora troppo tarda della notte da permettere un’efficiente coordinamento pensiero-impulso-stimolo nervoso-mano-tastiera. Così erroneamente digito nobilitazione e non mobilitazione. Il mio dito si dirige verso canc ma poi mi fermo e guardo meglio la parola, si scompone, comunica e acquista significato. Da assoluta profana della lingua italiana mi permetto di giocare con le parole e creare collegamenti alquanto labili. Nobilitazione diventa così la sintesi perfetta del lavoro che stiamo svolgendo; una nobile azione nella misura in cui “il lavoro nobilita l’uomo”. Il lavoro come impegno e impiego del pensiero; come azione di informazione per raggiungere una maggiore consapevolezza. Pensare rende liberi. Poi guardo la quotidianità e concordo più con la versione riadattata “il lavoro debilita l’uomo” (M.K.) nell’ottica in cui il lavoro è mera produzione, catena forte che permette di allontanarsi (ma non troppo) dal paletto. Una zavorra che ci ricorda sempre quale mansione svolgiamo e troppo spesso ci fa dimenticare quale mente pensante siamo.
Elide

VANEgiàMENTI

Pensando al mio piccolo contributo per pagina 13 accendo il pc ad un ora troppo tarda della notte da permettere un’efficiente coordinamento pensiero-impulso-stimolo nervoso-mano-tastiera. Così erroneamente digito nobilitazione e non mobilitazione. Il mio dito si dirige verso canc ma poi mi fermo e guardo meglio la parola, si scompone, comunica e acquista significato. Da assoluta profana della lingua italiana mi permetto di giocare con le parole e creare collegamenti alquanto labili. Nobilitazione diventa così la sintesi perfetta del lavoro che stiamo svolgendo; una nobile azione nella misura in cui “il lavoro nobilita l’uomo”. Il lavoro come impegno e impiego del pensiero; come azione di informazione per raggiungere una maggiore consapevolezza. Pensare rende liberi. Poi guardo la quotidianità e concordo più con la versione riadattata “il lavoro debilita l’uomo” (M.K.) nell’ottica in cui il lavoro è mera produzione, catena forte che permette di allontanarsi (ma non troppo) dal paletto. Una zavorra che ci ricorda sempre quale mansione svolgiamo e troppo spesso ci fa dimenticare quale mente pensante siamo.
Elide

>Capitale Umano

>Centrale è il tema del capitale umano per “investire nella formazione delle risorse umane anche (corsivo mio) per ridare spinta allo sviluppo economico”.
Io mi chiamo Marco ma forse superato il battesimo del nome potrò anche io fieramente fare parte delle risorse umane funzionali – anche alla spinta economica.
Se non lo sarò – saremo – l’alternativa (affermata anche a Job&Orienta) è quella della disoccupazione. Tradotto: immondizia inutile. Un resto, uno scarto per lo sviluppo.
C’è un doppio spostamento dell’umano.
1) L’uomo che diviene risorsa, è un frammento del capitale (e quindi non è più nulla di dignitoso al di fuori del capitale stesso).
2) Questo dover essere economico dell’uomo (dover essere appunto capitale) è descritto da una narrazione che lo irride. “Investire nella formazione delle risorse umane anche per ridare spinta alla sviluppo economico”. L’uomo diviene economico; viene formato per divenire economicamente “virtuoso” (più conoscenze); non rimane nulla di umano al di fuori dell’economia; non rimane nulla di umano. A questo punto l’irrisione: questa de-umanizzazione dell’uomo serve anche per ridare spinta allo sviluppo economico. Anche? E ciò che con questo anche è sottinteso come presente altrove? Musica di funerale.
3) Oppure – possibilità sempre aperta: l’uomo è tale in quanto inserito nel circolo economico, moneta spendibile e scambiabile, materia grezza da trattare e lavorare, se vuole mantenersi, appunto uomo. Tutto ciò che non è economico, tutto ciò che è inutile, non sarà umano. Escluso da ogni dignità, povero di plusvalore, resta immondo.

Rughe molteplice

Capitale Umano

Centrale è il tema del capitale umano per “investire nella formazione delle risorse umane anche (corsivo mio) per ridare spinta allo sviluppo economico”.
Io mi chiamo Marco ma forse superato il battesimo del nome potrò anche io fieramente fare parte delle risorse umane funzionali – anche alla spinta economica.
Se non lo sarò – saremo – l’alternativa (affermata anche a Job&Orienta) è quella della disoccupazione. Tradotto: immondizia inutile. Un resto, uno scarto per lo sviluppo.
C’è un doppio spostamento dell’umano.
1) L’uomo che diviene risorsa, è un frammento del capitale (e quindi non è più nulla di dignitoso al di fuori del capitale stesso).
2) Questo dover essere economico dell’uomo (dover essere appunto capitale) è descritto da una narrazione che lo irride. “Investire nella formazione delle risorse umane anche per ridare spinta alla sviluppo economico”. L’uomo diviene economico; viene formato per divenire economicamente “virtuoso” (più conoscenze); non rimane nulla di umano al di fuori dell’economia; non rimane nulla di umano. A questo punto l’irrisione: questa de-umanizzazione dell’uomo serve anche per ridare spinta allo sviluppo economico. Anche? E ciò che con questo anche è sottinteso come presente altrove? Musica di funerale.
3) Oppure – possibilità sempre aperta: l’uomo è tale in quanto inserito nel circolo economico, moneta spendibile e scambiabile, materia grezza da trattare e lavorare, se vuole mantenersi, appunto uomo. Tutto ciò che non è economico, tutto ciò che è inutile, non sarà umano. Escluso da ogni dignità, povero di plusvalore, resta immondo.

Rughe molteplice