La bottiglia e il letto

La bottiglia e il letto
nient’altro ho di sicuro.
Come un senza tetto
vago per il mondo
con il volto scuro,
occhi bassi e schiena curva
il mio scudo contro l’immondo.
L’oscurità mi pervade l’anima,
nera e cupa, che rende tutt’intorno
un incubo senza ritorno.
Elio

>La bottiglia e il letto

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La bottiglia e il letto
nient’altro ho di sicuro.
Come un senza tetto
vago per il mondo
con il volto scuro,
occhi bassi e schiena curva
il mio scudo contro l’immondo.
L’oscurità mi pervade l’anima,
nera e cupa, che rende tutt’intorno
un incubo senza ritorno.
Elio

La censura è l’ultima a morire

Non vorrei essere banale ma c’è una cosa che ci accompagna in ogni nostro contatto con la comunicazione, ed è la censura. Siamo sempre e comunque tenuti all’oscuro di cose che neanche immaginiamo. I mezzi di comunicazione hanno preso le parti della politica, anche quei mezzi e quelle testate che ci potrebbero sembrare, per così dire, affidabili. Ad esempio in una situazione estrema come quella di una guerra si sono fatti molti passi indietro rispetto ad una volta. La forza della censura è così aumentata che le uniche immagini che i telegiornali ci mostrano della guerra nella Striscia di Gaza, sono immagini di colonne di fumo. Le telecamere e i giornalisti sono molto spesso a chilometri dai luoghi degli scontri e quelle poche volte che mostrano interviste sono svolte in ospedali. Con questo non voglio dire che i corrispondenti debbano per forza rischiare la vita ma allo stesso tempo credo che fare un’informazione completa bisogna entrare nella questione. Dopo la guerra del Vietnam, ogni guerra è stata pianificata anche dal punto di vista mediatico. Durante questa guerra (problematica fin che si vuole) i giornalisti hanno avuto per l’ultima volta una parte integrante e indipendente per raccontare ciò che accadeva. In quel caso la censura era un processo che avveniva dopo la raccolta delle notizie, non prima. In questi anni, non credo si debba parlare di censura a posteriori e neanche di autocensura, purtroppo temo che sia talmente alto il livello di controllo da chiamare la comunicazione “alla carta”, chi detiene il potere dice a chi lavora sul campo cosa riprendere o raccontare. Questo è l’unico motivo per cui non si sa niente dei 700 israeliani arrestati perché manifestavano contro l’attacco del loro paese; questo è il motivo perché non si sa niente dei 60 ragazzi arrestati in Grecia durante una manifestazione. Questo è il motivo perché non siamo venuti a sapere che un esponente di un partito israeliano vorrebbe un’altra Hiroshima ma a Gaza. Un caso estremo avvenne durante la prima Guerra del Golfo, quando l’esercito americano “liberava” i giornalisti in situazioni attentamente studiate. I giornalisti avevano aree delimitate nelle quali muoversi e poter raccogliere quel poco che lo stato maggiore gli concedeva. Da quel momento in poi è stata una lenta discesa verso l’oblio e l’ignoranza. Il pubblico sempre più alieno e estraneo al girare del mondo vive una vita con gli occhi fasciati e le orecchie tappate.

Elio

>La censura è l’ultima a morire

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Non vorrei essere banale ma c’è una cosa che ci accompagna in ogni nostro contatto con la comunicazione, ed è la censura. Siamo sempre e comunque tenuti all’oscuro di cose che neanche immaginiamo. I mezzi di comunicazione hanno preso le parti della politica, anche quei mezzi e quelle testate che ci potrebbero sembrare, per così dire, affidabili. Ad esempio in una situazione estrema come quella di una guerra si sono fatti molti passi indietro rispetto ad una volta. La forza della censura è così aumentata che le uniche immagini che i telegiornali ci mostrano della guerra nella Striscia di Gaza, sono immagini di colonne di fumo. Le telecamere e i giornalisti sono molto spesso a chilometri dai luoghi degli scontri e quelle poche volte che mostrano interviste sono svolte in ospedali. Con questo non voglio dire che i corrispondenti debbano per forza rischiare la vita ma allo stesso tempo credo che fare un’informazione completa bisogna entrare nella questione. Dopo la guerra del Vietnam, ogni guerra è stata pianificata anche dal punto di vista mediatico. Durante questa guerra (problematica fin che si vuole) i giornalisti hanno avuto per l’ultima volta una parte integrante e indipendente per raccontare ciò che accadeva. In quel caso la censura era un processo che avveniva dopo la raccolta delle notizie, non prima. In questi anni, non credo si debba parlare di censura a posteriori e neanche di autocensura, purtroppo temo che sia talmente alto il livello di controllo da chiamare la comunicazione “alla carta”, chi detiene il potere dice a chi lavora sul campo cosa riprendere o raccontare. Questo è l’unico motivo per cui non si sa niente dei 700 israeliani arrestati perché manifestavano contro l’attacco del loro paese; questo è il motivo perché non si sa niente dei 60 ragazzi arrestati in Grecia durante una manifestazione. Questo è il motivo perché non siamo venuti a sapere che un esponente di un partito israeliano vorrebbe un’altra Hiroshima ma a Gaza. Un caso estremo avvenne durante la prima Guerra del Golfo, quando l’esercito americano “liberava” i giornalisti in situazioni attentamente studiate. I giornalisti avevano aree delimitate nelle quali muoversi e poter raccogliere quel poco che lo stato maggiore gli concedeva. Da quel momento in poi è stata una lenta discesa verso l’oblio e l’ignoranza. Il pubblico sempre più alieno e estraneo al girare del mondo vive una vita con gli occhi fasciati e le orecchie tappate.

Elio

Tanti auguri Giulio }:-€

Quanto male fa’ quella assoluzione della Cassazione del 28 dicembre 2004 per prescrizione per il delitto di associazione a delinquere fino alla primavera del 1980 (dove gli altri associati erano mafiosi). Auguri Giulio, tu non meritavi una assoluzione così, è una macchia nella tua sfavillante carriera politica. Ricordo che una volta, insieme a Tano, ti hanno addirittura condannato a 24 anni di carcere per l’omicidio Pecorelli ma poi sei stato assolto dalla solita Cassazione il 30 ottobre 2003 e anche quella volta non eri solo contro lo Stato, con te c’era Tano, come non ricordi più chi è Tano, dai non scherzare, è Tanino, è Tano, è Badalamenti. Auguri Giulio, ti sei laureato nel ’41 e l’anno dopo eri il presidente nazionale degli universitari dell’Azione Cattolica, ma come hai fatto,eri proprio un fenomeno. Auguri Giulio, ricordi la fine della guerra, il tuo matrimonio con Donna Livia. Ricordi l’anno dopo, ricordi la tua elezione come deputato nella Costituente, ricordi le battaglie, ricordi Togliatti e Di Vittorio, ricordi i chilometri nei corridoi del transatlantico a trasportare le borse e i segreti di Alcide. Quanto ti hanno forgiato quelle borse. Auguri Giulio, per quelle sette volte che sei riuscito a fare il Presidente del Consiglio, iniziasti come sottosegretario alla presidenza con il solito Alcide e poi fu un susseguirsi di incarichi, da ministro dell’interno a quello della difesa, da ministro delle finanze a quello dell’industria, da onorevole sei diventato senatore, poi europarlamentare e per questa tua superba carriera l’emerito presidente Cossiga ti ha fatto “a vita”. Auguri Giulio, ricordi quando si sparlò del bacio, Totò quel giorno si imbarazzò tutto. E di quelle cene con quel gruppetto della Magliana, quante abbuffate per non parlare degli amici di Licio che volevano conquistare il mondo… Auguri Giulio, ricordi la mamma, vi ha tirato su con la pensione di guerra, ricordi i sacrifici, ricordi gli stenti, ricordi. Auguri Giulio, forse sei stato un monellaccio o forse no, forse hai passato la vita a mediare, ma per Aldo, forse, quel riscatto lo dovevi pagare, forse dovevi trattare quel giorno, forse forse forse. Auguri Giulio e ricordati che i segreti non è bello portarseli nella tomba, è più bello condividerli.
A’ Giugliè, ke te possino…

>Tanti auguri Giulio }:-€

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Quanto male fa’ quella assoluzione della Cassazione del 28 dicembre 2004 per prescrizione per il delitto di associazione a delinquere fino alla primavera del 1980 (dove gli altri associati erano mafiosi). Auguri Giulio, tu non meritavi una assoluzione così, è una macchia nella tua sfavillante carriera politica. Ricordo che una volta, insieme a Tano, ti hanno addirittura condannato a 24 anni di carcere per l’omicidio Pecorelli ma poi sei stato assolto dalla solita Cassazione il 30 ottobre 2003 e anche quella volta non eri solo contro lo Stato, con te c’era Tano, come non ricordi più chi è Tano, dai non scherzare, è Tanino, è Tano, è Badalamenti. Auguri Giulio, ti sei laureato nel ’41 e l’anno dopo eri il presidente nazionale degli universitari dell’Azione Cattolica, ma come hai fatto,eri proprio un fenomeno. Auguri Giulio, ricordi la fine della guerra, il tuo matrimonio con Donna Livia. Ricordi l’anno dopo, ricordi la tua elezione come deputato nella Costituente, ricordi le battaglie, ricordi Togliatti e Di Vittorio, ricordi i chilometri nei corridoi del transatlantico a trasportare le borse e i segreti di Alcide. Quanto ti hanno forgiato quelle borse. Auguri Giulio, per quelle sette volte che sei riuscito a fare il Presidente del Consiglio, iniziasti come sottosegretario alla presidenza con il solito Alcide e poi fu un susseguirsi di incarichi, da ministro dell’interno a quello della difesa, da ministro delle finanze a quello dell’industria, da onorevole sei diventato senatore, poi europarlamentare e per questa tua superba carriera l’emerito presidente Cossiga ti ha fatto “a vita”. Auguri Giulio, ricordi quando si sparlò del bacio, Totò quel giorno si imbarazzò tutto. E di quelle cene con quel gruppetto della Magliana, quante abbuffate per non parlare degli amici di Licio che volevano conquistare il mondo… Auguri Giulio, ricordi la mamma, vi ha tirato su con la pensione di guerra, ricordi i sacrifici, ricordi gli stenti, ricordi. Auguri Giulio, forse sei stato un monellaccio o forse no, forse hai passato la vita a mediare, ma per Aldo, forse, quel riscatto lo dovevi pagare, forse dovevi trattare quel giorno, forse forse forse. Auguri Giulio e ricordati che i segreti non è bello portarseli nella tomba, è più bello condividerli.
A’ Giugliè, ke te possino…

Fabrizio De André

Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento se il fuoco ha risparmiato le vostre Millecento anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti.
E se vi siete detti non sta succedendo niente, le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco provate pure a credevi assolti siete lo stesso coinvolti.
Anche se avete chiuso le vostre porte sul nostro muso la notte che le pantere ci mordevano il sedere lasciamoci in buonafede massacrare sui marciapiedi anche se ora ve ne fregate, voi quella notte voi c’eravate.
E se nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri, senza le barricate senza feriti, senza granate, se avete preso per buone le “verità” della televisione anche se allora vi siete assolti siete lo stesso coinvolti.
E se credente ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti, per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.

>Fabrizio De André

>Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento se il fuoco ha risparmiato le vostre Millecento anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti.
E se vi siete detti non sta succedendo niente, le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco provate pure a credevi assolti siete lo stesso coinvolti.
Anche se avete chiuso le vostre porte sul nostro muso la notte che le pantere ci mordevano il sedere lasciamoci in buonafede massacrare sui marciapiedi anche se ora ve ne fregate, voi quella notte voi c’eravate.
E se nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri, senza le barricate senza feriti, senza granate, se avete preso per buone le “verità” della televisione anche se allora vi siete assolti siete lo stesso coinvolti.
E se credente ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti, per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.

Se lo spazio si svuota

Per questa settimana l’aula 1.6 è aperta agli studenti. Tuttavia c’è un problema centrale: gli studenti rischiano di non avere più uno spazio. La decisione dal rettorato è infatti quella di restituire alla consueta programmazione protocollare l’aula 1.6. Didattica e non più autoformazione.
Accade un movimento interessante che coinvolge la rappresentanza. Alle rimostranze dello studente è infatti sovrapposta (dall’alto) la delegittimazione della rappresentanza.
Sono i rappresentanti a poter parlare; sono loro il canale per la costruzione propria di qualcosa nell’Ateneo. Lo studente diviene dunque prima muto, e poi numero, quantità che sostiene la rappresentanza.
Dopo il codice della matricola è calcato sulla pelle anche il numero statistico di contributo all’elezione.
E’ in questo modo che si prova a capovolgere il meccanismo che allontana – differenziato – lo studente dallo studente. Ulteriore lontananza che criticizza il dialogo.
Se la rappresentanza non si svuota con il dialogo che la costruisce, lo studente ha ancora identità propria nella partecipazione. Se lo spazio per gli studenti non si svuota con il dialogo che la costruisce, lo studente ha ancora una identità propria nella partecipazione.
Si tratta di un invito.
Rughe